<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	>

<channel>
	<title>michael palmer &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
	<atom:link href="https://www.nazioneindiana.com/tag/michael-palmer/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.nazioneindiana.com</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Tue, 28 Oct 2025 09:10:47 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.7.15</generator>
	<item>
		<title>Michael Palmer &#8211; Appunti per Echo Lake</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2025/10/24/michael-palmer-appunti-per-echo-lake/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[renata morresi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Oct 2025 05:00:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Raos]]></category>
		<category><![CDATA[Anna Ruchat]]></category>
		<category><![CDATA[Ben Lerner]]></category>
		<category><![CDATA[Domenico Brancale]]></category>
		<category><![CDATA[emmanuel hocquard]]></category>
		<category><![CDATA[Gian Maria Annovi]]></category>
		<category><![CDATA[lorenzo mari]]></category>
		<category><![CDATA[michael palmer]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Bottero]]></category>
		<category><![CDATA[Wadada Leo Smith]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=115873</guid>

					<description><![CDATA[Dopo l’uscita di alcune traduzioni online nel corso degli ultimi vent’anni – a cura di Andrea Raos, Gian Maria Annovi e, più recentemente, Stefano Bottero – sarà dal 6 novembre disponibile una prima traduzione italiana in volume della poesia di Michael Palme...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><i>Dopo l’uscita di alcune traduzioni online nel corso degli ultimi vent’anni – a cura di <a href="https://www.nazioneindiana.com/2004/09/01/sette-poesie-michael-palmer/" target="_blank" rel="noopener">Andrea Raos</a>, Gian Maria Annovi (<a href="https://www.nazioneindiana.com/2011/10/27/lettere-a-zanzotto/" target="_blank" rel="noopener">qui</a> e <a href="https://www.nazioneindiana.com/2011/11/02/lettere-a-zanzotto-2/" target="_blank" rel="noopener">qui</a>) e, più recentemente, <a href="https://www.layoutmagazine.it/michael-palmer-poesie-promisesmichael-palmer-poesie-promises-of-glass/" target="_blank" rel="noopener">Stefano Bottero</a> – sarà dal 6 novembre disponibile una prima traduzione italiana in volume della poesia di Michael Palmer: </i>Appunti per Echo Lake<i>, tradotto da Lorenzo Mari per Finis Terrae, nella collana Le Meteore diretta da Domenico Brancale e Anna Ruchat. Come si legge nella bandella del libro, si tratta di una scelta specifica nella vasta produzione dell’autore, nato nel 1943 a New York e residente in California, perché «[i]n </i>Notes for Echo Lake<i> (1981), la scrittura di Michael Palmer, spesso identificata con la </i>Language Poetry<i>, segna un apice e insieme un punto di svolta», e ancora, «[s]e </i>Notes for Echo Lake<i> si basa sull’assunto che il mondo possa essere letto come un testo, non si accontenta per questo di sancire la definitiva dissoluzione dell’esperienza: ogni slittamento del linguaggio nella costruzione del senso poetico è motivo per intrecciare riflessioni e operazioni linguistiche alla meditazione filosofica ed etica». Traduttore dal portoghese, dal russo e dal francese – emblematico, tra tutti, il lavoro di traduzione reciproca con Emmanuel Hocquard – Palmer suggerisce un ascolto costante della “musica silente” del linguaggio – un po’ come Keats, come sottolinea Ben Lerner in questa <a href="https://harpers.org/archive/2018/10/six-poems-2/" target="_blank" rel="noopener">breve introduzione</a> per sei poesie di Palmer pubblicate su “Harper’s” nel 2018, e un po’ come Wadada Leo Smith: in un testo dedicato al grande jazzista afroamericano, Palmer scrive qualcosa che vale anche per tutta la sua poesia: </i>«It must not flow, / must come out wrong, / since such is song.».</p>
<p><b>Appunti per Echo Lake 2</b></p>
<p>Lui assumeva uno sguardo fin dentro la parola, chiunque ci fosse a guardare. Chiunque volesse guardare. Un andare e venire nel fumo.</p>
<p>Una parte e a parte.</p>
<p>Voci attraverso una parete. Sono lì perché noi le sentiamo che cosa sentiamo. Verso la fine il tono si alza per indicare una domanda.</p>
<p>Cos’è che sta spuntando in giardino.</p>
<p>Aver perso le parole. Com’è che vi si muove la mente, camminando oltre l’argine di quello che era stato un fiume. Com’è che la luce.</p>
<p>E il ritmo come un braccio, il ritmo come un braccio aperto, lui gira ancora e ancora ricordando la canzone. Cos’è che rammentava lei.</p>
<p>Ovvio che fosse il presente ciò che la Sibilla vedeva più distintamente, leggendo i segni letterali, le parole intorno a lei, finché non appariva un nuovo insieme di segni. E divinare l’interezza del messaggio da lei pronunciato esigeva da chi l’ascoltasse un’attenzione consona. Il messaggio era il mondo tradotto, e chi parlava e chi ascoltava diventavano una cosa sola. Il suo messaggio era il segno stesso.</p>
<p>Hermes a un tempo come il messaggero e il dissimulatore. Hermes come il segno.</p>
<p>Chi è che vive parlando e disascoltando, i lampascioni vicino al fiume, le rose centenarie in giardino, il lillà, l’iris, il papavero, il gelsomino a pergola sulla finestra della cucina.</p>
<p>Camminano accanto alla partenza e si dispiegano le immagini di un greto secco, le voci a braccetto attraverso una parete. Camminano accanto a una risposta che digita ogni sua lettera nello stesso istante in cui appare. Una grande stanza bianca ha un soffitto con le travi a vista. I poveri vivono in grandi schiere.</p>
<p>Osservando il mare lui dipinge un viso di donna, richiede più luce e più tempo. C’è mai un’immagine che appaia, parola nella parola, pelle blu come la polvere, più oltre colline senza un nome. C’è mai un’immagine se c’è.</p>
<p>Aver perso e fare ritorno laggiù, dicendo cose e parlando, è iniziato a piovere. Lui dipinge un viso di donna color del mare ma poi ritrae un’altra persona come una sedia vuota. Poi impara a cancellare ogni giorno quattro parole.</p>
<p>Come un braccio piegato potrebbe significare “scorrere”.</p>
<p>Si scontrano vicino alla porta del bar, si sorridono educatamente e passano oltre. Lui osserva il filosofo voltare l’angolo e sparire.</p>
<p>C’è una poesia gradevole.</p>
<p>C’è una poesia come uno straccio bianco.</p>
<p>C’è una poesia che si lecca la lingua.</p>
<p>Lascia che ti presti la mia forchetta.</p>
<p>La voce ha luogo attraverso una parete.</p>
<p>Mentre la canzone si divide, lei spiega con un ampio gesto.</p>
<p>Noi non siamo mai stati felici qui mai stati più felici.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Parla novembre</strong></p>
<p>Certe facce sembrano le nostre<br />
brandelli di aprile recisi dalla parte del tronco<br />
finestre e porte in tutto e per tutto nostre<br />
che sognano il sentiero di ghiaccio<br />
al di sotto della cheppia, sonno che fiorisce</p>
<p>casualmente sulle spalle strette<br />
e le ruote di un certo qual giorno dentro le ruote<br />
Un uomo senza testa sta attraversando la strada<br />
mentre ricordiamo la riva più vicina<br />
delineata da nuvola, sonno</p>
<p>umido al nostro tatto, sostanza<br />
di lacrime offerta a sorsi<br />
così tanti di noi<br />
qui, così tanti che mancano<br />
che sarebbero potuti essere qui</p>
<p align="CENTER"><span style="font-size: small;"><i>per Bob Perelman</i></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Documentazione</b></p>
<p align="RIGHT">“<span style="font-size: small;">Ti ho detto tutto in breve e sinceramente”<br />
<span style="font-size: small;">Inno omerico, </span><span style="font-size: small;"><i>A Demetra</i></span></span></p>
<p>Questa strada finisce in un campo di grano<br />
e il cielo è pieno di corvi ubriachi<br />
ovvero com’è che sappiamo quel che sappiamo</p>
<p>Ha detto lui reggendosi l’orecchio tagliato<br />
Il cielo attraversa con troppa rapidità la cornice<br />
e il sorriso è stato applicato in obliquo</p>
<p>Ecate velata vive in tre corpi<br />
illuminati da una luce approssimativa<br />
La figlia riceve dolore ed è in vita</p>
<p>La figlia recita dolore ed è in vita<br />
mentre la madre la espone al fuoco<br />
e la bambina alza un ciuffo di capelli gialli</p>
<p>chiedendosi perché siano stati tagliati<br />
L’albero barbuto è la terza parte<br />
cui sono appese le età dell’orzo</p>
<p>Hanno amato un’architettura segreta<br />
che lascia false prove di sé<br />
e amano essere tre in una sola</p>
<p>La nostra visita è durata un inverno intero<br />
e noi abbiamo quasi scordato come si chiama ogni parola<br />
Il cielo attraversa con la sua rapidità la cornice</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span lang="en-US"><b>Caro M</b></span></p>
<p><span lang="en-US">Sì </span><span lang="en-US"><i>sono</i></span><span lang="en-US"> il s</span><span lang="en-US">esso e i soldi che importano, un vasto canyon dove il vento fa il suo giro, acqua con sali minerali rappresi sulla superficie del bicchiere, un paese che ha cessato di esistere, come per intesa. Violini (sentimentali), pianoforte (pomposo), A con i suoi piaceri misteriosi che nessuno conosce e i fiati infine – da dove sono arrivati i fiati? È lunedì e la laguna rimane entro i propri limiti. Ci sono degli aironi. Come sempre mi perderò la tua visita poi te la renderò. Non c’è parvenza di movimento sulla terra. Qui “acqua” sta per “ordine”. La versione straniera non ci dice né di più né di meno.</span></p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Notes for Echo Lake 2</strong></p>
<p>He would assume a seeing into the word, whoever was there to look. Would care to look. A coming and going in smoke.</p>
<p>A part and apart.</p>
<p>Voices through a wall. They are there because we hear them what do we hear. The pitch rises toward the end to indicate a question.</p>
<p>What’s growing in the garden.</p>
<p>To be at a loss for words. How does the mind move there, walking beside the bank of what had been a river. How does the light.</p>
