Tag: renata morresi

Ballata

George Oppen

 

Astrolabi e glossari
Un tempo nelle magioni –

Un povero pescatore di aragoste

Incontrato per caso
Sull’isola di Swan

Dov’era nato
Vedemmo la vecchia fattoria

Stagliarsi sulla cima della collina
Su quell’isola
Dove passa il traghetto

Un povero pescatore di aragoste

I denti anneriti

Ci portò per l’isola
Su di una vecchia macchina… Leggi il resto »

Bagatelle su una sciarada in divenire

di Andrea Piccinelli

 

Ciò che assurge a nozione comune
come interazione di interferenze
divergenti, scoordinate nel tempo
e nello spazio. I modelli validi
perché pensati, elaborati,
confrontati, sussunti,
veicolati, introiettati. Fino a
divenire (moriture, ineffabili)
idee prevalenti.

 

 

 

Gli esiti collettivi irrazionali
determinati da moventi
individuali razionali
conformati a pretesto
per ridurre l’impronta dello Stato.… Leggi il resto »

Il leone mise il suo burnus ad asciugare nel fiume

di Armand Robin

Il sorprendente insieme di parole: «Il leone mise il suo burnus ad asciugare nel fiume», incontrato in una raccolta di traduzioni quando studiavo l’arabo letterario, all’inizio mi stupì, ma mi sembrò ragionevole dopo aver visto che lo scopo prefissato era soltanto di far applicare su un piccolo numero di precise parole alcune formule di quell’algebra che è la lingua araba.… Leggi il resto »

After Lorca, di Jack Spicer – una prima traduzione italiana

Caro Lorca,

Vorrei poter fare poesie di oggetti reali. Che il limone fosse un limone che il lettore possa aprire o spremere o assaggiare – un limone reale, come un giornale in un collage è un giornale reale. Vorrei che la luna nelle mie poesie fosse una luna reale, che all’improvviso possa essere coperta da una nuvola che non ha niente a che fare con la poesia – una luna completamente indipendente dalle immagini.… Leggi il resto »

Malcolm Morley (1931-2018)

Rinaldo Censi

Di Malcolm Morley, deceduto qualche giorno fa a ottantasei anni, prima della carriera di artista, mi ha sempre colpito l’infanzia disagiata, quasi dickensiana. Frequenta una scuola navale. Ha una gran passione per i modellini. Durante la Seconda Guerra Mondiale rimane traumatizzato.… Leggi il resto »

Note su L’indifferenza naturale di Italo Testa

di Gianluca D’Andrea

Lo sguardo è lenta costruzione […] la mente rumina le cose
le afferma per sottrazione

L’indifferenza naturale

 

L’ultimo libro di Italo Testa sembra attraversato da una carica metafisica che fa leva sulla sospensione. La parola si fa basilare, tocca il basso e l’umido di una terra di passaggio che solo in lontananza sembra fare risuonare paesaggi realmente attraversati dall’autore.… Leggi il resto »

Lighea

Mariagiorgia Ulbar

 

(Lighea è la sirena del racconto di Tomasi di Lampedusa. Il rimando al nome è un ricordo di quel personaggio incontrato anni addietro, che era una donna e nello stesso tempo non lo era, e veniva raccontato come emblema dell’amore: incomprensibile, inenarrabile, indimenticabile e presto perduto.… Leggi il resto »

PartesExtraPartes

1 micro festival, 1 giorno, 24 artisti,
7492 parole, 5647 fotogrammi,
258 piccoli rumori,
5 installazioni, 46 immagini

 

Il 20 Aprile 2018, a Firenze, il Chiasso Perduto – Galleria d’Arte ospiterà la prima edizione di PartesExtraPartes, rassegna di musica sperimentale, scritture e arti visive.… Leggi il resto »

Conchiglia con politica (a Carlo Ginzburg)

di Giovanna Frene

Museo d’Arti Applicate “ICTY”, L’Aia

che la storia non è un fatto, è invece un permesso,
a volte casuale:
attorno alla tazza madreperlacea si snoda un bassorilievo scolpito e inciso nella primavera del 1946 a Norimberga dal fattorino del Pubblico Ministero, tale Slobodan, durante i tempi morti, tra una consegna e l’altra, una fascia a narrazione continua come in un rocco della colonna di Traiano, un fregio in parte traforato in parte inciso sull’esterno di un ‘Nautilus pompilius’ incastrato a bocca all’insù tra un ampio piedistallo e una statuetta sormontante prensile, entrambi in argento dorato, cosicché la coppa, montatura e conchiglia, raggiunge la considerevole altezza di 48,5 cm.… Leggi il resto »

