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	<title>suv &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>La guerra dei mondi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[davide orecchio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Aug 2017 05:00:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[davide orecchio]]></category>
		<category><![CDATA[suv]]></category>
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					<description><![CDATA[di davor 1) – Pentimento di un Suv romano – Posso parlare? – Ti ascolto. – Vorrei provare a spiegarmi… – Non sarebbe meglio se prima ammettessi le colpe? – Forse hai ragione. Allora, vediamo… E’ vero, sono enorme. Ingombro le strade della città. Consumo troppa benzina. Inquino più delle altre auto. Ecco. – Tutto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>davor</strong></p>
<p><img loading="lazy" class="alignnone size-full wp-image-69291" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/08/suv.jpg" alt="" width="768" height="576" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/08/suv.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/08/suv-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></p>
<p><strong>1) – Pentimento di un Suv romano</strong></p>
<p>– Posso parlare?</p>
<p>– Ti ascolto.</p>
<p>– Vorrei provare a spiegarmi…</p>
<p>– Non sarebbe meglio se prima ammettessi le colpe?</p>
<p>– Forse hai ragione. Allora, vediamo… E’ vero, sono enorme. Ingombro le strade della città. Consumo troppa benzina. Inquino più delle altre auto. Ecco.</p>
<p>– Tutto qui?</p>
<p>– Cos’altro devo dire?</p>
<p>– Non sei esattamente una piuma. Qualche accenno a cosa succede quando corri troppo, quando sbandi, magari quando investi qualcuno?</p>
<p>– E’ vero, sono pericoloso: se l’impatto con un’auto normale può ucciderti, con me muori di sicuro.</p>
<p>– Mi basta sapere che sei consapevole della tua inutilità.</p>
<p>– Inutilità? Non ho detto questo.</p>
<p>– Ma si deduce dalle tue parole. Sei inutile, ammettilo.</p>
<p>– Ok, lo ammetto. In una città come Roma sono inutile.</p>
<p>– E in molti altri posti.</p>
<p>– Ma è qui che vivo! E poi vorrei aggiungere a mia discolpa che costruirmi così non è stata una mia idea. Lo so che è banale, ma è vero anche questo.</p>
<p>– Hai ragione. Non sei responsabile della tua mostruosità. Dobbiamo imputarla al cinismo e all’idiozia di chi ti ha progettato e costruito.</p>
<p><em>(silenzio)</em></p>
<p>– A chi appartieni?</p>
<p>– A una donna.</p>
<p>– E per cosa ti usa?</p>
<p>– Mi porta in giro per il quartiere Prati. Quasi tutti i giorni mi lascia in doppia fila a via Settembrini e va a fare la spesa. Compra verdure biologiche, carciofi organici, queste cose qui.</p>
<p>– È bionda, fa l’avvocato quando le va, anche suo marito è avvocato e hanno un figlio.</p>
<p>– Sì! Come fai a saperlo?</p>
<p>– Ho tirato a indovinare.</p>
<p>– Accidenti, sei in gamba. Però il marito non fa l’avvocato. Si occupa di marketing. E anche lei, in realtà, non è un avvocato vero e proprio, pur avendo una laurea in giurisprudenza.</p>
<p><em>(silenzio)</em></p>
<p>– Un altro degli scopi per i quali mi usa è accompagnare il figlio in piscina.</p>
<p>– Anche lì, immagino, doppia fila.</p>
<p>– Esatto.</p>
<p>– Non ti senti odiato in quei momenti?</p>
<p>– Vorrei sparire e farmi piccolo piccolo.</p>
<p>– E il marito non ti usa?</p>
<p>– No. Lui ha un altro Suv, più grosso di me.</p>
<p>– Però!</p>
<p>– A volte penso che… (<em>esita</em>)</p>
<p>– Cosa pensi?</p>
<p>– Penso che dovrebbero usare in modo più intelligente i loro soldi. Anche se non è nel mio interesse pensarlo. Sinceramente non so più quale sia il mio interesse.</p>
<p>– Sei migliore di quanto credessi. Il tuo problema è che hai capito, purtroppo per te.</p>
<p>– E so anche dove dovrei stare.</p>
<p>– Dove?</p>
<p>– Chiuso nel garage.</p>
<p>– Senza mai uscire?</p>
<p>– Lì dentro per sempre. Così non darei più fastidio a nessuno.</p>
<p style="text-align: center;">***</p>
<p><strong>2) – Schema d&#8217;infiltrazione aliena sulla Terra per mezzo dei Suv</strong></p>
<p><em>Estratto recuperato nel laboratorio di uno stabilimento automobilistico in disuso, nel nord degli Stati Uniti. La traduzione è incompleta. Alcuni termini (ad es.: “cavallo di Troia”, “intelligence”) si allontanano dal significato letterale per agevolare la comprensione.</em></p>
<p>«… per questo motivo riassumiamo le delibere dei Consigli di guerra nr. #387767, #387768¸ #387769 in uno schema che in punti chiave illustra la strategia da adottare per la conquista del pianeta Terra:</p>
