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	Commenti a: La strage e la memoria	</title>
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		<title>
		Di: Giorgio Mascitelli		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2023/11/08/la-strage-e-la-memoria/#comment-339635</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Mascitelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Nov 2023 15:49:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2023/11/08/la-strage-e-la-memoria/#comment-339599&quot;&gt;Giuseppe A. Samonà&lt;/a&gt;.

L&#039;aggettivo disperato, cito dal Treccani, soprattutto nel caso non sia riferito a persone ma a situazione e fatti, vuol dire &quot;che non dà luogo a speranza&quot;, le altre sono inferenze o connotazioni che lei trae, come dimostra il fatto che per dare valore alla sua inferenza associa questo ad altri aggettivi, che però io non ho usato. D&#039;altra parte  un attacco come quello del 7 ottobre può essere spiegato o sostenendo che non era pianificata la strage di civili ( cosa non credibile, dato il livello di organizzazione dell&#039;attacco e il fatto che questi massacri siano avvenuti in più punti) o che Hamas cercasse di invadere realmente Israele (ancor meno credibile che attaccassero frontalmente con deltaplani e motociclette una potenza nucleare)oppure che puntasse alla prevedibile reazione israeliana che sarebbe stata, come era facilmente immaginabile, sproporzionata sul piano delle vittime civili. Anche ammettendo che Hamas sia totalmente indifferente alla popolazione di Gaza, era chiaro che la reazione avrebbe comportato una totale o quasi totale distruzione dell&#039;apparato militare di Hamas e anche di alcune strutture organizzative essenziali, nonché di alcune capacità tecnologiche autonome di produzione di alcuni missili. in pratica Hamas ha mandato al macello consapevolmente la sua ala militare per guadagnare in peso politico ed emarginare Israele ( non penso che ci riesca, ma questo è un altro paio di maniche). E&#039; una logica disperata come le dieci giornate di Brescia o la rivolta di Pasqua di Dublino del 1916, in cui in una totale assenza di possibilità sul piano militare l&#039;azione militare viene svolta comunque in una prospettiva che più ragionevolmente politica è di testimonianza di esistenza.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2023/11/08/la-strage-e-la-memoria/#comment-339599">Giuseppe A. Samonà</a>.</p>
<p>L&#8217;aggettivo disperato, cito dal Treccani, soprattutto nel caso non sia riferito a persone ma a situazione e fatti, vuol dire &#8220;che non dà luogo a speranza&#8221;, le altre sono inferenze o connotazioni che lei trae, come dimostra il fatto che per dare valore alla sua inferenza associa questo ad altri aggettivi, che però io non ho usato. D&#8217;altra parte  un attacco come quello del 7 ottobre può essere spiegato o sostenendo che non era pianificata la strage di civili ( cosa non credibile, dato il livello di organizzazione dell&#8217;attacco e il fatto che questi massacri siano avvenuti in più punti) o che Hamas cercasse di invadere realmente Israele (ancor meno credibile che attaccassero frontalmente con deltaplani e motociclette una potenza nucleare)oppure che puntasse alla prevedibile reazione israeliana che sarebbe stata, come era facilmente immaginabile, sproporzionata sul piano delle vittime civili. Anche ammettendo che Hamas sia totalmente indifferente alla popolazione di Gaza, era chiaro che la reazione avrebbe comportato una totale o quasi totale distruzione dell&#8217;apparato militare di Hamas e anche di alcune strutture organizzative essenziali, nonché di alcune capacità tecnologiche autonome di produzione di alcuni missili. in pratica Hamas ha mandato al macello consapevolmente la sua ala militare per guadagnare in peso politico ed emarginare Israele ( non penso che ci riesca, ma questo è un altro paio di maniche). E&#8217; una logica disperata come le dieci giornate di Brescia o la rivolta di Pasqua di Dublino del 1916, in cui in una totale assenza di possibilità sul piano militare l&#8217;azione militare viene svolta comunque in una prospettiva che più ragionevolmente politica è di testimonianza di esistenza.</p>
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		<title>
		Di: Giuseppe A. Samonà		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2023/11/08/la-strage-e-la-memoria/#comment-339599</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe A. Samonà]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Nov 2023 18:40:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2023/11/08/la-strage-e-la-memoria/#comment-339588&quot;&gt;Giorgio Mascitelli&lt;/a&gt;.

