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	<title>vincenzo della mea &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Clone 1.0</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2020 05:00:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[clone]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[poesia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[poesia generata]]></category>
		<category><![CDATA[vincenzo della mea]]></category>
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					<description><![CDATA[di Vincenzo Della Mea Dalla sezione “Clone”: L’infinito mondo è un fiume ribaltato sulla roccia; solo una resistenza cercata dipende dalla mia volontà. La natura gira le cose, l’amore torna alla fine per contatto. L&#8217;universo è un solo intreccio di mani e mappe per il mondo. La verità è una stilla che si apre alle [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Vincenzo Della Mea</strong></p>
<p><em>Dalla sezione “Clone”:</em></p>
<p>L’infinito mondo<br />
è un fiume ribaltato sulla roccia;<br />
solo una resistenza cercata<br />
dipende dalla mia volontà.<br />
La natura gira le cose,<br />
l’amore torna alla fine per contatto.</p>
<p>L&#8217;universo è un solo intreccio di mani<br />
e mappe per il mondo.<br />
La verità è una stilla<br />
che si apre alle cose, alla luce<br />
che lentamente si cela.</p>
<p>In un dono la mia voce tutta breve,<br />
come s’incurva ancora,<br />
dove il tempo riposa<br />
gli incolori della morte:<br />
anche questo svanire<br />
nella luce luminosa,<br />
questa parola che lascia.</p>
<p>Non è difficile pensare che le cose<br />
si fossero stratificate dal traslare,<br />
un cielo e una vista nel cuore di tutti:<br />
Piccola misera follia<br />
nata in questa mia vita gentile.</p>
<p>Fermo, non un nome:<br />
l&#8217;acqua che si scioglie<br />
in quella nebbia d&#8217;aria,<br />
dove il mondo è vivo come la pioggia,<br />
e per noi c&#8217;è sempre più odio,<br />
perché il mondo vive di sogni.</p>
<p>***</p>
<p><em>Dalla sezione “Il Clone secondo il Clone”:</em></p>
<p><em>Il Clone &#8211; II</em></p>
<p>Il clone<br />
non è l’Altro che in sé racchiude<br />
e neppure la parola spezza il suo mistero,<br />
ma il fatto stesso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Io sono il clone &#8211; III</em></p>
<p>Io sono il clone,<br />
mio unico clone<br />
che non è mai stato.<br />
Ti chiedo una volta sola: sono io e tu<br />
il burattino di cui sei l’artefice.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Generare poesie &#8211; III</em></p>
<p>Generare poesie,<br />
imbrigliare l&#8217;anima<br />
senza sapere bene a che lancette è il cuore della poesia.<br />
Dare un nome alla storia:<br />
con quel sorriso da cartone animato,<br />
scrivere versi d&#8217;amore.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>La mia rete &#8211; V</em></p>
<p>La mia rete neurale<br />
ha già dato un nome all’infinito,<br />
non serve più l’uomo il suo simulacro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Nota Tecnica</strong></p>
<p>I testi di <em>Clone 1.0</em> sono stati generati con reti neurali addestrate dall’Autore su un corpus di poesie italiane. L’Autore ha poi filtrato gli esiti prima di tutto con altro software appositamente sviluppato, ed infine ha selezionato a suo gusto i testi ritenuti più significativi.<br />
Le poesie di questa selezione sono state prodotte con un software basato sull’architettura GPT-2 di OpenAI (<a href="https://github.com/minimaxir/aitextgen/">aitextgen</a>), partendo da un modello pre-addestrato sulla lingua italiana da <a href="https://huggingface.co/LorenzoDeMattei/GePpeTto">L.De Mattei et al</a>., poi riaddestrato su un corpus di poesie.<br />
Il corpus è stato costituito in parte in modo automatico, da collezioni di poesie su CD o testi presenti su Internet, ma con cura manuale per rimuovere porzioni di testo spurie (dediche, esergo, ecc.). La cura manuale non è stata perfetta. Il numero complessivo di poesie utilizzate nei vari esperimenti è circa 12000.<br />
