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		<title>#Oktoberfestung</title>
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		<dc:creator><![CDATA[helena janeczek]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Sep 2015 14:23:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Helena Janeczek Eccoci qua: la Germania ripristina i controlli, ferma i treni, chiude la frontiera e tutti gli altri seguono a ruota. La domenica che sputtana Schengen è un&#8217;altra catastrofe per l&#8217;Unione Europea, dopo le fantastiche trattative con la Grecia (oltre che naturalmente per la marea di rifugiati persa e intrappolata in mezzo alle [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Helena Janeczek</strong></p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/09/oktoberfest.jpg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/09/oktoberfest.jpg" alt="oktoberfest" width="940" height="600" class="aligncenter size-full wp-image-56500" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/09/oktoberfest.jpg 940w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/09/oktoberfest-300x191.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/09/oktoberfest-80x50.jpg 80w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/09/oktoberfest-163x103.jpg 163w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/09/oktoberfest-900x574.jpg 900w" sizes="(max-width: 940px) 100vw, 940px" /></a></p>
<p>Eccoci qua: la Germania ripristina i controlli, ferma i treni, chiude la frontiera e tutti gli altri seguono a ruota. La domenica che sputtana Schengen è un&#8217;altra catastrofe per l&#8217;Unione Europea, dopo le fantastiche trattative con la Grecia (oltre che naturalmente per la marea di rifugiati persa e intrappolata in mezzo alle frontiere).<span id="more-56499"></span><br />
Cos&#8217;è successo? È successo che in un paio di giorni Monaco s&#8217;è riempita di oltre diecimila profughi. E mentre i cittadini seguivano gli affannosi tweet <strong>@PolizeiMünchen</strong> che invitava a portare al punto di raccolta di Luisenstrasse, coperte, sacchi a pelo, letti da campeggio e anche biscotti per ca. 800 nuovi arrivati, le autorità bavaresi si sono lamentate con gli altri Länder: non si dimostravano abbastanza collaborativi nell&#8217;accollarsi la loro parte del problema, e il grosso della gatta da pelare restava concentrato in Baviera.<br />
Stessa situazione a livello intereuropeo.  Francia a parte, era tutto un contrattare a ribasso, con gli altrimenti fedeli scudieri tedescofili dell&#8217;Est (mica solo Orban) che di accoglienza profughi non ne vogliono proprio sapere.<br />
E a quel punto si fa più forte quella fazione interna che era già poco contenta dell&#8217;apertura pokeristica di Angela Merkel. Lo fa cantando una melodia ben nota: sempre noi, solo noi, ci tocca fare tutto a noi&#8230; che siamo i più bravi, che siamo i meglio attrezzati e organizzati, i più corretti e responsabili, e per questo anche i più ricchi e forti. Però uffa però basta però non è accettabile non è giusto che se approfittano tutti quegli altri mezzi cialtroni e pelandroni. Per ora non giochiamo più, ce ne andiamo con la palla.<br />
Non si può neanche dire che abbiano tutti i torti, ma è <em>der Ton, der die Musik macht</em>, il tono che fa la musica: questa è una variante localistica &#8211; bachiana o con Blasmusik &#8211; del vittimismo dei potenti. In fondo, potremmo dire, abbiamo solo scoperto che la Germania sta all’Europa come la Baviera sta alla Germania.<br />
La Baviera, per chi non lo sapesse, è governata <em>ab origine</em>, ossia dalla nascita della Repubblica federale, dal partito cristiano-democratico CSU che è cattolico, ultraconservatore (leggi: di destra) nonché da sempre socio dell’Unione della CDU di Merkel. Horst Seehofer, l’attuale capo della CSU e primo ministro bavarese, è stato tra i primi a dichiarare che il tappo alla questione profughi non bisognava toglierlo e in giorni recenti ha pensato bene di invitare per una visita ufficiale il premier ungherese Orbán.<br />