Giorgio, grazie, io non me la sento di discutere così, tantomeno in questo momento, in cui l&#039;urgenza è altrove (imporre un cessate il fuoco, e poi una ripresa del dialogo, che solo può avvenire nel rispetto reciproco della memoria dell&#039;altro, cosa di cui ho cercato di dialogare proprio con Andrea: https://www.nazioneindiana.com/2023/10/26/le-diverse-ragioni-del-silenzio-lettera-ad-andrea-inglese/) - ma spero troveremo il modo di farlo. Però, di nuovo, voglio reagire almeno su un punto, per me il più patente: l&#039;obiettivo di Hamas, basta leggere il suo programma e la sua azione, non è affatto di &quot;costringere le potenze internazionali ad affrontare la questione palestinese&quot;, come non lo è per chi lo finanzia e arma, cui in realtà della &quot;causa palestinese&quot; interessa poco o nulla - peraltro, da un punto di vista teologico (attenzione, sto riassumendo un discorso molto più complesso), il &quot;sacrificio&quot; della propria popolazione ha un senso ben diverso da come lo possiamo leggere noi. Credo che se questo non viene approfondito e integrato nella nostra analisi andiamo in una direzione sbagliata. E nella serie degli aggettivi &quot;disperato&quot; (cioè impulsivo, non meditato, dettato da esasperazione, necessità etc.) suona, come nei tribunali in cui si giudica un omicidio, come un&#039;&quot;attenuante&quot;. E di nuovo mi viene in mente una delle questioni che ponevo nel mio articolo: la crescita di Hamas è &quot;anche&quot; o &quot;solo&quot; responsabilità israeliana? Quanto a Cracovia, a me sembra che ci sia ben più di un po&#039; di malizia: una mise en scène originalissima in cui l&#039;esposizione e la negazione (con sotto il sempre rigoglioso antisemitismo) si rinforzano a vicenda - ma, di nuovo, semplifico un discorso che meriterebbe ben altro spazio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2023/11/08/la-strage-e-la-memoria/#comment-339588">Giorgio Mascitelli</a>.</p>
<p>Giorgio, grazie, io non me la sento di discutere così, tantomeno in questo momento, in cui l&#8217;urgenza è altrove (imporre un cessate il fuoco, e poi una ripresa del dialogo, che solo può avvenire nel rispetto reciproco della memoria dell&#8217;altro, cosa di cui ho cercato di dialogare proprio con Andrea: <a href="https://www.nazioneindiana.com/2023/10/26/le-diverse-ragioni-del-silenzio-lettera-ad-andrea-inglese/" rel="nofollow ugc">https://www.nazioneindiana.com/2023/10/26/le-diverse-ragioni-del-silenzio-lettera-ad-andrea-inglese/</a>) &#8211; ma spero troveremo il modo di farlo. Però, di nuovo, voglio reagire almeno su un punto, per me il più patente: l&#8217;obiettivo di Hamas, basta leggere il suo programma e la sua azione, non è affatto di &#8220;costringere le potenze internazionali ad affrontare la questione palestinese&#8221;, come non lo è per chi lo finanzia e arma, cui in realtà della &#8220;causa palestinese&#8221; interessa poco o nulla &#8211; peraltro, da un punto di vista teologico (attenzione, sto riassumendo un discorso molto più complesso), il &#8220;sacrificio&#8221; della propria popolazione ha un senso ben diverso da come lo possiamo leggere noi. Credo che se questo non viene approfondito e integrato nella nostra analisi andiamo in una direzione sbagliata. E nella serie degli aggettivi &#8220;disperato&#8221; (cioè impulsivo, non meditato, dettato da esasperazione, necessità etc.) suona, come nei tribunali in cui si giudica un omicidio, come un'&#8221;attenuante&#8221;. E di nuovo mi viene in mente una delle questioni che ponevo nel mio articolo: la crescita di Hamas è &#8220;anche&#8221; o &#8220;solo&#8221; responsabilità israeliana? Quanto a Cracovia, a me sembra che ci sia ben più di un po&#8217; di malizia: una mise en scène originalissima in cui l&#8217;esposizione e la negazione (con sotto il sempre rigoglioso antisemitismo) si rinforzano a vicenda &#8211; ma, di nuovo, semplifico un discorso che meriterebbe ben altro spazio.</p>
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		Di: Giorgio Mascitelli		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2023/11/08/la-strage-e-la-memoria/#comment-339588</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Mascitelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Nov 2023 10:15:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Per Andrea: grazie per la segnalazione dell&#039;intervista a Traverso, che è molto importante. In generale direi che una delle idee centrali che si è affermata negli ultimi decenni ossia che la memoria della Shoah è una questione essenzialmente ebraica ( idea proveniente per ragioni diverse ma convergenti da Israele, Germania e USA) finisce con il favorire questo tipo di dinamica. 