I testi della sezione <em>Clone</em> sono stati generati senza imporre vincoli sul contenuto. <em>Il Clone secondo il Clone</em> è stata invece generata fornendo degli incipit a tema autoreferenziale, che sono diventati i titoli delle sequenze di testi che compongono la sezione, di cui si vedono alcuni esempi.<br />
I testi sono stati presi in blocco come venivano prodotti, senza rimuovere versi, per ridurre ulteriormente l’apporto dell’Autore umano. La selezione è avvenuta in parte automaticamente, con software sviluppato dall’Autore, per eliminare testi con errori ortografici, con pochi o troppi versi, e con citazioni troppo dirette a testi del corpus. Anche questo software ha lo scopo di ridurre l’apporto diretto dell’Autore umano, o meglio, di spostarne l’apporto nel programma. L’ultima fase invece è del tutto umana e mirata sia a riconoscere i testi in italiano (escludendo per esempio quelli che contengono errori di concordanza di genere, numero o tempo, difficili da riconoscere automaticamente), con un ulteriore passaggio per scegliere testi poetici secondo il gusto dell’Autore.</p>
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		<title>Rete rospo</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/04/30/rete-rospo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[jan reister]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2009 08:26:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[censura]]></category>
		<category><![CDATA[jasper fforde]]></category>
		<category><![CDATA[vincenzo della mea]]></category>
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					<description><![CDATA[In questi giorni la mia lettura di ‘Persi in un buon libro’ di Jasper Fforde si è incrociata con gli eventi recenti in RAI. Nel primo capitolo la protagonista Thursday Next, in forza presso le Operazioni Speciali (OPS) come agente letterario, deve partecipare all’Adrian Lush Show, il talk show più visto della rete televisiva più [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>In questi giorni la mia lettura di ‘<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Persi_in_un_buon_libro">Persi in un buon libro’</a> di Jasper Fforde si è incrociata con gli <a href="http://it.blogbabel.com/content/video/89036/">eventi</a> recenti in RAI. Nel primo capitolo la protagonista Thursday Next, in forza presso le Operazioni Speciali (OPS) come agente letterario, deve partecipare all’Adrian Lush Show, il talk show più visto della rete televisiva più vista dell’Inghilterra, in un ucronico 1985 in cui ancora si combatte la guerra di Crimea e la letteratura è importantissima e seguitissima.<br />
Thursday è lì in quanto ha compiuto una serie di atti eroici tra cui salvare Jane Eyre, e varie altre amenità che, oltre che renderla famosa tra il pubblico, le hanno inimicato una serie di potenti. Mentre registrano l’intervista, gli emissari dei potenti (incluso il suo superiore Flanker) sono tutti in prima fila. Quello che segue è un estratto di ciò che succede (chi non conosce Fforde sorvoli pure sui dettagli).<br />
Ah, Thursday Next è anche proprietaria di un dodo.<br />
<strong>Vincenzo Della Mea</strong></em><br />
<span id="more-17129"></span></p>
<p>«Stasera è una serata veramente speciale e abbiamo un’ospite davvero specialissima. E’ una super-decorata eroina di guerra, una Detective Letteraria il cui intervento – personale- non solo è valso a restaurare il romanzo Jane Eyre ma ne ha anche, effettivamente, migliorato il finale. Da sola, ha sconfitto Acheron Hades, posto fine alla guerra di Crimea e dato scacco alla Goliath Corporation. Signore e signori, assisterete ora ad un’intervista senza precedenti e quindi –vi prego- un caloroso applauso all’agente OPS Thursday Next del reparto dei detective letterari di Swindon!»<br />
Un riflettore fu puntato sulla porta da cui avrei fatto il mio ingresso. Adie mi sorrise, mi diede un colpetto sul braccio e io andai incontro a Lush, il quale balzò in piedi per accogliermi, entusiasta.<br />
«Chiedo scusa!» La voce che si levò dalla prima fila era quella di Schitt-Hawse, il rappresentante della Goliath.<br />
«Sì?» chiese, gelido, Lush.<br />