È stato sempre Seehofer che ieri ha dichiarato alle agenzie stampa che la decisione del governo tedesco è stata presa all’unanimità. Ma poco prima o poco dopo ha pronunciato un’altra cosa, con la quale rivendicava anche un ruolo in quella decisione unanime. <a href="http://www.spiegel.de/politik/deutschland/oktoberfestung-seehofer-will-muenchen-zur-wiesn-abschotten-a-1052743.html">“Prenderemo provvedimenti affinché Monaco non sia il principale punto di sbarco dei profughi durante l’Oktoberfest”</a>, ha detto. Il suo ministro degli Interni ha pensato bene di aggiungervi una chiosa sul perché la bella Monaco andrebbe bypassata in quelle due cruciali settimane. “In particolar modo i richiedenti asilo provenienti da paesi islamici non sono abituati a incontrare nello spazio pubblico persone sotto massiccio influsso di alcolici.” Ha detto proprio così, lo giuro.<br />
Ci sarebbe quasi da ridere se non fosse che l’Oktoberfest è un business gigantesco: da 6.3 Milioni di visitatori, con la <em>Massbier</em> tradizionale, il boccale da un litro, che ha superato il costo minimo di 12 euro. I turisti pronti a ubriacarsi sino al coma etilico sono attesi da tutto il mondo &#8211; America, Australia, Giappone &#8211; nonché naturalmente dai paesi e dalle località più prossime. Impensabile che i treni, le stazioni, le <em>Autobahn</em>  prive di limiti di velocità siano intasate fino all’inverosimile da coloro che hanno pagato l’equivalente di un <em>round-trip Sydney-Munich</em> per farsi portare col gommone da Bodrum a Kos: vivi, se va bene.<br />
<strong>#Oktoberfestung</strong> hanno twittato ieri i cittadini tedeschi incazzatissimi, magari quelli che avevano portato biscotti e coperte al punto d’accoglienza di Luisenstrasse, dando spunto a qualche giornalista per un titolo graffiante. Ma intanto Schengen è andata a farsi benedire e i profughi non sanno dove andare.<br />
Siamo tutti un po’ bavaresi, noi in Europa, tutti un po’ abitanti della <strong>#Fortezzad’Ottobre</strong>.<br />
Però almeno abbiamo avuto prova che i cittadini che in questo non si riconoscono sono davvero tanti; un popolo migliore dei suoi rappresentanti e non distribuito con i criteri ben ponderati e mercanteggiati delle quote latte. </p>
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		<title>L&#8217;Unione Europea e la sovranità popolare perduta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[alessandro broggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Jan 2013 21:30:24 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left" align="right"><a href="https://www.nazioneindiana.com/2013/01/08/lunione-europea-e-la-sovranita-popolare-perduta/europa-2/" rel="attachment wp-att-44563"><img loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-44563" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/europa-300x212.jpg" alt="" width="300" height="212" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/europa-300x212.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/europa-96x68.jpg 96w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/europa-38x26.jpg 38w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/europa-128x90.jpg 128w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/europa-100x70.jpg 100w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/europa.jpg 324w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p style="text-align: right" align="right">di <strong>Giampiero Marano</strong></p>
<p style="text-align: justify" align="right"><strong></strong><span style="text-align: justify">“Voi non potete immaginare quale angoscia e quale rabbia invada l&#8217;animo vostro, quando degli inetti si impadroniscono di una grande idea, che voi da gran tempo venerate, e la danno in pasto ad altri imbecilli uguali a loro, in mezzo a una strada, e voi la ritrovate al mercato della roba vecchia, irriconoscibile, infangata, messa a gambe all&#8217;aria, assurdamente, senza proporzione, senza armonia, ridotta a giocattolo per bambini stupidi!”. Queste parole piene di amarezza che Stepan, nei </span><em>Demoni</em><span style="text-align: justify"> di Dostoevskij, pronuncia tra i sospiri (non sappiamo quanto sinceri) sono, proprio perché così amare, sempre veritiere e attuali. Oggi, per esempio, offrono una descrizione perfetta dell&#8217;Unione Europea. L&#8217;antica e alta aspirazione a unire i popoli d&#8217;Europa superando rivalità secolari ha avuto sostenitori come Dante, Novalis, Mazzini, Hugo; poi però la “grande idea” è finita nelle mani di uomini spiritualmente “inetti” che l&#8217;hanno uccisa e sfigurata: i burocrati e i tecnocrati dell&#8217;UE, vuoti e arroganti come il premier non eletto Mario Monti.</span></p>