<p>1) Scartare l’ipotesi di una guerra frontale nella prima fase di conquista. La nostra lieve superiorità tecnologica nel campo bellico non assicura l’annientamento della razza umana. Si creerebbero sacche di guerriglia che prolungherebbero il conflitto e a lungo andare rafforzerebbero la resistenza del nemico.</p>
<p>2) Optare per una guerra subdola. Sfiancare l’umanità senza che se ne accorga.</p>
<p>3) Potenziare la nostra intelligence e boicottare lo stile di vita degli uomini, accentuandone le incongruenze.</p>
<p>4) Attendere il momento opportuno per l’attacco.</p>
<p>5) Sabotare i centri economici, politici, culturali – che gli uomini chiamano “città”. Infiltrarsi nelle città e indebolirle. Creare le condizioni per un nostro intervento in una fase di conflitto già aspro tra uomo e uomo. Semplificare la nostra conquista.</p>
<p>6) Non infiltrare direttamente guarnigioni del nostro esercito (troppo rischioso), ma usare un cavallo di Troia. Al riguardo il Consiglio di guerra approva le raccomandazioni di XW34-Fg Czar, responsabile del dipartimento Colonizzazione, e accetta la sua proposta: innestare quindi un nostro agente nel corpo di un uomo, tecnica già sperimentata con successo (si vedano, tra gli altri, i dossier “Barbarossa”, “Mussolini” e “Nixon”).</p>
<p>7) L’agente scelto WE56-JU Suv si autotrapianterà nel corpo dell’ingegnere X, umano responsabile del settore nuovi progetti della casa automobilistica Y. Compito di WE56-JU Suv, una volta prese le sembianze di X, sarà la progettazione di un nuovo veicolo per lo spostamento umano su terra (i.e. un’automobile) particolarmente inquinante, ingombrante e potenzialmente distruttivo.</p>
<p>8) Realizzare una nuova specie di automobili rivolte agli strati sociali terrestri più pericolosi e distruttivi, stando alle nostre ricerche: vale a dire i ricchi (n.b.: sulla Terra esistono ancora le classi).</p>
<p>9) Progettato il veicolo, infiltrare altri agenti nei settori di controllo mentale che gli umani definiscono “marketing”. Obiettivo: diffondere il mezzo di trasporto nelle città, ambienti dove il cavallo di Troia si rivelerà particolarmente nocivo e fuori luogo.</p>
<p>10) Puntare nel giro di quindici anni (calendario umano) alla destabilizzazione delle metropoli fomentando le condizioni per un clima di violenza e odio tra gli abitanti, già indeboliti dalle sostanze tossiche emesse dalla nostra invenzione e incattiviti dal terrificante impatto urbano dell’automobile prodotta da WE56-JU Suv.</p>
<p>10) Conclusa la fase uno, passare alla fase due o dell’intervento bellico diretto.</p>
<p>Il Consiglio approva il piano e dà mandato all’agente WE56-JU Suv di attrezzarsi immediatamente per la missione assegnata».</p>
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		<title>Storie di ordinari bullismi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[jan reister]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Sep 2008 05:18:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[bullismo]]></category>
		<category><![CDATA[magnus]]></category>
		<category><![CDATA[mauro baldrati]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[suv]]></category>
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					<description><![CDATA[testo di Mauro Baldrati, illustrazione di Magnus Di fronte al cancello della scuola media Da Vinci, al di là del viale, vi è una fermata dell’autobus; di fianco alla pensilina una strada secondaria costituisce un esempio perfetto di “sofferenza urbanistica”: i ragazzi all’uscita da scuola sciamano verso la fermata, si fermano, fanno la lotta, ostacolano [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="size-full wp-image-8277 alignnone" title="magnus_che-450" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/09/magnus_che-450.jpg" alt="disegno di Magnus da L'uomo che uccise Ernesto Che Guevara" width="450" height="450" /></p>
<p>testo di <strong>Mauro Baldrati</strong>, illustrazione di Magnus</p>
<p>Di fronte al cancello della scuola media Da Vinci, al di là del viale, vi è una fermata dell’autobus; di fianco alla pensilina una strada secondaria costituisce un esempio perfetto di “sofferenza urbanistica”: i ragazzi all’uscita da scuola sciamano verso la fermata, si fermano, fanno la lotta, ostacolano il traffico.<br />
Alle 13.10 arriva un Suv Cayenne nero che deve svoltare, si ferma perché un drappello di ragazzi si spintona in mezzo alla strada. Un colpetto di clacson, i ragazzi non si spostano. Si abbassa il finestrino, un uomo sporge la testa, una testa grossa, da uomo grande, con una massa di capelli neri. L’uomo dice “allora, vi spostate? VI SPOSTATE?” <span id="more-8232"></span><br />
