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	<title>nina maroccolo &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Radio days: Alone III</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Mar 2020 06:00:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[moysikh!]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro “Tozzo” Nannucci]]></category>
		<category><![CDATA[Gianni Maroccolo]]></category>
		<category><![CDATA[Lorenzo “moka” Tommasin]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Swanz Andriolo]]></category>
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					<description><![CDATA[Anime Stanche di Mirco Salvadori   LEI: Guai a sognare: il momento di coscienza che accompagna il risveglio è la sofferenza più acuta. Ma non ci capita sovente, e non sono lunghi sogni: noi non siamo che bestie stanche.   Chissà perché ricordo questa frase di Primo Levi proprio ora, pensava lei tra il follemente [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_83171" aria-describedby="caption-attachment-83171" style="width: 384px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" class="wp-image-83171" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/03/Capture-d’écran-2020-02-27-à-19.40.42.png" alt="" width="384" height="384" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/03/Capture-d’écran-2020-02-27-à-19.40.42.png 748w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/03/Capture-d’écran-2020-02-27-à-19.40.42-150x150.png 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/03/Capture-d’écran-2020-02-27-à-19.40.42-300x300.png 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/03/Capture-d’écran-2020-02-27-à-19.40.42-144x144.png 144w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/03/Capture-d’écran-2020-02-27-à-19.40.42-250x250.png 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/03/Capture-d’écran-2020-02-27-à-19.40.42-200x200.png 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/03/Capture-d’écran-2020-02-27-à-19.40.42-160x160.png 160w" sizes="(max-width: 384px) 100vw, 384px" /><figcaption id="caption-attachment-83171" class="wp-caption-text">Immagini di Marco Cazzato</figcaption></figure>
<p><strong>Anime Stanche</strong></p>
<p>di <strong>Mirco Salvadori</strong></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>LEI: </em><em>Guai a sognare: il momento di coscienza che accompagna il risveglio è la sofferenza più acuta. Ma non ci capita sovente, e non sono lunghi sogni: noi non siamo che bestie stanche.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Chissà perché ricordo questa frase di Primo Levi proprio ora, pensava lei tra il follemente divertito e il torpore confusionale che le impediva qualsiasi movimento. Ricordava, ma alla rinfusa. Ricordava quel suo primo e ultimo anno di alberghiero, il professore di Italiano, le sue poesie e la speranza che riuscivano ad infonderle: speranza, bella parola. Ora, supina sull&#8217;orlo dell&#8217;abisso, sentiva un oggetto estraneo accanire dentro il suo corpo, come una bestia che la divorava dal di dentro. Le sembrava di essere distesa sul ponte di una nave in balia della tempesta, scaraventata contro la balaustra di acciaio, dura, spigolosa, maledettamente tagliente. Ecco l&#8217;onda! Pensava terrorizzata tra sé e sé, eccola che affonda e mi invade. Affogo, mi manca l&#8217;aria ma questo non basta, ora so che arriva anche il colpo, eccolo arriva! Questa volta sul viso, direttamente contro quella balaustra che provoca tagli profondi e tumefazioni. Qualcosa le stava squarciando l&#8217;anima, lo faceva in modo scientifico, cadenzato, in un crescendo di follia che trasformava i suoi intestini in carne da macello. Non vedeva né sentiva più nulla se non il feroce canto della violenza che pestava e bestemmiava e malediva mentre lei si rifugiava nel ricordo di quel primo e ultimo anno di scuola vissuto nella meraviglia di una materia sconosciuta che le donava la pace mai trovata e ora le permetteva di comprendere quanto, quanto stanche fossero le bestie di quella poesia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sono i maledetti mattoni con i quali hanno costruito questi palazzi! Quei cosi rosso cupo tutti bucherellati fanno filtrare il freddo, l&#8217;umidità e il rumore. Entri in casa ed è come se fossi ancora per strada, nel pieno centro di questa sciagurata periferia che non ti molla con il suo sguaiato dialetto fatto di rifiuti, grigiore, muffe alle pareti, graffiti e quell&#8217;insostenibile rumore di porte sbattute. È come se questo universo di vita grama fosse un immenso stagno e si vivesse immersi nella fanghiglia che ne ricopre il fondale impedendo la vista del fatiscente palazzo, decrepita torre di controllo sopra una palude che non sa darsi pace e non vuole fare i conti con la sua incapacità di amare o di farlo nel modo orribile a cui è da sempre abituata, sbattendo una porta alle proprie spalle, una mano sulla cinta e l&#8217;altra sulla nuca di chi gli sta di fronte.