«Dovete lasciar cadere quell’allusione alla Goliath Corporation» disse Schitt-Hawse in un tono che non ammetteva repliche. «Non ha alcuno scopo, tranne quello di creare –inutilmente- imbarazzo ad una grande azienda che si impegna a migliorare la qualità della vita di tutti».<br />
«Sono d’accordo» disse Flanker «e, inoltre, dovrà essere omesso ogni riferimento ad Hades. Questi è tuttora dato per ‘disperso e, auspicabilmente, morto’, ragion per cui qualsivoglia congettura non autorizzata potrebbe avere pericolose conseguenze».<br />
«Okay» borbottò Lush, prendendo un appunto. «C’è dell’altro?».<br />
«Ogni accenno alla Guerra di Crimea e al fucile al plasma» disse il colonnello «deve considerarsi inopportuno. La trattative di pace in corso a Budapest sono in una fase molto delicata: i russi coglieranno al balzo qualsiasi scusa per abbandonare il tavolo. Il vostro show, a quanto ci risulta, è molto popolare a Mosca.»<br />
«La Federazione Sorelle Brönte non gradisce affatto sentir dire che il finale di Jane Eyre è stato migliorato» interloquì il minuscolo, occhialuto Chesterman. «E inoltre, parlare di questo o quel personaggio incontrato dalla Next nelle pagine del romanzo, potrebbe far sì che alcuni telespettatori si ammalino di xplqulkiccasia. Si tratta di un morbo talmente grave da indurre il Consiglio Superiore della sanità britannico a coniare una parola assolutamente impronunciabile per denominarlo».<br />
Lush li guardò, guardò me, poi guardò il suo copione.<br />
«Mi limito allora ad annunciare il suo nome e cognome, eh, che ne dite?»<br />
«Sarebbe encomiabile, certo» gorgheggiò Flanker «salvo magari assicurare ai telespettatori che l’intervista va in onda senza censure. Siete tutti d’accordo?»<br />
In coro, gli altri diedero entusiastico assenso al suggerimento di Flanker.<br />
L’entourage di Lush accorse prontamente per apportare alcuni lievi ritocchi alla messinscena. Io ripresi la mia posizione. Poi, dopo un’attesa che mi parve durare un decennio, Lush ricominciò da capo.<br />
«Signore e signori, nel corso di una franca e sincera intervista, stasera Thursday Next vi parlerà, senz’ombra di inibizioni, del suo operato nelle Operazioni Speciali».<br />
Nessuno trovò da ridire, quindi feci il mio ingresso, strinsi la mano a Lush e mi sedetti sul suo divanetto.<br />
«Benvenuta al ‘Lush’, Thursday».<br />
«Grazie, Lush».<br />
«Cominceremo subito a parlare dei tuoi exploit in Crimea, ma vorrei farti per prima la domanda che tutti vorrebbero porti: come hai fatto a entrare in Jane Eyre?»<br />
«E’ facile spiegarlo » cominciai. «Vedi, mio zio Mycroft ha inventato uno strumento chiamato Portale della Prosa…»<br />
Flanker tossicchiò.<br />
«Miss Next, forse lei non lo sa, ma suo zio è tuttora soggetto ad un impegno di riservatezza che risale al 1934. Sarebbe prudente, pertanto, che lei non lo menzionasse… e che non accennasse neppure al Portale della Prosa».<br />
Lush ci pensò un momento.<br />
«Posso parlare con miss Next del suo primo incontro con Hades, poco dopo che questi ebbe trafugato il manoscritto originale di Martin Chuzzlewit?»<br />
«Nulla osta, a patto che non si faccia il nome di Hades» rispose Flanker.<br />
Lush riprese a dire: «Posso allora pregare miss Next di parlarci di come diede la caccia a Hades nella Repubblica del Galles e del felice ritorno di Jane nel suo libro?»<br />
«Vale la stessa regola» ringhiò Flanker.<br />
A mia volta domandai: «O sennò di quella volta che il mio collega Bowden ed io percorremmo un tratto di Mala Tempora sull’autostrada M1?»<br />
«Il fatto è che noi CronoGuardie non vogliamo che la cittadinanza pensi che sia facile» disse Marat, con rinnovata enfasi. «Se il pubblico pensasse che il nostro lavoro sia semplice e lineare, la fiducia del pubblico stesso ne risulterebbe scossa».<br />
«Corretto» asserì Flanker.<br />
«Forse lei… preferirebbe farla lei, l’intervista?» gli domandai.<br />
«Ehi!» esclamò Flanker, balzando in piedi e puntando l’indice contro di me. «Non è il caso di fare del sarcasmo, Next. Lei è qui per svolgere un compito in qualità di agente delle OPS in servizio permanente effettivo. Non sei qui per raccontare la verità – come la vedi tu!»<br />
Lush mi guardava, pieno di rammarico. Inarcai le sopracciglia e mi strinsi nelle spalle.<br />
