Come autore, non esisterei senza i blog – Una lettera di Vanni Santoni

(A causa di un problema di salute, Vanni Santoni non potrà essere presente alla festa. Però mi ha mandato questa lettera, che, a parole sue, è un “omaggio a tutto ciò che Nazione Indiana ha rappresentato e rappresenta per me, oltre che un tentativo, magari maldestro, di mettere una pezza alla mia assenza”. Ringraziandolo, la ripubblico qui. gz)

Pop Shop III N°3, di Keith Haring, 1989
Pop Shop III N°3, di Keith Haring, 1989

di Vanni Santoni

Per cominciare, lo scopo della presente: mi spiace non essere lì con voi. Ci tenevo perché era l’occasione per rivedere tanti amici, maestri e colleghi, e per incontrare di persona altri che conosco solo via Internet; e ci tenevo perché, zitto zitto, ho scoperto di pubblicare testi su Nazione Indiana da più di cinque anni, e dunque spero che mi sia concesso l’orgoglio di sentirmi (pur minuscola) parte della sua storia.

L’ultima volta che scrissi una letteruccia come questa fu per il premio Zocca (ero impegnato in una presentazione altrove), e Peppe Fiore, lui pure tra i finalisti (va da sé che non vinse nessuno dei due) mi scrisse che al momento della lettura pubblica “sembrava fossi, tipo, morto”. Neanche stavolta sono morto, ma almeno ci sono un poco più vicino di allora: non sono potuto salire a Milano per via di un problema alla schiena che mi ha costretto a letto e mi ha portato tra coloro dei quali si dice “ormai va avanti a cortisone”. Per quanto la cosa abbia probabilmente origine da un vecchio infortunio o dalle troppe notti all’addiaccio nell’ambito di feste molto diverse da quella di Nazione Indiana, secondo il mio medico deriva senz’altro “dalle troppe ore passate a scrivere in questi ultimi anni”: pare che stia migliorando, ma nel caso non guarissi potrò almeno dire che alla letteratura ho dato “anche la salute”. E dato che la mia storia letteraria è inscindibile dalla mia storia di blogger letterario, posso estendere il discorso, e dire che ai blog letterari potrei aver dato anche la salute. Vi sfido a immaginare un relatore migliore: gli assenti per martirio vincono sempre.

Parlando seriamente, resta vero che, come autore, non esisterei senza i blog. Da completo outsider del mondo letterario, esordii grazie a quel Personaggi precari che tenevo su Splinder: vinse un concorso “per il miglior testo tratto dal web” (si era nel periodo in cui l’editoria guardava ai blog con un entusiasmo forse esagerato, ma la scena era effettivamente molto vitale) e approdò in libreria con un piccolo editore. Da lì cominciò tutto. Se dovessi isolare i momenti chiave della mia carriera, oltre a quell’esordio e all’altrettanto cruciale prima uscita con un editore più grande, bene, a questi due io affiancherei la pubblicazione del mio primo testo letterario su Nazione Indiana e del mio primo pezzo critico su Carmilla. Ricordo bene il giorno in cui scrissi a Andrea Raos, il cui cognome esotico contribuiva a farmelo percepire come figura di importanza non minore di quella di un membro dell’Accademia di Svezia, proponendogli una selezione dei miei Personaggi, così come ricordo la gioia di vederla pubblicata, qualche settimana più tardi, sulle pagine del blog. E allo stesso modo ricordo bene quando, dopo una piccola polemica sul sito della SIC, Wu Ming 1 invitò me e Gregorio Magini ad argomentare le nostre critiche al suo memorandum sul New Italian Epic, scrivendo un post per Carmilla. Si era in entrambi i casi nel 2008, e la mia emozione per quelle pubblicazioni era frutto diretto di quello che vedevano i miei occhi: da esterno a ogni circolo (e dunque privo di qualsivoglia percezione delle strutture e camarille del cosiddetto “campo letterario”) e sfiduciato rispetto alle pagine culturali dei quotidiani (mi ero del resto formato nel circuito delle autoproduzioni militanti), per me Nazione Indiana e Carmilla erano semplicemente i luoghi del dibattito letterario, e tale opinione rimane immutata anche oggi che di letteratura e editoria so qualcosa in più di allora. Certo, alcune cose sono cambiate, ad esempio i luoghi di dibattito si sono moltiplicati, tant’è che il rito quotidiano della consultazione di Nazione Indiana e Carmilla si è ampliato con Il primo amore, minima&moralia, Scrittori Precari, GAMMM, Le parole e le cose, Finzioni, 404, Lankelot, Terranullius, Critica Impura, Doppiozero, Giap, Alfapiù Scrittori in causa, Via dei Serpenti e Archivio Caltari – ma non per questo è passato in secondo piano: rimane il primo gesto che segue l’accensione del computer. La mia impressione è infatti che la scena sia quanto mai viva e vitale e del massimo interesse, e non è questione solo di esordi e letture quotidiane: quando, al lancio del progetto SIC, dovevamo “reclutare” scrittori, fu innanzi tutto nel mondo dei blog letterari che andammo a pescare; e anche quando, più recentemente, mi sono trovato, nel mio piccolo, “dall’altra parte della barricata”, a fare scouting per la collana di narrativa che sono stato chiamato a inventare per Tunué, è tra i blog letterari, collettivi e individuali, celebri e sconosciuti, che sono andato a perdere le notti.