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I ricordi si sovrappongono, la fuga necessaria dall&#8217;insondabile profondità del male si trasforma in delirio: le porte del vecchio ascensore si aprono, lei e sua figlia entrano nello stretto abitacolo sommerso di sporcizia e scritte altrettanto insopportabili. Lo specchio, andato in frantumi da anni, sopravvive grazie al triangolo che ancora riesce a riflettere le miserie di quel luogo e il viso tumefatto di una madre che stringe la propria creatura in seno. Indossa gli occhiali da sole che tanto le piacevano, quelli che suo marito le aveva regalato per il compleanno, comprati in qualche bancarella dove vendevano le copie degli originali con lenti in pura plastica. A lei però non importava, quella giornata se la ricordava bene. Si riflette in quel triangolo di specchio e rivede la festa, la torta, lei che apriva il pacchetto, suo marito che sorrideva ancora sobrio, Clara che giocava vicino al tavolo e il tintinnio di un messaggio che giungeva sul suo cellulare. Continua a scendere e riflette davanti quel residuo di specchio, ripensa a lei a suo marito ma ciò che vede sono solo due paia di lenti di plastica nera che riescono a coprire quello che mai avrebbe voluto guardare: le grida di lui che chiedeva spiegazioni per un innocuo messaggio di auguri, la sua mano che lanciava la figlia contro il muro e giungeva ad artigliarle i capelli. Era lo strappo, la caduta sul duro pavimento, il primo calcio ricevuto, il dolore atroce, i capelli usati come si usa una corda per trascinare la bestia al macello, erano le bestemmie seguite dal rumore sordo della porta che sbatteva dietro le sue spalle per una, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto, nove, diecimila volte! Era la tenebra della disperazione nella quale riecheggiava il rumore sordo di un primo pugno allo stomaco.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>LUI: </em><em>E poi son solo. Resta la dolce compagnia di luminose ingenue bugie. </em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Sua moglie la recitava ogni tanto sottovoce, questa strana incomprensibile frase. Erano parole che riuscivano a scatenare un delirio di rabbia nei suoi confusi pensieri. Non sapeva chi ne fosse l&#8217;autore, un vip della tivù forse ma conteneva due parole per lui insopportabili: Solo e Bugie.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>ULTIMA ORA: </em><em>I corpi di madre e figlia sono stati ritrovati nello scantinato del palazzo dove abitavano. La morte risale alle prime luci dell’alba. Una valigia è stata rinvenuta vicino all’ascensore ed è all’attenzione degli inquirenti. Sembra che la donna cercasse di fuggire con la figlia dal marito, noto nel quartiere per il suo comportamento violento. L’uomo è ricercato per duplice omicidio.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-83172" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/03/Capture-d’écran-2020-02-27-à-20.26.51.png" alt="" width="735" height="735" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/03/Capture-d’écran-2020-02-27-à-20.26.51.png 735w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/03/Capture-d’écran-2020-02-27-à-20.26.51-150x150.png 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/03/Capture-d’écran-2020-02-27-à-20.26.51-300x300.png 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/03/Capture-d’écran-2020-02-27-à-20.26.51-144x144.png 144w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/03/Capture-d’écran-2020-02-27-à-20.26.51-250x250.png 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/03/Capture-d’écran-2020-02-27-à-20.26.51-200x200.png 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/03/Capture-d’écran-2020-02-27-à-20.26.51-160x160.png 160w" sizes="(max-width: 735px) 100vw, 735px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>“Alone – Vol. III”</strong><br />
