Articolo precedenteQuesta è la mia mano
Articolo successivoLa lentezza

ANIMAzioni#02: “LA MANO” di Jirí Trnka [ 1965 ]


 
Jiří Trnka [ 24 Febbraio 1912, Plzeň – 30 Dicembre 1969, Praga ] disegnatore, marionettista, animatore cecoslovacco muore per un attacco di cuore un anno dopo l’invasione sovietica. La sua ultima opera La mano (RUKA) vede la luce tre anni prima, anticipando profeticamente gli eventi politici successivi nella parabola dell’omino Pierrot Lunaire, vestito con la gorgera come un Fool shakespeariano, acrobata dal giustacuore ricamato d’oro di un circo immaginario, le maniche variopinte d’Arlequin picassiano, in lotta con una dispotica sinistra mano guantata di bianco a cui finirà per soccombere. La delicata e crudele animazione in stop motion sara vietata per lunghi anni dal regime cecoslovacco per il suo contenuto di esplicita critica ad ogni totalitarismo, soprattutto a quello artistico e culturale.
Il piccolo Jiří, figlio di una modesta famiglia, il padre era idraulico, passava lunghi pomeriggi con la nonna che, per guadagnare qualcosa da aggiungere al magro bilancio, costruiva bambole e cavallini di pezza. E lo possiamo immaginare giocare con i ritagli caduti sotto il tavolo, i fili e i bottoni spaiati che fra le sue mani si animavano in chissà che fantastiche storie: come fanno i bambini, o meglio come facevano quando i giocattoli erano pochi e il tempo infinito dell’infanzia, se pur nelle difficoltà materiali, era un periodo magico e poetico. La sua fortuna nasce dall’incontro ai campi vacanze estivi con un giovane maestro, Josef Skupa, che diventerà un famoso burattinaio della lunga tradizione marionettistica cecoslovacca, che lo fa lavorare nel suo Teatro di Burattini e, vista la passione del ragazzino e il suo talento nello scolpire, cucire, muovere i personaggi del piccolo popolo di legno, convince i genitori a mandarlo alla Scuola d’Arti Applicate di Praga, nonostante le difficoltà economiche della famiglia. Trnka fonda poi un suo Teatro di Burattini, illustra libri per bambini e dopo la guerra in una vecchia villa di Praga ottiene dal regime i fondi per impiantare un vero e proprio centro di animazione di stato. Pian piano si guadagna fama ed onori in patria ed all’estero, ottiene il primo premio del festival cinematografico di Cannes nel 1946 ed influenza notevolmente con la sua tecnica e la sua fantasia la scena dell’animazione mondiale.
Tra i suoi titoli Vecchie leggende ceche (1953), ispirate al folklore del suo paese, Il buon soldato Svejk (1955), Sogno di una notte d’estate (1959) e il delizioso cartone animato The Merry Circus.
Non so se si possa dire che gli oggetti abbiano un’anima, ma i pupazzi di Trnka dell’anima delicata e sognante, gentilmente ospitata in un fisico massiccio alla Peter Ustinov, del loro creatore hanno di sicuro un soffio che formicola leggero, ilare e surreale fra legno, straccetti di stoffa e pupille disegnate con un pennello di poche setole.

6 Commenti

  1. E quattro!
    Un suono terribile, questa volta. E un’opera mirabilmente “mostruosa”.

    Non meraviglia che i lacchè cecoslovacchi ne abbiamo impedito la visione.
    Con “La mano” avremmo potuto – magari – assistere ad un’accelerazione della caduta dell’Impero Sovietico: spettacolare è infatti la sua efficacia politica.
    Ma che cos’hanno questi praghesi da ospitare nel loro cuore tutti gli angeli di questa terra?

    Grazie, davvero, Orsola.