<p style="text-align: justify">“L’altissimo merito di quest’ultimo”, chiariva Piergiorgio Odifreddi <span id="more-44561"></span>all&#8217;indomani della nomina a  senatore a vita, “è di essere stato commissario europeo con deleghe economiche, dal 1994 al 1999 per nomina del primo governo Berlusconi, e dal 1999 al 2004 per nomina del primo governo D’Alema. Oltre che di essere stato presidente della famigerata Commissione Trilaterale, una specie di massoneria ultraliberista statunitense, europea e nipponica ispirata da David Rockefeller e Henry Kissinger. Ci voleva un ex sedicente comunista dell’area migliorista, per formalizzare attraverso la persona di Monti il ruolo extraparlamentare dell’economia liberista che sta condizionando l’Europa intera attraverso le politiche della Banca Centrale (oggi presieduta da Mario Draghi, ex collega di Monti come consulente della Goldman Sachs), del Fondo Monetario Internazionale e delle borse. È probabile che la nomina di Monti sia un giochetto da Prima Repubblica, per poter presentare a giorni la sua promozione a primo ministro come &#8216;istituzionale&#8217;”.</p>
<p style="text-align: justify">D&#8217;altro lato, il destino del continente era segnato fin dall&#8217;inizio (anni Cinquanta, Trattati di Parigi e Roma), cioè ben prima di Maastricht, come aveva intuito Pasolini (per <em>La rabbia</em>, 1963): &#8220;Le piccole borghesie fasciste sono pronte all&#8217;unità d&#8217;Europa in nome della comune aridità&#8221;. In nome della comune aridità sono state concepite autentiche mostruosità come l&#8217;euro, “una moneta senza Stato” e senza precedenti nella storia (Sapelli), e come le stesse istituzioni dell&#8217;UE, modelli addirittura smaccati di oligarchia. Si legge in un recente documento di Rifondazione Comunista:</p>
<p style="text-align: justify">“Nell&#8217;Unione Europea decide ormai una vera e propria oligarchia, che risponde ai &#8216;voti&#8217; del mercato finanziario (&#8230;) Il Consiglio Europeo ha confermato e rafforzato la costruzione, ormai in stato di forte avanzamento, di un edificio che, senza precedenti nella storia delle democrazie, ha distrutto le fondamenta dello stesso Stato borghese, quelle costruite sulla base del <em>no</em> <em>taxation</em> <em>without</em> <em>rapresentation</em>. Si sta realizzando un sistema monetario, fiscale e bancario in funzione di un&#8217;economia di mercato che deve essere altamente competitiva sulla scena del capitalismo globalizzato. E se ne affida la direzione ad una struttura tecnocratica del tutto priva di un mandato popolare e sottratta a ogni forma di controllo, anche delle istituzioni rappresentative”.</p>
<p style="text-align: justify">Danilo Zolo commentava in questi termini il varo della Costituzione Europea, in seguito confluita nel Trattato di Lisbona: “Non è ragionevole aspettarsi, io penso, che il varo della Costituzione possa offrire un contributo rilevante a favore dell&#8217;unificazione europea (&#8230;) nel senso (&#8230;) della creazione di un soggetto politico dotato di una forte coesione e identità collettiva, e pertanto capace di una politica estera unitaria, tale da modificare lo scenario internazionale. È illusorio pensare che la nascita di un &#8216;popolo europeo&#8217; possa essere stimolata da più robuste protesi istituzionali e da un surplus di normazione costituzionale. La mia opinione è che sono i popoli a fare le Costituzioni e non, come credono i burocrati di Bruxelles e di Strasburgo, l&#8217;inverso. Ed è abbastanza evidente che oggi non esiste un popolo europeo. Non esiste, neppure all&#8217;interno della <em>old Europe</em>, una &#8216;società civile europea&#8217;: e cioè un&#8217;opinione pubblica, una lingua, una comunicazione multimediale europea. Mancano editori, emittenti radiofoniche e televisive europee, mancano movimenti, associazioni civili, sindacati, partiti politici su scala europea (&#8230;) Ci sono inoltre profondi dissensi su temi cruciali come la politica estera (il rapporto con gli Stati Uniti, in particolare), la tutela dei diritti fondamentali dei cittadini europei e, <em>last but not least</em>, l&#8217;alternativa fra un modello intergovernativo e un modello federalistico-comunitario del processo di integrazione regionale”.