<p>And rhythm as an arm, rhythm as the arm extended, he turns and turns remembering the song. What did she recall.</p>
<p>It was of course the present the Sybil most clearly saw, reading the literal signs, the words around her, until a further set of signs appeared. And to divine the fullness of the message she uttered would demand of her listener an equivalent attention. The message was the world translated, and speaker and listener became one. Her message was the sign itself.</p>
<p>Hermes alike as the bearer and concealer. Hermes as the sign.</p>
<p>Who lives in the speaking and unlistening, wild onions by the river, roses in the garden a hundred years old, lilac, iris, poppy, jasmine trellised above the kitchen window.</p>
<p>They walk beside departure and images of a dry riverbed unfold, voices through a wall arm in arm. They<br />
walk beside an answer typing each letter as it appears. A large white room has a beamed ceiling. The poor live in long rows.</p>
<p>While staring at the sea he paints a woman’s face, requests more light and time. Is there ever an image that appears, word inside word, skin blue as dust, nameless hills beyond. Is there an image if there is.</p>
<p>To be at a loss and to return there, saying things and speaking, it’s started to rain. He paints a woman’s face the color of the sea but portrays someone else as an empty chair. Then he learns to erase four words each day.</p>
<p>As an arm folded might mean “to flow”.</p>
<p>They collide near the café door, smile politely and pass. He watches the philosopher turn the corner and disappear.</p>
<p>There is agreeable poetry.</p>
<p>There is poetry like a white cloth.</p>
<p>There’s a poetry licking its tongue.</p>
<p>Let me lend you my fork.</p>
<p>Voice occurs through a wall.</p>
<p>As song divides itself, she explains with a wave.</p>
<p>We have never been happy here have never been happier.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>November Talks</strong></p>
<p>Certain faces seem to be ours<br />
pieces of April broken from the main part<br />
window and door entirely ours<br />
who dream of the path of ice<br />
beneath shad, sleep flowering</p>
<p>casually over narrow shoulders<br />
and wheels of a given day within wheels<br />
A headless man is crossing the road<br />
as we remember the earliest shore<br />
outlined by cloud, sleep</p>
<p style="text-align: left;">wet to our touch, material<br />
of tears offered in sips<br />
so many of us<br />
here, so many missing<br />
who might have been here</p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-size: small;"><em>for Bob Perelman</em></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Documentation</strong></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-size: small;">“This is how it happened”<br />
Homeric Hymn to Demeter</span></p>
<p>This road ends in a field of grain<br />
and drunken crows are filling the air<br />
or how do we know what we know</p>
<p>He spoke holding his severed ear<br />
The sky moves too quickly through the frame<br />
and the smile has been put on sideways</p>
<p>Veiled Hecate lives in three bodies<br />
lit by approximate light<br />
The daughter receives grief and is alive</p>
<p>The daughter recites grief and is alive<br />
as the mother places her in the fire<br />
and the child holds her yellow hair out</p>
<p>wondering why it’s been cut<br />
The bearded tree is the third part<br />
where the ages of the barley hang down</p>
<p>They have loved a secret architecture<br />
that leaves false evidence of itself<br />
and they love to be as three in one</p>
<p>Our visit has lasted an entire winter<br />
and we have half forgotten each word’s name<br />
The sky moves that quickly through the frame</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Dear M</strong></p>
<p>Yes it is sex and money that matters, a long canyon wind effects, water with minerals caked on the edge of the glass, a country that has ceased to exist, as per agreement. Violins (maudlin), piano (overwrought), A with her mysterious pleasures none share and horns finally – where did the horns come from? It is Monday and the lagoon maintains its border. There are herons. I will miss as always your visit and return it. There is no suggestion of movement in the earth. “Water” here stands for “order”. The foreign version tells us neither more nor less.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Pensare di provare a pensare: su Situ, di Steven Seidenberg</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2021/09/01/pensare-di-provare-a-pensare-su-situ-di-steven-seidenberg/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[renata morresi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Sep 2021 05:00:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Lidia Riviello]]></category>
		<category><![CDATA[michael palmer]]></category>
		<category><![CDATA[renata morresi]]></category>
		<category><![CDATA[Steven Seidenberg]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=92666</guid>

					<description><![CDATA[Intricato labirinto filosofico o parodico sabotaggio dello stesso? Riflessione sul senso del riflettere o sul nonsenso dello scriverne? Benvenuti in Situ di Steven Seidenberg.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Renata Morresi</strong></p>
<p>Un lui senza nome emerge da un discorso che continua, che lo coglie impegnato a cogliersi, in una inesausta esplorazione del proprio pensare e proprio lì, in quel tempo e luogo dov’è la ‘sua’ panchina, <em>in situ</em>, dove si presume tutto si sia formato. Intricato labirinto filosofico o parodico sabotaggio dello stesso? Riflessione sul senso del riflettere o sul nonsenso dello scriverne? Ogni sezione del testo affabula chi legge con la sua forza centrifuga e lo ammonisce: non potrai divagare da questa eterna divagazione, lettore! Qualcosa rimane da imparare: “si cerca solo di dire a se stessi ciò che si considera sospetto” (34). Ad ogni capoverso il nostro candido pensatore capovolto, commutatore del fuori col dentro e a rovescio, compone un’altra virtuosistica curva. Penso alle sette camicie sudate dal traduttore, Pietro Traversa, teso a comporre “il decomporsi di quel pensiero che trova il proprio compimento proprio in quella sorta di abbandono volontario da parte di chi lo ha concepito” (11), un tour de force di invenzioni e rilanci, il suo, che insegna qualcosa su quanto ogni testo da tradurre sia anche un manuale di metodo.</p>
<p>È proprio vero che l’arte, lo suggerisce Badiou, è l’unica cosa finita in natura. Seidenberg sembra raccogliere il paradosso per rilanciarla nella sublime parodia del suo infinire. Si può ridere, meditare, elucubrare, fantasticare, leggere a caso, o all’indietro, proprio come fosse un dizionario delle posizioni, che abbandona la pretesa di dire e si abbandona ad esso. O, per la sua incantata meta-polifonia, come lo definisce Micah Zevin in una recensione al libro, “un romanzo”.</p>
<p>°</p>
<p>(dalla prefazione di Lidia Riviello)</p>
<p>Questo testo contiene altri testi, dinamici perché allusivi, in quiete perché intuitivi, è parte di una forma, la forma della fine, è il pezzo di scena più che conclusivo, sconclusionato, nel senso che non può trarre le conclusioni né dal testo stesso né dal lettore che fa attrito con una materia sfinita eppure tesa, che contiene lo sfinimento per una ricerca dell’ultimatum, della proposta perentoria alla ‘domanda’ che è sempre sul punto di farsi mondo e dunque: ‘Se un mondo resiste come tale non può essere un istante’. La fase conclusiva in <em>Situ</em> è provvisoria, finale che è posizione, ubicazione momentaneamente trovata, escogitata, allestita in forma di architettura, di ossatura dell’ipotesi, in un’opera che è tutta una escogitazione continua, una grande ‘mossa’. E infatti il testo è mosso, scosso da un continuo e pervasivo ritmo circadiano. In <em>Situ</em>, mentre ‘non si dovrebbero fissare le proprie speranze troppo in alto’, dal fondo si fanno emergere, si sottraggono alle speculazioni, fondi e residui, addensamenti sfibranti, rese, conoscenze arrese, codici: ‘il vuoto sacro’. Un riferimento, una proposta di argomentazione eppure per dirla con John Donne: ‘prendimi a te, imprigionami, perché io tranne che tu mi soggioghi, non sarò mai libero, né sarò mai casto, tranne che tu mi usi violenza’. Dunque non è possibile liberare le nostre posizioni in questo divenire se non in una condizione di ostaggio che nella ostensione dei testi conduca a una esaustiva calma, quasi imperturbabilità. <em>Situ</em> si legge a ritroso in senso anche doppio di ritroso ‘per selvatichezza non arrendevole, cedevole’: ci si può avvicinare ‘per distanza’, e se, ancora, ‘ritrosi sono coloro che vogliono ogni cosa al contrario degli altri, sì come il vocabolario medesimo dimostra; chè tanto è a dire a ritroso quanto a rovescio’ , allora anche in questo senso nel senso del contrario degli altri si può leggere situ al rovescio, cioè ribaltando lo schema della lettura di una grande opera di pensiero. È questo, ma è anche opera del ripensare ogni paradigma assimilato, destituito, recuperato da possibili esperienze di lettura e di scrittura. […]</p>
<p>°</p>
<p>(da una nota di Michael Palmer)</p>
<p>Impegnarsi nella lettura di <em>Situ</em>, di Steven Seidenberg, è come attraversare lo specchio della coscienza verso un mondo tragicomico di “spasmi mnemonici” e del “nulla del luogo”. Quindi mi trovo a pensare, dove sono? E cosa sono? E quando? Avvertiamo il mondo fenomenico scorrere via, mentre ci meravigliamo del campo del linguaggio e del pensiero così portato alla luce.</p>
<p>°</p>
<p>(da <em>Situ</em>)</p>
<p>Gli piace pensare che tutti fossero già esistenti prima di essere…prima di essere come l’io il cui essere è ciò che sono diventati. Gli piace pensare che almeno in questa maniera lui non sia mai singolare, che in qualche modo possa pensare al noi e intendere più che qualche uno. E non solo intendere, ma in qualche modo offrire, come referente nel mondo per quel muto bene comune, tra i suoi pensieri quello di un’attualità assicurata. Quando pensa al noi, pensa – e non lo fa così spesso – pensa che non sta pensando ad altri che potrebbero essere come lui è, come regola, piuttosto a quelli immaginati come coevi, come suoi colleghi, una compagnia congetturata come parallela…</p>
