<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	>

<channel>
	<title>wagner &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
	<atom:link href="https://www.nazioneindiana.com/tag/wagner/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.nazioneindiana.com</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Mon, 14 Apr 2008 08:12:50 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.7.15</generator>
	<item>
		<title>Gioventù tedesca II</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/04/12/gioventu-tedesca-ii/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2008/04/12/gioventu-tedesca-ii/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[helena janeczek]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Apr 2008 11:20:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[moysikh!]]></category>
		<category><![CDATA[Dario Borso]]></category>
		<category><![CDATA[heinrich heine]]></category>
		<category><![CDATA[olandese volante]]></category>
		<category><![CDATA[opera]]></category>
		<category><![CDATA[wagner]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2008/04/12/gioventu-tedesca-ii/</guid>

					<description><![CDATA[di Dario Borso e Heinrich Heine RIASSUNTO. Il giovane Richard, che a Parigi fa la fame e abbandona il cane, lecca la penna e scrive a Giacomo M., boss della Santa Corona Lirica, che lo dirotta al direttore dell&#8217;Opera. Risultato: per 500 fiorini Richard cede il libretto del Vascello fantasma, di cui peraltro non ha [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a TITLE="36_heine_1831_t_.jpg" HREF="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/04/36_heine_1831_t_.jpg"><img ALT="36_heine_1831_t_.jpg" SRC="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/04/36_heine_1831_t_.thumbnail.jpg" /></a></p>
<p>di <strong>Dario Borso</strong> e <strong>Heinrich Heine</strong></p>
<p>RIASSUNTO. Il giovane Richard, che a Parigi fa la fame e abbandona il cane, lecca la penna e scrive a Giacomo M., boss della Santa Corona Lirica, che lo dirotta al direttore dell&#8217;Opera. Risultato: per 500 fiorini Richard cede il libretto del Vascello fantasma, di cui peraltro non ha scritto la musica. Peraltro ancora, la storia Richard l’aveva tratta gratis da Heinrich Heine, che l’aveva divulgata in Deutschland un lustro prima. Chi la fa, l’aspetti. Ora vediamo meglio questa benedetta (maledetta?) storia raccontata da Heine, mentre la volta prossima spieremo come qualmente Søren Kierkegaard, nello stesso anno 1840 e giusto a Berlino, indagasse la figura di Asvero, allineandola agli altri due colossi dell’età moderna: Don Giovanni e Faust. Intanto Hans, in quanto austriaco, se n’è ito.<span id="more-5688"></span></p>
<p>La favola dell’Olandese Volante vi è certamente nota. E’ la storia del naviglio stregato che non può mai giungere in porto e gira già da tempo immemore per mare. Se incrocia un’altra imbarcazione, si accosta in battello qualcuno del sinistro equipaggio e prega di prendere cortesemente in consegna un pacco di lettere. Queste lettere bisogna inchiodarle bene all’albero maestro, altrimenti alla nave succede una disgrazia, specie se non c’è una bibbia a bordo o un ferro di cavallo al trinchetto. Le lettere sono sempre indirizzate a persone affatto ignote o da tanto defunte, così che a volte il pronipote riceve una lettera d’amore rivolta a sua bisnonna, che già da un secolo giace nella tomba. Quello spettro di legno, quel  tristo naviglio deve il suo nome al suo capitano, un olandese il quale un dì giurò su tutti i diavoli che nonostante la violentissima tempesta giusto in corso avrebbe doppiato un certo promontorio di cui mi sfugge il nome, dovesse pure navigare fino al giorno del giudizio. Il diavolo l’ha preso in parola, ed egli deve errare fino al giorno del giudizio in mare, a meno di non venir redento dalla fedeltà di una donna. Il diavolo, da tonto che è, non crede alla fedeltà femminile, e consente perciò al dannato capitano di scendere a terra una volta ogni sette anni, e sposarsi e attuare così la sua redenzione. Povero olandese! Non vede l’ora di riredimersi dal matrimonio stesso e liberarsi della sua redentrice, e così torna a bordo.<br />