Neofascismo, antifascismo, la (non*) manifestazione, e una passeggiata per Macerata

Macerata, monumento ai caduti

di Renata Morresi

Se esco dal portone e giro a sinistra, basta qualche metro umido di viale per arrivare alla sede del PD che è stata colpita da due colpi di pistola. A destra, ugualmente, una breve passeggiata mi separa da un supermercato dove vado spesso: lì davanti si è accasciato Mahamadou Toure, l’uomo raggiunto al fegato dal primo proiettile sparato in strada sabato scorso.… Leggi il resto »

Lettera aperta alla comunità maceratese (a tutela di quanto si è lasciato fuori)

[ricevo e pubblico la lettera di Giorgiomaria Cornelio, giovane autore che da due anni vive a Dublino, ma ha vissuto i precedenti 19 a Macerata. E’ un appello complesso, che stasera mi pare tanto più prezioso. Dopo aver vissuto il panico e lo choc di una città sotto assedio ieri mattina, la furia e i fattoidi dei social, la solidarietà irresponsabile di alcuni, e poi le parole semplificatorie e roboanti di vari commentatori politico-televisivi, e ancora la rabbia e l’incredulità a ripensare alla messa in scena dell’attentatore, la foto fattagli in caserma che gira tra i social in stile rivendicazione jidahista, dopo questa massa di pulsioni incontrollate, bisogna subito tornare a pensare, e profondamente, e a rinsaldare una tradizione antifascista e una vocazione all’apertura che qui è ancora ferma, compatta, anche tra i più giovani.… Leggi il resto »

Prove d’ascolto #22 – Silvia Tripodi

Usabilità della prosa
(2015-16)

 

il Buddha è grande
il Buddha non si sa se sia buono o cattivo
è una divinità
di base il Buddha è fermo
la staticità è una delle sua virtù
non si dice fermo come un Buddha
la fermezza di un Buddha
la grandezza di Buddha invece si dice
non si dice ha la fermezza di carattere di un Buddha
o ha la caparbietà di un Buddha
quello che sappiamo di Buddha ci proviene spesso dalle immagini sui libri
o dalle storie leggendarie rappresentate nei film
si dice adorato come un Buddha
a qualcuno preme di sapere quanto pesa la grande statua del Buddha
qualcuno è curioso di conoscere la stazza del Buddha
l’immagine del Buddha è quello che sappiamo del Buddha
se non approfondiamo le nostre conoscenze a riguardo
tra il Buddha e noi che grado si separazione esiste
immagiamo sia un grado di separazione molto alto
per questo a volte rinunciamo a comprendere chi fosse e cosa ha fatto
se è esistito veramente
ci sono statuette molto piccole
e ci sono grandi statue del Buddha
ognuna di esse ha una funzione
molti pensano che possedere una statuetta del Buddha significhi
qualcosa di buono
non si sa di preciso se porti influssi buoni
ma è sempre rassicurante vederne una
in un appartamento
in mezzo ad altri oggetti
si pensa subito legami misteriosi
a storie avventurose
a decenni di vita passati a cercare
eravamo destinati a vedere la statuetta del Buddha
proprio in quell’appartamento
di colpo il cerchio si chiude
ce ne facciamo una ragione
abbiamo trovato riparo
siamo nel posto giusto

occorre fare un elenco di nomi
estratti da un manuale
stenderli spalmarli
un lungo elenco in ordine alfabetico
apri una pagina a caso e via
nomi di piante e animali
nomi rari e bizzarri
una serie di parole
una massa di parole
un elenco lunghissimo
che sostituisca una passeggiata
che riempia un’ora intera
che sia la metafora di una passeggiata
che sia la metafora di un’intera giornata
del tempo che ci occorre per arrivare dal punto x
al punto y
che serva alla memoria
che sostituisca un manifesto politico
che aggiri un testo civile
un elenco che aggiri il soggetto
che lo soverchi
che lo metta in primo piano
che lo metta ai margini
che lo aggiri
che sia l’oggetto del soggetto
il soggetto sia l’oggetto dell’elenco
che questo nominare le cose
che dirle assertivamente e non assertivamente
abbia un valore politico
assuma valore
consumi il valore
senza che questa pratica sia un modello
che ci sia l’intenzione
che non ci sia alcuna intenzione
che alla fine di detto elenco
resti l’eco della voce
le immagini a massa delle parole
le une sulle altre
le immagini
le intenzioni
le enunciazioni
ci si soffermi sulle intenzioni
una intenzione sull’altra
una folta schiera di intenzioni

