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	<title>Marc Chagall &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Mots-clés__Abbraccio</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2020/01/05/mots-cles__/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ornella tajani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Jan 2020 06:00:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[abbraccio]]></category>
		<category><![CDATA[Frammenti di un discorso amoroso]]></category>
		<category><![CDATA[Marc Chagall]]></category>
		<category><![CDATA[mariasole ariot]]></category>
		<category><![CDATA[mots-clés]]></category>
		<category><![CDATA[nick cave]]></category>
		<category><![CDATA[Ornella Tajani]]></category>
		<category><![CDATA[Roland Barthes]]></category>
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					<description><![CDATA[Abbraccio di Mariasole Ariot Nick Cave, Into my arms –&#62; play ___ ___ Da Roland Barthes, Frammenti di un discorso amoroso, trad. Renzo Guidieri, Torino, Einaudi, 1979. «Nell’amorosa quiete delle tue braccia», pp. 13-14. &#160; ABBRACCIO   Per il soggetto, il gesto dell’abbraccio amoroso sembra realizzare, per un momento, il sogno di unione totale con l’essere amato. 1. Oltre [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Abbraccio</strong><br />
di <strong>Mariasole Ariot</strong></p>
<p style="text-align: right;">Nick Cave, <em>Into my arms –&gt;</em> <a href="https://www.youtube.com/watch?v=LnHoqHscTKE">play</a></p>
<p>___</p>
<figure id="attachment_82079" aria-describedby="caption-attachment-82079" style="width: 433px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" class="size-full wp-image-82079" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/01/ob_15d22d_marc-chagall.jpg" alt="" width="433" height="600" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/01/ob_15d22d_marc-chagall.jpg 433w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/01/ob_15d22d_marc-chagall-217x300.jpg 217w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/01/ob_15d22d_marc-chagall-250x346.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/01/ob_15d22d_marc-chagall-200x277.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/01/ob_15d22d_marc-chagall-160x222.jpg 160w" sizes="(max-width: 433px) 100vw, 433px" /><figcaption id="caption-attachment-82079" class="wp-caption-text">Marc Chagall, Le paysage bleu, 1949</figcaption></figure>
<p>___</p>
<p>Da Roland Barthes, <em>Frammenti di un discorso amoroso</em>, trad. Renzo Guidieri, Torino, Einaudi, 1979.<br />
«Nell’amorosa quiete delle tue braccia», pp. 13-14.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4 class="Standard">ABBRACCIO   Per il soggetto, il gesto dell’abbraccio amoroso sembra realizzare, per un momento, il sogno di unione totale con l’essere amato.</h4>
<p class="Standard">1. Oltre all’accoppiamento (e al diavolo l’Immaginario) vi è quest’altro abbraccio, che è una stretta immobile: siamo ammaliati, stregati: siamo nel sonno, senza dormire; siamo nella voluttà infantile dell’addormentamento: è il momento delle storie raccontate, della voce che giunge ad ipnotizzarmi, a straniarmi, è il ritorno della madre (<i>Nell’amorosa quiete delle tue braccia</i>, dice una poesia musicata di Duparc). In questo incesto rinnovato, tutto rimane sospeso: il tempo, la legge, la proibizione: niente si esaurisce, niente si desidera: tutti i desideri sono aboliti perché sembrano essere definitivamene appagati.</p>
<p class="Standard">2. Tuttavia, nel mezzo di questo abbraccio infantile, immancabilmente, il genitale si fa sentire; esso viene a spezzare l’indistinta sensualità dell’abbraccio incestuoso; la logica del desiderio si mette in marcia, riemerge il voler prendere, l’adulto si sovrappone al bambino e, a questo punto, io sono contemporaneamente due soggetti in uno: io voglio la maternità e la genitalità. (L’innamorato potrebbe definirsi un bambino con il membro eretto: tale era il giovane Eros).</p>
