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	<title>Nadia Agustoni &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>L’erba di Wimbledon e l’anarchia.</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2025/04/15/lerba-di-wimbledon-e-lanarchia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[orsola puecher]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Apr 2025 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Monica Giorgi]]></category>
		<category><![CDATA[Nadia Agustoni]]></category>
		<category><![CDATA[Orsola Puecher]]></category>
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					<description><![CDATA[di <strong>Nadia Agustoni</strong> <br /> 
Il tennis è uno sport che da sempre è associato a qualcosa di elitario e ancora oggi l’aura di privilegio non lo abbandona. <strong>Monica Giorgi</strong>, tra gli anni ’60 e ’70, è stata una tennista piuttosto nota nei circuiti italiani del tennis, gareggiando anche in quasi tutti i tornei internazionali. ]]></description>
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<div style="left: 0; width: 100%; height: 0; position: relative; padding-bottom: 56.25%;"><iframe src="https://video.corriere.it/video-embed/bc136271-fabb-4782-810d-a337995afxlk?playerType=embed&amp;tipo_video=embed_norcs" style="top: 0; left: 0; width: 100%; height: 100%; position: absolute; border: 0;" allowfullscreen="" scrolling="no" allow="encrypted-media;"></iframe></div>



<div style="height:23px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="has-text-align-center">di <strong>Nadia Agustoni</strong>l</p>



<p>Il tennis è uno sport che da sempre è associato a qualcosa di elitario e ancora oggi l’aura di privilegio non lo abbandona. <strong>Monica Giorgi</strong>, tra gli anni ’60 e ’70, è stata una tennista piuttosto nota nei circuiti italiani del tennis, gareggiando anche in quasi tutti i tornei internazionali. Qualche anno fa ⇨ <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.nazioneindiana.com/2015/04/15/monica-giorgi-tennis-studio-e-anarchia/" target="_blank"><strong>la intervistai</strong></a> e il testo uscì in <strong>Nazione Indiana</strong>, da qui, come mi dice <strong>Monica</strong>, l’idea di un editore di ampliare il discorso e farne un libro.</p>



<p>“Domani si va al mare. Wimbledon, anarchia, prigioni, esilio e nuovi mondi” è uscito qualche mese fa per <strong>Fandango</strong>, scritto a quattro mani da <strong>Monica Giorgi </strong>e <strong>Serena Marchi</strong>. Un’autobiografia che è un tuffo in mondi che difficilmente potrebbero incontrarsi, ma se questo accade è sempre attraverso figure capaci di attraversare ogni linea d’ombra.</p>



<p><strong>Monica Giorgi </strong>si racconta, a <strong>Serena Marchi </strong>e a noi lettori, in prima persona, ricordando avvenimenti che toccano sport, politica, amicizie e amore. La politica, ancora più del tennis a cui lei un po’ toglie l’aura a cui accennavo, riempie pagine densissime. La voce di <strong>Giorgi</strong> ci raggiunge sicura, libera, tracciando una mappa che solo gli anni della contestazione e della speranza hanno forse reso possibile, così che la partita della vita spazia su un campo vastissimo.</p>



<p>E’ una bambina quando il padre la indirizza verso il tennis. E’ lui che le parla dell’erba di Wimbledon, un’erba verde, verde, verde, più bella di ogni altra. <strong>Monica</strong> raggiungerà quell’erba, avrà i migliori risultai nel doppio, giocherà contro campionesse come <strong>Billie Jean King</strong> ed <strong>Evonne Goolagong</strong>, ma tornerà sempre alle sue amicizie livornesi, alla città dove insegnerà sia il tennis in un circolo locale, sia ai ragazzi in un liceo.</p>



<p>Refrattaria a ogni tipo di violenza, la sua tesi di laurea è su <strong>Gandhi</strong>, insieme a compagni e compagne che ne condividono gli ideali cercherà di aiutare i carcerati, anche pubblicando un piccolo bollettino: “<em>Niente più sbarre</em>”. Mentre gioca nel campionato italiano e in quello internazionale, continua infatti a impegnarsi nel movimento anarchico in aiuto dei meno fortunati. A lungo parlerà di carcere, politica, femminismo e letteratura agli amici del tennis, gente che porta i nomi di <strong>Lea Pericoli</strong> e <strong>Adriano Panatta</strong>. Loro, pur volendole bene, non comprendono quel bisogno di impegno, che invece per <strong>Giorgi</strong> diventa sempre più importante fino a portarla in carcere.</p>



<p>Ci vorranno anni per uscirne, smontando accuse formulate sulla base di voci non verificabili, accuse dove i pentiti si contraddicono e la stampa sguazza nella melma. L’esperienza del carcere sembrerà, a un certo punto, sfaldare l’interiorità di <strong>Giorgi</strong>, fatta di fiducia e allegria, anche se in carcere nascerà l’amore per <strong>Maddalena</strong>, amore che <strong>Monica</strong> nomina senza incasellarlo, senza definirlo, com’era stato già prima, da libera, con <strong>Manrico</strong>.</p>



<p><strong>Maddalena</strong> proviene dall’ambiente della moda, ma è tossicodipendente, quando uscirà di prigione si impegnerà a lungo nel comitato per la liberazione di <strong>Monica Giorgi</strong>. La mobilitazione in favore di <strong>Giorgi </strong>fu estesa, sia tra gli amici e i compagni che tra le persone comuni. Alla fine, nel collegio dei suoi avvocati ci sarà anche <strong>Paolo Galgani</strong>, allora presidente della <strong>Federazione italiana tennis</strong>.</p>



