Michael Palmer, “Sette poesie dentro una matrice da guerra”

1 settembre 2004
Pubblicato da

Michael Palmer, At Passages
tradotte da Andrea Raos

 

 

 

Costruzione del Museo

Nel cratere che trovammo di fianco alla strada
qualcosa sarebbe entrato alla fine

Nomi che vedemmo sillabati al contrario

Nella sabbia trovammo una tavoletta

Nei crateri delle bombe
che sono intelligenti potremmo trovare una mano

È la mano che scrive
la mano che sogna un cratere

a sinistra e a destra di ciascuna mano

La mano è chiamata giorno-nella-notte
per via dei frammenti colorati che stringe

Non pronunciamo mai la parola deserto
e la sabbia non scorre fra le dita

di questa mano che dimentichiamo
essere nostra

Potremmo dire, la Memoria ha operato una selezione,
e pensare il corpo, ora, come un corpo alterato

incorniciato da pozzi o mura in fiamme.

Quanto rumore fanno le parole
scrivendosi

per E.H.
11 apr 91

Construction of the Museum

In the hole we found beside the road
something would eventually go

Names we saw spelled backward there

In the sand we found a tablet

In the hole caused by bombs
which are smart we might find a hand

It is the writing hand
hand which dreams a hole

to the left and the right of each hand

The hand is called day-inside-night
because of the colored fragments which it holds

We never say the word desert
nor does the sand pass through the fingers

of this hand we forget
is ours

We might say, Memory has made its selection,
and think of the body now as an altered body

framed by flaming wells or walls

What a noise the words make
writing themselves

for E.H.
11 apr 91

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Senza titolo (aprile ’91)

La narrativa dice che devi dipingere un fiore
dipingere un fiore con una testa di morto

fiore con al centro una testa di morto
centro con al centro un deserto

orologio con mani ocra
la sua faccia il sole il sole

un sole multiplo alle 3 del mattino
sole di rami e sole della lente

fiore come fosse un ramo
anemone, rosa, calendola gialla

gravità una parola dalla narrativa
parola che si china sulla narrativa

come se i soli fiorissero scintille di colore
e cadessero poi di fronte alla rétina

cadere nello spazio reale
spazio di minareti e di strade

Dice, Ecco una parola che devi cancellare
una parola fatta di particelle di colore

Ecco una parola senza punti nello spazio
L’inchiostro nero Higgins si è seccato nelle boccette

dunque è vero, come hanno detto gli angeli
che ci sono cose di vetro

che catturano la luce, occhi di gatto, chiavi e campane
e che il vetro è uno stato della sabbia

È impossibile tenere in mano una chiave simile
ed è luce che vedi viaggiare attraverso angeli di vetro –

attraverso rintocchi a morto –
causando la il- lis- les- la li- lil- lit-

formando le l che non capirai mai
come le lingue di sillabe intrecciate nei pozzi,

come angeli trasparenti e dalla lingua legata
Il muro da imbiancare ancora in piedi
Studio nella notte
Ogni cosa al suo posto

Untitled (April ’91)

La narrativa says you must paint a flower
paint a flower with a death’s head

flower with a death’s head at its center
center with a desert at its center

clock with ochre hands
its face a sun the sun

a multiple sun at 3 a.m.
sun of limbs and sun of the lens

flower as it were a limb
anemone, rose, yellow marigold

gravity a word from the narrative
word that bends in the narrative

as if suns would flower as sparks of paint
then fall before the retinal net

fall into actual space
space of minarets and streets

Says, Here is a word you must erase
a word made of particles of paint

Here is a word with no points in space
The Higgins black ink has dried in its bottles

so it’s true, as angels have said
that there are things of glass

light-gatherers, cat’s eyes, keys and bells
and that glass is a state of sand

It’s impossible to hold such a key in your hand
and it’s light you see traveling through angels of glass –

through knells –
causing the il- lis- les- the li- lil- lit-

forming the l’s you’re never to understand
like the tongues of syllables wreathed in the wells,

like tongue tied and transparent angels
The painting wall still stands

Studio at night
Everything in place

to P.G.

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Ruota

Puoi dire la parola spezzata ma non puoi parlare
in suo nome, puoi nominare una certa sfumatura
di blu, se ti ricordi come si chiama
(Donna del Sud, Nuovo Lillà, Secondo Cielo?)