17 dicembre 2019</p>
<p>di</p>
<p><strong>Gianni Maroccolo</strong></p>
<p style="text-align: right;"><em>“Non possiedo nome eppure m’invadono tutti.”</em></p>
<p style="text-align: left;">Terzo appuntamento con il disco perpetuo di Gianni Maroccolo: il Volume III di Alone (sottotitolo:Palude)  pubblicato da Contempo Records. La collana si avvale del contributo delle illustrazioni e dell’artwork di Marco Cazzato e dei racconti di Mirco Salvadori. A Lorenzo “moka” Tommasini sono stati affidati post-produzione sonora e mastering. La supervisione è di Alessandro “Tozzo” Nannucci.</p>
<p style="text-align: left;">Il Volume III affronta il tema della violenza contro i più deboli, in particolare donne e bambini. L’animale scelto per questo capitolo è la libellula, figura dal forte significato simbolico. Questo insetto leggiadro ed elegante porta con sé significati profondi.</p>
<p style="text-align: left;">Nella cultura occidentale, è simbolo di equilibrio, pace e libertà. La palude è l’habitat naturale della libellula. L’insetto ha origini umili: nasce nel fondo fangoso di uno stagno, dal quale evade trasformandosi in un animale alato in grado di staccarsi da terra.</p>
<p style="text-align: left;">La libellula rappresenta la trasformazione, la ricerca della verità e la transizione dall’infanzia all’età adulta. La sua vita è caratterizzata da due stadi distinti, ancorché connessi tra loro. Per questo il Volume III è suddiviso in due parti, come due atti di un’opera. Vari temi identificano le scene, che suscitano emozioni contrastanti. Dopo una breve ouverture, si dipanano i due movimenti.</p>
<p>La violenza si manifesta in vari modi: fisica, sessuale, psicologica, economica. Chi commette volontariamente atrocità inimmaginabili verso chi non è in grado di difendersi è facilmente assimilabile a una larva intrappolata in un’oscurità profonda.</p>
<p>Difficilmente riesce a fuggire da quell’abisso, talvolta non lo vuole neppure. Comprensibile l’impulso di raggiungere gli aguzzini nel loro stesso fango e commettere altrettante o peggiori atrocità su di loro. La vendetta non può però farci superare i nostri limiti di larve umane. Il Mahatma Gandhi affermava: “occhio per occhio, e tutto il mondo diventa cieco.” Il nostro destino, invece, dovrebbe essere quello di Vedere. Siamo purtroppo imprigionati in noi stessi, bloccati come i corpi in fondo al mare narrati nel <a href="https://www.nazioneindiana.com/2019/07/17/radiodays-mirco-salvadori/">Volume II</a> e il solitario bue muschiato perso nella tormenta del <a href="https://www.nazioneindiana.com/2018/12/29/radio-days-gianni-maroccolo/">Volume I</a>: questo è il tratto che lega i tre volumi pubblicati fin qui. Come Marok ha già avuto modo di ribadire, la sua musica canta il negativo come un inno alla Vita, non alla sua negazione.</p>
<p>Due gli artisti ospiti del Volume III: Luca Swanz Andriolo recita il testo di Nina Maroccolo “Non possiedo nome eppure m’invadono tutti”. Ne scaturisce una meditazione introspettiva e caratterizzata da momenti di rara emotività. Il Volume III verrà inviato a tutti gli iscritti alla campagna abbonamenti ideata nel 2018 da <a href="https://contemporecords.it/">Contempo Records</a>, ma sarà disponibile per chiunque nei formaticlassici: LP, CD e download digitale.</p>
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		<item>
		<title>Per Massimiliano Chiamenti</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/11/16/per-massimiliano-chiamenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[renata morresi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Nov 2012 09:00:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mosse]]></category>
		<category><![CDATA[andrea sirotti]]></category>
		<category><![CDATA[Antonella Francini]]></category>
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					<description><![CDATA[_PER MASSI_ Le Murate Caffè Letterario, Piazza Delle Murate, 50122 Firenze Sabato 17 novembre, ore 18 E&#8217; una serata organizzata da alcuni amici di Massimiliano Chiamenti per ricordare la sua figura di poeta, performer, cantante, musicista, filologo, traduttore, docente e artista sperimentale e poliedrico. Gli interventi (anche musicali) e le letture avranno come tema un [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center">_PER MASSI_</p>
<p style="text-align: center">Le Murate Caffè Letterario,<br />
Piazza Delle Murate, 50122 Firenze</p>
