Tag: Andrea Raos

Notizie dalla Descrizione del mondo ° 7/12/2016

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(sommario: Raffaella Aragosa, Gianluca Codeghini & Andrea Inglese – in Riscrizioni di mondo – , Alessandra Greco, Lorenzo Casali e Micol Roubini, Luca Rizzatello, Laurent Grisel…)

Non si potrebbe immaginare un tipo di scritti (nuovi) che, situandosi più o meno tra i due generi (definizione e descrizione), avrebbero del primo la sua infallibilità, la sua indubitabilità, la sua brevità anche, e del secondo il suo riguardo per l’aspetto sensoriale delle cose.

Francis Ponge

“Dispatrio” e altre rubriche. Uno scorcio sulla traduzione di poesia in rete

(Questo intervento doveva far parte di un dossier sulla traduzione di poesia, curato dalla rivista  “Tradurre”. Per disaccordi intervenuti con la redazione, lo pubblico qui come pezzo autonomo. Mi sono basato soprattutto sul lavoro realizzato su Nazione Indiana, perché offre un materiale ricco e pertinente, ma anche perché è un materiale che “avevo sotto mano” e che mi è stato quindi facile raccogliere e organizzare.… Leggi il resto »

“Nature morte”. Cinque poesie di Yoshioka Minoru

Yoshioka Minoru

 

 

traduzione di Andrea Raos

Natura morta Dietro la dura superficie del vaso da notte crescono in splendore frutti autunnali mele castagne uva e tutti alla rinfusa accatastati verso il sonno verso una sola armonia verso una musica che cresce si raccolgono tendono al recesso più buio i loro noccioli scivolano piano di lato e intorno aleggia l'ora della prospera decomposizione adesso davanti ai denti dei morti stanno immobili come pietre tutti quei tipi di frutta che dentro al vaso da notte sempre più greve sul rovescio di questa notte apparente talvolta paurosamente oscillano *   Natura morta Dalla rapida notte avviluppati i pesci dentro cui posate per un attimo le ossa scivolano via dal mare pieno di stelle, sopra il piatto in segreto si dissolve la luce della lampada che poi si sposta a un altro piatto dove ereditata la fame di vita nel fondo di quello prima l'ombra poi l'uovo chiama *   Natura morta In fondo a una bottiglia vuota legate al turacciolo le nostre gole le nostre esili carni splendide serpi che oscillano con la bilancia le nostre pupille non reggono il peso dell'oro da ricordare è il sole data sempre nuova distanza i nostri muscoli cardiaci percorrono l'intero corridoio dell'estate avvoltolato nei lunghi intestini di un cavallo e verso il mare di notte tutto meduse per metà immerse le nostre teste generano cose senza luce *   Natura morta Il sale sporco della cucina il sesso pendulo di un cane un chiodo sporgente dal soffitto mentre un angolo della loro morbida metà inferiore si riflette in uno specchio scuro infine gli arti non ancora formati di un feto un cavallo sulla spiaggia fantasticato da un pittore calcoli che non tornano e altre simili astrazioni verso un'altra stanza un'altra dimensione vengono trasportati A portare queste cose disparate a uguali altezza e angolazione è la meravigliosa astuzia del lavorio della notte che tuttavia poiché altrimenti peserebbe troppo è un uovo soltanto poggiato sul davanzale e lì, via dall'oscena confusione della notte luccicante un uovo si volge a una luna

*

Un mondo

Nel crepuscolo       destati da un richiamo       riscossi       infine alzati       fanno per chiamare       groppi di gialle forme astratte       ovvero un caos di cose a mucchi simili a lumache       da sotto a quelle pieghe ingrandite appaiono       le nostre sembianze       da cui colano liquidi copiosi       i nostri nasi       che rigurgitano vomito per sopravvivere       le nostre gole       poi esposti senza riguardi alla luce invernale       screpolati ogni giorno di più       i nostri denti       sempre spinte in cerca di quel punto buio e remoto       arrotolate le nostre lingue       adesso sprofondano nel mare del disco del tramonto       un mondo di ossa recise dai muscoli       ma, giunte prima       le nostre bocche di colpo enormi eruttano saliva gelata

 

*

Da Seibutsu 静物 [Nature morte], 1949-1955, in Iijima Kōichi 飯島耕一 et al.Leggi il resto »

22 dicembre 2015: silvia tripodi al teatroinscatola, blitzvorlesungen / gammm

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2006—2016

BLITZVORLESUNGEN PER I PRIMI DIECI (e i prossimi cento) ANNI DI

GAMMM

BLITZVORLESUNGEN = letture lampo  _  in un numero imprecisato di date

PRIMA DATA :

martedì 22 dicembre, h. 21:00

Teatroinscatola
Roma, Lungotevere degli Artigiani 12-14 (qui)

Silvia Tripodi

presenta l’ebook

L’architettura è piena di problemi ed è anche gratuita

(cfr. … Leggi il resto »

cinéDIMANCHE #06 JERZY SKOLIMOWSKI “The Shout / L’australiano” [1978]

di Andrea Raos

Una delle accuse più ricorrenti di mia madre a mio padre era che per via del lavoro non passava tempo a sufficienza con i figli. Il compromesso raggiunto fu che quasi tutti i fine settimana lui ci portava al cinema. Quello che mia madre non sapeva o fingeva di ignorare è che non ci portava all’oratorio a vedere i film per bambini, che sarebbe stato per lui una tortura, ma nei cinema normali a vedere quelli che piacevano a lui.

Dialoghetto su tre libretti (di poesia)



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“Questo è l’accendino.”

“E questa è la sigaretta.”

Andrea Inglese vs. Andrea Raos

Parte prima. Andrea Raos

AI.Leggi il resto »

Le voci dell’Olocausto. L’opera estrema di Charles Reznikoff

A Roma, presso la Casa delle Traduzioni
(via degli Avignonesi 32)
giovedì 18 settembre, ore 17:15 – 18:30

Le voci dell’Olocausto. L’opera estrema di Charles Reznikoff
Charles Reznikoff, Olocausto, traduzione di Andrea Raos, Benway Series, 2014
http://benwayseries.wordpress.com/2014/09/09/charles-reznikoff-olocausto-holocaust-benway-series-6/

Partendo dalla recentissima traduzione di Olocausto, l’ultimo straordinario testo pubblicato in vita dal poeta americano Charles Reznikoff (1975), l’incontro cercherà di mettere a fuoco le particolarità e le difficoltà dell’opera di trasposizione di fronte a un tema così complesso e delicato come la Shoah e davanti a una lingua che assume tutta la responsabilità e, al tempo stesso, tutta la distanza necessaria per poterne rinnovare la memoria.… Leggi il resto »

da “Dire II”

 di Danielle Collobert

traduzione di Andrea Raos

[…] sempre la stessa difficoltà – ora – parole – parole-immagine – frasi-immagine, anche – trappole tese da una parola all’altra – cadere – inciampare ogni volta – non appena ci si lascia andare – benché cosciente sia della trappola che della caduta – ma loro sono più forti – le dighe troppo fragili – limiti fragili intorno a loro – sfondano all’interno – dovunque – inventano una voce – ancora metafora – una voce… Leggi il resto »

Corona (+ 3)

di Andrew Zawacki

traduzione di Andrea Raos

Corona Un io balbettò e un io mutò voce, un io provò a legare una fune a un io che se la slacciava. Un io guardò un pescatore trainare a riva dal frangente uno squalo tigre della sabbia, mentre un altro io era già anni più tardi, tornato là dove un abitante del posto aveva messo l'esca per il persico ma abboccò uno squalo.… Leggi il resto »