<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	>

<channel>
	<title>sonetti &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
	<atom:link href="https://www.nazioneindiana.com/tag/sonetti/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.nazioneindiana.com</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Mon, 14 Oct 2013 14:12:49 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.7.15</generator>
	<item>
		<title>Io, Marilyn Monroe, Shakespeare, Francis Bacon e la bellezza, dopo l’annuncio del grande onanista</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/11/01/io-marilyn-monroe-shakespeare-francis-bacon-e-la-bellezza-dopo-l%e2%80%99annuncio-del-grande-onanista/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2009/11/01/io-marilyn-monroe-shakespeare-francis-bacon-e-la-bellezza-dopo-l%e2%80%99annuncio-del-grande-onanista/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[max rizzante]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Nov 2009 07:00:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[a gamba tesa]]></category>
		<category><![CDATA[bellezza]]></category>
		<category><![CDATA[bianca]]></category>
		<category><![CDATA[Claudio Guillén]]></category>
		<category><![CDATA[Dino Zoff]]></category>
		<category><![CDATA[François Rabelais]]></category>
		<category><![CDATA[Francis Bacon]]></category>
		<category><![CDATA[happy days]]></category>
		<category><![CDATA[heidi]]></category>
		<category><![CDATA[jean claude michea]]></category>
		<category><![CDATA[Marylin Monroe]]></category>
		<category><![CDATA[Nanni Moretti]]></category>
		<category><![CDATA[sonetti]]></category>
		<category><![CDATA[William Shakespeare]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=25472</guid>

					<description><![CDATA[di Massimo Rizzante Vorrei sapere chi è stato a un certo punto della Storia, sul finire del XX secolo, a decretare che “Happy days”, la serie televisiva americana degli anni Settanta, ci abbia formato nella nostra adolescenza più della lettura, a volte faticosa, a volte verticale, dei romanzi di Dostoevskij, o a stabilire che una [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Massimo Rizzante</strong></p>
<p>Vorrei sapere chi è stato a un certo punto della Storia, sul finire del XX secolo, a decretare che “Happy days”, la serie televisiva americana degli anni Settanta, ci abbia formato nella nostra adolescenza più della lettura, a volte faticosa, a volte verticale, dei romanzi di Dostoevskij, o a stabilire che una ballad dei Pink Floyd, grazie alla quale i nostri desideri immaturi si accendevano per qualche minuto come falò benigni in mezzo alle sparatorie del Belpaese della Politica, abbia avuto allora lo stesso peso della nostra lettura di una tragedia di Shakespeare… <span id="more-25472"></span><br />
Vorrei sapere chi è stato quel bellimbusto, quel figlio di puttana, quel genio incompreso e frustrato che per farsi largo tra i palinsensti infernali del paradiso della comunicazione o forse solo per farsi perdonare una lunga striscia di ore passate alla TV a strofinarsi davanti al corpicino della piccola Heidi, ha dettato all’umanità futura la Suprema Equazione: Tutto è uguale a Tutto. O, se si preferisce, nell’autorevole traduzione da uno dei tanti manuali per giovani onanisti di uno dei tanti apparatnik della critica degli inizi del XXI secolo: «Il problema del valore è un problema ormai superato dalla cancellazione effettiva e irreversibile delle divisioni tra cultura alta e cultura bassa, postulata e messa in opera nell’epoca massmediologica postmoderna».<br />
Subito dopo l’annuncio del grande onanista, a una gran fetta dell’umanità non è parso vero di giustificare la propria impotenza, la propria disfatta, il proprio nodo alla gola: Basta con l’Arte, con la Cultura! Basta con l’ardua difficoltà dell’Opera Moderna! Evviva la New Epic Salsa! Evviva la Lap Poetry!<br />
Si è scatenata così una gara, che ancor oggi è in pieno svolgimento, a minimizzare le vette, a innalzare i deretani alle cosiddette pressioni editoriali; a mostrare, di performance in performance, freneticamente i muscoli; a scandagliare, a suon di riflessioni sociologiche, gli abissi recitativi di apolli recuperati sul marciapiede del tramonto da un genio tarantolato del cinema americano; a celebrare sui palchi e in prestigiose riunioni di affiliati all’espressionismo pop i creatori di celebri motivetti su quattro accordi; ad esaminare con i bisturi della neuroestetica «l’apporto esperienziale» della ricezione dei Manga; a coprire con i veli di Maya del <em>New Historicism</em>, per il quale documento e monumento sono la stessa cosa, le vergogne desnude di una letteratura incarcerata nell’ideologia, sia essa yankee, orientalista o Inuit…<br />