Mentre la luce, quasi accecante, cadeva-cade
in barre attraverso una certa pagina, questa
poi un’altra, alcune altre
seguite troppo da vicino dalla notte

O quando le pagine
dormienti si richiamano, una ad una,
in toni cauti, enigmatici, da sogno,
si richiamano da sentiero

a collina erbosa, da collina
a costa bruciata, da costa
a onda sospesa, da sgomento
a presente, da qualunque presente

dei disorientati e dei sepolti vivi
(ci è stato detto che li hanno sepolti vivi)
C’è forse una porta che lui non ha notato
e oltre la porta una lettera che l’ha creata

o che pretende di averne creata una
che si apre nei due sensi

Wheel

You can say the broken word but cannot speak
for it, can name a precise and particular shade
of blue if you can remember its name
(Woman of the South, New Lilac, Second Sky?)

As the light, close to blinding, fell-falls
in bars across a particular page, this
then another, some other
followed far too closely by night

Or as the sleeping
pages recall themselves, one by one,
in dream-riddled, guarded tones,
recall themselves from path

to sloped meadow, meadow
to burnt shore, shore
to poised wave, dismay
to present, any present

of the bewildered and the buried alive
(we’ve been told they were buried alive)
Is there a door he hasn’t noticed
and beyond it a letter which created the door

or claims it created a door
which would open either way

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«o qualunque cosa vi somigli»

Le colline come pagine bruciate
Su cosa si apre questa porta?

Come pagine bruciate
Poi si cade in una cosa ancora detta mare

Una porta di specchi
E le colline ricoperte di pagine bruciate

Con parole bruciate nelle pagine
Gli alberi come strumenti musicali tentano di leggere

Qui tra idea e oggetto
Oppure una giornata invernale e sgombra, anche del tutto sgombra

Talvolta le frasi meno memorabili riecheggiano all’orecchio
Le pagine che stanno scomparendo

I nostri corpi torti in forme innaturali
Per trarne il massimo piacere

Dal punto di vista di ciò che è comunque scomparso da tempo né mai è esistito
Una guerra potrebbe essere in corso al di là dell’orizzonte

Un argomento sul futuro-passato rappresentato nel presente
Che è un presente invisibile

La Neva scorre all’esterno della finestra
Una piazza riscolpita a pezzi e bocconi

I carri armati, verso dove punteranno i cannoni?
Lo chiedi a una donna con cui speri di fare l’amore

In questo stesso appartamento
Se ci sarà tempo abbastanza

Questo lo vorrei descrivere come un vestito blu scuro con fili d’argento
Ed una lampada ribaltata in forma di cigno

Una macchia di betulle rappresenta la negatività
Ceneri continuano a scendere

Offriamo una città dal nome cassato
A chi ci dice che bruciamo le pagine

«or anything resembling it»

The hills like burnt pages
Where does this door lead

Like burnt pages
Then we fall into something still called the sea

A mirrored door
And the hills covered with burnt pages

With words burned into the pages
The trees like musical instruments attempt to read

Here between idea and object
Otherwise a clear even completely clear winter day

Sometimes the least memorable lines will ring in your ears
The disappearing pages

Our bodies twisted into unnatural shapes
To exact maximum pleasure

From the view of what is in any case long gone and never was
A war might be playing itself out beyond the horizon

An argument over the future-past enacted in the present
Which is an invisible present

Neva streaming by outside the casement
Piazza resculpted with bricolage

Which way will the tanks turn their guns
You ask a woman with whom you hope to make love

In this very apartement
Should time allow

What I would describe as a dark blue dress with silver threads
And an overturned lamp in the form of a swan

A cluster of birches represents negativity
Flakes of ash continue to descend

We offer a city with its name crossed out
To those who say we are burning the pages

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Sette poesie dentro una matrice da guerra [Seven Poems Within a Matrix for War], da At Passages (1995), in Michael Palmer, The Lion Bridge. Selected Poems 1972-1995, New Directions, 1998 (USA), Carcanet, 1999 (UK), p. 209-222.

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2 Responses to Michael Palmer, “Sette poesie dentro una matrice da guerra”

  1. Marco Motta il 2 settembre 2004 alle 17:36

    Mi chiedo da dove salta fuori “il giardino sul retro” che sarebbe backyard piuttosto che backward there, il quale invece potrebbe essere tradotto forse anche “qui dietro”, ma che personalmente credo che piu’ plausibilmente voglia dire: “Nomi che abbiamo visti li’ scritti al contrario”.
    (ps: scusate gli ma la tastiera e’ inglese)

  2. a. r. il 3 settembre 2004 alle 17:00

    preso nota, grazie,



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