<p class="Standard">3. Momento dell’affermazione: per un po’, anche se limitatamente, disordinatamente, qualcosa è andato per il verso giusto: sono appagato (tutti i miei desideri aboliti atraverso la pienezza del loro soddisfacimento): l’appagamento esiste, e io lotterò senza tregua per ottenerlo di nuovo: attraverso tutti i meandri della storia amorosa, mi ostinerò a voler ritrovare, rinnovare, la contraddizione &#8211; la contrazione – dei due abbracci.</p>
<h4 class="Standard">DUPARC: <i>Chanson triste</i>, poesia di Jean Lahor. Si tratta di cattiva poesia? Ma la «cattiva poesia» coglie il soggetto amoroso nel registro espressivo che appartiene solo a lui: l’espressione.</h4>
<p style="text-align: center;">___</p>
<p>[<em>Mots-clés </em>è una rubrica mensile a cura di Ornella Tajani. Ogni prima domenica del mese, Nazione Indiana pubblicherà un collage di un brano musicale + una fotografia o video (estratto di film, ecc.) + un breve testo in versi o in prosa, accomunati da una parola o da un’espressione chiave.<br />
La rubrica è aperta ai contributi dei lettori di NI; coloro che volessero inviare proposte possono farlo scrivendo a: tajani@nazioneindiana.com. Tutti i materiali devono essere editi; non si accettano materiali inediti né opera dell’autore o dell’autrice proponenti; le immagini devono essere inferiori a 1 MB].</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>PRELUDIO [ su J. S. Bach “Ich ruf zu Dir, Herr Jesu Christ” BWV 639 &#8211; piccola meditazione per vigìlie di* ]</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/12/24/preludio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[orsola puecher]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Dec 2010 09:01:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[moysikh!]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[andrej tarkovskij]]></category>
		<category><![CDATA[J. S. Bach]]></category>
		<category><![CDATA[levitazione]]></category>
		<category><![CDATA[Marc Chagall]]></category>
		<category><![CDATA[Orsola Puecher]]></category>
		<category><![CDATA[Solaris]]></category>
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					<description><![CDATA[di <strong>Orsola Puecher</strong><br />
la tonalità è un Fa minore <i>obscur et plaintif</i><br />
in forma di trio le tre voci<br />
la mano destra semplice – piana – pochi abbellimenti<br />
il tema viene presentato due volte<br />]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="width:700px;"><center></p>
<div style="width:480px;"><iframe loading="lazy" width="480" height="360" src="https://www.youtube.com/embed/y74puYRlSS4?rel=0&amp;controls=0&amp;showinfo=0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<p></center></p>
<p align="center"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/12/4etimo-preludio.png" width="300" height="90"/></p>
<p align="center"><span style="font-size:13pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;; color: #000000;">di <strong>Orsola Puecher</strong></span></p>
<p><span style="font-size:11pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;; color: #000000;">[ <em>suonare l’organo è essere in Terra in Cieli Empirei &#8211; in alto con</em> ⇨ <em><a onclick="window.open(this.href, 'popupwindow', 'width=1452,height=543,scrollbars,resizable'); return false;" href="http://www.buyrecorders.com/Recorder%20Iconography/memling_angels.jpg" target="_blank" rel="nofollow"><strong>angeli musici</strong></a> intorno &#8211; in uniche &#8211; alte &#8211; forme di preghiera</em> ]</span><br />
<span style="font-size:13pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;; color: #000000;">la tonalità è un Fa minore <em>obscur et plaintif</em> </span> <br />
<span style="font-size:13pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;; color: #000000;">in forma di <em>trio</em> le tre voci<br />
la mano destra semplice &#8211; piana &#8211; pochi abbellimenti<br />
il tema viene presentato due volte<br />
la melodia si <em>apre</em> a un certo punto: sembra alzarsi, ma poi ripiega nell’oscuro, ridiscende, ritorna al punto di partenza</span></p>
<p align="right"><span id="more-37603"></span></p>
<p><span style="font-size:13pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;; color: #000000;">la mano sinistra è una linea incessante &#8211; <em>continuum</em> &#8211; di quartine di <em>semicrome</em> ad <em>arpeggio</em><br />
