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	<title>trattato di Amsterdam &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>LA LOBBY VATICANA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Nov 2010 18:38:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Franco Buffoni Perché in Italia non si riesce a fare saltare il tappo dell’ipocrisia nei confronti dell’omosessualità? Perché l’Italia non può avvicinarsi legislativamente a Francia, Germania, Spagna e Gran Bretagna? Perché deve restare allineata a Cipro, Malta, Lituania e San Marino? Mi limito a ricordare la direttiva approvata dal parlamento europeo il 26 aprile [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di Franco Buffoni</p>
<p>Perché in Italia non si riesce a fare saltare il tappo dell’ipocrisia nei confronti dell’omosessualità? Perché l’Italia non può avvicinarsi legislativamente a Francia, Germania, Spagna e Gran Bretagna? Perché deve restare allineata a Cipro, Malta, Lituania e San Marino? Mi limito a ricordare la direttiva approvata dal parlamento europeo il 26 aprile 2007 che &#8211; riprendendo l’articolo 13 del trattato di Amsterdam, sempre disatteso dall’Italia &#8211; ribadisce l’invito agli stati membri “a proporre leggi che superino le discriminazioni subite da coppie dello stesso sesso”, e condanna “i commenti discriminatori formulati da dirigenti politici e religiosi nei confronti degli omosessuali”.<br />
L’anomalia italiana è ormai luogo comune in Europa: chi ne frequenti le istituzioni sa bene quali sguardi e parole di accorata sympathy i rappresentanti italiani siano costretti a subire da parte dei colleghi: “… ma voi, in Italia…” è diventato un leitmotiv per chi si occupa di diritti civili e non solo. E non si capisce nemmeno più se l’interlocutore stia pensando a Berlusconi per arrivare a Ratzinger, o stia pensando a Ratzinger per arrivare a Berlusconi: per l’appunto Italy, Vatican State, come intitola il suo ultimo libro Michele Martelli (Fazi editore).<span id="more-37213"></span><br />
Quali fondamentali elementi apporta il Vaticano all’anomalia italiana? Anzitutto un elemento storico: perché è vero che con la presa di Roma nel 1870 l’Italia cancellò dall’Europa una delle più ottuse monarchie assolute dei tempi moderni, che motivava la sua intolleranza e il suo dominio sulle coscienze e sui corpi non solo con il richiamo ad un generico diritto divino, ma con la pretesa che il sovrano fosse il vicario del figlio del dio unico degli abramitici. Il governo italiano &#8211; che quel giorno avrebbe dovuto cancellare per sempre anche i privilegi della chiesa cattolica – diede però subito inizio, con la legge delle Guarentigie e “l’assegno di congrua”, alla lunga serie di concessioni economiche e legislative al Vaticano culminata in anni recenti nel vergognoso imbroglio dell’8 per mille. Occorre comunque distinguere alcune fasi: fino al 1929 &#8211; se non altro &#8211; i matrimoni dovettero, tutti e comunque, essere celebrati in comune. Poi chi voleva celebrava anche i propri riti religiosi. (Già questo, oggi, sarebbe un bel passo avanti sulla via dei Pacs). Coi patti lateranensi il fascismo per autolegittimarsi riportò in gioco i clericali (obbligo, per esempio, di crocifisso come “arredo” in ogni aula scolastica e di tribunale). Ancor più fece la Realpolitik togliattiana nel 1947 con l’art. 7 della Costituzione, che inglobò i patti lateranensi. Va tuttavia ricordato che – fino agli anni Cinquanta &#8211; il 70% dei cittadini italiani si recava compattamente a messa la domenica: oggi tale percentuale si è ridotta al 20%. Ma i nostri attuali politicanti si comportano legislativamente come se le percentuali fossero ancora quelle degli anni Cinquanta.<br />
Una svolta parve giungere nel 1984, con la cancellazione del cattolicesimo come religione di stato. Ma tale raggiungimento fu pagato con la mela avvelenata dell’8 per mille. In sintesi, quindi, se il XX settembre portò a naturale conclusione il Risorgimento, aprì anche le porte dell’Italia tutta alle ingerenze vaticane.  Perduto il potere temporale in un’area ristretta del paese, i clericali lo recuperarono di fatto e con ben maggiore efficacia in tutto il Paese, spacciandolo per potere spirituale, grazie all’ignavia e all’opportunismo dei governanti italiani. Simbolicamente quest’anno il comune di Roma e il governo italiano hanno delegato al Segretario di Stato vaticano cardinale Bertone la commemorazione dell’anniversario, inviando la Digos a Porta Pia a identificare e poi disperdere i laici che intendevano semplicemente rendere la propria testimonianza.<br />
Impostata in questo modo la riflessione, non è difficile inquadrare numerosi episodi della recente cronaca politica italiana all’interno dello schema prima definito di “ricerca di autolegittimazione”. Dal micro al macro: ricordo per esempio l’espressione assorta di Francesco Rutelli con gli occhiali &#8211; biro in mano e quadernetto di appunti – mentre fantascientificamente smontava i quesiti relativi al  referendum abrogativo sulla fecondazione medicalmente assistita e la ricerca scientifica sulle cellule staminali. E abbiamo tutti in mente quel notturno consiglio dei ministri da cui fuoriuscì il monstrum che avrebbe condannato a morte-in-vita sine die Eluana Englaro. Ma si pensi anche ai provvedimenti in favore della scuola privata (in grande maggioranza cattolica); al sistematico boicottaggio di ogni proposta legislativa nel campo dei diritti civili; alla progressiva sostituzione del welfare (a misura di singolo cittadino) con modelli vetero-familisti: una costruzione normativa spacciata per “naturale” e invece mirata a perpetuare violenza e oppressione sui soggetti ritenuti non-conformi, in primis sugli omosessuali.<br />
