davide orecchio

@DavideOrecchio vive e lavora a Roma. Libri: Mio padre la rivoluzione (minimum fax 2017), Stati di grazia (il Saggiatore 2014), Città distrutte. Sei biografie infedeli (2012. Nuova edizione: il Saggiatore 2018).

Dannazione per delega

di Antonella Falco

Un racconto fatto di suggestioni letterarie. Un lucido delirio che chiama a raccolta gli eroi di un mondo di carta tenebroso e inquietante ma proprio per questo denso di misterioso fascino. Monologo interiore (più che racconto reale) che a tratti si fa vero e proprio flusso di coscienza – quella coscienza che rimuove la memoria dei misfatti perché ‹‹non ne vuol sapere d’essere sporca›› – Dannazione per delega è una raffinata plaquette uscita per i tipi di Babbomorto editore.… Leggi il resto »

Quattro frammenti

di Alessio Mosca

Chiromantica medica
Narrano degli uomini senza occhi, bocca o orecchie. Narrano degli uomini che non riuscivano a leggere il pensiero ma che dei pensieri riuscivano a percepire l’intensità.

Come un olfatto sviluppatissimo, come se ne sentissero l’odore nel diaframma o fin dentro le tempie.… Leggi il resto »

I vocabolari

di Orso Tosco

C’è un segreto. Io l’ho capito non uscendo mai di casa e guardando le persone dalla finestra. È un segreto importante e forse non lo meritate, ma ho deciso di dirvelo lo stesso. Magari migliorate, magari. Il segreto è che muore soltanto chi si sforza.… Leggi il resto »

Quando la letteratura vampirizza i padri

di Antonella Falco

Il 1816 passò alla storia come “l’anno senza estate”. Infatti gravi anomalie del clima – provocate da un insieme di concause quali imponenti eruzioni vulcaniche che immisero nell’atmosfera, di fatto raffreddandola, ingenti quantità di cenere, fenomeni astronomici come il “minimo di Dalton” (un periodo di bassa attività solare) e la “piccola era glaciale” che dalla metà del XIV alla metà del XIX secolo produsse un brusco abbassamento della temperatura media terrestre – determinarono in Europa del Nord, ma anche in Canada e Stati Uniti d’America, grandi tempeste di neve, piogge torrenziali e inondazioni che si protrassero fino ai mesi estivi, distruggendo i raccolti e determinando carestie e incremento dei prezzi.… Leggi il resto »

Sedici marzo mille novecento settantotto

di Davide Orecchio

… ed entra marzo quando Giulio Andreotti promette a Leone la lista del nuovo governo, e la fa, sposta ad esempio Tina Anselmi alla sanità, e con Aldo Moro fa il conclave del partito di Dio per i sottosegretari, per il sottogoverno, lo fa alla Camilluccia e dice al diario Ho tenuto duro; e dice che Aldo Moro promette che l’aiuterà; e non resta che giurare e chiedere il voto alle camere,

ed ecco il sedici marzo quando le maestre si apprestano a scuola,

i bambini si apprestano a scuola,

vestono i grembiali e i fiocchi azzurri,

prendono le cuccume dalle madri e le nonne,

i macellai tritano carne, i fruttivendoli legano asparagi,

Giulio Andreotti porta il governo alle camere,

i pizzaioli sfornano la rossa con le olive e l’origano,

i bidelli aprono scuola,

i tranvieri aprono le porte dell’autobus,

le brigate rosse prendono Moro,

i giornalai alzano le saracinesche,

le tintorie avviano le lavatrici,

le brigate rosse uccidono due carabinieri,

i postini imbucano lettere,

i bancari incassano assegni,

gli architetti progettano,

le scrittrici fantasticano,

le brigate rosse uccidono tre poliziotti,

alcuni bambini hanno il morbillo e non vanno a scuola,

alcuni bambini hanno la varicella e non vanno a scuola,

i bambini di Monte Mario sentono spari e frenate,

una notizia corre da Monte Mario a Montecitorio (di parola in parola, di filo in filo),

un’automobile si divarica stuprata nel sangue,

Andreotti si piega e vomita, sviene a Palazzo Chigi, si sdraia sul divano e in fretta gli portano un abito da cerimonia pulito,

un’altra camicia, un’altra cravatta,

Andreotti si piega come la madre si piegò sul padre che muore,

il dolore è un atto geometrico nel tempo dell’indimenticabile morte,

giurano i sottosegretari del nuovo governo,

Aldo Moro scompare coi brigatisti

e vengono a Palazzo Chigi gli uomini del partito di Dio, i socialisti, i sindacalisti,

il partito della storia invia i suoi rappresentanti più degni;

e Andreotti dice al diario Emozione profonda;

e dice Tutti concordano nel non dare (spazio bianco); e dice Ma (spazio bianco) immediatamente la fiducia per il governo (spazio bianco);

e in poche ore le due camere votano;

e Giulio Andreotti raccoglie le forze, sigilla lo zaino.… Leggi il resto »