<p>Politica, carcere ed esilio accompagneranno a lungo <strong>Monica Giorgi</strong>. In carcere troverà l’amicizia di <strong>Nadia Mantovani</strong>, ma subirà la presa in giro di altre detenute politiche, proprio perché non apparteneva al loro mondo.</p>



<p>Arriverà infine anche un figlio, <strong>Podi</strong> dallo <strong>Sri Lanka</strong>, che lei riuscirà a fare adottare da una coppia di amici di Livorno, dandogli la possibilità di una vita migliore, d’accordo col padre del bambino <strong>Katrivelu</strong> che essendo vedovo e in più di etnia <strong>Tamil</strong>, quindi discriminato, vuole dare al figlio altre opportunità.</p>



<p><strong>Serena Marchi</strong> nella postfazione torna alle tante presenze nella vita di <strong>Monica Giorgi</strong>, perché il valore del ricordo è in quello che ognuno di loro le ha dato e ha dato agli altri. Abbiamo così un’autobiografia che sa farsi plurale, senza che a nessuno manchi luminosità. Luminosità che nasce dagli ideali, dall’esperienza, dall’unicità dei percorsi e non ultimo da un bene condiviso.</p>



<p>Su “<strong>Domani si va al mare. Wimbledon, anarchia, prigioni, esilio e nuovi mondi</strong>”.<br />di <strong>Monica Giorgi</strong> e <strong>Serena Marchi</strong><br />Edizioni Fandango 2024 &#8211; p. 294 euro 18,00</p>
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		<title>Ikonoklast. Oksana Shachko.</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2025/02/02/ikonoklast-oksana-shachko/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[orsola puecher]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Feb 2025 06:00:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[incisioni]]></category>
		<category><![CDATA[Anna Zafesova]]></category>
		<category><![CDATA[Antonella Uliana]]></category>
		<category><![CDATA[Femen]]></category>
		<category><![CDATA[Ikonoklast]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo Ceresa]]></category>
		<category><![CDATA[Nadia Agustoni]]></category>
		<category><![CDATA[Oksana Shachko]]></category>
		<category><![CDATA[Orsola Puecher]]></category>
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					<description><![CDATA[di <strong>Nadia Agustoni</strong> <br /> Il 28 luglio 2018 Oksana Shachko una delle fondatrice del gruppo femminista Femen si suicidava in Francia, luogo di esilio per lei e altre attiviste. Portava nelle mente i segni di ferite mai rimarginate, tra l’altro fu sequestrata, picchiata e minacciarono di darle fuoco....]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="800" height="533" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/01/Oksana.jpg" alt="" class="wp-image-111409" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/01/Oksana.jpg 800w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/01/Oksana-300x200.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/01/Oksana-768x512.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/01/Oksana-150x100.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/01/Oksana-696x464.jpg 696w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/01/Oksana-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure></div>



<p class="has-text-align-center">di <strong>Nadia Agustoni</strong></p>



<p>Il 28 luglio 2018 <strong>Oksana Shachko </strong>una delle fondatrice del gruppo femminista <strong>Femen </strong>si suicidava in Francia, luogo di esilio per lei e altre attiviste. Portava nelle mente i segni di ferite mai rimarginate, tra l’altro fu sequestrata, picchiata e minacciarono di darle fuoco, uomini dei servizi segreti della Bielorussia e non era la prima volta che subiva angherie e un sequestro.<br />A Parigi nel 2013 abbandonò le <strong>Femen</strong> con cui ormai era in disaccordo. Seguì quella che sentiva essere la sua strada di artista e rivoluzionaria. Tornò alla pittura, studiando e trovando nell’arte quel mezzo che le permetteva di essere se stessa pur senza rinunciare agli ideali.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="720" height="674" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/01/dipinti.jpg" alt="" class="wp-image-111413" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/01/dipinti.jpg 720w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/01/dipinti-300x281.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/01/dipinti-150x140.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/01/dipinti-696x652.jpg 696w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/01/dipinti-449x420.jpg 449w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></figure></div>



<p><br />Ho già scritto di <strong>Oksana Shachko</strong> su <a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-login.php?action=logout&amp;redirect_to=https%3A%2F%2Fwww.nazioneindiana.com%2F&amp;_wpnonce=9ba7aea991">⇨</a> <strong><a rel="noreferrer noopener" href="https://www.nazioneindiana.com/2018/09/19/oksana-shachko-morte-di-una-femminista/" target="_blank">Nazione Indiana</a> </strong>e se torno a parlarne, ricordando alcuni fatti della sua vicenda è perché casualmente ho scoperto un libro su di lei e sulla sua pittura. Un libro prezioso “<strong>Ikonoklast</strong>” a cura di <strong>Massimo Ceresa</strong>, con una prefazione della critica d’arte <strong>Antonella Uliana</strong> e con la postfazione della giornalista <strong>Anna Zafesova</strong>. Un piccolo libro ricco di notizie e immagini con inclusi capitoli che spiegano l’arte religiosa dell’Ucraina proponendone esempi. <strong>Oksana Shachko</strong> dipingeva rifacendosi alle icone della sua terra e ovviamente la sua interpretazione di questa cosmologia era personalissima, urticante e rivoluzionaria. Del resto non avendo rinunciato ai suoi ideali inevitabilmente la sua visione della vita entrava nella sua arte: “Ho ancora le mie convinzioni, ma ho scelto altri mezzi per agire, per diffondere le mie idee…” p.21<br />Ecco allora, che le figure delle icone e i temi sacri vengono ripresi in un’altra chiave che diventa una forte critica e riflessione su una società e un mondo ostili alle donne, ai diversi, ai migranti, a chi non si conforma.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="799" height="991" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/01/virgin.png" alt="" class="wp-image-111412" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/01/virgin.png 799w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/01/virgin-242x300.png 242w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/01/virgin-768x953.png 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/01/virgin-150x186.png 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/01/virgin-300x372.png 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/01/virgin-696x863.png 696w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/01/virgin-339x420.png 339w" sizes="(max-width: 799px) 100vw, 799px" /><figcaption><strong>Oksana Shachko</strong> <em>Vergine Crocifissa</em></figcaption></figure></div>