Va ricordato che la lobby vaticana è sempre stata sessuofobica, perché traumatizzare le persone sul sesso è un modo molto efficace per tenerle legate, innescando il collaudato meccanismo peccato-confessione-assoluzione. Ma oggi che &#8211; con la sessuofobia, proprio non si va più da nessuna parte – la lobby si è specializzata in omofobia: un vero e proprio nervo scoperto per un’organizzazione sostanzialmente omosessuale, dominata da persone che nella loro formazione hanno incamerato quintalate di omofobia interiorizzata.<br />
La ricerca di autolegittimazione presso il Vaticano da parte dei politicanti italiani ha la sua radice nella convinzione che senza l’appoggio (o almeno l’acquiescente neutralità: quella che venne meno al secondo governo Prodi quando fu presentato il disegno di legge sui Dico) di quella potente lobby, in Italia un governo non possa essere varato o comunque non possa durare. I privilegi così acquisiti portano sempre maggiore potere alla lobby stessa; e come il potere della lobby cresce, aumenta nei rutelli (intesi come categoria) il bisogno di autolegittimarsi.<br />
Non si deve però pensare soltanto ai mastodontici privilegi dovuti ai meccanismi dell’otto per mille, o al regime di totale impunità e assenza di controlli in cui opera lo Ior &#8211; Istituto Opere di Religione, la banca centrale vaticana -, o all’abbuono dell’Ici sull’intero patrimonio immobiliare della lobby, stimato al 40 per cento del totale nella città di Roma e al 25 per cento nell’intera penisola. Si rifletta anche su più sottili e repellenti ingiustizie quali le forniture gratuite di acqua, luce e gas al Vaticano, o gli stipendi agli insegnanti di religione cattolica nelle scuole di stato.<br />
Ovvio che oggi occorrerebbe un grande atto di coraggio resistenziale e risorgimentale: nel nome della Repubblica Romana del ‘49 personalmente io sogno un leader giovane, sinceramente laico, in grado di impostare un serio programma di abolizione dei privilegi. Un leader capace di ricordare sempre che &#8211; quando si afferma che il Vaticano fa il suo mestiere difendendo la sua concezione della vita personale e sociale &#8211; questo diritto deve valere – con pari opportunità &#8211; anche per le altre confessioni e religioni, nonché per gli agnostici e gli atei. E che a nessuna lobby deve essere riconosciuta dall’ordinamento giuridico una posizione di privilegio che neghi agli altri di poter vivere secondo i propri valori e le proprie convinzioni. Un leader capace soprattutto di tenere presente che la funzione pubblica &#8211; esercitata in piena libertà da lobby religiose, ideologiche e morali – pertiene solo all’ambito della società civile: qui le varie lobby e associazioni possono &#8211; attraverso un dialogo alla pari &#8211; cercare di convincere i cittadini sulla bontà delle loro proposte. Ma così come non è ammissibile che un partito politico, per quanto maggioritario, possa imporre le proprie preferenze in materia di cure terminali o di scelte affettive e sessuali, negando ai cittadini diritti costituzionalmente sanciti, allo stesso modo questo principio deve valere per una lobby che non ha avuto dagli elettori alcun mandato di governo.<br />
Invece, nell’ultimo decennio, si è formato in Italia un nuovo &#8220;partito vaticano&#8221; guidato dalla ricchissima (per i proventi dell’8 per mille) Cei, alacremente seguito da gruppi trasversali aggressivi e arroganti di politicanti e giornalisti teocon, teodem, atei devoti, postsecolari, islamofobi, che – sulle linee tracciate dall’autore del discorso di Ratisbona &#8211; spregiando le conquiste scientifiche e soprattutto il metodo della scienza (della prova e della verifica) estendono la loro avversione dall’Illuminismo al Relativismo, influenzando le frange più vulnerabili persino delle giovani generazioni.<br />
Grazie al Vaticano e alla complicità di tali politicanti e giornalisti &#8211; pronti a svendere i princìpi del nostro essere “nazione” e del nostro essere “democrazia”,  conquistati col sangue del Risorgimento e della Resistenza &#8211; l’Italia è oggi diventata un bizzarro laboratorio politico, osservato con cinico interesse dalle più oscene destre dell’Occidente: un laboratorio dove si ricerca come soffocare diritti civili e libertà di pensiero, di stampa e di ricerca, parlando sempre e solo al ventre dei ceti culturalmente più sprovveduti senza provare il minimo senso di vergogna.<br />
Questo immondo connubio tra lobby vaticana e politicanti senza scrupoli &#8211; rafforzando l’anomalia italiana &#8211; soffoca e conculca basilari principi (in primis quelli di stato costituzionale di diritto e di laicità dello stato), trascinando nel fango il rispetto dei diritti umani, la libertà di coscienza e ovviamente la libera ricerca.<br />
Cito due soli episodi altamente emblematici. L’invocazione al quorum nel 2005 da parte del cardinale Camillo Ruini, allora presidente della Cei, per boicottare il referendum su fecondazione assistita e cellule staminali. Andò a votare il 25% dei cittadini e oltre il 90% di costoro si dichiarò favorevole alla abrogazione di norme che – di fatto – tengono l’Italia al di fuori del consesso delle nazioni civili. Per il resto della popolazione fu evidente la saldatura tra clericalismo, menefreghismo e ignoranza. Il cardinale Ruini, il giorno dopo, raggiante, invece parlò di “maturità del popolo italiano” per il mancato raggiungimento del quorum. L’allora capo dei vescovi avvalorò poi il proprio atteggiamento antiscientifico affermando: “Il popolo italiano ama la vita e diffida di una scienza che pretende di manipolarla”. Così concludendo: “Il cattolicesimo popolare italiano ha dato ottima testimonianza di sé. Il mondo cattolico è stato quanto mai compatto, dimostrando di comprendere fino in fondo le ragioni per le quali bisognava seguire una certa linea. Questo risultato è l&#8217;espressione &#8211; pubblicamente più significativa e più rilevante &#8211; del Progetto culturale della Chiesa italiana”. Dopo cinque anni, un primo bilancio dell’iniziativa di Ruini&amp;co parla di oltre cinquantamila coppie italiane (dunque centomila persone) costrette ad emigrare per poter procreare, pagando mediamente ottomila euro in Spagna, seimila in Grecia, ventimila in Russia e cinquemila in Ucraina.<br />