Sarà perché ho vissuto sulla mia pelle la “democratizzazione” dell’accesso all’editoria che la pubblicazione on line può conferire, sarà perché guardando spesso all’estero so quanto siano vere le parole di Sartori nell’autointervista pubblicata proprio su Nazione Indiana il 20 marzo, circa la particolare dimensione e rilevanza che ha il fenomeno in Italia, ma la situazione mi sembra ancora eccellente, specie in un momento storico in cui i blog come medium hanno perso peso, depauperati dall’avvento dei social network. La letteratura, però, ha bisogno di spazio e tempo, e non la si può fare a colpi di 140 caratteri o di “mi piace”: è dunque normale che, almeno nel nostro ambito, Facebook e Twitter non abbiano causato chissà che sfracelli, ma siano diventati solo ulteriori mezzi di diffusione dei testi.

Quali, invece, i punti in cui si può migliorare (a parte, forse, togliere dalla testata di Nazione Indiana quel piccolo cartone animato)? È annosa la questione dei commenti (commenti sì, commenti no, commenti moderati, solo utenti registrati, eccetera), ma non credo che il problema stia lì: se da un lato è vero che raramente nei commenti vengono portate argomentazioni all’altezza del post, e che a volte Nazione Indiana o minima&moralia possono rassomigliare a covi di troll, sopporto e sopporterò sempre con piacere qualunque litigata in cambio di un commento che porti uno spunto di riflessione, un link a un qualche altro articolo d’interesse o anche solo un apprezzamento, che specie per chi è agli inizi è sempre motivo di conforto e spinta a continuare (e quello che ci interessa è che chi scrive continui, e chi continua migliori, o no?); credo magari che un punto di miglioramento potrebbe stare in un maggior dialogo tra piattaforme: mi pare ci sia ancora un po’ di pudore nel linkarsi a vicenda all’interno dei pezzi, nel riprendere il post di un altro blog per lanciare un dibattito, nel fare rete anche al di fuori della colonnina laterale col “blogroll” (che comunque è migliore di quelle di Repubblica e Corriere con le attricette in costume e gli animali strani), nel creare iniziative congiunte come quella che vede oggi di nuovo insieme Nazione Indiana e Il primo amore. Ma fate come vi pare: io vi debbo già tutto, o blog letterari. State bene, buona festa.

7 Commenti

    • *inchino*

      una nota: non sono citati i blog letterari individuali (e molti ce ne sono di validi, dalla “Centraal Station” di Genna a Vibrisse e Lipperatura), in quanto altra cosa rispetto al punto della lettera.

  1. Vanni, grazie per l’attestato di stima e per la dichiarazione che ti enuncia come nostro lettore quotidiano, cosa reciproca come sai.
    Rimettiti in salute e avanti così!
    Sonia Caporossi

  2. Lo scritto di Santoni dimostra come la rete abbia consentito e tuttora consenta una certa “emersione”, anche a livello nazionale. Peraltro, va inteso cosa si cerca dalla propria esperienza in letteratura: a volte basta trovare 2-3 like-minded per riempire talmente il proprio tempo in questi orticelli da rendere superfluo il resto (mercato, potenziale pubblico e pratiche sociali incluse). Questo vale soprattutto per le pratiche di linguaggio piu’ sperimentali e percio’ meno smerciabili.

    • Col tempo si potrebbe costituire un data-base di queste forme meno smerciabili. Una sorta di piccolo Mouseion virtuale.

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giuseppe zucco
giuseppe zucco
Alcuni suoi racconti sono apparsi su Nazione Indiana, Nuovi Argomenti, Rassegna Sindacale, Colla. Nel 2010 ha partecipato alle Prove d’Autore di Esor-dire, a Cuneo. Sempre nel 2010, nel numero 52, la rivista «Nuovi Argomenti» ha inserito un suo racconto nella sezione monografica Mai sentito, segnalando l’esordio di cinque nuovi scrittori.
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