<p>In queste brevi note segnalo solo due dipinti di <strong>Shachko</strong>, ma per chi vorrà approfondire, il libro propone ben altra disamina del suo lavoro. A pagina 29 troviamo la “<strong><em>Vergine crocifissa</em></strong>”; con le parole di <strong>Massimo Ceresa</strong>: “Si tratta di una donna/oggetto che è stata torturata, violentata, uccisa, un corpo completamente privato della sua dignità. E’ la denuncia più forte della Shachko contro la violenza sulle donne. Chi la osserva da vicino, con attenzione, non può che restare atterrito dalla violenza alla quale è capace di arrivare un uomo nel suo insensato e macabro senso del possesso”.</p>



<p>Più avanti, a pagina 35 troviamo un dipinto sulla pesca miracolosa, raccontata nel Vangelo di Luca e di Giovani. Qui Pietro e Andrea i due apostoli sono sulla barca con Gesù. In mezzo a loro Gesù regge l’albero della nave e l’albero è di fatto una croce. I due apostoli stanno alzando una rete piena di pesci, ma nello stesso tempo sembrano indicare a Gesù le mani che si alzano dall’acqua, migranti che stanno annegando nel tentativo di raggiungere una terra che sa di promessa e che invece è quanto mai lontana.<br />Dirà <strong>Oksana Shachko</strong> a proposito di questo dipinto: “Sono rimasta colpita da un fatto di cronaca accaduto qualche mese fa, durante il quale sono annegati numerosi profughi. Per questo ci sono le mani che si protendono dall’acqua implorando aiuto… ma, per quanto i profughi possano pregare, il Signore non li aiuterà… al pari dei nostri governi” p.38<br />In ogni dipinto gli infiniti particolari, la scelta, l’uso dei colori oltre che dei temi e la stessa raffigurazione, raccontano una ricerca di senso e verità che  commuovono.</p>



<p></p>



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</div>



<p><br />La povertà estrema e l’isolamento, le ferite e l’esilio, non le hanno dato che poco tempo per parlarci ed è a nostro discapito, perché molto, moltissimo aveva da dare. La sua parabola si ferma in quel pesante fine luglio del 2018 ed è paradossale che le sue compagne di un tempo la ricordassero subito come la più pura, la più idealista, la più fragile e questo anche se <strong>Shachko</strong> non aveva rinunciato, sempre in uno dei suoi dipinti, a criticarle perché avevano svilito, almeno in parte, i valori iniziali. L’ultima frase sulla sua pagina Facebook: “Siete tutti finti”.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="536" height="814" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/01/Ikonoklast.jpg" alt="" class="wp-image-111408" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/01/Ikonoklast.jpg 536w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/01/Ikonoklast-198x300.jpg 198w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/01/Ikonoklast-150x228.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/01/Ikonoklast-300x456.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/01/Ikonoklast-277x420.jpg 277w" sizes="(max-width: 536px) 100vw, 536px" /></figure></div>