Oppure irridetela, la ricerca. Come è avvenuto nel 2009 presso la sede del Cnr &#8211; Consiglio Nazionale delle Ricerche, Roma. Quando, contro la volontà del suo presidente (un vero ricercatore), il vicepresidente Roberto de Mattei organizzò un convegno sul creazionismo dal titolo “Evoluzionismo. Il tramonto di una ipotesi”, invitando i più inverosimili ciarlatani in circolazione con i denari dei contribuenti italiani. (E’ disponibile il volume degli Atti). Designato alla carica di vicepresidente del Cnr nel 2004 dal presidente  del Consiglio Berlusconi su proposta dell’allora ministro dell’istruzione Moratti,  de Mattei non fu rimosso dall’incarico nei due anni del governo Prodi (evidentemente piace anche ai cattolici adulti). De Mattei &#8211; che recentemente ha dichiarato: “Adamo ed Eva sono  personaggi storici e sono i progenitori dell&#8217;umanità” &#8211; è professore associato di Storia del Cristianesimo in una università privata, direttore del mensile  fondamentalista “Radici cristiane” e dirigente di “Alleanza Cattolica”.<br />
Distruggete le centrali elettriche e avrete il buio subito; distruggete scuola laica e ricerca, e il buio totale delle coscienze e delle intelligenze lo avrete dopo qualche anno.<br />
In effetti, in mancanza o quasi di valori civili condivisi, il Vaticano in Italia opera come una specie di banca dei valori assoluti, senza la quale gli italiani, per quel poco che gliene importa, probabilmente si sentirebbero più soli.  L’etica vaticana è predeterminata, assoluta, rivelata, autoritaria. Dunque è deresponsabilizzante.  Per questo piace tanto a un popolo arretrato e superstizioso, cattolico, cialtrone e mafioso, con Padre Pio nel portafoglio e il gratta e vinci in mano.<br />
Esistono società meritocratiche (in genere quelle anglosassoni), società socialdemocratiche (con lo stato in funzione di nume tutelare dalla culla alla tomba: in genere quelle nord-europee) e società familistiche come quella italiana, per la quale il primato dei valori è nell’ambito famigliare.  E il Vaticano – questo stato nello stato – presidia tale primato con assoluta determinazione, gestendo praticamente in toto il variegato e redditizio mondo della solidarietà e dell’assistenza sociale.  Nei passaggi fondamentali, nei momenti di inizio e fine vita, il Vaticano incombe: negli ospedali e nelle scuole, negli ospizi e negli asili. In cambio chiede solo proselitismo, potere e denaro.  E lo stato italiano glieli concede, a palate, in quantità industriale.</p>
<p>Articolo pubblicato su Alfabeta2, numero 3, novembre 2010</p>
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		<title>VIOLENZA OMOFOBA</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Sep 2010 19:48:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Franco Buffoni Lo scorso fine settimana, mentre erano in corso i festeggiamenti per la festa della birra a Pignataro, presso Cassino, due trentenni inglesi sono stati accerchiati da un gruppo di ragazzi e picchiati selvaggiamente. La coppia, regolarmente sposata in Gran Bretagna, era in vacanza nel frusinate perché uno dei due è originario della [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di Franco Buffoni</p>
<p>Lo scorso fine settimana, mentre erano in corso i festeggiamenti per la festa della birra a Pignataro, presso Cassino, due trentenni inglesi sono stati accerchiati da un gruppo di ragazzi e picchiati selvaggiamente. La coppia, regolarmente sposata in Gran Bretagna, era in vacanza nel frusinate perché uno dei due è originario della zona. I due uomini si stavano baciando su una panchina quando sono stati oggetto prima di invettive e poi di violenza. Gli aggressori, dopo aver rotto il setto nasale ad uno e colpito al capo l’altro, hanno fatto perdere le proprie tracce. I due coniugi, dimessi dall’ospedale, hanno subito fatto rientro in Inghilterra.<span id="more-36694"></span><br />
Questo ennesimo episodio di violenza ci induce nuovamente a richiedere il riconoscimento pubblico, giuridico, per le coppie omosessuali. Mentre il parlamento italiano, nell’ottobre 2009 non si è dimostrato disposto nemmeno a difendere i cittadini fatti oggetto di violenza fisica. Con la bocciatura della proposta di legge Concia contro omofobia e transfobia venne scritta una pagina tristissima della nostra democrazia. Un parlamento sempre più delegittimato e distante dai problemi dei cittadini &#8211; un parlamento di nominati pronti a vendersi &#8211; decise di tapparsi occhi e orecchie di fronte alla crescente violenza contro omosessuali e transessuali, riesumando il vergognoso paragone dell’omosessualità alla pedofilia, all’incesto e alla zoofilia.<br />
Non stupisce che un Parlamento sostanzialmente omofobo, nel discutere tale proposta di legge, abbia parlato di “privilegi” e di legge “contro la libertà di pensiero”: ovviamente dei clericali e dei loro preti, che potrebbero divenire oggetto di sanzione per gli anatemi che pronunciano.<br />