simile a quella di una viola<br />
e sale continuamente dalla chiave di basso &#8211; campo della mano sinistra &#8211; a quella di violino &#8211; campo della mano destra<br />
quasi a volerla raggiungere<br />
si toccano &#8211; le due mani &#8211; si sfiorano  &#8211; solo per un attimo<br />
verso la terzultima battuta<br />
durante un <em>do</em> della mano destra &#8211; della seconda ottava &#8211; minima puntata<br />
tenuta per tre quarti &#8211; quindi<br />
si raggiungono con il <em>do</em> di un <em>do</em> della mano sinistra &#8211; così di passaggio<br />
e poi tutto di nuovo scende e torna nell’oscurità<br />
&nbsp;<br />
una carezza di sfuggita<br />
non si sfiora tutto per istanti sempre?<br />
&nbsp;<br />
la terza voce è quella suonata con  la pedaliera<br />
che riproduce due ottave di toni profondi<br />
&nbsp;<br />
una linea ugualmente continua &#8211; senza pause<br />
&nbsp;<br />
delle composizioni dell’<em>Orgelbüchlein</em> di Bach forse la sola in cui è così<br />
senza stacco e riposo<br />
tutte <em>crome</em><br />
un battito di cuore<br />
passi di tempo che non si ferma<br />
battere di destino<br />
&nbsp;<br />
note vicine<br />
camminate<br />
sempre a coppie<br />
<em>re re</em> &#8211; <em>do do</em> &#8211;<em> si si</em> &#8211; <em>do do</em><br />
&nbsp;<br />
e questo trasmette una specie di ansia<br />
di non raggiungimento di qualcosa<br />
di non risolto<br />
di irrisolvibile<br />
di imprendibile<br />
l&#8217;eterna <strong><em>vigilia</em></strong> di qualcosa<br />
ma insieme una quieta <em>dulcedo</em><br />
un&#8217;incompiutezza a cui dolcemente arrendersi </span> <br />
&nbsp;</div>
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			</item>
		<item>
		<title>ANIMAzioni#01:  &#8220;LE NEZ&#8221;  di Alexandre Alexeïeff e Claire Parker [ 1963 ]</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/06/10/animazioni-il-naso-1963-di-alexandre-alexeieff-e-claire-parker/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2008/06/10/animazioni-il-naso-1963-di-alexandre-alexeieff-e-claire-parker/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[orsola puecher]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Jun 2008 13:00:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[Alexandre Alexeieff]]></category>
		<category><![CDATA[ANIMAzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Claire Parker]]></category>
		<category><![CDATA[ecran d'epingles]]></category>
		<category><![CDATA[F. Goya]]></category>
		<category><![CDATA[G.B. Piranesi]]></category>
		<category><![CDATA[Il naso]]></category>
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		<category><![CDATA[Marc Chagall]]></category>
		<category><![CDATA[Nikolaj Vasil'evič Gogol']]></category>
		<category><![CDATA[Orsola Puecher]]></category>
		<category><![CDATA[schermo di spilli]]></category>
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					<description><![CDATA[da IL NASO di Nikolaj Vasil&#8217;evic Gogol&#8217; &#160; di Orsola Puecher Alexandre Alexeïeff nasce a Kazan in Russia il 5 Agosto 1901. Passa la sua infanzia a Costantinopoli, dove il padre era addetto militare all&#8217;ambasciata Russa. Come destino esige in un famiglia di militari, viene educato all&#8217;Accademia dei Cadetti di San Pietroburgo. Allo scoppio della [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="width:700px;">
<p style="text-align: center;"><big><strong>da</strong> <a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/06/il-naso.doc"><strong>IL NASO di Nikolaj Vasil&#8217;evic Gogol&#8217; </strong></a></big></p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p><center></p>
<div style="width:480px;"><iframe loading="lazy" width="480" height="360" src="//www.youtube.com/embed/rFmCLVow0ts?rel=0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<p></center><br />
<span id="more-6074"></span></p>
<p align="center">di <strong>Orsola Puecher</strong></p>
