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	<title>Villa Gadda &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Come vendicarsi di Villa Gadda</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 05:30:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
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					<description><![CDATA[di Marco Belpoliti Piffete e puffete e &#8220;tu ne giungi felicemente a Breanza&#8221;. Sul treno, &#8220;ferrocarril&#8221; delle Ferrovie Nord, ci s&#8217;imbarca a Piazzale Cadorna, in Milano, direzione Asso, fermata Erba. Qui si scende per risalire su un autobus &#8211; allora non c&#8217;era &#8211; destinazione Longone al Segrino. Pochi minuti ancora, e si sbarca davanti alla [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/copertina_edizione_1970.jpg" alt="copertina_edizione_1970" title="copertina_edizione_1970" width="209" height="340" class="alignnone size-full wp-image-24633" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/copertina_edizione_1970.jpg 209w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/copertina_edizione_1970-184x300.jpg 184w" sizes="(max-width: 209px) 100vw, 209px" /> di <strong>Marco Belpoliti</strong></p>
<p>Piffete e puffete e &#8220;tu ne giungi felicemente a Breanza&#8221;. Sul treno, &#8220;ferrocarril&#8221; delle Ferrovie Nord, ci s&#8217;imbarca a Piazzale Cadorna, in Milano, direzione Asso, fermata Erba. Qui si scende per risalire su un autobus &#8211; allora non c&#8217;era &#8211; destinazione Longone al Segrino. Pochi minuti ancora, e si sbarca davanti alla più famosa casa della letteratura italiana del Novecento: Villa Gadda. Un casone squadrato, appoggiato appena alla collina, con archi sul davanti, due grandi e due piccoli. Niente di particolare, anzi piuttosto ordinario, molto meno elegante dei villini, ville rustiche, chalets svizzeri e delle residenze liberty che nel medesimo periodo avevano invaso la zona, in cui veniva su la Villa in Brianza edificata da Francesco Gadda, con l&#8217;intento esplicito che i ragazzi &#8220;crescessero sani, vigorosi, allegri, sotto il portico; le logge fatte per aerare la casa, la terrazza per il fresco di sera, dopo il lavoro&#8221;.<br />
<span id="more-24631"></span><br />
<img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/DSCN0187.JPG" alt="DSCN0187" title="DSCN0187" width="454" height="573" class="alignnone size-full wp-image-24636" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/DSCN0187.JPG 454w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/DSCN0187-237x300.jpg 237w" sizes="(max-width: 454px) 100vw, 454px" /></p>
<p>La Villa è oggi un condominio come altri, nonostante il parco intorno. E pensare che qui venivano in villeggiatura durante i periodi estivi i fratelli Gadda: Carlo, Clara e Enrico. In una memoria autobiografica dettata nel 1963, anno della Cognizione del dolore, Carlo Emilio, all&#8217;epoca settantenne, scriveva: &#8220;Suo padre costruì la fottuta casa di campagna di Longone nel 1899-1900 e questa strampalata casa gli rimase appiccicata fino al 1937. Panorama stupendo sui laghi brianzoli, Monte Resegone&#8221;. Strampalata perché costruita male, con criteri sballati, come si capisce dal romanzo che la vede protagonista. Il terrazzo è la cosa peggiore; ci si entra direttamente dalla strada, scrive nella Cognizione, attraverso &#8220;il piccolo giardino dietro casa, con il quale comunicava direttamente, dopo il solo ostacolo d&#8217;un gradino di serizzo&#8221;.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/DSCN0166.JPG" alt="DSCN0166" title="DSCN0166" width="454" height="237" class="alignnone size-full wp-image-24637" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/DSCN0166.JPG 454w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/DSCN0166-300x156.jpg 300w" sizes="(max-width: 454px) 100vw, 454px" /></p>
<p>Niente chiavistelli, cocci di bottiglia aguzzi, spranghe contro le tentazioni altrui. Fottuta perché a un certo punto il padre di Carlo Emilio muore &#8211; nel 1909 &#8211; e sulla casa gli eredi accendono un&#8217;ipoteca per restituire alla sorella di primo letto, Adele, la dote, così da costringere Carlo, capo della famiglia, a economie eccessive. Nel 1936 scrive a Gianfranco Contini: &#8220;la mia casa di campagna (…) mi procura più grattacapi che una suocera isterica. Sono le fisime casalinghe, brianzole e villereccie di un mondo che è tramontato per sempre lasciandomi solo stucchevoli tasse da pagare. &#8211; Mi vendicherò&#8221;.<br />
La sua vendetta sarà appunto La cognizione, scritta e pubblicata in prima versione subito dopo, nel &#8217;38, e poi apparsa rivista e ampliata nel 1963 presso Einaudi. L&#8217;hidalgo Gonzalo Pirobutirro, sua controfigura, sarà la causa della morte della madre, personaggio centrale del romanzo, uccisa durante l&#8217;assedio della proprietà da parte degli uomini dell&#8217;Istituto di Vigilanza notturna, antesignani delle ronde padane attuali: unico tra i proprietari Gonzalo non ha voluto ricorrere alla loro protezione. L&#8217;assassinio della madre, oscuro episodio, è la vendetta di Carlo Emilio per interposta persona, dato che, come dicono i critici, tra la casa e la madre, nel romanzo non c&#8217;è alcuna differenza.<br />