un rifugio piano
di luoghi comuni
di sterpaglie di siepi
di viali di vicoli non ciechi
o anche ciechi
il rifugio è nella passeggiata
al posto della passeggiata
ai piedi del Buddha suddetto
al cospetto del Buddha di cui sopra
al centro dell’occhio del Buddha
proprio al suo centro
all’interno del suo occhio fermo
immobile remoto
che fissa un punto dello spazio
come l’elenco spalmato di parole
di termini fissati all’infinito su un piano
letteralmente liminale ai margini della statua del Buddha
se il Buddha si spostasse impercettibilmente
se almeno fossimo in grado di percepirne il movimento
per vedere scorrere l’infinito elenco di termini
i suoi pezzi uno sull’altro
se fatto a pezzi il Buddha
una volte per tutte
sostituire l’oggetto con il soggetto senza per questo
essere l’oggetto autentico della nostra intenzione
tutto il tremore e la coscienza di stare nei pressi di quei pezzi franti
dato che il Buddha è l’espediente e non è l’espediente
per esprimere questo tempo
che ci attraversa
attraverso questo spazio che ci attraversa
essere il rifugio del Buddha
che non cerca riparo
essere nel rifugio senza il Buddha
siamo comunque al riparo
dalla massa di parole spalmate
omesse intenzionalmente
che qui non si elencano i pezzi del Buddha fatto a pezzi
perché quello che preme dire
va messo da parte
è come non sentirsi a casa propria
non siamo nell’appartamento dove c’è la statuetta del sacro Buddha
un aggettivo basta e avanza a sovraccaricarci di una responsabilità
quindi mettiamocela tutta
o lasciamo stare
descrivere asetticamente Buddha e pezzi
farne un spartito ritmico
uno scarto
con tutto quello che ci sarebbe da dire
che cosa salta in mente
nella testa di chi non è il Buddha
pezzo dopo pezzo
io non sono il Buddha che cosa vi passa per la testa
non vi voglio menare per il naso
sono un soggetto che dice assertivamente
toglietemi il Buddha dalla testa
non offritemi riparo
non saldate il conto che vi presenta il senso comune
preparate una serie di lastre
fatevi visitare
fatevi fare a pezzi
da una serie di copie del Buddha
da una serie di elenchi camuffati da Buddha
salitevi addosso l’uno sull’altro
toccatevi fatevi male
datevi le forze dei vettori
senza lo slancio delle slavine

 

*

 

quanti zombi ci sono
dentro il film
gli zombi hanno passi lenti
sono dei vegetali in pratica
non hanno la capacità di scavalcare i cancelli
fanno vedere questi non morti
che si accalcano ai cancelli
o dietro le staccionate
che scalpitano e urlano
un modo per fare fuori uno zombi
è di colpirlo alla testa con un oggetto
fracassandogli il cranio
quando accade questo
un uomo si salva e si evita di diventare uno zombi
a sua volta
non si sa perché esistano né come riescano a uscire fuori
dalla terra
dalle fosse
si vedono sempre persone barricate nei supermarket
nascoste che cercano di non fare rumore
per non farsi scoprire
è molto difficile non farsi accorgere da uno zombi
quelli che ce la fanno
sono i bravi del film
i quasi sempre bravi nei film
i quasi sempre bravi nelle serie televisive
che fanno una bella serie televisiva sugli zombi
fatta bene girata bene come un film
dell’orrore che non fa spaventare troppo però
c’è molto sangue e corpi a brandelli
bravi attori che fanno la parte principale

l’attrice che recita la parte principale
sembra che abbia un problema
di base un problema relazionale
che traspare da alcuni dialoghi in alcune scene
questo viene riportato come se fosse importante
ai fini della riuscita del film
l’attrice accetta questa parte che è molto semplice
dovrà lottare con gli zombi
contro una massa di mostri che la vogliono far fuori
ci riuscirà malgrado in parallelo
i suoi problemi relazionali
si faranno sempre più difficili
è il bello della storia
fa parte della trama
c’è molta ansia nei corridoi deserti
l’ansia viene riprodotta anche con la musica
con un incalzare di immagini spezzate
montate apposta per fare più reali le scene
degli inseguimenti
lo zombi si accorge dell’attrice che è una persona
viva non ancora morsa
allora non bisogna assolutamente farsi mordere dallo zombi
bisogna costruire una trama differente
a un certo punto della storia
quando le forze vengono meno
e ci si accorge di avere le gambe pesanti
e il sole non è abbastanza alto
per vedere le cose all’interno del supermarket
quelli del film hanno spento le luci
vogliono davvero fare le cose credibili
in modo che non ci siano contraddizioni
scene ambigue passi maldestri