<p><strong>Alexandre Alexeïeff</strong> nasce a <strong>Kazan</strong> in <strong>Russia</strong> il 5 Agosto 1901. Passa la sua infanzia a <strong>Costantinopoli</strong>, dove il padre era addetto militare all&#8217;ambasciata Russa. Come destino esige in un famiglia di militari, viene educato all&#8217;Accademia dei Cadetti di San Pietroburgo. Allo scoppio della rivoluzione del &#8217;17 è cadetto in Marina. Negli anni seguenti viaggia in Estremo Oriente, animato dallo spirito apolide e vagante di molti dei figli di una grande madre patria, come quella russa, che nella sua moltiplicità di etnie è tutte le patrie insieme e forse nessuna. Nel 1921 arriva a Parigi, meta elettiva dell&#8217;epoca, e si afferma come incisore ed illustratore. Nel 1929 si ammala di tubercolosi e trascorre un lungo periodo in sanatorio: nell&#8217;atmosfera isolata dal resto del mondo, rarefatta ed incantata, del luogo di cura tanto profondamente sotterraneo e metaforico per la letteratura novecenetsca, elabora e realizza l&#8217;idea de &#8220;<em>l&#8217;ecran d&#8217;epingles</em>&#8220;. Lo &#8220;<em>schermo di spilli&#8221;</em>,  che gli permise di realizzare i suoi capolavori d&#8217;animazione, era un pannello bianco con infilzati 500.000 spilli neri che rientravano e fuoriuscivano a diverse altezze. Due faretti ai lati facevano sì che la luce radente su ogni spillo proiettasse due ombre oblique. Dosando le altezze degli spilli si riuscivano ad ottenere tutte le sfumature possibili di grigio, formando le immagini con un mosaico di infinitesime capocchie che, fotografate in sequenza, costituivano i fotogrammi dell&#8217;animazione. Un lavoro simile ai piccoli tratti di bulino dell&#8217;incisore, ai leggeri tocchi di pennino, l&#8217;uno vicino all&#8217;altro, del disegnatore. Una specie di oggettivazione artigianale da orologiaio minuzioso dei <em>pixel</em>, che, in un futuro non molto lontano ma inimmaginabile, comporranno meccanicamente le immagini digitali sullo schermo.</p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p><marquee scrollamount=2 bgcolor=darkgoldenrod><img src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/06/cparker2c_starr.jpg" alt="" /><span style="font-family: Courier; color: #b8860b; font-size: large;"> </span>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<img src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/06/a_p_1973nfb.jpg" alt="" /><span style="font-family: Courier; color: #b8860b; font-size: large;"> </span>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<img src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/06/260d.jpg" alt="" /><span style="font-family: Courier; color: #b8860b; font-size: large;"> </span>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<img src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/06/cparker1c_starr.jpg" alt="" /></marquee></p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p>Un vero e proprio catalizzatore per <strong>Alexeïeff</strong> sarà l&#8217;incontro nel 1930 con <strong>Claire Parker</strong>, studentessa americana a Parigi, sua compagna di vita e d&#8217;arte fino alla morte, avvenuta a Parigi il 9 agosto 1982. Dalla collaborazione con <strong>Claire</strong>, che insieme a lui modellava pazientemente gli spilli, seduti uno di fronte all&#8217;altro davanti allo schermo verticale, nasceranno i loro grandi piccoli capolavori: da <a href="http://youtu.be/wYbjW7XrWDo" target="_blank">&#8220;<em><strong>Una notte sul monte Calvo</strong></em>&#8220;</a> ispirato alla musica di <strong>Musorgskij </strong>nel 1933 <em>[ che <strong>Walt Disney</strong> cercherà di emulare nel suo <strong>Fantasia</strong> con esiti molto meno artistici ]</em>, come &#8220;<em><strong>Quadri d&#8217;una esposizione</strong></em>&#8220;, alcune canzoni popolari russe e favole, fino a questo &#8220;<strong>Il naso</strong>&#8221; da <strong>Gogol</strong>. Dopo una rilettura del racconto <em>[ assai consigliabile in questi tempi cupi di epopee ombelicali ] </em>con la sua scrittura limpida, magistrale nei cambi di scena, ironica e surreale, priva di qualsiasi enfasi tronfia, le immagini animate sembrano aderire al tessuto narrativo con incredibile leggerezza e naturalezza e danno vita propria ai personaggi di <strong>Gogol</strong>: il barbiere Ivàn, l’Assessore di Collegio