<p><strong>Ikonoklast. Oksana Shachko: arte e rivoluzione.</strong><br />di Massimo Ceresa<br />Carabba edizioni 2022<br />p. 97 € 14</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>E i vecchi del mattatoio dicevano che tutto doveva continuare come prima</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2025/01/18/e-i-vecchi-del-mattatoio-dicevano-che-tutto-doveva-continuare-come-prima/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[renata morresi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Jan 2025 06:00:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Nadia Agustoni]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[renata morresi]]></category>
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					<description><![CDATA[Di <strong>Nadia Agustoni</strong><br />
<br />
abitando quello che ci libera<br />
“né donne né uomini”<br />
spostarci dai margini<br />
a noi stessi<br />]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Nadia Agustoni</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>fiori d’acqua sui vetri<br />
— qui nella pioggia —<br />
con la nostra vita<br />
guardata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>in un tempo fermo è terra pura questa notte<br />
un bruciare di uccelli piccoli in un canto<br />
la bellezza che viene anche per noi<br />
per un’ombra a nascondere il mondo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>il sole dei corpi ci raccoglie interi<br />
i corpi sanno l’incerto, lo scarto,<br />
lo sguardo disabitato<br />
la figura dei fuggitivi</p>
<p>“<em>Una volta che abbiamo mostrato che tutti i problemi cosiddetti personali sono invece problemi tra classi sociali, resta comunque aperta la questione della soggettività di ogni donna —non del &#8216;mito&#8217; ma di ciascuna di noi. E, a questo punto, dobbiamo dire che una nuova possibilità di definizione personale e soggettiva, per chiunque, la si può trovare solo oltre le categorie di sesso (donna e uomo)</em>”.*</p>
<p>quelli che chiamati lei e lui<br />
non si voltano<br />
perché vivono<br />
un’altra vita</p>
<p>“<em>D’altronde, il pensiero dominante è piuttosto restio a guardarsi dentro per tentare di comprendere ciò che lo revoca in dubbio</em>”.*</p>
<p><span style="font-size: x-small;">*Monique Wittig &#8211; il corsivo è tratto dai suoi saggi critici</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>abitando quello che ci libera<br />
“<em>né donne né uomini</em>”<br />
spostarci dai margini<br />
a noi stessi:</p>
<p>allora una vita<br />
è la tenerezza<br />
per ognuno:<br />
un abbraccio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>nessun segreto, nessuna paura, non provate a spiegarci. c’è una realtà non prevista dal dominio.</p>
<p>abbiamo respiro e primavera.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>datemi febbraio, un prato, la dolcezza della brina, il più chiaro mattino</p>
<p>nelle fabbriche una luce leggera sui volti<br />
ci porta nel silenzio: viviamo coi morti<br />
con la loro speranza per noi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>____</p>
<p>È questo un estratto da <strong><em><i>Avrei voluto da giovane solo vivere</i></em></strong>, il nuovo libro di <strong>Nadia Agustoni </strong>(Aragno 2024). Si tratta dei testi che compongono la seconda sezione, con l’epigrafe a firma di Mercè Rodoreda usata qui come titolo del post.</p>
<p>Come spesso accade in Agustoni, a una frase che espone la crudeltà ottusa dei forti si oppone la semplicità dell’inerme, in una sequenza in cui un noi sul punto di estinguersi si appella alla contemplazione filosofica per trovare una forma di salvezza. Per trovarvi, prima ancora, <em><i>una forma</i></em>, contro la dissipazione delle omologazioni forzate. La libertà di essere e la libertà di fare non sono astrazioni in un mondo dove ‘<em><i>ormai </i></em>tutto è possibile’: solo a chi ha tutto, tutto è possibile. La libertà ha una realtà tangibile nell’uguaglianza, materiale e simbolica. Si tratta di una posizione lontana da populismi e vittimismi, che tenta la via non della retorica rivendicativa ma della ricostruzione di sè dal nulla ontologico in cui si è stati sospinti, privati di fondamento.</p>
<p>A questo lavoro di ricomposizione, del trovare uno sguardo e una casa che ospitino la propria totalità, partecipa Monique Wittig, la teorica francese che con le sue riflessioni ha contribuito a intrecciare in modo radicale lotta di classe, pensiero lesbico e liberazione femminista. Tra le sue idee centrali c’è quella dell’inconsistenza del ‘sesso’ come sistema naturale da cui discenderebbe l’oppressione: è invece tutta la categoria ‘sesso’ a venire creata dall’oppressione politica, non il contrario. Se non ci fosse alcun ‘sesso’, alcuna ripartizione, alcuna sessualità dominante, dunque? Nella mente solo spazio, nella vita “la tenerezza”.</p>
<p>Con due citazioni da Wittig (a cui tutta la raccolta è dedicata) Agustoni chiosa sull’aspirazione all’interezza del soggetto lirico, fatto di coloro che non possono rispondere agli appelli canonici perché “vivono / un’altra vita”. Forse è la vita di chi è inter-, fluidə o queer, ma in questo contesto non sono certo le definizioni che contano. Forse è la vita della poesia, “una realtà non prevista dal dominio”. Non vi è chissà quale solennità: entrano “nelle fabbriche” nell’ultimo testo di questa parte; eppure hanno con sè un segno di elezione.</p>
<p>(<em><i>rm</i></em>)</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Digitale naturale</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2024/06/20/digitale-naturale/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2024/06/20/digitale-naturale/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[orsola puecher]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Jun 2024 10:00:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[al volo]]></category>
		<category><![CDATA[digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Homo sapiens]]></category>
		<category><![CDATA[Nadia Agustoni]]></category>
		<category><![CDATA[Neandertal]]></category>
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					<description><![CDATA[di <strong>Nadia Agustoni</strong> <br />Gli ultimi Neandertal nel fuoco di una scogliera davanti all’oceano, tutto di loro è andato via e forse loro erano stelle i Sapiens la notte.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-108675" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/06/cave-of-the-hands.jpg" alt="" width="600" height="446" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/06/cave-of-the-hands.jpg 600w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/06/cave-of-the-hands-300x223.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/06/cave-of-the-hands-150x112.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/06/cave-of-the-hands-485x360.jpg 485w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/06/cave-of-the-hands-565x420.jpg 565w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/06/cave-of-the-hands-80x60.jpg 80w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/06/cave-of-the-hands-265x198.jpg 265w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p style="text-align: center;">di <strong>Nadia Agustoni</strong></p>