<p>Φ</p>
<p>Non sa se tali persone siano reali – o siano, cioè, concorrenti col suo pensare che lo siano; non ha alcun indizio che si siano allineati ai suoi indizi, e in ogni caso non è incline a supporlo. Quello che veramente sa – ciò che gli permette di scuotere questo sotterfugio di base, di un tesoro comune – è che sia più che capace di pensare a una tale pluralità di scopi, o un tale scopo singolare – una tale esistenza singolare – sostenuta al plurale, come un massetto modale, e non solo ne è capace, lo fa, non può non farlo; è esattamente ciò che fa e farà…</p>
<p>Φ</p>
<p>Abbiamo tutti avuto delle vite, si ripete, prima di averle vissute – prima che si pensi di essere imbevuti di una tale estensione. Potremmo vantarci di ricordare quei primitivi risvegli ma non li possiamo ricordare, non sono raccolti sulla soglia del proprio esser come, ma come contorsioni della propria natura in ricerca. E quindi si domanda – come si può distinguere quell’addebito passato a un passato assente come sostanza…come la sostanza dell’ego che non può altrimenti identificare un referente nel mezzo di quell’astrazione, di quel pignoramento? Come concepire il rilevamento di un mondo prima della presenza di una seità per viverlo, per riceverlo, una seità che è condizione necessaria per una totalmente intuitiva…totalmente istintiva convergenza nel nome di un tale ricevere? E se non è un concetto, se è più che una concezione…</p>
<p>Φ</p>
<p>Se una volta era un grumo di viscida putrefazione – e sembra una semplice inferenza da altre dello stesso genere – era un tempo della sua vita – nell’ontogenesi del suo corpus – servito come precondizione per il venire all’essere dell’ego che lui oggi vive. Che ciascuna iterazione di una solvibilità degradata sia allo stesso modo singolare – incapace di esser intercambiabile – potrebbe non provare l’inaspettato, ma questo non vuol dire che lui abbia trovato un modo…ma lui ancora non ha trovato un modo…pensa che nessuno abbia mai trovato un modo per far significare quel significato qualcosa…significare qualsiasi cosa particolare rispetto a questa particolarità, questa simultaneità vissuta di vuoti disperati…</p>
<p>Φ</p>
<p>Se si è venuti ad essere – alla stasi, nel flusso – grazie alla ricezione…del mondo intercettato, deve esserci allora una fase nel consumo di quel duro lavoro che equivalga al riceverlo prima che si possa interpretare la posa come aspetto, o tendenza – prima che ci sia un io per adocchiare quell’estensione inestimabile. Perché no, pensa, è giusto; ci sono tante cose…tante sottigliezze della propria giovanescenza che sa di non avere modo di ricordare. Non ha preoccupazioni, cioè, non è mai arrivato a tanto e non cambierà la sua inclinazione, non senza qualche beneficio del cambiamento reso apparente…reso dimostrabile, come un effetto noto. Del volgersi all’indietro o in avanti, volgersi internamente o esternamente…</p>
<p>Φ</p>
<p>Non gli interessa di non poter riportare alla mente così tanto di quello che ha reso la sua mente capace di portare qualsiasi cosa alla mente, se non per il fatto che una tale storia rivelata è comunque un passaggio nella resa diligente dell’io che è arrivato a pensare come la sua seità, la propria – il suo arrendersi all’arrendersi, all’arrendersi ancora; che l’insieme di tutto quello che manca dal conteggio delle sue distinzioni è maggiore dell’aggregato di quello che è stato dimenticato, quello che precedentemente è stato in schiavitù ma è ora liberato, allontanato dalla vista…</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Φ</p>
<p>Tornare al punto. Deve tornare al punto. Sempre indietro. Deve sempre tornare fino al punto. Il punto in cui ha iniziato, quando ha iniziato a tornare al punto, lì sulla panca lungo il confine della panca…</p>
<p>Φ</p>
<p>È partito da quel punto ricordandosi il suo penultimo tentativo di tornare al punto – l’ultimo che a questo punto riesce a ricordare, se non altro. E quello, ricorda, era solamente il punto di ricordare il ritorno che per ultimo ha incontrato; non può confermare, cioè, che quello che ha nominato come ultimo sia in realtà il suo tentativo finale di trovare la propria strada attraverso la forgiatura di derive montane e boschetti intricati, e questo sembra un’imprudente mancanza nello spazio della sua consapevolezza, un indizio di quello che torpidamente tormenta la sua crudele ignoranza, la sua stretta flaccida. Dice tra sé e sé che è inconcepibile tentare di dire tra sé e sé e di trovare il suo sacrificio inconcludente, che non si può mai identificare propriamente una differenza – tracciare un metodo per distinguere – tra tali tentativi falliti e quegli stessi atti di raccontare, di ripetere come di raccontare…</p>
<p>Φ</p>
<p>Cerca di convincersi – uno cerca di convincersi, pensa – e questo tipo di sforzo è sicuramente destinato ad essere sventato, se sei fatto…se sei costituito, come lui, che equivale a dire che testi le affermazioni delle proposizioni offerte confermando al mondo la verità delle proposizioni stesse che hai testato…</p>
<p>Φ</p>
<p>È per la considerevole impertinenza di tutte queste vuote mimesi che il provare ha un senso solo se distinto dal fare, se è concepibile che si debba provare e fallire. Dire che si stia provando a persistere nell’assenza di certe minacce verso quel timido assenso – o qualche minaccia immaginaria, se non proprio così feconda, così reale – è un’assurdità come qualsiasi vana tautologia proposta come una premessa, o una prova…</p>
<p>Φ</p>
<p>È ridicolo, pensa, pensare di provare a pensare, ma provare a pensare a qualcosa…a qualcos’altro quando ciò che si pensa ora richiede un’attitudine adatta, e il pensare al pensare altrimenti – il provare a pensare altrimenti – include nel suo eidolon il pensare lo stesso, beh, pensa sia inutile dire – che sia incontrovertibilmente il caso, cioè, che si faccia realmente…che si pensi sia necessario farlo o meno – che certi tentativi di concentrazione spesso falliscono…</p>
<p>Φ</p>
<p>E così ha raggiunto la sua prima conclusione – o se non è la prima, è sicuramente la più recente – che ogni tentativo di dirsi di tentare di garantire per ciò che si dice per mezzo di ciò che si sa esser spurio, certe volte facendo appello a un’inclinazione erratica, e altre alla ripetizione compulsiva dello stesso…</p>
<p>Φ</p>
<p>Così dice a se stesso; si cerca solo di dire a se stessi ciò che si considera sospetto…ci si rappresenta nel tentativo di parlarsi solo dopo aver realizzato che tale tentativo è fallito. In effetti è abbastanza raro, cerca di dirsi al momento, pensare che si stia cercando di raccontarsi al momento, volendo dire quello che ci si dice ora e che si sa esser sbagliato…</p>
<p>Φ</p>
<p><strong>Steven Seidenberg, <em>Situ</em></strong>, Arcipelago Itaca 2021. Con una nota introduttiva di Lidia Riviello. Traduzione di Pietro Traversa.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Lettere a Zanzotto</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/11/02/lettere-a-zanzotto-2/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2011/11/02/lettere-a-zanzotto-2/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Nov 2011 08:10:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Zanzotto]]></category>
		<category><![CDATA[Gian Maria Annovi]]></category>
		<category><![CDATA[michael palmer]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[traduzione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=40566</guid>

					<description><![CDATA[di Michael Palmer traduzione di Gian Maria Annovi Lettera 5 Desideravi, la neve cade all’insù, il futuro perfetto, un testo di ruote. Tu sei nato qui tra rumore e contro-rumore in frammenti iniziali di pellicola, argenti d’immagine, il di e le sue parti – particella come onda – i gradini del futuro perfetto, i suoi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Michael Palmer</strong><br />
traduzione di <strong>Gian Maria Annovi</strong></p>
<p><em><strong>Lettera 5</strong></em></p>
<p>Desideravi, la neve cade all’insù,<br />
il futuro perfetto, un testo<br />
di ruote. Tu sei nato qui<br />
tra rumore e contro-rumore<br />
in frammenti iniziali di pellicola,</p>
<p>argenti d’immagine, il di<br />
e le sue parti – particella<br />
come onda – i gradini<br />
del futuro perfetto, i suoi mille laghi<br />
campane, segni, lunazioni e delusioni</p>
<p>I giorni erano chiamati il libro della fretta<br />
poi il libro dell’urlo, libro<br />
ferroviario poi libro della ruggine, rilegatura-<br />
perfetta, ombra perfetta di un orologio<br />
il fotofilografo assembla in negativo,</p>
<p>sole negativo od ombra negativa,<br />
polvere negativa alzata dal suolo<br />
e le immagini negate in cornici eccessive,<br />
pietre refrattarie, camion ed imbuti,<br />
finzione e testamento coincidono  </p>
<p><span id="more-40566"></span><br />
<em><strong>Lettera 6</strong></em></p>
<p>Caro Z,<br />
così accusavamo la mimesis, accusavamo</p>
<p>l’anemone<br />
e il plasma di fango,</p>
<p>accusavamo il piacere, il sole<br />
e il circolo d’ombra</p>
<p><em><strong>Lettera 7</strong></em></p>
<p>Ma i muri sepolti e le nostre bocche di frammenti,<br />
<em>non noi ma la neve che ci osserva…</em></p>
<p>E tu Signor Fondo-di-cosa, Signor Testo, Signor È-Era,<br />
sai calcolare il rapporto tra filo e finestra,</p>
<p>tra tono e riga, copula e carnevale<br />
e sai riunire la luce dal futuro-passato</p>
<p>nel suo parabolico nido<br />
o recitare un intero vocabolario invernale,</p>
<p>le sue libertà e pseudo-elegie,<br />
lo scheletro di un tram che gira</p>
<p>o fuochi sparsi nel salone<br />
io direi non-io qui direi <em>Il libro dei nodi</em></p>
<p>direi risacche e correnti e trombe marine,<br />
striature di fosforo e venti fluviali</p>
<p>Caro Z, direi che è tempo, che è pressappoco il tempo, che è quasi, che è<br />
