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	<title>Luigi Nacci &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Maldifiume</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Nov 2016 06:00:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[(La biblioteca del viandante è una nuova collana diretta da Luigi Nacci per Ediciclo. Vuole accogliere opere scritte con i piedi sulla strada e la testa nell’utopia. Non testi d’occasione, non guide, non manuali sul camminare, ma libri-progetto,  che sappiano attraversare i generi con lo stesso passo con cui attraversano la realtà. E&#8217; in libreria il primo volume. Direttore, editore [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="alignright wp-image-65729 size-full" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/11/logo-biblioteca-viandante-orizz.jpg" alt="logo-biblioteca-viandante-orizz" width="361" height="170" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/11/logo-biblioteca-viandante-orizz.jpg 361w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/11/logo-biblioteca-viandante-orizz-300x141.jpg 300w" sizes="(max-width: 361px) 100vw, 361px" />(<em>La biblioteca del viandante</em> è una nuova collana diretta da <a href="https://nacciluigi.wordpress.com/">Luigi Nacci</a> per <a href="http://www.ediciclo.it/">Ediciclo</a>. Vuole accogliere opere scritte con i piedi sulla strada e la testa nell’utopia. Non testi d’occasione, non guide, non manuali sul camminare, ma libri-progetto,  che sappiano attraversare i generi con lo stesso passo con cui attraversano la realtà. E&#8217; in libreria il primo volume. Direttore, editore e autrice ci regalano l&#8217;incipit. E noi li ringraziamo. <em>G.B.</em>)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di<strong> Simona Baldanzi</strong></p>
<p><span style="font-family: Georgia, serif;"><b>Il fiume non sta in un barattolo</b></span></p>
<p align="JUSTIFY">“<span style="font-family: Georgia, serif;">Gli italiani mettevano tutto in un barattolo” mi disse un uruguayano di oltre novantanni una calda sera di febbraio sotto il pergolato della sua bassa e spartana casa. Santino, suo nipote, spremeva limoni, triturava il ghiaccio e ci passava i margaritas. Quell&#8217;uomo anziano, alto e snello, che teneva con una mano il bracciolo di una sedia in ferro e con l&#8217;altra il bicchiere tozzo e largo, iniziò a parlarmi dei primi italiani che conobbe, quelli che emigravano e arrivavano nel Sud America. Per lui gli italiani erano quel popolo che conservava tutto: pomodori, marmellate, confetture e passate di ogni tipo. Le parole di quell&#8217;uomo erano biascicate e impastate di alcol, limone e ghiaccio, faticavo a comprenderlo, le palpebre si chiudevano in un movimento lentissimo e ogni volta definitivo, un tempo e un gesto a cui non ero abituata, eppure lo ascoltai tutta la notte. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;">Quando ero arrivata a Pasos de Los Toros insieme a Caterina e Pia, facevano 42 gradi. Un caldo che aveva spento tutto: rumori, odori, movimenti. Le uniche cose vere sembravamo noi, noi che spingevamo la porta aperta di casa di Santino, noi che entravamo in una casa senza chiavi, noi che avevamo il permesso di sistemarci anche se non c&#8217;era nessuno. Posati i bagagli guardammo i colori alle pareti, i libri di Mario Benedetti, i pochi mobili, le tende con disegnati le nuvole e gli uccelli. Il caldo e quella sensazione del tempo fermo non cessavano e quando con le gambe madide provammo a darci lo smalto alle unghie e il rosso si seccava prima di distenderlo, decidemmo di uscire.<img loading="lazy" class="alignright size-full wp-image-65730" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/11/copertinamal.jpg" alt="copertinamal" width="332" height="486" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/11/copertinamal.jpg 332w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/11/copertinamal-205x300.jpg 205w" sizes="(max-width: 332px) 100vw, 332px" /> </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;">I negozi erano chiusi, le strade erano strisce roventi di asfalto e non trovavamo nessuno. Individuammo un passante, che camminava svelto per scansare il sole, lo fermammo. Ci guardò con stupore e ci disse che erano tutti al fiume. Quale fiume? El Rio Negro. Ci indicò la via, oltre la scultura del grande toro che dava il nome al paese. Facemmo una ventina di minuti a piedi sotto un cielo accecante, di quelli che paiono che neanche il sole ci sia da quanto è scoppiato ovunque. Quando arrivammo fummo inondati dal verde, da ogni tono di verde e sfumatura e densità. Un alito di vento, un gorgoglio d&#8217;acqua, una risata. Tutto si mescolava, si confondeva e si dispiegava. Donne, uomini, bambini, anziani, stavano tutti lì. In acqua o sulle rive di quel fiume verde colmo di piccole alghe che parevano ci avessero versato tutte le scorte di mate, circondato di erba, alberi, macchia. Bevevo quello che vedevo, si placava la sete e il caldo. Ricordo ogni passo verso l&#8217;acqua più alta, la freschezza sulla pelle, i brividi, gli occhi di una bambina che guardava il mio pallore dilatarsi e galleggiare. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;">Avevo i capelli ancora umidi e intrisi delle piccole alghe del Rio Negro, quando il nonno di Santino posò sul tavolo un guscio di tartaruga. Lo aveva trovato intatto durante l&#8217;alluvione del Rio Negro. In ogni esagono c&#8217;erano incise date e numeri. C&#8217;erano le partite, le coppe, i goal più importanti. Seguivo il suo indice rugoso e sottile. La storia di quell&#8217;uomo vissuto da calciatore professionista in Uruguay stava tutta imbastita in quel guscio donato dal fiume. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;">Ancora non lo sapevo, ma il primo momento in cui ho iniziato a pensare a un viaggio lento lungo l&#8217;Arno, è stato lì, su quel tavolo in Uruguay, a migliaia di chilometri di terre e mari lontano da casa. Quel Rio Negro che mi aveva accolta a quel modo, bagnata e risvegliata, mi poneva tante domande. Cosa è per me il fiume? Cosa è l&#8217;Arno? Cosa è diventato? Come è cambiato? Noi italiani che mettiamo tutto nei barattoli, che prepariamo riserve, che siamo bravi a conservare, cosa ce ne facciamo oggi del fiume? Come viviamo il fiume che passa paesi, parchi, città, che si muove vicino a ferrovie, autostrade, che sibila sotto i ponti, che divide comunità in due rive, che attrae e spaventa insieme? </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;">Le domande aumentavano, ma io non guardavo fuori, cercavo l&#8217;intimità, la mia storia, i miei fiumi.</span></p>
<p align="JUSTIFY">.</p>
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		<title>Andata e Ritorno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Raos]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Nov 2013 05:00:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Blare Out presenta: Andata e Ritorno Festival Invernale di Musica digitale e Poesia orale Galleria A plus A Centro Espositivo Sloveno Venezia, San Marco 3073 28 &#8211; 29 -30 Novembre Presentazione &#160; La rivista culturale Blare Out organizza a Venezia, a un passo dal ponte dell’Accademia, nel sestiere di San Marco, presso la sede del [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-4044e82f-907f-f2a2-8862-26e9b64659ec" style="text-align: center;">Blare Out presenta:</p>
<p dir="ltr" style="text-align: center;">Andata e Ritorno</p>
<p dir="ltr" style="text-align: center;">Festival Invernale di Musica digitale e Poesia orale</p>
<p dir="ltr" style="text-align: center;">Galleria A plus A</p>
<p dir="ltr" style="text-align: center;">Centro Espositivo Sloveno</p>
<p dir="ltr" style="text-align: center;">Venezia, San Marco 3073</p>
<p dir="ltr" style="text-align: center;">28 &#8211; 29 -30 Novembre</p>
<p style="text-align: center;"><span id="more-47018"></span></p>
<p dir="ltr" style="text-align: center;">Presentazione</p>
<p>&nbsp;</p>
<p dir="ltr">La rivista culturale Blare Out organizza a Venezia, a un passo dal ponte dell’Accademia, nel sestiere di San Marco, presso la sede del Centro espositivo Sloveno, l’unico festival letterario invernale italiano: Andata e Ritorno. Quest’anno, per la prima edizione dell’evento, il genere letterario protagonista sarà la poesia, che spesso trova spazio sulle pagine della rivista, sul sito e nei numerosi incontri letterari, feste e presentazioni di autori organizzati a Venezia tra 2012 e 2013.</p>
<p dir="ltr">Il festival, che avrà luogo il 28/29/30 novembre, consiste in tre giorni di performances di alcuni tra i più noti esponenti della poesia orale (letta ad alta voce seguendo diversi stili interpretativi) italiana, accompagnati da musicisti e gruppi musicali selezionati ad-hoc per rilevanza nel territorio locale, contaminazione e sperimentazione.</p>
<p dir="ltr">Blare Out si propone come ponte tra musica e poesia uscendo dagli schemi che spesso sminuiscono il potenziale di fusione di entrambi i generi e cercando quindi di ospitare le eccellenze italiane di entrambi i generi e gli artisti emergenti. L’idea nasce dalla consapevolezza che musica e poesia sono due generi nati insieme e fatti per esistere uniti, ma sono stati allontanati tra di loro dal mercato contemporaneo dell&#8217;arte e dalle mode letterarie, che preferiscono evitare la sperimentazione.</p>
<p dir="ltr">La galleria AplusA – Centro espositivo sloveno, rappresenterà lo scenario dove il confronto tra artisti possa avvenire difronte ad un pubblico variegato. L&#8217;evento si svilupperà in tre giornate con ampio respiro tra orario serale, con letture di poesia musicata, aperitivi teatrali e supporti mediali, e l&#8217;orario notturno dei concerti dal vivo.</p>
<p><strong>Programma</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p dir="ltr"><strong>Prima Giornata &#8211; Giovedì 28 Novembre</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p dir="ltr">19.30</p>
<p dir="ltr">Apertitivo &#8211; Inaugurazione &#8211; Buffet</p>
<p dir="ltr">Maria Valente</p>
<p dir="ltr">Alessandro Burbank</p>
<p>&nbsp;</p>
<p dir="ltr">20.30</p>
<p dir="ltr">Lello Voce + Frank Nemola</p>
<p dir="ltr">ScartyDoca (Eell Shous)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p dir="ltr">22.00 &#8211; concerto</p>
<p dir="ltr">WaterProof</p>
<p>&nbsp;</p>
<p dir="ltr">Lo scopo di questa giornata è far collimare diversi artisti e rituali di ascolto di musica e poesia. Lello Voce, napoletano di nascita, trapiantato a Treviso e figura cruciale nel panorama poetico italiano degli ultimi vent’ anni, critico, sperimentatore instancabile, fondatore del gruppo ’93, di importanti riviste, è colui che ha importato il Poetry Slam in Italia e, con il trombettista di Vasco Rossi e produttore musicale Frank Nemola, proporrà un estratto dallo spettacolo Piccola Cucina Cannibale dove video arte e musica si mescolano alla poesia letta ad alta voce. ScartyDoc (Eell Shous), di Monza, fonde il verso poetico e la tradizione hip-hop per proporre un&#8217;assoluta novità nel panorama del live-acting cantato tra basi elettroniche e contaminazioni rap. Alessandro Burbank, veneziano, eseguirà la sua performance poetica con base musicata trip &#8211; hop. Maria Valente, di Caserta rapirà con le sue estensioni vocali l’audience mischiando l’ugola con montaggi musicali. A seguire i Waterproof; quattro musicisti fondono contrabbasso, percussioni, didgeridoo e campionature elettroniche in una sapiente improvvisazione/sperimentazione di drum and bass, tutto rigorosamente live. I Waterproof modificano in itinere la loro performance basandosi sulla risposta del pubblico agli stimoli sonori e cercando di dar vita a concerti sempre diversi, campioneranno anche la voce dei poeti per la loro performance musicale, rinnovando l’origine sorella di poesia e musica.</p>
<p dir="ltr"><strong>Seconda Giornata, Venerdì 29 Novembre</strong></p>
<p dir="ltr">19.30</p>
<p dir="ltr">Aperitivo Teatrale  con Accadueò Non Potabile</p>
<p>&nbsp;</p>
<p dir="ltr">20.00</p>
<p dir="ltr">Perfomances Poetiche</p>
<p dir="ltr">Sebastiano Adernò, Giacomo Sandron, Sergio Garau, Luigi Socci.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p dir="ltr">22.00</p>
<p dir="ltr">Sic&amp;Simpliciter Feat Dutch</p>
<p dir="ltr">+</p>
<p dir="ltr">W A N A (wearnotafraid) Live</p>
<p>&nbsp;</p>
<p dir="ltr">Lo scopo di questa giornata è di far incontrare poeti provenienti da molte parti d&#8217;Italia (Sardegna, Sicilia, Veneto, Marche, Friluli Venezia Giulia) e i loro differenti stili di lettura ad alta voce: Blare Out promuoverà per addizione la poesia, il teatro e la musica elettronica. Sergio Garau, sardo che vive e lavora da anni a Torino, esponente di spicco della scena del Poetry Slam nazionale e internazionale, proporrà una performance di letture combinate, con video e gesta vocali fuori dal coro. Sebastiano Adernò, siciliano di nascita, udinese di adozione, poeta, attivista e video-artista, leggerà alcune tra le sue poesie che hanno attraversato con lui l&#8217;Italia in grandi festival. Luigi Socci, da Ancona, poeta e performer di spicco, leggerà alcuni brani dal suo ultimo libro, Il rovescio del dolore, già imposto come l’opera più importante del 2013, accompagnato da petofono, occhialini 3D, pistola sparacoriandoli, clava di gomma, maialino grugnino, pistola ad acqua, maschera e boccaglio. Giacomo Sandron, di Portogruaro, già vincitore del Poetry Slam Internazionale di Trieste, performer incisivo, proporrà alcune poesie in italiano e dialetto Veneto, eseguite in variazioni ritmiche vorticose grazie al suo formidabile timbro vocale. Gli attori della compagnia teatrale Accadueò Non Potabile di Venezia, co – autrice dello spettacolo premio Off  2013 del Teatro stabile del Veneto, proporranno alcuni interessanti momenti teatrali. A seguire la musica digitalizzante dei Wana.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p dir="ltr"><strong>Terza Giornata, Sabato 30 Novembre</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p dir="ltr">19.30</p>
<p dir="ltr">Aperitivo Musicale</p>
<p>&nbsp;</p>
<p dir="ltr">20.00</p>
<p dir="ltr">Performances poetiche</p>
<p dir="ltr">Federico Scaramuccia, Luigi Nacci, Marco Simonelli, Rosaria Lo Russo,</p>
<p>&nbsp;</p>
<p dir="ltr">22.00</p>
<p dir="ltr">King Size Live</p>
<p dir="ltr">Federico Scaramuccia, adottato milanese, poeta importante del movimento underground. Leggerà estratti dalla sua raccolta, Come una lacrima.</p>
<p dir="ltr">Luigi Nacci, triestino, viandante instancabile, formidabile poeta di lungo corso e maestro di lettura ad alta voce. “La poesia è voce”, e lui, privilegiando la ritmica testuale, conduce l&#8217;ascoltatore a seguire il climax della sua voce in una lettura unica, tra Spatola e Pavese.</p>
<p dir="ltr">Marco Simonelli, fiorentino, magistrale poeta e performer, attivista del movimento gay italiano, condurrà il pubblico in un viaggio senza ritorno attraverso la sua versatile figura pop con un background poetico da manuale di letteratura.</p>