Mi limito al riguardo a ricordare la direttiva approvata dal parlamento europeo il 26 aprile 2007 che &#8211; riprendendo l’art. 13 del trattato di Amsterdam, disatteso dall’Italia &#8211; ribadisce l’invito agli stati membri “a proporre leggi che superino le discriminazioni subite da coppie dello stesso sesso”, condanna “i commenti discriminatori formulati da dirigenti politici e religiosi nei confronti degli omosessuali”.<br />
Tornando alla bocciatura della proposta di legge Concia, quel che davvero risulta inaccettabile è l’utilizzo dello stratagemma della pregiudiziale di costituzionalità, che spinge sempre più ai margini della cittadinanza il 10% dei cittadini. Il Parlamento italiano si è fatto così sostanzialmente istigatore di violenza e di odio e porta il peso della responsabilità dell’evidente imbarbarimento culturale di cui gli omosessuali sono vittime. Violenza fisica e violenza morale sono strettamente connesse: non si può pensare di condannare l’una e giustificare allo stesso tempo l’altra.<br />
E’ importante anche fare chiarezza su un altro punto della proposta di legge respinta, concernente l’orientamento sessuale. Una legge che preveda aggravanti sulla base di questa motivazione non introdurrebbe elementi di discriminazione in base al soggetto che subisce violenza, ma in base al movente di chi commette il reato. È scandaloso che alcuni parlamentari e giornalisti (tra gli altri Buttiglione, Volontè, Storace, Renato Farina del Giornale) abbiano cercato di fare bieca speculazione su questo punto.<br />
Nessuna discriminazione verrebbe introdotta ma una norma di responsabilità che, come già accade da anni per violenze motivate da odio razziale o religioso (legge Mancino, 1993), riconosca la realtà della violenza motivata da odio omofobo e transofobo. Una norma di civiltà elementare presente ormai nella legislazione di tutti gli stati moderni, avanzati e civili.</p>
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		<title>PRIDE</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Jul 2010 11:42:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Di Franco Buffoni Perché è necessario coniugare la riflessione sull’omosessualità a quelle sulla laicità e sulla diffusione della cultura scientifica? L’obiettivo è l’affrancamento dal retaggio abramitico. Quel retaggio in virtù del quale si ritiene che un “creatore” abbia voluto generi e specie così come sono, immutabilmente: l’ordine del “creato”. Con conseguente fioritura del pregiudizio anti-omosessuale [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Di Franco Buffoni</p>
<p>Perché è necessario coniugare la riflessione sull’omosessualità a quelle sulla laicità e sulla diffusione della cultura scientifica? L’obiettivo è l’affrancamento dal retaggio abramitico. Quel retaggio in virtù del quale si ritiene che un “creatore” abbia voluto generi e specie così come sono, immutabilmente: l’ordine del “creato”. Con conseguente fioritura del pregiudizio anti-omosessuale (praticamente assente nel mondo greco-latino) e descrizione degli omosessuali come coloro che ostacolano la “volontà divina”.<br />
Questo assunto &#8211; che ho cercato di sciogliere in alcuni post apparsi su Nazione Indiana negli ultimi due anni &#8211; e che in tempi brevi spero di riuscire a tradurre in volume, mi è parso ancor più necessario lo scorso 3 luglio. Mentre nella ormai completamente laicizzata Londra un milione di persone sfilava in festa commemorando il primo Gay Pride di quarant’anni fa, a Roma alcune  migliaia di persone erano costrette a sfilare accanto a uno striscione affisso da una associazione cattolica &#8211; fortemente protetta dalle gerarchie vaticane e sovvenzionata coi proventi dell’8 per mille &#8211; che definiva i diritti civili reclamati dagli omosessuali come “diritti alla perversione”.<br />
Nulla di nuovo, mi si può replicare. Gli autori dello striscione sono in linea col Parlamento italiano che boccia la proposta di legge Concia contro l’omofobia e disattende sistematicamente l’art. 13 del Trattato di Amsterdam che condanna “i commenti discriminatori formulati da dirigenti politici e religiosi nei confronti degli omosessuali”. Ovvio che &#8211; se l’Italia si comportasse da paese civile e la legge contro l’omofobia fosse approvata &#8211; gli appartenenti a tali organizzazioni e i loro ispiratori e mandanti diretti e indiretti sarebbero immediatamente passibili di sanzioni.<span id="more-36041"></span><br />
Intanto proseguono, senza più fare notizia, le quotidiane aggressioni verbali e fisiche a cittadini omosessuali che hanno la sola colpa di essere, di esistere… A meno che &#8211; E QUESTA E’ LA VERA RAGIONE PER CUI PUBBLICO QUESTO POST &#8211; non si comportino come i signori autori dello striscione e i loro mandanti desiderano. E cioè, leggiamo nel comunicato successivo allo striscione: “Come quegli omosessuali onesti che vivono la propria condizione con disagio”.<br />
E’ palese che siamo di fronte a un passo avanti: anche i signori dello striscione sono approdati ormai al più recente catechismo della chiesa cattolica: gli omosessuali esistono, ma devono vivere la loro condizione con disagio.<br />
Poiché sappiamo bene da chi i parlamentari italiani siano ispirati quando si tratta di diritti civili, non nutriamo speranze per questa legislatura. Ma sappiamo anche quanto sensibile ai sondaggi sia chi attualmente – di quei nominati – detiene la quota di maggioranza. Il tappo dell’ipocrisia nei confronti dell’omosessualità sta per saltare. Si avvicina il momento in cui l’Italia potrà allinearsi a Francia, Germania, Spagna e Gran Bretagna, piuttosto che a Cipro, Malta, Lituania e San Marino. I conti con i signori dello striscione e i loro mandanti sono aperti.</p>