        giusto appunto, che è troppo<br />
tardi ora tempo ora per la vex- per la vox- per le<br />
        voci delle ombre,</p>
<p>tempo per le lettere prismatiche, i ninnoli e i sudari<br />
per un giro di sciarpe di garza attorno alle macerie della piazza</p>
<p>Messieurs-Dames, Meine Herren und Damen, la nostra parola-aerostatica,<br />
        lo noterete, sta lententamente<br />
salendo sopra la città bruciata,</p>
<p>le sue catacombe, gli ospedali e i giardini sperimentali,<br />
i suoi caselli autostradali, i ghetti e i raccordi anulari,</p>
<p>i narcolettici e i terapisti e i gatti randagi<br />
Signore e Signori, il nostro menu per questo volo,</p>
<p>dovuto a carenze temporanee,<br />
sarà zuppa di alpha-omega, gobba di cammello, e peti di monaca</p>
<p>Quando entreremo nella settima sfera, vi accorgerete di un sottile<br />
strato di ghiaccio che inizia </p>
<p>a formarsi sui vostri arti<br />
Non allarmatevi, è normale</p>
<p>Avrete difficoltà respiratorie, è normale<br />
Il respirare è difficoltà che provate, è normale</p>
<p>Caro Z, Dovrei dire spazio<br />
costruito di echi, faglie, specchi, uno strano</p>
<p>anno di girovagazione interiore<br />
Dovrei dire, <em>doppia danza, Corno, asse e ruota</em></p>
<p>Caro A, relitti di navi ostruiscono i porti<br />
e il loro carico resta a marcire sui moli</p>
<p>Prepara esecuzioni e trasfusioni<br />
ingrana la marcia finale</p>
<p><em><strong>Lettera 8</strong></em></p>
<p>(cirrostrato)</p>
<p>Così alla fine è di A, aleph e portici,<br />
tratto il dado d’osso</p>
<p>vicino ai cancelli incatenati<br />
E il gracchiare del là-fuori: campane, cuori carichi, vecchie pellicole</p>
<p>hanno trapassato il labbro della trascorsa narrazione<br />
Ma di cosa la para- la pra- di cosa ha bisogno</p>
<p>la parola –bisogno mondiale di non essere – per rappresentare – quello che<br />
fa il mondo</p>
<p>prima devi<br />
diventare perfetto</p>
<p>Nuotano sotto il promontorio e il vento<br />
Mondomattone, camini, quando-se-non-</p>
<p>quando-se-non-quando, schiuma<br />
e relitto, roteare di rondini di mare</p>
<p>E ad alta voce, dissotterrata<br />
come una lingua di reti</p>
<p>Blu vero e giallo limone<br />
grigio vero sottofoglia – così</p>
<p>tante fascine da bruciare – portale nei boschi<br />
e bruciale in mucchi</p>
<p>Ciò che è di A prima di ciò che è di B<br />
Mettiti le versioni nella bocca</p>
<p>Prendile dentro la bocca tua<br />
dissotterrata, tutto fumo, blu</p>
<p>e giallo limone, vera parola<br />
per quella terra e quel fumo </p>
<p><strong><em>Letter 5</em></strong></p>
<p>Desired, the snow falls upward,<br />
the perfect future, a text<br />
of wheels. You were born here<br />
between noise and anti-noise<br />
in first bits of film,</p>
<p>silvers of image, the of<br />
and its parts—particle<br />
as wave—the perfect<br />
future’s steps, its thousand lakes<br />
bells, remarks, lunations and dismays</p>
<p>Days were called the speed book<br />
then the scream book, rail<br />
book then the book of rust, perfect-<br />
bound, perfect shadow of a clock<br />
the photophilographer assembles in negative,</p>
<p>negative sun or negative shade,<br />
negative dust pulled from the ground<br />
and the images negated in ornate frames,<br />
firebricks, funnels and trucks,<br />
figment and testament as one</p>
<p><em><strong>Letter 6</strong></em></p>
<p>Dear Z,<br />
So we accused mimesis, accused</p>
<p>anemone<br />
and the plasma of mud,</p>
<p>accused pleasure, sun<br />
and the circle of shadow</p>
<p><em>Letter 7</em></p>
<p>But the buried walls and our mouths of fragments,<br />
<em>no us but the snow staring at us…</em></p>
<p>And you Mr. Ground-of-What, Mr. Text, Mr. Is-Was,<br />
can you calculate the ratio between wire and window,</p>
<p>between tone and row, copula and carnival<br />
and can you reassemble light from the future-past</p>
<p>in its parabolic nest<br />
or recite an entire winter’s words,</p>
<p>its liberties and pseudo-elegies,<br />
the shell of a street-car in mid-turn</p>
<p>or scattered fires in the great hall<br />
I would say not-I here I’d say <em>The Book of Knots</em></p>
<p>I’d say undertows and currents and waterspouts,<br />
streaks of phosphorous and riverine winds</p>
<p>Dear Z, I’d say it’s time, it’s nearly time, it’s almost, it’s<br />
	just about, it’s long<br />
past time now time now for the vex- for the vox- for the<br />
	voices of shadows,</p>
<p>time for the prism letters, trinkets and shrouds,<br />
for a whirl in gauzy scarves around the wrecked piazza</p>
<p>Messieurs-Dames, Meine Herren und Damen, our word-balloon,<br />
	you will note, is slowly<br />
rising over the parched city,</p>
<p>its catacombs, hospitals and experimental gardens,<br />
its toll-gates, ghettos and ring-roads,</p>
<p>narcoleptics and therapists and stray cats<br />
Ladies and Gentlemen, our menu for this flight,</p>
<p>due to temporary shortages,<br />
will be alpha-omega soup, Bactrian hump, and nun’s farts</p>
<p>As we enter the seventh sphere, you will discover a thin<br />
layer of ice just beginning</p>
<p>to form on your limbs<br />
Do not be alarmed, this is normal</p>
<p>You will experience difficulty breathing, this is normal<br />
The breathing you experience is difficulty, this is normal</p>
<p>Dear Z, Should I say space<br />
constructed of echoes, rifts, mirrors, a strange</p>
<p>year for touring the interior<br />
Should I say <em>double dance, Horn, axis and wheel</em></p>
<p>Dear A, Scuttles ships are clogging the harbors<br />
and their cargoes lie rotting on the piers</p>
<p>Prepare executions and transfusions<br />
Put on your latest gear</p>
<p><em><strong>Letter 8</strong></em></p>
<p>(cirrostratus)</p>
<p>So A’s finally, alephs and arcades,<br />
the bone-dice thrown</p>
<p>beside the chained gates<br />
And the cawing of out-there: bells, charged hearts, old films</p>
<p>threaded past narrative’s lip<br />
But what does the whir- the wer- what does the word</p>
<p>need—world need to be gone—to perform—what<br />
does the world</p>
<p>before you need<br />
to become perfect</p>
<p>They are swimming below the cliff-heads and the wind<br />
Brickworld, chimneys, when-if-not-</p>
<p>When-if-not-when, foam<br />
and wrack, wheeling of terns</p>
<p>And aloud, unearthed<br />
as a language of nets</p>
<p>Actual blue and citron<br />
Actual gray underleaf—so</p>
<p>many bundles to burn—take them to the woods<br />
and burn them in heaps</p>
<p>A’s before B’s<br />
Take the version in your mouth</p>
<p>Take inside into your mouth<br />
unearthed, all smoke, blue</p>
<p>and citron, actual word<br />
for that earth and that smoke</p>
<p>*******</p>
<p><em> Le prime quattro lettere si possono leggere <a href="https://www.nazioneindiana.com/2011/10/27/lettere-a-zanzotto/"><strong>qui</strong></a> </em>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2011/11/02/lettere-a-zanzotto-2/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>1</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Lettere a Zanzotto</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/10/27/lettere-a-zanzotto/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2011/10/27/lettere-a-zanzotto/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Oct 2011 09:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Zanzotto]]></category>
		<category><![CDATA[Gian Maria Annovi]]></category>
		<category><![CDATA[lettere]]></category>
		<category><![CDATA[michael palmer]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[traduzione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=40476</guid>

					<description><![CDATA[di Michael Palmer traduzione di Gian Maria Annovi Lettera 1 Non si faceva per poi disfarlo, noi e per noi, imbustato, si- derato in un’astronave, elenco di liquidi, lettere inutili – cos’altro – sgorgano dalla scatola, piccole faglie, sonagli e pendenze Come montagne, un altro sospiro di crollo quasi del tutto consumato, luci che svernano, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Michael Palmer</strong><br />
traduzione di <strong>Gian Maria Annovi</strong></p>
<p><em><strong>Lettera 1</strong></em></p>
<p>Non si faceva per poi disfarlo,<br />
noi e per noi, imbustato, si-<br />
derato in un’astronave, elenco<br />
di liquidi, lettere inutili –<br />
cos’altro – sgorgano dalla scatola,<br />
piccole faglie, sonagli e pendenze</p>
<p>Come montagne, un altro sospiro di crollo<br />
quasi del tutto consumato, luci<br />
che svernano, torri e un secolo di capelli,<br />
panni a cumuli o a mucchi, e arti,<br />
reali e artificiali, da passare al setaccio </p>
<p>Le hanno proprio finite le cose<br />
o hanno finito i nomi per chiamarle<br />
in quella sublimità radiale, che<br />
imbrattava di bianchezza, finale<br />
pulitura e gentilezza, neve<br />
perfetta o perfezione della neve</p>
<p>lasciandoci lì ad osservare il ponte,<br />
la sua sillaba centrale mancante,<br />
e la terra qua e là<br />
strappata a caso, fumettizzata,<br />
lividamente viva, che chiama dal banco:</p>
<p>Chi non s’è soffocato con una parola</p>
<p>se non il Dottor. Sonno e la sua Finestra del Tempo?<br />
Pallade e Vesta? Antibiotici in piante?<br />
Fiaccole, sanpietrini e bandiere rosse?<br />
Il muro calcinato rivolto alla quandezza<br />
intesa come testimone. Le poche<br />
cose trans che odorano di sesso e di pino</p>
<p>cosa gli ha detto<br />
e a noi come loro<br />
<span id="more-40476"></span></p>
<p><em><strong>Lettera 2</strong></em></p>
<p>Sottosopra: ronzio del dicibile?</p>
<p>Foreste dove gli alberi crebbero capovolti<br />
e tra foglie e foschia una piccola barca in fiamme?</p>
<p>Canzone della bocca chiusa?<br />
Di un alfabeto sotterraneo?</p>
<p><em><strong>Lettera 3</strong></em></p>
<p>I nostri errori a zero: latte per foschia, ghigno<br />
per arti, bocche per nomi – o ore d’altro</p>
<p>di cortecce, balbuzie e sparizioni, cenni<br />
lungo un sentiero di ghiaccio che si scioglie. Il sospiro</p>
<p>che facciamo per “come”<br />
prima di qualsiasi gradino e muro,</p>
