di Renata Morresi
che mondiale
memorabile
che mondiale, gente
che mondiale di gran
classe
che golazo
è solo l’inizio
un mondo di mondi
un mondo di finali
di Meri Bracalente
Leggere o dire non è lo stesso, ma siccome la questione mi riguarda, in me prevale nel dire un’emozione tale che non riesco ad arginarla, che mi sovrasta come un’onda, come l’onta, il dispiacere di fare un mestiere che è largamente percepito come di nessun valore.
di Vladimir Sabourín
traduzione di Alessandra Bertuccelli
Molte sono le cose mostruose Ma più
Mostruoso dell’operaio
Non c’è niente di cui non sia capace
di Rinaldo Censi
Leggo con crescente ammirazione Procne machine di Carmen Gallo. Come rendere conto di questo meccanismo che macina figure mitologiche accertando sottilmente la loro instabilità, metamorfosi, trasformazione? È un’arte della modulazione - meglio, della transizione.
di Antonio Francesco Perozzi
Gli studenti come pubblico. Quando Giulio Marzaioli e Mariangela Guatteri di Benway Series mi hanno proposto di organizzare insieme un incontro a scuola io partivo da questa premessa. La premessa cioè di una scuola che, sì, parla poco con il contemporaneo, ma – di gran lunga più rilevante – ne parla male.
Di Marco Di Pasquale
siamo certi, nessun volto ci somiglierà
ma almeno un movimento della voce
o un semplice disegno del pensiero
dentro un discorso che si era iniziato
e da qualcuno sarà pronunciato
Il Premio Pietro Polverini, dedicato al giovane poeta e studioso scomparso nel 2023, nasce per iniziativa del Comune di Fiastra (MC), suo paese d’origine a cui era profondamente legato, con la collaborazione di MediumPoesia e dell’associazione RicostruiAMO Fiastra. Il premio è riservato a libri di poesia editi; la partecipazione è gratuita. Le proposte dovranno pervenire entro il 2 maggio. Il montepremi complessivo è di 2.500 euro.
di Elisa Davoglio, con la collaborazione di Marta Piazza
"La poesia fa male", ha scritto Nanni Balestrini, "e per fortuna nessuno ci crede". Forse oggi nemmeno i poeti ci credono più, ed è un male.
“Rise” è un video-poema, nasce da due autrici le cui isole sono compromesse dal collasso climatico: Kathy Jetñil-Kijiner, delle isole Marshall nel Pacifico, e Aka Niviâna, groenlandese di origine Kalaallit. Lo traduce e commenta Francesca Matteoni: “Le acque aumentano e reclamano la terra; in risposta le vite umane si levano per parlare attraverso i luoghi, non si rassegnano a subire le decisioni scellerate prese altrove.”
di Toni D'Angela
I versi di Francesca Marica sono aderenze, come un vento che scivola sui luoghi, parole crudeli, quasi aptiche, serpenti che, come le parole, si “stendono” e al di sotto della parola “stendere i piedi”.
di Lidia Massari Lei impacchetta cose da anni: in fuga dalla guerra, in fuga dai campi profughi, in fuga da Dresda, in fuga dal terremoto, si impara a capire che l’essenziale può essere non solo il caricatore del cellulare, ma una foto, una spilla.
Di Beatrice Occhini
“È possibile sapere quando comincia la guerra, ma quando comincia la vigilia della guerra?” si chiede Cassandra, aggiungendo: “Se ci fossero delle regole, bisognerebbero trasmetterle. […] Conterrebbero, tra le altre frasi: non fatevi ingannare da quelli della vostra parte”
Di Simone Ruggieri
Ma il mondo? Il mondo esiste. Ed oggi, tanto più che ieri, quest’esistenza, spesso orribile ed orrorifica del mondo, si pone, mi si pone di fronte come una presenza, un interrogativo ineludibile, improcrastinabile...