Kovalèv che pomposamente si fa chiamare <em>Maggiore</em>, fiero del suo titolo ma piccolo e schiacciato dalla immane burocrazia, preoccupato solo della sua ascesa sociale impossibile senza un naso regolamentare in mezzo alla faccia, e il naso stesso con un pastrano dagli alamari, spadino al fianco ed un cappello piumato da Consigliere di Stato, che scarrozza per le strade, le chiese e i palazzi della città immersa in una prospettiva nevosa e metallica, con la luce che la &#8220;bagna&#8221; progressivamente, risvegliandone i particolari. L&#8217;assurdo allora sembra possibile, l&#8217;inconcepibile necessario, come dice <strong>Gogol</strong> alla fine del racconto:<br />
&nbsp;<br />
<em>Ma la cosa più strana, più incomprensibile di tutte è che degli scrittori possano dedicarsi a simili argomenti. Lo riconosco, questo è davvero inconcepibile, è davvero… no, no, non posso proprio capire. In primo luogo, non ne viene decisamente alcun vantaggio per la patria; in secondo luogo… ma anche in secondo luogo non ne viene alcun vantaggio. Semplicemente non so che mai significhi tutto questo… </em><br />
&nbsp;<br />
E forse il significato profondo dell&#8217;arte è proprio questa mescolanza di possibile ed impossibile, che nelle animazioni di <strong>Alexandre</strong> e <strong>Claire</strong> fa convivere i chiaroscuri di <strong>Dürer</strong> con gli incubi di <strong>Goya</strong>, le architetture fantastiche di <strong>Piranesi</strong> accanto alla poeticità visionaria di <strong>Marc Chagall</strong> ed all&#8217;ingenuità popolare dei <em>lubok </em>russi, e resuscita il contrasto pittorico dell&#8217;espressionismo in una sintesi unica e vibrante di movimento.<br />
&nbsp;<br />
[ <em>La compressione di formato di <strong>you tube</strong>, meritorio per la varietà ma non certo encomiabile per la qualità, ci consente un assaggio integrale de &#8220;</em><em><strong></strong><strong>Il Naso</strong>&#8220;, restituendone comunque l&#8217;emozione, la delicatezza da incisore di una &#8220;puntasecca&#8221; e di una &#8220;acquatinta&#8221;.</em> ]</p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p>,\\&#8217;</p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p><em>[ immagini tratte da <a href="http://www.lafilmforum.org/past/Fall2006/index.html" target="_blank">http://www.lafilmforum.org</a> ]</em></p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p><strong>ANIMAzioni</strong>: <a href="https://www.nazioneindiana.com/2008/06/28/animazioni02-la-mano-di-jiri-trnka-1965/" target="_blank">[02]</a></div>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;ACROBATA di Sylvia Plath</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/03/25/lacrobata-di-sylvia-plath/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[orsola puecher]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Mar 2008 10:00:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Acrobata]]></category>
		<category><![CDATA[Acrobates]]></category>
		<category><![CDATA[Aerialist]]></category>
		<category><![CDATA[Alfred Young Fisher]]></category>
		<category><![CDATA[Erik Satie]]></category>
		<category><![CDATA[Marc Chagall]]></category>
		<category><![CDATA[Orsola Puecher]]></category>
		<category><![CDATA[Parade]]></category>
		<category><![CDATA[Sylvia Plath]]></category>
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					<description><![CDATA[Acrobates da Parade di Erik Satie (1917) Ogni notte quest&#8217;agile giovane donna Riposa fra lenzuoli A brandelli sottili come fiocchi di neve Finché un sogno non ne solleva il corpo Dal letto ad ardue sfide D’acrobazie sul filo. &#160; Tutta la notte in equilibrio Con destrezza da gatta sulla perigliosa fune In una sala gigantesca Balla delicate [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p ALIGN="center"><img WIDTH="425" SRC="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/03/sylvia_plath.gif" ALT="sylvia_plath.gif" HEIGHT="337" /></p>
<p><center><strong>Acrobates </strong><em>da</em><strong> Parade </strong><em>di </em><strong>Erik Satie (1917)</strong></p>
<div style="width:300px;">
    <!--[if lt IE 9]><script>document.createElement('audio');</script><![endif]-->