I ragazzi non si muovono. Un altro colpo di clacson, prolungato, altre esclamazioni dell’uomo. I ragazzi si fanno da parte, ma ne restano tre. Uno è avanzato, gli altri due arretrati. Quello avanzato è Marco, rom abruzzese, residente nel vicino campo nomadi stanziali.<br />
L’uomo del Suv scende, si avvicina ai ragazzi. I due arretrati si spostano, raggiungono gli altri sotto la pensilina. Resta Marco, piantato in mezzo alla carreggiata con le mani in tasca, il grosso zaino Invicta sulle spalle. “Cosa credi di fare ragazzino?” esclama l’uomo del Suv, agitando il dito indice. “Ti vuoi spostare o no?”<br />
Marco non si muove, anche se ondeggia, si inclina; “che cazzo vuoi?” fa.<br />
L’uomo del Suv avvampa, la pressione gli va  a mille. “Che? Ma sei scemo? Quand’è che imparerete un po’ di educazione? Ragazzino deficiente! Spostati o ti mollo due sberle!”<br />
Marco cerca di tenere duro, ma l’uomo del Suv lo sovrasta con la sua mole. Solleva un braccio, mima una sberla, che non arriva ma preme nell’aria con la sua forza compressa.<br />
Marco si sposta di lato. L’uomo torna verso il Suv. Marco fa, alle spalle dell’uomo: “ma vaffanculo”.<br />
L’uomo del Suv si blocca, torna indietro, si piazza di nuovo di fronte al ragazzino. “Testa di cazzo! Ti insegno io a stare al mondo tra la gente!” Di nuovo mima una sberla, una forza che si comprime in un grumo di violenza contenuta, si scarica in un tocco leggero su una spalla. Si gira e torna indietro. Apre la portiera, sale a bordo. Mentre il Suv parte Marco fa: “se chiamo mio padre lo vedrai se caghi”.<br />
L’uomo inchioda, guarda Marco attraverso il finestrino. “Ah sì? Bene, chiamalo che vediamo!”. Ferma il Suv, lo parcheggia con due ruote sul marciapiede. Scende, si appoggia al cofano, a braccia conserte.<br />
Marco prende un telefono cellulare, digita un numero, parla brevemente. Dopo otto minuti arriva una Golf verde scuro, impolverata, con una visibile ammaccatura sul parafango destro. Scende Lorian, il padre di Marco: cammina molleggiato sulle Nike Shox, pantaloni over size, maglietta Angel Devil, orecchino pendulo al lobo sinistro, anello a quello destro, cinturone Dolce &amp; Gabbana. L’uomo del Suv si stacca dal cofano, Lorian gli va di fronte, affiancato da Marco. E’ massiccio Lorian, ha potenti bicipiti tatuati, ma è alto 1.68 e per guardare l’uomo dall’alto in basso, come deve essere, spinge indietro la testa, fino a flettere la schiena. “Che succede qua” afferma, non chiede. Marco gli parla in dialetto abruzzese stretto. Lorian porta lo sguardo, girando impercettibilmente la testa ma ruotando a fondo i bulbi oculari, da Marco all’uomo, che dice “cerchi di insegnare l’educazione a suo figlio, che è meglio!”. Quando Marco ha terminato la sua concitata esposizione fa: “vatténe in macchina”. Marco obbedisce rapido.<br />
Quando Lorian è sicuro che il figlio sia salito a bordo, con un gesto repentino afferra l’uomo per la camicia e lo strattona. Un bottone salta. “Tu non devi rompere i coglioni, capito?” ringhia.<br />
La faccia dell’uomo diventa viola, gli occhi strabuzzano. “Metti giù quelle manacce!” grida, cercando di divincolarsi. Ma Lorian fa saltare un altro bottone, dice “non devi rompere i coglioni, stronzo”. L’uomo lo spinge con violenza, una manata brutale sul torace. Lorian si sbilancia, rischia di cadere all’indietro ma non molla la presa sulla camicia, mantiene la posizione eretta. I due si fronteggiano, Lorian coi pugni chiusi, l’uomo con la camicia aperta sulla canottiera, la faccia marrone.<br />
“Vaffanculo!” grida l’uomo, pieno di furia trattenuta.<br />
“Vaffanculo!” fa Lorian, massaggiandosi il petto.<br />
L’uomo si gira, raggiunge il Suv Cayenne, si catapulta a bordo, parte con un’accelerata. Il fondo del mezzo spancia sul bordo del marciapiede, scatta in avanti con una sgommata.<br />
Lorian cammina molleggiato fino alla Golf, si siede al posto di guida, mette in moto e, dopo un rapido scambio di battute col figlio, se ne va dalla parte opposta.</p>
<p>L&#8217;illustrazione è di <a title="la voce su Wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Magnus">Magnus</a> tratta dall&#8217;album <a title="il libro su Internet Bookshop" href="http://www.ibs.it/code/9788873900832/magnus/uomo-che-uccise.html">L&#8217; uomo che uccise Ernesto Che Guevara</a> (1983-84)<a title="il libro su Internet Bookshop" href="http://www.ibs.it/code/9788873900832/magnus/uomo-che-uccise.html"><br />
</a></p>
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