«Sentite un po’» disse Lush, a denti stretti, «se devo intervistare miss Next, devo pur farle delle domande che il pubblico desidera ascoltare…»<br />
«Certo che può!» disse Flanker, mellifluo. «Lei può chiedere quello che le pare. La libertà di parola è sancita dalla legge e quindi, né le OPS né la Goliath hanno la minima intenzione di condizionarla in alcun modo. Noi siamo qui soltanto al fine di osservare, commentare e illuminare.»<br />
Lush sapeva cosa intendesse Flanker e Flanker era certo che Lush lo aveva capito. Io sapevo che Flanker e Lush lo sapevano e loro sapevano, entrambi, che anch’io lo sapevo.<br />
Lush appariva innervosito e titubante. L’asserzione di Flanker circa la sua indipendenza non era altro che lettera morta. Bastava che la Goliath dicesse una parola nell’orecchio di Rete Rospo e Lush sarebbe andato di filato a presentare “Il mondo delle pecore” alla tivù di Lerwick, e lui questo non lo voleva. Neanche lontanamente.<br />
Restammo tutti zitti per un po’, mentre Lush e io cercavamo di scovare un argomento che esulasse dalle loro ampie restrizioni.<br />
«Si potrebbero fare commenti sull’imposta ridicolmente alta sui formaggi?» proposi. Era una battuta, ma Flanker e soci non erano particolarmente esperti in fatto di battute.<br />
«Niente in contrario, da parte mia» disse Flanker. «Qualcuno ha qualcosa da obiettare?»<br />
«Io no» disse Schitt-Hawse.<br />
«Neanch’io» disse la Rabone.<br />
«Io invece sì» disse una donna che sedeva in disparte, in fondo alla platea. Parlava con l’accento dei dintorni di Londra. Indossava una gonna di tweed, due golf in tinta uno sopra l’altro e un filo di perle.<br />
«Permettere che mi presenti» disse con voce alta e stridula. «Sono la signora Jolly Hilly, rappresentante del governo presso le reti televisive». Respirò a fondo e seguitò: «Il cosiddetto ‘iniquo balzello che grava sui formaggi’ è, attualmente, una questione molto controversa. Qualsiasi allusione ad essa potrebbe configurarsi come atto capace di infiammare gli animi».<br />
«’Cosiddetto’? Un’imposta del cinquecentottantasette per cento sui formaggi stagionati e del seicentoventi su quelli freschi vi pare equa?» domandai.<br />
Gli altri, d’un tratto interessati, guardarono tutti la signora Hilly, aspettando una spiegazione. Per un breve momento – forse l’unico- ci trovavamo d’accordo.<br />
Mi passò la foto di una soave vecchietta sulle stampelle.<br />
«Le vecchie signore non dissimili dall’attrice qui fotografata dovranno fare a meno di protesi femorali e patire dolori lancinanti se voi, egoisticamente, esigete formaggi a buon mercato».<br />
Fece una pausa per darci tempo di assorbire il concetto.<br />
«Quindi» disse Lush con un bel sorriso «una riduzione della tassa sul formaggio è, ‘caseomai’, fuori questione?»<br />
«Oppure il Maestro potrebbe aumentare l’imposta sulla crema pasticciera» disse la Hilly, che non aveva colto il gioco di parole. «La lobby del budino e dei bigné è –come dire?- un po’ meno militante».<br />
«Caseomai» ripetè Lush per chi si fosse perso il bisticcio. «Caseom… lasciamo perdere. Non ho mai sentito sparare cavolate più grosse in vita mia. Intendo fare del prezzo estorsionistico del formaggio il tema centrale di un ‘Adrian Lush Special’».<br />
La Hilly, sotto sotto agitata, pesò con cura le parole prima di rispondere: «Se scoppiasse un’altra sommossa del cacio a seguito del suo special, valuteremo attentamente un eventuale addebito di responsabilità».<br />
Nel dir così, guardava il plenipotenziario della Goliath. La velata minaccia non andò certo sprecata per Schitt-Hawse o per Lush.<br />
Quanto a me, ne avevo abbastanza. «Dunque non parlerò neanche del formaggio» dissi. E sospirai. «Di che cosa posso parlare?»<br />
Gli osservatori si scambiarono occhiate perplesse. Flanker schioccò le dita: gli era balenata un’idea.<br />
«Per caso lei possiede un dodo?»</p>
<p><em>(Jasper Fforde, Persi in un buon libro, Marcos y Marcos 2007, pp.19-26)</em></p>