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		<title>MERRY CHRISTMAS</title>
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		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Dec 2009 15:08:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Franco Buffoni 1. In questi giorni di persino – se possibile – maggiore presenza pretesca sulle reti generaliste, perché non dare rilievo all’alto spirito caritativo che ha mosso l’arcivescovo di Bologna Carlo Caffarra a chiedere con veemenza al presidente della regione Emilia-Romagna Vasco Errani di NON estendere anche alle coppie di fatto &#8211; debitamente [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Franco Buffoni</strong></p>
<p>1. In questi giorni di persino – se possibile – maggiore presenza pretesca sulle reti generaliste, perché non dare rilievo all’alto spirito caritativo che ha mosso l’arcivescovo di Bologna Carlo Caffarra a chiedere con veemenza al presidente della regione Emilia-Romagna Vasco Errani di NON estendere anche alle coppie di fatto &#8211; debitamente registrate in comune – i diritti e i benefici del welfare?</p>
<p>2. Su proposta del ministro agli affari regionali Raffaele Fitto, il Governo ha impugnato la legge 52/09 della Regione Liguria contro l’omofobia: &#8220;Norme contro le discriminazioni determinate dall&#8217; orientamento sessuale o dall&#8217; identità di genere&#8221;. Motivazione: la legge “eccede dalle competenze regionali perché solo lo stato può decidere in materia di diritti civili”.<br />
Ma quando lo stato non decide &#8211; anzi palesemente disattende l’art. 13 del Trattato di Amsterdam e ignora le direttive del Parlamento europeo, in particolare quella del 26 aprile 2007 che condanna “i commenti discriminatori formulati da dirigenti politici e religiosi nei confronti degli omosessuali” – e un consiglio regionale, per contro, mostra dignità e autonomia decisionale, non sarebbe il caso almeno di parlarne, facendo circolare la notizia?<span id="more-28083"></span></p>
<p>3. E che dire del caso di Alessandra Bernaroli: &#8220;Per anni &#8211; racconta la 38enne signora bolognese &#8211; ho represso la mia vera natura e, appartenendo a una famiglia cattolica molto severa, mi sono comportata da uomo dedicandomi al culturismo e andando con le ragazze&#8221;. Nel 2005 Bernaroli contrae matrimonio (civile e religioso), poi &#8211; aiutato dall’intelligente compagna &#8211; inizia un percorso che lo porta nel 2009 ad ottenere il riconoscimento legale del cambio di identità. Rottura con la famiglia di origine; persino rafforzato amore con la compagna. I problemi sorgono con la richiesta dello stato di famiglia. Il comune di Bologna stampa un certificato in cui dichiara che la coppia non è più unita in matrimonio ma che convive nella stessa abitazione. Un falso clamoroso perché nessuno dei due coniugi si è mai sognato di chiedere il divorzio.<br />
Il Comune ha motivato questa scelta dicendo che, se avesse rilasciato un certificato attestante l&#8217;unione, avrebbe avallato l&#8217;idea di un matrimonio tra due donne. Ora la questione è in mano ai legali. &#8220;Come possiamo compilare la denuncia dei redditi, visto che l&#8217;appartamento e l’auto sono cointestati e il coniuge risulta a mio carico?&#8221;, chiede Bernaroli. Qualcuno se la sente di parlare semplicemente di amore tra due persone? Magari un prete a Natale?</p>
<p>4. Si pensi a un glabro filippino, di bassa statura, dai lineamenti dolci: una donna non può fare il prete, lui sì. Si pensi a una signora siberiana di alta statura e dai lineamenti pronunciati, persino il pomo d’Adamo le si vede quando parla. Immaginateli vestiti dei paramenti sacerdotali. Chi dei due è più prete, chi maggiormente corrisponde al cliché “virile”? Ciò che conta per i cattolici non è questo. Ciò che conta per i cattolici è come si fa pipì.  Questa ossessione per come si fa pipì continua a obnubilare i cattolici e i loro accoliti leghisti e fascisti.</p>
<p>5. Scriveva Gaetano Salvemini: “Tutti in Italia sembrano aver dimenticato che la libertà non è la mia libertà ma è la libertà di chi non la pensa come me. Un clericale non capirà mai questo punto né in Italia né in nessun altro paese del mondo. Un clericale non arriverà mai a capire la distinzione fra peccato, quello che lui crede peccato, e delitto, quello che la legge secolare ha il compito di condannare come delitto. Il clericale punisce il peccato come fosse delitto e perdona il delitto come se fosse peccato. Perciò è necessario tener lontano i clericali dai governi dei paesi civili”.</p>
<p>6. Dal tempo di Salvemini &#8211; e con questo il mio pensiero natalizio per i lettori di <em>Nazione Indiana</em> si chiude &#8211; la situazione si è solo incancrenita. Allora almeno c’erano i partiti laici anticlericali, con La Malfa padre, Ernesto Rossi, Malagodi&#8230; Oggi siamo infestati dai clericali atei. La legge sul divorzio del 1974 reca la firma di un  socialista (Fortuna) e di un liberale (Baslini). Sarebbe come se oggi una legge contro l’omofobia portasse la firma di Cicchitto e Quagliariello.</p>
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		<title>SCHEMINO ILLUMINISTICO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 18:24:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Franco Buffoni Il suddito pontificio Giacomo Leopardi &#8211; che per terrore del freddo rinunciò alla cattedra universitaria in Germania (filologia classica e studi danteschi) &#8211; a Roma non potè lavorare nemmeno come bibliotecario per il rifiuto ad indossare l’abito talare. A Leopardi &#8211; suddito pontificio dissidente – ho spesso pensato nelle scorse settimane di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Franco Buffoni</strong></p>