<p dir="ltr">Rosaria Lo Russo, fiorentina, definita la voce femminile della poesia italiana contemporanea per eccellenza. Poetrice, performer, didatta della lettura ad alta voce, traduttrice, leggerà dal vivo pezzi della sua nuova raccolta, Poema.</p>
<p>Chiuderanno i King Size, band trevigiana nata nel 2002 caratterizzata da un sound diretto e sincero, con influenze dal garage rock’n’roll per la grande energia e dall’indie britannico per l’accuratezza nelle composizioni e la freschezza del suono.</p>
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		<title>Decimo quaderno a Bologna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Feb 2011 11:01:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[mosse]]></category>
		<category><![CDATA[andrea breda minello]]></category>
		<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[Corrado Benigni]]></category>
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		<category><![CDATA[francesca matteoni]]></category>
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		<category><![CDATA[Laura Pugno]]></category>
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		<category><![CDATA[loredana magazzeni]]></category>
		<category><![CDATA[Luigi Nacci]]></category>
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		<category><![CDATA[Vincenzo Bagnoli]]></category>
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					<description><![CDATA[La Libreria delle Moline è lieta unitamente a Marcos y Marcos editore di invitarti alla presentazione del libro POESIA CONTEMPORANEA Decimo Quaderno Italiano a cura di Franco Buffoni Sette giovani autori di poesia italiana contemporanea: Corrado Benigni, Andrea Breda Minello, Francesca Matteoni, Luigi Nacci, Gilda Policastro, Laura Pugno, Italo Testa Dialogheranno con loro Vincenzo Bagnoli [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La Libreria delle Moline</strong></p>
<p>è lieta unitamente a</p>
<p><strong>Marcos y Marcos editore</strong></p>
<p>di invitarti alla presentazione del libro</p>
<p><strong>POESIA CONTEMPORANEA</strong><br />
<strong>Decimo Quaderno Italiano</strong></p>
<p>a cura di <strong>Franco Buffoni</strong></p>
<p>Sette giovani autori di poesia italiana contemporanea:</p>
<p><strong>Corrado Benigni, Andrea Breda Minello, Francesca Matteoni, Luigi Nacci, Gilda Policastro, Laura Pugno, Italo Testa</strong></p>
<p>Dialogheranno con loro</p>
<p><strong>Vincenzo Bagnoli e Loredana Magazzeni</strong> </p>
<p><strong>Venerdì 25 febbraio 2011<br />
alle ore 18.00</strong></p>
<p>Libreria delle Moline<br />
via delle Moline 3a, Bologna<br />
tel. 051 232053</p>
<p><em>saranno presenti gli autori</em></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Pubblico e poeti: una svolta civile?. Parte seconda.</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/02/05/pubblico-e-poeti-una-svolta-civile-parte-seconda/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[gherardo bortolotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Feb 2011 13:35:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[francesco terzago]]></category>
		<category><![CDATA[guido mattia gallerani]]></category>
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		<category><![CDATA[Matteo Fantuzzi]]></category>
		<category><![CDATA[performance]]></category>
		<category><![CDATA[poesia italiana]]></category>
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					<description><![CDATA[Inserto teorico, partendo dall&#8217;interno. Per testo poetico di solito ne intendo uno che ha avuto una lunga gestazione e un lungo periodo di rimaneggiamento, necessari, ovviamente, per dire qualcosa di significativo, almeno nel contesto storico-sociale in qui viviamo. Allo stesso tempo sono convinto che l&#8217;atto poetico sia sostanzialmente una funzione del segno o di un [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Inserto teorico, partendo dall&#8217;interno.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Per testo poetico di solito ne intendo uno che ha avuto una lunga gestazione e un lungo periodo di rimaneggiamento, necessari, ovviamente, per dire qualcosa di significativo, almeno nel contesto storico-sociale in qui viviamo. Allo stesso tempo sono convinto che l&#8217;atto poetico sia sostanzialmente una funzione del segno o di un insieme di segni: nello specifico quello che fa ragionare sul suo stesso significato – e questo è qualcosa che avviene all&#8217;interno dell&#8217;interpretante, sia esso il poeta stesso o un lettore qualsiasi. Diciamo però che chi scrive ha una responsabilità differente da chi semplicemente riceve un messaggio: ovvero di formularlo, e possibilmente di formularlo efficacemente. Per fare ciò egli ha a disposizione una serie di strumenti: una vera e propria scatoletta degli attrezzi: ora ci sono due strade che sarebbe a mio avviso possibile percorrere per ottenere in un lettore un ragionare sul senso, appagare o generare il pensiero critico, e credo che una delle due influisca più positivamente sul nostro immaginario perché può raggiungere un numero di riceventi maggiore, perché questa strada è quella tipica del piacere della narrazione, quella adatta a tramandare un contenuto, e ora la illustrerò.<br />
<span id="more-38062"></span><br />
1) abbiamo per molto tempo visto la poesia come un&#8217;arte che non avesse a che fare con il presente e con il domani, un luogo ad appannaggio esclusivo del passato, della tradizione, degli epigoni &#8211; degli dèi, e non dell&#8217;uomo, negli aspetti meravigliosi della sua quotidianità, della sua natura di sangue, di carne e di racconto. La poesia doveva suscitare uno stupore grossolano – barocco: il contenuto doveva essere premuto, rarefatto, la forma e le scelte lessicali ardite: la poesia doveva essere <em>avanguardia</em> se si parla di forma del linguaggio (e tracimare dal bacino del linguaggio naturale), misterica se si parla di veicolazione del messaggio (per l&#8217;accostamento stordente, rumoroso di segni), e così in una di queste versificazioni uno poteva e potrebbe leggere all&#8217;incirca qualsiasi cosa: meglio vendere libri bianchi, allora. E tutto ciò di cui non si era già parlato non poteva essere detto. Pensiamo a quanti sono i poeti che versano la loro opera in un immaginario contemporaneo che non sia <em>di seconda mano</em>, ovvero già elaborato dalla stessa tradizione poetica del Novecento, ridotto a stereotipo: e parlo dei genitori assenti e di figli cresciuti da TV e videogiochi, degli stessi videogiochi, della stessa TV, di internet, parlo della precarietà cronica, della cassa integrazione che riguarda un italiano su cento, parlo di Grande Fratello ecc.). Il poeta pensava di fare i conti solo con la poesia, e si è ritrovato a fare i conti con il mondo. La poesia doveva essere solo un gioco senza senso, un gioco per intellettuali, un elemento linguistico identitario nel quale riconoscersi come élite – piuttosto squallido, non credete? Non riesco a capire se sia vero che chi ha scelto questa strada del poetare abbia effettivamente una profonda competenza delle discipline che studiano il linguaggio umano (teoria della comunicazione) e filosofica (filosofia del linguaggio) e non una meramente storico-letteraria. Forse sì, ma se ne limita alla superficie: come dare in mano a un bambino un centro di lavoro a cinque assi. Se invece il caso è il secondo, ci troveremmo davanti a qualcuno che per progettare una macchina si limitasse ad abbonarsi a un settimanale di motori e, partendo da quelle fotografie di berline grigio antracite su carta patinata, si mettesse, con tutta la buona volontà di questo mondo, davanti al tecnigrafo – logico che, ignorando volutamente certe basilari nozioni di aerodinamica, di meccanica e scienza dei materiali, o non avendole proprio, non andrebbe molto lontano&#8230; Per quale motivo una persona dovrebbe essere tenuta dunque a leggere un testo il cui significato è volutamente offuscato dal emittente? Questo è quello che sono costretto a pensare quando leggo i segni dell&#8217;immaginario comune di questo paese, quell&#8217;immaginario che tutti partecipiamo ma che qualcuno non vorrebbe partecipare – per rinchiudersi in una torre d&#8217;avorio: la poesia che parla a ogni uomo è stata ammazzata da una élite letteraria che si esprime secondo i vizi della forma mentis che ho appena descritto, una élite letteraria che per di più ha l&#8217;ardire di definirsi di sinistra.</p>
<p>2) La poesia è l&#8217;arte del togliere. Il poeta – per usare una figura semplice – non è altro che il mare. Il mare che rivolta incessantemente i ciottoli delle rive e che in questo suo gioco d&#8217;erosione regala ai bambini di città, quelli con l&#8217;eritema che arrivano a frotte ogni estate sulle riviere della Liguria (almeno – una volta era così), quattro pietruzze cangianti di Portoro o dei vetrini luccicanti che non tagliano più, ma che dicono molto, molto del tempo, dei giorni, e della salsedine che brucia e di quello che siamo o siamo stati. La poesia è l&#8217;arte anche del raccontare. Sì, anche del raccontare. Viviamo in un mondo che ha un disperato bisogno di narrazioni, in un&#8217;Italia dove anche il poeta deve essere determinante con il suo mestiere nella generazione di un immaginario. Ecco, se quello della poesia fosse un luogo vorrei che questo fosse quello di incontro tra estetica e morale, tra forma e contenuto, un luogo che tutti, disponendo di competenze basilari, possano partecipare – tutti quelli che sanno leggere dovrebbero avere a disposizione della buona poesia fatta da professionisti della poesia, non da dilettanti allo sbaraglio che, se avessero scelto di fare i musicisti, si sarebbero fermati al primo arpeggio.<br />
Poesia anche per gli analfabeti di ritorno: e allora sarebbero necessarie trasmissioni radiofoniche e programmi TV di poesia (ma di poesia che dia la possibilità a chi la ascolta, a tutti quelli che la ascoltano, di provare emozioni, e penso a Luigi Nacci e all&#8217;esperienza della poesia performativa in generale), forse è inutile ricordare il discorso tenuto nel 1991 da Brodskij alla Library of Congress: “come soluzione estrema i clienti di tutti i motel nazionali dovrebbero trovare un&#8217;antologia della poesia americana nel cassetto di ogni stanza, accanto alla Bibbia, che sicuramente non farà obiezioni a questo accostamento, visto che non ha nulla da obbiettare alla vicinanza dell&#8217;elenco del telefoni”.</p>
<p>Ci dovrebbe essere poesia come si deve. Ma non poesia come si deve per me, per chi cerca di leggere un libro di poesia a settimana e ha studiato Lettere, poesia come si deve sia per uno che ha competenze di questo genere, sia per uno che queste non le ha proprio, poesia che sia in grado di farsi volere bene – la poesia come il Grande Cinema: dove creatività e competenze danno un prodotto qualitativamente raffinato ma allo stesso tempo di libero accesso, per tutti. Sì, voglio i Cameron e di Ridley Scott della poesia, voglio una <em>nuova epica italiana</em> per la poesia. Se vogliamo fare poesia per la gente, e se siamo davvero comunicatori competenti, non ci si deve accorgere leggendo i nostri lavori, di uno scollamento tra il mondo intellettuale e il mondo reale – perché il sapere deve essere al servizio della vita e non viceversa. In pratica, come scriveva Cartesio: “e avendo deciso di non cercare altra scienza se non quella che potevo trovare in me stesso oppure nel gran libro del mondo”.</p>
<p>Il poeta è, oltre al mare stesso, anche il vecchio uomo di mare, quello dalla pelle conciata dal sole, dal salino. Il vecchio uomo di mare che passa al setaccio giorno dopo giorno l&#8217;arenile ghiaioso, che raccoglie filtrato in sé quel poco che abbiamo in resto: il salvabile, il ninnolo perso dal bambino, il ciondolo laccato d&#8217;argento: il ricordo, un&#8217;immagine. Perché è vero, uno alla fine scrive principalmente per se stesso, per vederci chiaro. Ma se vuole comunicare qualcosa a qualcuno il suo poetare deve essere cosciente e responsabile – la raffinazione del senso che si ha in poesia è l&#8217;esercizio di cui vive quello che si potrebbe chiamare spirito poetico, è ciò in cui esso si determina. Se ne siamo coscienti non prenderemo tanto alla leggera il fatto di fare arrivare al pubblico la nostra poesia, questo significherà mettere a nudo la parte più sensibile della nostra persona: scrivere alla fine è proprio questo, far crollare ogni limite tra noi e l&#8217;altro, un atto di sincerità totale, di chiarezza, di libertà, di responsabilità; mentre leggere, invece, vuol dire lasciarsi lusingare dalle parole. Farsi, e non c&#8217;è niente di sbagliato in ciò – intrattenere. Leggere vuol dire condividere sì un significato generale ma soprattutto, e ciò è inevitabile e non va dimenticato, generarne uno nostro, soltanto nostro.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Un Nacci come pietra di paragone.</strong></p>
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<p>Luigi Nacci si distingue per praticare in modo cosciente una poesia &#8216;per la voce&#8217;. Questa è l&#8217;impressione che ho avuto parlando con lui e facendo da spettatore alle sue performance: al centro del suo lavoro c&#8217;è una volontà nobile, e non comune nel mondo della poesia italiana, quella di utilizzare la poesia per trasmettere un messaggio alla gente. Senza che questa debba essere stata precedentemente addestrata alla poesia di Accademia, o dei tanti neo-post-avanguardisti.</p>
<p>Nacci reinserisce così la poesia nella cornice dell&#8217;oralità, divenendo, a suo modo, un bardo dei nostri tempi. Ma Nacci tiene conto dei mezzi che i nostri tempi gli mettono a disposizione, la sua non è una fuga verso il passato ma l&#8217;ammettere la tangibilità dell&#8217;oggi. Con Nacci si può tranquillamente parlare di poesia come strumento di comunicazione e come forma di intrattenimento.</p>
<p>Solo parlando di poesia come strumento di comunicazione e come forma di intrattenimento è possibile restituirle diffusione all&#8217;interno della nostra società, restituirla al ruolo di genere letterario che le spetta rispetto a quello, che ora per alcuni ricopre, di credo religioso. E una nuova poesia civile non può che passare attraverso una riflessione di questo genere: come arrivare scuotere la sensibilità di più persone possibili?</p>
<p>Questo poesia per la voce, praticata da Nacci, da Voce, da Bulfaro, ha almeno, e ribadisco, almeno, la stessa dignità di una certa poesia del silenzio, quella che non racconta, che non dice, che maschera, che confonde, quella che non è &#8216;arte del togliere&#8217; e non è nemmeno &#8216;narrazione&#8217; sensibile del presente, ma al più diapositiva spezzettata, che solo un addetto ai lavori avrà la possibilità di ricostruire (e solo se avrà il tempo e la voglia di farlo) oppure, cosa che spesso accade, stereotipo.</p>