<p>le imposte che sbattono nel corpo illuminato<br />
chiamato nulla o chiamato vocativo. Volevo chiedere </p>
<p>delle rugiade, delle usanze dei pioppi, della giostra,<br />
la ricchezza senza sogno, le reti, le braci</p>
<p>e gli ovili, la nave “Desiderio”<br />
con le sue cremagliere e le barre</p>
<p>che salpa proprio ora. Questa<br />
domanda da scandirsi da sé. E le onde che siamo</p>
<p>che seguono ciò che segue,<br />
che ridicono noi stessi</p>
<p>ciò che diciamo l’abbiamo detto<br />
in questa lingua che passerà.</p>
<p><em><strong>Lettera 4</strong></em></p>
<p>Quasi o più che o quasi vivo</p>
<p>Ma il corpo di un altro che cerchi di sollevare,<br />
il corpo cui cerchi di parlare<br />
e il dubbioso o lo scuro<br />
di questo improvviso, spogliato<br />
inverno e i suoi venti?</p>
<p>Un treno sottovetro?</p>
<p>E il “supplemento di sole”?</p>
<p>Ma il corpo che penetri<br />
con la lingua, con<br />
le parole sulla sua punta,<br />
parole per sostanze chimiche e sapori<br />
e quasi ricordati nomi,</p>
<p>equazioni segnate in fretta<br />
per i tipi di neve del nostro tempo<br />
e sempre, dietro</p>
<p>il paesaggio,<br />
una neve più rossa che bianca?</p>
<p>**********</p>
<p><em><strong>Letter 1</strong></em></p>
<p>Wasn’t it done then undone, by<br />
us and to us, enveloped, sid-<br />
erated in a starship, listing<br />
with liquids, helpless letters—<br />
what else—pouring from that box,<br />
little gaps, rattles and slants</p>
<p>Like mountains, pretty much worn down<br />
Another sigh of breakage, wintering<br />
lights, towers and a century of hair,<br />
cloth in heaps or mounds, and limbs,<br />
real and artificial, to sift among</p>
<p>Did they really run out of things<br />
or was it only the names for things<br />
in that radial sublimity, that<br />
daubed whiteness, final<br />
cleansing and kindness, perfect<br />
snow or perfection of snow</p>
<p>leaving us peering at the bridge,<br />
its central syllable missing,<br />
and the ground here and there<br />
casually rent, cartoon-like,<br />
lividly living, calling in counter-talk:</p>
<p>Whoever has not choked on a word</p>
<p>But Dr. Sleep and his Window of Time?<br />
Pallas and Vesta? Antibodies in plants?<br />
Torches, cobbles and red flags?<br />
The calcined walls facing whenness<br />
meant as witness. The few<br />
trans things smelling of sex and pine</p>
<p>said what to them<br />
and to us as them</p>
<p><em><strong>Letter 2</strong></em></p>
<p>Belowabove: hum of the possible-ti-say?</p>
<p>Forest in which the trees grow downward<br />
and through the leaves and mist a small boat in flames?</p>
<p>Song of the closed mouth?<br />
Of an alphabet underground?</p>
<p><em><strong>Letter 3</strong></em></p>
<p>Our errors at zero: milk for mist, grin<br />
for limbs, mouths for names—or else hours</p>
<p>of barks, stammers and vanishings, nods<br />
along a path of dissolving ice. The sign</p>
<p>we make for “same as”<br />
before whatever steps and walls,</p>
<p>shutters flapping in the lighted body<br />
called null or called vocative. I’d wanted to ask</p>
<p>about dews, habits of popular, carousel,<br />
dreamless wealth, nets, embers</p>
<p>and folds, the sailing ship “Desire”<br />
with its racks and bars</p>
<p>just now setting out. This<br />
question to spell itself. And the waves of us</p>
<p>following what follows,<br />
retelling ourselves</p>
<p>what we say we’ve said<br />
in this tongue which will pass</p>
<p><em><strong>Letter 4</strong></em></p>
<p>Almost or more than or almost alive</p>
<p>But the body of another you attempt to lift,<br />
the body you try to address<br />
and the doubtful or the dark<br />
of this sudden, stripped<br />
winter and its winds?</p>
<p>A train housed in glass?</p>
<p>And the “supplement of sun”?</p>
<p>But the body you enter<br />
with your tongue, with<br />
the words on its tip,<br />
words for chemicals and tastes<br />
and almost remembered names,</p>
<p>hurriedly chalked equations<br />
for the kinds of snow in our time<br />
and always, behind</p>
<p>the landscape,<br />
a snow more red than white?</p>
<p><strong>Michael Palmer</strong> è nato a New York nel 1943. È autore di numerosi libri di poesia, tra i quali <em>Company of Moths</em> (New Directions, 2005), finalista al Canadian Griffin Poetry Prize; <em>Codes Appearing: Poems 1979-1988</em> (2001); <em>The Promises of Glass</em> (2000); <em>The Lion Bridge: Selected Poems 1972-1995 </em>(1998); <em>At Passages</em> (1996); <em>Sun</em> (1988); <em>First Figure</em> (1984); <em>Notes for Echo Lake</em> (1981); <em>Without Music</em> (1977); <em>The Circular Gates</em> (1974); e <em>Blake&#8217;s Newton</em> (1972). Michael Palmer ha ottenuto due riconoscimenti dal National Endowment for the Arts, il premio Lila Wallace-Reader’s Digest Writer, una borsa dalla Guggenheim Foundation e ha vinto il Shelley Memorial Prize della Poetry Society of America. Nel 1999, è stato eletto consigliere della Academy of American Poets e nel 2006 ha ricevuto il prestigioso Wallace Stevens Award per la poesia. Vive a San Francisco.</p>
<p><em> (continua) </em></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2011/10/27/lettere-a-zanzotto/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>10</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le macchine liriche. Sei poeti francesi della contemporaneità (2)</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/02/17/le-macchine-liriche-6-poeti-francesi-della-contemporaneita-2/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2006/02/17/le-macchine-liriche-6-poeti-francesi-della-contemporaneita-2/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Feb 2006 10:03:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[antonio cisneros]]></category>
		<category><![CDATA[charles reznikoff]]></category>
		<category><![CDATA[emmanuel hocquard]]></category>
		<category><![CDATA[fernando pessoa]]></category>
		<category><![CDATA[michael palmer]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2006/02/17/le-macchine-liriche-6-poeti-francesi-della-contemporaneita-2/</guid>

					<description><![CDATA[A cura di Andrea Inglese e Andrea Raos (Continuiamo la pubblicazione dei poeti francesi &#8211; Hocquard, Portugal, Tarkos &#8211; iniziata qui) Emmanuel HOCQUARD. Nato nel 1940. Tra i suoi libri più recenti : Théorie des tables (1992), Un test de solitude (1998), L’invention du verre (2003), tutti pubblicati da POL. Ha tradotto Charles Reznikoff, Antonio [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/mg1224gen06.thumbnail.JPG" id="image1759" alt="mg1224gen06.JPG" align="left" height="95" hspace="5" vspace="5" /> A cura di <strong>Andrea Inglese</strong> e <strong>Andrea Raos</strong></p>
<p><em>(Continuiamo la pubblicazione dei poeti francesi &#8211; <strong>Hocquard</strong>, <strong>Portugal</strong>, <strong>Tarkos</strong> &#8211; iniziata <a href="https://www.nazioneindiana.com/2006/02/13/le-macchine-liriche-sei-poeti-francesi-della-contemporaneita-1/">qui</a>)</em></p>
<p><strong>Emmanuel HOCQUARD</strong>. Nato nel 1940. Tra i suoi libri più recenti : <em>Théorie des tables</em> (1992), <em>Un test de solitude </em>(1998), <em>L’invention du verre</em> (2003), tutti pubblicati da POL. Ha tradotto Charles Reznikoff, Antonio Cisneros, Natacha Strijevskaia, Michael Palmer, Fernando Pessoa.</p>
<p><span id="more-1758"></span></p>
<p>da <em>Théorie des Tables </em>(Parigi, POL, 1992).<br />
Traduzione di Andrea Raos</p>
<p>1</p>
<p>Brune, verdi &amp; nere</p>
<p>Non dire le schegge di vetro sono le parole<br />
o sono <em>come</em> le parole della poesia</p>
<p>Cara B., dimentica le parole<br />
non contare gli anni</p>
<p>Non pensare tieni in mano<br />
i pezzi della poesia, il tempo</p>
<p>Non scrivere il colore contiene la storia</p>
<p>Questi ciottoli non dicono Mar Egeo<br />
sulle buste</p>
<p>Queste tessere non sono le sillabe<br />
queste buste non contengono lettere</p>
<p>Non sognare che soffochi ogni notte</p>
<p>*</p>
<p>3</p>
<p>Il tuo nome è : <em>invisibile</em></p>
<p>Come dire e non dire io<br />
come dirti tu</p>
<p>Non riconosci la tua voce quando parli<br />
la tua lingua non è tua</p>
<p>Chiarisci questo traducendo</p>
<p>Cara V., prendi ciò che hai sottomano<br />
scegli ciò che è su una tavola</p>
<p>Getta i ciottoli in una tazza<br />
il colore appare nell&#8217;acqua</p>
<p>Non scegliere io e tu</p>
<p>Non scegliere blu e Mar Egeo</p>
<p>*</p>
<p>7</p>
<p>Poesia, non sei un quadrato di linee</p>
<p>Non sovrapporre nove città<br />
non moltiplicare le parole<br />
non celebrare i morti</p>
<p>Ci sono meno antenati che discendenti<br />
c&#8217;è poco vetro oggi<br />
ieri non ho scattato alcuna fotografia</p>
<p>Non affermare una ragazzina ha costruito<br />
questo giardino di sabbia in riva all&#8217;acqua</p>
<p>Non immaginare che hai calpestato una medusa</p>
<p>Non raccontare stamattina ho visto<br />
sulla soglia di casa un cieco<br />
fissare il sole al di sopra della spiaggia</p>
<p>Non dire torneremo</p>
<p>*</p>
<p>10</p>
<p>Tu non sei di qui<br />
ma vivi qui</p>
<p>Poesia, sei stata giardino su una tavola<br />
_____________<br />
____________________<br />
________________</p>
<p>Penso: volevo che tu venissi<br />
penso : cosa leggi in questo silenzio?<br />
penso : il problema non è una frontiera<br />
_______________<br />
_____________________________<br />
__________</p>
<p>Un giorno<br />
sarebbe una leggenda</p>
<p>Qui, un giorno, sotto questo albero, su questa panca di pietra</p>
<p>*</p>
<p>11</p>
<p>Cosa e chi<br />
chi è lui e chi è lei?</p>
<p>Buonanotte Jo, posa quel revolver<br />
ecco la tua chiave<br />
come mi trovi?<br />
ieri il quartiere non esisteva ancora</p>
<p>Il cielo è riempito di vetro<br />
accendi un fuoco di cipresso con cassette per la frutta</p>
<p>Né musica né danza<br />
manca una tessera all&#8217;onda<br />
pretendono i gabbiani</p>
<p>Dici vorrei essere nasturzio o peonia</p>
<p>Quando all&#8217;onda manca un cavalletto<br />
stridono i gabbiani<br />
uno strascico di pietre e nuvole costeggia le pozze</p>
