<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	>

<channel>
	<title>video &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
	<atom:link href="https://www.nazioneindiana.com/tag/video/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.nazioneindiana.com</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Mon, 17 Jun 2019 08:29:23 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.7.15</generator>
	<item>
		<title>Tik Tok come incubo</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2019/06/17/tik-tok-come-incubo/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2019/06/17/tik-tok-come-incubo/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[mariasole ariot]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Jun 2019 05:00:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Brodesco]]></category>
		<category><![CDATA[altro da sé]]></category>
		<category><![CDATA[autoritratto]]></category>
		<category><![CDATA[dispositivo]]></category>
		<category><![CDATA[generazione Z]]></category>
		<category><![CDATA[immaginario]]></category>
		<category><![CDATA[mariasole ariot]]></category>
		<category><![CDATA[oggetto]]></category>
		<category><![CDATA[riproduzione]]></category>
		<category><![CDATA[sé]]></category>
		<category><![CDATA[selfie]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[soggetto]]></category>
		<category><![CDATA[soiologia]]></category>
		<category><![CDATA[susan sontag]]></category>
		<category><![CDATA[tik tok]]></category>
		<category><![CDATA[video]]></category>
		<category><![CDATA[video verticali]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=79423</guid>

					<description><![CDATA[&#160; di Alberto Brodesco &#160; TikTok – diciamo subito – è un incubo per un adulto, non certo per la generazione Z che lo usa e lo ama. Chi è nato prima del 2000 e non ha figli adolescenti o pre- può aver bisogno di una descrizione di questo nuovo social media: TikTok è un&#8217;app [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;">di <strong>Alberto Brodesco</strong><img loading="lazy" class="alignleft  wp-image-79424" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/06/Tik-Tok-NI.jpg" alt="" width="519" height="805" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>TikTok – diciamo subito – è un incubo per un adulto, non certo per la generazione Z che lo usa e lo ama. Chi è nato prima del 2000 e non ha figli adolescenti o pre- può aver bisogno di una descrizione di questo nuovo social media: TikTok è un&#8217;app che serve a filmare e condividere video brevi (da 3 a 60 secondi, ma di solito meno di 15) che mostrano il creatore del video mentre balla, canta, fa lip sync, racconta qualcosa, scherza, si muove, va a caccia di simpatia.<br />
&nbsp;</p>
<p>Ad aver adottato questa app di videosharing come medium generazionale sono in particolare i ragazzi delle scuole medie e dei primi anni delle superiori. Un video di TikTok nasce quasi sempre in abbinamento a una musica. Il suo protagonista è il teenager (o pre-teen) che lo realizza. L&#8217;inquadratura parte da se stessi. Appena installata l&#8217;app, ci si trova in un disorientante labirinto di specchi, una distopia warholiana dove l&#8217;immagine del TikToker continua a moltiplicarsi e moltiplicarsi. Come scrive Clara Mazzoleni su <i>Rivista Studio</i>, “all’inizio il cervello dell’adulto prova un sottile ma persistente senso di di fastidio”. Si sprofonda in un abisso composto da ragazzini che si esibiscono, in una dimensione ibrida tra quella dello “show” (mi mostro mentre faccio qualcosa di interessante/artistico/curioso) e quella dell&#8217;esibizionismo puro e semplice (mi mostro e basta).<br />
&nbsp;</p>
<p>Si può certo sostenere che è un gioco, che non c&#8217;è niente di male, che sono poco più che bambini, e via minimizzando. Moralismi e nostalgie non hanno in effetti nessun impatto sulla considerazione che i teenager hanno di questo spazio virtuale. Presto l&#8217;app-giocattolo verrà abbandonata in favore di qualcos&#8217;altro. Poi si dice di solito: il problema non è lo strumento tecnologico, ma l&#8217;uso buono o cattivo che se ne fa. Ci si dimentica però così della non-neutralità dei dispositivi, che cambiano le nostre percezioni o la portata dei nostri sensi al di là dei contenuti che trasmettono. Come scrive ancora Mazzoleni, “il germe di TikTok si è ormai diffuso e, così come Snapchat – che ha obbligato Zuckerberg a trasformare Instagram –, ha contaminato il mondo, e si prepara ad alterare il modo in cui comunichiamo e usiamo i nostri telefoni”.<br />
&nbsp;</p>
<p>La “continuità d&#8217;utilizzo” nella manipolazione dello smartphone, ad esempio, ha cambiato la prassi della registrazione di immagini, che privilegia ora il formato verticale. Come dichiara il sociologo Davide Bennato, “usiamo il cellulare prevalentemente in modalità verticale, per cui metterlo in modalità orizzontale solo per i video è considerato un uso innaturale, una specie di attrito cognitivo che si scontra con la rapidità d’uso e con le nostre abitudini”. Le app (Snapchat, Instagram, TikTok) hanno investito, adottato, legittimato, rafforzato questa sensazione di comodità-continuità.<br />
&nbsp;</p>
<p>È così che il dispositivo produce potenti conseguenze. L&#8217;innocua idea di riprendere in verticale crea un immaginario proprio, che si mette di traverso rispetto a quelli che sono la storia e il sapere <i>orizzontali</i> dell&#8217;audiovisivo, accumulati nei secoli precedenti da cinema e televisione, ma anche dalla fotografia e dalla storia dell&#8217;arte. Il formato verticale tende a premiare il corpo umano, a spingere nella direzione del ritratto e dell&#8217;autoritratto, che ora si chiama selfie. Il dispositivo induce insomma alla riproduzione del sé, non dell&#8217;altro da sé, o alla sovrimpressione tra soggetto e oggetto.<br />
&nbsp;</p>
<p>Anche quando si filma qualcosa al di fuori, si inserisce nell&#8217;inquadratura una parte del proprio corpo (piedi nudi cesellati nel tramonto in spiaggia, il proprio volto che affianca al Louvre quello di Monna Lisa&#8230;), per dimostrare la presenza <i>in situ</i>, per lasciar emergere la visione in prima persona di quell&#8217;evento o esperienza. Come scrive Richard Bégin, “numerose immagini mobilografiche circolanti su Internet mostrano assai poco di un avvenimento, se non l&#8217;esperienza corporale di &#8216;chi filma&#8217; in presenza di quell&#8217;avvenimento”. Si può aggiungere, a fianco, anche una considerazione di Jean-Luc Godard: “la gente fa film su internet per mostrare che esiste, non con lo scopo di guardare alle cose”.<br />