Per Giuseppe: può darsi che a Cracovia ci sia un po&#039; di malizia polacca, ma, come ha ricostruito Valentina Pisanty in un bel libro, questo inflazionamento è una  tendenza internazionale. Per quanto concerne Hamas, pianificazione e disperazione non sono inconciliabili: prevedere un piano che presuppone di scatenare un intervento armato di Israele a Gaza, significa sacrificare non solo la propria popolazione, ma anche la propria struttura armata, che non ha nessuna possibilità di vincere contro l&#039;esercito israeliano ed è destinata a essere distrutta ( direi che l&#039;unica incertezza è relativa alle perdite israeliane) in nome della scommessa aleatoria che l&#039;ondata di instabilità portata dalla guerra costringerà le potenze internazionali ad affrontare la questione palestinese. E&#039; un ragionamento disperato in senso etimologico, di chi non ha più altre speranze]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per Andrea: grazie per la segnalazione dell&#8217;intervista a Traverso, che è molto importante. In generale direi che una delle idee centrali che si è affermata negli ultimi decenni ossia che la memoria della Shoah è una questione essenzialmente ebraica ( idea proveniente per ragioni diverse ma convergenti da Israele, Germania e USA) finisce con il favorire questo tipo di dinamica.<br />
Per Giuseppe: può darsi che a Cracovia ci sia un po&#8217; di malizia polacca, ma, come ha ricostruito Valentina Pisanty in un bel libro, questo inflazionamento è una  tendenza internazionale. Per quanto concerne Hamas, pianificazione e disperazione non sono inconciliabili: prevedere un piano che presuppone di scatenare un intervento armato di Israele a Gaza, significa sacrificare non solo la propria popolazione, ma anche la propria struttura armata, che non ha nessuna possibilità di vincere contro l&#8217;esercito israeliano ed è destinata a essere distrutta ( direi che l&#8217;unica incertezza è relativa alle perdite israeliane) in nome della scommessa aleatoria che l&#8217;ondata di instabilità portata dalla guerra costringerà le potenze internazionali ad affrontare la questione palestinese. E&#8217; un ragionamento disperato in senso etimologico, di chi non ha più altre speranze</p>
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		<title>
		Di: Giuseppe A. Samonà		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2023/11/08/la-strage-e-la-memoria/#comment-339567</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe A. Samonà]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Nov 2023 22:24:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Diversi anni fa avevo fatto la stessa sconvolgente esperienza, a Cracovia, con ulteriori dettagli, alcuni raccappriccianti, che tutti indicavano una sorta di teatralizzazione quasi favolistica della presenza ebraica nella città e in Polonia, come a negare, consolando, censurando le responsabilità storiche, la realtà irredimibile della tragedia. E grazie per tutto l&#039;articolo, di cui alcune riflessioni mi trovano completamente d&#039;accordo, altre meno, ma non credo sia questo il momento - né lo spazio - per discuterle. Una domanda tuttavia vorrei farla subito: perché definire la scommessa di Hamas &quot;disperata&quot;? A me sembra al contrario - e mi sembra che tale risulti anche alla lettura dell&#039;articolo - molto ben studiata, calcolata, in ogni caso tutt&#039;altro che impulsiva.