Tag: poesia

Chandra Livia Candiani, La domanda della sete

(Dal 22 settembre è nelle librerie il nuovo libro di Chandra Livia Candiani, “La domanda della sete” (Einaudi 2020). Pubblico qui una piccola antologia della raccolta con una nota di Giorgio Morale).

Le mani rotolano la terra
la farina l’acqua il sale
impastano, bevono
e distinguono, raccolgono,
addormentano, addomesticano
il dolore, accarezzano, come un gesto
che prende il posto del pensiero, i suoi
manovali.… Leggi il resto »

Marco Giovenale: Le carte della casa

 

 

«sa come funziona il movimento di annottare.

il magenta-blu che è negli sterri negli sbancamenti delle

vigne, dove è morta per trent’anni.»

 

Le carte della casa di Marco Giovenale è l’ottavo libro dei Cervi Volanti, la collana che curo insieme a Giuditta Chiaraluce all’interno del progetto Edizioni Volatili.Leggi il resto »

Per non confondere realtà e pregiudizio: una riflessione sulle ripercussioni del populismo culturale

di Matteo Bianchi

A te che soltanto puoi capire:
È come quando gridi “scusa”
E lo ripeti
Da fondo campo
Per i colpi duri fuori di battuta.

F. Buffoni

 

Un paio di settimane fa, in largo su “Il Fatto Quotidiano”, Patrizia Valduga attaccava senza riserve il mancato riconoscimento degli intellettuali odierni e di conseguenza il decadimento del loro ruolo, quasi che il populismo culturale corrisponda all’inconsistenza di quello politico, quello delle boutade dei Salvini, Renzi e Di Maio di turno, che paiono più dei PR avveduti che degli amministratori pubblici.… Leggi il resto »

Adriano Spatola: il testo è un oggetto vivente

 

 

 

«A trent’anni dalla scomparsa di Adriano Spatola tante conquiste sono state ormai acquisite e ben digerite dai media. La scrittura verbo-visuale non fa più rumore. Tantomeno scandalizza. Basti pensare alle acrobazie tecnicamente impeccabili della pubblicità televisiva. Ma la lezione di Spatola ci mette in guardia e ci indica che le strade percorribili ancora oggi sono quelle caratterizzate dal forte atteggiamento critico, quelle che considerino a pieno la materialità del linguaggio, che sfuggano alle limitazioni del mercato, che sappiano ben distinguere tra multimedialità e intermedialità, che garantiscano sempre un’alternativa al sistema linguistico istituzionale, nel senso che sappiano costruire il linguaggio, così come diceva Max Bense: “Scrivere significa costruire il linguaggio, non spiegarlo”».… Leggi il resto »

Lettere dall’assenza #4

di Mariasole Ariot

Caro G.,

oggi il cielo è plumbeo, ho scartavetrato la casa per cercare un corpo che non fosse inquinato, ho preso le parti e introdotto un nervo nello stipite. La paura è questa sacca di placenta che spinge la mia testa, nascono figli e figlie dentro la nuca, mi chiedo sempre come tu stia, da quando la montagna ci ha soccorso.… Leggi il resto »

L’uovo del cielo

di Mariasole Ariot

 
 

Cade un mondo dalla testa, amplifica la velocità del tremendo, quando si china e non mi chiama, un capo abbassato conficcato nella terra, quando resta la parte clandestina che non apre, quanto preme, quanto muore e se non muore: vedere il bosco uscire dalle labbra, una pelle scorticata per le attese, il silenzio che muove, il vento di aprile, il frutto acerbo delle età immobili, e fugge, sugge il fiore, e fugge le gesta, non aggiusta le cose masticate, un verme che distingue il buono dal buono: ho mangiato il piatto della chiusa, una santificazione inginocchiata.… Leggi il resto »

Marilina Ciaco: Intermezzo e altre sinapsi

 

Copertina del sesto Cervo Volante: Intermezzo e altre sinapsi

 

«Ripensarsi come sistema semi-aperto / ridimensionare il ciclo delle verifiche / inserire, fra le strategie e gli atti, uno scarto» scrive Marilina Ciaco in Intermezzo e altre sinapsi. Forse proprio in questo scarto s’instaura quel vuoto tenace che è il vero luogo dei possibili, e anche il senso di una collana di scritture poetiche che a ogni nuovo titolo aggiunge un ulteriore vacillamento nel disegno d’insieme.  … Leggi il resto »

