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	<title>togliatti &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>XX SETTEMBRE</title>
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		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Sep 2010 11:55:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Franco Buffoni Porta Pia ha cancellato dalla storia una delle più ottuse monarchie assolute dei tempi moderni, che motivava la sua intolleranza e il suo dominio sulle coscienze e sui corpi non solo con il richiamo ad un generico diritto divino, ma con la pretesa che il sovrano fosse il vicario del figlio del [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di Franco Buffoni</p>
<p>Porta Pia ha cancellato dalla storia una delle più ottuse monarchie assolute dei tempi moderni, che motivava la sua intolleranza e il suo dominio sulle coscienze e sui corpi non solo con il richiamo ad un generico diritto divino, ma con la pretesa che il sovrano fosse il vicario del figlio del dio unico degli abramitici. E con la consueta leggerezza abramitica &#8211; fino al 20 settembre 1870 &#8211; gli ebrei poterono vivere a Roma solo ghettizzati.<br />
Cancellando dall’Europa, come scrisse Gladstone, uno stato che “ha condannato la libertà di parola, la libertà di stampa, la tolleranza del non-conformismo, il libero studio di questioni civili e filosofiche”, quel giorno, l’Italia avrebbe dovuto cancellare per sempre anche i privilegi della chiesa cattolica. Invece diede subito inizio, con la legge delle Guarentigie e “l’assegno di congrua”, alla lunga serie di concessioni al Vaticano culminata in anni recenti nella vergognosa clausola dell’8 per mille.<span id="more-36617"></span><br />
I clericali, dal canto loro, pensarono bene di mostrarsi sempre e solo offesi, proclamandosi vittime: L’unità cattolica, celebre periodico diretto da don Margotti, cominciò a uscire listato a lutto e lo fece per ben 28 anni. Come osservò Edmondo De Amicis, fogli di tal fatta ingenerarono nei cattolici di tutta Europa il timore che “gli italiani” (definiti “facinorosi” e “tigri assetate di sangue”) volessero “far man bassa sulle chiese e sui preti”.<br />
Occorre distinguere alcune fasi: malgrado le concessioni, fino al 1929 &#8211; se non altro &#8211; i matrimoni dovettero &#8211; tutti e comunque &#8211; essere celebrati in comune. Poi chi voleva celebrava anche i propri riti religiosi. (Già questo, oggi, sarebbe un bel passo avanti sulla via dei Pacs). Coi patti lateranensi il fascismo per autolegittimarsi riportò in gioco i clericali (obbligo, per esempio, di crocifisso come “arredo” in ogni aula scolastica e di tribunale). Ancor più fece la Realpolitik togliattiana nel 1947 con l’art 7 della Costituzione, che inglobò i patti lateranensi. (Va ricordato che &#8211; ancora negli anni Cinquanta &#8211; il 70% dei cittadini italiani si recava compattamente a messa la domenica; oggi tale percentuale si è ridotta al 20%, ma i nostri attuali politicanti si comportano legislativamente come se le percentuali fossero ancora quelle degli anni Cinquanta).<br />
Una svolta parve giungere nel 1984, con l’abolizione del concetto di religione di stato. Ma tale raggiungimento fu pagato con la mela avvelenata dell’8 per mille.<br />
In sintesi, quindi, Porta Pia ha sì cancellato dalla storia lo stato pontificio, portando a naturale conclusione il Risorgimento, ma ha anche aperto le porte dell’Italia tutta alle ingerenze vaticane.  Perduto il potere temporale in un’area limitata del paese, i clericali lo hanno recuperato di fatto e con ben maggiore efficacia in tutto il Paese, spacciandolo per potere spirituale, grazie all’ignavia e all’opportunismo dei governanti italiani.<br />
La ricorrenza del XX settembre dovrebbe dunque diventare l’occasione per denunciare il concordato con la chiesa cattolica come un privilegio concesso ad un potere antidemocratico, parallelo e spesso alternativo a quello dello stato.</p>
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		<title>carta st[r]ampa[la]ta n. 19</title>
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		<dc:creator><![CDATA[chiara valerio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Jun 2010 10:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
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					<description><![CDATA[di Fabrizio Tonello Quando erano più piccole, le mie nipotine pesaresi adoravano far impazzire i grandi che le interrogavano sui numeri: “Quanto fa 10 più 10?” chiedeva, melenso, l’adulto sorridente. “Undici”, rispondeva implacabile Teresa. “Ma no, sono sicura che lo sai, 10 più 10, come le dita, quanto fa?” “Quindici”. “Su, non fare la sciocchina”, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/06/alpini_05.jpg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/06/alpini_05-300x225.jpg" alt="" title="alpini_05" width="300" height="225" class="aligncenter size-medium wp-image-35721" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/06/alpini_05-300x225.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/06/alpini_05.jpg 700w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>di <strong>Fabrizio Tonello</strong></p>
<p>Quando erano più  piccole, le mie nipotine pesaresi adoravano far impazzire i grandi che le interrogavano sui numeri: “Quanto fa 10 più 10?” chiedeva, melenso, l’adulto sorridente. “Undici”, rispondeva implacabile Teresa. “Ma no, sono sicura che lo sai, 10 più 10, come le dita, quanto fa?” “Quindici”. “Su, non fare la sciocchina”, sospirava la nonna, “guarda le due mani: quante dita ho”? “Quattro” era la risposta. Di solito, il benevolo esame finiva lì e si andava comprare il gelato (fuori casa i piccoli mostri capivano perfettamente la differenza tra “2 palline”, “3 palline” e “4 palline con panna”).</p>