  2. ciao orsola,

    è vero, è come se per uno strano caso del destino, non avendo concordato niente, il mio racconto e le animazioni di trnka dialogassero. e questo la dice lunga sulle interconnesioni del tempo e della storia. ad un possibile ed improbabile ritrovarsi.

    a presto

    giuseppe

  3. Adoro il personaggio con il suo pallore che dà una tristezza morbosa, sottolineata dagli occhi cupi eil nasone.
    Il mano è la minaccia del potere, l’ho visto cosi. il mano è lo strumento della violenza: con la mano sola puo distruggere una persona.
    Non so perché (non conosco la storia del film) ho pensato a un artiste (forse nel luogo triste, abbandonato) che non riusce a creare il fiore che sogna, costretto a creare un mano maestoso.
    Ho pensato anche al bambino che si sente dominato dall’autorità dei genitori.

I commenti a questo post sono chiusi

articoli correlati

DAVID FOSTER WALLACE legge “Una storia ridotta all’osso della vita postindustriale” [1999]

Quando vennero presentati, lui fece una battuta, sperando di piacere. Lei rise a crepapelle, sperando di piacere. Poi se ne tornarono a casa in macchina, ognuno per conto suo, lo sguardo fisso davanti a sé, la stessa identica smorfia sul viso.

MUSICA PER GIORNI DISPARI #01 Steve Reich “WTC 9/11” [2010]

di Steve Reich
Il pezzo inizia e finisce con il primo violino che raddoppia il forte segnale acustico di avviso (in realtà un FA) emesso dal telefono quando viene lasciato sganciato. Nel primo movimento ci sono voci d'archivio dei controllori del traffico aereo del NORAD, allarmati dal fatto che il VOLO 11 americano fosse fuori rotta.

DANIELE DEL GIUDICE “levare a ogni frase la terra sotto i piedi“

"Le storie, i sentimenti, i personaggi, la descrizione: riuscire a renderli totale provvisorietà; levare a ogni frase la terra sotto i piedi, levarle il fondamento, col gesto stesso con cui ci sforziamo di affidarla a una stabilità."

MUSICA PER GIORNI PARI #01 Gregorio Allegri “Miserere”

di Orsola Puecher
E' Mercoledì 11 Aprile 1770: Johann Georg Leopold Mozart e suo figlio, il quattordicenne Wolfgang Amadeus, esibito fin da bambino nelle le corti d’Europa in sfiancanti tournée musicali, arrivano a Roma.

cinéDIMANCHE #24 KEN RUSSELL Amelia and the Angel [1957]

di Orsola Puecher
... l'organetto a manovella che gira il suo disco di metallo traforato insieme al cerchio delle bambine, figurine danzanti di un carillon, ci fa subito capire che stiamo entrando in una dimensione delicata e parallela.

25 aprile 2021 Canteremo ancora… [tracce di un’altra vita]

La piccola targa di ottone è ancora là, incastonata nel marciapiede, lo è stata nel silenzio e nella solitudine delle strade deserte e del lockdown. Testimonia lo stesso e rende onore a chi tomba e sepoltura non ha potuto avere.
orsola puecherhttps://www.nazioneindiana.com/author/orsola-puecher/
,\\' Nasce [ in un giorno di rose e bandiere ] Scrive. [ con molta calma ] Nulla ha maggior fascino dei documenti antichi sepolti per centinaia d’anni negli archivi. Nella corrispondenza epistolare, negli scritti vergati tanto tempo addietro, forse, sono le sole voci che da evi lontani possono tornare a farsi vive, a parlare, più di ogni altra cosa, più di ogni racconto. Perché ciò ch’era in loro, la sostanza segreta e cristallina dell’umano è anche e ancora profondamente sepolta in noi nell’oggi. E nulla più della verità agogna alla finzione dell’immaginazione, all’intuizione, che ne estragga frammenti di visioni. Il pensiero cammina a ritroso lungo le parole scritte nel momento in cui i fatti avvenivano, accendendosi di supposizioni, di scene probabilmente accadute. Le immagini traboccano di suggestioni sempre diverse, di particolari inquieti che accendono percorsi non lineari, come se nel passato ci fossero scordati sprazzi di futuro anteriore ancora da decodificare, ansiosi di essere narrati. Cosa avrà provato… che cosa avrà detto… avrà sofferto… pensato. Si affollano fatti ancora in cerca di un palcoscenico, di dialoghi, luoghi e personaggi che tornano in rilievo dalla carta muta, miracolosamente, per piccoli indizi e molliche di Pollicino nel bosco.