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	Commenti a: Le diverse ragioni del silenzio. Lettera ad Andrea Inglese&#8230;	</title>
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		<title>
		Di: Giuseppe A. Samonà		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2023/10/26/le-diverse-ragioni-del-silenzio-lettera-ad-andrea-inglese/#comment-340209</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe A. Samonà]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Nov 2023 14:34:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Caro Paolo,

Grazie, anche se resto immobile. Non perché ogni tua parola non mi ispiri un commento – ma proprie tutte, sai? In particolare le ultime - ma perché, appunto, ogni nostra parola, oggi ancora di più di quando ho scritto questa mia “lettera”, si deposita in un terreno minato e rischia, senza volere, di provocare dolore, esplosioni: magari ci proveremo, piano piano, a voce. Una cosa però la vorrei aggiungere: io non voglio odiare, e anzi vorrei anche sottrarmi alla logica – giusta ma oggi terribilmente limitata – del “devi condannare questo”, “no, devi prima condannare quello”. Sai cosa faccio da più da un mese a questa parte? Studiare e tradurre, per il mio piacere, esametri dell’Iliade. Che dovrebbero rileggere tutti quelli che urlano e vomitano certezze in questi tempi opachi, da una parte e dall’altra. Perché il greco Omero prova eguale compassione per i Greci e i “nemici” Troiani, entrambi a combattere una guerra assurda, che nessuno ha voluto, e di cui gli uni non sono meno vittime degli altri. E poi, ovviamente, questo (dal Simon Boccanegra, ultimo atto): https://www.youtube.com/watch?v=ys86R1qZK9w.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Paolo,</p>
<p>Grazie, anche se resto immobile. Non perché ogni tua parola non mi ispiri un commento – ma proprie tutte, sai? In particolare le ultime &#8211; ma perché, appunto, ogni nostra parola, oggi ancora di più di quando ho scritto questa mia “lettera”, si deposita in un terreno minato e rischia, senza volere, di provocare dolore, esplosioni: magari ci proveremo, piano piano, a voce. Una cosa però la vorrei aggiungere: io non voglio odiare, e anzi vorrei anche sottrarmi alla logica – giusta ma oggi terribilmente limitata – del “devi condannare questo”, “no, devi prima condannare quello”. Sai cosa faccio da più da un mese a questa parte? Studiare e tradurre, per il mio piacere, esametri dell’Iliade. Che dovrebbero rileggere tutti quelli che urlano e vomitano certezze in questi tempi opachi, da una parte e dall’altra. Perché il greco Omero prova eguale compassione per i Greci e i “nemici” Troiani, entrambi a combattere una guerra assurda, che nessuno ha voluto, e di cui gli uni non sono meno vittime degli altri. E poi, ovviamente, questo (dal Simon Boccanegra, ultimo atto): <a href="https://www.youtube.com/watch?v=ys86R1qZK9w" rel="nofollow ugc">https://www.youtube.com/watch?v=ys86R1qZK9w</a>.</p>
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		<title>
		Di: Paolo Morelli		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2023/10/26/le-diverse-ragioni-del-silenzio-lettera-ad-andrea-inglese/#comment-340202</link>

		<dc:creator><![CDATA[Paolo Morelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Nov 2023 11:31:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[caro Giuseppe,
ho letto e mi sono commosso, perché ho sentito la tua voce disperata. è un&#039;impotenza che proviamo da 50 anni, e nel frattempo non possiamo più drogarci sposando in fretta una causa, mentre abbiamo accanto una effettiva incapacità sempre maggiore di mantenere vivo e quindi complesso lo sguardo, il pensiero. io oramai evito di parlarne se non con gli amici stretti. la verità è che non se ne può neanche parlare, soprattutto credo qui in Italia.
sul momento mi viene solo una riflessione scabra che non serve a niente e non chiarisce niente.
ci sono comunità, come quella del ghetto ebraico di Roma, nelle quali se ci entri hai l&#039;impressione feroce che ti guardino con sospetto, se non li odi. pretendono che li odi. se arrivi a odiare i governi israeliani come odi a volte anche il tuo, ma gli fai sentire che non li odi in quanto gente, o popolo, sei il maggior sospetto che ci sia. pretendono da te un&#039;adesione a quella che non riescono a vivere se non come una teocrazia, il resto è fuorilegge. se tu da laico indistruttibile ti rifiuti di aderire alla coincidenza, ti avvertono come pericoloso, anzi, il vero pericoloso, l&#039;unico vero pericoloso.
certo è che parlare di una comunità locale non è parlare di un popolo, così come non lo rappresenta un ambasciatore che si mette l&#039;adesivo con la stella di Davide. e già qui ho l&#039;impressione di aver detto troppo. e poi ho anche amici in quella comunità, ma non ben visti.
forse, ma qui vado con cautela come su un campo minato, sarebbe utile ricordare come reagiscono le popolazioni Rom e Sinti ai torti e alle vessazioni che subiscono da sempre: non ne parlano e non vorrebbero quasi che se ne parli, non ne rivendicano il costo, olocausti compresi. uno di loro mi diceva anni fa: e che gli vuoi dare pure quella soddisfazione?
forse c&#039;è gente che ci nasce perdente, sa un po&#039; più come fare.