<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-5570-1" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/03/parade5.mp3?_=1" /><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/03/parade5.mp3">https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/03/parade5.mp3</a></audio>
</div>
<p></center><br />
<center></p>
<div style="width:425px;">
<table BGCOLOR="#cccc99" WIDTH="60%" CELLPADDING="10" CELLSPACING="10" CLASS="">
<tr>
<td CLASS=""><strong><span STYLE="font-size: 10pt; font-family: Courier New"></p>
<p STYLE="padding-left: 15px">Ogni notte quest&#8217;agile giovane donna<br />
Riposa fra lenzuoli<br />
A brandelli sottili come fiocchi di neve<br />
Finché un sogno non ne solleva il corpo<br />
Dal letto ad ardue sfide<br />
D’acrobazie sul filo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p STYLE="padding-left: 15px"><strong>Tutta la notte in equilibrio<br />
Con destrezza da gatta sulla perigliosa fune<br />
In una sala gigantesca<br />
Balla delicate danze<br />
Allo schiocco di frusta ed al ruggito<br />
Degli ordini del suo maestro.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p STYLE="padding-left: 15px"><strong>Dorata, avanza precisa<br />
Attraverso quell’aria greve.<br />
Un passo e si ferma, sospesa<br />
Al fulcro del suo gesto<br />
Mentre grossi pesi le cadono attorno<br />
Ed incominciano a volteggiare.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p STYLE="padding-left: 15px"><strong>Addestrata a tal punto, la ragazza<br />
Para l’affondo e la minaccia<br />
Di qualunque oscillazione;<br />
Con un improvviso slancio e una piroetta<br />
Chiama l’applauso, la corda luccicante<br />
Le affonda affilata in ogni coraggioso arto.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p STYLE="padding-left: 15px"><strong>Poi, finito il difficile esercizio, fa un inchino<br />
E serenamente si lancia giù<br />
attraverso il pavimento di vetro<br />
in salvo verso casa; ma, roteando occhi allenati<br />
un domatore di tigri ed un pagliaccio sogghignante<br />
si accovacciano, lanciandole palle nere.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p STYLE="padding-left: 15px"><strong>Alti carri rotolano dentro<br />
Con tuono di leoni; tutto s’adopera<br />
Ed avanza sgraziato<br />
Per intrappolare questa oltraggiosa leggera regina<br />
E sbriciolare in atomi<br />
Le sue nove vite cosi inafferrabili.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p STYLE="padding-left: 15px"><strong>Ma lei s’accorge dello stratagemma<br />
Di pesi neri, palle nere e carri neri<br />
E con un’ultima abile finta salta<br />
Attraverso il cerchio del suo rischioso sogno<br />
Per balzar sù seduta del tutto desta<br />
All’arrestarsi dello squillo della sveglia.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p STYLE="padding-left: 15px"><strong>Ora come punizione per il suo talento<br />
Di giorno è costretta a camminare temendo<br />
I guanti d’acciaio del traffico, terrorizzata<br />
Dalla paura che, per dispetto, tutta<br />
L’elaborata impalcatura del cielo sopra la sua testa<br />
Cada alla fine fragorosamente sulla sua fortuna.</strong></p>
<p></span></strong></td>
</tr>
</table>
</div>
<p></center></p>
<p STYLE="text-align: left">&nbsp;</p>
<p><center></p>
<div style="width:425px;">
<table BGCOLOR="#ffffff" WIDTH="60%" CELLPADDING="10" CELLSPACING="10" CLASS="">
<tr>
<td CLASS=""><strong><span STYLE="font-size: 10pt; font-family: Courier New"></p>
<p STYLE="padding-left: 15px"><strong>AERIALIST</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p STYLE="padding-left: 15px"><strong>Each night this adroit young lady</strong><strong><br />
</strong><strong> Lies among sheets</strong><strong><br />
</strong><strong> Shredded fine as snowflakes</strong><strong><br />
</strong><strong> Until dream takes her body</strong><strong><br />
</strong><strong> From bed to strict tryouts</strong><strong><br />
</strong><strong> In tightrope acrobatics.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p STYLE="padding-left: 15px"><strong>Nightly she balances</strong><strong><br />
</strong><strong> Cat-clever on perilous wire</strong><strong><br />