<p>La poesia per la voce differisce da una certa poesia del silenzio per vari motivi, tutti facilmente individuabili, nella poesia dell&#8217;oralità si deve fare i conti – sempre – con un pubblico, un pubblico che giudicherà, oltre alla fattura del testo che gli verrà proposto, la capacità che un poeta ha nel performarlo – non ci sono scappatoie di nessun tipo, né apparati critici che tengano, sali sul palco, esponi te stesso e il tuo lavoro, se va bene <em>bene</em>, se no <em>amen</em>. Un pubblico che non è spesso composto da poeti o critici, ma da cittadini comuni. Come del resto per un concerto musicale, dove gli spettatori non sono tutti poli-strumentisti.</p>
<p>In ogni caso l&#8217;avere un pubblico che apprezza la tua performazione non è frutto del caso, altrimenti non mi spiegherei perché anche in regioni piuttosto refrattarie alla poesia artisti come Nacci riescano a riempire un pub o un&#8217;aula universitaria, mentre gli altri, di una certa scuola del silenzio, che vantano, magari pubblicazioni Einaudi o Mondadori, non riescano ad essere protagonisti di eventi partecipati.</p>
<p>E qualcuno mi risponderà che questi portano avanti un serio e prestigioso impegno editoriale, bene, per quante migliaia di copie? Per quanti riceventi effettivi del loro messaggio? E con quale influenza sui più giovani, che nel tentativo di avere successo nel mondo della poesia si ridurranno a essere dei tristi epigoni di una cosa morta, disdegnando, a differenza di quanto avviene all&#8217;estero, soluzioni performative, di contaminazione, e via web.</p>
<p>Se nella poesia per la voce si cerca con gli strumenti della contemporaneità di trovare una soluzione allo stato di crisi della poesia italiana in una certa poesia del silenzio sembra che ci si sia ormai rassegnati: eppure ci sono realtà europee dove poeti più che vivi vendono decine di migliaia di copie all&#8217;anno, il caso dell&#8217;Olanda.</p>
<p>“Avrai poche cose ma quelle le avrai” un poemetto in cui Nacci ci dà prova della sua capacità di costruire un testo per la voce: ecco, dopo averlo sentito potrei dire che il tempo della poesia dell&#8217;oralità è il presente, tanti piccoli <em>presente</em>, uno dietro all&#8217;altro, ogni volta che una poesia viene raccontata. Questo non ci deve ingannare, sebbene la fruizione di un testo come questo sia immediata, estemporanea, qualcosa viralmente, continua ad agire dentro di noi, nel tempo, come per certe pubblicità-progresso che viste da bambini non ci lasciano mai. Qualcosa ci si incastra nella testa, presumibilmente tra il lobo dell&#8217;insula e l&#8217;aria di Broca, (Molesini direbbe nel cuore) e li vi rimane fino a quando non siamo tornati a casa&#8230; Ci dormiamo su. Trascorrono i giorni e non succede nulla, poi l&#8217;incubazione finisce e la febbre si alza. Come nella malaria queste suggestioni, ciclicamente si ripropongono; nel ricordo vago, sfumato, ci saranno degli elementi che spiccheranno, immagini, cromatismi per non parlare dei ritornelli, e forse proprio attorno a questi elementi, nel processo creativo del ricordare, andremo a generare un senso, il nostro senso, e quando qualcuno ci chiederà di raccontargli “Avrai poche cose ma quelle le avrai”, non potremo che aggiungere al ricordare altro del nostro <em>alfabeto del mondo</em>. Forse fra cento anni, scomparsa in una catastrofe l&#8217;informatica, di questa di questa sola poesia sopravviveranno, in nuove mitologie da dopo-apocalisse, strane memorie, e solo il titolo, e forse nemmeno quello, si sarà preservato dal lavorio della parola, delle migliaia di voci che avranno raccontato.</p>
<p><strong>Conclusioni per andare avanti.</strong></p>
<p>Immaginiamo un giovane poeta e l’esercizio non è tra i più difficili. Provvisto fin dall’adolescenza di una qualche sensibilità antropologica verso i suoi simili, verso ciò che lo circonda o sente alla tv, e nondimeno di un’attitudine a sondare certe domande con il fascino sbarazzino della parola, mettiamo pure abbia avuto la fortuna di uscire pressoché indenne, solo con qualche acciacco, dal <em>bronx </em>statale della scuola media superiore e abbia incontrato al liceo/istituto superiore uno di quei pochi sopravvissuti dinosauri didattici che ancora riescono a trasmettere, insieme a nozioni d’inutile italianistica, anche la passione per il senso di ciò che dice. E che quindi questo insegnante abbia avvicinato lo studente alla poesia. Il nostro cucciolo poetico si ritrova in un giorno provinciale qualunque a buttare già qualche verso – o meglio, ad andare a capo spesso. Se è bravo, ripete ciò che ha letto nell’antologia di scuola. Se è bravissimo, qualcuno gli ha messo tra le mani un libro di poesia (contemporanea, se c’ha molta fortuna) e prende ciò che capisce da quello. Ma in ogni caso, di lì a poco, se ne andrà a ripetere la lezione davanti a infiltrati professori universitari entrati con concorso truccato o con l’<em>ope legis </em>dell’Ottanta, e quindi per lo più ignari del connubio semantico tra ricerca e didattica (se non addirittura dello specifico portato lessicale di entrambe). Se il nostro <em>tamagotchi </em>delle patrie lettere è molto sfigato va anche a Lettere e Filosofia. In pratica, durante il suo percorso nessuno sarà formalmente autorizzato a insegnargli a leggere (non a scrivere – non è quello il compito) la poesia italiana contemporanea.</p>
<p>E qui, per decenza, ci fermiamo. Se non dopo aver detto che è a quest’età – e non a quarant’anni, come dicono i genii della sociologia poetica italiana – che inizia la sua carriera, obbligatoriamente da biforcarsi a seconda del suo sesso. Se è maschio, scriverà e si destreggerà tra leccate e versi. Se è femmina, verrà opportunamente squalificata dalla nascita, con un marchio a fuoco, grazie al connotato principale dell’Italia e della sua poesia: il Puttanismo. I poeti maschi (spesso i quarantenni di cui sopra) stanno perfezionando il metodo usato dai politici dal “sesso forte” per sbaragliare la concorrenza, ma finora il loro meccanismo si è concentrato soltanto sulle donne. L’innesco è questo: reclamare ad ogni occasione l’unico valore personale che non inferisce alla produzione letteraria della medesima. A ogni presentazione, al titolare dell’evento basterà elogiare davanti al pubblico la più o meno bellezza dell’interessata per confezionarle una piccola bara bianca. Poiché le valutazioni sulla poesia italiana si fanno agli incontri, privati e pubblici, tra tanti poveracci e pochi potenti (se è potente un anziano che ha un orto a fianco della scarpata ferroviaria popolar-nazionale…), il destino della “poetessa” è segnato indipendentemente da ciò che ha scritto o dal suo valore critico. Le valutazioni, ormai, non si fanno dentro il pubblico dibattito sulle riviste, sulle antologie e nei saggi sulla poesia italiana, dove ci si guarda bene da affrontare questioni di genere, poetica e stile, nonché di rapporti tra società, poeti e storia, nonché di comparazioni e prospetti teorici della e sulla poesia d’oggi, sui suoi poeti in attività. O, meglio, ci si guarda bene da dare un qualche peso a questi scritti nelle decisioni nella stanza dei bottoni sbottonati (l’immagine richiama a sé un doppio senso – che ci premiamo di esplicitare come sessuale per non correre il rischio di fraintendimenti).</p>
<p>Il mondo della poesia italiana è – qui simbolicamente, non sessualmente – un mondo di pedofili. Sul nascere, si fa in modo di violentare un giovane poeta in ciò che ha di prezioso per la poesia: che non è banalmente e ovviamente la sua, di poesia, ma la sua capacità d’apprendimento e la sua fortunata cronologia che lo spingerà a dover portare lui, un giorno, un poco più avanti quel testimone che, qualcuno, una decina (se non una ventina, trentina) d’anni fa ha preso tra le mani di una cosciente generazione per lasciarlo cadere mentre usciva dal bordello. Siamo giunti all’esasperazione, con una tale chiarezza d’intenti e capacità predittiva che altrettanto illuminata ci viene indicata la strada. Soltanto un moralismo altrettanto esasperato, da introdurre a forza nel mondo della poesia, potrà salvare i poeti; poiché la poesia è comunque più furba di noi e scappa, va altrove se trattata male, verso altri paesi e culture. Segnali in questo senso non tardano a farsi vedere in Italia, anche attraverso una serie di poeti che sono già fuggiti all’estero per volere o per necessità. Una formula verificabile, infatti, dice che la moralità di un poeta è direttamente proporzionale alle sue capacità poetiche. Se la sua condotta di fronte al testo subisce incrinature, anche il testo stesso ne risente, e in peggio. L’atteggiamento moralistico è cioè l’anticamera di un atteggiamento professionale, finalizzato all’attenzione del contesto e alla comunicazione come punto di arrivo della poesia.</p>
<p>Di seguito, il corrispettivo poetico dell’atteggiamento moralistico di alcuni poeti ha prodotto una “Nuova poesia civile”, che fa sentire tutta la sua distanza rispetto a un certo passato e all’immediato presente proprio in virtù del suo codice di comportamento. Non si tratta di chiamare in causa l’allineamento alle correnti ideologiche del secolo scorso: la poesia civile – e questa è storia – nasce come modalità di racconto della società sulla base dell’interpretazione che ne dava una certa ideologia, limitandosi, nei casi peggiori, a essere un surrogato poetico di una classe politica. La “Nuova poesia civile” ha, invece, dalla sua la modalità del discorso. Il suo fine è prettamente comunicativo, non dimostrativo: cogliendo esempi tra i fenomeni, i personaggi, le situazioni quotidiane della nostra società ha trovato il modo d’inserirli nel suo ritmo, nelle sue immagini, attraverso un contesto sociale da trasformare in messaggio poetico, certo dotato delle sue leggi particolari, ma che rende la poesia tangibile a lettori e persone di qualsivoglia livello, perché la stessa poesia con loro condividerà la materia prima, l’argomento, le questioni più brucianti e cruciali del nostro tempo. Conseguentemente, questo implica anche non comuni capacità d’invenzione stilistica per fare in modo che quelle questioni rimangano aperte e che la loro pressante attualità temporale non infici la resistenza del testo alla prova del futuro, delle generazioni che dopo di noi verranno. Solo che affinché quel messaggio sia comprensibile, non basta avere la stessa lingua, serve anche un’esperienza comune condivisa fra i due parlanti, con cui fare insieme strada (R. Daumal). Se poi qualcun altro diceva anche che il medium è il messaggio, parlare della realtà con la poesia significherà anche comunicare, e quindi divulgare, al pubblico la poesia stessa. E nel pubblico della poesia, composto quando va bene da poeti che leggono poeti, la divulgazione della poesia è oggigiorno quanto mai necessaria. Nell’agire, si tenga allora presente che la nostra moralità poetica influirà tanto sul fronte esterno quanto su quello interno. La moralità ci resta sempre Giano bifronte.</p>
<p>Matteo Fantuzzi, Lorenzo Mari, Francesco Terzago, Guido Mattia Gallerani</p>
<p>(<a title="prima parte" href="https://www.nazioneindiana.com/2011/02/03/pubblico-e-poeti-una-svolta-civile/" target="_blank">qui la prima parte</a>)</p>
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		<title>Poesia contemporanea. Decimo quaderno italiano, Milano, Marcos y Marcos 2010, pp. 279</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Raos]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Apr 2010 05:00:32 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Niccolò Scaffai</strong></p>
<p>C’è almeno un tratto che accomuna la serie dei quaderni italiani, curati da Franco Buffoni, giunti quest’anno al decimo volume: ed è la selezione di autori anagraficamente vicini, sì, ma ognuno dotato di una propria voce ben distinguibile e già modulata, senza velleità generazionali. Per questo non sembra sufficiente evocare categorie come quella di ‘poesia giovanile’ o di ‘giovane poesia’, che pure godono ancora di una loro fortuna: basti pensare alla recente (2009) <em>Il miele del silenzio. Antologia della giovane poesia italiana</em>, curata da Giancarlo Pontiggia per Interlinea edizioni.<br />
Sono sette i poeti del decimo <em>Quaderno</em>, ciascuno introdotto da un critico o da un autore noto: Corrado Benigni (presentato da Mario Santagostini), Andrea Breda Minello (da Maria Grazia Calandrone), Francesca Matteoni (Fabio Pusterla), Luigi Nacci (Lello Voce), Gilda Policastro (Aldo Nove), Laura Pugno (Cecilia Bello Minciacchi), Italo Testa (Umberto Fiori). <span id="more-32480"></span>E sì, sono ‘giovani’ – almeno secondo i parametri della società italiana contemporanea – essendo nati negli anni Settanta. Ma si sottraggono alle ambizioni provvisorie che spesso il Novecento ha associato ai cosiddetti giovani, per esprimersi già ognuno con un proprio stile, più o meno sicuro, magari ancora in cerca di un centro ritmico, di un preciso equilibrio formale. Ma per tutti si può parlare di uno stile indubbiamente originale. Ne è una riprova, come vedremo, la capacità di far intravedere in filigrana la traccia di grandi maestri novecenteschi, senza con ciò forzarsi all’imitazione e al falsetto. Anche per questo, nessuno dei criteri che spesso tengono insieme un’antologia (vicinanza di stile, provenienza geografica, appartenenza di ‘scuola’, ecc.) sono qui attivi. Del resto, forse non si deve nemmeno parlare di ‘antologia’, perché il <em>Quaderno</em> contiene di fatto tante opere quasi complete quanti sono gli autori raccolti.<br />
Il primo, nell’ordine alfabetico in base al quale i poeti sono collocati nel libro, è Corrado Benigni, bergamasco, avvocato di professione. È un dato, quello professionale, necessario per parlare della poesia di un autore che ha il suo nucleo tematico nella ‘giustizia’ (questo è anche il titolo della sua opera). Giustizia come ossessione, meta inattingibile qualora le si dia il valore metafisico di ‘verità’. Invece, scrive Benigni, «a che serve sapere il dettaglio chiamato verità / se anche accelerando / saremo pur sempre nel centro di un giudizio, / di un finale? Lo stesso.» ‘Giustizia’ diventa allora quasi un’antifrasi, la metafora di una condizione impossibile. È sottile il filo su cui cammina questa poesia, che corre il rischio di cadere ora nel gorgo dell’allegoria, ora sul terreno piatto dell’attualità, evocata, ad esempio, dai riferimenti alle recenti cronache giudiziarie, attraverso la litania di tre vittime: Chiara Meredith Samuele; oppure dal lessico giudiziario-mediatico, sempre però riscattato da una lapidaria astrazione. Benigni rimane infatti in equilibrio in grazia di un tono stilistico costante, una ‘monotonia’ adatta a esprimere la materia severa e perentoria dei suoi versi. Una perentorietà che allude volentieri a Dante, all’inesorabilità delle leggi infernali (anche di secondo grado, attraverso il Fortini ‘dantesco’ citato in epigrafe) e che Benigni esprime attraverso la sonorità battente dei futuri (&#8220;ingoierà&#8221;, &#8220;ti inchioderà&#8221;); la ripetizione di cellule foniche (“Siano comunque l’attesa&#8230; / che torni a riscrivere tutto /con poche parole esatte”); la costanza della voce, quasi sempre quella di un locutore che impartisce ordini negativi. Perché se questa è una poesia morale, il suo contenuto non può essere che sfuggente e inattuabile: «Trova tu la formula assolutoria», scrive Benigni, involontariamente riecheggiando l’impossibile «formula» del celebre osso breve montaliano. Del resto, più avanti, nei versi «Nessuna immunità salverà / da questa legge scucita dall’indice, / giovani del delitto, nessuno è incolpevole» colpisce proprio la coincidenza della clausola con un passo del Montale più dantesco e apocalittico, quello della &#8220;Primavera hitleriana&#8221;: «l’acqua séguita a rodere / le sponde e più nessuno è incolpevole.»<br />