<p>*</p>
<p>25</p>
<p>I sogni dicono<br />
non sei soggetto dei tuoi sogni<br />
grammatica si disintegra</p>
<p>I sogni dicono<br />
un contesto non serve a niente</p>
<p>Relazioni diventano possibili<br />
il resto non è da capire</p>
<p>Cara Maria Amelia<br />
un vestito è giallo<br />
significa = giallo</p>
<p>Riconosci il libro<br />
che non conosci ancora</p>
<p>I sogni dicono<br />
un&#8217;altra cosa<br />
la stessa e non la stessa</p>
<p><em>Un&#8217;esperienza del dolore</em></p>
<p>*</p>
<p>32</p>
<p>Dici non ti vedo<br />
vedo sempre meno</p>
<p>Dici le fotografie<br />
mostrano immagini di te</p>
<p>Ho quest&#8217;immagine di te<br />
l&#8217;immagine che ho di te</p>
<p>Sei <em>invisibile</em></p>
<p>Interroga la parola immagine</p>
<p>Disponi su una tavola<br />
le parole che descrivono l&#8217;immagine</p>
<p>Interroga le parole</p>
<p>La descrizione dell&#8217;immagine<br />
non è un&#8217;immagine</p>
<p>La descrizione dissolve l&#8217;immagine<br />
riapri il libro su questo</p>
<p>*</p>
<p>33</p>
<p>Dici un uomo è in questo solaio<br />
è una statua di terra</p>
<p>Una statua è nuda, potente, bruno-rossa<br />
senza volto, il sesso intatto</p>
<p>L&#8217;assenza di tratti dice la preoccupazione</p>
<p>Vedi una statua camminare<br />
da un capo all&#8217;altro di questo solaio<br />
aspettare qualcosa o qualcuno</p>
<p>Una statua senza occhi ti fissa<br />
ti vede non ti guarda</p>
<p>Qualcuno viene, qualcuno<br />
sale delle scale, sta dietro a una porta</p>
<p>Un vento formidabile si alza<br />
soffia in questo solaio<br />
esce dalla statua</p>
<p>Il suo busto è un fogliame<br />
vedi il quadrato soffiare in questo vento</p>
<p>*	*	*</p>
<p><strong>Anne PORTUGAL</strong>. Nata nel 1949. Tra i suoi libri più recenti : <em>Le plus simple appareil</em>, POL, 1992, <em>Définitif Bob</em>, POL, 2002. Ha tradotto Stacy Doris, Emily Dickinson, Barbara Guest, Charles Reznikoff.</p>
<p>da <em>Le plus simple appareil </em>(Parigi, POL, 1992).<br />
Traduzione di Florinda Fusco.</p>
<p>la mia Susanna<br />
è viola m’immagino<br />
e grassa<br />
incide no il suo nome<br />
in Svezia sarebbe<br />
violento</p>
<p>ho posato a Bayeux<br />
una donna grassa<br />
sotto l’albero della libertà<br />
lo spazio blu trai rami<br />
ha disegnato la testa dei due vecchi</p>
<p>*</p>
<p>lei che farebbe un bagno<br />
voltando le spalle alla scena<br />
non percependo in che cosa<br />
si sia imbarcata allora le dirò<br />
che qui i due vecchioni sarebbero<br />
gelidi veramente secchi e anche il loro<br />
sguardo non potrebbe<br />
brillare sebbene il ghiaccio<br />
punga forte anche le ossa dei vecchi</p>
<p>Susanna questo paesaggio sta bene alle bionde</p>
<p>*<br />
perché una costruzione<br />
la vasca<br />
possa opportunamente contenere<br />
la mia Susanna<br />
c’è bisogno di acqua dentro<br />
di pioggia<br />
straniera</p>
<p>(è al centro di un prato)</p>
<p>prima attività<br />
il cucchiaio<br />
una forma associata,<br />
l’archetto<br />
vuoi che Alice<br />
non Sigourney Weaver<br />
la giornata cominciava<br />
e poi i due coglioni</p>
<p>*</p>
<p>proviamo ora a circoscrivere Susanna in un rettangolo</p>
<p>si consideri che la terra è piatta che Susanna è piccola<br />
e molto appetitosa<br />
e poi che i vecchioni la guardano ad una lunghezza fissa<br />
e che gli sguardi scorrono ma non si aggrovigliano</p>
<p>se risolvo questo problema potrò anche fare in modo che<br />
Susanna disponga più tardi di una vasca circolare</p>
<p>la nozione più utile qui è quella del vicinato<br />
lo sguardo al di sopra del muro<br />
la strada fiancheggiata da tigli<br />
Anna e il poeta<br />
all’ora esatta<br />
esattamente<br />
è la figura stessa<br />
è la figura che noi abbiamo messo all’inizio della nostra<br />
storia</p>
<p>*</p>
<p>la mia Susanna è seduta nel buio<br />
punti meticolosi<br />
rossi e verdi<br />
l’aereo precipita a novanta gradi</p>
<p>il suo mento è poggiato<br />
su una mentoniera</p>
<p>le sue ginocchia toccano le ginocchia del vecchio<br />
che le prende le misure dell’occhio destro<br />
11. 43. 15. in o.f.t.a.l.m.o.l.o.g.i.a.</p>
<p>e la luce taglia l’acqua<br />
delle vetrate delle piscine<br />
alle cinque</p>
<p>la sua cornea accanto alla cornea del vecchio<br />
dall’altro lato<br />
della mica rossa<br />
che presto<br />
sarà verde</p>
<p>*</p>
<p>e se fossero scivolati l’uno attraverso l’altro<br />
il paesaggio li trafigge in spessore<br />
seccando loro il cuore<br />
l’insieme delle notti confusa la più confusa un albero di fico<br />
sulla metà del fogliame annesso<br />
la personalità più nera<br />
tagliata in due<br />
il viso<br />
silenzioso a metà</p>
<p>*</p>
<p>in variabilità pura nessuna figura seppe come te<br />
per così tanto tempo<br />
dare il cambio cancellare l’altro per attirare ai campi<br />
una famiglia intera<br />
guardatelo<br />
rovesciare la testa all’indietro<br />
e fare lo spavaldo<br />
tu uscirai tu uscirai<br />
da questo bosco esangue<br />
da questo fogliame con dentro il coccodrillo<br />
effetto su di te dell’immagine bloccata</p>
<p>anche loro invecchieranno<br />
anche i vecchi invecchiano</p>
<p>profetizzo a ciascuno<br />
una morte semplice<br />
senza rovesciamento oculare<br />
verticale azzurrognola<br />
raggio orologeria<br />
sorpresi sorpresi<br />
come se volessero ancora muoversi</p>
<p>*</p>
<p>dall’occhio riconosci i macellai<br />
dalle loro mani<br />
mi dici com’è straordinario<br />
raschiare col coltello<br />
la pelle delle bestie</p>
<p>con la massa<br />
che è essenzialmente guidata dal<br />
sentimento loro sono seri<br />
sommano movimenti<br />
di cui tutti i lati non sono sullo stesso piano<br />
poi fare una conferenza<br />
l’attacca al suo gancio</p>
<p>*</p>
<p>“visto da quest’angolo qui<br />
c’era quell’uomo la cui professione<br />
è portare i morti nei loro appartamenti<br />
mi guardò così civilmente<br />
così vivace nel suo sguardo scivolava l’intelligenza</p>
<p>ho bisogno dice Susanna di scrivere il suo nome<br />
ho bisogno dice Susanna di portargli queste lettere le mie stazioni</p>
<p>cronaca di un anno di miseria</p>
<p>scusate questo bagno<br />
è abitabile in tutte le stagioni<br />
anche se il cuore (senza più bisogno di battiti)<br />
salta e salta in aria<br />
perché io resto sul bordo della vasca<br />
perché io resto”</p>
<p>*	*	*</p>
<p><strong>Christophe TARKOS</strong> (1963-2004). Tra i suoi libri : <em>Caisses</em> (1998), <em>Le signe =</em> (1999), <em>PAN </em>(2000), <em>Anachronismes</em> (2001), tutti pubblicati da POL.</p>
<p>da <em>Anachronisme</em> (Parigi, POL, 2001).<br />
Traduzione di Michele Zaffarano.</p>
<p>La realtà non inventa nulla, sono io che invento tutto, sono io che devo inventare tutto, lei non sa fare nulla, sono io che devo farle tutto, lei è molle, faccio tutto io, mi devo far carico di lei, quello che sa fare, ma non fa nulla, non sa fare nulla, si lascia andare, sono obbligato a ripercorrerla, a riprenderla, a riempirla, a rimetterla in piedi, a inventare, a scoprire le sue leggi, a creare le sue leggi di sana pianta, lei non è capace di siglare la più piccola delle sue leggi, di creare da sola il più piccolo aspetto, il più piccolo rilievo, il minimo suono, sono obbligato ad articolarla tutta, lei è completamente inarticolata, molle, invertebrata, scivolosa, stupida, non ha inventiva, sono obbligato a fare il collegamento, lei non collega, resta ebete, e molle, e stupida, segna, non sa segnare, sono obbligato a segnare tutto, lei non produce nulla, scivola, non si mette a dire, non sa dire nulla, mi metto io a dire tutto, io a ripetere, io a formare, io a costruire, io a dire, io a modulare, io a farla piegare, lei non si piega, non inventa, non ha inventiva, non è estranea, non sa cosa sia l’estraneità, bisogna dirle tutto, mi metto io a dirle tutto, io a farla tutta, ripercorrerla, riempirla, ripeterla, la realtà non sa da che parte andare.</p>
<p>*</p>
<p>Il riccio, il pipistrello, la talpa, la rana, il castoro, lo scoiattolo, la vipera, il daino, la marmotta, il gatto, il topo nero, la pecora, il surmolotto, il tasso, il coniglio, il toporagno, la tartaruga, la lontra, il cervo, il topo muschiato, il ghiro, la lucertola, il topo dei campi, la capra, il cavallo, la volpe, il lupo, il camoscio, la salamandra, l’eliomio, l’orso, la faina, la biscia, l’ermellino, l’orbettino, il maiale, la genetta, il topo campagnolo, l’arvicola, il cinghiale, il visone, il rospo, il moscardino, il capriolo, la mucca, la puzzola, il gatto selvatico, il muflone, il tritone, la martora, lo stambecco, la lepre, il cane, il muletto, il sorcio, la donnola e l’asino, ecco non ci sono altri animali, qui ci sono tutti gli animali, conoscendo a memoria il nome di tutti questi animali si sa che si possono incontrare tutti gli animali che si sanno, l’intero gruppo di tutti gli animali incontrabili, tutti gli animali che esistono sono questi qui, non ci saranno sorprese malaugurate, paure particolari, conoscendo a memoria questo gruppo di animali si ha in un battibaleno la tavola completa di tutto quello che è possibile e conveniente e piacevole e divertente incontrare per caso durante una passeggiata, non c’è da dare un posto più importante ad uno piuttosto che ad un altro, sono tutti qui, non occupano molto spazio, si nascondono in mezzo all’erba, si allontanano non appena ci si avvicina, fuggono, corrono, sono timorosi, prendono la fuga, non si possono toccare, accarezzare, hanno troppa paura, non capiscono quello che vogliamo da loro, se veniamo come cacciatori per ammazzarli o se veniamo da amici, hanno tutti la stessa forza di esistenza, possiedono uno per uno la stessa intensità, ripartiti sul tappeto del loro nome inscritto sulla tavola completa degli animali.</p>
<p>*</p>
