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L’affanno della lingua

di Mariasole Ariot  

18 ottobre 1917. Paura della notte. Paura della non-notte
Franz Kafka

 
 

Aleksandr Nikolaevič Skrjabin – Etude Op.8 No.12 “ 

Crescono i corpi del giardino come piccole tempeste della notte, un fiore che appassisce alla finestra e tu non dici acqua – quando lo scherzo è cauto e doloroso, il bene che hai annunciato una miseria, di nuovo un filamento un pozzo un sogno, ancora il fiato un fato e il vuoto: è il nulla che mi cerchi, ancora la mia pelle sugli avanzi, divori il mio futuro e mi rammenti, quando agli anni della carne hai macellato, un cielo è un velo appoggiato sul pudore, ricorda il verticale: l’orizzonte e la pena che non vale

 

La tomba, il tuo affanno della lingua

 

E crescono, escono all’asciutto i rami sulla spiaggia, l’orlo che ha vestito il buio che ho investito, quando all’alba mi richiama un’incertezza ed è certezza, il patto che si stende sulla fossa, la madre che hai bevuto per assenza – e ancora non si muove che uno straccio, mi spello mi rivesto e mi riespello, il gioco che hai ferito, le serpi che ricordano i ricordi, che donano le facce al mio scomposto.… Leggi il resto »

Concerto per l’inizio del secolo

di Roberto Minardi

 

Tema della fine

non saremmo dovuti nascere
né avremmo dovuto lanciare
la bottiglia vacante
amarne la percussione al rotolare sul bitume

saremmo dovuti rimanere cani con le lingue lunghe
ragni o servitori di tè, tiratori di lenze
in una maniera o nell’altra, guardiani
avremmo dovuto prestare l’attenzione tutta
ai granchi che sollevano le conchiglie e s’affacciano
studiarli per lunghi e interminabili mesi

ci si aspettava l’avanguardia invece
gonfiamo il centro commerciale
nostro adultero Paese dei Balocchi
faremmo meglio a non pensare al figlio pinocchiesco
lucignolesco o peggio adorato dalle maestre… Leggi il resto »

Prà de paròe

di Fabio Franzin

Oh, ‘sta piovéta lidhièra,
incùo, tee piante dea mé
teràzha, intànt che son
drio rilèdherve, cari Pier-Luigi
(Cappello, Bacchini)

‘e ‘àgreme che casca, tic tic,
daa ponta de ‘sti cuciarini
verdi, zai, jozhéte che score
te l’incavo fra i nervi, ‘e se
ingrossa, in càibrio tel farse
perla, e po’ tic, tea pièra, tic

come paròe pìcoe co’ drento
‘a musica de canpanèe a ciamàr
qua i ricordi.… Leggi il resto »

La cornice e il testo

[E’ da poco uscito per la Tic edizioni di Roma un libro particolarmente atteso: La cornice e il testo. Pragmaticità della non-assertività del critico Gian Luca Picconi. Si tratta di un lavoro non solo critico, ma anche teorico importante, che affronta di petto una serie di questioni che riguardano la poesia in genere, e la cosidetta scrittura di ricerca in particolare. Il libro di Picconi mostra anche che è possibile ritessere non solo mappe, ma anche analisi, nessi concettuali, valutazioni, attraverso quella che viene a torto considerata una nebulosa senza contorno di testi e discussioni. Gli siamo grati anche per questo, e per permetterci, assieme all’editore, la pubblicazione del capitoletto introduttivo.]

di Gian Luca Picconi

Alberi maestri

di Franca Mancinelli

ogni giorno per il taglio utile
ricominciare, e mai giungere
a se stessi –spezzata la custodia
della nascita, niente
altro che filamenti buoni al fuoco.

***

ho visto gli occhi degli alberi

nel folto una scossa
di chiarore rimasto –a vegliarci
come fitta pioggia che aspetta.… Leggi il resto »

Canto del maiale

 

di Renata Morresi

Tra le poesie di Margaret Atwood che più mi sono divertita a tradurre ci sono i monologhi degli animali. Non si pensi tanto alla tradizione letteraria che li accoglie come simboli e allegorie: non sono le personificazioni della brava gente di campagna di Beatrix Potter, o i correlativi oggettivi dei modernisti, come il pesce dalle molte vite di Elizabeth Bishop o il pangolino di Marianne Moore con la sua corazza.… Leggi il resto »

Clone 1.0

di Vincenzo Della Mea

Dalla sezione “Clone”:

L’infinito mondo
è un fiume ribaltato sulla roccia;
solo una resistenza cercata
dipende dalla mia volontà.
La natura gira le cose,
l’amore torna alla fine per contatto.

L’universo è un solo intreccio di mani
e mappe per il mondo.… Leggi il resto »

Dimitri Milleri: “E se anche non chiedessi niente”

 

 

Ospito qui alcuni estratti dalla raccolta Sistemi di Dimitri Milleri, pubblicata da Interno Poesia, insieme ad un frammento della prefazione di Maria Borio.