La combinazione suggerisce di parlare della letteratura, della poesia dei maestri, come di un immaginario da attraversare e rivivere, fino a renderlo quasi irriconoscibile ma pur sempre attivo. Letteratura rivissuta nell’esperienza. Questa definizione può valere specialmente Andrea Breda Minello, il secondo poeta del Quaderno. Ingeborg Bachmann, Nelly Sachs, la Rosselli sono solo alcune delle autrici che Breda Minello non imita, ma piuttosto impersona o racconta, dando loro voce e corpo. Come nei versi Per Nelly Sachs: «Una / Parola / che è / Lago // Una / Foresta che è / Isola // Una / Zolla che è / Nuvola // Nessuno / Aizzerà lepri / A masticare margherite // Per amore &#8211; / Sei nata al giorno // Tutto per amore -.» Il monologo evocativo si sviluppa attraverso uno stillicidio di versicoli, che lasciano nella pagina lo spazio bianco in cui collocare idealmente l’opera e la vita di Nelly Sachs, rispetto alle quali la poesia di Minello è come una nota al margine. Ma quell’opera e quella vita restano in bianco – silenzio e mistero: «Come se dietro le coseparole» scrive Minello in <em>Prima che giugno porti l’estate</em> «Ci fosse / Solo silenzio / E un sereno sgomento / A condurci – incerti – verso altri luoghi». Dal silenzio e dal mistero discende anche la vena di <em>Poemetto cristico</em>, in cui il palinsesto dell’esperienza amorosa affiora attraverso un’<em>imagery</em> di natura mistica e acquista così un nuovo senso, perché, si legge in <em>Estate di San Martino</em>, «L’indicibile porta in sé / la significazione / Dell’umano.»<br />
Di altra natura è l’esperienza che racconta Francesca Matteoni, terza autrice del <em>Quaderno</em>. Racconta, perché la sostanza tematica della sua poesia dipende, come in una narrazione, dalle coordinate di spazio e di tempo che individuano la posizione delle cose nel mondo e nella memoria. A differenza dei due autori precedenti, i cui versi si situavano in uno spazio assoluto e interiore, Francesca Matteoni ha infatti bisogno di mettere in relazione «la vita interiore nel suo silenzio» con «l’espressione di tutte le cose intorno» (sono parole della stessa autrice, tratte dall’intervista che concludeva il suo libro di poesia <em>Artico</em>, del 2005). Come ha osservato Fabio Pusterla, che nel <em>Quaderno</em> presenta i versi della Matteoni, il segreto di questa poesia è la relazione tra l’aspetto del mondo narrato e le risonanze che stanno dietro quel mondo e dietro alle parole usate per nominarlo. Starei per dire «dietro il paesaggio», pensando certo a un celeberrimo titolo novecentesco, ma soprattutto pensando all’importanza che il paesaggio ha nella poesia di Francesca Matteoni. Meglio dire: i paesaggi. Quello della Sambuca pistoiese e quello della Lapponia, scenario della serie intitolata <em>Higgiugiuk la lappone</em>. La parola poetica si collega al paesaggio attraverso una dinamica di riconoscimento e quasi di creazione, per cui le cose esistono per essere evocate, e solo attraverso la nominazione diventano concrete e ‘sensate’. Come in <em>(gretel)</em>: «Appennino è solo una parola / sulla nebbia lentissima di faggi / le luci elettriche da un tetto all’altro / il fumo delle stufe che piega le cortecce. // Dici volpe, daino, gheppio.» Questo finché il paesaggio, naturale e umano, non urge con tanta forza da costringere la parola a rincorrere la cosa, e ad accumularsi nella forma del catalogo («Questo è il raggio dell’astro, gli spiriti / della malattia, le otto frecce, / i morti nelle pellicce di lupo. / Quasi ti scordi le parole.»). Allora, tocca alle risorse metriche del verso, dell’endecasillabo in particolare, dare una struttura e un andamento all’enumerazione: «Esistono altre case fatte d’alba / crepuscoli infiniti di colore / e foglie impiastricciate in un’argilla / per conservare il sale delle carni / il latte congelato delle renne.»<br />
Di struttura si deve parlare anche a proposito di <em>odeSS</em>, il «poememoriale» di Luigi Nacci, quarto poeta del Quaderno. Non di struttura metrica, però, ma di struttura del ‘macrotesto’, composto ad arte dall’autore. Nacci si rifà al topos del manoscritto ritrovato; un curatore fittizio, omonimo dell’autore, prende la parola nella nota finale e scrive di aver rinvenuto sul fondo di un cassetto, nella località sudamericana di San Carlos de Bariloche, in un giorno significativo (il 12 settembre 2001), un memoriale in versi, iniziato da anonimi camerati tedeschi e proseguito da tre gerarchi delle SS rifugiatisi in Sudamerica grazie all’organizzazione Odessa. Di qui il titolo dell’opera. Tra i testi del poememoriale, vi sono anche dei madrigali che – scrive il ‘curatore’ – contenevano ritornelli di canzoni popolari tedesche, sostituite nella traduzione (anch’essa ovviamente fittizia) da versi di canzonette popolari triestine, istriane, dalmate, italiane e argentine. Proprio a queste interpolazioni possiamo rivolgere l’attenzione per trovare una delle chiavi che dischiudono il senso dei versi di Nacci. L’effetto straniante provocato dai brani in dialetto, ad esempio, suggerisce una sorta di addomesticamento, di familiriazzazione della prospettiva, che – non è possibile dimenticarlo – appartiene a delle SS. Non vi è alcuna intenzione, beninteso, di dare di quei personaggi un ritratto oleografico o, peggio, apologetico. Ma semmai di svelare l’umanità del carnefice e, con ciò, di renderne ancora più intollerabili le colpe: perché non provengono da un’entità altra e astratta, ma dalla natura dell’uomo che tutti condividiamo. «Fratelli umani… vedrete che vi riguarda», direbbe il narratore di uno dei più importanti romanzi degli ultimi anni sul nazismo e sull’Olocausto, <em>Le benevole</em> di Jonathan Littell. Forse proprio il confronto con opere narrative che hanno un tema simile può aiutare a collocare la poesia di Nacci. Per esempio, per l’artificio dello sdoppiamento (tra autore e traduttore, tra il Luigi Nacci ‘empirico’ e l’omonimo curatore del «poememoriale»), torna in mente il bellissimo romanzo <em>La freccia del tempo</em> di Martin Amis, che ha appunto come personaggio-narratore un criminale nazista. Non dimentichiamo, infine, la data del ritrovamento del manoscritto, il 12 settembre 2001, che richiama uno degli eventi che più ha sconvolto l’immaginario del nostro tempo. Lo stesso tempo richiamato dai brani di canzoni ‘pop’ (da Ramazzotti a Cocciante) inframmezzati ai versi: come a ricordarci che il male è tanto più insidioso quanto più si insinua nella banalità e si mischia con essa. E del resto, come non riconoscere in questi versi terribili le voci anonime delle nostre comunità, colpevoli di cinismo e insofferenza: «ah se fossimo giovani / spareremmo agli zingari / per festeggiare»?<br />
Mentre Nacci lascia che il giudizio filtri per interposta persona, dalle maschere di un io ambiguo e sdoppiato, nei versi di Gilda Policastro l’io si espone al contatto doloroso con una realtà vissuta dichiaratamente in prima persona, da dentro, ‘registrando’ in presa diretta le voci degli altri. Come in <em>Fili</em>, dove risuonano le parole dissipate da anonimi passanti, in una città che è riconoscibilmente la Roma in cui l’autrice vive: «a chi parlano la gente ai telefoni – a chi dice, lei / sei come un domatore: prima la frusta e poi lo zuccherino / a quali fili sono appesi quando si muovono nella danza / quelli che aspettano treni […] gli altri / certi, vivono di comunicati arrivi e partenze e interferenze […] / al telefono le pause sono mortali quando di parla di noi / non dire niente agli altri, non capirebbero.» O come in <em>Margini</em>, tra le poesie più significative nella silloge: «Ai margini dei conti si scrivevano i versi: / non lo sanno e stanno bene, non lo sanno / e stanno male uguale». Si parte da lì, dicevo, perché poi la ‘vociferazione’ insensata degli anonimi che non sanno serve come sfondo, dal quale si staccano i frammenti di un discorso doloroso e necessario. Allora, il punto di osservazione diciamo modernista (quello cioè che separa l’io di chi scrive dalla massa degli uomini vuoti, degli «uomini che non si voltano») si stempera nell’intonazione elegiaca, a tratti perfino crepuscolare, ma sempre dominata, cosciente (com’è cosciente la rilettura neoavanguardistica del crepuscolarismo: lo sa bene Gilda Policastro, autrice tra l’altro di una recente monografia su Sanguineti). Penso, in particolare, alle poesie per la madre, in cui lo sforzo di spiegare, di sfogare i motivi di avvilimento di una generazione si mescola al dolore privato. In questo, le parole dei poeti più noti – magari rivoltate – sono d’aiuto, perché da un lato danno la possibilità di controllare l’espressione oggettivandola nella citazione o nell’allusione; dall’altro sono una risorsa per condividere il pathos con il lettore. Trovano spazio, così, il ‘leopardismo’ di <em>Precari</em> («mamma mia com’eri bella, / col futuro vago in mente, / non così vago poi, con i tre figli») o l’ancor più esplicito ‘(anti)montalismo’ di <em>Invernale</em> («Ma tu non sai / cosa sono le folaghe / e se vai non ritorni, no, / ché non vai per tornare, / non torni mai, con le folaghe / che non sai»): più che arte allusiva, amara e risentita coscienza di un’impossibile consolazione.<br />
Se la poesia di Gilda Policastro è a tratti polifonica, quella di Laura Pugno «poggia su una correlazione dialogica primaria», come scrive Cecilia Bello nell’introduzione. «Un tu-io che risolve una distanza identitaria […] in una sintesi dialettica». L’allusione è ai versi iniziali di <em>madreperla</em>: «tu-io sei quella che rimane / corpo quasi identico / visibilità estrema del da te / non visto». Questa correlazione risolta in una sintesi, e l’intensa ripetizione di parole-immagini permettono di considerare le poesie della Pugno come una sorta di ‘canzoniere’ rarefatto, dal quale cioè siano state sottratte le circostanze. Il racconto di un’esperienza luttuosa, non dissimile da quella evocata nelle poesie di Gilda Policastro, scolora nel bianco, si raggela e si astrae, fissandosi nell’immagine della perla. In tal senso, direi, la poesia di Laura Pugno assomiglia alla sua prosa, in particolare a <em>Sirene</em>; un libro in cui la scrittrice parla di un mondo postumo, trasmutato da una catastrofe a cui una parte dell’umanità può sopravvivere immergendosi nel paesaggio immateriale di città sottomarine. Nei versi, Laura Pugno ricrea l’idea di un mondo levigato («un mondo prima del mondo», scrive, oppure un ‘dopo’ senza tempo), in cui la poesia può sopravvivere (e far sopravvivere) alla sottrazione: «c’è un dopo che non verrà letto / e non verrà pronunciato / accètta adesso, che s’incompleti / che sia tagliato / o sciolto, come in acqua.»<br />
Quello che per Laura Pugno è l’immagine della perla – simbolo ossessionante e leitmotiv – nella poesia di Italo Testa, ultimo degli autori nell’ordine del <em>Quaderno</em>, è l’immagine dell’ailanto, un albero di origine esotica (Asia e Australia), introdotto in Europa nel Settecento e diffusosi in tutti i continenti. Nell’introduzione, Umberto Fiori definisce l’ailanto quale «estrema germinazione di myricae e gelsomini notturni […] e altre novecentesche verzure»; ma forse, per stare al suo gioco, sarebbe opportuno risalire fino alla ginestra leopardiana. Dal momento che, nella sequenza di poesie che gli è intitolata, l’ailanto appare come pianta capace di erompere dai margini e dai luoghi inospitali: «Ailanti […] / vi lascio correre sui bordi incolti / dietro le massicciate, addosso ai muri». Solo che, a differenza della ginestra, l’ailanto non ‘sta’, non si limita a resistere, ma si insinua nel paesaggio e ossessiona l’io. Tanto che la sua natura vegetale sembra perfino dubbia; e del resto, negli scenari industriali descritti da Italo Testa, lungo la via Romea tra Marghera e Chioggia, la natura scarnificata e il manufatto si confondono. Nell’Alba dei cantieri, ad esempio, «le pale meccaniche / in campo azzurro / […] / vegliano sugli alberi / vigili si distendono / tra le cisterne / addossate all’acqua / dominano il cuore / tremante ancora / nello sguardo dell’alba».<br />
Ecco, forse il nodo è qui. Alla fine, chiudendo il decimo <em>Quaderno di Poesia contemporanea</em>, possiamo cioè chiederci se in questa ossessione, che nasce dai margini per poi invadere il paesaggio esterno e quello mentale; che dona alla realtà connotazioni inattese, senza far distogliere lo sguardo da una civiltà sfibrata, verso impossibili consolazioni; se in tutto questo non sia da ravvisare il carattere che accomuna implicitamente i sette autori. E che garantisce ancora alla poesia un senso e una tenuta.</p>
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		<title>Festa della poesia a Firenze</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Mar 2010 11:10:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[19 e 20 MARZO Biblioteca delle Oblate Via dell’Oriuolo 26 FESTA DELLA POESIA organizzata da laboratorio nuova buonarroti&#8211; firenze poesia in collaborazione con la rivista SEMICERCHIO e con la Direzione della Biblioteca VENERDÌ 19 MARZO, ore 21, Sala Contemporanea (1° piano) Presentazione dell’ultimo libro di poesie di Franco Buffoni, Roma (Guanda 2009). Intervengono Cecilia Bello [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" alt="" src="http://farm5.static.flickr.com/4056/4414523481_1aee442f43_o.jpg" class="alignleft" width="130" height="225" /><strong>19 e 20 MARZO<br />
<a href="http://www.bibliotecadelleoblate.it/">Biblioteca delle Oblate </a><br />
Via dell’Oriuolo 26 </strong></p>
<p><strong>FESTA DELLA POESIA</strong></p>
<p>organizzata da<br />
<a href="http://associazioni.comune.firenze.it/labbuon/home.html"><strong>laboratorio nuova buonarroti</strong>&#8211; <em><strong>firenze poesia</strong></em></a></p>
<p>in collaborazione con la rivista <a href="http://www.unisi.it/semicerchio/"><strong>SEMICERCHIO</strong></a></p>
<p>e con la <strong>Direzione della Biblioteca </strong><br />
<span id="more-31955"></span></p>
<p><strong>VENERDÌ 19 MARZO</strong>, ore 21, Sala Contemporanea (1° piano)</p>