<p style="text-align: center">Sabato 17 novembre, ore 18</p>
<p style="text-align: left">E&#8217; una serata organizzata da alcuni amici di Massimiliano Chiamenti per ricordare la sua figura di poeta, performer, cantante, musicista, filologo, traduttore, docente e artista sperimentale e poliedrico. Gli interventi (anche musicali) e le letture avranno come tema un aspetto particolare della produzione e degli ambiti di interesse di Massimiliano.</p>
<p>Proprio il 17 novembre Massimiliano avrebbe compiuto 45 anni.</p>
<p>_Parteciperanno_:</p>
<p>Nina Maroccolo<br />
Roberto Balo&#8217;<br />
Elisa Biagini<br />
Andrea Sirotti<br />
CAN-D<br />
Francesca Del Moro<br />
Antonella Francini<br />
Jacopo Ninni<br />
Simone Giusti<br />
Rosaria Lo Russo<br />
Marco Simonelli<br />
Filippo Gatti<br />
Davide Valecchi-Andrea Giacobbe-Leonardo Granchi (Elm)</p>
<p>e altri&#8230;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>visti dall&#8217;interno &#8211; un panorama poetico</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/05/14/visti-dallinterno-un-panorama-poetico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[orsola puecher]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 May 2012 07:02:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Ponso]]></category>
		<category><![CDATA[Anna Costalonga]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Forlani]]></category>
		<category><![CDATA[Gianni Montieri]]></category>
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		<category><![CDATA[Lidia Riviello]]></category>
		<category><![CDATA[Luigi D Ruscio]]></category>
		<category><![CDATA[Natalia Castaldi]]></category>
		<category><![CDATA[nina maroccolo]]></category>
		<category><![CDATA[Pierluigi Cappelli]]></category>
		<category><![CDATA[Plinio Perilli]]></category>
		<category><![CDATA[poesia italiana contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Tom Bresemann]]></category>
		<category><![CDATA[Viola Amarelli]]></category>
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					<description><![CDATA[&#160; &#160; &#160;visti dall‘interno &#8211; un panorama poetico&#160; &#160;innenansichten – ein panorama in gedichten&#160; www.lettretage.de/Innenansichten.pdf&#160; [ compresenza possibile &#8211; naturale &#8211; e necessaria &#8211; di poetiche differenti ] &#160; &#160; pubblicato da orsola puecher]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;<br />
&nbsp;<br />
<a href="http://www.lettretage.de/Innenansichten.pdf" target="_blank"><span style="Line-height: 18px; color: #ffffff; background-color: #5f5f5f; font-size: 14.4px;">&nbsp;visti dall‘interno &#8211; un panorama poetico&nbsp;<br />
&nbsp;innenansichten – ein panorama in gedichten&nbsp;<br />
<em>www.lettretage.de/Innenansichten.pdf</em>&nbsp;</span></a></p>
<p><span style="Line-height: 16px; color: #C71010;">[ <em>compresenza possibile &#8211; naturale &#8211; e necessaria &#8211; di poetiche differenti</em> ]</span><br />
&nbsp;<br />
&nbsp;<br />
<a href="https://www.nazioneindiana.com/author/orsola-puecher/" target="_blank"><span style="font-size: 11px; color: #000000;">pubblicato da</span> <span style="font-size: 11px;"><em>orsola puecher</em></span></a></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>due passi (fare)</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/08/20/due-passi-fare-10/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2009 10:00:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[francesco forlani detto il furlen]]></category>
		<category><![CDATA[giovanni campi]]></category>
		<category><![CDATA[nina maroccolo]]></category>
		<category><![CDATA[poesia italiana contemporanea]]></category>
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					<description><![CDATA[PASSO A DUE GINGER: Nina Maroccolo FRED: Giovanni Campi SORGE SONORA di Nina Maroccolo piove━━━━━━━━━━━ sorge sonora la parola-goccia a goccia ][ distillata acquamarina ] sia ermetica saggezza in corpo eloquente━ dita sorde tambureggiano ore l’incavo corpo ][ sepolcro ] divida l’urna a metà tace la parte sottostante vulnerabile [ sé del corpo civile ][ [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>PASSO A DUE</strong><br />
<strong>G</strong>INGER: <em>Nina Maroccolo</em><br />