&nbsp;</p>
<p>La vera essenza di un social media come TikTok è proprio questa esigenza auto-mostrativa: mostrare se stessi per dimostrare di esistere. I pur vituperati e incompresi YouTubers continuano ad avere (spesso) un oggetto esterno da raccontare (un trucco, un videogioco, una serie-tv…). TikTok è invece un continuo toccare lo spettatore sulla spalla per chiedergli “guardami, guardami”. La chiamano “look-at-me generation”. La più recente formulazione dell&#8217;esibizionismo prevede come primo passaggio “voglio essere guardato”: realizzo un video in cui mi mostro; e come secondo “voglio vedere come vengo guardato”: si controllano i like, i commenti, le reazioni suscitate.<br />
&nbsp;</p>
<p>Non c&#8217;è bisogno di appellarsi al valore salvifico del cinema in quanto arte, ma di riconoscere l&#8217;incubo rappresentato da TikTok per chiunque abbia a cuore l&#8217;idea di “ecologia delle immagini” di cui parla Susan Sontag. L&#8217;occhio umano ha sviluppato con pazienza, genio e perizia dei modi gloriosi e duraturi per concepire e modulare le immagini e i suoni. TikTok dà la sensazione di annullare tutto ciò per ripartire da zero – uno zero che in molti casi coincide col proprio ego.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2019/06/17/tik-tok-come-incubo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>1</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>LA VERA ETA&#8217;</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2018/06/19/la-vera-eta-della-gente/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2018/06/19/la-vera-eta-della-gente/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[giacomo sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Jun 2018 05:00:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[autismi]]></category>
		<category><![CDATA[Eloisa Del Giudice]]></category>
		<category><![CDATA[giacomo sartori]]></category>
		<category><![CDATA[La vera età della gente]]></category>
		<category><![CDATA[poesia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Raccolte Differenziate]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio Trapani]]></category>
		<category><![CDATA[video]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=74489</guid>

					<description><![CDATA[di Giacomo Sartori (fotogrammi: film di Trapani-Sartori) Si dà per scontato che l’età della gente aumenti mano a mano cambi di continuo ciò contraddice la fisica quantistica e più semplicemente l’esperienza di tutti i giorni: ognuno ha la sua età fissa e immutabile se la porta appresso mese dopo mese anno dopo anno C’è chi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Giacomo Sartori </strong>(fotogrammi: film di <strong>Trapani-Sartori</strong>)</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/2.jpg"><img loading="lazy" class="alignleft wp-image-74545" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/2-1024x576.jpg" alt="" width="450" height="253" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/2-1024x576.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/2-300x169.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/2-768x432.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/2-250x141.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/2-200x112.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/2-160x90.jpg 160w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/2.jpg 1366w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /></a></p>
<p>Si dà per scontato che l’età della gente</p>
<p>aumenti mano a mano</p>
<p>cambi di continuo<span id="more-74489"></span></p>
<p>ciò contraddice la fisica quantistica</p>
<p>e più semplicemente</p>
<p>l’esperienza di tutti i giorni:</p>
<p>ognuno ha la sua età</p>
<p>fissa e immutabile</p>
<p>se la porta appresso</p>
<p>mese dopo mese</p>
<p>anno dopo anno</p>
<p>C’è chi è un bamboccio d’otto anni</p>
<p>e lo sarà sempre</p>
<p>chi è sempre stato un vegliardo</p>
<p>chi una ragazzona</p>
<p>I denti spuntano e cascano</p>
<p>i capelli s’infoltiscono e si diradano</p>
<p>gli stili vestimentari e le voghe</p>
<p>delle cosiddette età</p>
<p>sono patetici travestimenti</p>
<p>dell’atemporale identità</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Basta pensare ai compagni di scuola</p>
<p>al tipetto del banco dietro</p>
<p>era già il flaccido ragioniere</p>
<p>incontrato trent’anni dopo</p>
<p>la spilungona della prima fila</p>
<p>non aveva nove anni</p>
<p>come sosteneva</p>
<p>ma cinquantasette</p>
<p>la docente con vezzi d’adulta</p>
<p>aveva in realtà dieci anni</p>
<p>Già allora</p>
<p>l’essenza di ciascuno</p>
<p>non mentiva</p>
<p>Per non parlare dei familiari</p>
<p>ti tormentano anno dopo anno</p>
<p>con la loro immutabile età</p>
<p>mentale e psicologica</p>
<p>scolpita nei loro geni</p>
<p>Mio fratello ha sempre avuto sei anni</p>
<p>anche quando ne aveva quattro</p>
<p>(e io uno)</p>
<p>mia sorella ne ha sempre avuti dieci</p>
<p>a dispetto delle arie d’anzianotta</p>
<p>che si dà adesso</p>
<p>mio padre ormai defunto diciotto</p>
<p>mia madre a stento cinque</p>
<p>Auspicheresti che le persone</p>
<p>evolvessero un minimo</p>
<p>e invece restano uguali a se stesse</p>
<p>come i fossili nelle rocce</p>
<p>Il mio amico ora deceduto</p>
<p>ha sempre avuto</p>
<p>quarantatre anni</p>
<p>come del resto molti altri artisti</p>
<p>L’età ideale per un autore</p>
<p>è proprio quarantatre</p>
<p>si potrebbero fare infiniti esempi</p>
<p>Parlo naturalmente dell’oggi:</p>
<p>in un futuro anche prossimo</p>
<p>potranno esserci variazioni</p>
<p>(e certo i poeti sperimentali</p>