<p>       Presentazione dell’ultimo libro di poesie di <strong>Franco Buffoni</strong>, <em><strong>Roma</strong></em> (Guanda 2009). Intervengono <strong>Cecilia Bello Minciacchi </strong>e <strong>Franco Buffoni</strong>.</p>
<p>       Coordina <strong>Vittorio Biagini</strong></p>
<p><strong>SABATO 20 MARZO: NODO SOTTILE TIENE.  FESTA DELLA POESIA GIOVANE</strong> </p>
<p>ore 17, Sala piano terra</p>
<p>     &#8211; Presentazione del libro di <strong>Paolo Maccari</strong>, <strong><em>Fuoco amico </em></strong> (Passigli, Firenze, 2009)<br />
     &#8211; Presentazione del libro di <strong>Michele Porsia</strong>, <strong><em>Sintomi di alofilia </em></strong> (Perrone, Roma, 2009)<br />
     &#8211; Presentazione del <strong><em>Decimo quaderno di poesia italiana</em></strong>, a cura di Franco Buffoni (Marcos y Marcos, Milano, 2000) con testi di <strong>Corrado Benigni, Andrea Breda Minello, Francesca Matteoni, Luigi Nacci,<br />
Gilda Policastro, Laura Pugno </strong>e <strong>Italo Testa</strong>.</p>
<p>       Interverranno, oltre agli autori, <strong>Cecilia Bello Minciacchi, Elisa Biagini, Franco Buffoni, Riccardo  Donati, Stefano Giovannuzzi</strong> e <strong>Niccolò Scaffai</strong>. </p>
<p>       Coordina <strong>Andrea Sirotti</strong></p>
<p>ore 21, Sala piano terra: <strong>READING DI POESIA GIOVANE</strong></p>
<p>con la partecipazione dei poeti <strong>Corrado Benigni, Andrea Breda Minello, Caterina Bigazzi, Marta Cantalamessa, Rino Cavasino, Giulia Chiacchella, Tommaso Lisa, Paolo Maccari, Franca Mancinelli, Francesca Matteoni, Luigi Nacci,<br />
Eleonora Pinzuti, Gilda Policastro, Michele Porsia, Italo Testa, Novella Torre</strong></p>
<p><em> Immagine: Rosemarie Trockel, Living Means Not Good Enough</em></p>
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		<title>La new wave della poesia italiana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 14:05:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Milano, giovedì 4 marzo 2010, ore 21:00 Casa della poesia, Palazzina Liberty [ Largo Marinai d’Italia ] presentazione di Poesia Contemporanea Decimo Quaderno Italiano a cura di Franco Buffoni Marcos y Marcos, febbraio 2010 Partecipazione dei membri del comitato di lettura: Franco Buffoni, Umberto Fiori, Fabio Pusterla, Claudia Tarolo, Marco Zapparoli. Intervengono: Aldo Nove, Mario [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" alt="" src="http://farm5.static.flickr.com/4038/4385317248_b17ab348ba_m.jpg" class="alignleft" width="151" height="240" /><strong>Milano, giovedì 4 marzo 2010, ore 21:00</p>
<p><a href="http://www.lacasadellapoesia.com/">Casa della poesia, Palazzina Liberty</a></strong></p>
<p>[ Largo Marinai d’Italia ]</p>
<p>presentazione di</p>
<p><strong>Poesia Contemporanea<br />
Decimo Quaderno Italiano</strong></p>
<p>a cura di <strong>Franco Buffoni</strong><br />
<a href="http://www.marcosymarcos.com/"><strong>Marcos y Marcos</strong></a><strong>, febbraio 2010</strong><br />
<span id="more-31477"></span></p>
<p>Partecipazione dei membri del comitato di lettura: <strong>Franco Buffoni, Umberto Fiori, Fabio Pusterla, Claudia Tarolo, Marco Zapparoli.  Intervengono:  Aldo Nove, Mario Santagostini, Lello Voce</strong>.</p>
<p>Leggerano i poeti inseriti nel quaderno: </p>
<p><strong>Corrado Benigni, Andrea Breda Minello, Francesca Matteoni, Luigi Nacci, Gilda Policastro, Laura Pugno, Italo Testa</strong>.</p>
<p>Serata a cura di <strong>Giancarlo Majorino</strong>.</p>
<p>Iniziativa storica nell’ambito della poesia italiana contemporanea, i Quaderni di Poesia, diretti da Franco Buffoni e editi da Marcos y Marcos (in libreria dal 25 febbraio), presentano in questa X edizione sette giovani autori di poesia italiana contemporanea, ciascuno presente con una raccolta autonoma preceduta da esauriente introduzione critica. Sette piccoli libri di poesia racchiusi in un unico volume a illustrare le nuove scuole o tendenze della giovane poesia italiana.</p>
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		<title>Le voci la città</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/10/12/le-voci-in-citta/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Oct 2008 13:08:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[LA SCRITTURA PER RIPENSARE SPAZI E ACCESSI 2° meeting delle scritture e dei giovani scrittori laboratori di scrittura &#8211; poetry slam + short story slam &#8211; ottava rima (iscrizioni gratuite aperte fino al 15 ottobre) Fiesole (FI) Basilica di Sant’Alessandro\ Casa Marchini Carrozza 16-18 ottobre 2008 Il meeting è dedicato ai giovani scrittori e alla [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/10/levocilacitta2_immagine.jpg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/10/levocilacitta2_immagine-150x150.jpg" alt="" title="levocilacitta2_immagine" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-9451" /></a></p>
<p><strong>LA SCRITTURA PER RIPENSARE SPAZI E ACCESSI</p>
<p>2° meeting delle scritture e dei giovani scrittori<br />
laboratori di scrittura &#8211; poetry slam + short story slam &#8211; ottava rima<br />
(iscrizioni gratuite aperte fino al 15 ottobre)</strong></p>
<p>Fiesole (FI)<br />
Basilica di Sant’Alessandro\ Casa Marchini Carrozza<br />
16-18 ottobre 2008<br />
<span id="more-9450"></span><br />
Il meeting è dedicato ai giovani scrittori e alla scrittura come occasione per ripensare e reimmaginare i luoghi e gli spazi di vita, di incontro, di interazione. È gratuito e aperto a tutti gli aspiranti narratori e poeti. Si articola in appuntamenti formativi e performativi: tre laboratori di scrittura, uno di narrativa (racconto breve), uno di poesia (per l’oralità), uno di improvvisazione in ottava rima; e una serata che prevede un poetry slam, uno short story slam e uno spettacolo d’improvvisazione in ottava rima con DAVID RIONDINO, MAURO CHECHI e i migliori allievi dei laboratori.</p>
<p><strong>Programma</strong></p>
<p>Giovedì 16 ottobre<br />
ore 10-13, 15-19<br />
Casa Marchini Carrozza (via Portigiani, 3)<br />
<strong>Laboratorio di scrittura narrativa &#8211; racconto breve</strong><br />
a cura di Gianmaria Nerli</p>
<p>*</p>
<p>Venerdì 17 ottobre<br />
ore 10-13, 15-19<br />
Casa Marchini Carrozza<br />
<strong>Laboratorio di scrittura poetica &#8211; poesia orale</strong><br />
a cura di Luigi Nacci</p>
<p>*</p>
<p>Sabato 18 ottobre<br />
ore 10-13<br />
Casa Marchini Carrozza<br />
<strong>Laboratorio di preparazione alla performance</strong><br />
a cura di Luigi Nacci e Gianmaria Nerli</p>
<p>ore 16-19<br />
Casa Marchini Carrozza<br />
<strong>Laboratorio di improvvisazione poetica e ottava rima</strong><br />
a cura di Mauro Chechi</p>
<p>ore 21<br />
Basilica di Sant’Alessandro (via San Francesco)<br />
<strong>POETRY SLAM</strong><br />
con:<br />
<strong>Alessandro De Francesco<br />
Tommaso Lisa<br />
Lidia Riviello</strong><br />
+ i migliori allievi del laboratorio</p>
<p><strong>SHORT STORY SLAM</strong><br />
con:<br />
<strong>Silvia Cassioli<br />
Angelo Petrella<br />
Alessandro Raveggi</strong><br />
+ i migliori allievi del laboratorio</p>
<p><em>il vincitore del poetry slam inconterà in finale il vincitore dello short story slam</em></p>
<p>a seguire:</p>
<p><strong>SPETTACOLO D’IMPROVVISAZIONE IN OTTAVA RIMA</strong><br />
con:<br />
<strong>David Riondino<br />
Mauro Chechi</strong><br />
+ i migliori allievi del laboratorio</p>
<p><em>(la serata è a ingresso gratuito)</em></p>
<p>**</p>
<p>Progetto a cura di Gianmaria Nerli e Luigi Nacci</p>
<p>Per le <strong>iscrizioni, gratuite e aperte fino al 15 ottobre</strong>:<br />
tel. 055 / 5961227 – 250<br />
segreteria.sindaco@comune.fiesole.fi.it<br />
www.comune.fiesole.fi.it</p>
<p><em>E’ un’iniziativa nell’ambito di <a href="http://www.ilpianetalibro.it/generaNews.jsp?id=287&#038;l=it"><strong>Ottobre, piovono libri</strong></a>: i luoghi della lettura promosso dal Centro per il Libro in collaborazione con la Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, l’Unione delle Province d’Italia e l’Associazione Nazionale Comuni Italiani</em></p>
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		<item>
		<title>Dieci nuovi poeti. Quaderno del Nodo Sottile 5</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/07/05/dieci-nuovi-poeti-quaderno-del-nodo-sottile-5/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Jul 2008 06:00:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
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		<category><![CDATA[aldo riboni]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro de francesco]]></category>
		<category><![CDATA[andrea sirotti]]></category>
		<category><![CDATA[Cristina Babino]]></category>
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					<description><![CDATA[Nodo Sottile nasce dall&#8217;impegno e la passione di Daniele Ciullini, responsabile dell&#8217;Archivio Giovani Artisti del Comune di Firenze e dei due curatori Vittorio Biagini e Andrea Sirotti, che per ogni edizione non si limitano alla scelta dei testi, ma ricercano la collaborazione di critici e poeti per introdurre gli autori nella realtà del lavoro poetico. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Nodo Sottile </strong>nasce dall&#8217;impegno e la passione di <strong>Daniele Ciullini</strong>, responsabile dell&#8217;<strong>Archivio Giovani Artisti del Comune di Firenze </strong>e dei due curatori <strong>Vittorio Biagini</strong> e <strong>Andrea Sirotti</strong>, che per ogni edizione non si limitano alla scelta dei testi, ma ricercano la collaborazione di critici e poeti per introdurre gli autori nella realtà del lavoro poetico. Vorrei anche ricordare la prima antologia (Cadmo, 2000), curata da <strong>Domenico De Martino</strong> e nata da una selezione di testi poetici di giovani autori fiorentini, raccolti presso l&#8217;archivio e dalle segnalazioni della poetessa <strong>Mariella Bettarini</strong>, curatrice insieme alla poetessa e fotografa <strong>Gabriella Maleti</strong> delle Edizioni Gazebo.</em> (f.m.)</p>
<p><em>Dalla postfazione:</em></p>
<p>(&#8230;)Dopo le quattro antologie, il premio alla silloge inedita e le numerose iniziative di diffusione e di formazione sulla poesia giovanile nelle edizioni scorse, per questa edizione di <em>Nodo sottile</em> abbiamo pensato una formula che fosse sintesi e arricchimento del lavoro precedente.  Un&#8217;offerta inedita, almeno in Italia, che combinasse in modo forte l&#8217;aspetto dello &#8220;<em>scouting</em>&#8221; (il rilevamento delle emergenze poetiche giovanili significative) con quello &#8220;formativo&#8221; (l&#8217;offerta di occasioni di maturazione di consapevolezza e di affinamento degli strumenti del mestiere). Ecco la ragione dell&#8217;istituzione del primo corso residenziale di <em>Nodo Sottile</em> &#8211;  &#8220;L&#8217;officina della poesia&#8221;- come momento successivo ad un&#8217;ampia selezione di dimensione nazionale.<span id="more-6292"></span><br />
I dieci giovani, scelti sulla base della qualità dei testi presentati tra i numerosi partecipanti al concorso, e risultati fortunatamente assai ben assortiti (in quanto provenienti da varie realtà italiane, bilanciati tra ragazze e ragazzi, caratterizzati da esperienze formative e da modalità di scrittura assai diversi) si sono raccolti dal 27 al  30 Settembre 2007 nella Villa <em>I Cancelli</em>, sulle colline fiorentine, &#8220;a bottega&#8221; da due autorevoli poeti: Antonella Anedda e Gian Mario Villalta. Si è trattato di  una <em>full-immersion</em> in cui sono stati affrontati tutti i principali aspetti dello scrivere poesia. L&#8217;entusiasmo e la qualità dei giovani autori e la competenza e la disponibilità dei maestri, nella continuità di convivenza in un luogo di grande raccoglimento e bellezza,  hanno permesso una buona riuscita di questa scommessa.  I &#8220;risultati&#8221; sono già visibili con questo quaderno, che prelude ad una pubblicazione antologica, prevista entro il 2008, che raccoglierà in maniera più organica e completa le opere presentate e successivamente elaborate dai dieci finalisti. Una delle cose che ci sono parse più significative in questa esperienza, a parte la qualità obiettivamente elevata dei testi, è la ricchezza umana dei partecipanti, la loro voglia di dialogare e di mettere in relazione tra loro visioni del mondo e di poetica che trovano raramente (una volta entrata in crisi la stagione d&#8217;oro delle riviste) l&#8217;occasione di confrontarsi e che i <em>blog</em> poetici e letterari, pur con tutti i loro meriti, riescono difficilmente a compensare. Come curatori ci auguriamo di poter proseguire su questa strada.</p>
<p><strong>Vittorio Biagini<br />
Andrea Sirotti</strong></p>
<p>&#8230;</p>
<p><strong>Cristina Babino</strong></p>
<p><em>Da</em>: <strong>SUITE D&#8217;INGHILTERRA</strong><br />
II</p>
<p><em>Paddington Station</em></p>
<p>Il fruttivendolo accampato nella metro<br />
tra la scala mobile e l&#8217;uscita<br />
è un verso rubato a Ferlinghetti.</p>
<p>Un&#8217;indiana in sari viola<br />
compra <em>raspberries</em> al sacchetto<br />
e intanto allatta tre bambini<br />
aggrappati alla sottana<br />
tenda abbassata<br />
bacio sul collo del piede.</p>
<p>Mi appoggio a quel che resta<br />
di un lampione vittoriano</p>
<p>valigie a rotelle<br />
tracciano lunghezze di binario<br />
orizzonti frettolosi<br />
paralleli al pavimento.</p>
<p>Mastico il tempo<br />
trascorso vuoto<br />
che rimane</p>
<p>e una barra ai cereali<br />
comprata insieme<br />
ai quotidiani.</p>
<p>Tra due ore avrò di nuovo fame.</p>
<p><strong>***</strong></p>
<p><strong>Giulia Chiacchiella</strong></p>
<p>Entro in me e scompaio<br />
Come un cucchiaio in un bicchiere di sangue.<br />
Io non interesso a me stessa<br />
Delego questo impegno al mondo<br />
Col mio incedere da regina<br />
Che ogni volta mi ricopre di stracci.<br />
Sola nell&#8217;angolo carico<br />
Celebro il mio funerale<br />
Con velette nere e vecchie streghe in lutto<br />
Debitamente importate.<br />
Ampie aspettative<br />
E risultati secchi come un ramo.<br />
Ma io sono il carnefice.<br />
Io coperta da un dito di latte<br />
Io con le mani piene di lamponi<br />
Io dall&#8217;occhio cristallino.<br />
Per non cogliermi<br />
Mi abbandono<br />
Per non deludermi<br />
Mi offro.<br />
I miei specchi distorti annuiscono.<br />
La mia mente è cinetica<br />
La mia bocca dissonante.<br />
Domani comprerò un lupo per farmi squarciare</p>
<p><strong>***</strong></p>
<p><strong>Alessandro De Francesco</strong></p>
<p><strong>tre eventi</strong></p>
<p>I. (<em>dilatazione</em>)</p>
<pre><font face="Verdana">certo inconsapevole   ondeggia dal marciapiede alla strada
emettendo versi
quasi subito lo travolge una bicicletta
resta a dibattersi nello stesso punto dell'urto
per il collo spezzato non può spostarsi
le ali che frullano bruscamente nel sangue
private di funzione