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Diversi anni fa avevo fatto la stessa sconvolgente esperienza, a Cracovia, con ulteriori dettagli, alcuni raccappriccianti, che tutti indicavano una sorta di teatralizzazione quasi favolistica della presenza ebraica nella città e in Polonia, come a negare, consolando, censurando le responsabilità storiche, la realtà irredimibile della tragedia. E grazie per tutto l&#8217;articolo, di cui alcune riflessioni mi trovano completamente d&#8217;accordo, altre meno, ma non credo sia questo il momento &#8211; né lo spazio &#8211; per discuterle. Una domanda tuttavia vorrei farla subito: perché definire la scommessa di Hamas &#8220;disperata&#8221;? A me sembra al contrario &#8211; e mi sembra che tale risulti anche alla lettura dell&#8217;articolo &#8211; molto ben studiata, calcolata, in ogni caso tutt&#8217;altro che impulsiva.</p>
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		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2023/11/08/la-strage-e-la-memoria/#comment-339564</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Nov 2023 21:46:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Aggiungo un altro passaggio cruciale di Traverso:

&quot;Domanda: Quelles pourraient être les conséquences d’une telle interprétation pour la mémoire de l’Holocauste ? Le risque n’est-il pas aussi d’avoir un regain d’antisémitisme ?

Risposta: Oui, ce risque existe : une guerre génocidaire menée au nom de la mémoire de l’Holocauste ne peut qu’offenser et discréditer cette mémoire, avec le résultat de légitimer l’antisémitisme. Si on n’arrive pas à stopper cette campagne, plus personne ne pourra parler de l’Holocauste sans susciter la méfiance et l’incrédulité ; beaucoup finiront par croire que l’Holocauste est un mythe inventé pour défendre les intérêts d’Israël et de l’Occident. La mémoire de la Shoah comme « religion civile » des droits humains, de l’antiracisme et de la démocratie, serait réduite à néant. Cette mémoire a servi de paradigme pour construire le souvenir d’autres violences de masse, des dictatures militaires en Amérique latine à l’Holodomor en Ukraine, jusqu’au génocide des Tutsis au Rwanda… Si cette mémoire s’identifie à l’étoile de David portée par une armée qui accomplit un génocide à Gaza, cela aurait des conséquences dévastatrices. Tous nos repères seraient brouillés, tant sur le plan épistémologique que sur le plan politique.

On entrerait dans un monde où tout s’équivaut et où les mots n’ont plus aucune valeur. Toute une série de repères constitutifs de notre conscience morale et politique – la distinction entre le bien et le mal, la défense et l’offense, l’oppresseur et l’opprimé, l’exécuteur et la victime – risqueraient d’être sérieusement abîmés. Notre conception de la démocratie, qui n’est pas seulement un système de lois et un dispositif institutionnel mais aussi une culture, une mémoire et un ensemble d’expériences, en sortirait affaiblie. L’antisémitisme, historiquement en déclin, connaîtrait une remontée spectaculaire.&quot;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Aggiungo un altro passaggio cruciale di Traverso:</p>
<p>&#8220;Domanda: Quelles pourraient être les conséquences d’une telle interprétation pour la mémoire de l’Holocauste ? Le risque n’est-il pas aussi d’avoir un regain d’antisémitisme ?</p>
<p>Risposta: Oui, ce risque existe : une guerre génocidaire menée au nom de la mémoire de l’Holocauste ne peut qu’offenser et discréditer cette mémoire, avec le résultat de légitimer l’antisémitisme. Si on n’arrive pas à stopper cette campagne, plus personne ne pourra parler de l’Holocauste sans susciter la méfiance et l’incrédulité ; beaucoup finiront par croire que l’Holocauste est un mythe inventé pour défendre les intérêts d’Israël et de l’Occident. La mémoire de la Shoah comme « religion civile » des droits humains, de l’antiracisme et de la démocratie, serait réduite à néant. Cette mémoire a servi de paradigme pour construire le souvenir d’autres violences de masse, des dictatures militaires en Amérique latine à l’Holodomor en Ukraine, jusqu’au génocide des Tutsis au Rwanda… Si cette mémoire s’identifie à l’étoile de David portée par une armée qui accomplit un génocide à Gaza, cela aurait des conséquences dévastatrices. Tous nos repères seraient brouillés, tant sur le plan épistémologique que sur le plan politique.</p>