<p>“<em>Il codice genetico del <strong>DNA</strong> è una forma naturale di archiviazione digitale</em> <em>dei dati</em>” da Wikipedia</p>
<p>Gli ultimi Neandertal nel fuoco di una scogliera davanti all’oceano, tutto di loro è andato via e forse loro erano stelle i Sapiens la notte. Così la nostra èra ha un DNA imperfetto e oscuro con cui superiamo l’ascia e il coltello, crescendo tombe, pietra su pietra.</p>
<p>Diventa un ruggito la parola, in uno snuff di televisioni dove la modernità ha l&#8217;incanto del male e il digitale terrestre mischia il grande vuoto con l’immagine: corpi abitati da un fantasma. Sulle pareti delle grotte, le figure di animali e piccoli uomini sono la storia perduta.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Colfiorito</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2023/10/07/colfiorito/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[orsola puecher]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Oct 2023 08:00:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[bianco]]></category>
		<category><![CDATA[Colfiorito]]></category>
		<category><![CDATA[Nadia Agustoni]]></category>
		<category><![CDATA[poesia italiana contemporanea]]></category>
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					<description><![CDATA[di <strong>Nadia Agustoni</strong> <br /><br />
<em>Colfiorito</em><br /> 
<em>(qualcosa di bianco) </em><br />
Sera a Colfiorito<br /> 
nel garrire di rondini<br />
in un’amnesia di cielo<br /> 
e penombra<br /> 
sull’ascia dei temporali<br />
portammo radici di voci <br />
e alveari. 
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/10/Parco_di_Colfiorito_veduta_02.jpg" alt="" width="1280" height="960" class="aligncenter size-full wp-image-105149" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/10/Parco_di_Colfiorito_veduta_02.jpg 1280w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/10/Parco_di_Colfiorito_veduta_02-300x225.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/10/Parco_di_Colfiorito_veduta_02-1024x768.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/10/Parco_di_Colfiorito_veduta_02-768x576.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/10/Parco_di_Colfiorito_veduta_02-150x113.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/10/Parco_di_Colfiorito_veduta_02-696x522.jpg 696w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/10/Parco_di_Colfiorito_veduta_02-1068x801.jpg 1068w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/10/Parco_di_Colfiorito_veduta_02-560x420.jpg 560w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/10/Parco_di_Colfiorito_veduta_02-80x60.jpg 80w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/10/Parco_di_Colfiorito_veduta_02-265x198.jpg 265w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>di <strong>Nadia Agustoni</strong></p>
<p><em>Colfiorito<br />
(qualcosa di bianco) </em></p>
<p>Sera a Colfiorito<br />
nel garrire di rondini<br />
in un’amnesia di cielo<br />
e penombra<br />
sull’ascia dei temporali<br />
portammo radici di voci<br />
e alveari. </p>
<p>A dicembre con Silvia<br />
gli orti di Assisi a terrazza<br />
uno spiovere di salite e azzurri<br />
pensando ai container<br />
ai vecchi che gelano<br />
all’anno che finisce freddissimo senza case. </p>
<p>Mi sovviene — scandalosamente leggero —<br />
il settembre bellissimo<br />
gli olivi i solchi le colline vuote<br />
un sole arreso il sonno una bugia fragile<br />
un’amica che dice <em>tu dormi con occhi che tremano</em><br />
ma chiudo le imposte, con lei faccio l’amore fino al mattino<br />
mentre i paesi crollano<br />
in una luce senza terra<br />
che finisce sul mare come un cosmo.</p>
<p>Dai margini del fiume, in un angolo,<br />
la cagna allatta i cuccioli<br />
senza badare al resto della vita<br />
o a cosa il tempo faccia dei volti<br />
o se l’attesa è una crepa, un oscurarsi,<br />
o qualcosa da compiere<br />
qualcosa di bianco.<br />
&nbsp;<br />
&nbsp;<br />
[<em>Questo testo è apparso nel libro “Poesia di corpi e parole” edizioni Gazebo 2002. Qui una versione in parte modificata</em>.] </p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Ricominciamo dalle rose</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2023/05/01/ricominciamo-dalle-rose/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[orsola puecher]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 May 2023 05:00:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Nadia Agustoni]]></category>
		<category><![CDATA[Orsola Puecher]]></category>
		<category><![CDATA[poesia italiana contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[primo maggio]]></category>
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					<description><![CDATA[di<strong> Nadia Agustoni</strong> <br />
mastica duro il cane della ricchezza<br />
le ossa bianche del paese<br /> 
le nostre ossa <br />
spolpate ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/05/800px-Wild_rose_flower.jpg" alt="" width="800" height="534" class="aligncenter size-full wp-image-102957" /><br />
&nbsp;<br />
di <strong>Nadia Agustoni</strong><br />
[Inedito 2022]<br />
&nbsp;<br />
mastica duro il cane della ricchezza<br />
le ossa bianche del paese<br />
le nostre ossa<br />
spolpate </p>
<p>vuole frasi soffici il pancino molle<br />
una lingua adeguata<br />
all’industria<br />
agli obitori. </p>
<p>ammutoliamo nei macelli<br />
ma splende<br />
la sordità<br />
di chi accumula </p>
<p>i loro fucili puntati dai giornali<br />
la realtà creata<br />
per acclamazione<br />
e a ogni lauto pasto </p>
<p>le patrie servite<br />
col cicchetto dei potenti:<br />
ma chiamateli porci<br />
i porci.</p>
<p>non ci affligga la claquè<br />
col demerito<br />
paghiamo noi il conto<br />
tenetelo a mente </p>
<p>pulite il culo<br />
ai ricchi<br />
ai partiti<br />
a chi volete voi </p>
<p>qui ricominciamo dalle rose<br />
portiamo fiori per ognuno<br />
scriviamo poesie<br />
laviamo ogni pensiero laviamo la morte </p>
<p>le vostre menzogne.<br />
&nbsp;<br />
⇨<a href="https://www.nazioneindiana.com/2007/05/01/picnic-sullerba/" rel="noopener" target="_blank">Picnic sull&#8217;erba [2007]</a></p>
]]></content:encoded>
					