dalla fermata dell'autobus esattamente di fronte
un uomo si getta lo zaino ondeggia gli è sopra lo finisce
calpestandolo in modo ritmico   	tacendo
si gira torna sul marciapiede allargando le braccia è sudato
respira affannosamente

resta la dilatazione del corpo deformato sui rumori della città

II.

tentando di premere l'icona desiderata
la freccia si agita sbattendo ai lati dello schermo
quasi incontrollata

cerco senza esito un motivo	 nel pannello di controllo
raggiunto a stento pestando sul sensore
riavvio   poi spengo

quando riaccendo	la macchina è immemore
dell'accaduto

III. (<em>aderenza</em>)

inutile tentare di avvertirlo
nel piazzale degli autobus la corriera in retromarcia
non sa di lui dietro la ruota
e lui senza esserci 	nella coscienza del movimento all'indietro
non pensando all'azione degli oggetti
anche se        nel continuo e non voluto ondeggiamento  pare uscirne
come quando noi proviamo a liberare i fatti dalle cause

alla fine è uno scoppio d'ossa sul rumore del diesel

restano aderenti al pneumatico   le ali</font></pre>
<p><strong>***</strong></p>
<p><strong>Pasquale Pietro Del Giudice</strong></p>
<p><strong>Traduzioni.</strong></p>
<p style="padding-left: 300px;"><em>ad Ande.</em></p>
<p>Gli scricchiolii sottopelle<br />
i rami, le rigature<br />
di ciò che scorre e tutto così<br />
perché tremino un po&#8217; le linee<br />
si scoprano i volti, le trame<br />
di un cordone ombelicale<br />
e la corrente rifluisca, cresca di conca<br />
in conca l&#8217;acqua, da catino<br />
a catino il formicolio dei canti;<br />
non un filo non un&#8217;umile corda<br />
che oscillando non moltiplichi amore<br />
a nuovo amore<br />
più remoto il richiamo più rischiosa<br />
la tensione dei sensi, più sottile<br />
il filamento che ci tiene in vita</p>
<p>i nuclei si squassano, le membrane<br />
si contraggono dilatano al limite<br />
i tessuti, rilanciano le linfe<br />
verso telai intatti &#8211; foce<br />
e trapasso delle acque -.<br />
Un palpitio di baci, minuscoli abbracci<br />
e noi qui l&#8217;anello duro d&#8217;un&#8217;infinita<br />
catena di trasalimenti<br />
socchiudiamo le palpebre, il libro<br />
nella cura del cosmo,<br />
per un battito di presenza, vita sincrona<br />
espansa.</p>
<p><strong>***</strong></p>
<p><strong>Gaia Gubbini</p>
<p>Su un polittico di Carlo Crivelli a Brera</p>
<p></strong></p>
<pre><font face="Verdana">La crepa nell'argine:
è la crepa che dolora,
flagrante crepitìo che divora.

