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	<title>stroncature &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Perchè nessuno stronca i libri brutti?</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2014/12/21/perche-nessuno-stronca-i-libri-brutti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[giacomo sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Dec 2014 06:00:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[critica giornalistica]]></category>
		<category><![CDATA[giacomo sartori]]></category>
		<category><![CDATA[giovanni turi]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[stroncature]]></category>
		<category><![CDATA[vita da editor]]></category>
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					<description><![CDATA[di Giovanni Turi Negli ultimi tre mesi, ogni volta che ho letto una recensione letteraria online o sulla stampa mi sono appuntato se il giudizio espresso fosse positivo, negativo o neutrale; questi gli esiti: 64 pollice recto, 11 pollice verso, 39 non classificabili. Eppure, considerando i libri che leggiamo, le proporzioni sarebbero a dir poco [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Giovanni Turi</strong></p>
<p>Negli ultimi tre mesi, ogni volta che ho letto una recensione letteraria online o sulla stampa mi sono appuntato se il giudizio espresso fosse positivo, negativo o neutrale; questi gli esiti: 64 pollice recto, 11 pollice verso, 39 non classificabili. Eppure, considerando i libri che leggiamo, le proporzioni sarebbero a dir poco invertite, o sbaglio? Insomma, senza farla lunga, <strong>le recensioni sono sempre o fin troppo generose o piuttosto vaghe. Perché?</strong></p>
<p>Certo c’è la tendenza a ritenere, sulla scorta delle classifiche di vendita, che i lettori non sappiano comunque distinguere le pietre preziose dalla paccottiglia e dunque non ci si sforza più di tanto di entrare nel merito dei testi, ma è solo uno dei tanti problemi.</p>
<p>Com’è noto, per quanto riguarda la carta stampata, <strong>coloro che dovrebbero essere i critici autorevoli quasi sempre collaborano con qualche editore</strong>: se si esprimono favorevolmente su un testo la cortesia gli verrà restituita (con un bel pezzo su un’opera che hanno scritto o curato o che comunque afferisce alla loro stessa scuderia), se lo sminuiscono dovranno aspettarsi un colpo basso; oltretutto devono dar conto di quel che scrivono alla testata su cui lo fanno – e i giornali appartengono quasi tutti in maniera più o meno diretta ai grandi gruppi editoriali. Altro discorso andrebbe fatto per coloro che vengono reclutati dai quotidiani magari perché autori di successo, condizione che non implica avere le necessarie competenze per giudicare opere altrui e dunque si limitano a esporne la trama, corredandola con due o tre considerazioni aperte a ogni interpretazione.</p>
<p>Insomma, <strong>sulla presunta critica ufficiale non si può fare affidamento e sui blogger, allora? Ancor meno.</strong> <span id="more-1781"></span>Tralasciamo coloro i cui “articoli” sarebbero imbarazzanti anche su un giornalino scolastico e concentriamoci sui recensori più o meno in grado di stabilire il valore di un’opera (al di là di quelli che possono essere i propri gusti) e di argomentare a riguardo con proposizioni di senso compiuto. Ebbene, anche costoro difficilmente stroncano un libro pur se pessimo o mediocre, tendono ad accentuarne gli aspetti originali e interessanti piuttosto che le debolezze, al massimo si astengono dallo scriverne. Tutto ciò per diverse ragioni:</p>
<ol>
<li>In molti casi, anche loro hanno un qualche rapporto con un editore (o ambiscono ad averlo).</li>
<li>Se hanno richiesto alla casa editrice un’opera (o meglio ancora gli è stata spedita per iniziativa dell’ufficio stampa) e poi la denigrano, quando lo stesso marchio pubblicherà un volume di loro interesse gli toccherà comprarlo e, si sa, in tempo di crisi…</li>
<li>Qualsiasi blogger ha tra i suoi obbiettivi primari quello di raggiungere un numero di lettori sempre più ampio e la maggior parte delle visite ai siti internet arriva tramite i social network: a condividere una stroncatura sarà presumibilmente soltanto lui (anche i sodali e coloro che ne apprezzano il giudizio al più si limiteranno a un like); una recensione positiva verrà invece per lo meno linkata anche sui profili social della casa editrice, che contano migliaia di followers, e – se in vita e al passo coi tempi – anche dall’autore del volume in oggetto e di conseguenza dai suoi fans.</li>
