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	<title>Yanukovich &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Notizie preliminari dall&#8217;Ucraina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[helena janeczek]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Feb 2014 09:47:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
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					<description><![CDATA[Una lettera aperta e un articolo di Jurij Andruchovych Kiev, 24 gennaio 2014 Cari amici e soprattutto giornalisti e cronisti stranieri, Negli ultimi giorni molti di voi mi hanno chiesto di descrivere la situazione attuale a Kiev e nell’Ucraina più in generale, fornire una valutazione di quello che sta accadendo e presentare la mia visione [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una lettera aperta e un articolo di <strong>Jurij Andruchovych</strong></p>
<p>Kiev, 24 gennaio 2014<br />
<strong>Cari amici e soprattutto giornalisti e cronisti stranieri,</strong><br />
<a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/02/kopyya-po-50dsc0033.jpg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/02/kopyya-po-50dsc0033-300x199.jpg" alt="kopyya-po-50dsc0033" width="300" height="199" class="alignnone size-medium wp-image-47609" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/02/kopyya-po-50dsc0033-300x199.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/02/kopyya-po-50dsc0033-120x80.jpg 120w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/02/kopyya-po-50dsc0033.jpg 610w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>Negli ultimi giorni molti di voi mi hanno chiesto di descrivere la situazione attuale a Kiev e nell’Ucraina più in generale, fornire una valutazione di quello che sta accadendo e presentare la mia visione sui prossimi sviluppi. Non avendo la possibilità di rispondervi singolarmente o per ciascuna delle vostre testate, ho deciso di preparare questo breve appello affinché ognuno di voi possa utilizzarlo a seconda delle proprie necessità.</p>
<p>Le cose più importanti che voglio dirvi sono le seguenti:</p>
<p>Meno di 4 anni dopo aver assunto l’incarico, il signor Yanukovich ha portato il paese e la popolazione ai limiti della sopportazione. Quel che è peggio, ha portato a una situazione senza via d’uscita, nella quale deve mantenere il potere a tutti i costi. Nel caso contrario lo attende una dura condanna. L’ampiezza delle frodi e delle usurpazioni supera qualunque immaginazione sull’avidità umana.<span id="more-47607"></span></p>
<p>In 3 mesi di manifestazioni pacifiche, l’unica risposta del regime è stata una brutale violenza: in piazza Maidan, gli attacchi dei reparti speciali delle Forze di polizia sono accompagnati dalla persecuzione contro gli attivisti dell’opposizione e i semplici partecipanti alle proteste (che vengono pedinati, picchiati, arrestati, sottoposti a svariati processi; le loro macchine e case sono bruciate, il domicilio violato). La parola chiave è suscitare la paura.</p>
<p>Ma dal momento che questa strategia non funziona e le proteste si intensificano, il governo ha deciso di inasprire le rappresaglie. La base legale è stata fornita dal voto del 16 gennaio, quando i parlamentari totalmente sottomessi al presidente, violando il regolamento, l‘ordine dei lavori, le procedure di votazione e infine la stessa Costituzione, per alzata di mano (!) e in pochi minuti (!), hanno approvato una serie di decreti che introducono la dittatura e le leggi speciali, senza che ciò venisse in alcun modo annunciato. Ad esempio, scrivendo e diffondendo queste parole sto già infrangendo le disposizioni in materia di “calunnie”, “incitamento” e così via.</p>
<p><a href="http://temi.repubblica.it/limes/il-popolo-dellucraina-sta-versando-il-sangue-per-i-valori-europei/57680?printpage=undefined">Continua su &#8220;Limes&#8221;</a></p>
<p>Kiev, 29 gennaio 2014</p>
<p>È stato terribilmente freddo qui, ultimamente, con temperature scese sotto lo zero notte dopo notte. Ciò che sostiene i manifestanti nella Piazza dell’Indipendenza in un clima così tetro può giungere solo dall’interno: una mistura eccezionalmente calda di disperazione, speranza, sacrificio e odio.</p>