La frazione
in cui, fragile,
mi frango.

È crepa nel polittico,
nel suo marmo artefatto:
artifizio.

Vulnerario delle mie rarefatte
crepe, screpolature:
              piaghe della passione,
              crivelli amari,
cristalli salsi,
melograni riarsi.

Smalti scheggiati,
           scalfiti,
           sconfitti.</font></pre>
<p><strong>***</strong></p>
<p><strong>Franca Mancinelli</strong></p>
<p>se oggi avessimo la febbre insieme<br />
staremmo come due cucchiai riposti<br />
asciutti nel cassetto,<br />
c&#8217;inventeremmo i piedi<br />
avanti e indietro come stracci<br />
per le carezze ai pavimenti,<br />
o resteremmo nudi come chiodi<br />
dimenticati in mezzo alla parete.</p>
<p><strong>***</strong><br />
<strong>Natalia Mazzilli</p>
<p>Pesci di legno</p>
<p></strong></p>
<p>Due pesci di legno appesi al collo<br />
mi darebbero più sicurezza<br />
ma li devo ancora rubare.<br />
Intanto tagliami con attenzione<br />
perché nottetempo arriverà la bassa marea<br />
dovremo camminare per ore.<br />
E se la luna ci risucchierà<br />
sciogli le spalle<br />
le caviglie saranno già bagnate,<br />
caviglie di zampe e non di gambe,<br />
otto e non più quattro,<br />
sottobosco fresco.</p>
<p>Dagli alberi ai lampioni,<br />
da lupi a pipistrelli<br />
e poi ancora: lucertole.<br />
Squame antiche di incontri lussuriosi,<br />
la follia da canicola ci può spezzare in due,<br />
code senza corpi che si dimenano.<br />
E se i bambini rideranno<br />
sciogli le spalle<br />
il tuo corpo si unirà alla mia coda,<br />
la tua coda al mio corpo<br />
e ci mangiamo il sole<br />
i muri leccalecca.</p>
<p>Due pesci di legno appesi al collo<br />
e il limone per i ricci,<br />
che ti desideravo già prima di saperti.<br />
Pesci di livido.</p>
<p><strong>***</strong></p>
<p><strong>Luigi Nacci</strong></p>
<p>Da: <em>del prima e del dopo te</em></p>
<p>Avrai poche cose ma quelle le avrai:</p>
<p>la forfora nei vasetti, i ciuffetti<br />
di sebo, il pelo perso a primavera.<br />
L&#8217;urna che mi conterrà non la mettere<br />
nell&#8217;atrio: scoperchiala presto, riempila<br />
di bora, fanne una fioriera<br />
di cicloni. Stappali i vini,<br />
versali a terra, allaga il corridoio:<br />
chiama alla festa il condominio</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p><em>Avrai poche cose:</em></p>
<p>i soldatini di latta affamati<br />
diretti in dispensa a marcia forzata.<br />
Ti saranno alleati gli orsacchiotti<br />
di pezza, i dizionari dei sinonimi<br />
e contrari, la carta da parati<br />
a fiori, mezza scatola di sigari<br />
fumati. Le guerre le perderai<br />
tutte. Consolerai gli ammutinati.</p>
<p><em>Avrai poche</em></p>
<p>mappamondi smagriti dalle diete,<br />
cartine stradali scadute.<br />
Abiterai nei treni arrugginiti,<br />
fra le reti dei pescherecci,<br />
sulle ali degli aeroplani.<br />
Ti chiederanno dov&#8217;è casa tua.<br />
Risponderai facendo spallucce.<br />
Passerà un attimo e mi penserai</p>
<p><em>Avrai</em></p>
<p>le zanzariere da disincastrare,<br />
le colonie di tarme negli armadi.<br />
Abbevera i ragni in cantina.<br />
Nutri le rondini in inverno.<br />
Apri ai colombi la cucina.<br />
Parla in balcone ai girasoli.<br />
Se deve venire, verrà col vento<br />
la vocazione.</p>
<p>il buio, i fantasmi fosforescenti.<br />
Ad occhi chiusi t&#8217;incamminerai.<br />
Vivrai sotto i ponti di giorno.<br />
La gente al volo afferrerai.<br />
Chiamerai la luna dai tetti.<br />
Ridurrai in nuvole il fumo.<br />
Tra i gatti sarai solo, come un dio.</p>
<p><em>Avrai poche cose, tra quelle cose<br />
ci sarò io.</em></p>
<p><strong>***</strong></p>
<p><strong>Michele Porsia</strong></p>
<pre><font face="Verdana"><small>                                 Un monaco solo
                        legge una pietra incisa
                             nel vento invernale.</small>

La strada è apparsa sulla pagina
come l'unico segno di vita,
ma sulla neve, sindone di carta,
si vede in filigrana
anche il profilo disabitato
dei luoghi che attraverso.