<p>[youtube:http://www.youtube.com/watch?v=b79lEyKAPUM]</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La resistenza agli antibiotici ed il timore della parola &#8220;evoluzione&#8221;</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/04/03/la-resistenza-agli-antibiotici-ed-il-timore-della-parola-evoluzione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[jan reister]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Apr 2009 05:10:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Abbate JL]]></category>
		<category><![CDATA[Antonovics J]]></category>
		<category><![CDATA[Baker CH]]></category>
		<category><![CDATA[charles darwin]]></category>
		<category><![CDATA[Daley D]]></category>
		<category><![CDATA[darwin]]></category>
		<category><![CDATA[evoluzionismo]]></category>
		<category><![CDATA[Hood ME]]></category>
		<category><![CDATA[vincenzo della mea]]></category>
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					<description><![CDATA[Antonovics J, Abbate JL, Baker CH, Daley D, Hood ME, et al introduzione, adattamento e traduzione di Vincenzo Della Mea Tra le ragioni che i creazionisti portano contro la teoria dell&#8217;evoluzione c&#8217;è la considerazione che non ci sarebbero prove a suo favore, per cui non si tratterebbe di teoria scientifica ma di pura ipotesi, e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Antonovics J, Abbate JL, Baker CH, Daley D, Hood ME, et al</strong></p>
<p>introduzione, adattamento e traduzione di <a href="http://www.dellamea.it/">Vincenzo Della Mea</a></p>
<p><em>Tra le ragioni che i creazionisti portano contro la teoria dell&#8217;evoluzione c&#8217;è la considerazione che non ci sarebbero prove a suo favore, per cui non si tratterebbe di teoria scientifica ma di pura ipotesi, e quindi allo stesso livello del creazionismo.</em></p>
<p><em>Invece prove a favore ce ne sono sotto forma di processi biologici spiegati bene dalla teoria dell&#8217;evoluzione, e tra queste una importante, anche se non l&#8217;unica, è data dall&#8217;evoluzione dei batteri verso forme resistenti agli antibiotici.</em></p>
<p><em>Si tratta di divulgare anche questi fatti, in modo che la discussione non rimanga a livello di scontro politico o religioso, dove più o meno tutto diventa accettabile, ma si porti sul più specifico campo scientifico, con lo scopo di fare comprendere che l&#8217;evoluzione ha conseguenze pratiche importanti esattamente come la altrettanto inspiegabile forza di gravità.<span id="more-16358"></span></em></p>
<p><em>L&#8217;articolo scientifico che segue in traduzione ridotta riporta alcune valutazioni riguardo l&#8217;uso della parola &#8220;evoluzione&#8221; negli articoli scientifici che riguardano la resistenza agli antibiotici: Antonovics e colleghi hanno scoperto che, nell&#8217;ambito biomedico più generale, tale parola viene utilizzata  molto più raramente di quanto succeda sulle riviste di biologia evoluzionistica, anche quando vengono descritti correttamente proprio dei processi evolutivi. Pur non trattandosi propriamente di un&#8217;autocensura, pare vengano preferite espressioni diverse (per esempio, &#8220;emergere&#8221;), sia per abitudine, sia per una malintepretata lentezza del processo sottinteso dalla parola evoluzione (che in determinate nicchie può anche essere molto veloce).</em></p>
<p><em>Il medium attraverso cui la popolazione viene a conoscenza dei nuovi risultati scientifici non è direttamente la letteratura scientifica primaria (l&#8217;articolo scientifico), ma la sua divulgazione tramite quotidiani, riviste, televisione, che selezionano alcuni dei risultati portandoli ad una platea più ampia.</em></p>
<p><em>I ricercatori hanno quindi verificato le conseguenze di tale scelta terminologica su articoli divulgativi comparsi su media popolari, che paiono ricalcare le scelte terminologiche degli articoli scientifici che commentano, sottostimando quindi l&#8217;impatto del processo evolutivo.</em></p>
<p><em>I ricercatori hanno infine valutato se si può scorgere una qualche tendenza nel tempo, dimostrando che in realtà sempre più spesso, in articoli scientifici generici e nei progetti finanziati dalle agenzie nazionali statunitensi, viene utilizzato il termine &#8220;evoluzione&#8221;. Una delle ragioni per questo aumento pare sia il fatto che in passato, onde evitare controversie, le agenzie di finanziamento scoraggiavano l&#8217;uso di terminologia evolutiva nei titoli e nei sommari dei progetti.</em></p>