<p>sono un discorso a parte)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/3.jpg"><img loading="lazy" class="alignleft wp-image-74546" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/3-1024x576.jpg" alt="" width="450" height="253" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/3-1024x576.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/3-300x169.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/3-768x432.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/3-250x141.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/3-200x112.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/3-160x90.jpg 160w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/3.jpg 1366w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Una volta andavano di moda i vecchi</p>
<p>chi n’aveva uno per le mani</p>
<p>lo mostrava in giro con fierezza</p>
<p>Ogni famiglia ne teneva un paio in cucina</p>
<p>stava lì a contemplarli</p>
<p>se li coccolava</p>
<p>come adesso i telefoni portatili</p>
<p>e i tablet</p>
<p>Ogni frase di questi cascami umani</p>
<p>(anche quando si vedeva</p>
<p>ch’erano restati bambini)</p>
<p>veniva ascoltata e meditata</p>
<p>E quindi anche i cosiddetti giovani</p>
<p>e le cosiddette persone di mezza età</p>
<p>(si parla sempre d’apparenza)</p>
<p>si sforzavano di sembrare anziani</p>
<p>Adesso vanno invece i giovani</p>
<p>più s’appare acerbi</p>
<p>(lasciando stare la vera età)</p>
<p>più s’è valutati</p>
<p>Il meglio di tutto</p>
<p>è esprimersi per vagiti:</p>
<p>due crocerossini bramosi d’adottarti</p>
<p>sono assicurati</p>
<p>S’addice apparire lisci</p>
<p>avere seni sordi alla gravità</p>
<p>silhouette snelle e resilienti</p>
<p>dentizioni luccicanti</p>
<p>Gli sforzi dell’umanità in questo senso</p>
<p>sono ragguardevoli</p>
<p>spesso eroici</p>
<p>Ora i cosiddetti vecchi</p>
<p>si considerano essi stessi</p>
<p>scandali semoventi</p>
<p>passano il tempo in palestra</p>
<p>e a spianarsi le rughe</p>
<p>con il ferro da stiro</p>
<p>Tutta fatica inutile:</p>
<p>nessun anziano viene mai adottato</p>
<p>da una coppia giovane</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/4.jpg"><img loading="lazy" class="alignleft wp-image-74547" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/4-1024x576.jpg" alt="" width="450" height="253" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/4-1024x576.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/4-300x169.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/4-768x432.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/4-250x141.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/4-200x112.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/4-160x90.jpg 160w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/4.jpg 1366w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Beninteso chi per destino è un vecchione</p>
<p>nelle prime fasi della vita è a disagio</p>
<p>È impaziente di saltare le tappe</p>
<p>senza rendersene conto aspira</p>
<p>a un minimo accordo con se stesso</p>
<p>Enuncia sentenze che suonano stonate</p>
<p>massime grondanti saggezza</p>
<p>destinate a galleggiare nell&#8217;aria</p>
<p>Nei momenti di incomodo tossicchia</p>
<p>con espettorazioni da anziano</p>
<p>e fruscii di cartone secco</p>
<p>Poi però se dio vuole incanutisce</p>
<p>e si sente bene</p>
<p>Chi invece è intrinsecamente giovane</p>
<p>da principio se la passa da re</p>
<p>nemmeno se ne accorge</p>
<p>poi però le cose si guastano</p>
<p>diventa un calvario</p>
<p>Tutto ciò nell’inconsapevolezza:</p>
<p>le persone non sanno che età hanno</p>
<p>non sono interessate a saperlo</p>
<p>credono solo alla carta d’identità</p>
<p>e alla messa inscena dei compleanni</p>
<p>Bisognerebbe organizzare dei corsi</p>
<p>per aiutarli a orientarsi</p>
<p>distribuire manualetti per l’autodiagnosi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Certo l’apparenza qualche volta inganna</p>
<p>sarebbe assurdo sostenere il contrario</p>
<p>qualche volta un granchio si prende</p>
<p>Davi per scontato che il dato tipo</p>
<p>fosse di mezza età</p>
<p>pensavi d’averne mille prove</p>
<p>e scopri con raccapriccio</p>
<p>che scombinava le carte:</p>
<p>è un nonnetto abile al poker</p>
<p>Pur di ingannarti certi soggetti</p>
<p>applicano alla loro intimità</p>
<p>le prodezze della chirurgia estetica</p>
<p>O viceversa una vecchina</p>
<p>si rivela una balda ragazzetta</p>
<p>a dispetto delle orogenesi della cute</p>
<p>La vita è la vita</p>
<p>le certezze matematiche non esistono mai</p>
<p>Tanto meno nei rapporti telematici</p>
<p>basati per comune accordo sulla truffa</p>
<p>Gli unici che non s’ostinano</p>
<p>a cambiare sempre d’età</p>
<p>sono i morti</p>
<p>e si meritano per questo</p>
<p>un sentito rispetto</p>
<p>Se uno decede a cinquant’anni</p>
<p>l’anno dopo non pretende</p>
<p>d’averne cinquantuno</p>
<p>non si fa in quattro</p>
<p>per mostrarne quaranta</p>
<p>o magari trentacinque</p>
<p>Certo anche loro</p>
<p>s’aggrappano alle cifre nominali</p>
<p>incise sulla lapide</p>
<p>snobbando la vera età</p>
<p>ma non fingono di invecchiare</p>
<p>è già qualcosa</p>
<p>Per questo aspetto</p>
<p>sono sinceri</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>NdA: questo testo è tratto da una prosa apparsa (26 ottobre 2011) su Nazione Indiana, all&#8217;interno della serie &#8220;Nuovi Autismi&#8221;, con il titolo <a href="https://www.nazioneindiana.com/2011/10/26/nuovi-autismi-7-leta-della-gente/">&#8220;La vera età delle persone&#8221;,</a> e viene letto nel video &#8220;La verà età&#8221; (2018, durata 7.10 minuti), di Sergio Trapani e Giacomo Sartori, con la voce di Eloisa Del Giudice, realizzato nell&#8217;ambito di <a href="https://www.facebook.com/sperimentazioniresponsabili/">&#8220;Raccolte differenziate&#8221;</a>; i tre fotogrammi sono tratti da ciascuna delle tre sezioni che compongono il video<br />
</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/1.jpg"><img loading="lazy" class="alignleft wp-image-74549" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/1-300x169.jpg" alt="" width="400" height="225" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/1-300x169.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/1-768x432.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/1-1024x576.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/1-250x141.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/1-200x112.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/1-160x90.jpg 160w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/1.jpg 1366w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2018/06/19/la-vera-eta-della-gente/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>5</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Controlli</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2016/12/16/controlli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Dec 2016 06:01:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[controlli]]></category>