Insomma si è scatenata una gara a rinsaldare i bassi ranghi.<br />
Un amico mi parla di <em>Bianca</em>, il film di Nanni Moretti: «Ti ricordo che era il 1983, solo qualche anno prima del grande annuncio».<br />
La scuola in cui insegna il protagonista si chiama “Marilyn Monroe”. Un istituto tanto sperimentale quanto surreale. Chi insegna che cosa? Un professore di storia tiene lezioni sulla musica leggera vicino a un juke-box. Il segretario Edo, un prodigio che non sa né leggere né scrivere, delizia il corpo insegnante al pianoforte. Il preside con piglio manageriale terrorizza un mite professore poco aggiornato con una formula profetica: «Qui non si forma, ma si informa». L’insegnamento della matematica è un’opzione tra una partita a flipper, la pista elettrica e una slot-machine. In ogni classe al posto della foto del Presidente della Repubblica c’è quella di Dino Zoff, allora portiere della nazionale italiana, che l’anno prima, al culmine degli “anni di piombo”, aveva vinto in Spagna i mondiali di calcio.<br />
Ho detto istituto surreale, perché all’epoca si rideva delle enormità che accadevano in quel posto. Si rideva perché si percepiva che la realtà era stata deformata. Deformata e perciò comica. Si rideva e si criticava l’Arte, la Cultura, come quando, tra una puntata e l’altra di “Happy days”, si sfogliavano le avventure di Rabelais e dei suoi personaggi alle prese con quei sorbonardi a cui non riusciva di entrare in testa perché mai qualcuno, invece di studiare i sacri testi, venisse in mente di pisciare da un campanile o di scagliare in mare aperto un intero gregge di pecore.<br />
Ma oggi, dopo il grande annuncio, oggi che le serigrafie di Marilyn Monroe, opera del più influente artista del secondo Novecento, sono appese alle pareti degli hotel a cinque stelle dove s’incrociano di sfuggita i futuri Nobel, oggi che la scuola e l’università, con l’avvallo di eminenti pedagoghi e cognitivisti, sono diventati luoghi di animazione culturale dove si «insegna l’ignoranza» (Jean-Claude Michéa) con tanto di psicoterapeuti di sostegno – proprio come nel film di Moretti –, oggi in cui molti studenti sono convinti che Dino Zoff sia stato Presidente della Repubblica, oggi che a nessuno, nemmeno al «cattivo maestro» Vasco Rossi è stata negata dagli insigni sorbonardi italici una Laurea honoris causa, oggi che il Surrealismo è diventato Doc-Fiction, diventa difficile ridere. E di che cosa?<br />
E diventa persino difficile immaginare che qualcuno di nome Will esattamente quattro secoli fa si sia immaginato nei suoi <em>Sonetti</em>, seguendo a sua volta un’idea immaginata da Platone venti secoli prima, un’esperienza dell’amore e dell’amicizia capace di cancellare – attraverso una nozione di bellezza (<em>beauty</em>), una nozione sessuale ma anche mentale, drammatica ma anche ironica, non solo estetica ma anche etica, in guerra con il tempo ma anche in pace con la perfezione (<em>When I consider every thing that grows/Holds in perfection but a little moment</em>) – le frontiere tra l’amore e l’amicizia, tra l’inclinazione amorosa verso una donna (non importa se bionda o bruna) e quella verso un uomo: <em>A woman’s face with nature’s own hand painted/Hast thou, the master mistress of my passion</em>. Diventa difficile immaginare che una nozione così ricca della bellezza – una parola che oggi pronunciamo temendo di essere colti in flagranza di reato o sprofondando, in mancanza di meglio, in uno dei tanti orfismi d’assalto – abbia potuto concepire un atollo emotivo al di là del genere maschile e femminile (<em>ultrasessuale</em>, come ha affermato una volta Claudio Guillén), oggi che invece che con dei lettori abbiamo a che fare con schiere di procuratori militanti presi a rivendicare l’eccezionalità del loro sesso, come se questo potesse difenderci dall’omofobia, dal machismo, come se questo potesse essere una prova della nostra libertà, quando in realtà è solo la testimonianza della nostra impotenza ad aprire una breccia attraverso il silenzio del passato.<br />
<em>What is your substance, whereof are you made,/that millions of strange shadows on you tend?</em> Qual è la sostanza di un individuo che è allo stesso tempo uno e molti, che può dare vita a tante immagini (<em>And you, but, one, can every shadow lend</em>)? Fino a che punto «l’ombra» dell’essere amato, uomo o donna che sia, può essere colta?<br />