 
P.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>caro Giuseppe,<br />
ho letto e mi sono commosso, perché ho sentito la tua voce disperata. è un&#8217;impotenza che proviamo da 50 anni, e nel frattempo non possiamo più drogarci sposando in fretta una causa, mentre abbiamo accanto una effettiva incapacità sempre maggiore di mantenere vivo e quindi complesso lo sguardo, il pensiero. io oramai evito di parlarne se non con gli amici stretti. la verità è che non se ne può neanche parlare, soprattutto credo qui in Italia.<br />
sul momento mi viene solo una riflessione scabra che non serve a niente e non chiarisce niente.<br />
ci sono comunità, come quella del ghetto ebraico di Roma, nelle quali se ci entri hai l&#8217;impressione feroce che ti guardino con sospetto, se non li odi. pretendono che li odi. se arrivi a odiare i governi israeliani come odi a volte anche il tuo, ma gli fai sentire che non li odi in quanto gente, o popolo, sei il maggior sospetto che ci sia. pretendono da te un&#8217;adesione a quella che non riescono a vivere se non come una teocrazia, il resto è fuorilegge. se tu da laico indistruttibile ti rifiuti di aderire alla coincidenza, ti avvertono come pericoloso, anzi, il vero pericoloso, l&#8217;unico vero pericoloso.<br />
certo è che parlare di una comunità locale non è parlare di un popolo, così come non lo rappresenta un ambasciatore che si mette l&#8217;adesivo con la stella di Davide. e già qui ho l&#8217;impressione di aver detto troppo. e poi ho anche amici in quella comunità, ma non ben visti.<br />
forse, ma qui vado con cautela come su un campo minato, sarebbe utile ricordare come reagiscono le popolazioni Rom e Sinti ai torti e alle vessazioni che subiscono da sempre: non ne parlano e non vorrebbero quasi che se ne parli, non ne rivendicano il costo, olocausti compresi. uno di loro mi diceva anni fa: e che gli vuoi dare pure quella soddisfazione?<br />
forse c&#8217;è gente che ci nasce perdente, sa un po&#8217; più come fare.</p>
<p>P.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Giuseppe A. Samonà		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2023/10/26/le-diverse-ragioni-del-silenzio-lettera-ad-andrea-inglese/#comment-339141</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe A. Samonà]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Oct 2023 19:44:37 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=105397#comment-339141</guid>

					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2023/10/26/le-diverse-ragioni-del-silenzio-lettera-ad-andrea-inglese/#comment-339120&quot;&gt;andrea inglese&lt;/a&gt;.

Caro Andrea,
Grazie, sai sempre avvicinare con garbata originalità le cose più difficili: sì, certo, nulla  giustifica nulla, in questa tragedia. E se devo dirtelo con una parola sono, semplicemente, disperato. Disperato umanamente, innanzitutto, per i civili, la maggior parte giovanissimi, e bambini, che cadono sotto le bombe e le armi a Gaza. Disperato politicamente, perché questa guerra mi sembra se possibile rendere ancora più accesa, irreversibile, la spirale dell’odio e della vendetta. E poi disperato per la nostra impotenza, per la nostra incapacità collettiva non solo a fermare questa guerra, com’è purtroppo ovvio, ma anche semplicemente a incontrarci, a parlarci veramente, al di là di quei pochi amici intimi di cui abbiamo già misurato il pensiero e l’azione, disperato in altri termini per l’impossibilità, adesso, di trovare, di costruire un nostro luogo collettivo, di azione e di pensiero, che permetta di esprimere insieme la propria pena e la propria totale  opposizione a questa guerra, alla guerra, insieme immaginando, elaborando, costruendo proposte per l’unica pace possibile, anche se oggi sembra impossibile: che non può che partire dalla fine reale dell’occupazione. Perché quel nostro luogo collettivo dovrebbe purgarsi di qualunque odio e pregiudizio, dovrebbe poter sentire ed esprimere – proprio come dici tu – che l’orrore di fronte a questa guerra, insieme alla volontà di metterci fine, non scacciano, non devono scacciare l’orrore di fronte al massacro di Hamas, insieme alla volontà di sconfiggerne la cultura di morte che lo sottende, e anche dovrebbe riflettere, ci dovremmo in particolare riflettere noi scrittori, “esperti” di parole, sulla scelta e l’uso dei termini, nella fattispecie interrogandosi per esempio (ma la lista dei termini da analizzare è lunga) sul se, come e quando impiegare “crimini di guerra” e se come e quando “crimini contro l’umanità”: non perché i primi siano in qualche modo più giustificabili, più scusabili