<p>Il suddito pontificio Giacomo Leopardi &#8211; che per terrore del freddo rinunciò alla cattedra universitaria in Germania (filologia classica e studi danteschi) &#8211; a Roma non potè lavorare nemmeno come bibliotecario per il rifiuto ad indossare l’abito talare.<br />
A Leopardi &#8211; suddito pontificio dissidente – ho spesso pensato nelle scorse settimane di apparente resa “ai preti”, che “possono ancora e potranno eternamente tutto”. (Dalla Lettera a Luigi De Sinner del 22 dicembre 1836: “La mia filosofia è dispiaciuta ai preti, i quali e qui e in tutto il mondo, sotto un nome o sotto un altro, possono ancora e potranno eternamente tutto”).</p>
<p>DIRIGENTI POLITICI E RELIGIOSI<br />
Violenza fisica e violenza morale sono strettamente connesse: non si può pensare di condannare l’una giustificando allo stesso tempo l’altra. Ricordo la direttiva approvata dal Parlamento europeo il 26 aprile 2007 che &#8211; riprendendo l’art. 13 del trattato di Amsterdam, disatteso dall’Italia &#8211; ribadisce l’invito agli stati membri “a proporre leggi che superino le discriminazioni subite da coppie dello stesso sesso” e condanna “i commenti discriminatori formulati da dirigenti politici e religiosi nei confronti degli omosessuali”.<br />
E i nostri deputati, nel bocciare la proposta di legge Concia, hanno fatto riferimento a “privilegi” che si sarebbero “concessi” agli omosessuali e di “attentato alla libertà di pensiero” (ovviamente di cattolici, fascisti e leghisti). Spingendo sempre più ai margini della cittadinanza il 10% dei cittadini.<br />
Perché cito Leopardi e leopardianamente “i preti”, e non me la prendo direttamente con i parlamentari italiani? Perché il vero scontro in atto non è tra il Parlamento italiano e gli omosessuali, ma tra il Vaticano e il Parlamento europeo, alias tra il Vaticano e la modernità.<br />
Prendersela con questo Parlamento italiano di nominati sarebbe fin troppo facile e riduttivo. Più interessante cercare di capire le ragioni profonde dello scontro.<span id="more-26672"></span></p>
<p>Le bestie nere del Vaticano nell’ultimo decennio si chiamano Gender Theory e Relativismo.</p>
<p>GENDER THEORY<br />
“Donne non si nasce, si diventa”, diceva Simone de Beauvoir. Chi nasce di sesso femminile è indotto a crescere come la sua società ritiene che debba essere una donna. Lo stesso potrebbe dirsi per l’omosessuale, almeno per quanto attiene alla sfera della cosiddetta “omofobia interiorizzata”, cioè a quelle istanze antiomosessuali prevalenti nel mondo sociale che il bambino inconsapevolmente assorbe e poi volge in primis contro se stesso.<br />
In sostanza, l’identità sessuale di ogni persona è stabilita dal sesso biologico, dall’identità di genere (il sentirsi maschio o femmina), dal ruolo di genere (i comportamenti che ogni cultura definisce appropriati per un maschio e per una femmina) e dall’orientamento sessuale. L’orientamento sessuale nulla ha a che fare con l’identità di genere.<br />
Genere maschile, specie omosessuale/eterosessuale; genere femminile, specie omosessuale/eterosessuale. Desiderare la donna non è una prerogativa solo del genere maschile, e desiderare l’uomo non è una prerogativa solo del genere femminile.<br />
La conseguenza più drammatica della sovrapposizione del genere alla sessualità consiste nel dare per scontato il secondo in base al primo, dalla nascita. Questo è il fondamentale luogo comune da sfatare. Il sesso biologico si riconosce subito (salvo in alcuni particolari casi); per l’orientamento sessuale occorre attendere almeno un decennio. Ed è proprio questa sovrapposizione, questo luogo comune, la causa di inenarrabili sofferenze, ambiguità, menzogne, isolamenti, crisi esistenziali e quant’altro.<br />
In sintesi: conta non il sesso biologico ma l’orientamento sessuale. Da qui la necessità di codificare nuovi diritti umani, sessuali e riproduttivi.<br />
Judith Butler è la studiosa statunitense che maggiormente ha contribuito alla codificazione di una Gender Theory. In base alla quale, nel mondo moderno, la differenza tra uomo e donna finisce inevitabilmente con l’essere più un fatto  sociale che biologico e l&#8217;omossessualita&#8217; diviene un destino culturalmente accettabile.<br />
Da qui il conflitto con il Vaticano. L’ultimo proclama l&#8217;ha lanciato l’8 ottobre scorso il segretario della Congregazione per l&#8217;Evangelizzazione dei Popoli, mons. Robert Sarah. Che ha definito la Gender Theory “una ideologia omicida”.   Per mons. Sarah, la Gender Theory  &#8221;destabilizza il senso della vita coniugale e familiare, si oppone all&#8217;identità sponsale della persona umana, alla complementarietà antropologica tra l&#8217;uomo e la donna, al matrimonio, alla maternità e alla paternità, alla famiglia e alla procreazione&#8221;. Si tratta, per Sarah, di una &#8221;ideologia irrealistica e disincarnata&#8221;, &#8221;che nega il disegno di Dio&#8221;, e che spinge la società a &#8221;forgiare il genere maschile e femminile a seconda delle scelte mutevoli dell&#8217;individuo&#8221;.   &#8221;Essendo il diritto di scelta il valore supremo di questa nuova etica, l&#8217;omosessualità diventa una scelta culturalmente accettabile, e la possibilità di questa scelta viene in tal modo promossa&#8221;.</p>
<p>L’ORDINE DEL CREATO<br />
Il mio obiettivo è di coniugare la riflessione sull’omosessualità a quelle sull’ateismo e sulla diffusione della cultura scientifica perché sono convinto che una vera e profonda accettazione dell’omosessualità nelle nostre società non possa che conseguire all’affrancamento dal retaggio abramitico. Quel retaggio in virtù del quale si ritiene che un “creatore” abbia voluto generi e specie così come sono, immutabilmente: l’ordine del “creato”.<br />