</p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;UE, in sostanza, altro non è che uno spaventoso laboratorio consacrato alla sperimentazione selvaggia di pratiche di mercato radicalmente incompatibili con il dettato costituzionale della Repubblica Italiana, come spiega il giurista Stefano D&#8217;Andrea: “&#8217;La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme e applicazioni&#8217;, &#8216;aiuta la piccola e media proprietà&#8217;, &#8216;provvede alla tutela e allo sviluppo dell’artigianato&#8217; (artt. 37, 45), mentre l’Unione Europea impone la deflazione salariale e la precarietà, come unico strumento per aumentare la produttività e reggere la competizione internazionale; spinge verso le liberalizzazioni a vantaggio del grande capitale (&#8230;) schiaccia gli agricoltori (&#8230;) nell’interesse della grande distribuzione e dell’industria agroalimentare; costringe i commercianti a soggiacere al capitale marchio (&#8230;) e penalizza i piccoli esercizi commerciali. &#8216;La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme&#8217; (art. 47, primo comma), mentre l’Unione Europea incoraggia l’indebitamento privato per l’acquisto di beni e servizi di consumo. &#8216;La Repubblica favorisce l’accesso del risparmio popolare… al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del paese&#8217; (art. 47, secondo comma), mentre l’Unione Europea impedisce all’Italia ogni vincolo di destinazione del risparmio degli italiani, sancendo la assoluta libertà di circolazione dei capitali. La Costituzione ammette, in presenza di determinate condizioni, monopoli pubblici o collettivi, sia originari, sia derivanti da espropriazioni con indennizzo (art. 43). L’Unione europea promuove la concorrenza in ogni campo dell’attività economica e impedisce all’Italia di introdurre monopoli anche in alcuni dei casi previsti dalla Costituzione. La Costituzione italiana non vieta e quindi ammette il ricorso al protezionismo e anzi promuove limitazioni della libertà di circolazione dei capitali (art. 47, secondo comma: &#8216;La Repubblica… favorisce l’accesso del risparmio popolare… al diretto ed indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del paese&#8217;). La Costituzione Italiana promuove la piena occupazione (art. 4, primo comma) e quindi salari dignitosi, ammettendo, a tal fine, un’inflazione modesta o relativamente modesta. L’Unione Europea impone un’inflazione bassissima, impedisce la piena occupazione e promuove la deflazione salariale. La Costituzione non pone limiti al debito pubblico e al deficit pubblico e consente allo Stato di prevedere che i titoli invenduti siano acquistati dalla banca d’Italia. L’Unione Europea prevede precisi limiti al debito pubblico e al deficit, impedisce alla BCE e alle banche centrali nazionali di acquistare titoli del debito pubblico e vuole imporci l’introduzione del pareggio di bilancio nella Costituzione. In generale, l’Unione europea abbatte i confini degli stati europei, anche nei confronti dei paesi terzi e crea un mercato aperto nel quale deve vincere la logica del più forte. Al contrario, l’art. 41, terzo comma della Costituzione prevede che &#8216;la legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali&#8217;. L’Unione europea sopprime tutti i possibili poteri degli stati e quindi dei popoli di disciplinare l’economia, affidando il sistema economico alla pura concorrenza tra imprese e gestori dei grandi capitali internazionali”.</p>
<p style="text-align: justify">A fronte dell&#8217;inesistenza della politica e del popolo europei, è concreto il pericolo che il malcontento sempre più diffuso (il numero complessivo dei disoccupati e sottoccupati si aggira oggi intorno ai sessanta milioni) presti il fianco a facili strumentalizzazioni in senso sciovinista e razzista, come è avvenuto in Grecia con “Alba dorata”, o in altri casi crei e alimenti aspirazioni secessioniste all&#8217;interno dei singoli Stati, verosimilmente foriere di guerre civili (altro che Nobel per la pace!). In assenza del popolo europeo, in che modo l&#8217;UE potrà mai essere riformata per diventare quello “spazio di civiltà” che auspica Vendola? Quale democrazia senza demos? Il crollo dell&#8217;UE e dell&#8217;euro, inevitabile secondo Latouche, non sarà un evento indolore ma almeno renderà possibile un&#8217;Europa di paesi sovrani e solidali che guardi finalmente al Mediterraneo come al suo centro.</p>
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