<p>È bella, suona il violino, non è Lydie, non è Laure, non è Violaine, non è Liliane, non so come faccia di nome, non gliel’ho domandato perché suonava il violino, prendo note sul quaderno, ho chiesto alla persona che stava di fianco e che non faceva niente ma non si ricordava il suo nome, lei suonava il violino, suona il violino, non si ferma, si ferma soltanto ai silenzi, durante i silenzi posso vedere i suoi occhi, che non guardano più lo spartito, che mi guardano, che ci guardano, i silenzi non durano, danno un’occhiata allo spartito, i silenzi si fermano, lei continua a suonare il violino, è bruna e ha i ricci, ha le lentiggini, porta i sandali, fa caldo in questa sala, mi fumo una sigaretta, penso al violino che puzzava del sudore di mio nonno, morto mio nonno il violino puzza ancora, penso fino a che punto quel violino era vicino a me, era stretto al mio collo, al mio mento, ai miei occhi, alla mia guancia, quanto si sentiva l’odore del sudore di mio nonno, lei è bella, si sforza, è concentrata, suona il violino, io prendo note.</p>
<p>*</p>
<p>Traverso il ponte, il ponte attraversa la Senna, attraverso la Senna, cammino lungo il ponte non mi fermo, guardo la Senna camminando, l’acqua, sono su un ponte, cammino sopra l’acqua, il ponte passa sopra l’acqua, il ponte è lungo, cammino a lungo, sto contro la balaustra del ponte, il ponte passa sopra la Senna, guardo la Senna, l’acqua, l’acqua grigia, non sono da solo, la Senna non è da sola, sono su un ponte, cammino guardando il fiume, l’acqua del fiume, l’acqua grigia del fiume, costeggio il ponte, il ponte è lungo da una sponda all’altra della Senna, cammino cocciutamente, il ponte lascia scorrere la Senna, non guardo i flutti, ho sotto gli occhi l’acqua grigia e larga che passa, io passo, costeggio, proseguo la mia strada, proseguo il ponte, traverso il ponte, buttando ogni tanto un’occhiata sull’acqua grigia della Senna, il ponte largo attraversa tutta la larghezza della Senna, non farò altro che camminare.</p>
<p>*</p>
<p>Il gruppo delle persone che conoscono il mio sesso è dolce e sessuale e forma un gruppo di persone strane, un grande numero di persone, di persone dolci e sessuali, che assomiglia al gruppo di persone che può trovarsi intorno a me morto, ci sono quelli che conoscono il mio sesso e quelli che conoscono il mio sesso in erezione, le persone che hanno visto il mio sesso non sono tante, non so come raggruppare le persone che conoscono il mio sesso perché ci sono delle persone estranee, bisogna averlo visto per sapere che è circonciso, benché certe persone possono sapere che è circonciso senza averlo visto così per esempio di Gérard che ha detto un giorno che era circonciso allora gli ho detto anch’io, come mia suocera, ma non ci sono legami tra mia suocera e Gérard, non si sono mai visti e non posso metterli in uno stesso gruppo, e come mia madre e mio padre che non posso mettere nello stesso gruppo delle donne che ho conosciuto e che mi hanno conosciuto e che conoscono il mio sesso, che l’hanno già visto, che sanno come è fatto quando è in erezione, ma non posso mettere tutte le donne che ho conosciuto perché ci sono anche quelle che ho conosciuto di notte in macchina, loro non possono aver visto il mio sesso, per quanto lo conoscano ma non lo hanno visto, come quelle che non ho conosciuto ma che mi hanno accarezzato, che conoscono il mio sesso, ma allora bisogna aggiungere quella dottoressa che ha guardato attentamente con minuzia il mio glande per dei lunghi minuti da tutti i lati, come alcune persone della famiglia o delle ragazze che curavano i bambini quand’ero bambino, dunque oltre alle donne che ho conosciuto devo aggiungere il gruppo indeterminato delle persone della famiglia e delle ragazze che hanno visto il mio sesso, e tutti gli amici che fecero con me il bagno nel Mediterraneo dove si faceva il bagno nudi, quando ci si fa il bagno nudi si può vedere il sesso, il mio sesso è stato visto, come quando ero curato da mia nonna, buona, grossa, maltese, lei ha dovuto vedere il mio sesso, il gruppo è disparato, il gruppo è numeroso e dolce e sessuale, assomiglia al gruppo di persone che potrebbero ritrovarsi intorno a me morto, ma le donne che ho conosciuto non saranno al corrente del fatto che sono morto e non verranno al mio funerale, dunque il gruppo delle persone che conoscono il mio sesso non è identico al gruppo delle persone che mi circonderanno da morto.</p>
<p>*</p>
<p>Il verso dell’oca, paesaggio innevato, paesaggio bianco, per dire il paesaggio innevato è inutile scrivere paesaggio innevato, paesaggio bianco, basta scrivere verso dell’oca, anche se il verso dell’oca non è più familiare alle nostre orecchie, non conosco molte oche, non mi ricordo il loro verso, mi sono dimenticato, il paesaggio ricoperto di neve non fa più versi alle mie orecchie, non è imbiancato dal verso dell’oca, non vedo tutto quel biancore lasciato dalla neve quando la neve è caduta e ha ricoperto tutto quello che compone il paesaggio, i tetti, gli alberi, le strade, le scarpate, i campi, per dire paesaggio innevato non ho più l’oca e il suo verso, per capirlo, per percepirlo, per sentirlo, non avrò più per me il verso dell’oca o di un altro animale, non conosco gli animali, non conosco i versi degli animali, non vivo insieme agli animali, nella mia infanzia non ho vissuto insieme a delle oche, so soltanto che il verso dell’oca è un paesaggio uniformemente ricoperto di bianco ma non posso usare questa sensazione senza fare appello a una sensazione che non ho, sto in un mondo senza versi di animali, non riesco a immaginare che cosa potrebbe saltar su in primo piano a far versi sulla scena mentre me ne sto a contemplare un paesaggio ricoperto sotto la neve e che ne è imbiancato, interamente imbiancato mentre invece qualche ora prima il paesaggio non assomigliava ad un paesaggio sotto la neve, non c’era neve, non un grammo di neve, in tutto il paesaggio, e ora non si vede nient’altro che il bianco, non si vede nient’altro che la massa leggera aerea, sovrapposta, della neve che è caduta di dappertutto senza fare differenze, una mancanza di differenza, una mancanza di veggenza, una mancanza di selezione, una mancanza di visione, un abbatte abbattuto senza discernimento, senza ragione, uniformemente sull’insieme di quello che compone un paesaggio di neve, è l’inverno.</p>
<p>*</p>
<p>Non c’è ordine, c’è un inverno, non è classificato, non viene per gradi, come una scala, come una progressione, non viene in ordine, ci sono dei pensieri, delle risalite, degli allargamenti, delle entrate, degli entranti, di quelli che non si annunciano ed entrano, che entrano senza lasciare indirizzo, senza dire da dove vengono, passando, che passano, che non fanno altro che passare, e che possono venire da un passato passato, poi rispuntano senza avvertire, l’inverno si è insinuato, si è invaso, ha invaso il parco e i viali adiacenti, non c’è più che un inverno, non mi si potrà venire a dire che qui c’è un ordine, non è vero, c’è una concatenazione accumulatore sorprendentemente sovrapposta ammassata che non riguarda l’ordine, che non è verificabile, che non fa piani, se non fa piani, si è accumulato, ritorna senza sosta, ritorna d’un colpo in grande numero, ronza, si avvicina ronzando, nel ronzio che cosa c’è che ritorna in superficie che è più chiaro dell’ampio ronzio, che è in rilievo, che è puntato, se non è ordinato è rotto. Viene da molti luoghi alla volta. Ronza nelle orecchie. Assottiglia la parete. Dà colpi di tuono. Fa un’acqua sottile. Non è per niente. È avvolto, montagnoso, montante, ascendente, issante, nitrisce, grida. È un colpo dopo l’altro. E non ci sono rapporti tra i due colpi. Nessun rapporto. Cigola. L’inverno è avvolgente. Uscire dall’inverno. Non c’è uscita.</p>
<p>*	*	*</p>
<p><em>(Continua)</em></p>
<p>(&#8220;<strong>Nuovi argomenti</strong>&#8220;, n° 32 ottobre-dicembre 2005)</p>
<p>Foto: Marco Giovenale</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2006/02/17/le-macchine-liriche-6-poeti-francesi-della-contemporaneita-2/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>34</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Michael Palmer, &#8220;Sette poesie dentro una matrice da guerra&#8221;</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2004/09/01/sette-poesie-michael-palmer/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2004/09/01/sette-poesie-michael-palmer/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Raos]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Sep 2004 09:03:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[dispatrio]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Raos]]></category>
		<category><![CDATA[michael palmer]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=555</guid>

					<description><![CDATA[tradotte da Andrea Raos &#160; &#160; &#160; Costruzione del Museo Nel cratere che trovammo di fianco alla strada qualcosa sarebbe entrato alla fine Nomi che vedemmo sillabati al contrario Nella sabbia trovammo una tavoletta Nei crateri delle bombe che sono intelligenti potremmo trovare una mano È la mano che scrive la mano che sogna un cratere a [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2004/09/Michael-Palmer-At-Passages.jpg"><img loading="lazy" class="alignleft size-thumbnail wp-image-58713" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2004/09/Michael-Palmer-At-Passages-150x150.jpg" alt="Michael Palmer, At Passages" width="150" height="150" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2004/09/Michael-Palmer-At-Passages-150x150.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2004/09/Michael-Palmer-At-Passages-60x60.jpg 60w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2004/09/Michael-Palmer-At-Passages-144x144.jpg 144w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></a><br />
tradotte da <strong>Andrea Raos</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Costruzione del Museo</em></p>
<p>Nel cratere che trovammo di fianco alla strada<br />
qualcosa sarebbe entrato alla fine</p>
<p>Nomi che vedemmo sillabati al contrario</p>
<p>Nella sabbia trovammo una tavoletta</p>
<p>Nei crateri delle bombe<br />
che sono intelligenti potremmo trovare una mano</p>
<p>È la mano che scrive<br />
la mano che sogna un cratere</p>
<p>a sinistra e a destra di ciascuna mano<br />