Sono le stesse domande, ad esempio, che i quadri di Francis Bacon, ci pongono attraverso la «distorsione organica» dei loro corpi. E non è un caso che Bacon, nei suoi dialoghi, dove non c’è traccia, né tanto meno rivendicazione, delle sue preferenze sessuali, si rifaccia quasi unicamente a Shakespeare quando parla della bellezza. Bacon, per quanto si sia sentito isolato, non ha mai pensato di giudicare la sua arte come qualcosa di autonomo rispetto all’intera storia della sua arte. Così come la sua nozione di bellezza si richiama a quella di Shakespeare, allo stesso modo per lui l’arte moderna non può risparmiarsi il confronto (lo so, un confronto spesso difficile da accettare) con tutta l’arte precedente. Non che egli abbia rinunciato ad essere un uomo del suo tempo, ad accogliere gli insegnamenti di altre arti, la fotografia, il cinema, a interessarsi della scienza, ad apprendere da quello che gli succedeva intorno.<br />
Solo che Bacon, morto nel 1992, non ha semplicemente dato ascolto all’annuncio del grande onanista che a un certo punto della Storia ha decretato la Grande Equazione, Tutto è uguale a Tutto, privando così l’artista del suo vero rovello: cercare una sua personale gerarchia nel caos degli oggetti e dei temi del mondo. Non si è piegato al ricatto del grande onanista che ha reso l’arte puro <em>décor</em>, uno spazio arbitrario (non ludico, non artificiale, ma arbitrario), dove non è più in gioco la vulnerabilità della condizione umana. Né ha dato ascolto alla logorroica ostentazione degli apparitnik della critica nel presentarci questo ricatto come un dato acquisito, irreversibile, epocale.<br />
Anche Francis Bacon dava importanza all’istinto (parola che torna spesso nei suoi dialoghi), e, come il suo maestro Shakespeare, sapeva bene che non si dà bellezza senza essersi mescolati ai propri umori, senza aver compreso l’essenziale e cruda organicità della vita: «A diciassette anni. Lo ricordo molto chiaramente. Vidi uno stronzo di cane sul marciapiede e d’un tratto capii: ecco cos’è la vita. Mi tormentai per mesi, poi finii per accettarlo».<br />
Solo che il suo istinto, accettati i bassi istinti e il fondo escrementizio di ogni bellezza, restò fino alla fine della stessa sostanza dei sogni. </p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2009/11/01/io-marilyn-monroe-shakespeare-francis-bacon-e-la-bellezza-dopo-l%e2%80%99annuncio-del-grande-onanista/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>133</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>&#8220;M&#8217;innamoravo solo di riflessi&#8221;</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/10/01/minnamoravo-solo-di-riflessi/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2009/10/01/minnamoravo-solo-di-riflessi/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Oct 2009 08:20:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[francesca matteoni]]></category>
		<category><![CDATA[marco simonelli]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[sonetti]]></category>
		<category><![CDATA[William Shakespeare]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=22906</guid>

					<description><![CDATA[di Marco Simonelli Tuffato nella fonte di Narciso m’innamoravo solo di riflessi. Ogni tratto somatico del viso scompariva all’arrivo degli amplessi che consumavo inevitabilmente proiettando l’immagine di me dentro un corpo diverso ma presente che non mi richiedeva alcun perché. Ed era naturale quello sdarsi cercando senza sosta il sottoporsi ad un teatro privo di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="" src="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2009/03/caravaggio_narciso-250x300.jpg" /></p>
<p>di <a href="http://www.amazon.it/gp/product/8888413766/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8888413766&amp;linkCode=as2&amp;tag=bamaulion-21" target="_blank"><strong>Marco Simonelli</strong></a></p>
<p>Tuffato nella fonte di Narciso<br />
m’innamoravo solo di riflessi.<br />
Ogni tratto somatico del viso<br />
scompariva all’arrivo degli amplessi<br />
che consumavo inevitabilmente<br />
proiettando l’immagine di me<br />
dentro un corpo diverso ma presente<br />
che non mi richiedeva alcun perché.<br />
Ed era naturale quello sdarsi<br />
cercando senza sosta il sottoporsi<br />
ad un teatro privo di catarsi<br />
che il cuore sceneggiava di rimorsi.<br />
Ed ancora da fulmine colpito<br />
correvo dietro un tipo benvestito</p>
<p>###<span id="more-22906"></span></p>
<p>Parcheggia la tua bocca sulla mia.<br />
Estrai da portafoglio monetina.<br />
Rimetti in moto. Non cambiar corsia.<br />