Su questa favola si basava il dramma che ho visto al teatro di Amsterdam. Sono trascorsi altri sette anni, il povero olandese è diventato più stanco che mai dell’eterno vagare, scende a terra, fa amicizia con un mercante scozzese, gli vende diamanti a un prezzo irrisorio, e appena ode che il suo ospite possiede una bella figlia, la chiede in moglie. Puro codesto affare viene concluso. Ora vediamo la casa dello scozzese, la ragazza attende il promesso sposo, trepidando in cuore. Guarda spesso con occhio strutto a un gran quadro disfatto che sta appeso in sala e rappresenta un bell’uomo in costume ispanolandese; è un vecchio cimelio ereditario, e a detta della nonna un ritratto fedele dell’olandese volante come fu visto cent’anni prima in Scozia, al tempo di re Guglielmo d’Orange. A tale quadro è poi collegato per tradizione un monito, che le femmine di famiglia si guardino dall’originale. Proprio perciò la ragazza fin da piccina s’è impressa in cuore i tratti dell’uomo periglioso. Quando mo compare in carne e ossa l’olandese volante reale, la ragazza rabbrividisce; ma non di paura. Pure quegli è colpito alla vista del ritratto. Allorché gli si spiega chi rappresenta, sa tenere però lontano da sé ogni sospetto; ride della superstizione e schernisce addirittura l’olandese volante quale ebreo errante dell’oceano; passando però involontariamente a un tono melanconico, descrive come Mynheer debba soffrire sul deserto smisurato d’acqua le pene più inaudite, come il suo corpo altro non sia che una bara di carne in cui l’anima sua s’annoia, come la vita lo respinga da sé e pure la morte lo rifiuti; simile a una botte vuota che le onde si lanciano tra loro e si rilanciano per beffa, così il povero olandese viene sbottolato via tra morte e vita, nessuna delle due volendo trattenerlo: il suo dolore è profondo quanto il mare su cui galleggia alla deriva, la sua nave è senza ancora e il cuor suo senza speme.<br />
Credo che tali fossero all’incirca le parole conclusive dello sposo. La sposa l’osserva seria e lancia a tratti occhiate laterali al suo ritratto. E’ come avesse scoperto il suo segreto, e quand’egli in seguito domanda: Caterina, vuoi essermi fedele?, lei risponde decisa: Fino alla morte.<br />
A questo punto, mi ricordo, udii ridere, e tale riso non veniva da giù, dall’inferno, ma da su, dal paradiso. Allorché levai lo sguardo, scorsi un’Eva strabiliante, che m&#8217;osservava coi suoi occhioni azzurri. Un braccio le pendeva giù oltre la piccionaia, e nella mano teneva una mela, o piuttosto una melarancia. Invece però di darmi simbolicamente la metà, mi gettò solo metaforicamente le bucce in testa. Fu intento o caso? Volevo saperlo. Ma allorché salii in paradiso per approfondire la conoscenza, stupii non poco nel trovare una bianca soave fanciulla, una molle figura straordinariamente femminile, non esile ma fine qual cristallo, un’immagine di rigore domestico e grazia inebriante. Solo a sinistra del labbro superiore s’incurvò qualcosa, o meglio si arricciò qualcosa, tipo la coda di una lucertolina in fuga. Era un tic misterioso, come non suolsi trovare proprio tra i puri angeli, epperò neanche tra gli orrendi diavoli. Questo tic non significava né il bene né il male, ma solo un sapere sofferto; è un sorriso ch’è stato avvelenato da quel pomo della conoscenza di cui la bocca ha goduto. Quando vedo questo tic su molli labbra rosee di fanciulla, allora sento nelle mie stesse labbra un guizzo convulsivo, una guizzante bramosia di baciare quelle labbra; è affinità elettiva.<br />
Sussurrai perciò all’orecchio della bella: Verginella! voglio baciare la tua bocca.<br />
Perdìo, Mynheer, questa è una buona idea! Fu la risposta che uscì in fretta dal cuore con incantevole armonia.<br />
Ma no – la storia intera che qui pensavo di narrare e alla quale l’olandese volante doveva fare solo da cornice, ora voglio sopprimerla. Mi vendico così dei prudi, che trangugiano di gusto storie analoghe, e ne sono incantati fino all’ombelico, anzi ancora più giù, e poi sgridano il narratore, e in società storcono il naso al caso suo e lo diffamano come sconcio. E’ una bella storia, saporita come ananas in conserva o come caviale fresco, o come tartufi nel Borgogna, e sarebbe una lettura amena dopo le preghiere; ma per astio, per punizione di torto precedente, la sopprimerò. Tiro pertanto qui un trattone sospensivo ––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––<br />
