Memorie da Gaza #4

Yousef Elqedra

Viviamo di alternative finché queste non finiscono o non finiamo noi.

I carretti, un’alternativa alle auto

Quando si passa per una qualunque strada, in un qualsiasi quartiere della Striscia di Gaza, prima ancora di notare le case ammassate su loro stesse, si notano soprattutto auto di ogni tipo, da quelle di lusso a quelle più economiche, parcheggiate in fila, a destra e a sinistra di ogni via. Per via della carenza di carburante si è perso proprio il senso dell’esistenza di queste auto.

Ma il genio gazawi è molto abile nel trovare alternative: si vedranno dunque carretti trainati da animali, carichi di passeggeri, donne e uomini, che vanno al mercato, in ospedale, o che si spostano da un luogo a un altro, oppure talvolta carichi di feriti e di martiri, quando le ambulanze tardano per la scarsa comunicazione o per le strade interrotte.

I carretti sono diventati un’alternativa alle automobili, nessuno sembra esserne seccato né irritato, qui le persone affrontano le occasioni in modo naturale e piuttosto intuitivo, come se il carretto trainato da un asino o da un cavallo fosse stato da sempre l’unico mezzo.

La legna, un’alternativa al gas

Così è anche per la vecchia legna da ardere, alternativa che ha prontamente sostituito il gas.  Quando si esaurisce una bombola a gas, le persone finiscono per utilizzare la legna o addirittura il cartone. L’importante è cuocere con il fuoco tutte le pietanze disponibili e sfamare la bocca dei bambini affamati. È così che gli abitanti di ogni quartiere sono riusciti a fornire un forno di terracotta a chi ha della farina e vuole cuocere qualche pagnotta per la giornata. Si vedono perciò bambini che corrono per strada alla ricerca di carta, cartone o qualsiasi cosa che bruci per cuocere galayat bandura (pomodori in padella) o un barattolo di fave, mentre chi ha olio e zaatar è fortunato perché si risparmia tali fatiche.

Chi ha abbastanza soldi, invece, trova bancarelle che vendono la legna di vecchi aranci e di limoni e quindi non dovrà mandare i suoi figli in giro a cercare legna e carta. Ma alla bisogna si possono usare pure fogli di quaderni e di libri.

Alternative all’elettricità

Se disponi di energia solare sei fortunato: sei in grado di ricaricare i telefoni e i modem per internet, quando questa è disponibile. Puoi illuminare la tua casa in mezzo alle tenebre assolute in cui sono avvolte le zone della Striscia di Gaza ogni giorno dopo il tramonto. E forse – dico forse – puoi tenere un po’ di cibo in frigo.

Senza energia solare invece sei indigente, tutti i tuoi elettrodomestici sono fuori servizio e inutili, e sei costretto a fare la fila davanti a chi ha un generatore elettrico per caricare metà della tua ricarica. Questo finisce per costarti un’attesa di almeno due ore, o significa recarti in posti che dispongono di generatori ad alta potenza per caricare soltanto una batteria o un telefono cellulare, anche qui dopo lunghe file.

Puoi ricaricare il tuo cellulare o una piccola batteria anche tramite il caricabatteria di un’auto se ne possiedi una e se la sua batteria è ancora funzionante.

Crisi dell’acqua

All’acqua non c’è altra alternativa se non l’acqua stessa, quindi se non si riesce a far arrivare l’acqua in casa pompandola attraverso delle botti collocate sui tetti, tutta la famiglia è costretta a collaborare, portando secchi, pentole e qualunque recipiente dal basso verso gli appartamenti in alto. Se l’acqua non viene pompata nelle case a causa della mancanza del carburante necessario, bisogna uscire e cercare qualcuno che possa trasportarla su un carretto per il doppio del prezzo, altrimenti aspetti in una lunga fila per riempire di acqua potabile un recipiente da quasi quattro litri, che in realtà non lo è mai, ma che tu bevi lo stesso ringraziando il tuo Signore per la benedizione del bottiglione; tutti sono complici nel sostenere che contenga acqua potabile.

Crisi correlate

La crisi del carburante a sua volta ha prodotto la crisi dell’elettricità, e la crisi dell’elettricità ha portato alla crisi dell’acqua e la crisi dell’acqua ha causato malattie di cui non conosciamo la natura. Allo stesso modo, la mancanza del carburante di cui hanno bisogno i veicoli comunali ha prodotto la crisi della spazzatura ammucchiata in mezzo alle strade e sui lati, che emette un odore nauseante. I carretti passano due volte alla settimana per raccogliere i rifiuti, quando è possibile.

Crisi correlate fra loro che la popolazione di Gaza vive nella vita quotidiana, accanto alla morte quotidiana, finché le alternative non finiscono o non finiamo noi.

*

Yousef Elqedra è un poeta palestinese residente a Gaza. Su Nazione Indiana appare nella traduzione di Sana Darghmouni e Pina Piccolo.

Memorie da Gaza #1

Memorie da Gaza #2

Memorie da Gaza #3

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renata morresi
renata morresi
Renata Morresi scrive poesia e saggistica, ed è ricercatrice di letteratura anglo-americana all'Università di Padova. In poesia ha pubblicato le raccolte Sulle mura del sole (Marcos y Marcos, 2026), La cerimonia (Collana Isola, 2025), Terzo paesaggio (Aragno, 2019), Bagnanti (Perrone 2013), La signora W. (Camera verde 2013), Cuore comune (peQuod 2010); altri testi sono apparsi su antologie e riviste, anche in traduzione inglese, francese e spagnola. Ha tradotto poeti e poetesse statunitensi, tra cui Emily Dickinson, Lorine Niedecker, Robert Lax, Rachel Blau DuPlessis, Louis Zukofsky; nel 2015 ha ricevuto il premio del Ministero dei Beni Culturali per la traduzione di poeti americani moderni e post-moderni. Cura la collana di poesia “Lacustrine” per Arcipelago Itaca Edizioni.
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