Sicuro d’aver messo la benzina?<br />
Codesto tuo motore appar truccato.<br />
Allaccia oppure slaccia le cinture.<br />
Ribaltami qual camion cappottato.<br />
Arresta. Sosta. Poi riparti pure.<br />
Mille miglia e chilometri e raccordi.<br />
Un corpo come casa cantoniera.<br />
Col finestrino aperto qui m’abbordi,<br />
con pantaloni jeans e canottiera.<br />
Io mi dedico anonimo ad un vizio<br />
ammissibile in area di servizio.</p>
<p>###</p>
<p>Non c’è riparo dalle tue chiamate<br />
dagli esse emme esse inaciditi<br />
in cui affondo in onde elettrizzate<br />
senza filo sui crediti finiti.<br />
La batteria schiantata, non ho presa<br />
a cui ricaricar il cor deriso.<br />
Io sogno una chiamata che inattesa<br />
si manifesti con sonoro avviso<br />
che squilli di campane, suoneria,<br />
che la parola sia più forte e chiara<br />
che non sia bara la segreteria<br />
di vecchia voce che l’amor dichiara.<br />
Per avere un amore sì perfetto<br />
non basta premer tasto cancelletto.</p>
<p>###</p>
<p>Ma tu come mi vedi? Crederesti?<br />
che dopo le parole sono pappa<br />
di latte zuccherato? Mi vedresti<br />
pan bagnato che bolle sotto cappa,<br />
sopra l’azzurro fuoco di cucina?<br />
Chi mi difenderà dalla tua bocca<br />
che s’apre tutta aspersa d’acquolina<br />
qual pesce rosso che ad un&#8217;esca abbocca?<br />
Molle purè, ti scivolo per gola<br />
ti cucio le budella col ricamo<br />
a rilegare la vetusta fola<br />
nel libro che contien l’amore e l’amo.<br />
O visione famelica gustosa:<br />
tu m’inghiotti qual bacca velenosa.</p>
<p>###</p>
<p>I miei musi son musi artificiali<br />
desideri che saltano la corda,<br />
gatti randagi senza gli stivali<br />
che m’assalgono &#8211; barbari &#8211; in un’orda<br />
che mi sorprende in trance addormentato<br />
mentre rimiro un qualche tipo in spiaggia.<br />
Io scrivo del futuro e del passato<br />
immaginando un’orgia che selvaggia<br />
non avviene che dentro la mia mente.<br />
Oppur vagheggio mèmore di quando<br />
in un’era distante dal presente<br />
andavo per la strada sculettando<br />
cercando in altrui sguardo l’attenzione.<br />
Poi l’ho trovata. Quale frustrazione…</p>
<p>###</p>
<p>Testi tratti da: <a href="http://www.edizionidif.it/archives/000303.html"><em>Will &#8211; 24 sonetti </em> (Napoli: Edizioni D&#8217;If, 2009)</a><br />
<em>Nell&#8217;immagine:</em> Caravaggio, <em>Narciso</em></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2009/10/01/minnamoravo-solo-di-riflessi/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>24</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Due sonetti</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/08/27/due-sonetti/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2008/08/27/due-sonetti/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[domenico pinto]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Aug 2008 14:55:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[canone]]></category>
		<category><![CDATA[forme chiuse]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Palasciano]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[sonetti]]></category>
		<category><![CDATA[trobar trick]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=7675</guid>

					<description><![CDATA[di Marco Palasciano [Palasciano prosegue, in altre forme, un&#8217;invettiva scagliata in coda a uno sberleffo di Gernhardt, offrendo in tal modo una riflessione sulle reincarnazioni moderne del sonetto. DP] 1. «In principio…» o forse è tutto un nastro di Möbius, perforato pentagramma dai cui segni esce luce: ed ecco un astro, una stella cometa, ogni [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: left;" align="left">di <strong>Marco Palasciano</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><em><span style="color: #003366;">[Palasciano prosegue, in altre forme, un&#8217;invettiva scagliata in coda a uno sberleffo di <a href="https://www.nazioneindiana.com/2008/08/23/materiali-per-una-critica-della-piu-celebre-forma-poetica-di-origine-italiana/" target="_blank">Gernhardt, </a>offrendo in tal modo una riflessione sulle reincarnazioni moderne del sonetto. DP]</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><strong>1.</strong></p>
<p>«In principio…» o forse è tutto un nastro<br />
di Möbius, perforato pentagramma<br />
dai cui segni esce luce: ed ecco un astro,<br />
una stella cometa, ogni altra fiamma</p>
<p>o cristallo di neve – onde l’impiastro<br />
di molecole insieme babbo e mamma<br />
d’alghe, e vermi, e del bipede (disastro)<br />