Gli eroi sono partiti

di Francesca Mazzotta

TAUROMACHIA

L’invidia degli dèi non ti risparmia
mentre severo assisti a quella gara
di bestie nere polvere bufera
tra te il presente e te il passato e te

poi sopra i corpi scende la preghiera
– il toro morto ha ucciso l’altro toro:
le cantilene sposano l’abisso.… Leggi il resto »

Sinéad Morrissey: “Perdona questo rimediare”

 

di Viviana Fiorentino

 

 

Nella raccolta The state of the prisons (Lo stato delle prigioni) (Carcanet Press, 2005; vincitrice al Michael Hartnett Poetry Prize in 2005) la poeta irlandese Sinéad Morrissey declina il tema della prigionia in tutte le sue varianti di stato e di luogo: le celle di Newgate, la voce silenziata di una donna filo monarchica costretta da una mordacchia nell’Inghilterra di Cromwell, le gabbie e le limitazioni di un viaggiatore che si ritrova in una nuova cultura.… Leggi il resto »

La verità dei primati

di Mariasole Ariot

 
 

A volte mi affaccio nei boschi della nuca, vorrei fosse un passaggio, un passato che passa, aprire le finestre e affacciarsi alle viscere, le viscere del mondo, di quest’epoca malsana – le mie, sempre troppo esposte: quando si scorgono le mie lacerazioni e si entra per lacerarle un po’ di più.… Leggi il resto »

Un uomo felice

di Hai Zi nella traduzione di Francesco De Luca

Io, e gli altri testimoni

Le stelle e i natii armenti
come splendidi rivoli di acqua bianca
corrono via
cerbiatti corrono via
mentre gli occhi della notte seguono stretti

Sulla radura ariosa scopro la prima pianta
i piedi entrano in terra
non si possono più estrarre
ecco, quei fiori solitari
sono le perdute labbra della primavera

i nostri giorni
lasciano ferite sul volto
perché per noi non c’è altro che possa darci testimonianza

io e il passato
dividiamo una terra nera
io e il futuro
dividiamo un’aria senza suono

Ho intenzione di vendere tutto
qualcuno faccia il prezzo
tranne l’esca e gli strumenti da fuoco
tranne gli occhi
occhi da voi picchiati a sangue

***

A Kafka

i piedi di noce del prigioniero

D’inverno, il prigioniero che accende il fuoco
senza dubbio ha bisogno di calore
caro, com’è caro il fuoco di madre
Quando è schiacciato da decine di pannocchie sulla schiena
a terra, senza dubbio questo è
il campo di un contadino ricco

Quando lui pensa al cielo
senza dubbio il sole lo ustiona per intero
questo sole abbassa il capo, questi ceppi brillano ai piedi
senza dubbio ancora sono i suoi piedi, come noci
sepolte nell’acciaio del villaggio natio
acciaio d’ingegnere.… Leggi il resto »

Dall’interno

di Corrado Benigni

Che fu quel punto acerbo
che di vita ebbe nome?
(Leopardi, Coro dei morti)

 

Un senso – se c’è, ora – è in questo scorcio di tetti e finestre
accese tra le ombre strette dei palazzi
quando la notte distende la città
a un dito dalle sfere dell’universo.… Leggi il resto »

Omotetia

di Mariasole Ariot

 

Muzio Clementi – Sonata in G Minor, Op 50 No.3, “Didone Abbandonata” 

La colpa è un oggetto, una casa in cui restare per fuggire, respinge salvabile a salvabile, redime gli assoluti come fossero infiorescenze, la colpa degli antenati, le dannazioni interne, i nervi scoperti, colpevolizza gli azzerati, la colpa dei fiori che forgiano l’erba, i fiumi strappati, le forme trasversali della misericordia – e quando ci hanno dato, quanto ancora passato mi cava gli occhi, quanti occhi hai mangiato, quanto ti spinge le ossa, quando preme, come una colpa immaginata per restare, quando fai restare, la seduta dolce delle parti, la carne ricomposta come un tratto, e dicono i detti delle parti, dicono cade e non si degna, dicono non parlare, dicono studia le recite dei passanti, dicono passa e non passa, dicono riversa il lembo, dicono un verbo

 
                                                                                             

L’impossibilità, una forma di indigestione

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