la mente di un uomo vacilla
tra un passo e l’altro
il cranio è la parte più pesante del corpo
fin dalla nascita
i muscoli si rafforzano
quelli dei gracili rimangono gracili
quelli dei più atletici si irrobustiscono
la testa dondola di qua e di là
lascia un mondo lontano
al di sopra del quale getta uno sguardo
se si trova in alto
abbassandosi solo un poco
in modo da non precipitare
teste molto pesanti si vedono dondolare
altre stanno ben ferme molto salde
sono alcuni crani di attori
che hanno studiato un modo
per non farsi schiacciare dalle idee
quelli che dal basso hanno la testa davvero pesante
che non possono in alcun modo risalire ai piani alti
per via di alcune trappole tra un piano e l’altro
tipo la porta che non si apre
e fa perdere del tempo prezioso
alla testa che intanto corre
di qua e di là
rimasti in basso quelli alzano lo sguardo
quel tanto che basta per capire che non ce la possono fare
allora per velocizzare il tutto
si fa emettere un suono sinistro non identificabile
e quelli che sono in basso sono spacciati

quanto buio occorre per fare una morte lenta
per fare la costruzione di una scena
dove uno muore
la penombra necessaria alla morte
è universale e cala
a lenta tenebra
come una nebbia che avvolge le cose
si cambia scena si restituisce il morso
restituisco il morso che mi aveva reso l’attore zombi
per farne polpette in un prossimo film
mentre ci si immedesima attraverso una metafora
un po’ banale
alla quale ci si affaccia bovinamente
abbassando le ciglia scrutando per terra
osservando i lati del discorso
scoscesi ai lati del discorso
quello del film o di quello che ti pare

quello che mi pare è lontano ed è vicino
è prossimo al morso simile alla morte diffusa
nelle metro che sono un’altra ambientazione tipica delle serie sugli zombi

pare che il problema relazionale abbia la meglio
presso gli uffici dove si hanno colleghi
dove ci si rapporta giornalmente con persone che fanno
il tuo stesso lavoro
allora la voce che senti nel film
torna a dondolare dentro la testa ben salda
tutto è saldo e fermo
come il sole con getto straniante di calore
al di là dei vetri una mattina che sei
pieno di buone intenzioni
che sei leggero che sai che la sera giungerà
alla stessa ora
in quel preciso momento senti che l’amore
che provi è racchiuso in uno scricciolo
o all’interno di una stanza lontana
per metà giornata
allora prosegui estraneo e indifferente
mentre il tuo amore passa e non passa
pesante e leggero
acuto e molle come un mollusco
con tutta la forza che serve al mollusco per rimanere
ben saldo allo scoglio

dimenticati gli zombi
il sapore della bocca è tutto dentro la bocca
spesa a margine dei costi sociali
fare patto con il personale che ti gira intorno
mentre te ne strafotti del tuo dovere
mentre pensi che il tempo a disposizione è poco
o che è bene orchestrato
per farti credere che può bastare
dal corridoio al morso
passano ombre lunghe che ti recano il sollievo della metafora
che sai solo tu
senza mezzi termini per dire
ci pensi come fosse una parte del lavoro che ti pagano per fare
ti hanno rovinato
vogliono rovinare occupando le teste più pesanti

il loro spazio verde
gli spazi riservati
quelli pubblici
una forma di vita che si tende da un’ora all’altra
fa una forma dell’uomo che non vuole morire
occupandosi di altra gente
facendo il suo dovere per fare una macchina ben oliata
che articoli bene i rami della costituzione
che ti hanno illuso che le teste più leggere
che ti hanno detto che quelle più pesanti
ogni passo ogni parola detta
persa la metafora della luce
la bellezza della luce la sua particolare gradazione
le luci che si accendono dentro le case
la morte di giocare senza il patema d’animo
la vita e tutto il suo corpo
nel corso del tempo
che cade dentro un abbraccio
si scambia la vista del giorno
con un margine di cosa
legandosi oggetti e amore
al discorso che ti resta
all’altra metà del tempo che ti resta
l’altra metà del tempo invece resta
al di fuori dello scambio
fuori di metafora resta
a memoria la serialità scivolosa del patto che hai istituito
con il mondo uno stupore meccanico ai piedi del Buddha
una noia grave le spalle del Buddha
povero Buddha strumentalizzato
braccato dal soggetto bisognoso di scambi
di oggettivare tutta la paura e le colline
i corridoi le strade
gli interni degli appartamenti
che non fanno testo