		<category><![CDATA[daniele vergni]]></category>
		<category><![CDATA[Dome Bulfaro]]></category>
		<category><![CDATA[millegru]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[rosaria lo russo]]></category>
		<category><![CDATA[video]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=65966</guid>

					<description><![CDATA[di Rosaria Lo Russo e Daniele Vergni ***** Da Il canto di Hafez di Rosaria Lo Russo Dall’arco del tuo sopracciglio scoccò uno sguardo maligno Per spargere il mio sangue, io piangevo impotente Ubriaco e sudato sei venuto nel parco L’acqua sul tuo viso diede fuoco all’albero di Giuda Ogni sguardo vanesio dei tuoi occhi narcisi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <a href="http://millegru.org/edizioni-mille-gru/rosaria-lo-russo-daniele-vergni-controlli/"><strong>Rosaria Lo Russo e Daniele Vergni</strong></a></p>
<div class="youtube-embed" data-video_id="WxdJ0AoDN-w"><iframe loading="lazy" title="Il controllore di volo (teaser) - da &quot;Controlli&quot; libro+DVD di Rosaria Lo Russo e Daniele Vergni" width="696" height="392" src="https://www.youtube.com/embed/WxdJ0AoDN-w?feature=oembed&#038;enablejsapi=1" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
<p><strong>*****</strong></p>
<p><em>Da</em> <strong>Il canto di Hafez</strong></p>
<p>di <strong>Rosaria Lo Russo</strong></p>
<p>Dall’arco del tuo sopracciglio scoccò uno sguardo maligno<br />
Per spargere il mio sangue, io piangevo impotente</p>
<p>Ubriaco e sudato sei venuto nel parco<br />
L’acqua sul tuo viso diede fuoco all’albero di Giuda</p>
<p>Ogni sguardo vanesio dei tuoi occhi narcisi<br />
Solleva cento tumulti nel mio mondo</p>
<p>Per la vergogna che lo paragonavo al tuo viso, il gelsomino<br />
Chiese aiuto alla brezza che gli coprisse la bocca di terra</p>
<p>Dall’arco del tuo sopracciglio scoccò uno sguardo maligno<br />
Per spargere il mio sangue, io piangevo impotente</p>
<p>La viola annodava la sua ciocca attorcigliata<br />
era la brezza che raccontava la storia dei tuoi ricci</p>
<p>Prima d’ora ero un ascetico pio senza vino<br />
Sono diventato il menestrello dei ragazzi belli</p>
<p>Dall’arco del tuo sopracciglio scoccò uno sguardo maligno<br />
Per spargere il mio sangue, io piangevo impotente</p>
<p>Il vino dei ragazzi, dono eterno della sorte<br />
In questa sfattezza Hafez si concede sollievo</p>
<p>Mi apro al sollievo in questa disfatta<br />
Il sollievo di questo poeta è nella disfattezza</p>
<p>Così il mondo adesso si piega ai miei desideri<br />
Ora il mondo soddisfa i miei desideri</p>
<p>Dall’arco del tuo sopracciglio scoccò uno sguardo maligno<br />
Per spargere il mio sangue, io piangevo impotente.</p>
<p>Mi apro al sollievo in questa disfatta<br />
Il sollievo di questo poeta è nella disfattezza</p>
<p>Così il mondo adesso si piega ai miei desideri<br />
Ora il mondo soddisfa i miei desideri</p>
<p>Lo stupore mi ha bruciato la mente<br />
La lingua sta ferma ma la bocca si riempie di poesia (…)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://millegru.org/edizioni-mille-gru/rosaria-lo-russo-daniele-vergni-controlli/"><strong>Rosaria Lo Russo, Daniele Vergni, <em>Controlli</em> (Millegru, 2016)</strong></a></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La cameriera di Artaud</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2015/10/19/non-luogo-comune/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Oct 2015 05:00:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[La cameriera di Artaud]]></category>
		<category><![CDATA[narrativa contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Valigie Rosse]]></category>
		<category><![CDATA[Verónica Nieto]]></category>
		<category><![CDATA[video]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=56930</guid>

					<description><![CDATA[[Pubblichiamo un estratto di un romanzo apparso quest&#8217;anno per la casa editrice Valigie Rosse] di Verónica Nieto Traduzione di Alessio Casalini Salii le scale verso l’ufficio di Ferdière con lo stomaco sottosopra; stavolta non si trattava della consegna di una delle solite lettere di mia madre da Londra, sembrava piuttosto l’avviso di un trasferimento imminente [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>[Pubblichiamo un estratto di <a href="http://www.valigierosse.net/store/p19/LA_CAMERIERA_DI_ARTAUD_Ver%C3%B3nica_Nieto.html">un romanzo</a> apparso quest&#8217;anno per la casa editrice <a href="http://www.valigierosse.net/">Valigie Rosse</a>]</p>
<p>di <strong>Verónica Nieto</strong></p>
<p>Traduzione di Alessio Casalini</p>
<p>Salii le scale verso l’ufficio di Ferdière con lo stomaco sottosopra; stavolta non si trattava della consegna di una delle solite lettere di mia madre da Londra, sembrava piuttosto l’avviso di un trasferimento imminente a Cayssiol con le orribili donnone e le loro parrucche, un rimprovero per non aver restituito alla biblioteca alcuni volumi che tenevo sotto il materasso (<em>Madame Bovary</em>, un libro di racconti di Gérard de Nerval, un romanzo di Victor Hugo e alcune riviste di moda) che mi proposi di restituire subito alla fine del colloquio, o la comunicazione di qualche tipo di trattamento per le mie insistenti nevralgie e la mia mancanza di interesse nei confronti delle terapie artistiche delle quali il signor direttore era un pioniere in Francia. <span id="more-56930"></span></p>