Alcune poesie di Maria Pia Quintavalla e una sintesi della sua opera a cura di Pasqualina Deriu, che ne segue la voce radicalmente espansiva. “Sono una nave libica migrante”, soggetto sul punto di dissiparsi, che si fa attraverso un’umanità esposta.
Di Francesca Matteoni
Oggi penso a Renée Nicole Good, uccisa a Minneapolis
il 7 gennaio 2026 alle 9.37 del mattino da un agente dell’ICE
che il poeta Cornelius Eady definisce “squadra di annullamento”
Renée –
bianca, lesbica, madre, vicina di casa, poeta.
Il volto pieno si affaccia dal SUV, dice
“ok, amico, non ce l’ho con te”, forse ha paura, forse ricorda
e vai di asfalto
che l’analfabeta si faccia gli occhi
segni la croce per farci strada con la matita,
lì dove cresce l’erba
noi copriremo tutto
immondizie, alberi e schede nulle
Di Renata Morresi
E dove ci troviamo? Qui, dove l’informazione produce o comunicati stampa o sensazionalismo, l’editoria commerciale vive gonfiando la propria bolla, e le persone, non importa quanto stralaureate, si arrabattano per sopravvivere, magari investendo in un fantomatico prestigio che non porta mai reddito, in “un sistema, insomma, che si autosostiene proprio grazie alla sua inefficienza”
È appena uscito, a cura di Francesco Ottonello, La nostra villeggiatura celeste. Dieci anni di poesia di Pietro Polverini (2012–2021), per Interlinea, nella collana LyraGiovani diretta da Franco Buffoni. Domani pomeriggio, 30 novembre, ci ritroveremo, con il curatore, Simone Ruggieri, Edoardo Manuel Salvioni, Virgilio Gobbi Garbuglia...
Di David Eloy Rodríguez, José María Gómez Valero, Alberto Masala e Lorenzo Mari. Una cantada nasce come dialogo tra le forme della poesia e della musica popolare dell’Andalusia, della Sardegna e dell’Emilia-Romagna che – evitando una riproposizione puramente conservativa della tradizione o una velleitaria “andata al popolo” – ne evidenzi il portato critico e politico.
di Paola Ivaldi
Dannati noi siamo abitanti di città
della notte abbiamo perduto le stelle
i cieli vuoti come fondali minimali
di miseri allestimenti teatrali.
Per sempre smarrite sorelle,
forse loro stanno a guardare
gran spettacolo, ora, essendo noi,
noi essendo, ora, quelli che cadono.
beatatté che tieni un corpo giovane e forte
e fai tutto ciò che la testa ti dice di fare.
noi teniamo i pollici storpi e cioppi, le ossa fraciche
[...]
rintaniamo. ci strascichiamo.
dinanzi alla pietra impara.
Da Borges a Bateson, Daniele Barbieri esplora la trasformazione dell’idea di Dio: dal dualismo cartesiano e dall’ontologia di Nicea alla visione di Panikkar fino al Bateson di Tagliaferri, per cui il divino è complessa rete vivente, che unisce il sacro e il bello.
di Roberto Minardi
«Se a uno che tortura, ammazza, lo arrivano ad acchiappare,
lo dovrebbero appendere a testa in giù
e farlo roteare vivo dalle vespe». Così il bambino che eri pensava.
di Anna Papa e Silvia Tebaldi (con una nota di Stefania Zampiga)
E disse Y: Andate moltiplicatevi
popolate la terra in volo e voci
in cielo in aria in acqua siate uova
e insetti cioè angeli in camuffa
in mundo sublunari - ovvero un mondo
pieno di stronzi, disse Y, non solum metaforici -
di Renata Morresi Da qualche giorno assistiamo a una bolla di commenti, da parte di chi scrive romanzi, su quanto sia frustrante e inutile e pure dispendioso andarsene in giro per l’Italia a presentare i propri libri a un pubblichetto di una manciata di persone a dir tanto. Noi che facciamo poesia ci siamo fatti due risate