<span id="more-555"></span><br />
La mano è chiamata giorno-nella-notte<br />
per via dei frammenti colorati che stringe</p>
<p>Non pronunciamo mai la parola deserto<br />
e la sabbia non scorre fra le dita</p>
<p>di questa mano che dimentichiamo<br />
essere nostra</p>
<p>Potremmo dire, la Memoria ha operato una selezione,<br />
e pensare il corpo, ora, come un corpo alterato</p>
<p>incorniciato da pozzi o mura in fiamme.</p>
<p>Quanto rumore fanno le parole<br />
scrivendosi</p>
<p>per E.H.<br />
11 apr 91</p>
<p><em>Construction of the Museum</em></p>
<p>In the hole we found beside the road<br />
something would eventually go</p>
<p>Names we saw spelled backward there</p>
<p>In the sand we found a tablet</p>
<p>In the hole caused by bombs<br />
which are smart we might find a hand</p>
<p>It is the writing hand<br />
hand which dreams a hole</p>
<p>to the left and the right of each hand</p>
<p>The hand is called day-inside-night<br />
because of the colored fragments which it holds</p>
<p>We never say the word desert<br />
nor does the sand pass through the fingers</p>
<p>of this hand we forget<br />
is ours</p>
<p>We might say, Memory has made its selection,<br />
and think of the body now as an altered body</p>
<p>framed by flaming wells or walls</p>
<p>What a noise the words make<br />
writing themselves</p>
<p>for E.H.<br />
11 apr 91</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p><em>Senza titolo (aprile &#8217;91)</em></p>
<p><em>La narrativa</em> dice che devi dipingere un fiore<br />
dipingere un fiore con una testa di morto</p>
<p>fiore con al centro una testa di morto<br />
centro con al centro un deserto</p>
<p>orologio con mani ocra<br />
la sua faccia il sole il sole</p>
<p>un sole multiplo alle 3 del mattino<br />
sole di rami e sole della lente</p>
<p>fiore come fosse un ramo<br />
anemone, rosa, calendola gialla</p>
<p>gravità una parola dalla narrativa<br />
parola che si china sulla narrativa</p>
<p>come se i soli fiorissero scintille di colore<br />
e cadessero poi di fronte alla rétina</p>
<p>cadere nello spazio reale<br />
spazio di minareti e di strade</p>
<p>Dice, Ecco una parola che devi cancellare<br />
una parola fatta di particelle di colore</p>
<p>Ecco una parola senza punti nello spazio<br />
L&#8217;inchiostro nero Higgins si è seccato nelle boccette</p>
<p>dunque è vero, come hanno detto gli angeli<br />
che ci sono cose di vetro</p>
<p>che catturano la luce, occhi di gatto, chiavi e campane<br />
e che il vetro è uno stato della sabbia</p>
<p>È impossibile tenere in mano una chiave simile<br />
ed è luce che vedi viaggiare attraverso angeli di vetro &#8211;</p>
<p>attraverso rintocchi a morto &#8211;<br />
causando la il- lis- les- la li- lil- lit-</p>
<p>formando le l che non capirai mai<br />
come le lingue di sillabe intrecciate nei pozzi,</p>
<p>come angeli trasparenti e dalla lingua legata<br />
Il muro da imbiancare ancora in piedi<br />
Studio nella notte<br />
Ogni cosa al suo posto</p>
<p><em>Untitled (April &#8217;91)</em></p>
<p><em>La narrativa</em> says you must paint a flower<br />
paint a flower with a death&#8217;s head</p>
<p>flower with a death&#8217;s head at its center<br />
center with a desert at its center</p>
<p>clock with ochre hands<br />
its face a sun the sun</p>
<p>a multiple sun at 3 a.m.<br />
sun of limbs and sun of the lens</p>
<p>flower as it were a limb<br />
anemone, rose, yellow marigold</p>
<p>gravity a word from the narrative<br />
word that bends in the narrative</p>
<p>as if suns would flower as sparks of paint<br />
then fall before the retinal net</p>
<p>fall into actual space<br />
space of minarets and streets</p>
<p>Says, Here is a word you must erase<br />
a word made of particles of paint</p>
<p>Here is a word with no points in space<br />
The Higgins black ink has dried in its bottles</p>
<p>so it&#8217;s true, as angels have said<br />
that there are things of glass</p>
<p>light-gatherers, cat&#8217;s eyes, keys and bells<br />
and that glass is a state of sand</p>
<p>It&#8217;s impossible to hold such a key in your hand<br />
and it&#8217;s light you see traveling through angels of glass &#8211;</p>
<p>through knells &#8211;<br />
causing the il- lis- les- the li- lil- lit-</p>
<p>forming the l&#8217;s you&#8217;re never to understand<br />
like the tongues of syllables wreathed in the wells,</p>
<p>like tongue tied and transparent angels<br />
The painting wall still stands</p>
<p>Studio at night<br />
Everything in place</p>
<p>to P.G.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p><em>Ruota</em></p>
<p>Puoi dire la parola spezzata ma non puoi parlare<br />
in suo nome, puoi nominare una certa sfumatura<br />
di blu, se ti ricordi come si chiama<br />
(Donna del Sud, Nuovo Lillà, Secondo Cielo?)</p>
<p>Mentre la luce, quasi accecante, cadeva-cade<br />
in barre attraverso una certa pagina, questa<br />
poi un&#8217;altra, alcune altre<br />
seguite troppo da vicino dalla notte</p>
<p>O quando le pagine<br />
dormienti si richiamano, una ad una,<br />
in toni cauti, enigmatici, da sogno,<br />
si richiamano da sentiero</p>
<p>a collina erbosa, da collina<br />
a costa bruciata, da costa<br />
a onda sospesa, da sgomento<br />
a presente, da qualunque presente</p>
<p>dei disorientati e dei sepolti vivi<br />
(ci è stato detto che li hanno sepolti vivi)<br />
C&#8217;è forse una porta che lui non ha notato<br />
e oltre la porta una lettera che l&#8217;ha creata</p>
<p>o che pretende di averne creata una<br />
che si apre nei due sensi</p>
<p><em>Wheel</em></p>
<p>You can say the broken word but cannot speak<br />
for it, can name a precise and particular shade<br />
of blue if you can remember its name<br />
(Woman of the South, New Lilac, Second Sky?)</p>
<p>As the light, close to blinding, fell-falls<br />
in bars across a particular page, this<br />
then another, some other<br />
followed far too closely by night</p>
<p>Or as the sleeping<br />
pages recall themselves, one by one,<br />
in dream-riddled, guarded tones,<br />
recall themselves from path</p>
<p>to sloped meadow, meadow<br />
to burnt shore, shore<br />
to poised wave, dismay<br />
to present, any present</p>
<p>of the bewildered and the buried alive<br />
(we&#8217;ve been told they were buried alive)<br />
Is there a door he hasn&#8217;t noticed<br />
and beyond it a letter which created the door</p>
<p>or claims it created a door<br />
which would open either way</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p><em>«o qualunque cosa vi somigli»</em></p>
<p>Le colline come pagine bruciate<br />
Su cosa si apre questa porta?</p>
<p>Come pagine bruciate<br />
Poi si cade in una cosa ancora detta mare</p>
<p>Una porta di specchi<br />
E le colline ricoperte di pagine bruciate</p>
<p>Con parole bruciate nelle pagine<br />
Gli alberi come strumenti musicali tentano di leggere</p>
<p>Qui tra idea e oggetto<br />
Oppure una giornata invernale e sgombra, anche del tutto sgombra</p>
<p>Talvolta le frasi meno memorabili riecheggiano all&#8217;orecchio<br />
Le pagine che stanno scomparendo</p>
<p>I nostri corpi torti in forme innaturali<br />
Per trarne il massimo piacere</p>
<p>Dal punto di vista di ciò che è comunque scomparso da tempo né mai è esistito<br />
Una guerra potrebbe essere in corso al di là dell&#8217;orizzonte</p>
<p>Un argomento sul futuro-passato rappresentato nel presente<br />
Che è un presente invisibile</p>
<p>La Neva scorre all&#8217;esterno della finestra<br />
Una <em>piazza</em> riscolpita a pezzi e bocconi</p>
<p>I carri armati, verso dove punteranno i cannoni?<br />
Lo chiedi a una donna con cui speri di fare l&#8217;amore</p>
<p>In questo stesso appartamento<br />
Se ci sarà tempo abbastanza</p>
<p>Questo lo vorrei descrivere come un vestito blu scuro con fili d&#8217;argento<br />
Ed una lampada ribaltata in forma di cigno</p>
<p>Una macchia di betulle rappresenta la negatività<br />
Ceneri continuano a scendere</p>
<p>Offriamo una città dal nome cassato<br />
A chi ci dice che bruciamo le pagine</p>
<p><em>«or anything resembling it»</em></p>
<p>The hills like burnt pages<br />
Where does this door lead</p>
<p>Like burnt pages<br />
Then we fall into something still called the sea</p>
<p>A mirrored door<br />
And the hills covered with burnt pages</p>
<p>With words burned into the pages<br />
The trees like musical instruments attempt to read</p>
<p>Here between idea and object<br />
Otherwise a clear even completely clear winter day</p>
<p>Sometimes the least memorable lines will ring in your ears<br />
The disappearing pages</p>
<p>Our bodies twisted into unnatural shapes<br />
To exact maximum pleasure</p>
<p>From the view of what is in any case long gone and never was<br />
A war might be playing itself out beyond the horizon</p>
<p>An argument over the future-past enacted in the present<br />
Which is an invisible present</p>
<p>Neva streaming by outside the casement<br />
Piazza resculpted with bricolage</p>
<p>Which way will the tanks turn their guns<br />
You ask a woman with whom you hope to make love</p>
<p>In this very apartement<br />
Should time allow</p>
<p>What I would describe as a dark blue dress with silver threads<br />
And an overturned lamp in the form of a swan</p>
<p>A cluster of birches represents negativity<br />
Flakes of ash continue to descend</p>
<p>We offer a city with its name crossed out<br />
To those who say we are burning the pages</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p><em><a href="http://www.ndbooks.com/author/michael-palmer/" target="_blank">Sette poesie dentro una matrice da guerra</a></em> [Seven Poems Within a Matrix for War], da <em>At Passages</em> (1995), in Michael Palmer, <em>The Lion Bridge. Selected Poems 1972-1995</em>, New Directions, 1998 (USA), Carcanet, 1999 (UK), p. 209-222.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2004/09/01/sette-poesie-michael-palmer/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>2</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: nazioneindiana.com @ 2026-05-05 13:46:33 by W3 Total Cache
-->