<p>Salii ogni singolo scalino disposta a chiedere pietà e a fare tutto quello che mi avrebbe chiesto, purché non mi trasferisse insieme a quelle lunatiche, avrei frequentato le lezioni di pittura, mi sarei offerta di andare a raccogliere le patate o a tagliare la legna, se necessario. E quando arrivai davanti alla porta e bussai dolcemente con due nocche, quando udii l’«avanti» della voce cristallina del signor direttore, sentii che sulla mia guancia sinistra spuntava un pelo duro e nero, che potevo scorgere abbassando lo sguardo. Tuttavia, quando oltrepassai la soglia e risposi al saluto di Ferdière, feci finta di non averlo notato. Dopo essermi seduta sulla poltrona che mi aveva indicato accanto alla sua scrivania, pensai che quei suoi vivaci occhi neri dietro gli occhiali di tartaruga, troppo impegnati a controllare uno dei quaderni con la copertina in pelle (dove sapevamo che annotava scrupolosamente lo storico di ogni paziente), non si fossero accorti di ciò che stava accadendo sul mio viso; forse era abituato a vedere fenomeni strani o magari non mi stava prestando troppa attenzione. I suoi capelli lunghi e un po’ brizzolati scendevano dietro le orecchie, lasciando la fronte scoperta; dalla parete alle sue spalle, il ritratto del Maresciallo Pétain mi osservava sorpreso e sembrava ridere di me sotto i baffi.</p>
<p>Ferdière cominciò a parlare in maniera pacata, si era appoggiato alla poltrona e aveva assunto una posizione rilassata, per dimostrarmi che non mi aveva chiamato per un rimprovero. Non dovevo preoccuparmi, anche se avevo l’impressione che, di tanto in tanto, il suo sguardo si posasse esattamente sul quel poro della mia pelle. Mentre il signor direttore continuava con le sue spiegazioni, simulai un terribile prurito alla guancia e diressi lì le mie dita per grattarmi. Ah, respirai. L’orribile pelo era scomparso. Fu allora che finalmente mi potei distendere e sorridere e, allo stesso tempo, ricordarmi quanto era stato gentile quel signore con noi. Ci aveva salvato dalla fame e dall’itterizia quando era arrivato da Chezal-Benoît per darci uno spaccio e una biblioteca, per procurarci dei vestiti nuovi e una fattoria come Dio comanda.</p>
<p>Una mattina d’inverno, mentre passeggiavo nel giardino dell’istituto, notai che agli internati più poveri traballavano le gambe come fossero puledrini appena nati. Un signore minuto faceva tre passettini e si stancava subito. Lo avrebbe steso una mosca. Quelli che prima erano grassi o gonfi per l’alcol, ora non si potevano di certo lamentare. Eravamo tutti magri! Anche se qualcuno mangiava talmente poco che le gambe gli si riempivano di edemi ed era costretto a rimanere sdraiato a letto, perché aveva appena la forza di respirare. Alcuni si mangiavano le foglie degli alberi e certi fiori selvatici che, a quel che dicevano, sapevano di zucca; altri si succhiavano la camicia per tenere occupata la bocca e inghiottire saliva. Quella visione improvvisa mi riportò alla mente certi discorsi sullo «sterminio dolce» di cui si parlava sulle colonne di alcuni giornali prima dell’Occupazione. Volli controllare e mi diressi subito verso la cucina per fare una ricerca nell’enorme pila di giornali che usavano per accendere il fuoco; ma non appena mi chinai per guardare le date di quelli che erano più sotto, la voce di Odette mi interruppe.<br />
– Cosa stai facendo? – chiese, con le mani sui fianchi.<br />
– Cerco una notizia, Odette. Non mi daresti un pezzo di pane? – le chiesi, mostrandole delle monete.<br />
– E da quando ti interessano le notizie? – disse, mentre si girava e, rovistando negli armadi, mi preparava un pezzo di pane con il roquefort spalmato.<br />
– Sono preoccupata.<br />
– Ah, sì?<br />
– Ti rendi conto di cosa sta succedendo?<br />
– A cosa ti riferisci?<br />
– Al maresciallo, che dà le patate ai tedeschi.<br />
– Zitta, bambina. Abbassa la voce.<br />
In quel momento entrò il capocuoco. Ancora non si era tolto la divisa da lavoro e potei notare i rotoli di grasso della pancia che strabuzzavano tra i bottoni della sua camicia. Salutò con un vocione da baritono e, dopo aver fatto finta di spostare alcuni sacchi di patate, se ne mise in spalla uno piuttosto grande di lenticchie verdi di Puy. Più tardi venimmo a sapere che le vendeva nella piazza di Bourg.<br />
– Mi stai dicendo che vuoi lavorare con noi in cucina? – mi chiese, cercando di sviare l’attenzione dalla conversazione precedente.<br />
Si vedeva che era nervosa e la assecondai.<br />
– Proprio così.<br />
– Lei cosa ne pensa? – chiese Odette al capocuoco, che aveva già un piede sulla soglia.<br />
– Falle fare una prova – rispose senza pensare, come se avesse dovuto andarsene senza perdere altro tempo.<br />
Non mi sarebbe mai venuta in mente un’idea simile. Odette lo salutò con cortesia e, appena rimanemmo da sole, mi spiegò con calma il funzionamento della cucina, gli orari e le mansioni che avrei svolto. Disse che in quei momenti avevano bisogno di tutto l’aiuto che gli veniva offerto, soprattutto considerando che l’esercito richiamava nelle proprie fila molti infermieri e l’ospedale stava rimanendo senza personale. Inoltre, lì avrei potuto mangiare meglio e, per un’adolescente ancora nell’età dello sviluppo, una buona alimentazione era di estrema importanza.<br />
– Una cosa però – mi disse molto seria, con le braccia incrociate e dando dei colpetti frenetici per terra con il piede –, non tollererò commenti sulla situazione politica.<br />
Mi convinse. Quella proposta era perfetta per giu¬stificare la mia rinuncia al trasferimento a Cayssiol con quelle donne così sceme. Lo dissi alla signora Lamartine e anche lei fu d’accordo.<br />
Passarono due o tre mesi, Ferdière arrivò a Rodez e, per prima cosa, fece un giro nei reparti del braccio dove stava sua moglie. Era evidente che sarebbe rimasto allibito nell’appurare lo stato penoso dell’ospedale, che cadeva a pezzi, la mancanza di medicinali e la scarsità del cibo. Il mese prima del suo arrivo, erano morte sessanta persone, e non a causa di una malattia contagiosa, ma per il semplice fatto che, secondo il libretto del razionamento, ogni giorno ci spettava la metà delle calorie di cui un corpo ha bisogno per reggersi in piedi.</p>