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		<item>
		<title>La poesia non dice niente</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2023/03/11/la-poesia-non-dice-niente/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[renata morresi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Mar 2023 05:00:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[annotazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Daniele Barbieri]]></category>
		<category><![CDATA[Nadia Agustoni]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[renata morresi]]></category>
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					<description><![CDATA[di<strong> Daniele Barbieri</strong> <br />Cosa ci importa in fondo di cosa dice la poesia? Non che sia irrilevante, ma non dobbiamo commettere l’errore di valutare quello che dice la poesia come valutiamo quello che dice la prosa. La musica non dice nulla, ma noi amiamo la musica.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Daniele Barbieri</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Cosa ci importa in fondo di cosa <em><i>dice</i></em> la poesia? Non che sia irrilevante, ma non dobbiamo commettere l’errore di valutare quello che dice la poesia come valutiamo quello che dice la prosa. La musica non dice nulla, ma noi amiamo la musica. Amiamo la musica perché i suoi andamenti – senza <em><i>dire</i></em> alcunché – rimandano ad altri andamenti, musicali e non, e li ricombinano e in questo modo li trasformano, così che il mondo prima e dopo la musica non è lo stesso, perché le relazioni tra le forme e le associazioni tra loro sono cambiate. La poesia sembrerebbe fare la stessa cosa, e tuttavia la poesia, essendo fatta di parole, <em><i>dice</i></em>. Ma il <em><i>dire</i></em> della poesia sembra essere unicamente il modo di generare un’ulteriore dimensione di forme che si mettono in relazione con forme, rimandandole e ricombinandole, e così facendo trasformandole, in modo che il mondo prima e dopo la poesia non è lo stesso.</p>
<p>Quello che la prosa dice configura direttamente il mondo, pretendendo di dargli direttamente forma. La poesia gioca a fare finta di fare la stessa cosa, ma quello che conta è il gioco, non la forma dichiarata. Persino le eventuali grandi verità che la poesia esprimerebbe contano più per l’effetto “espressione di grande verità” che per quanto pretestuosamente ci insegnerebbero. La poesia, insomma, è una musica del senso, oltre che del suono, in cui il senso risuona con il suono e con il mondo. La ricchezza del senso permette alla poesia di recuperare il gap che avrebbe nei confronti della musica, la cui ricchezza sul piano del suono è indubbiamente maggiore.</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/2023/01/28/in-memoria-per-cristina-annino-per-dopo/" target="_blank" rel="noopener"><u>Leggo su Nazione Indiana</u></a> le parole che Nadia Agustoni dedica a Cristina Annino. Mi percorre un brivido. Ma non è per la mancata scoperta di chi sia cacciatore e chi cacciato, non è per il febbraio di pianura, né perché tutto sia un libro – in sé, un’antica banalità. È che l’andamento delle parole che esprimono queste finte verità richiama collegamenti e relazioni ben più significative. È che questa commistione di profetico e affettivo, con il richiamo alle parole della Annino, questa tonalità del suono e del senso arriva ad attraversarmi lasciando un segno profondo quanto nessuna delle affermazioni contenute in questi versi potrebbe mai fare.</p>
<p>Cosa mi importa in fondo di cosa questi versi <em><i>dicono</i></em>? La dinamica con cui lo dicono è in verità assai più significativa e coinvolgente. Estremizzando un poco, ma forse nemmeno troppo, potremmo dire che come la musica è una modulazione costruttiva sull’andamento dei suoni, la poesia è una modulazione costruttiva sull’andamento delle parole, per il loro suono così come per il loro senso, giacché le parole sono fatte di ambedue le componenti. Ridurre i versi a quello che <em><i>dicono</i></em> è come ridurre le frasi della musica a quello che <em><i>dicono</i></em>: niente.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>in memoria &#8211; per Cristina Annino per dopo</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2023/01/28/in-memoria-per-cristina-annino-per-dopo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[orsola puecher]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Jan 2023 06:00:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[al volo]]></category>
		<category><![CDATA[cristina annino]]></category>
		<category><![CDATA[Nadia Agustoni]]></category>
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					<description><![CDATA[di <strong>Nadia Agustoni</strong> <br />
è un minuto l’universo sulla città dei vivi<br />
ma cresce a ogni uomo la terra<br />
l’osso si fa parola<br /> 
non si abbassa la grandezza<br /> 
della morte.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Nadia Agustoni </strong><br />
&nbsp;</p>
<p>in memoria*</p>
<p>a C.A. per dopo</p>
<p>migliaia di inverni per la memoria della caccia<br />
e mai scoprimmo chi era cacciatore chi cacciato:<br />
con abiti di festa addobbammo le siepi<br />
la cruna dell’ago.<br />
rimane il volo di poiane<br />
l’aritmetica delle domeniche<br />
quel bruciare freddo di febbraio.</p>
<p>(vedi Cristina, se il dolore sa tutto di noi<br />
cosa chiamiamo fine? — deposto lo schioppo, l’aria,<br />
su questo pezzo di pianura<br />
tutto è un libro).</p>
<p>ii</p>
<p>è un minuto l’universo sulla città dei vivi<br />
ma cresce a ogni uomo la terra<br />
l’osso si fa parola<br />
non si abbassa la grandezza<br />
della morte.</p>
<p>iii</p>
<p>anche nei miei occhi c’è il mare e castelli di sabbia e verità abbattute.</p>
<p>&nbsp;<br />
*	Per Cristina Annino le cui ceneri sono state disperse nel Tirreno.</p>
<p>Questi testi sono stati pubblicati sul numero 2 di Avamposto rivista serie I novembre 2022<br />
&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>bestia comune</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2022/11/15/bestia-comune/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[renata morresi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Nov 2022 06:00:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Nadia Agustoni]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[renata morresi]]></category>
		<category><![CDATA[Valentina Gigli]]></category>
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					<description><![CDATA[di <strong>Nadia Agustoni</strong> <br />creata cagna mucca o animale esotico
scodellati i figli verrai santificata denutrita
lasciata indigente. ricordati:]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">di <strong>Nadia Agustoni</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>creata cagna mucca o animale esotico<br />
scodellati i figli verrai santificata denutrita<br />
lasciata indigente. ricordati: “dei poveri è il regno dei cieli<br />
e degli ultimi”, ma sulla terra l’inganno è sempre contro l’io.<br />
annientata chiedi al grido di chi c’è passata prima<br />
con quale epiteto fu crocifissa.</p>
<p>cristo bocciato in prima elementare<br />
lasciato lì per non avere capito che lo stomaco la mandibola gli ossi<br />
finiscono nel loro brodo. mangia il poppatoio<br />
con le voci stridule dei preti dei politici delle televisioni<br />
mangia il profilattico il cilicio il family day<br />
mangia mangia e digerisci il loro culo, l’irrisione.</p>
<p><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-100042" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2022/11/veronica-gigli.jpg" alt="" width="2048" height="1231" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2022/11/veronica-gigli.jpg 2048w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2022/11/veronica-gigli-300x180.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2022/11/veronica-gigli-1024x616.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2022/11/veronica-gigli-768x462.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2022/11/veronica-gigli-1536x923.jpg 1536w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2022/11/veronica-gigli-150x90.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2022/11/veronica-gigli-696x418.jpg 696w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2022/11/veronica-gigli-1068x642.jpg 1068w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2022/11/veronica-gigli-1920x1154.jpg 1920w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2022/11/veronica-gigli-699x420.jpg 699w" sizes="(max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>// testo inedito di <strong>Nadia Agustoni</strong> (ottobre 2022)</p>
<p>// immagine di <strong>Veronica Gigli</strong> @der________redde, in mostra dal 13 novembre a Palazzo Bisaccioni, Jesi (AN)</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>In cammino tra antagonismo e arte. *</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2022/08/22/in-cammino-tra-antagonismo-e-arte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[orsola puecher]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Aug 2022 05:00:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[a gamba tesa]]></category>
		<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[Femen]]></category>
		<category><![CDATA[Nadia Agustoni]]></category>
		<category><![CDATA[Oksana Shachko]]></category>
		<category><![CDATA[Orsola Puecher]]></category>
		<category><![CDATA[Shamsia Hassani]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=98796</guid>