Codesto tratto sta per un divano nero, e su desso si svolse la storia che non racconto. L’innocente deve soffrire col colpevole, e più di un’anima buona mi guarderà ora con un occhio supplicante. Be’, a questi egregi confesserò in confidenza che non sono ancora stato mai baciato così selvaggiamente come da quella biondina olandese, e che costei ha sconfitto stravittoriosamente il pregiudizio da me fin lì nutrito verso capelli biondi e occhi azzurri. Solo allora compresi perché un poeta inglese abbia paragonato donne simili a champagne ghiacciato. Nell’involucro gelido è appostato il più ardente estratto. Non v’è niente di più piccante del contrasto tra quella freddezza esteriore e l’intimo calore, che avvampa baccantemente e imbriaca irresistibilmente il fortunato avventore. Sì, assai più che in brunette, l’incendio dei sensi brucia in certe madonnine all’apparenza chete, con crinaureola dorata e occhi celestecielo e pie mani liliali. Conosco una biondina di una delle migliori famiglie olandesi, che ogni tanto lasciava il suo bel castello sullo Zuidersee, e in incognito andava ad Amsterdam e lì a teatro, a ognuno che le piacesse gettava in testa bucce d’arancia, talvolta passava notti dissolute perfin nelle locande dei marinai, una Messalina dei Paesi Bassi.<br />
Allorché tornai una seconda volta a teatro, giunsi giusto all’ultima scena del dramma, dove da un alto scoglio la moglie dell’olandese volante, la sig.ra Volante Olandese, si torce disperata le mani, mentre in mare, sul ponte del naviglio stregato, è dato vedere il suo sfortunato consorte. Egli l’ama e la vuole lasciare per non tirarla alla rovina, e le confessa il suo atroce destino, e la terribile maledizione che gli grava addosso. Lei però grida forte: Ti fui fedele fino ad ora, e so un mezzo più sicuro con cui serbarti fedeltà fino alla morte!<br />
Con tali parole la moglie fedele si butta in mare, e dunque termina pure la maledizione dell’olandese volante, egli è redento, e noi vediamo come il naviglio fantasma sprofonda negli abissi marini.<br />
La morale del dramma per le donne è che devono stare attente a non sposare un olandese volante; e noi uomini vediamo da questo dramma come grazie alle donne, ben che vada, andiamo in rovina.</p>
<p><em>La traduzione del testo di Heine è di Dario Borso</em></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2008/04/12/gioventu-tedesca-ii/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>37</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Gioventù tedesca I</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/03/27/gioventu-tedesca-i/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2008/03/27/gioventu-tedesca-i/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[helena janeczek]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Mar 2008 17:48:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[moysikh!]]></category>
		<category><![CDATA[Dario Borso]]></category>
		<category><![CDATA[hans ebner]]></category>
		<category><![CDATA[meyerbeer]]></category>
		<category><![CDATA[opera]]></category>
		<category><![CDATA[parigi]]></category>
		<category><![CDATA[wagner]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2008/03/27/gioventu-tedesca-i/</guid>

					<description><![CDATA[di Dario Borso e Hans Ebner Verso la fine del 1839 un 26nne Wagner giunse alle porte di Parigi, e subito… (ma lasciamo parlare lui, auf englisch visto che siamo in rete) I made the acquaintance of Meyerbeer. I brought under his notice the two finished Acts of my Rienzi; he promised me, in the [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/03/313d-flying-dutchmanm.jpg" title="313d-flying-dutchmanm.jpg"><img src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/03/313d-flying-dutchmanm.thumbnail.jpg" alt="313d-flying-dutchmanm.jpg" /></a>di <strong>Dario Borso e Hans Ebner</strong></p>
<p>Verso la fine del 1839 un 26nne Wagner giunse alle porte di Parigi, e subito… (ma lasciamo parlare lui, auf englisch visto che siamo in rete)<em> I made the acquaintance of Meyerbeer. I brought under his notice the two finished Acts of my Rienzi; he promised me, in the friendliest fashion, his support in Paris. Entirely without any personal references, I could rely on no one but Meyerbeer.