<li>Tutti gli scrittori hanno le proprie conventicole, pronte a screditare-bannare-spammare chiunque osi mettere in discussione il valore assoluto della produzione del loro protetto e la realtà virtuale permette tempi e modi di reazione punitivi e immediati.</li>
</ol>
<p>Detto questo, (a) sono condizionamenti che ovviamente subisco anch’io; (b) non voglio suggerire che sia inutile consultare le recensioni, occorre però farlo in maniera accorta e leggendo anche tra le righe; (c) <strong>il rinnovamento della vita culturale può venire solo da lettori sempre più curiosi ed esigenti </strong>(ai docenti appassionati, precari o meno, il compito di formarli).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>(questo pezzo è stato postato da Turi sul suo blog <a href="https://giovannituri.wordpress.com/2014/12/18/perche-nessuno-stronca-i-libri-brutti/" target="_blank">&#8220;Vita da editor&#8221;</a>, e con il suo consenso lo riprendiamo; certo di queste cose, e di tanti altri aspetti affini/correlati, se ne è parlato molto su NI, ma mi sembra pur sempre una sintesi lucida, equilibrata, onesta, e anche &#8220;scientifica&#8221;, della fisiologia della &#8220;critica&#8221; giornalistica e on line; GS)</em></p>
]]></content:encoded>
					
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		<item>
		<title>Una stroncatura in giudizio</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/09/25/una-stroncatura-citata-in-giudizio/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Sep 2012 07:30:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[a gamba tesa]]></category>
		<category><![CDATA[critica letteraria]]></category>
		<category><![CDATA[Facebook]]></category>
		<category><![CDATA[Gianrico Carofiglio]]></category>
		<category><![CDATA[premio strega]]></category>
		<category><![CDATA[stroncature]]></category>
		<category><![CDATA[Vincenzo Ostuni]]></category>
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					<description><![CDATA[Nei giorni scorsi Gianrico Carofiglio ha citato in giudizio Vincenzo Ostuni, poeta ed editor della casa editrice Ponte alle Grazie, per aver affermato sulla propria pagina facebook all’indomani del Premio Strega dello scorso luglio che il suo ultimo romanzo, Il silenzio dell’onda, sarebbe «un libro letterariamente inesistente, scritto con i piedi da uno scribacchino mestierante, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nei giorni scorsi Gianrico Carofiglio ha citato in giudizio Vincenzo Ostuni, poeta ed editor della casa editrice Ponte alle Grazie, per aver affermato sulla propria pagina facebook all’indomani del Premio Strega dello scorso luglio che il suo ultimo romanzo, <em>Il silenzio dell’onda</em>, sarebbe «un libro letterariamente inesistente, scritto con i piedi da uno scribacchino mestierante, senza un’idea, senza un’ombra di ‘responsabilità dello stile’, per dirla con Barthes».<span id="more-43626"></span>Le storie letterarie sono piene di stroncature assai più feroci, eppure questa è in assoluto la prima volta che uno scrittore italiano ricorre alla magistratura contro un collega per far sanzionare dalla legge un giudizio critico sfavorevole. Non è necessario condividere il parere di Ostuni per rendersi conto che la decisione di Carofiglio costituisce in questo senso un precedente potenzialmente pericoloso. Se dovesse passare il principio in base al quale si può essere condannati per un’opinione – per quanto severa – <em>sulla produzione intellettuale</em> di un romanziere, di un artista o di un regista, non soltanto verrebbe meno la libertà di espressione garantita dalla Costituzione, ma si ucciderebbe all’istante la possibilità stessa di un dibattito culturale degno di questo nome.</p>
<p>La decisione di Carofiglio è grave perché, anche a prescindere dalle possibilità di successo della causa, la sua azione legale palesa un intento intimidatorio verso tutti coloro che si occupano di letteratura nel nostro paese. Ed è tanto più grave che essa giunga da un magistrato e parlamentare della Repubblica. Per questi motivi offriamo la nostra solidarietà a Vincenzo Ostuni e ci diamo appuntamento mercoledì prossimo alle ore 11 davanti al commissariato di Piazza del Collegio Romano – il commissariato di don Ciccio Ingravallo in <em>Quer pasticciaccio brutto de via Merulana</em> di Carlo Emilio Gadda – per pronunciare pubblicamente la frase incriminata di Ostuni e rivendicare il diritto alla libertà di parola e di critica. E invitiamo scrittori, intellettuali e cittadini a iniziative analoghe.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fulvio Abbate</p>