degli altri – è osceno anche solo il pensarlo – ma perché anche il linguaggio è un’arma, e la precisione nella scelta delle parole è fondamentale per potersi parlare, capire, agire. Soprattutto, quel nostro luogo collettivo dovrebbe essere animato dal desiderio che tutti, tutti!, quelli che vivono su quella terra – che oltre ad essere “medio-orientale” è anche innanzitutto mediterranea il che ce l’avvicina ancor di più – ci possano vivere in pace e giustizia, qualunque siano le soluzioni  considerate (due popoli due Stati, una Confederazione, un solo Stato per due popoli... o altre ancora che si potranno immaginare: anche se oggi tutte sembrano impossibili, e dal mio punto di vista alcune ancora più impossibili di altre). In tale direzione, questo nostro luogo collettivo dovrebbe prendere atto che questa tragedia viene da lontano, e la sua storia – che si dovrebbe conoscere, studiare – è terribilmente complessa e non può essere ridotta a slogan; o se vuoi, se proprio vogliamo “semplificare”, partiamo dalla constatazione che in quella stessa terra si confrontano due memorie contrapposte, e nessuna può, deve essere mortificata, negata, entrambe devono essere considerate; ed è solo se gli attori di una parte, come è stato detto, cercheranno di mettersi nella pelle degli attori dell’altra, che si potrà cominciare a costruire quella strada di pace, a rendere possibile quel che oggi è impossibile. Laggiù, sia pur nel naufragio presente, alcuni – sono fili oggi rari, esilissimi – continuano a provare a farlo. E qui, noi, dovremmo fare di tutto perché quella strada riprenda, quei fili si rinforzino, si moltiplichino : non per idealismo, ma perché anche se impervia, pressocché impercorribile, altra strada non c’è. Questo nostro dialogo a due, immerso nel silenzio e pieno di cautela (come anche alcune risposte disarmanti per la loro feroce e sorda chiusura ricevute in privato, insieme ad altre, sempre private, per fortuna assai confortanti) testimonia l’enorme difficoltà di intraprendere questo cammino collettivo, perché la polemica infiammata è sempre in agguato; ma ne è anche il timido, preziosissimo inizio, e te ne ringrazio di cuore.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2023/10/26/le-diverse-ragioni-del-silenzio-lettera-ad-andrea-inglese/#comment-339120">andrea inglese</a>.</p>
<p>Caro Andrea,<br />
Grazie, sai sempre avvicinare con garbata originalità le cose più difficili: sì, certo, nulla  giustifica nulla, in questa tragedia. E se devo dirtelo con una parola sono, semplicemente, disperato. Disperato umanamente, innanzitutto, per i civili, la maggior parte giovanissimi, e bambini, che cadono sotto le bombe e le armi a Gaza. Disperato politicamente, perché questa guerra mi sembra se possibile rendere ancora più accesa, irreversibile, la spirale dell’odio e della vendetta. E poi disperato per la nostra impotenza, per la nostra incapacità collettiva non solo a fermare questa guerra, com’è purtroppo ovvio, ma anche semplicemente a incontrarci, a parlarci veramente, al di là di quei pochi amici intimi di cui abbiamo già misurato il pensiero e l’azione, disperato in altri termini per l’impossibilità, adesso, di trovare, di costruire un nostro luogo collettivo, di azione e di pensiero, che permetta di esprimere insieme la propria pena e la propria totale  opposizione a questa guerra, alla guerra, insieme immaginando, elaborando, costruendo proposte per l’unica pace possibile, anche se oggi sembra impossibile: che non può che partire dalla fine reale dell’occupazione. Perché quel nostro luogo collettivo dovrebbe purgarsi di qualunque odio e pregiudizio, dovrebbe poter sentire ed esprimere – proprio come dici tu – che l’orrore di fronte a questa guerra, insieme alla volontà di metterci fine, non scacciano, non devono scacciare l’orrore di fronte al massacro di Hamas, insieme alla volontà di sconfiggerne la cultura di morte che lo sottende, e anche dovrebbe riflettere, ci dovremmo in particolare riflettere noi scrittori, “esperti” di parole, sulla scelta e l’uso dei termini, nella fattispecie interrogandosi per esempio (ma la lista dei termini da analizzare è lunga) sul se, come e quando impiegare “crimini di guerra” e se come e quando “crimini contro l’umanità”: non perché i primi siano in qualche modo più giustificabili, più scusabili degli altri – è osceno anche solo il pensarlo – ma perché anche il linguaggio è un’arma, e la precisione nella scelta delle parole è fondamentale per potersi parlare, capire, agire. Soprattutto, quel nostro luogo collettivo dovrebbe essere animato dal desiderio che tutti, tutti!, quelli