<strong>F</strong>RED: <em>Giovanni Campi</em></p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/08/2007102916420-copy.jpg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/08/2007102916420-copy.jpg" alt="2007102916420-copy" title="2007102916420-copy" width="500" height="400" class="aligncenter size-full wp-image-20617" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/08/2007102916420-copy.jpg 500w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/08/2007102916420-copy-300x240.jpg 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a></p>
<p><strong>SORGE SONORA</strong><br />
di <strong>N</strong>ina <strong>M</strong>aroccolo</p>
<pre><font face="Verdana"><strong>piove━━━━━━━━━━━
       sorge sonora 
la parola-goccia a
goccia ][ distillata
                            acquamarina ] 
sia ermetica saggezza
             in corpo eloquente━</strong></font></pre>
<pre><font face="Verdana"><strong>dita sorde 
tambureggiano ore
l’incavo corpo ][
                sepolcro ]
divida l’urna a metà</strong></font></pre>
<pre><font face="Verdana"><strong>tace la parte sottostante
vulnerabile     [ sé 
del corpo civile ][
ministero di buona 
maniera e 
contenimento ]
che il silenzio osserva
e la parola non 
                        prescrive 
dove il bene━ essere 
                         [ sia ]
avanguardia d’una 
perturbazione
                        vento indomito 
su tutti i mari━━━━━━━</strong></font></pre>
<p> <em>“le principesse conoscevano già il labirinto, ma davanti agli occhi di tutti: era uno spiazzo per la danza”<br />
(Roberto Calasso, Le nozze di Cadmo e Armonia)</p>
<p>“che cosa è la danza e cosa dei passi possono significare?”<br />
(Paul Valéry, L’anima e la danza)</p>
<p></em></p>
<p><strong>dono per dono</strong><br />
di <strong>G</strong>iovanni <strong>C</strong>ampi</p>
<p><strong>se òrge son or danze in frali dèdali<br />
di nebulose: nodi sian di nido<br />
ch’avvolgo e svolgo ] cune [ come d’ali<br />
al volo pronte &#8211; donde l’onde annido</p>
<p>smarrito e riannodo dono per dono<br />
perdend’approdo e  deriva &#8211; sconnessa<br />
arena ad esso teatro dal sono<br />
deserto ] soffio [ l’avita sommessa</p>
<p>parola &#8211; primi geni tu &#8211; or li grido!<br />
guscio da franto qual s’è o fu sé o ] sia [<br />
d’embrione ché sarà ricam che trama</p>
<p>se dentro-c’esce-fuori-centro &#8211; strido<br />
io d’astri in nomi nati &#8211; padri pria<br />
che figli &#8211; e re &#8211;  ] sia conchiglia [ &#8211; (sol)chi ama   </p>
<p></strong></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>La fame</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/07/25/la-fame/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[franz krauspenhaar]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Jul 2008 06:00:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[franz krauspenhaar]]></category>
		<category><![CDATA[ishida ittei]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[nina maroccolo]]></category>
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					<description><![CDATA[di Nina Maroccolo Rinnovamento della colpa: il nemico guerrafondaio. Un continuo scoscendere per riproporre padri e madri divoratori. La temuta necessarietà di promulgare i massimi sistemi endocrini, endogeni ed egoici, nei quali il castigo ascende verso la tanto sospirata redenzione: a seguire i giorni del perdono. E c’è un capro fra noi. Tra noi, una [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href='https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/07/il-solitario.jpg'><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/07/il-solitario-258x300.jpg" alt="" title="il-solitario" width="258" height="300" class="alignnone size-medium wp-image-6415" /></a></p>
<p>di <strong>Nina Maroccolo</strong></p>
<p>Rinnovamento della colpa: il nemico guerrafondaio.<br />
Un continuo scoscendere per riproporre padri e madri divoratori. La temuta necessarietà di promulgare i massimi sistemi endocrini, endogeni ed egoici, nei quali il castigo ascende verso la tanto sospirata redenzione: a seguire <em>i giorni del perdono</em>.<br />
E c’è un capro fra noi. Tra noi, una creatura disabitata. Rea per dovere inconsapevole, avvilita nelle stazioni d’un deserto animale. Un capro abbandonato, costretto a vagolare tra dune epiteliali sino allo sfinimento. Ad espiare qualcosa che è nostro: non suo.<br />
Un povero Cristo alienato, di cui l’astrazione –o distrazione– darwiniana.<span id="more-6404"></span><br />