 

*

 

Usabilità della prosa in three stages

di Niccolò Furri

 

 

*

 

Usabilità de l’usabilità della prosa di Silvia Tripodi

di Simona Menicocci

L’usabilità è definita
come l’efficacia, l’efficienza e la soddisfazione
con le quali determinati soggetti cioè lettori
raggiungono determinati obiettivi in determinati contesti.… Leggi il resto »

Prove d’ascolto #21 – Fabio Teti

teoria di che cosa
(estratti, 2015 – in fieri)

 

[ da: ai bordi della blatta ]

e adesso e adesso perché impelle
ripetere il mai detto, reintentarsi del problema della polvere
inesplosa delle spore, la casa cosa essendo scarsi tratti
fatti in terra con il gesso, nemmeno, fratti in testa
col discorso, mettiamo // che in questo sia possibile disporre
parola «blatta» sotto un’altra, «radiatore» (va pensato
anche un soggetto percipiente): tutto e niente / conta infatti
averla vista, ma per entro quale e quanta imprevisione (partizione)
le incapaci successive passeranno
frasi o meno di strappare quella e moto

molto moto alla parola «tanatosi»

*

primo, è l’iguanodonte, secondo le rigonfie
meduse fra i pilastri
della circonvallazione – oggetti
per indurre allora ancóra // quattro le domande
da rivolgere alla blatta, per cominciare, alla necro-
mimèsi, se sia o meno cioè possibile descriverli,
perché e dove, e finalmente
da chi, se non da quello stesso
altro sé che adesso espone
un suo progetto voce roca, fronte contro
radiatore, di dizionario in cui il sintagma
storia umana sia previsto / tanto fra i sinonimi
della flessione «perpetrarsi»
quanto fra quelli del lemma «estinzione»

*

il cui anagramma è «ostinata», si attaglia
morta non è morta
al fatto che vedere sia a suo modo un modo della
predazione e che nel buio, della bocca da cui queste,
delle altre anche se aperte, stia taciuto un odassismo,
o detto meglio peggio: preparazione di una zanna.… Leggi il resto »

Prove d’ascolto #20 – Luigi Severi

scene dal pandemonio
(leggenda dei diecimila martiri, Pontormo)

 

Clavis, o vero, un viso più vermiglio
intinto, a chiazze, di metallo, sugo
quanto: Il raccolto è la fine del mondo (Newton, I.I, f.31)
o anche succo d’uva, un sole a mezzanotte / la discesa,
che dentro questo tornio / la deriva
strizza, incorpora, imbratta / riscàpitola
e poi, sarà la tua più greve / da tutto questo tornio
c’è una goccia
da tutto questo, cornea incide, a graffio
sul fondo del metallo, a tinta forte
clavis apocalyptica (dicevano
 

 

 

 

 

lavorazione del ferro, tecniche: del generale
Westermann il 23 dicembre, nei (c’è sempre
questa data, cronometro: punto nel calendario
giorno da ricordare, a chi ne sa di più
per conversare) pressi di Savenay, lettera,
in bello stile, ori, maestro di eleganza,
punto giusto, alla giusta
temperatura (Maxwell fu il mago, Boltzmann, di funzione,
un’energia compresa tra, una velocità compresa,
particella, in un sistema isotropo,
lineare – magicamente
termalizzato – che però non
turbolenza, effetto farfalla, guardare anche
al gatto di Arnold – da un particolare – l’esplosione – ai piccoli di donna
guardare anche: sotto gli zoccoli, vestiti secondo la moda
della campagna, sciatta, molti gatti in proposito, in svelta
fuga – e la terra che li filtra, farfalla che riposa, terra che ricompone
le scomposte presenze, scioglie in fiume / quando poi:
non è questione di punizione ma
soltanto di esattezza, per essere cartesiani: essenzialmente.… Leggi il resto »

Prove d’ascolto #18 – Nicola Ponzio

ANATOMIA DI UNA NUOVA VITA

(estratti)

 

 

3

La radio dice che bisogna fare cose erotiche con delle cose violente.