<p>On entrerait dans un monde où tout s’équivaut et où les mots n’ont plus aucune valeur. Toute une série de repères constitutifs de notre conscience morale et politique – la distinction entre le bien et le mal, la défense et l’offense, l’oppresseur et l’opprimé, l’exécuteur et la victime – risqueraient d’être sérieusement abîmés. Notre conception de la démocratie, qui n’est pas seulement un système de lois et un dispositif institutionnel mais aussi une culture, une mémoire et un ensemble d’expériences, en sortirait affaiblie. L’antisémitisme, historiquement en déclin, connaîtrait une remontée spectaculaire.&#8221;</p>
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		<title>
		Di: ANDREA INGLESE		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2023/11/08/la-strage-e-la-memoria/#comment-339562</link>

		<dc:creator><![CDATA[ANDREA INGLESE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Nov 2023 21:35:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Condivido Giorgio. E la tua riflessione richiama quella compiuta solo pochi giorni fa da Enzo Traverso in un&#039;intervista pubblicata dal sito Mediapart: https://www.mediapart.fr/journal/international/051123/enzo-traverso-la-guerre-gaza-brouille-la-memoire-de-l-holocauste

La posizione di Traverso nei confronti della risposta israeliana è particolarmente dura f; egli fa parte di coloro (non è il solo) a utilizzare il termine &quot;genocidio&quot; per caratterizzare quello che sta accadendo agli abitanti di Gaza. Ma al di là dell&#039;uso appropriato o meno di questo termine - anche da parte israeliana viene usato per caratterizzare l&#039;attacco del 7 ottobre da parte di Hamas - emerge una questione importante che è in sintonia con la tua.
Dice Traverso:
&quot;Certes, le 7 octobre a été un massacre épouvantable, mais le qualifier de plus grand pogrom de l’histoire après l’Holocauste signifie suggérer une continuité entre les deux. Cela induit une interprétation assez simple : ce qui s’est passé le 7 octobre n’est pas l’expression d’une haine engendrée par des décennies de violences systématiques et de spoliations subies par les Palestiniens ; c’est un nouvel épisode dans la longue séquence historique de l’antisémitisme, qui va de l’antijudaïsme moyenâgeux jusqu’à la Shoah, en passant par les pogroms dans l’Empire des Tsars. Le Hamas serait donc le énième avatar d’un antisémitisme éternel. Cette lecture rend inintelligible la situation, cristallise ces antagonismes et sert à légitimer la réponse israélienne. Nétanyahou s’était d’ailleurs distingué, il y a quelques années, en déclarant que si Hitler avait mis en œuvre la Shoah, le Grand mufti de Jérusalem en serait l’inspirateur.&quot;

E su questo mi trovo d&#039;accordo con Traverso. La questione è ancora inerente non tanto al &quot;tipo di narrazione&quot; che scegliamo di fare riguardo a quanto sta accadendo, come se ogni narrazione fosse semplicemente funzione di una posizione da difendere e quindi, in fondo, equivalente a ogni altra. Ci sono narrazioni che funzionano e altre che non funzionano, ossia ci sono narrazioni che rendono intelliggibili i fatti, che permettono di organizzarli e di dare loro un senso, e altre narrazioni che li staccano da ogni contesto storico-concreto.