</strong><strong> In a gigantic hall,</strong><strong><br />
</strong><strong> Footing her delicate dances</strong><strong><br />
</strong><strong> To whipcrack and roar</strong><strong><br />
</strong><strong> Which speak her maestro’s will.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p STYLE="padding-left: 15px"><strong>Gilded, coming correct</strong><strong><br />
</strong><strong> Across that sultry air.</strong><strong><br />
</strong><strong> She steps, halts, hung</strong><strong><br />
</strong><strong> In dead center of her act</strong><strong><br />
</strong><strong> As great weights drop all about her</strong><strong><br />
</strong><strong> And commence to swing.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p STYLE="padding-left: 15px"><strong>Lessoned thus, the girl</strong><strong><br />
</strong><strong> Parries the lunge and menace</strong><strong><br />
</strong><strong> Of every pendulum;</strong><strong><br />
</strong><strong> By deft duck and twirl</strong><strong><br />
</strong><strong> She draws applause; bright harness</strong><strong><br />
</strong><strong> Bites keen into each brave limb.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p STYLE="padding-left: 15px"><strong>Then, this tough stint done, she curtsies</strong><strong><br />
</strong><strong> And serenely plummets down</strong><strong><br />
</strong><strong> To traverse glass floor</strong><strong><br />
</strong><strong> And get safe home; but, turning with trained eyes,</strong><strong><br />
</strong><strong> Tiger-tamer and grinning clown</strong><strong><br />
</strong><strong> Squat, bowling black balls at her.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p STYLE="padding-left: 15px"><strong>Tall trucks roll in</strong><strong><br />
</strong><strong> With a thunder like lions; all aims</strong><strong><br />
</strong><strong> And lumbering moves</strong><strong><br />
</strong><strong> To trap this outrageous nimble queen</strong><strong><br />
</strong><strong> And shatter to atoms</strong><strong><br />
</strong><strong> Her nine so slippery lives.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p STYLE="padding-left: 15px"><strong>Sighting the stratagem</strong><strong><br />
</strong><strong> Of black weight, black ball, black truck,</strong><strong><br />
</strong><strong> With a last artful dodge she leaps</strong><strong><br />
</strong><strong> Through hoop of that hazardous dream</strong><strong><br />
</strong><strong> To sit up stark awake</strong><strong><br />
</strong><strong> As the loud alarmclock stops.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p STYLE="padding-left: 15px"><strong>Now as penalty for her skill,</strong><strong><br />
</strong><strong> By day she must walk in dread</strong><strong><br />
</strong><strong> Steel gaunticts of traffic, terror-struck</strong><strong><br />
</strong><strong> Lest, out of spite, the whole</strong><strong><br />
</strong><strong> Elaborate scaffold of sky overhead</strong><strong><br />
</strong><strong> Fall racketing finale on her luck.<span></span></strong></p>
<p>&nbsp;<br />
</span></strong></td>
</tr>
</table>
</div>
<p></center></p>
<p STYLE="padding-left: 15px">&nbsp;</p>
<p STYLE="text-align: center">(traduzione di Orsola Puecher)</p>
<p STYLE="text-align: left">&nbsp;</p>
<p><center STYLE="text-align: left">[<strong>AERIALIST</strong><em> &#8211; delicata e crudele &#8211; fa parte di un piccolo gruppo di poesie che </em><strong>Sylvia Plath</strong> <em>(Boston, 27 ottobre 1932 – Londra, 11 febbraio 1963) scrive negli anni del college, fra il 1950 e il 1955, talvolta come compiti assegnati dal suo professore di Letteratura Inglese,</em> <strong>Alfred Young Fisher</strong>]</center></p>
<p STYLE="text-align: left">&nbsp;</p>
<p><center><em><strong>,\\&#8217;</strong></em></center><center STYLE="text-align: left"></center></p>
<p STYLE="text-align: left">&nbsp;</p>
<p>Musica da <a href="http://www.claudiocolombo.net/Altremusiche/Satie/Parade5.mp3" target="_blank"><strong>qui</strong></a></p>
]]></content:encoded>
					
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