che vivono su quella terra – che oltre ad essere “medio-orientale” è anche innanzitutto mediterranea il che ce l’avvicina ancor di più – ci possano vivere in pace e giustizia, qualunque siano le soluzioni  considerate (due popoli due Stati, una Confederazione, un solo Stato per due popoli&#8230; o altre ancora che si potranno immaginare: anche se oggi tutte sembrano impossibili, e dal mio punto di vista alcune ancora più impossibili di altre). In tale direzione, questo nostro luogo collettivo dovrebbe prendere atto che questa tragedia viene da lontano, e la sua storia – che si dovrebbe conoscere, studiare – è terribilmente complessa e non può essere ridotta a slogan; o se vuoi, se proprio vogliamo “semplificare”, partiamo dalla constatazione che in quella stessa terra si confrontano due memorie contrapposte, e nessuna può, deve essere mortificata, negata, entrambe devono essere considerate; ed è solo se gli attori di una parte, come è stato detto, cercheranno di mettersi nella pelle degli attori dell’altra, che si potrà cominciare a costruire quella strada di pace, a rendere possibile quel che oggi è impossibile. Laggiù, sia pur nel naufragio presente, alcuni – sono fili oggi rari, esilissimi – continuano a provare a farlo. E qui, noi, dovremmo fare di tutto perché quella strada riprenda, quei fili si rinforzino, si moltiplichino : non per idealismo, ma perché anche se impervia, pressocché impercorribile, altra strada non c’è. Questo nostro dialogo a due, immerso nel silenzio e pieno di cautela (come anche alcune risposte disarmanti per la loro feroce e sorda chiusura ricevute in privato, insieme ad altre, sempre private, per fortuna assai confortanti) testimonia l’enorme difficoltà di intraprendere questo cammino collettivo, perché la polemica infiammata è sempre in agguato; ma ne è anche il timido, preziosissimo inizio, e te ne ringrazio di cuore.</p>
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		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2023/10/26/le-diverse-ragioni-del-silenzio-lettera-ad-andrea-inglese/#comment-339120</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Oct 2023 04:30:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Caro Giuseppe,
ho capito che cosa ha senso risponderti qui, oggi, nonostante Israele abbia già scelto l&#039;abisso della rappresaglia indiscriminata, al di fuori di ogni frontiera posta dal diritto internazionale a un&#039;azione di guerra. 

Se anche spostassimo le date, se anche non ci fosse stato un sette ottobre prima dell&#039;assedio e del bombardamento di Gaza, se anche il massacro di civili israeliani inermi venisse dopo questo attacco di Gaza, nulla lo renderebbe più legittimo ai miei occhi. Resterebbe un crimine di guerra in risposta a dei crimini di guerra, resterebbe un&#039;azione basata sulla celebrazione della morte e del terrore. Certo, si puo&#039; capire come nasce Hamas, certo si puo&#039; capire perché l&#039;estrema destra israeliana ha favorito Hamas, certo si puo&#039; capire la natura politica di Hamas, ma essa rappresenta per i Palestinesi da tutti i punti di vista una regressione e un allontanamento dalle prospettive di pace per le ragioni che tu stesso ricordi.
Questo naturalmente non giustifica in nessun modo il massacro della popolazione palestinese che Israele sta oggi perpetrando.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Giuseppe,<br />
ho capito che cosa ha senso risponderti qui, oggi, nonostante Israele abbia già scelto l&#8217;abisso della rappresaglia indiscriminata, al di fuori di ogni frontiera posta dal diritto internazionale a un&#8217;azione di guerra. </p>
<p>Se anche spostassimo le date, se anche non ci fosse stato un sette ottobre prima dell&#8217;assedio e del bombardamento di Gaza, se anche il massacro di civili israeliani inermi venisse dopo questo attacco di Gaza, nulla lo renderebbe più legittimo ai miei occhi. Resterebbe un crimine di guerra in risposta a dei crimini di guerra, resterebbe un&#8217;azione basata sulla celebrazione della morte e del terrore. Certo, si puo&#8217; capire come nasce Hamas, certo si puo&#8217; capire perché l&#8217;estrema destra israeliana ha favorito Hamas, certo si puo&#8217; capire la natura politica di Hamas, ma essa rappresenta per i Palestinesi da tutti i punti di vista una regressione e un allontanamento dalle prospettive di pace per le ragioni che tu stesso ricordi.<br />
Questo naturalmente non giustifica in nessun modo il massacro della popolazione palestinese che Israele sta oggi perpetrando.</p>
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