					<description><![CDATA[di <strong>Nadia Agustoni</strong> <br />
Shamsia Hassani sembra voler trasmettere un’idea di pace che è sempre idea di libertà, e il suo sguardo, dall’acutezza non comune, sembra indicare una breccia, un’uscita, magari partendo da un punto solo in apparenza limitato. ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="800" height="533" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2022/08/Birds_of_No_Nation_Series_at_Kabul_Afghanistan.jpg" alt="" class="wp-image-98855" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2022/08/Birds_of_No_Nation_Series_at_Kabul_Afghanistan.jpg 800w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2022/08/Birds_of_No_Nation_Series_at_Kabul_Afghanistan-300x200.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2022/08/Birds_of_No_Nation_Series_at_Kabul_Afghanistan-768x512.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2022/08/Birds_of_No_Nation_Series_at_Kabul_Afghanistan-150x100.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2022/08/Birds_of_No_Nation_Series_at_Kabul_Afghanistan-696x464.jpg 696w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2022/08/Birds_of_No_Nation_Series_at_Kabul_Afghanistan-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure></div>



<p class="has-text-align-center">di <strong>Nadia Agustoni</strong></p>



<p class="has-text-align-right"><strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </strong><em>a Oksana Shachko in memoria</em></p>



<p>Nella fotografia di un murales di Shamsia Hassani, artista afghana poco più che trentenne, si vede una giovane ragazza, la stessa Hassani, ripresa in sovrapposizione alla sua opera, in un interno dal pavimento squarciato da cui guarda in basso la città, in bilico su una striscia di piastrelle che le impedisce di cadere e circondata da pipistrelli che le volano intorno. La città è Kabul e sul suo volto c’è interesse, curiosità, mai paura. Nata nel 1988 e cresciuta quindi sotto il regime dei primi talebani, Hassani ha raccontato cos’è per lei la libertà, il bisogno di musica, visione e comunicazione. I suoi murales e graffiti hanno ispirato altre/i afghane/i e molte delle sue opere sono visibili in Europa e in America, una anche a Firenze.</p>



<p>Il giorno dopo la presa di Kabul da parte dei nuovi talebani una foto riprende una ragazza, che scrive o disegna sui muri la sua protesta. Seguendo la traccia di questa fotografia sono arrivata a questa artista che mi ha colpito anche perché ha rotto con la tradizione che non permette ai mussulmani di dipingere la figura umana.</p>



<p>Le donne dei suoi murales <strong></strong> sono figure idealizzate, con capelli fluttuanti, a volte coperte da un pezzo di burqua e un cuore dipinto sul vestito con una crepa a metà, per ricordarci cos’è realmente vivere un’esistenza fortemente condizionata. Altre volte sulla testa hanno rotoli di pellicola cinematografica e nelle mani strumenti musicali, perché la musica, amatissima dagli afghani, è l’altra grande proibizione dei regime; oppure hanno fiori in mano e sullo sfondo ci sono i barbuti o i carri armati o una strada spezzata e una donna che fa il primo passo e sembra andare verso un luogo lontano.&nbsp;</p>



<p>L’originalità e il respiro di questi murales, dei graffiti e di alcune installazioni danno l’idea di un lavoro intenso, meditato, in cui il simbolismo ha una grossa valenza, perché i simboli, per tutte le culture d’oriente, sono importanti e tutti li capiscono.</p>