<p><em>L&#8217;articolo è stato pubblicato su PLOS Biology, rivista scientifica con impact factor pari a 13,5. Invito chi conosce l&#8217;inglese a leggere direttamente l&#8217;originale (disponibile gratuitamente in quanto la rivista segue il paradigma open access), poiché quella che segue è solo una traduzione di servizio, ridotta nelle parti più tecniche relative alla metodologia dell&#8217;indagine. VDM<br />
</em></p>
<h4>Antonovics J, Abbate JL, Baker CH, Daley D, Hood ME, et al. (2007) <em>Evolution by Any Other Name: Antibiotic Resistance and Avoidance of the E-Word.</em> PLoS Biology 5(2): e30 doi:10.1371/journal.pbio.0050030</h4>
<p><a href="http://biology.plosjournals.org/perlserv/?request=get-document&amp;doi=10.1371/journal.pbio.0050030">http://biology.plosjournals.org/perlserv/?request=get-document&amp;doi=10.1371/journal.pbio.0050030</a></p>
<p>L&#8217;incremento della resistenza dei patogeni umani agli antibiotici è attualmente uno degli esempi meglio documentati di evoluzione in azione, e, poiché ha dirette conseguenze di vita e di morte, fornisce la più forte ragione per l&#8217;insegnamento della biologia evoluzionistica come scienza rigorosa nei corsi di biologia delle scuole superiori, università, e facoltà mediche.</p>
<p>Nonostante l&#8217;importanza della resistenza agli antibiotici, si dimostrerà come la specifica parola &#8220;evoluzione&#8221; sia usata di rado negli articoli che descrivono questo tipo di ricerca. Della resistenza agli antibiotici si dice che &#8220;emerge&#8221;, &#8220;compare&#8221;, o &#8220;diffonde&#8221;, piuttosto che &#8220;evolve&#8221;. Inoltre, si mostrerà come lo scarso utilizzo della parola &#8220;evoluzione&#8221; da parte della comunità scientifica può avere un impatto diretto sulla percezione pubblica dell&#8217;importanza della biologia evoluzionistica nelle nostre vite quotidiane.</p>
<p>Per stabilire se la parola &#8220;evoluzione&#8221; è usata con frequenza differente da biologi evoluzionisti e ricercatori in campo medico più generale, è stata effettuata una ricerca tra le pubblicazioni scientifiche dal 2000 in poi per reperire articoli e rassegne relativi alla antibiotico-resistenza. (&#8230;). Sono stati poi confrontati 15 articoli pubblicati su riviste evoluzionistiche con 15 articoli pubblicati su riviste mediche.</p>
<p>Ogni lettore ha letto interamente gli articoli. In ogni articolo sono state esplicitamente annotate e contate le parole o frasi usate per descrivere il processo evolutivo, per ottenere la proporzione di volte che la parola &#8220;evoluzione&#8221; (o i suoi lessemi come &#8220;evolutivo&#8221; o &#8220;evolvere&#8221;) è stata usata quando veniva fatto riferimento al processo evolutivo.  (&#8230;)</p>
<p>I risultati della rassegna hanno mostrato una grande disparità nell&#8217;uso di parole tra la letteratura scientifica negli ambiti della biologia specificamente evoluzionistica e della ricerca biomedica più generale (fig. 1).</p>
<figure id="attachment_16359" aria-describedby="caption-attachment-16359" style="width: 450px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" class="size-full wp-image-16359" title="101371_journalpbio0050030g001-m" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/04/101371_journalpbio0050030g001-m.gif" alt="fig. 1" width="450" height="311" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/04/101371_journalpbio0050030g001-m.gif 600w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/04/101371_journalpbio0050030g001-m-300x207.gif 300w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /><figcaption id="caption-attachment-16359" class="wp-caption-text">fig. 1</figcaption></figure>