Se La cognizione non è stata scritta nella villa, dato che nel 1937, dopo la morte della madre vera, Gadda la cede all&#8217;avvocato Calabi della Banca Commerciale, che provvede subito a dividerla in appartamentini, con tipica azione immobiliare brianzola, è però sicuro che lì, nella casa di vacanze, sono stati redatti: un novella, poi diventata La madonna dei filosofi; La meccanica; Meditazione milanese, in buona parte; Racconto italiano di ignoto del novecento; e poi il lavoro intorno al Fulmine sul 220. Della sua planimetria, della disposizione delle stanze, dei tempi e modi di costruzione, rogito del terreno compreso, sappiamo tutto, o quasi, dato che gli studiosi di Gadda hanno messo mano alle mappe e ai reperti catastali per spiegare come il romanzo sia modellato sulla disposizione di stanze e piani della Villa in calce e mattoni. </p>
<p><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/DSCN0172.JPG" alt="DSCN0172" title="DSCN0172" width="454" height="340" class="alignnone size-full wp-image-24638" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/DSCN0172.JPG 454w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/DSCN0172-300x224.jpg 300w" sizes="(max-width: 454px) 100vw, 454px" /></p>
<p>Il tratto dominante della Cognizione è sicuramente il rancore che trapassa in un risentimento assoluto nei confronti della stessa Brianza, per quanto, in effetti, qui Carlo Emilio, ingegnere in congedo nell&#8217;anno sabbatico 1928-29, vi abbia scritto in modo furibondo e felice. La casa di Longone è il suo buen ritiro, dove conserva i quaderni con gli abbozzi dei futuri racconti, e vi riceve gli amici scrittori: Bacchelli, Linati, Bonsanti. L&#8217;ossessione dei peones, ladri e ubriaconi, che raggirano la madre, nascondono frutti dei campi, viziosi e sporchi, è già presente nelle lettere degli anni Venti, dove sproloquia sul &#8220;contadiname a cui manteniamo una casa, mentre io devo lavorare come un cane e vivere al quarto piano in una camera fredda&#8221;, come scrive alla sorella Clara. Don Gonzalo è già presente nelle continue contumelie di Carlo, nelle definizioni delle donne bruttissime di Longone, che dicono &#8220;Car Signor&#8221; e &#8220;cara madonna&#8221; mentre vendono pere tisicuzze, e l&#8217;odio per i vizi umani trapassa ben presto al paesaggio e alla natura, sino ad un certo punto libere di difetti.<br />
La &#8220;mia privata privatissima personale proprietà&#8221; diventa fonte continua di dispiaceri che si concentrano nelle pagine dedicate alla figura della Madre di Pirobutirro, che il figlio umilia e picchia. Villa Gadda, in terra di Lukones, nome dato ai villani e ai nobili del paese comasco, diventa il &#8220;verme solitario di Longone, con Resegone sullo sfondo e odor di Lucia Mondella nelle vicinanze&#8221;. Eppure, estinta l&#8217;ipoteca, venduta la casa, dopo aver salvato le vecchie carte lì riposte, Carlo Emilio scriverà al cugino Piero Gadda Conti di una &#8220;tristezza grande&#8221;, per cui &#8220;piango la mia vita perduta e tutte le cose profanate&#8221;. Di tutte le profanazioni autodistruttive e masochistiche, propellente eccellente della sua narrativa, insieme alle malinconie di cui si alimenta, alla pari dei suoi personaggi, il casone di Longone è il punto saliente, il culmine, il Resegone della sua esistenza. &#8220;Dolore e dolore, dolore sopra dolore&#8221;, scrive. Lì, non lontano dalla casa, sono sepolti il padre, il fratello, Enrico, il prediletto della famiglia, credeva Carlo, morto nel 1919 in volo nella guerra, e dal 1936, lei, la madre. </p>
<p><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/DSCN0159.JPG" alt="DSCN0159" title="DSCN0159" width="454" height="562" class="alignnone size-full wp-image-24639" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/DSCN0159.JPG 454w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/DSCN0159-242x299.jpg 242w" sizes="(max-width: 454px) 100vw, 454px" /></p>
<p>Di tutto questo accumulo di sofferenze, malinconie e livori, oggi resta una casa bruttarella, tirata a lucido con tetto rifatto e gronde in rame, giochi di bambini sparsi all&#8217;intorno, campanelli piccoli borghesi, perfetta antesignana della successiva devastazione della Brianza: &#8220;Il cemento e la plastica e lo scatolame hanno coperto anche la terra di Lombardia, la verde Lombardia non è più. Viviamo in un tetro inferno, dovunque è arrivato il cosiddetto miracolo&#8221;. Era il 1964. Da allora niente si è più fermato.</p>
<p>[<em>le fotografie sono dell&#8217;autore. La copertina riprodotta è quella dell&#8217;edizione Einaudi del 1970</em>]</p>
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