<p>In breve tempo si liberò di alcuni infermieri corrotti, del capocuoco e dell’amministratore, che manteneva i privilegi di quelli che tra di noi pagavano la retta, concedendoci più carbone e alcuni extra di cioccolato, formaggio o biscotti. Ma a Ferdière non sembrava corretto che pochi di noi godessero di privilegi che altri, in quel tempo di guerra, non avevano, e allora ci esortò a lavorare, non solo perché così potessimo sentirci utili, ma anche per farci abituare alla filosofia dello sforzo-ricompensa. Io, per esempio, appartengo alla categoria dei lavoratori eccellenti, che possono accedere a una certa quantità di denaro o di alimenti extra in cambio delle ore che dedicano a portare avanti l’ospedale, mungendo le mucche, tagliando la legna, risolvendo inconvenienti, distribuendo il carbone, riparando le scarpe, cucinando o pulendo le latrine. Oh, mi sentivo orgogliosa di tutto questo, e continuai a distendermi, mentre osservavo l’esorbitante quantità di oggetti che Ferdière collezionava, l’infinita varietà di utensili da cucina, attrezzi da carpentiere, bastoni di legno fatti a mano, bambole, vasi, sculture di ferro, ceramica, legno e cartone, tutti esposti uno accanto all’altro, contravvenendo a qualsiasi tipo di classificazione, sui lunghi ripiani che occupavano la parete sinistra; mi sentii protetta di fronte a quel museo del caos o dell’assurdo, e sospirai profondamente sollevata nel constatare che non era mio e che non dovevo metterlo in ordine. Fu in quel momento che il signor direttore posò gli occhi su di me e, consegnandomi una lettera, mi propose un compito che cambiò completamente il senso della mia vita.</p>
<p>Lo ascoltai in silenzio mentre mi dava istruzioni su come avremmo organizzato la giornata seguente. Subito dopo gli chiesi se aveva qualche libro di Artaud e mi promise che lo avrebbe fatto portare nella mia stanza non appena lo avesse individuato nella sua biblioteca personale. Prima di andarmene, il signor direttore mi confessò che tutto quello faceva parte di una terapia personalizzata e che sperava che quell’interesse che, in base a quanto gli aveva riferito Odette, avevo mostrato per il lavoro artistico di quel signore, si sarebbe trasformato in entusiasmo, riuscendo a scuotermi dal tedio in cui ero sprofondata. E mi disse che mia madre era molto preoccupata per il fatto di non poter più venire a farmi visita come prima, a causa del suo obbligato trasferimento all’estero, per cui avrei fatto bene a sforzarmi per rispondere a quella lettera.</p>
<p>*</p>
<p>Valigie Rosse, collana Gli Asteroidi 2015<br />
www.valigierosse.net</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Non luogo comune</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2015/10/15/scrittura-non-assertiva-3/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2015/10/15/scrittura-non-assertiva-3/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Oct 2015 12:00:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[incisioni]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Corinti]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[Bernardo Radi]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Michelangelo Bellani]]></category>
		<category><![CDATA[Non luogo comune]]></category>
		<category><![CDATA[Pomodoro Produzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Swans]]></category>
		<category><![CDATA[video]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=56853</guid>

					<description><![CDATA[↓↓↓ Non Luogo Comune è un cortometraggio che ha preso forma negli ultimi mesi. È la presa di coscienza di come il linguaggio possa diventare un corpo staccato dal contesto culturale di riferimento, farsi sintomo e metastasi di un processo di erosione dei complessi rapporti sociali che le società occidentali stanno affrontando. Sul tema delIa [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe loading="lazy" title="Non Luogo Comune _ Common/Non/Place" src="https://player.vimeo.com/video/142110637?dnt=1&amp;app_id=122963" width="696" height="392" frameborder="0" allow="autoplay; fullscreen; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
<p style="text-align: center;">↓↓↓</p>
<p><em>Non Luogo Comune</em> è un cortometraggio che ha preso forma negli ultimi mesi. È la presa di coscienza di come il linguaggio possa diventare un corpo staccato dal contesto culturale di riferimento, farsi sintomo e metastasi di un processo di erosione dei complessi rapporti sociali che le società occidentali stanno affrontando. <span id="more-56853"></span></p>
<p>Sul tema delIa migrazione, i media <em>mainstream</em> e i link sgrammaticati che scorrono sulle <em>timeline</em> dei <em>social network </em>offrono una panoramica apocalittica delle visioni di questo (nuovo) mondo mentre va configurandosi, trasmettendo in diretta e senza mediazioni l’alba di una <em>weltanschauung</em> istantanea, i cui caratteri essenziali si collocano a metà strada tra la paranoia e la paura di specchiarsi in quello che le nostre società cercano di tenere alla larga dal nostro specchio visivo: la povertà, la sporcizia, il caos. Questi totem cercano di ridefinirsi nel linguaggio comune con la creazione di <em>mantra</em> consolatori, le cui intenzioni sono quelle di tracciare i confini di un gruppo sociale, il nostro, delineato unendo brandelli di narrazioni identitarie senza basi storiche e civili. Si tracciano per tanto i confini di un non luogo, abitato solamente dall’Io e dall’attesa dell’invasore, come in un moderno western, o un film di guerra. Come film maker è stato interessante cercare una chiave per documentare questa scintilla, questa deflagrazione in <em>slow-motion</em> che dai tavoli dei bar agli schermi degli <em>smartphone</em> sta diventando un’interferenza comunicativa sempre più forte, una linea di rumore bianco che combatte per farsi spazio e diventare egemone.</p>
<p style="text-align: center;">⊗</p>
<p>Regia: Bernardo Radi<br />
Sceneggiatura: Alessandro Corinti<br />
Montaggio: Bernardo Radi &amp; Alessandro Corinti<br />
Cast: Michelangelo Bellani<br />
Musiche: Swans<br />
Produzione: Pomodoro Produzioni</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2015/10/15/scrittura-non-assertiva-3/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>1</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;onere della prova e gli eroi bambini</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2014/11/28/lonere-della-prova/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2014/11/28/lonere-della-prova/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Declich]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Nov 2014 06:00:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[crimini di guerra]]></category>
		<category><![CDATA[fake]]></category>
		<category><![CDATA[falsi]]></category>
