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	<title>tagli &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>La notte delle biblioteche</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Oct 2011 06:00:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[Associazione Bianchi Bandinelli]]></category>
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					<description><![CDATA[[A fronte dei pesanti tagli alle biblioteche e dopo gli avvenimenti dell&#8217;11 ottobre, quando un&#8217;assemblea convocata nella Biblioteca centrale nazionale di Roma è stata impedita da agenti di polizia in tenuta antisommossa, l&#8217;Associazione Italiana Biblioteche, insieme ad altre realtà, ha deciso di promuovere l&#8217;appello che viene riportato di seguito. Nazione Indiana sostiene questo appello e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><a title="Come in to the Booth.  Asks Questions About Your Libraries. di New York Public Library, su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/nypl/3110117432/"><img class="alignnone" src="http://farm4.static.flickr.com/3270/3110117432_851a2af9c9.jpg" alt="Come in to the Booth.  Asks Questions About Your Libraries." width="350" /></a></p>
<p>[<em>A fronte dei pesanti tagli alle biblioteche e dopo gli avvenimenti dell&#8217;11 ottobre, quando un&#8217;assemblea convocata nella Biblioteca centrale nazionale di Roma è stata impedita da agenti di polizia in tenuta antisommossa, l&#8217;Associazione Italiana Biblioteche, insieme ad altre realtà, ha deciso di promuovere l&#8217;appello che viene riportato di seguito. Nazione Indiana sostiene questo appello e invita tutti a firmarlo. <a title="appello dell'aib" href="http://www.aib.it/aib/cen/iniz/in1110.htm" target="_blank">Potete farlo su questa pagina</a></em>]</p>
<p>L&#8217;<a title="aib" href="http://www.aib.it" target="_blank">Associazione Italiana Biblioteche</a>, il <a title="forum del libro" href="http://www.forumdellibro.org/" target="_blank">Forum del Libro</a>, l&#8217;<a title="associazione bianchi bandinelli" href="http://www.bianchibandinelli.it/" target="_blank">Associazione Bianchi Bandinelli</a>, <a title="generazione tq" href="http://www.generazionetq.org/" target="_blank">Generazione TQ</a> e i <a title="presidi del libro" href="http://www.presidi.org/" target="_blank">Presìdi del libro</a>, con il sostegno di <a title="ifla" href="http://www.ifla.org/" target="_blank">IFLA</a> &#8211; International Federation of Library Associations and Institutions, ed <a title="eblida" href="http://www.eblida.org/" target="_blank">EBLIDA</a> &#8211; European Bureau of Library, Information and Documentation Associations, promuovono un appello a tutta la società italiana, per chiedere un&#8217;inversione di rotta che porti maggiore attenzione e maggiori risorse per le biblioteche italiane, prima che sia troppo tardi.<span id="more-40498"></span></p>
<p>Le biblioteche sono un servizio essenziale per la vita culturale, sociale e civile del Paese e rappresentano un presidio di democrazia fondato sulla libertà di espressione e sul confronto delle idee.</p>
<p>Le biblioteche costituiscono un&#8217;infrastruttura della conoscenza che raccoglie, organizza e rende disponibili i prodotti della creatività e dell&#8217;ingegno, fornisce accesso a una pluralità di saperi e di informazioni, agevola l&#8217;attività dei ricercatori e degli studiosi, tutela la memoria culturale della nazione, offre a tutti i cittadini occasioni di crescita personale e culturale, favorisce l&#8217;acquisizione di competenze che possono essere spese nella vita sociale e lavorativa.</p>
<p>In Germania i frequentatori delle biblioteche superano gli spettatori delle partite del campionato di calcio; negli Stati Uniti l&#8217;investimento sulle biblioteche è parte integrante degli interventi governativi per contrastare la crisi economica; in Francia, Gran Bretagna e Spagna le biblioteche nazionali ottengono finanziamenti e dispongono di personale, attrezzature, risorse adeguate a un paese ad economia avanzata.</p>