<p>Nei rapporti di ricerca su riviste evoluzionistiche o genetiche, la parola &#8220;evoluzione&#8221; è stata usata per descrivere processi evolutivi nel 65,8% delle volte (&#8230;) (su un totale di 632 frasi riferite all&#8217;evoluzione). Invece nella letteratura biomedica la parola &#8220;evoluzione&#8221; è stata usata solo il 2,7% delle volte (su un totale di 292 frasi riferite all&#8217;evoluzione), con una differenza altamente significativa dal punto di vista statistico. Oltretutto, mentre tutti gli articoli su riviste evoluzionistiche/genetiche usavano comunque la parola  &#8220;evoluzione&#8221;, 10 dei 15 articoli biomedici la evitavano totalmente.  Per descrivere la resistenza agli antibiotici erano invece usate nel 60% delle volte espressioni come &#8220;emergere&#8221; &#8220;diffondersi&#8221;, o &#8220;aumentare&#8221;. Al contrario, queste espressioni sono state usate solo nel 7,5% delle volte nella letteratura scientifica evoluzionistica.</p>
<p>Altre espressioni non tecniche usate per descrivere il processo evolutivo includono &#8220;sviluppare&#8221;, &#8220;acquisire&#8221;, &#8220;apparire&#8221;, &#8220;trend&#8221;, &#8220;diventare comune&#8221;, &#8220;migliorare&#8221;, e &#8220;nascere&#8221;. Includendo nell&#8217;analisi altre espressioni tecniche  relative all&#8217;evoluzione (es. &#8220;selezione&#8221;, &#8220;fitness differenziale&#8221;, &#8220;cambiamento genetico&#8221;, &#8220;adattamento&#8221;) l&#8217;esito sostanzialmente non cambia: nelle riviste evoluzionistiche,  le espressioni legate all&#8217;evoluzione sono state usate nel 79,5% delle volte in cui c&#8217;era l&#8217;opportunità di usarle, mentre nelle riviste biomediche sono state usate solo nel 17,8% delle volte.</p>
<p>Nonostante la disparità nell&#8217;uso delle parole, gli articoli biomedici comunque contenevano descrizioni professionali e competenti dei processi evolutivi.</p>
<p>A volte si sono insinuate nel testo espressioni come &#8220;sviluppare&#8221; o &#8220;acquisire&#8221;, ma le frasi possibilmente ingannevoli sono rare. Per esempio, è stata trovata una volta l&#8217;espressione &#8220;I batteri hanno imparato a resistere agli antibiotici&#8221; e in altra occasione &#8220;l&#8217;attività degli agenti antibiotici è diminuita&#8221; (che, se letta letteralmente, implicherebbe gli antibiotici stessi fossero cambiati piuttosto che i patogeni fossero evoluti). Ma queste erano eccezioni.</p>
<p>Leggendo gli articoli, non è stata trovata evidenza di sforzi deliberati da parte dei ricercatori biomedici di negare che i processi evolutivi siano coinvolti nell&#8217;incremento di antibiotico-resistenza. L&#8217;uso frequente del termine &#8220;emergenza&#8221; al posto di &#8220;evoluzione&#8221; sembra più il risultato di una fraseologia semplificata che è emersa e si è diffusa con l&#8217;abitudine e l&#8217;uso ripetuto.</p>
<p>Può anche essere che molti biologi evoluzionisti non specialisti considerino &#8220;evoluzione&#8221; una parola poco specifica che significhi &#8220;cambiamento graduale&#8221;, e che &#8220;emergenza&#8221; incorpori più specificamente gli aspetti che compongono il processo evolutivo, cioè mutazione, ricombinazione, e/o trasferimento orizzontale di resistenza. (&#8230;)</p>
<p>C&#8217;è anche la possibilità che il non utilizzo della parola &#8220;evoluzione&#8221; possa riflettere il senso errato che l&#8217;evoluzione implichi processi passati, lenti ed impercettibili. Ciò è più preoccupante, perché si fallisce nel riconoscere l&#8217;importanza dell&#8217;evoluzione come forza potente con effetto nelle popolazioni correnti di ogni organismo, e non solo nei microorganismi.</p>
<p>Una questione critica è se l&#8217;evitare la parola &#8220;evoluzione&#8221; ha impatto sulla percezione pubblica della scienza. Per investigare ciò, si è esaminato se l&#8217;uso del termine &#8220;evoluzione&#8221; nella letteratura scientifica abbia effetto sull&#8217;uso del termine nella stampa popolare, cioè se c&#8217;è evidenza di &#8220;eredità culturale&#8221; nell&#8217;uso della terminologia. Sono stati quindi cercati articoli sulla resistenza agli antibiotici comparsi su media nazionali come il New York Times, The Washington Post, Fox News e BBC. I risultati mostrano che la proporzione di volte che la parola &#8220;evoluzione&#8221; è stata usata negli articoli divulgativi era fortemente correlata con quanto spesso era usata nell&#8217;articolo scientifico originale cui l&#8217;articolo popolare si riferiva (fig.2).</p>