Comincia con gli studi del cielo, come in attesa di una radice.

Il nesso corrispondente alla qualità del lavoro.

La proiezione dello spazio, lo svelamento della modella.… Leggi il resto »

sequenza di malco

di Lorenzo Mari

*

non si compone: non sa fumare
dello spazio che fumare riempie di ictus
il canto che fumare potrebbe
fumare come una riserva
altamente disponibile e in cerchio
per ogni tipo di combustione fumare
senza rivoluzione quasi come
un lapsus o un’altra forma
questo dovrebbe almeno
smettere perché ai suoi molti figli
squadrando il cammino da parte a parte
il padre aveva lasciato soltanto una cassa
piena di carte
si pensava a un tesoro
che invece si poteva semplicemente
fumare poi se n’era andato ridendo
si ricordava che era pieno
di vita fino alle punte
dei polmoni alle punte dei fiori
e lasciando solo una cassa
da fumare disse amore mio
poi correggendosi amori miei
di mio resta questo
pieno ma proprio soltanto
di carte e cartine per

[dire e far dire: c’ero anch’io]

 

 

*

 

 

non si compone: sa che tagliare
la pelle tagliare di netto la voce
la campitura tagliare la strofa
dovrebbe consentire al piede inerte
di tagliare le gambe che ancora
riescono a muoversi
dovrebbe verso un altro passo
tagliare senza dividere
il cammino da tagliare
saprebbe dire
prendere la svolta altrimenti
poi il cappio soprattutto
lasciato dalla madre
per meglio legare alla roccia lo spazio
togli la gola che a tagliare
in primo luogo il canto
che non è stata per sua fortuna
una vittima o altro
lei: prendeva tutto alla leggera girava
l’angolo girava anche nello stesso punto
tornando allo spazio
metteva meglio il cappio
per meglio tagliare e cantava
ma si preparava lo stesso
nonostante il macero del suo primo
libro di poesie per sentirsi libera
nella sommossa generale nella generale rivolta
libera di soprassalto
di tagliare a un certo punto la

[frase che dicevano: era già morta]

 

 

*

 

 

non si compone: al fratello parlare
per frammenti ma dopo questo
riempire lo scazzo riempire
il vuoto dell’arnia
e del grande prato
senza uno straccio di
contratto parlare
ma non del vaso da rimettere
in sesto
ancora e ancora ricollocare
un gesto di parlare
una movenza di
parlare e poi lasciare un silenzio
dimentico dell’ictus del padre
parlare a una tavola
una domenica una qualsiasi domenica
parlare metro libero o anche
misura scatenata parlare
scostando l’orecchio tagliato
al cicalino del resto
senza argomenti darsi un tono
più forte o più elevato
parlare di disfatta
allora alzando la sinistra
parlare la sinistra
parlare di tutto e di

[una vittoria, si diceva: qualcuno l’ha vista]

 

 

*

 

 

non si compone: perire il figlio
prima del padre perire
di un esperimento andato
a catafascio perire nello stacco
del tetto qui in seno
al suo perfetto contesto
ferito ma perire piuttosto
il padre scoperchiando la cassa
la madre stracciando le vesti
il fratello senza discettare di realismo
socialista o peggio
perire allora
nel tentativo poco e male
dilacerato
perire lasciando
che la violenza un giorno
si sappia la violenza perché
scoppiare in un altro posto vorrà dire
perire in un altro posto
e così sia
il figlio disse
giungendo le mani
sembrava che pregasse
anche lui che dicesse
dio al suo servo perire
ma la violenza di spada
di stile di un’altra storia
per favore domattina presto
che ci racconti un’altra storia
per ferire
sull’altro lato ovvero
a destra e a

[Malco: ormai è noto, il dolore all’orecchio]

 

 

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Quante cose abbiamo perso nella vita

di Pasquale Vitagliano

 

Le isole proprio non le capisco,
Con tutto quel mare intorno,
Sprecate nel silenzio del nostro sguardo.
Le montagne sopra a volte
Ti danno le spalle senza riserva
E il mare giace inamovibile.
I balconi sopraggiunti comunque qualcosa
Domandano in danno ai palazzi
Che autistici s’ergono senza espressione.… Leggi il resto »