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	<title>storia delle mentalità &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Nuove credenze popolari</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Dec 2010 14:45:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Andrea Inglese Domenico Caro è uno studioso anomalo non solo per il taglio teorico che orienta la sua ricerca, a cavallo tra antropologia e sociologia delle credenze, ma anche per il suo metodo, che consiste in una capillare decifrazione delle mentalità minoritarie e perturbanti presenti nei più sperduti socio-sistemi del territorio nazionale. Nei lavori [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di<strong> Andrea Inglese</strong></p>
<p>Domenico Caro è uno studioso anomalo non solo per il taglio teorico che orienta la sua ricerca, a cavallo tra antropologia e sociologia delle credenze, ma anche per il suo metodo, che consiste in una capillare decifrazione delle mentalità minoritarie e perturbanti presenti nei più sperduti socio-sistemi del territorio nazionale. Nei lavori di Caro la visione dall’alto, statistica, è compensata continuamente dall’approccio idiografico, custode della testimonianza singolare, eccentrica e inclassificabile. Nell’ultimo voluminoso saggio, <em>Le credenze popolari del nuovo millennio. Italia 2000-2010</em> (Locus Solus, Urbino 2010), l’obiettivo ambizioso è quello di individuare innanzitutto delle linee divergenti tra la mentalità frastagliata di un “popolo residuale” e un’opinione pubblica omogenea veicolata da media tecnologicamente avanzati. Ciò che più conta però è proprio la ridefinizione del “pensare popolare”, che appare frutto in primo luogo di strategie allucinatorie sofisticate, con il quale l’italiano più isolato e marginale cerca di difendersi da una classe dirigente rapace e da una sistema d’intrattenimento e informazione nei fatti terrorizzante.<span id="more-37597"></span></p>
<p>“Per i ceti popolari, che non sono certo rappresentati da quel drappello di robot aggressivi e fanatici che animano i programmi di mediaset, ma che assomigliano a gruppi sfrangiati e periferici, imperfettamente legati al circuito del consumo di merci e opinioni, la modernità non c’è mai stata: essi oscillano in modo imprevedibile tra mondo arcaico e post-modernità”. Caro lavora su campioni ampi e variamente definiti della popolazione tra nord, centro e sud con interviste debolmente strutturate. La sua équipe ha coinvolto le comunità alpine, rurali, e di pescatori, i disoccupati cittadini di lunga durata, le casalinghe nate prima del 1960, le famiglie tendenzialmente endogamiche di certe valli chiuse e isolate dell’Appennino, i grafomani delle isole, i praticanti delle scommesse, ecc.</p>
<p>Può essere sconvolgente scoprire quanto l’animismo sia ancora diffuso nel nostro paese e abbia perfino acquisito una forma inedita nelle metropoli, investendo oggetti quali il telefono cellulare e l’ipod. “Più canzoni nuove riesco a memorizzare, aggiornando quotidianamente il mio repertorio metal, più le mie probabilità di trovare un lavoro stabile aumentano” (Gino); “Se le batterie del cellulare si scaricano durante una telefonata con un amico, capisco che di quella persona non mi posso più fidare” (Angelo). Più in generale, il pensiero magico condiziona il comportamento elettorale di una fetta importante di cittadini. Tra i non votanti da più di dieci anni, il 7 % è convinto che la situazione politica sia bloccata da una setta vaticana, che controllava prima Andreotti ed ora Berlusconi; il 4% ritiene che Gelli sia il capo della Stato e Napolitano un suo portavoce; il 12% sostiene che Berlusconi abbia poteri medianici, in grado di controllare telepaticamente l’elettorato disilluso, ed è per tale ragione che ha smesso di recarsi alle urne. Tra i votanti compulsivi, invece, il 36% è convinto che il capo del governo sia Bruno Vespa e che ad ogni nuova puntata di “Porta a porta” si debba votare per un quesito referendario (Sabina ha strangolato Sara si o no?, Marrazzo deve copulare con i transessuali si o no?). Tra le vedove non diplomate, il 31% sostiene di avere ricevuto profferte sessuali da Silvio Berlusconi; il 6% sostiene di aver subito prigionia e abusi sessuali (con un apparecchio ad energia idraulica) da parte di Berlusconi; tra i vedovi non diplomati, il 48% denuncia di essere stato vittima di sodomia praticata da Berlusconi o “da qualcuno del suo <em>entourage</em>”, ma l’11% sostiene di averlo menato a sangue in più di un’occasione nel periodo della sua vita in cui non era ancora famoso.</p>
<p>I risultati più sconcertanti riguardano però le risposte ad alcuni quesiti trasversali ai vari gruppi-campione. Contro ogni aspettativa, il 48% è favorevole a una forma di rigida dittatura socialista e all’incarcerazione dei ricchi, a patto però di poter conservare riti e credo cattolico. Il 34% è convinto che in Italia ci siano 10 milioni di cinesi e si preoccupa di non parlare per nulla la loro lingua; il 27% ritiene che per la Chiesa l’amore tra individui adulti e di sesso diverso sia peccato mortale; solo il 12% si chiede, invece, come mai se i preti possono essere pedofili non possano essere anche gay o atei. Il 67% dà fiducia alle banche italiane perché crede che appartengano alle organizzazioni mafiose. Il 22% teme che la propria figlia rimanga incinta su internet. Il 45% è convinto che Bossi sia vittima di un accanimento terapeutico.</p>
<p><em>°<br />
</em></p>
<p><em>[Questo articolo è apparso sul numero 5 (dicembre) di alfabeta2]</em></p>
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