<p>Sì, odio. La moralità non proibisce di odiare gli assassini. Specialmente se gli assassini sono al potere o al servizio diretto di coloro al potere – con manganelli, gas lacrimogeni, cannoni ad acqua, proiettili di gomma, e , a partire da 22 gennaio , munizioni cariche.</p>
<p>Quel giorno, arrivò la notizia dei primi due manifestanti ad essere stati colpiti e uccisi dalla polizia da quando la proteste sono cominciate a novembre. Uno di loro, Serhiy Nihoyan, un ucraino ventenne di discendenza armena, sognava di diventare un attore. L’altro, Mikhail Zhiznevsky, un cittadino della Bielorussia, era altrettanto giovane, solo 25 anni. Un armeno e un bielorusso, che danno la loro vita per la libertà degli ucraini – questo smentisce i timori nutriti da alcuni nell’Ovest, che qui il movimento democratico sia stato dirottato dai nazionalisti ucraini.</p>
<p>Se qualcuno sta promuovendo l’odio questo è il governo. Il mio amico Josef Zissels, presidente dell’Associazione delle Organizzazioni e Comunità Ebraiche dell’Ucraina, e vice-presidente del Congresso Mondiale Ebraico, ha scritto qualche giorno fa che il website di Berkut, la forza di polizia speciale (a una linea di difesa finale per i poteri forti) è stata “sommersa con materiali antisemitici, secondo i quali gli ebrei sono da biasimare per l’organizzazione di Maidan” la piazza centrale, divenuta sinonimo delle proteste.</p>
<p>Zissels ha scritto: “Questo è completamente assurdo, ma coloro che armati di manganelli e scudi, stanno ora affrontando i manifestanti, lo credono. Hanno subito un lavaggio del cervello fino a credere che Maidan sia un progetto ebraico, e quindi non c’è bisogno di mostrare pietà per nessuno – potete picchiarli tutti.”</p>
<p>Picchiarli tutti. La polizia ha picchiato donne e bambini, e anche preti che tentavano di intervenire per fermare il massacro. Berkut non picchia e basta: mutila, tortura e uccide. Ai suoi appartenenti piace saltare sopra individui che hanno separato dalla folla dei manifestanti. Alcuni hanno addirittura posato per le telecamere, i loro stivali sulle teste delle vittime che giacciono al suolo. Caricano orgogliosamente queste foto e video sulle loro pagine personali nei social network.<br />
L’articolo 21 della nostra Costituzione afferma che: “i diritti e le libertà umane sono inalienabili e inviolabili”.</p>
<p>Gli abusi dalle autorità al governo, il loro crescente uso della violenza, minacciano di rendere la Costituzione uno scherzo.</p>
<p>Il 16 gennaio il governo del Presidente Viktor F. Yanukovych ha costretto il Parlamento ad accettare un pacchetto di leggi che riducono drasticamente la libertà di parola e d’assemblea. Questa settimana il primo ministro ha dato le dimissioni, e la maggioranza delle leggi repressive sono state revocate, in parte a causa dell’ondata internazionale di condanna.</p>
<p>È precisamente per i loro diritti e libertà – a lungo e sfacciatamente violati dal regime di Yanukovych — che il popolo ucraino ora combatte. A loro non è stata data scelta. Il nostro inno nazionale dice, “Ci sacrificheremo anima e corpo per la nostra libertà.” Il 19 gennaio le proteste si sono fatte violente. Ma se nessuno oppone resistenza alla polizia antisommossa, prosegue il filo del pensiero, l’Ucraina diverrà una grande prigione entro qualche settimana.</p>
<p>Ecco perché una mia conoscenza, una traduttrice di Kierkegaard e Ibsen, trascorre ora il suo tempo preparando bombe Molotov, ed i suoi giovani figli, studenti di materie classiche, di 17 e 19 anni, gettano i manufatti materni contro il muro di fumo nella via Hrushevsky , che prosegue oltre i principali edifici governativi. Ecco perché una nonna ottantenne di Kiev ha portato i suoi ferri da maglia al quartier generale della protesta e li ha dati al primo manifestante che ha visto con queste parole: “Prendili, figliolo. Se non uccidi il mostro, forse almeno lo fermi.” Ecco perché perfino gli Hare Krishna di Kiev ora portano mazze da baseball.</p>
<p>Stiamo difendendo noi stessi, il nostro paese, il nostro futuro, il futuro dell’Europa – alcuni con bombe Molotov, altri con ferri da maglia, altri ancora con pietre del marciapiede, con mazze da baseball, con testi pubblicati su internet, con fotografie che documentano le atrocità.</p>