<span id="more-5591"></span> He seemed prepared, with the most signal attentiveness, to set in train whatever might further my aims – had it not unfortunately so turned out that, Meyerbeer was generally absent from Paris. First of all, I entered upon negotiations with the Théâtre de la Renaissance. I was so warmly recommended by Meyerbeer to the Director, that he could not help receiving me with the best of promises – when the Théâtre immediately became bankrupt. Thus I began the summer of 1840, completely bereft of immediate prospects. On a sudden, Meyerbeer appeared again for a short space in Paris. With the most amiable sympathy he ascertained the position of my affairs, and desired to help. He therefore placed me in communication with Léon Pillet, the Director of the Grand Opera, with a view to my being entrusted with the composition of an opera for that stage. The “Flying Dutchman&#8221; had never ceased to fascinate my phantasy; I had also made the acquaintance of H. Heine&#8217;s remarkable version of this legend; and it was especially his treatment of the redemption of this Ahasuerus of the seas that placed within my hands all the material for turning the legend into an opera-subject. I wrote my sketch, and handed it to M. Léon Pillet. Thus far was everything set on foot when Meyerbeer again left Paris, and the fulfilment of my wish had to be relinquished to destiny. I was very soon astounded by hearing from Pillet that the sketch pleased him so much that he should be glad if I would cede it to him. I struggled obstinately against this suggestion. I counted upon the speedy return of Meyerbeer, and held my peace. In November I put the last touches to my score of Rienzi, and sent it to Dresden. This period was the culminating point of the utter misery of my existence. I wrote for the Gazette Musicale &#8220;The Life&#8217;s End of a German Musician in Paris,&#8221; wherein I made the wretched hero die with these words: &#8220;I believe in God, Mozart, and Beethoven.&#8221; In the spring of 1841 I learnt, forsooth, that my sketch of the Flying Dutchman had already been handed to Paul Fouché: I therefore consented at last to make over my sketch for a moderate sum. I had now to clothe my own subject with German verses. In 7 weeks the whole opera was composed; I sent it to Meyerbeer, in Berlin, with the petition that he would get it taken up for the theatre of that city. This was effected with tolerable rapidity. As my Rienzi had already been accepted for the Dresden Court theatre, I therefore now looked forward to the production of two of my works upon the foremost German stages. I therefore left it in the spring of 1842. For the first time I saw the Rhine &#8211; with hot tears in my eyes, I, poor artist, swore eternal fidelity to my German fatherland.</em><br />
Così termina lo Schizzo autobiografico che Wagner stese nell’autunno del 1842. Esso dà un  quadro accettabile del contesto in cui Wagner il 26 luglio 1840 scrisse una lettera a Meyerbeer che restò inedita fino al 1964, quando Heinz Becker la pubblicò nell’Annuario IX del Baeck Institute. Questa la traduciamo in italiano, per la prima volta:</p>
<p>Mio riveritissimo Signore,</p>
<p>vogliate per amor del Cielo non prendere troppo a male se V’importuno nuovamente col ricordo della mia insignificante persona. Non so se abbiate conservato ancora un minimo d’interesse per me, e posso comunque tanto meno sperarlo dacché sempre più mi rendo conto di quanto poco sono degno di Voi. Confidando tuttavia nell’infinitezza della Vostra bontà, sia osato nondimeno un’altra volta: – se incrociate queste righe in una disposizione d’animo propizia, bene – altrimenti, rimarrete soltanto indifferente. Confesso che ora reputerei mio preciso dovere non importunarVi più in alcun modo e rimettere invece interamente alla bontà Vostra se vorrete fare, qualora consideraste opportuno il momento, qualcosa in mio favore. L’occasione che oggi però mi travia ad aggirare il mio proposito era davvero troppo eccitante e seducente. Ho letto appunto poco fa che il sig. Léon Pillet parte oggi da qui per venirVi a trovare, riveritissimo Signore, a Ems. Sa anche ognuno cosa si proponga il sig. Pillet con tale visita. Se e come esaudirete la sua preghiera, non posso ovviamente prevederlo. Né sono in grado di prevedere se sareste disposto a usare forse gli obblighi verso Voi di tale signore per una favorevole menzione di un povero aspirante par mio. Solo una preghiera oso: – dovesse essere conforme e accetto al Vostro discernimento superiore così come al grado dell’interesse  che forse ancora nutrite per me, Vi chiedo in profondissima umiltà di lasciar cadere una parola buona per me e il mio Olandese alato (atto I), del quale ho pronti alcuni numeri per l’audizione.<br />