Seguo la macchina spargi-sale,
la scia scura e rumorosa
che mi lascia viaggiare,
e che mi trascina
cieco
nel paesaggio cancellato dal freddo.</font></pre>
<p><strong>***</strong></p>
<p><strong>Aldo Riboni</strong></p>
<p>Lo spazio non è rigido.<br />
Non è un sistema astratto<br />
o una scatola assoluta.<br />
Non è un&#8217;illusione<br />
che si possa svelare sfidando tartarughe.</p>
<p>Lo spazio è relativo a chi lo riempie.<br />
Non è una scatola<br />
ma un budino.<br />
Non illude ma contiene miraggi.</p>
<p>La prova è che se appari<br />
all&#8217;improvviso in una stanza<br />
lo spazio si racchiude ad abbracciarti.<br />
Dal tuo orizzonte degli eventi<br />
non si sfugge.</p>
<p ALIGN="center">&nbsp;</p>
<p ALIGN="center">&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Absolute Poetry 2008. Cantieri internazionali di poesia</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/06/01/absolute-poetry-2008-cantieri-internazionali-di-poesia/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2008/06/01/absolute-poetry-2008-cantieri-internazionali-di-poesia/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Jun 2008 06:00:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[Fabrizio De André]]></category>
		<category><![CDATA[Festival di Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[friuli venezia giulia]]></category>
		<category><![CDATA[giacomo verde]]></category>
		<category><![CDATA[Lello Voce]]></category>
		<category><![CDATA[Luigi Nacci]]></category>
		<category><![CDATA[monfalcone]]></category>
		<category><![CDATA[Patrizia Vicinelli]]></category>
		<category><![CDATA[performance]]></category>
		<category><![CDATA[Slam Poetry]]></category>
		<category><![CDATA[video]]></category>
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					<description><![CDATA[III edizione Monfalcone: 3-7 giugno Teatro Comunale &#8211; Biblioteca Comunale &#8211; Centro di Aggregazione Giovanile Direzione artistica Lello Voce Assistenza alla direzione artistica Luigi Nacci Videofondali live Giacomo Verde PROGRAMMA Martedì 3 giugno Anteprima Teatro Comunale Ore 16.30 – 19.30 La poesia per immagini &#8211; Video di e sulla poesia Antonio Poce Nuvolari Rosaria Lo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>III edizione<br />
Monfalcone: 3-7 giugno<br />
Teatro Comunale &#8211; Biblioteca Comunale &#8211; Centro di Aggregazione Giovanile</strong></p>
<p>Direzione artistica<br />
<strong>Lello Voce </strong></p>
<p>Assistenza alla direzione artistica<br />
<strong>Luigi Nacci</strong></p>
<p>Videofondali live<br />
<strong>Giacomo Verde</strong></p>
<p><span id="more-6018"></span><br />
<strong>PROGRAMMA</strong></p>
<p><strong>Martedì 3 giugno</strong><br />
Anteprima<br />
Teatro Comunale<br />
Ore 16.30 – 19.30</p>
<p><strong>La poesia per immagini &#8211; Video di e sulla poesia</strong></p>
<p><strong>Antonio Poce</strong> <em>Nuvolari</em><br />
<strong>Rosaria Lo Russo </strong>e <strong>Stella Savino </strong><em>Amelia Rosselli&#8230; e l’assillo è rima</em><br />
<strong>Antonello Faretta</strong> <em>Nine Poems in Basilicata (John Giorno)</em><br />
<strong>Giacomo Verde Tokio Cut Up.</strong> <em>La poesia italiana in Giappone </em><br />
<strong>Sparajurji Lab</strong> <em>Questo è un appunto importante</em><br />
<strong>Daniela Rossi </strong><em>Una poesia fragile e temeraria (Patrizia Vicinelli) </em><br />
(prima assoluta, co-produzione Le Lettere / Absolute Poetry 2008)</p>
<p>Ne discutono <strong>Enrico Ghezzi </strong>ed <strong>Andrea Cortellessa</strong></p>
<p><em>Intervallo</em></p>
<p><strong>La poesia e il lavoro – In occasione del centenario dei Cantieri di Monfalcone</strong><br />
In collaborazione con MRF- Multirifrazione Progetti</p>
<p><strong>Lavoroliquido</strong><br />
Un film di <strong>Michele Cinque</strong><br />
Sarà presente l’autore</p>
<p>*</p>
<p><strong>Mercoledì 4 giugno</strong><br />
Teatro Comunale<br />
Ore 20.45</p>
<p><strong>Ugo Pierri</strong><br />
<strong>Alessandro Vilevich</strong>, tromba</p>
<p><strong>Antonella Bukovaz</strong><br />
Storia di una donna<br />
musiche di <strong>Teho Theardo </strong>&#8211; video di <strong>Leonardo Gervasi</strong></p>
<p>Una produzione Stazione di Topolò / Postaja Topolove, in collaborazione con Absolute Poetry</p>
<p><strong>Tomaž Šalamun</strong> (Slovenia)</p>
<p><em>Intervallo</em></p>
<p><strong>Il Faber dei fabbri<br />
Nove poeti per Fabrizio De Andrè </strong></p>
<p><strong>Con il Patrocinio della Fondazione Fabrizio De Andrè Onlus</strong></p>
<p><strong>Elisa Biagini </strong><em>(La canzone dell’amore perduto)</em><br />
<strong>Isabella Bordoni </strong><em>(Tutti morimmo a stento e Intermezzo)</em><br />
<strong>Ennio Cavalli</strong> <em>(Il chimico)</em><br />
<strong>Rosaria Lo Russo </strong><em>(Sidun e Khorakhané)</em><br />
<strong>Enzo Minarelli </strong><em>(Parlando del naufragio della London Valour)</em><br />
<strong>Giulio Mozzi </strong><em>(Verranno a chiederti del nostro amore)</em><br />
<strong>Aldo Nove </strong><em>(Rimini)</em><br />
<strong>Tommaso Ottonieri </strong><em>(La cattiva strada)</em><br />
<strong>Sara Ventroni</strong> <em>(Amico fragile)</em></p>
<p>Ospite d’onore: <strong>Dori Ghezzi</strong></p>
<p>*</p>
<p><strong>Giovedì 5 giugno</strong><br />
Teatro Comunale<br />
Ore 20.45</p>
<p><strong>Joumana Haddad </strong>(Libano)<br />
<strong>Alex Croce</strong>, percussioni</p>
<p><strong>Jolanda Insana </strong></p>
<p><em>Al Berto / Pessoa</em><br />
<strong>Wordsong</strong> (Portogallo)<br />
Videoscenografie di <strong>Nuno Franco </strong>e <strong>Rita Sá</strong></p>
<p><em>Intervallo</em></p>
<p><strong>Concerto di poesia</strong><br />
<strong>Non sempre ricordano &#8211; concerto per Patrizia Vicinelli</strong><br />
Musiche di <strong>Paolo Fresu </strong>– Testi di <strong>Patrizia Vicinelli</strong>con contrappunti in versi di <strong>Lello Voce</strong></p>
<p><strong>Paolo Fresu</strong>, tromba e flicorno<br />
<strong>Dhafer Youssef</strong>, houd, voce<br />
<strong>Antonello Salis</strong>, fisarmonica e pianoforte<br />
<strong>Ilaria Drago</strong>, voce recitante<br />
<strong>Lello Voce</strong>, spoken word</p>
<p>Consulenza artistica: <strong>Daniela Rossi</strong></p>
<p><em>Una produzione Absolute Poetry 2008 &#8211; Prima assoluta</em></p>
<p>*</p>
<p><strong>Venerdì 6 giugno</strong><br />
Teatro comunale<br />
Ore 20.45</p>
<p><strong>Christian Uetz</strong> (Svizzera) </p>
<p><em>Protomembrana</em><br />
<strong>Marcel.lí Antúnez </strong>(Spagna) </p>
<p><em>Intervallo</em></p>
<p><strong>The Big Boat Poetry Slam</strong><br />
Poetry Slam internazionale dedicato alla nave in occasione del Centenario del Cantiere Navale di Monfalcone</p>
<p>EmCee:<br />
<strong>Lello Voce</strong></p>
<p>Ospite d’onore:<br />
<strong>Marc Kelly Smith </strong>(USA, inventore del Poetry Slam)</p>
<p>Partecipano:</p>
<p><strong>Eduard Escoffet </strong>(Spagna)<br />
<strong>Regie Gibson </strong>(USA)<br />
<strong>Jürg Halter </strong>(Svizzera)<br />
<strong>Laureline Kuntz </strong>(Francia)<br />
<strong>The Monarchy Sisters </strong>(Ungheria)<br />
<strong>Nii Parkes </strong>(UK/Ghana)<br />
<strong>Silvia Salvagnini </strong>(Italia)<br />
<strong>Christian Sinicco</strong>(Italia)<br />
<strong>Sookee</strong> (Germania)<br />
<strong>Sparajurji Lab </strong>(Italia)</p>
<p><strong>Premio: 500 €.</strong></p>
<p>*</p>
<p><strong>Sabato 7 giugno</strong><br />
Teatro Comunale<br />
Ore 20.45</p>
<p><em>Miserere</em><br />
<strong>Canio Loguercio </strong><strong>Maria Pia De Vito</strong>, voce<br />
<strong>Rocco De Rosa</strong>, pianoforte</p>
<p><em>Intervallo</em></p>
<p><strong>Mike Ladd </strong>(USA)<br />
<strong>Vijay Iyer </strong>(USA)<br />
<strong>Lydia Lunch </strong>(USA)</p>
<p><strong>EVENTI COLLATERALI</strong></p>
<p><strong>Giovedì 29 maggio</strong><br />
Centro di Aggregazione Giovanile<br />
Ore 20.30</p>
<p><strong>Da Marin a Michelstaedter: un secolo di poesia nella provincia di Gorizia</strong></p>
<p>Coordina <strong>Ivan Crico</strong></p>
<p>Testi di <strong>Biagio Marin, Carlo Michelstaedter, Giovanni Lorenzon, Celso Macor, Simon Gregorčič, Alojs Gradnik, Silvio Domini;</strong> e di <strong>Silvio Cumpeta, Alberto Princis, Liljana Visintin, Ivan Crico, Giovanni Fierro, Francesco Tomada.</strong></p>
<p><strong>Erica Benfatto</strong>: voce<br />
<strong>Gabriele Benfatto</strong>: chitarra e voce</p>
<p><em>l’incontro è a cura di <strong>Ivan Crico </strong>&#8211; in collaborazione con Associazione Culturale Bisiaca / Sociazión Culturàl Bisiàca, Centro Studi &#8220;Biagio Marin&#8221; di Grado, Società Filologica Friulana / Socjetât Filologjche Furlane, Associazione culturale &#8220;Jadro&#8221;, Associazione culturale &#8220;Tržič&#8221; </em></p>
<p>*</p>
<p><strong>Mercoledì 4 giugno</strong><br />
Biblioteca Comunale<br />
Ore 16</p>
<p><strong>Fuori formato: pomeriggio di studi sulle scritture contemporanee</strong></p>
<p>Coordina <strong>Cristina Benussi </strong></p>
<p>Intervengono:<br />
<strong>Andrea Cortellessa<br />
Marianna Marrucci<br />
Gianmaria Nerli<br />
Gilda Policastro<br />
Massimo Rizzante</strong></p>
<p><em>con la collaborazione del Dipartimento di Dipartimento di Letterature Straniere, Comparatistica e Studi Culturali dell’Università degli Studi di Trieste</em></p>
<p>*</p>
<p><strong>Giovedì 5 giugno </strong><br />
Biblioteca Comunale<br />
Ore 17.30</p>
<p><strong>Tavola rotonda sulla poesia contemporanea del Friuli Venezia Giulia</strong></p>
<p>Coordina <strong>Roberto Dedenaro</strong></p>
<p>Intervengono:</p>
<p><strong>Ivan Crico<br />
Michele Obit<br />
Silvio Ornella<br />
Mario Turello</strong></p>
<p>Leggono:</p>
<p><strong>Silvio Cumpeta<br />
Luciano Morandini<br />
Silvana Paletti<br />
Sergio Penco<br />
Gian Mario Villalta </strong></p>
<p><em>in collaborazione con la Casa della Letteratura di Trieste</em></p>
<p>*</p>
<p><strong>Venerdì 6 giugno</strong><br />
Centro di Aggregazione Giovanile<br />
Ore 16</p>
<p><strong>Tavola rotonda sulla poesia slovena contemporanea</strong></p>
<p>Coordina <strong>Darja Betocchi</strong></p>
<p>Intervengono:</p>
<p><strong>David Bandelj<br />
Veronika Dintinjana<br />
Marko Kravos<br />
Gasper Malej<br />
Marcello Potocco<br />
Ass.cult. Jadro e Tržič</strong></p>
<p><em>in collaborazione con le Associazioni Culturali &#8220;Jadro&#8221; e &#8220;Tržič&#8221;</em></p>
<p>Ore 17.30</p>
<p><strong>Calabrone’s reading</strong></p>
<p>Presentazione de <em>Il volo del calabrone. Un progetto di poesia performativa </em>(postfazione di <strong>Gabriele Frasca</strong>, a cura de <strong>“Gli Ammutinati”</strong>, Battello stampatore, 2008).</p>
<p>Leggono alcuni autori inseriti nel volume:</p>
<p><strong>Dome Bulfaro<br />
Matteo Danieli<br />
Adriano Padua<br />
Furio Pillan<br />
Silvia Salvagnini<br />
Christian Sinicco</strong></p>
<p><em>in collaborazione con l’Associazione Culturale “Gli Ammutinati”</em></p>
<p>*</p>
<p><strong>Sabato 7 giugno</strong><br />
Biblioteca Comunale<br />
Ore 17.00</p>
<p><strong>Vose de puisia. La poesia bisiaca dalle origini ad oggi</strong></p>
<p>Coordina <strong>Ivan Crico</strong></p>
<p>Leggono:</p>
<p><strong>Sergio Gregorin<br />
Marilisa Trevisan<br />
Amerigo Visintini<br />
Marina Zucco</strong></p>
<p><em>l’incontro è a cura di <strong>Ivan Crico </strong>&#8211; in collaborazione con Associazione Culturale Bisiaca / Sociazión Culturàl Bisiàca, Gruppo Incontri Bisiachi di Monfalcone, Gruppo Costumi Tradizionali Bisiachi di Turriaco, Circolo Culturale &#8220;Brandl&#8221; di Turriaco </em>*</p>
<p>Trieste <strong>Mercoledì 11 giugno</strong><br />
Casa della Musica<br />
Ore 18</p>
<p><strong>Tavola rotonda: <em>Mastica e sputa</em>, da una parte la poesia, dall’altra la musica</strong></p>
<p>Coordina <strong>Gabriele Centis</strong></p>
<p>Intervengono:<br />
<strong>Sergio Cossu<br />
Roberto Dedenaro<br />
Gino D’Eliso<br />
Roberto Dedenaro<br />
Alfredo Lacosegliaz<br />
Marydim<br />
Maurizio Mattiuzza<br />
Pavle Merkù<br />
Carlo Muscatello<br />
Luigi Nacci<br />
Stefano Schiraldi<br />
Christian Sinicco<br />
Lino Straulino</strong></p>
<p>È prevista la partecipazione di altri cantautori e poeti del Friuli Venezia Giulia</p>
<p><em>in collaborazione con la Casa della Musica di Trieste</em></p>
<p><strong>ACTION POETRY<br />
Azioni poetiche per le strade di Monfalcone</strong></p>
<p>Anche quest’anno le strade di Monfalcone si colorano di poesia in attesa che il Festival animi gli spazi del Teatro, della Biblioteca e del Centro di Aggregazione Giovanile. <strong>Luisa Vermiglio</strong>, che dal 2000 coordina a Monfalcone diversi percorsi di ricerca teatrale rivolti a giovani e giovanissimi, propone un percorso di coinvolgimento poetico in città, in collaborazione con i ragazzi del <strong>Laboratorio “Fare Teatro”</strong> e con <strong>“Banda Larga”</strong>, l’Associazione di Promozione Sociale che gestisce il Centro Giovani di viale S. Marco. <strong>Mercoledì 4 e giovedì 5 giugno, alle 18.30</strong>, una prima “azione poetica” avrà luogo presso il <strong>Centro di Aggregazione Giovanile</strong>: nel corso della performance, ai versi dei ragazzi del Laboratorio si intrecceranno quelli, liberi, dei cittadini di Monfalcone. Presso l’atrio del Centro Giovani, infatti, è stata già allestita una <strong>Poetry Box </strong>destinata ad accogliere versi e composizioni di tutti, professionisti e dilettanti della poesia, di ogni età o provenienza, anche in forma assolutamente anonima. Conclusa la performance, avrà luogo un <strong>corteo “poetico-musicale”</strong> che porterà tutti in <strong>piazza della Repubblica</strong>; qui, a partire dalle <strong>19.30</strong>, alcuni giovani attori e musicisti animeranno un vero e proprio reading e daranno voce, ancora una volta, ai versi di tutti coloro che desiderano “farsi sentire”. Il <strong>microfono</strong> e i musicisti, inoltre, saranno <strong>a disposizione </strong>delle persone che vogliono leggere le proprie poesie, nell’attesa che abbiano inizio le serate in programma al Teatro. Venerdì 6 e sabato 7 giugno le stesse performance avranno luogo in <strong>piazza della Repubblica a partire dalle 19.00 </strong>.<br />
________________________________________<br />
<strong>Comune di Monfalcone &#8211; Assessorato alla Cultura</strong></p>
<p><em>con il patrocinio di </em></p>
<p><strong>Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia<br />
Provincia di Gorizia<br />
Università degli Studi di Trieste &#8211; Dipartimento di Letterature Straniere Comparatistica e Studi Culturali<br />
Consolato Generale della Repubblica di Slovenia a Trieste<br />
Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia</strong></p>
<p><em>con il contributo di</em></p>
<p><strong>Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia &#8211; Assessorato Istruzione, Cultura, Sport e Politiche della Pace<br />
Provincia di Gorizia</strong></p>
<p><em>con il sostegno di</em></p>
<p><strong>Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Gorizia<br />
Accademia d’Ungheria in Roma<br />
Istituto Svizzero di Roma<br />
Goethe-Institut Triest<br />
Associazione Scrittori Sloveni</strong></p>
<p><em>in collaborazione con</em></p>
<p><strong>Feltrinelli Mediastores<br />
Fnac<br />
Melbooks<br />
Libreria La Rinascita (Monfalcone)<br />
Libreria Svevo, Libreria Minerva, Nero su Bianco (Trieste)<br />
Libreria Moderna Udinese (Udine)<br />
Libreria Antonini (Gorizia)</p>
<p>Associazione &#8220;Banda Larga&#8221;<br />
Associazione Culturale “Gli Ammutinati”<br />
Associazione Culturale Bisiaca / Sociazión Culturàl Bisiàca<br />
Associazione Culturale &#8220;Fucine Mute&#8221;<br />
Associazione Culturale &#8220;Jadro&#8221;<br />
Associazione Culturale &#8220;TriesteDistrettoCulturale&#8221;<br />
Associazione Culturale &#8220;Tržič&#8221;<br />
Casa della Letteratura di Trieste<br />
Casa della Musica di Trieste<br />
Centro Studi &#8220;Biagio Marin&#8221; di Grado<br />
Circolo Culturale &#8220;Brandl&#8221; di Turriaco<br />
Gruppo Incontri Bisiachi di Monfalcone<br />
Gruppo Costumi Tradizionali Bisiachi di Turriaco<br />
Istituto di Cultura Veneta del Friuli Venezia Giulia<br />
Laboratorio &#8220;Fara Teatro&#8221;<br />
Società Filologica Friulana / Socjetât Filologjche Furlane</strong></p>
<p><strong>INFORMAZIONI UTILI:</strong></p>
<p><strong>I luoghi del Festival</strong></p>
<p>Teatro Comunale<br />
Corso del Popolo, 20<br />
tel. 0481 790 470</p>
<p>Biblioteca Comunale<br />
Via Ceriani, 10<br />
tel. 0481 494 372</p>
<p>Centro di Aggregazione Giovanile<br />
Viale San Marco, 70</p>
<p><strong>Biglietti</strong><br />
Ingresso 1 serata € 7,00<br />
Abbonamento 4 serate € 15,00<br />
Gli appuntamenti in programma martedì 3 giugno e quelli presso la Biblioteca, il Centro di Aggregazione Giovanile e la Casa della Musica di Trieste sono ad ingresso libero</p>
<p><strong>Prevendita</strong> (a partire da sabato 24 maggio)<br />
Biglietteria del Teatro Comunale di Monfalcone<br />
da lunedì a sabato, ore 17-19<br />
tel. 0481 790 470<br />
Biglietti on line su www.greenticket.it</p>
<p><strong>Come raggiungerci</strong><br />
In aereo: l’aeroporto del Friuli Venezia Giulia (Ronchi dei Legionari) dista circa 5 km dal centro di Monfalcone. In autostrada A4: provenendo da Venezia, uscita di Monfalcone Ovest; da Trieste, uscita di Monfalcone Est. In treno: all’uscita della stazione di Monfalcone si può raggiungere il centro proseguendo a piedi per circa dieci minuti lungo Via Randaccio e Via Toti.</p>
<p><strong>Informazioni<br />
Ufficio comunicazione</strong><br />
tel. 0481 494 369<br />
fax 494 352<br />
absolutepoetry@comune.monfalcone.go.it<br />
www.absolutepoetry.org<br />
________________________________________<br />
<em>Progetto grafico</em><br />
<strong>Robert Rebotti </strong>(jacklamotta)<br />
http://www.garadinervi.com</p>
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