<p>Qualcosa del genere succede probabilmente anche al <em>Giornale</em> dove, il 9 giugno, Feltri ha lanciato la sua campagna per tagliare i fondi alle associazioni come l’Anpi, commissionando un articolo intitolato “Pochi fondi agli ex soldati: fanno incetta solo i partigiani”. Qualcuno potrebbe magari obiettare che i partigiani <em>erano </em>soldati, visto che il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia era un organismo riconosciuto non solo dal governo dell’Italia liberata ma anche dalle potenze alleate, che mandavano armi, uomini e istruzioni. Il comandante<br />
militare era Raffaele Cadorna, generale dell&#8217;esercito regolare italiano. Ma forse è troppo chiedere che “Littorio” Feltri (come lo ha soprannominato Marco Travaglio) si sia accorto di queste cose a soli 65 anni dal 25 aprile 1945 e a 62 anni dall’approvazione della Costituzione (che il suo datore di lavoro vuole cancellare perché è “un inferno”).<br />
<span id="more-35668"></span></p>
<p>Sorvolando sul fatto che la distinzione “ex soldati/partigiani” è fasulla e puzza di apologia del fascismo, un piccolo sforzo avrebbe almeno potuto essere fatto per far quadrare le tabelline. Scrive infatti Fausto Biloslavo: “Nel 2009 oltre 600mila euro sono andati a finire nella casse di sodalizi come l’Associazione nazionale partigiani d&#8217;Italia (165.500 euro), l’Associazione nazionale dei martiri caduti per la libertà della patria (65.000), l’Associazione reduci della prigionia, dell’internamento e della guerra di liberazione (81.500), l’Associazione nazionale combattenti della guerra di liberazione inquadrati nei reparti regolari delle Forze armate (80.500). La frammentazione delle associazioni legate alla Resistenza favorisce la divisione sbilanciata della torta. Per cui anche la Federazione italiana delle associazioni partigiane si è beccata 28mila euro. La Difesa da soldi pure all’Associazione nazionale veterani e reduci garibaldini (i partigiani «rossi»), alla Federazione italiana volontari della libertà (96.500) e altri ancora.”</p>
<p>Beh, una calcolatrice tascabile, di quelle che una volta davano in omaggio con Amica, avrebbe permesso di scoprire che 165,5+65+81,5+80,5+96,5 non fa affatto “oltre 600mila euro” ma, semmai,  489.000, che in realtà sono 408.500 se si depenna il contributo alla l’Associazione nazionale combattenti della guerra di liberazione <em>inquadrati nei reparti regolari delle Forze armate</em>, che dovrebbero essere cosiderati soldati perfino dal ministro La Russa; un totale che diminuisce ulterormente se si sottrae almeno metà dei contributi (81.500) che riceve l’Associazione dei reduci della prigionia e dell’internamento, la maggioranza dei quali erano soldati dell’esercito di Mussolini internati dai tedeschi in Germania dopo l’8 settembre 1943.</p>
<p>Il totale corretto è quindi 367.750 euro: che differenza c’è tra 367.750 e “oltre 600.000”? Circa il 40%: il <em>Giornale</em> ha gonfiato del 40% la somma delle cifre che lui stesso pubblica (evidentemente contando sul totale analfabetismo matematico dei propri lettori, che poi si lamentano di pagare troppe tasse).</p>
<p>Per promuovere gli umori bellicosi delle signore impegnate nello shopping in via della Spiga, l’autore prosegue scrivendo di “Briciole a paracadutisti e alpini”. In effetti: i primi hanno diritto solo a 15.500 euro, mentre l’associazione nazionale alpini ne ottiene 27.000, i bersaglieri meno di 20.000 e i fanti sono fermi a 10.500. Occorre però fare le somme dei contributi maggiori  che qualche malevolo caporedattore ha inserito nella tabella incorporata nell’articolo: Associazione nazionale combattenti e reduci, 212.000. Lega Navale, 44.000. Opera nazionale dei figli degli aviatori, 28,500. Ex carabinieri, 13.000 euro,e via distribuendo.</p>
<p>La tabella permette di fare rapidamente i conti di quanto le tradizionali associazioni combattentistiche care ai nostalgici dell’impero ricevono ogni anno (in migliaia di euro). 212+80,5+44+28,5+27+20+15,5+13+10,5+4, a cui va aggiunta metà dei contributi che riceve l’Associazione dei reduci della prigionia e dell’internamento, cioè 40.750 euro. Il totale fa 495.750 euro, che è parecchio di più dei 367.750 euro destinati ai “partigiani” che “fanno incetta”.</p>
<p>Sempre il 9 giugno, in un’altra pagina del <em>Giornale</em>, Giuseppe Bedeschi attacca, con 65 anni di ritardo, il governo Parri, che avrebbe voluto –orrore!- epurare i fascisti: nel 1945, il partito d’azione, scrive l’articolista, esigeva “un’epurazione radicale contro tutti coloro che avessero collaborato in qualche modo col fascismo o avessero occupato cariche, piccole o grandi, nell’Italia fascista: il che significava epurare una grossa parte del popolo italiano”. Anche qui con i numeri non ci siamo; chi avrebbe dovuto essere allontanato dalla vita pubblica erano i dirigenti del fascismo, gli alti funzionari, i magistrati e i poliziotti: qualche decina di migliaia di persone. Una “grossa parte del popolo italiano” avrebbero dovuto essere 10 o 15 milioni di persone, una frottola colossale.</p>
<p>Bedeschi e tutti i nostalgici, naturalmente, dimenticano di precisare che l’epurazione <em>non si fece</em>, nemmeno in minima parte: il 22 giugno 1946 l’odiatissimo Togliatti, ministro della Giustizia, fece promulgare l’amnistia con cui si metteva fine anche ai pochi processi in corso contro i criminali fascisti. </p>
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