Da tale retaggio viene l’ottuso trincerarsi di molti dietro al cosiddetto “diritto naturale”. Da qui i feroci attacchi da parte dei vari fondamentalismi abramitici &#8211; in primis quello vaticano &#8211; contro il movimento gay e la Gender Theory.<br />
Costoro non hanno digerito Darwin; costoro &#8211; se messi alle strette &#8211; giungono a inventarsi la teoria dell’Intelligent Design. Per costoro le rivendicazioni femministe e gay vanno contro l’ordine naturale e dunque contro la creazione. (Lo dicevano anche delle suffragette di un secolo fa). Con costoro non si può discutere: costoro devono solo essere sconfitti politicamente. Come è avvenuto in Spagna e come purtroppo non sta avvenendo in Italia.</p>
<p>DIRITTI RIPRODUTTIVI<br />
Procrea chi vuole, chi se la sente di prendersi la responsabilità di crescere una giovane vita. Questo è stato definitivamente sancito dalla Conferenza del Cairo su Popolazione e sviluppo del 1994: “I diritti riproduttivi fanno parte dei diritti umani. Ogni SINGOLO individuo ha il diritto di decidere quanti figli avere e quando; e ad essere scientificamente informato onde ottenere il massimo possibile di salute sessuale e riproduttiva, libero da ogni discriminazione, coercizione e violenza”.<br />
In Italia ai single non è consentito accedere all’istituto dell’adozione. In Francia è possibile dal 1966; in Inghilterra dal 1976. E perché in Italia, dove fino al terzo mese è consentito l’aborto, è invece illegale la selezione degli embrioni basata sulla diagnosi pre-impianto? Qui siamo davvero al paradosso e al ridicolo. Qui la deriva biologistica e antiscientifica della Chiesa cattolica e del Parlamento italiano tocca il fondo, riducendo il giudizio sull’”idoneità” di una coppia a crescere un minore alla “natura” del loro sesso; e riducendo la nascita di una persona alle avventure e disavventure di un embrione. Per non parlare di morte e testamento biologico. Finché queste ossessioni ricadono all’interno della stessa Chiesa cattolica sono fatti loro, ma quando per via dei parlamentari cattolici, fascisti e leghisti è l’intera società a subirle&#8230;</p>
<p>È NATURALE&#8230; ?<br />
È naturale produrre il fuoco, mungere e addomesticare gli animali, arare il suolo, produrre frutti attraverso innesti, far fermentare l’uva? È naturale produrre energia, fabbricare plastica, telefonare, accendere la luce? A cattolici, leghisti e fascisti questo non interessa. Cattolici e assimilati il problema se lo pongono solo per l’omosessualità e per la procreazione assistita.<br />
Siamo ormai una specie troppo poco “naturale” per parlare di che cosa è naturale. Per gli appartenenti alla sapiens-sapiens, oggi, “naturale” dovrebbe essere l’accentuazione di educazione, gentilezza, civiltà: umanizzare il mondo, diceva Rilke. La sapiens-sapiens è diventata tale proprio perché si è distanziata dalla natura, dalla animalità. Infine, la natura non disdegna affatto l’omosessualità. In molte specie l’accoppiamento omosessuale è un dato di consuetudine anche in presenza di individui del sesso opposto. E non solo in cattività. Inoltre, in molte specie vicine all’homo sapiens il sesso è slegato dal ciclo riproduttivo. E questo è fondamentale: la separazione tra sessualità e procreazione.</p>
<p>IL DIRITTO NATURALE<br />
La teoria del diritto naturale, o giusnaturalismo &#8211; alla quale cattolici, leghisti e fascisti ancora oggi si rifanno &#8211; postula l’esistenza di una serie di princìpi eterni e immutabili, inscritti nella natura umana, cui si dà il nome di diritto naturale. Il diritto positivo (cioè il diritto effettivamente vigente) non sarebbe altro che la traduzione in norme di quei principi. Per le Chiese ovviamente si tratta dei princìpi dettati dai loro testi sacri: la Bibbia, il Corano&#8230; Per gli studiosi laici ottocenteschi i princìpi furono quelli di giustizia e di equità, oppure concezioni quali il popolo, lo stato. Non essendoci accordo sui princìpi (a meno che essi non siano imposti da un potere autoritario, alias da uno stato etico), il fondamento stesso della teoria del diritto naturale cominciò ad essere considerato obsoleto già alla fine dell’Ottocento.</p>
<p>IL GIUSPOSITIVISMO<br />
Verso la fine dell’Ottocento si afferma il positivismo giuridico o giuspositivismo che, contrapponendosi al giusnaturalismo, asserisce che il diritto è solo ed esclusivamente diritto positivo, e non c’è alcuno spazio per alcun diritto naturale trascendente il diritto positivo. Il diritto si sposta così dal campo del trascendente a quello dell’immanente, dal dominio della natura a quello della cultura.</p>
<p>IL RELATIVISMO<br />
Nel secondo Novecento con il relativismo si comprende che un’osservazione &#8220;oggettiva&#8221; e &#8220;distaccata&#8221; della realtà non è possibile, e che l’osservatore, interpretando la realtà, la influenza necessariamente. Giuristi e giudici non sono &#8220;indagatori&#8221; o &#8220;applicatori&#8221; di una realtà già data ma, nel momento in cui la interpretano, ne diventano veri e propri &#8220;creatori&#8221;.<br />
Con il costruttivismo relativistico giuridico di fine Novecento (l’ambito è quello dei filosofi analitici vs i filosofi continentali), l’uomo contemporaneamente osserva e modifica, influenza e viene influenzato, interpreta e crea. Non è completamente libero, ma nemmeno completamente vincolato; subisce pesanti interferenze da parte della realtà, ma interviene a modificarla.<br />