Elegia

di Davide Franchetto

La vide affacciarsi in cortile dalla porta della cucina. Aveva già addosso il cappotto e l’ombrello in mano, le scarpe buone ai piedi, quelle nere con un po’ di tacco che la facevano brontolare per le caviglie gonfie e rimpiangere le ciabatte e la cucina.… Leggi il resto »

Sonata per pianoforte e vento n. 1

di Alessio Mosca

Sappiamo che la loro promiscuità era tale che il concetto di paternità e maternità non esisteva.

I bambini assumevano il cognome dalla canzone che i genitori ascoltavano durante il concepimento e non appena venuti al mondo erano assegnati alla comunità cui erano destinati.… Leggi il resto »

Sud. Bocca. Grovigli

di Valentina Formisano

Odio toccare il cibo con le mani.

Sporcarmi oltre il necessario.

Mostrare come mangio.

Ma oggi papà ha fatto le linguine coi polipi.

C’è qualcosa di atavico in questo celenterato a pezzi nel pentolone.

Il sugo è scuro, quasi violaceo, una consistenza acquosa che sa più di brodo che di salsa.… Leggi il resto »

Dalla parte di Swann

di Davide Orecchio

Anche senza scrivere noi siamo racconto. I nostri corpi sono racconto. I nostri sguardi sono racconto. Camminando noi raccontiamo. Le nostre risate sono racconto e quando non ridiamo e restiamo in silenzio, oppure piangiamo, noi raccontiamo.

Accoccolati nel sedile del treno, noi raccontiamo la stanchezza e l’attesa.… Leggi il resto »

Cos’era importante per Anneke

di Davide Coltri

La porta a vetri si è aperta svelando una cinquantina di sedie grigie. C’era posto qui e là tra gli altri candidati, tutti attorno ai venticinque anni. Una ragazza coi capelli lunghi e castani mi ha fatto un mezzo sorriso e mi sono seduto vicino a lei.… Leggi il resto »

Pezzo di natale incompiuto

di Davide Orecchio

Dal momento che sono nato il giorno di natale, scriverò un «pezzo di natale» incompiuto, manchevole, poco riletto. Nel giorno di natale, nel «pezzo di natale», accetto l’imperfezione.

Quando sono nato? In una clinica romana. Dove sono nato?… Leggi il resto »

Tutto ciò che è reale è razionale?

Nel corso dei secoli la maggioranza, che è ciò che avviene, ci diceva Tutto ciò che è reale è razionale, io che accado sono giustificata, sono adatta, sono ragionevole.

Ma noi, la minoranza, le rispondevamo Tutto ciò che è razionale è reale, ma tu che accadi (non posso negarlo: tu esisti) non hai scusanti, non hai ragione né giustificazioni, tu ci sei ma sei irragionevole.… Leggi il resto »

L’anima

di Davide Orecchio

C’è un’anima inossidabile, inespugnabile di certo capitalismo – ed è il suo motore cardiaco, la sua ragione propellente -, e purtroppo quest’anima è allergica all’etica, non ha rispetto del mondo e delle specie che l’abitano, inclusi noi che siamo il suo mercato di pascolo.… Leggi il resto »

La guerra dei mondi

di davor

1) – Pentimento di un Suv romano

– Posso parlare?

– Ti ascolto.

– Vorrei provare a spiegarmi…

– Non sarebbe meglio se prima ammettessi le colpe?