Egli morirà, lo sappiamo. Con le nostre rocce di colpe; senza pronunciare qualsivoglia forma di redenzione: moto perpetuo, circolare, infinito. E ci puniremo per questa abiezione, ci nutriremo di chiarità di carne e di sangue: per quel sacrificio, il castigo voluto.<br />
Ma troviamo, comunque, l’aspetto positivo in un Io resosi consapevole del proprio sentimento di <em>colpa</em>: s’impone Coscienza. Vita la riconosce, anche se perseguitata da Morte –che non significa mortalità, né vita immortale, né morte vitale. E altrettanto si farà genesi, incoronandosi testamentaria nell’espressione biblica <em>In Principio fu la Luce… e la Luce fu</em>, ovvero: tutto è come deve essere: ciò che deve accadere accade.<br />
Quando non ho da mangiare, non mangio: quando ho da mangiare, mangio.<br />
E questo è veramente tutto.</p>
<p><em>Quando non ho da mangiare, non mangio;<br />
quando ho da mangiare, mangio.<br />
Questo è tutto.</em><br />
ISHIDA ITTEI</p>
<p>I<br />
memoria per lattogenesi<br />
sogno tutelare che mai appresi<br />
da voi<br />
madri dalle smorte tetre mammelle<br />
madri al riparo da stelle anteriori<br />
né combustione né pace<br />
per me<br />
smorire fu lo zampillo più vitale</p>
<p>II<br />
nero autunnale i vostri denti di latte<br />
e da allora vi accontentate<br />
d’inghiottire figli su figli<br />
succhiargli l’erranza lo spirito artico<br />
abbandonate le pie reliquie<br />
il cibo è cibo<br />
mie ombre separate<br />
scordatemi insaziata</p>
<p>III<br />
ma il pane è pane<br />
anche per Voi <em>pater familias</em><br />
e le reliquie non sfamano<br />
l’inerzia<br />
involta di vino e baccanale</p>
<p>l’orazione al tabacco<br />
di uomini padronali<br />
una traccia modesta<br />
di travi di assi di casa</p>
<p>IV<br />
elemosina d’elemosina<br />
d’un pube totalitario<br />
<em>pater</em> dei vili<br />
o pia mammella</p>
<p>l’innocenza ha fame</p>
<p><em>[Immagine: Emanuele Cavalli &#8211; Il solitario, 1936]</em></p>
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		<title>Nella fabbrica del gesto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[franz krauspenhaar]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Jul 2008 05:00:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[dio]]></category>
		<category><![CDATA[franz krauspenhaar]]></category>
		<category><![CDATA[mirto]]></category>
		<category><![CDATA[nina maroccolo]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[speranza]]></category>
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					<description><![CDATA[di Franz Krauspenhaar e Nina Maroccolo Chiamalo Chiamalo attenzione, e dispersione e disperazione e fiore nero e caduta e innalzarsi, invece; e speranza, e mirto, e i tuoi occhi e la cascata di dolore che mi prese al solo pensare di lei e di te; e poi consumazione, e stanco io non di te ma [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href='https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/07/moore.jpg'><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/07/moore-218x300.jpg" alt="" title="moore" width="218" height="300" class="alignnone size-medium wp-image-6363" /></a></p>
<p>di <strong>Franz Krauspenhaar </strong>e <strong>Nina Maroccolo</strong></p>
<p><strong>Chiamalo</strong></p>
<p>Chiamalo attenzione, e dispersione<br />
e disperazione e fiore nero e caduta<br />
e innalzarsi, invece; e speranza, e mirto,<br />
e i tuoi occhi e la cascata di dolore<br />
che mi prese al solo pensare di lei<br />
e di te; e poi consumazione, e stanco<span id="more-6342"></span><br />
io non di te ma di me; e chiamalo sonno<br />
come un romanzo, e chiamalo emozione<br />
come una canzone, e chiamalo turno<br />
nella fabbrica del gesto, nell&#8217;imperante<br />
guazzabuglio, nell&#8217;intrico selvatico<br />
del desiderio, nell&#8217;orgasmo muto<br />
e in quello sordo; chiamalo senza parole,<br />
senza senso, chiamalo nulla, o tutto,<br />
chiamalo offerta, vita, carezza, dio. Io.</p>
<p><strong>All’ombra di un mirto</strong></p>
<p>all’ombra di un mirto<br />
la vita s’ingremba<br />
selvatica ––ignara d’altra vita<br />
lacrimosa flotta d’anemoni––</p>
<p>dispera echi futuri dall’apice del ventre<br />
––conchiglia abissale<br />
ma sempre–– quel farsi mattino<br />
sia per te rogo astrale</p>
<p>l’invocazione della mano––</p>
<p><em>(Immagine: Henry Moore &#8211; Mani, 1980)</em></p>
]]></content:encoded>
					
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