<p>La polizia ha preso di mira i giornalisti con la stessa rabbia con cui ha preso di mira i medici che si prendono cura dei feriti che provengono dalla scena degli scontri. Berkut tratta i giornalisti con telecamere e taccuini come il nemico. I giornalisti sono stati feriti a dozzine, colpiti da granate stordenti, gas lacrimogeni e proiettili di gomma.</p>
<p>Di recente i ordinatori della protesta hanno lanciato un appello attraverso i social network chiedendo medicine e pannolini – che sono eccellenti per assorbire il sangue. La gente di Kiev ha iniziato a portare farmaci e pannolini al quartier generale della protesta a un tale ritmo che solo in poche ore è apparso un nuovo messaggio online: “ Basta con le medicine per ora! Non abbiamo abbastanza spazio! Ma abbiamo urgentemente bisogno di vestiti pesanti, pane, tè e caffè!” E di nuovo, la gente da tutta Kiev ha portato tutto ciò che poteva per essere d’aiuto.</p>
<p>Le autorità non riescono a capirlo. Di recente, qualche ignoto teppista in abiti civili ha rapito un attivista ed ha trascorso la notte torturandolo, chiedendo: Chi sta finanziando il Maidan? Quale fonte occidentale? È il Dipartimento di Stato o qualcun altro?</p>
<p>Il sistema mentale delle coordinate del regime non può accettare un fatto semplice: il Maidan si finanzia da solo, attraverso il suo proprio amore e il suo proprio odio.</p>
<p>Non ho mai amato la mia terra natia come l’amo ora. Prima sono sempre stato scettico e restio al suo riguardo. Ho 53 anni, e da tempo ho lasciato alle spalle il sentimentalismo. Ma in questi giorni vedo le nostre donne, giovani e vecchie, smistare con sorprendente efficacia le medicine dalle riserve di cibo donate, vedo studenti hipster con maschere da hockey e pantaloni mimetici che vanno senza alcuna paura verso le barricate in prima linea, vedo i nostri operai e contadini provvedere alla sicurezza per i manifestanti di Maidan, le nostre nonne e nonni che continuano a portare sempre più cibo caldo alla Piazza dell’Indipendenza, e mi sento un groppo in gola.</p>
<p><em>Jurij Andruchovych l&#8217;ho conosciuto leggendo i suoi romanzi e provando &#8211; invano alla fine- di proporli per la pubblicazione in Italia. Li ho letti nella versione tedesca pubblicata dall&#8217;edizione </em> Suhrkamp<em>, dopo che un coro di recensioni spesso entusiaste, a volta lievemente sconcertate, avevano attratto la mia attenzione. Sono narrazioni debordanti, grottesche, carnevalesche, innervate di elementi fantastici, detriti di miti e leggende, forse con qualche affinità con le escursioni consapevoli nel kitsch di Roberto Bolaño. Non lo dico per il gusto di compiere un piccolo esercizio di critica letteraria ma per presentare meglio il mittente di questa lettera: uno scrittore non solo &#8220;importante&#8221; (il più riconosciuto fuori dai confini del suo paese) ma soprattutto spericolato, violento, dissacrante. Non certo un nostalgico nazionalista, neppure un compassato notabile della cultura compreso del suo nobile, polveroso ruolo.<br />
Da quando Andruchovych scrisse questa lettera, i fatti in Ucraina sono precipitati. Non sappiamo come andrà a finire quella che da ieri sembrava prendere la piega oscurissima di una guerra civile. In ogni modo, l&#8217;Ucraina che può apparire un paese assai lontano, non si trova solo geograficamente sulla mappa di questo continente e non si interseca con la nostra vita semplicemente attraverso la presenza di moltissime badanti, e poi braccianti, operai e muratori. Quel che oggi succede da quelle parti avrà modo di ripercuotersi sulla geopolitica, sull&#8217;economia, persino sugli assetti sociali dell&#8217;Europa &#8211; &#8220;unita&#8221; o a brandelli &#8211; di cui l&#8217;Italia continua a fare parte. hj </p>
<p>ps. Segnalo<a href="http://www.besaeditrice.it/component/virtuemart/?page=shop.product_details&#038;flypage=flypage_new.tpl&#038;product_id=521"><em> Moscoviade</em></a>, l&#8217;unico romanzo di Andruchovych meritoriamente pubblicato in Italia dalla piccola casa editrice &#8220;Besa&#8221;.<br />
Grazie a <a href="https://www.nazioneindiana.com/author/francesca-matteoni/">Francesca Matteoni</a> per la traduzione dell&#8217;articolo del &#8220;New York Times&#8221;</em>.</p>
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