– Forse hai ragione. Allora, vediamo… E’ vero, sono enorme. Ingombro le strade della città.… Leggi il resto »

Vite salvate #1

di Davide Orecchio

 

Al mattino ero nel sole, ero sulla strada, io sono una cellula germinale che prolifera nella città, nessuna terapia può annientarmi né cronicizzarmi, comunque mi autocancellerò, ero sul motorino, scendevo verso i quartieri di valle e ho visto una donna salire dal serpente d’asfalto, neppure sul marciapiede, camminava nella mia corsia, è vecchia, s’appoggia a un bastone, su dai fianchi la schiena le architetta un angolo ottuso appena protetto dalla camicia larga coi fiori, questa donna è una cellula germinale che prolifera nella città, ma sta per autocancellarsi, ero nel sole, ero sulla strada, ho visto che la donna si ferma, poi lasciò cadere il bastone, portò la mano sul cuore, per questo ho frenato, chiesi Ha bisogno di aiuto?; non rispondeva, sta per autocancellarsi, non conosco bene la procedura ma credo includa dei gesti come camminare in salita sul serpente d’asfalto, nella corsia delle auto, non sul marciapiede, e lasciare il bastone, e portarsi al cuore la mano, e restare nell’angolo ottuso, la paura viene un momento prima dell’autocancellazione, poi anche quella svapora, noi siamo cellule germinali che proliferano nella città, ci insegniamo l’un l’altra a morire

ma sono sceso dal motorino, l’ho parcheggiato, salgo verso la donna e quando le sono vicino lei mi sussurra Non respiro, ho dolore al petto; allora le mostrai i giardinetti poco sopra di noi dove c’è una panchina sotto l’ombra degli eucalipti, e una fontanella per dissetarsi: Vogliamo andare su insieme?; la donna fa cenno di no: non riesce più a muoversi, forse questa cellula mi sta insegnando a morire, le cellule germinali della città, nel momento in cui imparano a morire, insegnano a morire, ma io ero nel sole, ero sulla strada, non ho voglia di imparare quest’oggi io/l’ho presa in braccio come una sposa, come Benigni con Berlinguer e con la donna ho scalato i gradini di marmo fino alla panchina nell’ombra dell’eucalipto, l’ho messa a sedere, andai alla fontanella dell’acqua e ne raccolsi nelle mani serrate, tornai dalla donna che bevve dalle mie mani, così lei ora respira e dice Forse ho meno dolore,

aspettiamo nell’ombra, le cellule germinali sanno occasionalmente fermarsi, allora l’autocancellazione va in pausa, non c’è ancora la morte, c’è stata, ci sarà, ma non adesso, e questo si chiama presente, e chiedo alla donna Ha un numero che possa chiamare?; lei mi porge il telefono dalla borsetta e disse Cerchi “Serena nipote”, non “Serena portiera”, non si confonda; così chiamai “Serena nipote” che disse Arrivo; così l’aspettiamo, la donna sdraiata, io seduto sulla panchina, offro il mio grembo alla testa grigia di lei, si fermò una Fiat Cinquecento ed ecco “Serena nipote”, ho dato alla ragazza sua nonna, la ragazza l’ha fatta sdraiare nell’auto, le cellule germinali proliferano nella città egoisticamente ma occasionalmente offrono riparazioni alle sorelle gratuitamente, hanno la facoltà di fermare l’autocancellazione delle sorelle, questo solo nel presente, non vale per il futuro, e la ragazza portò via la donna dell’angolo ottuso, e ne raccolse il bastone, ma prima che vada le lascio il mio numero per sapere la fine.… Leggi il resto »

Filosofi per lo ius soli

[Un appello]

Ci rivolgiamo alle senatrici e ai senatori della Repubblica affinché venga approvata la legge che conceda finalmente la cittadinanza italiana ai figli degli immigrati non solo per ius soli, ma anche – com’è giusto che sia – per ius culturae.… Leggi il resto »

Reagan e Heston (dedicato a Kim e Trump)

di Davide Orecchio

 

Ecco una vita di Reagan dal Dizionario del Se alla Possibilità numero seicento sedici di Reagan che ce lo mostra nascere, con simmetria di falso gelsomino e puntualità di pungitopo a Natale, nell’anno undici del secolo venti e morire nell’anno undici del ventunesimo, condurre magistero di attore (e premio Oscar nell’ottantanove), regista (e Leone d’oro nel novantuno, e Leone d’argento nel novantaquattro) e uomo politico di terroir nordamericano (ma diede lezioni al pianeta), per poi correlarne l’exemplum alle voci sulle Quattro svolte vocazionali (nelle «Intersezioni esistenziali» dello stesso compendio) e sul Trasformismo atlantico (nelle «Intersezioni politiche»)1

Il secolo ha solo undici anni e scherza infantilmente coi petali dei suoi fiori puerili, dai banchi ridotti di una classe d’asilo s’alza un iris e fa una pernacchia, poi arrossisce quando a Tampico nell’Illinois, secondogenito di John Edward e Nellie Clyde, il sei febbraio Reagan affiora nei giorni del secolo, e questo secolo è appena un bambino.… Leggi il resto »