<p>Mentre in queste nazioni le biblioteche sono considerate servizi indispensabili, da tutelare in quanto bene comune, da promuovere perché grazie ed esse è possibile costruire una coscienza civica fondata sulla centralità della cultura e dell&#8217;istruzione, in Italia, per colpa della crisi economica e di una politica culturale miope, le biblioteche sono allo stremo e hanno bisogno del supporto di tutti coloro che hanno a cuore le sorti della cultura.</p>
<p>Moltissime biblioteche (statali, di ente locale, universitarie, scolastiche, di istituti culturali) hanno subito pesanti tagli ai bilanci e al personale, blocchi all&#8217;aggiornamento delle raccolte e riduzioni all&#8217;orario di apertura, e ciò rende spesso impossibile l&#8217;esercizio delle funzioni più elementari, pregiudicando il diritto dei cittadini alla cultura, all&#8217;istruzione, alla conoscenza, alla condivisione dei valori su cui si è costruita la nostra storia.</p>
<p>Un paese senza biblioteche efficienti è un paese senza memoria e senza futuro. Per ogni biblioteca che chiude, si restringono gli spazi di democrazia e di libertà. Uno Stato che ha paura di discutere i problemi delle biblioteche e della cultura, riducendo la richiesta di dare vita a un dibattito pubblico sul loro ruolo e sulla loro crisi a un problema di ordine pubblico – come è avvenuto <a title="comunicato stampa aib" href="http://www.aib.it/aib/cen/stampa/c1110a.htm" target="_blank">martedì 11 ottobre davanti alla Biblioteca nazionale centrale di Roma</a>, dove cittadini che volevano difendere le biblioteche e valorizzarne la funzione hanno trovato i cancelli sbarrati e sono stati accolti da poliziotti in tenuta antisommossa – è uno Stato che tradisce l&#8217;interesse pubblico, che nega a chi ha a cuore le sorti delle biblioteche persino la possibilità di parlarne.</p>
<p>Roma, 22 ottobre 2011</p>
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		<title>LA SCUOLA PER TUTTI NON SERVE PIU’</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Oct 2008 05:00:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[istruzione pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[OCSE]]></category>
		<category><![CDATA[riforme della scuola]]></category>
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					<description><![CDATA[di Giorgio Mascitelli Circa due anni fa Norberto Bottani, illustre esperto di problemi scolastici, si guadagnò l’attenzione fugace dei giornali con una dichiarazione ad effetto nella quale si annunciava che tra 50 anni la figura dell’insegnante come la conosciamo oggi non sarebbe più esistita nella scuola europea, sostituita da qualcosa di simile a un assistente [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Giorgio Mascitelli</strong></p>
<p>Circa due anni fa Norberto Bottani,  illustre esperto di problemi scolastici, si guadagnò l’attenzione fugace dei giornali con una dichiarazione ad effetto nella quale si annunciava che tra 50 anni la figura dell’insegnante come la conosciamo oggi non sarebbe più esistita nella scuola europea, sostituita da qualcosa di simile a un assistente sociale. Questa dichiarazione era fatta secondo la consueta tecnica della previsione che si autoavvera o, se si preferisce, del presentare un obiettivo di alcune politiche come una tendenza naturale.  Tale uscita in sé non sarebbe significativa se non fosse possibile rintracciare nelle politiche scolastiche di vari paesi europei elementi che confermano tale ipotesi: un esempio per tutti la ventilata proposta in Germania di abolire le bocciature o quanto meno di limitarle non è frutto di un’improvvisa irruzione dello spirito del maggio parigino in qualche serio ministro del governo federale, ma la risposta alla continua pressione dell’OCSE (l’organizzazione che ha come scopo quello di indirizzare le politiche dei paesi più ricchi verso un maggiore sviluppo economico) a limitare i costi della scuola.<br />
<span id="more-9255"></span><br />