Per il relativismo, dunque, da una parte l’interprete (giurista o giudice) è ancorato alle norme esistenti, in quanto non può prescindere da esse; ma, interpretando le norme giuridiche per applicarle al caso concreto, vi immette sempre qualcosa di suo: influisce su di esse in quanto influisce sulla loro futura interpretazione ed applicazione, crea mentre interpreta. E fa entrambe le cose non in maniera arbitraria, ma sempre fortemente vincolato dall’ambiente storico, culturale e giuridico in cui si pone.<br />
Il diritto, secondo il costruttivismo relativistico, è in conclusione un fatto dinamico, un processo, una pratica sociale di carattere interpretativo, in cui norma giuridica e sua interpretazione interagiscono costantemente.</p>
<p>CONCLUSIONE  PRIMA<br />
Credo che queste poche nozioni siano sufficienti almeno a mostrare il ritardo culturale della posizione cattolica, leghista e fascista. Sull’omosessualità, non si dimentichi, così recita il Catechismo della Chiesa cattolica:</p>
<p>2357 L’omosessualità designa le relazioni tra uomini o donne che provano un’attrattiva sessuale, esclusiva o predominante, verso persone del medesimo sesso. Si manifesta in forme molto varie lungo i secoli e nelle differenti culture. La sua genesi psichica rimane in gran parte inspiegabile. Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, la Tradizione ha sempre dichiarato che «gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati». Sono contrari alla legge naturale. Precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati.</p>
<p>GENESI PSICHICA INSPIEGABILE? ALLORA È UNA MALATTIA</p>
<p>2358 Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione.</p>
<p>INGIUSTA DISCRIMINAZIONE? ALLORA ESISTE QUELLA GIUSTA (e siamo di nuovo a confrontarci con la direttiva del 26 aprile 2007 del Parlamento europeo e con l’art. 13 del trattato di Amsterdam).</p>
<p>2359 Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un’amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana.</p>
<p>CONCLUSIONE  SECONDA<br />
In queste poche ultime righe si nasconde la storia dell’Occidente cristiano, dalle torture, i supplizi e i roghi dell’Inquisizione fino al triangolo rosa.<br />
Questo antico Occidente cristiano è stato sconfitto dall’Illuminismo e dalla Rivoluzione francese. Il suo spirito sopravviverà ancora per qualche tempo in Sud America, nell’Africa subsahariana, a “Porta a porta” e nei telegiornali italiani.</p>
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		<title>CONFRONTI A DISTANZA</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/10/29/confronti-a-distanza-2/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 18:27:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Franco Buffoni Mentre in Italia un Parlamento di nominati boccia la proposta di legge presentata da Paola Concia, divenendo così oggettivamente complice di chi istiga odio e violenza nei confronti degli omosessuali (violenza fisica e violenza morale sono strettamente connesse: non si può pensare di condannare l’una e giustificare allo stesso tempo l’altra), negli [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Franco Buffoni</strong></p>
<p>Mentre in Italia un Parlamento di nominati boccia la proposta di legge presentata da Paola Concia, divenendo così oggettivamente complice di chi istiga odio e violenza nei confronti degli omosessuali (violenza fisica e violenza morale sono strettamente connesse: non si può pensare di condannare l’una e giustificare allo stesso tempo l’altra), negli Stati Uniti in data odierna Barack Obama ha firmato una legge specifica contro le violenze nei confronti dei gay.<br />
Il testo prende il nome da Matthew Shepard, studente di college torturato e ucciso da due bulli nel 1998, e da James Byrd, un uomo di colore che nello stesso anno fu legato a un&#8217;auto e trascinato per diversi chilometri a Jasper, in Texas.<br />
Con la nuova legge le violenze contro i gay vengono accomunate a quelle scatenate da motivi razziali, religiosi e etnici. Ogni anno sono oltre mille negli Stati Uniti i crimini commessi sulla base della discriminazione sessuale.  La firma di Obama conclude una lunga battaglia da parte delle associazioni per i diritti dei gay, da ultima la Human Right Campaign, l&#8217;organizzazione davanti alla quale il presidente ha parlato poche settimane fa.<span id="more-25660"></span><br />
Violenza fisica e violenza morale sono strettamente connesse: non si può pensare di condannare l’una e giustificare allo stesso tempo l’altra. Mi limito al riguardo a ricordare la direttiva approvata dal Parlamento europeo il 26 aprile 2007 che &#8211; riprendendo l’art. 13 del trattato di Amsterdam, disatteso dall’Italia &#8211; ribadisce l’invito agli stati membri “a proporre leggi che superino le discriminazioni subite da coppie dello stesso sesso” e condanna “i commenti discriminatori formulati da dirigenti politici e religiosi nei confronti degli omosessuali”.<br />
La settimana scorsa il cardinale Ennio Antonelli, presidente del Pontificio consiglio per la famiglia, nella lectio magistrialis con la quale ha aperto l’anno accademico dell’ateneo Regina Apostolorum, ha dichiarato: “Se fino a ieri la famiglia era sotto l’attacco dell’ideologia collettivista, oggi subisce il fuoco concentrico di una deriva individualista nella quale confluiscono il femminismo radicale e i militanti gay. Il supporto ideologico e’ offerto dalla teoria del gender: conta non il sesso biologico ma l’orientamento sessuale. Si rivendicano i cosiddetti nuovi diritti umani, sessuali e riproduttivi: il diritto degli omosessuali di adottare bambini…”.<br />
Ho detto tutto, diceva Totò.</p>
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