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La prima notte al mondo

di Luigi Finucci

 

Da “Ho assistito a scene da manicomio”

 

È nato un bambino sulla terra,
tutti hanno descritto
l’evento come consueto.

Un essere piccolo scaraventato
su un globo sparso in un
indefinito spazio nero:
una catastrofe vista da fuori
diventa un miracolo.

Tutto il senso si racchiude
in una stanza di ospedale.
Il nascituro numero due
del venti aprile duemilasedici
non proviene dalla matematica.

L’unico comandamento a cui
appellarsi, è che l’uomo
assomigli ad un fiore.
Il fiore non reclama il diritto
di possesso, ma di dono.

Da “La prima notte al mondo”

 

La prima notte al mondo
ho piazzato una tenda al Polo Nord.

La luce lunare splendeva ovunque
e il ghiaccio si scioglieva
solo in determinati punti.

Ero spoglio e sotto di me
le foche nuotavano aspettando
il mio essere cacciatore.

Il silenzio d’altronde
non si può ricordare.

 

*

 

L’istante in cui il coltello
taglia il ghiaccio è questo.
Il vento assente.

Costruisco un’abitazione
le fondamenta si sciolgono.
Intorno c’è gente,
sembra non esserci, in effetti
si percepisce il vapore appena.

Muovo i primi passi
è una fatica immane
così rinuncio
alle braccia di mia madre.

 

*

 

Come si costruisce una casa?

Nel Dna ci sono le informazioni sufficienti
ma decido di aspettare. Mille anni circa.
Sullo sfondo ci sono dei cani
mi proteggono, l’erba spunta
fra i blocchi di ghiaccio
l’odore è proprio quello
di una casa. Gli istinti
non sono affinati
e viviseziono il rumore
in un suono.

 

*

 

Ho sognato un adulto:
tutti lo volevano cacciatore.

Sbadato si è portato un libro.
Di poesia. È stato sbranato dai lupi.
Rimasto sepolto tra la neve
è divenuto scheletro
nel totale sconcerto
chi l’ha trovato per primo
ha sorriso nel raccogliere
un libro bagnato.
Di poesia.

 

*

 

D’estate, la notte al Polo Nord
non esiste.

I cacciatori partono con le slitte
restano nei deserti bianchi per mesi.
Scelgono un lago ghiacciato
bucano il loro guscio,
finché dei pesci vengono a galla.
La sera accendono un fuoco
e lì
decidono che non potevano
essere altro.

 

*

 

Fuori c’è la notte,
spazio per le visioni.
Nel ghiaccio un uomo
pratica tre buchi simmetrici.
Suda molto ed è strano:
per quattro ore lavora
senza pensare. Sa cosa fare,
lo fa tutti gli anni
da quando ha memoria.

Fu l’ennesima volta
che non si accorse
dell’universo intero

 

*

 

Ci sono diversi nomi
per i differenti tipi di neve.
Per costruire gli igloo
bisogna usare la neve dura,
la più resistente.
I primi nomadi del Nord
prima di accamparsi,
sceglievano i blocchi di ghiaccio
tra le visioni. Ogni storia
è affascinante se alla fine
hai le lacrime agli occhi.

 

*

 

Ho disposto ventiquattro cubi di ghiaccio,
ho scelto gli occhi e anche il luogo.

Mio padre in sogno
mi esorta a costruire un igloo.
Mi sento di vivere nel tempo:
nel millequattrocento avanti cristo o
nel quattromilatrecentoventi dopo cristo,
non importa.
Avrei fatto lo stesso.

 

_____________

Luigi Finucci è nato a Fermo nel 1984. Dopo il diploma ha vissuto tra Urbino e Firenze per poi tornare a Fermo, dove attualmente risiede. Scrive poesia e libri per bambini. La prima notte al mondo è appena uscito per Seri editore, con una prefazione di Silvia Secco.

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