<p>Maria Pia Ammirati</p>
<p>Luca Archibugi</p>
<p>Vincenzo Arsillo</p>
<p>Nanni Balestrini</p>
<p>Marco Belpoliti</p>
<p>Maria Grazia Calandrone</p>
<p>Rossana Campo</p>
<p>Andrea Libero Carbone</p>
<p>Maria Teresa Carbone</p>
<p>Roberto Ciccarelli</p>
<p>Franco Cordelli</p>
<p>Andrea Cortellessa</p>
<p>Michele Dantini</p>
<p>Cristiano De Majo</p>
<p>Matteo Di Gesù</p>
<p>Francesca Fiorletta</p>
<p>Stefano Gallerani</p>
<p>Sergio Garufi</p>
<p>Giovanni Greco</p>
<p>Andrea Inglese</p>
<p>Tiziana Lo Porto</p>
<p>Valerio Magrelli</p>
<p>Massimiliano Manganelli</p>
<p>Carlo Mazza Galanti</p>
<p>Giordano Meacci</p>
<p>Matteo Nucci</p>
<p>Tommaso Ottonieri</p>
<p>Francesco Pacifico</p>
<p>Francesco Pecoraro</p>
<p>Gabriele Pedullà</p>
<p>Tommaso Pincio</p>
<p>Christian Raimo</p>
<p>Daniela Ranieri</p>
<p>Francesco Raparelli</p>
<p>Raissa Raskina</p>
<p>Luca Ricci</p>
<p>Luigi Scaffidi</p>
<p>Fabio Stassi</p>
<p>Carola Susani</p>
<p>Fabio Teti</p>
<p>Giorgio Vasta</p>
<p>Sara Ventroni</p>
<p>Paolo Virno</p>
<p>Paolo Zanotti</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Hanno aderito nelle prime ore dal lancio dell’iniziativa:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Elisabetta Addis</p>
<p>Alessio Aringoli</p>
<p>Cristiana Biasini</p>
<p>Alessandro Broggi</p>
<p>Rita Cavallari</p>
<p>Ilenia De Bernardis</p>
<p>Cecilia D&#8217;Elia</p>
<p>Nicoletta Dentico</p>
<p>Titti Di Salvo</p>
<p>Valeria Fedeli</p>
<p>Francesca Genti</p>
<p>Mariella Gramaglia</p>
<p>Cinzia Guido</p>
<p>Francesca Izzo</p>
<p>Niva Lorenzini</p>
<p>Cetta Petrollo Pagliarani</p>
<p>Lidia Ravera</p>
<p>Lidia Riviello</p>
<p>Anna Maria Riviello</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>E&#8217; giusto ribattere ai recensori?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[carla benedetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Apr 2003 16:46:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[carla benedetti]]></category>
		<category><![CDATA[pasolini]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[stroncature]]></category>
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					<description><![CDATA[di Carla Benedetti Se un recensore stronca un libro con argomenti pretestuosi, con giudizi che riproducono pre-giudizi comuni, magari anche con falsificazioni tendenziose, l’autore del libro deve tacere? Ecco come la pensava Pasolini di Carla Benedetti Se un recensore stronca un libro con argomenti pretestuosi, con giudizi che riproducono pre-giudizi comuni, magari senza nemmeno averlo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Carla Benedetti</strong></p>
<p>Se un recensore stronca un libro con argomenti pretestuosi, con giudizi che riproducono pre-giudizi comuni, magari anche con falsificazioni tendenziose, l’autore del libro deve tacere? Ecco come la pensava <strong>Pasolini</strong><br />
<span id="more-13"></span><br />
di <strong>Carla Benedetti</strong></p>
<p>Se un recensore stronca un libro con argomenti pretestuosi, con giudizi che riproducono pre-giudizi comuni, magari senza nemmeno averlo letto per intero, magari anche con falsificazioni tendenziose, l’autore del libro deve tacere?</p>
<p>Oppure è suo dovere ribattere?</p>
<p>Quale ipocrisia si cela dietro al galateo dell’<em>ognuno al suo posto</em>? E chi ha stabilito che il posto dell’autore non sia  quello di difendere la propria opera?</p>
<p>Ecco come la pensava <strong>Pasolini</strong>:</p>
<p>“Chissà perché c’è, di fatto, una ferrea legge sul <strong>fair –play tra scrittore e critico</strong>, che vuole lo scrittore zitto, assente, volto altrove, inesistente, remoto, eremitico e muto come un pesce di fronte alle recensioni ‘sfavorevoli’ del critico, che invece è presente, attento, bene esistente, incombente e pieno di parlantina. Niente affatto: questa regola del fair-play non mi pare giusta. E’ ipocrita, prima di tutto, e poi si richiama a quella ‘dignità del doppiopetto’ che comprende in un paterno abbraccio tutta la nostra cara borghesia, dall’ ’Espresso’ a De Lorenzo&#8230; mi sembra molto più dignitoso difendere una mia opera che non difenderla.</p>
<p>(Il passo, inedito, è citato da Walter Siti in P. P. Pasolini, <em>Tutte le poesie</em>, Mondadori, 2003, t. 2, p. 1927-28)</p>
]]></content:encoded>
					
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