L&#039;altra considerazione che mi viene da fare è questa. Il sostegno acritico dell&#039;attuale politica israeliana portata avanti dal gruppo di potere più estremista, nazionalista e razzista che Israele abbia mai conosciuto, non aiuta in nessun modo la battaglia contro l&#039;antisemitismo. In anni recenti, si è avuto purtroppo spesso l&#039;impressione che ogni critica radicale della politica israeliana fosse giudicata come un&#039;espressione, in fondo, di antisemitismo (e quindi come una negazione del diritto di Israele ad esistere). Anche questa attitudine ha finito per banalizzare la denuncia stessa dell&#039;antisemitismo, che per altro davvero esiste, e si esprime purtroppo come tale, ossia come odio nei confronti degli ebrei, e non come ragionata critica alla politica dello Stato ebraico.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Condivido Giorgio. E la tua riflessione richiama quella compiuta solo pochi giorni fa da Enzo Traverso in un&#8217;intervista pubblicata dal sito Mediapart: <a href="https://www.mediapart.fr/journal/international/051123/enzo-traverso-la-guerre-gaza-brouille-la-memoire-de-l-holocauste" rel="nofollow ugc">https://www.mediapart.fr/journal/international/051123/enzo-traverso-la-guerre-gaza-brouille-la-memoire-de-l-holocauste</a></p>
<p>La posizione di Traverso nei confronti della risposta israeliana è particolarmente dura f; egli fa parte di coloro (non è il solo) a utilizzare il termine &#8220;genocidio&#8221; per caratterizzare quello che sta accadendo agli abitanti di Gaza. Ma al di là dell&#8217;uso appropriato o meno di questo termine &#8211; anche da parte israeliana viene usato per caratterizzare l&#8217;attacco del 7 ottobre da parte di Hamas &#8211; emerge una questione importante che è in sintonia con la tua.<br />
Dice Traverso:<br />
&#8220;Certes, le 7 octobre a été un massacre épouvantable, mais le qualifier de plus grand pogrom de l’histoire après l’Holocauste signifie suggérer une continuité entre les deux. Cela induit une interprétation assez simple : ce qui s’est passé le 7 octobre n’est pas l’expression d’une haine engendrée par des décennies de violences systématiques et de spoliations subies par les Palestiniens ; c’est un nouvel épisode dans la longue séquence historique de l’antisémitisme, qui va de l’antijudaïsme moyenâgeux jusqu’à la Shoah, en passant par les pogroms dans l’Empire des Tsars. Le Hamas serait donc le énième avatar d’un antisémitisme éternel. Cette lecture rend inintelligible la situation, cristallise ces antagonismes et sert à légitimer la réponse israélienne. Nétanyahou s’était d’ailleurs distingué, il y a quelques années, en déclarant que si Hitler avait mis en œuvre la Shoah, le Grand mufti de Jérusalem en serait l’inspirateur.&#8221;</p>
<p>E su questo mi trovo d&#8217;accordo con Traverso. La questione è ancora inerente non tanto al &#8220;tipo di narrazione&#8221; che scegliamo di fare riguardo a quanto sta accadendo, come se ogni narrazione fosse semplicemente funzione di una posizione da difendere e quindi, in fondo, equivalente a ogni altra. Ci sono narrazioni che funzionano e altre che non funzionano, ossia ci sono narrazioni che rendono intelliggibili i fatti, che permettono di organizzarli e di dare loro un senso, e altre narrazioni che li staccano da ogni contesto storico-concreto.</p>
<p>L&#8217;altra considerazione che mi viene da fare è questa. Il sostegno acritico dell&#8217;attuale politica israeliana portata avanti dal gruppo di potere più estremista, nazionalista e razzista che Israele abbia mai conosciuto, non aiuta in nessun modo la battaglia contro l&#8217;antisemitismo. In anni recenti, si è avuto purtroppo spesso l&#8217;impressione che ogni critica radicale della politica israeliana fosse giudicata come un&#8217;espressione, in fondo, di antisemitismo (e quindi come una negazione del diritto di Israele ad esistere). Anche questa attitudine ha finito per banalizzare la denuncia stessa dell&#8217;antisemitismo, che per altro davvero esiste, e si esprime purtroppo come tale, ossia come odio nei confronti degli ebrei, e non come ragionata critica alla politica dello Stato ebraico.</p>
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