		<category><![CDATA[hero boy]]></category>
		<category><![CDATA[lars klevberg]]></category>
		<category><![CDATA[Lorenzo Declich]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>
		<category><![CDATA[video]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=49932</guid>

					<description><![CDATA[di Lorenzo Declich Ci sono volte in cui la semplice esposizione di cose presenti lancia messaggi molto chiari. In principio, dunque, vi racconterò cosa ho nel mio computer, nella cartella “hero boy”, dove ho messo diversi video scaricati da YouTube. Aggiungerò a questa descrizione alcuni dettagli, facilmente reperibili in rete. Nel primo video un bambino [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Lorenzo Declich</strong></p>
<p>Ci sono volte in cui la semplice esposizione di cose presenti lancia messaggi molto chiari. In principio, dunque, vi racconterò cosa ho nel mio computer, nella cartella “hero boy”, dove ho messo diversi video scaricati da YouTube. Aggiungerò a questa descrizione alcuni dettagli, facilmente reperibili in rete.</p>
<p>Nel primo video un bambino si trova sotto il fuoco dei cecchini. Fa finta di cadere, colpito, poi si rialza e va a salvare una bambina. Si intitola “Eroe siriano: un ragazzo salva una ragazza”. Il titolo è in inglese e in arabo.</p>
<p>Nel secondo video, taggato “BBC trending”, si scopre che il video precedente è un falso, che la scena è stata girata su un set. La didascalia spiega che: “il video dell’eroe bambino siriano è un falso costruito da filmakers norvegesi”. Apprenderemo poi che la scena è stata girata lo scorso agosto a Malta. I titoli, qui, sono in inglese.</p>
<p>Il terzo video contiene una sorta di rassegna stampa intitolata, in inglese: “la NATO usa un falso video virale su un eroe bambino siriano per invadere la Siria”.</p>
<p>Il quarto video, in inglese, è un’intervista al regista del video, Lars Klevberg, che: “non si pente riguardo al video falso”. In un dispaccio che <a href="https://twitter.com/LarsKlevberg/status/533385072083501056" target="_blank">ha diffuso via twitter</a>, spiega che col suo lavoro voleva porre l’attenzione sui bambini nella guerra siriana.</p>
<p>L’&#8221;opera&#8221; di Klevberg ha raggiunto milioni di persone ma, nonostante questo “non pentimento” pubblico, animato dal desiderio di “accendere i riflettori” sui bambini siriani, il video originale è stato cancellato da Youtube: ne abbiamo oggi solo copie. Una di esse, postata dal network <em>Sham</em>, ha oggi 4.600.000 visualizzazioni.</p>
<p>Abbiamo solo copie anche del secondo video, anch’esso è stato cancellato, anch’esso era molto popolare. L’originale complottardo, invece, rimane <em>online</em>, è stato visto da più di centomila persone.</p>
<p>Ho un quinto, un sesto e un settimo video nel mio computer. Nel quinto (12 marzo 2012) andiamo a Homs. Un ragazzo salva un altro ragazzo, ferito, mettendo a rischio la propria vita. 1.100 visualizzazioni. Nel sesto (28 aprile 2012) un bambino di Dera’a corre in mezzo alla strada con una borsa in spalla. Si sente un forte brusio e poi un’esplosione. Il bambino continua a correre, irrompe correndo un ragazzo, che lo prende in braccio e lo porta via. 350.000 visualizzazioni. Nel settimo (3 novembre 2012) ci sono quattro ragazzini che corrono in direzione della telecamera su una strada che, secondo le indicazioni, si trova nelle campagne di Aleppo, Khan al-Asal. Sullo sfondo c’è un carro armato. Si sentono rumori di spari. Le voci fuori campo si fanno sempre più concitate. I ragazzini fanno una cinquantina di metri, in ordine sparso, si mettono tutti in salvo. L’ultimo a trovare riparo porta in braccio un quinto bambino, piccolissimo. 4.700 visualizzazioni.</p>
<p>Ho trovato i video su un blog. Facendo ricerche incrociate su Youtube li ho ritrovati con difficoltà. E&#8217; vero, sono relativamente vecchi e portano titoli in arabo, ma l&#8217;ostacolo più grande è stato un altro. Per scovarli ho dovuto scorrere decine e decine di pagine di ricerca, tutte dominate dall&#8217;onnipresente vera-falsa storia del “bambino eroe” siriano. Sempre gli stessi quattro fotogrammi, presentati in tutte le salse, un elenco che non è tale perché ripropone continuamente la stessa cosa. Pochi sono i click su queste copie secondarie, ma il loro numero provoca un effetto di saturazione, l&#8217;attenzione inesorabilmente cade. Il falso eroe è ovunque.</p>
<p><em>Bellingcat</em>, un sito che si occupa di <em>fact checking </em>partecipato, ha diffuso nei giorni scorsi <a href="https://www.bellingcat.com/news/uk-and-europe/2014/11/17/an-open-letter-to-lars-klevberg-the-norwegian-film-institute-and-arts-council-norway/">questo comunicato</a>:</p>
<blockquote><p>Noi sottoscritti esprimiamo la nostra condanna sul carattere ingannevole del film diretto da Lars Klevberg e finanziato dal Norwegian Film Institute e l’Arts Council Norway sulla Siria. È incosciente e irresponsabile distribuire una <em>fiction </em>come se fosse una ripresa reale perché ciò sminuisce la reale sofferenza dei bambini della Siria e il duro lavoro svolto dai giornalisti professionisti e dai cittadini all&#8217;interno della Siria.<br />
I bambini siriani sono stati il bersaglio di cecchini, barili-bomba e di atrocità di massa per oltre tre anni. Gran parte di queste cose sono state documentate, faticosamente, da giornalisti-cittadini e giornalisti professionisti in circostanze pericolose e terribili. Questo film mina il lavoro delle persone che continuano a documentare questi crimini contro l&#8217;umanità. Piuttosto che impegnarsi in un dibattito, utilizzando elementi esistenti, di cui vi è abbondanza, il film invita a mettere in discussione, sia eticamente che professionalmente, il lavoro svolto per documentare questi crimini all&#8217;interno della Siria.<br />
Il modo in cui questo film è stato presentato al pubblico è volutamente fuorviante. In un tale conflitto, decifrare il vero dal falso è un compito difficile e molti attivisti, giornalisti e analisti trascorrono ore e ore spulciando tra i video al fine di fornire informazioni accurate al pubblico. Il metodo volutamente ingannevole col quale il video è stato diffuso ha provocato maggiore disinformazione sulla Siria.<br />