che pensa in lui s’arresti l’anagramma.<span id="more-7675"></span></p>
<p>Cosí non è; ché un centro non esiste,<br />
se non esiste alcun principio o fine;<br />
e mi spiace che ciò ti renda triste.</p>
<p>Godi, invece, ché è poco quel che hai perso:<br />
fuor del tuo guscio, vedi le divine<br />
prospettive; e t’è guscio l’universo.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><strong>2.</strong></p>
<p>L’Alta Poesïa, il Fiore luminoso<br />
che intorno a noi vapora le ali eterne,<br />
che tutto il concernibile concerne<br />
e forma forme che capir non oso,</p>
<p>è immobile, e al contempo è mar furioso;<br />
è lume razional che nulla sperne,<br />
e arte che in supralterne e subalterne<br />
sparte le cose; è sadico e amoroso; …</p>
<p>o tale appare a me, che porto meco<br />
le mie categorie e fuor del cono<br />
che proietta il mio mondo sono cieco</p>
<p>e scambio per l’oggetto ricercato<br />
quanto prevedo in base a ciò che sono<br />
o che mi credo e che non son mai stato.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2008/08/27/due-sonetti/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>15</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Materiali per una critica della più celebre forma poetica di origine italiana</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/08/23/materiali-per-una-critica-della-piu-celebre-forma-poetica-di-origine-italiana/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2008/08/23/materiali-per-una-critica-della-piu-celebre-forma-poetica-di-origine-italiana/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[domenico pinto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Aug 2008 11:39:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[lisa scarpa]]></category>
		<category><![CDATA[poesia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[robert gernhardt]]></category>
		<category><![CDATA[satira]]></category>
		<category><![CDATA[sonetti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=7534</guid>

					<description><![CDATA[di Robert Gernhardt rifacimento di Lisa Scarpa Così di merda li trovo, i sonetti, talmente angusti, rigidi e dappoco; mi fa proprio girare i cosiddetti che chi li scrive, chi discopre il foco sacro di continuar con ‘sta cacata; il fatto solamente che lo faccia mi manda in vacca tutta la giornata. Io m&#8217;inceppo. E [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Robert Gernhardt</strong></p>
<p>rifacimento di <strong>Lisa Scarpa</strong></p>
<p>Così di merda li trovo, i sonetti,<br />
talmente angusti, rigidi e dappoco;<br />
mi fa proprio girare i cosiddetti<br />
che chi li scrive, chi discopre il foco</p>
<p>sacro di continuar con ‘sta cacata;<br />
il fatto solamente che lo faccia<br />
mi manda in vacca tutta la giornata.<br />
Io m&#8217;inceppo. E la collera s&#8217;affaccia<span id="more-7534"></span></p>
<p>avverso il fottutissimo cacone<br />
che con le seghe m&#8217;ingorga, quel bonzo,<br />
e mi risveglia dentro l&#8217;aggressione.</p>
<p>Non so cosa motivi questo stronzo,<br />
né sia che a saperlo tempo perda:<br />
io li trovo i sonetti assai di merda.</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/08/gernhardt1.jpg"><img loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-7545" title="gernhardt1" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/08/gernhardt1-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a></p>
<p><strong>Materialien zu einer Kritik der bekanntesten<br />
Gedichtform italienischen Ursprungs</strong></p>
<p>Sonette find ich so was von beschissen,<br />
so eng, rigide, irgendwie nicht gut;<br />
es macht mich ehrlich richtig krank zu wissen,<br />
dass wer Sonette schreibt, dass wer den Mut</p>
<p>hat, heute noch so’n dumpfen Scheiß zu bauen;<br />
allein der Fakt, dass so ein Typ das tut,<br />
kann mir in echt den ganzen Tag versauen.<br />
Ich hab da eine Sperre. Und die Wut</p>
<p>darüber, dass so’n abgefuckter Kacker<br />
mich mittels seiner Wichserein blockiert,<br />
schafft in mir Agressionen auf den Macker.</p>
<p>Ich tick nicht, was das Arschloch motiviert.<br />
Ich tick es echt nicht. Und ich will’s nicht wissen:<br />
Ich find Sonette unheimlich beschissen.</p>
<p>Robert Gernhardt: <em>Wörtersee</em>. Zweitausendeins, Frankfurt am Main 1981, S. 165.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2008/08/23/materiali-per-una-critica-della-piu-celebre-forma-poetica-di-origine-italiana/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>38</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: nazioneindiana.com @ 2026-05-06 18:54:31 by W3 Total Cache
-->