Non sviluppo in perifrasi questa preghiera, perché so che al solo mio abbozzarla rileverete con un’occhiata cosa racchiude in sé, e se l’esaudimento della stessa è possibile. Accogliete perciò questo fugace accenno con le buone!<br />
Nel resto sono ora costante, mi prefiggo di finire entro autunno il mio Rienzi, per farlo dare in un teatro tedesco. Più di tutto a mia portata è Dresda. Berlino sta troppo lontana. Lì solo una mano potente potrebbe condurmi al traguardo, e so che non potrei trovarne una più potente della Vostra, riveritissimo Signore; ma mi contento per oggi di questo lieve accenno a un punto troppo importante, il quale unito alla preghiera espressa sopra costituirebbe un peso troppo grande perché mi fosse lecito osare rovesciarlo oggi su di Voi, quando appunto non so ancora se già con la più piccola di queste righe ho già provato troppo la Vostra pazienza.<br />
Per tutti i casi Vi prego però insistentissimamente di accettare l’espressione più alta della mia sconfinata venerazione, come anche l’assicurazione che solo nella speranza di saperVi completamente ristabilito si sente soddisfatto</p>
<p>il Vostro</p>
<p>devotissimo schiavo</p>
<p>Richard Wagner</p>
<p>Mein hochverehrter Herr,</p>
<p>mögten Sie um des Himmels Willen nicht zu ungütig aufnehmen, wenn ich Sie abermals mit der Erinnerung an meine unbedeutende Person belästige. Ob Sie noch ein geringes Theil Theilnahme für mich bewahrt haben, weiß ich nicht u. kann es allerdings um so weniger hoffen, da ich immer mehr zu dem Bewußtsein gelange, wie wenig ich ihrer werth bin. Im Vertrauen jedoch auf die Unendlichkeit Ihrer Güte sei es nichts desto weniger noch einmal gewagt; – treffen Sie diese Zeilen in einer günstigen Stimmung, so ist Alles gut, – wenn nicht, nun, so werden Sie nur gleichgültig bleiben. Ich gestehe, daß ich es jetzt eigentlich für meine Pflicht hielt, Sie in keiner Art mehr zu belästigen, sondern es gänzlich nur Ihrer Güte zu überlassen, ob Sie, wenn Sie den Zeitpunkt für geeignet halten würden, etwas zu meinen Gunsten thun wollten. Der Anlaß aber, der mich heute verführt meinen Vorsatz zu umgehen, war gar zu anregend u. verführerisch. Ich lese nämlich soeben, daß H. Léon Pillet heute von hier abreist um Sie, hochverehrter Herr, in Ems zu besuchen. Zugleich weiß jeder, was Hr. Pillet mit diesem Besuche beabsichtigt. Wie u. ob Sie seine Bitte erfüllen werden, kann ich natürlich nicht voraussehen. Ob Sie gestimmt sein würden, die Verpflichtungen dieses Herrn gegen Sie vielleicht zu einer geneigten Erwähnung eines armen Aspiranten meines Gleichen zu benutzen, bin ich ebenfalls nicht im Stande vorauszusehen. Nur die Bitte wage ich: – sollte es Ihrer höheren Einsicht so wie dem Grad Ihres Interesses, das Sie vielleicht noch für mich hegen, angemessen u. genehm sein, so ersuche ich Sie in tiefster Demuth ein gutes Wort für mich u. meinen „geflügelten Holländer&#8221; (1 Act) fallen zu lassen, von dem ich einige Nummern zur Audition fertig habe.<br />
Ich umschreibe diese Bitte nicht, weil ich weiß, daß Sie nur bei der leisesten Erwähnung derselben mit einem Blick vollkommen übersehen werden, was sie in sich schließt, u. ob eine Erfüllung derselben möglich ist. Nehmen Sie daher diese flüchtige Hindeutung in Güte auf!<br />
Ich bin im übrigen jetzt fleißig, ich beabsichtige bis Herbst meinen „Rienzi&#8221; zu vollenden, um ihn auf einem deutschen Theater geben zu lassen. Das Nächste dafür ist mir Dresden. Berlin liegt mir zu fern. Dort könnte nur eine mächtige Hand mich zum Ziele führen, ich weiß daß ich keine mächtigere finden könnte, als die I h r i g e, hochverehrter Herr; begnüge mich aber für heute nur mit dieser leisen Berührung eines zu wichtigen Punktes, der, mit der bereits ausgesprochenen Bitte vereint eine zu gewichtige Last ausmachen wiirde, als daß ich es wagen dürfte, sie h e u t e auf Sie zu wälzen, wo ich ja noch nicht weiß, ob ich nicht schon mit der geringsten dieser Zeilen Ihre Langemuth zu sehr ermüdete.<br />
Für alle Fälle bitte ich aber inständigst den lautersten Ausdruck meiner gränzenlosen Verehrung zu genehmigen, so wie die Versicherung, daß nur in der Hoffnung, Sie vollkommen gesund zu wissen, sich befriedigt fühlt.</p>
<p>Ihr</p>
<p>unterthänigster Sclave</p>
<p>Richard Wagner</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2008/03/27/gioventu-tedesca-i/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>57</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: nazioneindiana.com @ 2026-05-10 14:23:22 by W3 Total Cache
-->