<figure id="attachment_16360" aria-describedby="caption-attachment-16360" style="width: 450px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" class="size-full wp-image-16360" title="101371_journalpbio0050030g002-m" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/04/101371_journalpbio0050030g002-m.gif" alt="fig. 2" width="450" height="430" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/04/101371_journalpbio0050030g002-m.gif 600w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/04/101371_journalpbio0050030g002-m-300x286.gif 300w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /><figcaption id="caption-attachment-16360" class="wp-caption-text">fig. 2</figcaption></figure>
<p>Questo mostra chiaramente come il pubblico è più esposto all&#8217;idea di evoluzione e delle sue conseguenze pratiche se la parola stessa è usata anche nella letteratura tecnica.</p>
<p>Per verificare se ci fossero cambiamenti d&#8217;uso nel tempo, è stata compiuta un&#8217;analisi per valutare l&#8217;uso della parola &#8220;evoluzione&#8221; dal 1991 al 2005 in 14 riviste scientifiche ma anche nei progetti di ricerca finanziati da NSF (National Science Foundation) e NIH (National Institute of Health).</p>
<p>I risultati hanno dimostrato che l&#8217;uso della parola &#8220;evoluzione&#8221; sta aumentando in ogni campo della biologia, con il maggiore incremento relativo nelle aree di scienze generali e medicina (fig.3). Questo riflette la crescente importanza dei concetti evoluzionistici nel campo biomedico, e evidenzia ancora di più la strana rarità con cui la parola &#8220;evoluzione&#8221; compare nella letteratura biomedica sull&#8217;antibiotico-resistenza.</p>
<p><img loading="lazy" class="alignnone size-full wp-image-16361" title="101371_journalpbio0050030g003-m" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/04/101371_journalpbio0050030g003-m.gif" alt="101371_journalpbio0050030g003-m" width="458" height="600" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/04/101371_journalpbio0050030g003-m.gif 458w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/04/101371_journalpbio0050030g003-m-229x300.gif 229w" sizes="(max-width: 458px) 100vw, 458px" /></p>
<p>E&#8217; stato ripetutamente suggerito (e reiterato da uno dei revisori dell&#8217;articolo)  che sia NIH che NSF in passato hanno attivamente scoraggiato l&#8217;uso della parola &#8220;evoluzione&#8221; nei titoli e nei sommari delle proposte per evitare controversie. Effettivamente, un ricercatore ha raccontato che nel titolo di una proposta gli autori sono stati spinti a cambiare l&#8217;espressione &#8220;evoluzione del sesso&#8221; nella più arcanamente eloquente &#8220;vantaggio della ricombinazione genomica bi-parentale&#8221;.</p>
<p>Attualmente, i ricercatori medici stanno sempre più realizzando che i processi evolutivi sono coinvolti in minacce immediate associate non solo con l&#8217;antibiotico-resistenza ma anche con le patologie emergenti. L&#8217;evoluzione della resistenza agli antibiotici ha avuto come risultato un incremento di due-tre volte nella mortalità di pazienti ospedalizzati, ha aumentato la durata del ricovero, e ha drammaticamente aumentato i costi dei trattamenti.</p>
<p>C&#8217;è poco dubbio che la teoria della gravità (una forza che non può essere né vista né toccata, e per la quale i fisici non hanno una spiegazione consensuale) non sarebbe stata accettata così rapidamente dal pubblico se non fosse stato per il fatto che ignorarla può avere risultati letali. Questa breve rassegna mostra che, usando esplicitamente la terminologia evoluzionistica, i ricercatori biomedici possono contribuire a comunicare al pubblico che l&#8217;evoluzione non è un tema che possa essere innocuamente relegato ai confini da tavolino del dibattito politico o religioso. Come la gravità, l&#8217;evoluzione è un processo quotidiano che direttamente influenza la nostra salute ed il nostro benessere, e promuovere invece che oscurare questo fatto deve essere un&#8217;attività essenziale per tutti i ricercatori.</p>
<p align="right"><em>Traduzione di Vincenzo Della Mea</em></p>
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