<p>Shamsia Hassani sembra voler trasmettere un’idea di pace che è sempre idea di libertà, e il suo sguardo, dall’acutezza non comune, sembra indicare una breccia, un’uscita, magari partendo da un punto solo in apparenza limitato. Vi è una certa ariosità nelle sue visioni, anche quando indicano un pericolo, perché lasciano dietro di sé l’idea di un altro islam possibile. Un islam vicino al cuore delle donne e dei Sufi, la cui tradizione ha radici antichissime e in cui i “cercatori di verità” appartengono a ogni credo religioso e non poche volte a nessuno.</p>



<p>Ho pensato, guardando il lavoro di Hassani, a quello che Azar Nafisi è riuscita a tramettere alle sue studentesse, con le sue lezioni di letteratura tenute in privato e di nascosto a Teheran (Iran), dove la pratica critica si univa a una libertà cui non una di loro aveva rinunciato.</p>



<p>L’esilio delle donne spesso comincia dentro casa, un’alienazione da se stesse che si ripercuote su ogni aspetto della vita, al cui confronto ogni altro esilio ha solo il sapore di una condizione scelta e/o temporanea. E qui, nella costrizione, l’interiorità assume un grande valore, perché salvare una propria visione della vita, porta con sé una diversità vera. Una diversità che è unicità. Da una condizione si esce con una narrazione che dica quanto è taciuto, ma soprattutto ogni narrazione deve farsi cammino per testimoniare che c’è dell’altro oltre alle cosiddette verità imposte.&nbsp;</p>



<p>Un’altra giovane artista ha testimoniato la sua verità e la sua vita. Oksana Shachko <strong></strong> morta suicida nel 2018, è stata una delle fondatrici delle Femen, gruppo che aveva lasciato nel 2013, per diversità di idee, ma anche per poter dipingere. Shachko, attivista e pittrice, ha vissuto gli ideali politici libertari, soprattutto il femminismo, con una coerenza estrema.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1000" height="667" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2022/08/Oksana_Shachko_-_Safia_Lebdi_8000661498.jpeg" alt="" class="wp-image-98841" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2022/08/Oksana_Shachko_-_Safia_Lebdi_8000661498.jpeg 1000w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2022/08/Oksana_Shachko_-_Safia_Lebdi_8000661498-300x200.jpeg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2022/08/Oksana_Shachko_-_Safia_Lebdi_8000661498-768x512.jpeg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2022/08/Oksana_Shachko_-_Safia_Lebdi_8000661498-150x100.jpeg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2022/08/Oksana_Shachko_-_Safia_Lebdi_8000661498-696x464.jpeg 696w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2022/08/Oksana_Shachko_-_Safia_Lebdi_8000661498-630x420.jpeg 630w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p>Le Femen hanno portato i loro corpi come bandiere, ovunque ravvisassero un’ingiustizia. Hanno suscitato indignazioni, che andrebbero invece indirizzate contro dittatori, stupratori e pedofili, ma anche molto consenso. Vi sono luoghi al mondo dove nessuna voce fuori dal coro trova ascolto e l’attivismo politico inventa quindi strategie molto dirette, un confronto forte, urlato, ferito, con le autorità, com’è poi anche per Black Lives Matter negli Stati Uniti. Per quanto riguarda le Femen inoltre, bisogna riconoscere, che le loro performance fatte di nudi e slogan scritti sulla pelle, trasformano i loro corpi in graffiti viventi.</p>



<p>Oltre al carcere, Oksana Shachko subì due sequestri, uno a opera dei servizi segreti bielorussi, che la picchiarono, la fecero spogliare e minacciarono di darle fuoco e l’altro da agenti russi che la percossero fino a provocarle diverse lesioni. L’esilio in Francia le aprì il mondo degli squatter e degli artisti, ma pur condividendo tratti di cammino con donne che le hanno voluto bene, le ferite non si sono rimarginate.</p>



<p>Il 23 luglio 2018 si è uccisa impiccandosi all’armadio che aveva nella sua piccola stanza. Una stanza disadorna, dove nella sua estrema povertà e coerenza si è lasciato tutto alle spalle. L’ultimo messaggio su Instagram: “Siete tutti finti”.</p>



<p>I suoi quadri ispirati alle icone della religione ortodossa &#8211; da giovanissima Shachko voleva farsi monaca &#8211; hanno al centro figure femminili simili ad arcangeli, dipinte con una forte carica di empatia. In uno, l’angelo amazzone è a seno nudo, a cavallo, con un arco misteriosamente privo di frecce, come se non ci fosse un bersaglio da colpire, ma solo uno sguardo lanciato oltre qualunque mondo o forse solo verso di sé e sempre quell’aprirsi di un crepaccio, la terra squarciata su cui il cavallo rimane come sospeso, mentre tutto sembra stia per accadere.</p>



<p>La sua pittura, pur non innovando, ha una freschezza inconsueta. Non inganni l’uso di immagini della tradizione cui apparteneva, perché tutto quello che lei era, quello a cui credeva, confluisce nella sua visione. <strong> </strong>Anche così Oksana Shachko, pur divisa tra l’aspirazione ai diritti umani e civili per tutti e un’arte che è spesso in mano agli uomini, ha parlato di ciò voleva salvare, un’idea di libertà, creatività dignità, anche per il femminile. Non a caso sono stati pochi i tributi per lei come artista, ma significativi.</p>



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<p>* Questo articolo è stato pubblicato con il titolo <em>Donne tra antagonismo e arte</em> in Emma n. 3, rivista semestrale di culture e pensieri libertari; 2022</p>
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