L’OCSE ha individuato da molti anni nella scuola uno dei principali settori in cui tagliare la spesa pubblica, sulla base di un ragionamento molto semplice: i sistemi scolastici attuali producono troppe persone qualificate rispetto a quelle che sono le esigenze delle moderne società di mercato. Siccome nella concezione della società di questa organizzazione lo studio e la formazione non hanno alcuna valenza di crescita personale e civile ma soltanto di utilità economica, è ovvio che le spese scolastiche siano considerate superflue. Infatti a cominciare dagli anni settanta, dopo due decenni di crescita, la percentuale di lavori qualificati si è stabilizzata, mentre la scolarità superiore continuava a espandersi. </p>
<p>Naturalmente la soluzione più ovvia sarebbe quella di un ritorno all’antico con un sistema chiuso di studi superiori (o di scuole private d’élite in cui si viene ammessi per censo), ma in Europa in questa forma diretta sarebbe troppo impopolare per qualsiasi governo. Allora viene suggerita una politica che apparentemente affermi una volontà di riforma della scuola, ma che nella sostanza tagli i fondi e lentamente dequalifichi la didattica e trasformi la maggioranza delle scuole in immensi oratori mal gestiti. Prova ne sia che ogni riforma proposta o realizzata comporta sempre una riduzione della spesa<br />
Le politiche dell’istruzione in Italia degli ultimi quindici anni (con l’unica parziale eccezione di Fioroni) da Berlinguer alla Gelmini hanno seguito questo tipo di obbiettivo e di strategia sia pure con modi, linguaggi e tempi diversi.</p>
<p>L’OCSE è anche l’organizzazione che promuove le cosiddette prove PISA per la valutazione dell’efficienza dei sistemi scolastici, sui criteri delle quali ci sarebbe molto da obiettare, ma non essendoci qui lo spazio, prendiamole pure per buone. Gli attuali tagli alla spesa scolastica in Italia, e non solo,  sono spesso giustificati con i pessimi risultati ottenuti dalla scuola italiana in queste prove (non a caso  la ragioneria di stato è stata la prima a interpretare questi risultati come la prova di uno spreco e quindi semplicemente della necessità di tagliare i costi). Ma se si analizzano con attenzione questi esiti, vediamo che la scuola superiore italiana nella sua media è insufficiente, ma la scuola del centro-nord è generalmente nella media internazionale e i licei vanno meglio degli istituti professionali e tecnici (tutte cose che si sapevano, credo). </p>
<p>Dal che si potrebbe dedurre che c’è un problema non di scuola in quanto tale, ma di un paese a due velocità e di un tipo di scuola tecnica pensata per una produzione industriale pesante e fordista che non esiste più e si trasforma lentamente in un deposito di studenti difficili. E invece no, per la maggioranza dei commentatori, delle istituzioni economiche e della classe politica l’unica conseguenza è che la scuola fa schifo, quindi è uno spreco e quindi vanno tagliate le spese. Insomma un bel paralogismo che trova un adeguato sbocco nelle misure attuali che colpiscono principalmente la scuola elementare (ma naturalmente ci sarà un secondo tempo per le superiori), che non era coinvolta nelle prove PISA. </p>
<p>Come dicevo sopra, politiche del genere possono essere rintracciate in ogni paese europeo. E questo la dice molto sulla lungimiranza delle èlites occidentali: l’efficienza di un sistema scolastico anche sul piano utilitaristico non può essere valutata solo dalle immediate ricadute sul mondo del lavoro, perché un fattore di ricchezza e sviluppo anche economici è quell’intelletto generale, cioè quella sfera della società nella quale nascono  bisogni e soluzioni nuove, che può essere alimentato solo da un livello culturale generale elevato. Ma da un’epoca e da un sistema che hanno ritenuto la loro più alta realizzazione il giocare al casinò delle borse i risparmi e i soldi delle pensioni di gente inerme e inconsapevole non era forse lecito attendersi altro.</p>
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