Questo video non farà che alimentare i tentativi di diffondere dubbi su storie reali provenienti dalla Siria, prodotte da giornalisti-cittadini e giornalisti professionisti. La vicenda dimostra che i <em>filmakers</em>, e coloro che li hanno finanziati, hanno poca comprensione della complessità del conflitto e non hanno riguardo per il rischio che la gente prende su di sé per documentare la violenza e il conflitto.<br />
In un conflitto così crudele e incerto come quello in Siria, ci sono storie vere di eroismo quotidiano che testimoniano la sofferenza di un popolo. Molti hanno pagato con la vita.<br />
Invece di far luce su una generazione perduta, il film ha messo in pericolo vite, ha posto l&#8217;onere della prova a chi soffre piuttosto che su quelli che causano la sofferenza, ha sminuito il coraggio delle persone che lavorano in zone di conflitto.</p></blockquote>
<p>Ci ho pensato a lungo, poi ho deciso di postare almeno uno dei video che ho descritto. Eccolo, non è <em>fiction</em>.</p>
<div class="youtube-embed" data-video_id="QI-hLk0mvPc"><iframe loading="lazy" title="سوريا حلب Syria Aleppo ريف حلب خان العسل قناص عصابات الأسد يقوم باستهداف الأطفال" width="696" height="522" src="https://www.youtube.com/embed/QI-hLk0mvPc?feature=oembed&#038;enablejsapi=1" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2014/11/28/lonere-della-prova/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>8</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>video arte #20 &#8211; floris kaayk</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2013/04/08/video-arte-20/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alessandro broggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Apr 2013 21:00:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[fantascienza]]></category>
		<category><![CDATA[floris kaayk]]></category>
		<category><![CDATA[forme organiche]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[video]]></category>
		<category><![CDATA[video arte]]></category>
		<category><![CDATA[videoarte]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=45354</guid>

					<description><![CDATA[Floris Kaayk, The Order Electrus, 2005. Floris Kaayk, The Origin of Creatures, 2010.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="youtube-embed" data-video_id="mH6lg2F3EiI"><iframe loading="lazy" title="The Order Electrus - by Floris Kaayk" width="696" height="522" src="https://www.youtube.com/embed/mH6lg2F3EiI?feature=oembed&#038;enablejsapi=1" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
<p>Floris Kaayk, <em>The Order Electrus</em>, 2005.<span id="more-45354"></span></p>
<p><iframe loading="lazy" title="The Origin of Creatures" src="https://player.vimeo.com/video/51198548?dnt=1&amp;app_id=122963" width="696" height="392" frameborder="0" allow="autoplay; fullscreen; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Floris Kaayk, <em>The Origin of Creatures</em>, 2010.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>video arte #16 &#8211; zbynek baladran</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2013/01/25/videoarte-n16/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alessandro broggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Jan 2013 11:31:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[disegno]]></category>
		<category><![CDATA[ironia]]></category>
		<category><![CDATA[modellizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[video]]></category>
		<category><![CDATA[videoarte]]></category>
		<category><![CDATA[Zbynek Baladran]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=44565</guid>

					<description><![CDATA[Zbynek Baladran, A Model of the Universe, 2009.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe loading="lazy" title="models of the universe" src="https://player.vimeo.com/video/8158827?dnt=1&amp;app_id=122963" width="640" height="472" frameborder="0" allow="autoplay; fullscreen; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Zbynek Baladran, <em>A Model of the Universe</em>, 2009.</p>
<p><span id="more-44565"></span></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>video arte #15 &#8211; vladimir nikolic</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/12/25/video-arte-xx/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alessandro broggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Dec 2012 10:25:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[ateismo]]></category>
		<category><![CDATA[cristianesimo]]></category>
		<category><![CDATA[ironia nell'arte]]></category>
		<category><![CDATA[natale]]></category>
		<category><![CDATA[nikolic]]></category>
		<category><![CDATA[video]]></category>
		<category><![CDATA[video arte]]></category>
		<category><![CDATA[videoarte]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=42962</guid>

					<description><![CDATA[Vladimir Nikolic, Rhythm, 2001.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="youtube-embed" data-video_id="fgQBOPcF9E8"><iframe loading="lazy" title="vladimir nikolic - rhythm" width="696" height="522" src="https://www.youtube.com/embed/fgQBOPcF9E8?feature=oembed&#038;enablejsapi=1" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
<p>Vladimir Nikolic, <em>Rhythm</em>, 2001.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>video arte #8 &#8211; mike figgis</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/09/03/42972/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alessandro broggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Sep 2012 22:01:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[cinema di ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[expanded cinema]]></category>
		<category><![CDATA[mike figgis]]></category>
		<category><![CDATA[tempo]]></category>
		<category><![CDATA[video]]></category>
		<category><![CDATA[video arte]]></category>
		<category><![CDATA[videoarte]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=42972</guid>

					<description><![CDATA[http://www.youtube.com/watch?v=6vCIIRBBK1U Mike Figgis, About time 2, 2002.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>http://www.youtube.com/watch?v=6vCIIRBBK1U</p>
<p>Mike Figgis, <em>About time 2</em>, 2002.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: nazioneindiana.com @ 2026-05-06 12:58:08 by W3 Total Cache
-->