 

SISTEMI

 

«[…] Il libro ha un titolo importante: una parola che rimanda alla fisica e alla metafisica; fa intuire che la raccolta si vorrebbe proporre come un’esplorazione fisica e metafisica della vita.… Leggi il resto »

Angelo Ferracuti: “Mario, non ci resta che l’amore”

 

 

«”Non è che a me le persone interessino per fotografarle,

mi interessano perché esistono. Diversamente, il fotogiornalismo

sarebbe soltanto una sequenza di scatti senz’anima”, diceva… »

 

Mario, non ci resta che l’amore di  Angelo Ferracuti -dedicato alla figura di Mario Dondero– è il nono libro dei Cervi Volanti, la collana di scritture poetiche che curo insieme a Giuditta Chiaraluce all’interno del progetto Edizioni Volatili.Leggi il resto »

Da Scurau

di Giuseppe Nibali

Ultima voce chiama il sangue.

Campo cruento gli uomini, altro sangue per le donne
è il giorno. Tutti sono convocati, vecchi e nuovi
viventi aspettano un gesto per sbranarsi. Il rivolo
aspettano, verticale sullo sterno, il morituri stabilito
dalla nascita, nella nascita futura rivelato.… Leggi il resto »

Antropocene fantastico

 

 

 

In questi giorni è uscito nelle librerie Antropocene fantastico. Scrivere un altro mondo, il nuovo pamphlet di Matteo Meschiari, pubblicato da Armillaria.

Ne ospito qui un estratto in anteprima, tratto dal capitolo Kairocene.

 

KAIROCENE – RIFONDARE IL TEMPO

 

Quale passato si annida nel futuro?… Leggi il resto »

Chandra Livia Candiani, La domanda della sete

(Dal 22 settembre è nelle librerie il nuovo libro di Chandra Livia Candiani, “La domanda della sete” (Einaudi 2020). Pubblico qui una piccola antologia della raccolta con una nota di Giorgio Morale).

Le mani rotolano la terra
la farina l’acqua il sale
impastano, bevono
e distinguono, raccolgono,
addormentano, addomesticano
il dolore, accarezzano, come un gesto
che prende il posto del pensiero, i suoi
manovali.… Leggi il resto »

Marco Giovenale: Le carte della casa

 

 

«sa come funziona il movimento di annottare.

il magenta-blu che è negli sterri negli sbancamenti delle

vigne, dove è morta per trent’anni.»

 

Le carte della casa di Marco Giovenale è l’ottavo libro dei Cervi Volanti, la collana che curo insieme a Giuditta Chiaraluce all’interno del progetto Edizioni Volatili.Leggi il resto »

Per non confondere realtà e pregiudizio: una riflessione sulle ripercussioni del populismo culturale

di Matteo Bianchi

A te che soltanto puoi capire:
È come quando gridi “scusa”
E lo ripeti
Da fondo campo
Per i colpi duri fuori di battuta.

F. Buffoni

 

Un paio di settimane fa, in largo su “Il Fatto Quotidiano”, Patrizia Valduga attaccava senza riserve il mancato riconoscimento degli intellettuali odierni e di conseguenza il decadimento del loro ruolo, quasi che il populismo culturale corrisponda all’inconsistenza di quello politico, quello delle boutade dei Salvini, Renzi e Di Maio di turno, che paiono più dei PR avveduti che degli amministratori pubblici.… Leggi il resto »

Adriano Spatola: il testo è un oggetto vivente

 

 

 

«A trent’anni dalla scomparsa di Adriano Spatola tante conquiste sono state ormai acquisite e ben digerite dai media. La scrittura verbo-visuale non fa più rumore. Tantomeno scandalizza. Basti pensare alle acrobazie tecnicamente impeccabili della pubblicità televisiva. Ma la lezione di Spatola ci mette in guardia e ci indica che le strade percorribili ancora oggi sono quelle caratterizzate dal forte atteggiamento critico, quelle che considerino a pieno la materialità del linguaggio, che sfuggano alle limitazioni del mercato, che sappiano ben distinguere tra multimedialità e intermedialità, che garantiscano sempre un’alternativa al sistema linguistico istituzionale, nel senso che sappiano costruire il linguaggio, così come diceva Max Bense: “Scrivere significa costruire il linguaggio, non spiegarlo”».… Leggi il resto »

Lettere dall’assenza #4

di Mariasole Ariot

Caro G.,

oggi il cielo è plumbeo, ho scartavetrato la casa per cercare un corpo che non fosse inquinato, ho preso le parti e introdotto un nervo nello stipite. La paura è questa sacca di placenta che spinge la mia testa, nascono figli e figlie dentro la nuca, mi chiedo sempre come tu stia, da quando la montagna ci ha soccorso.… Leggi il resto »

L’uovo del cielo

di Mariasole Ariot

 
 

Cade un mondo dalla testa, amplifica la velocità del tremendo, quando si china e non mi chiama, un capo abbassato conficcato nella terra, quando resta la parte clandestina che non apre, quanto preme, quanto muore e se non muore: vedere il bosco uscire dalle labbra, una pelle scorticata per le attese, il silenzio che muove, il vento di aprile, il frutto acerbo delle età immobili, e fugge, sugge il fiore, e fugge le gesta, non aggiusta le cose masticate, un verme che distingue il buono dal buono: ho mangiato il piatto della chiusa, una santificazione inginocchiata.… Leggi il resto »