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	<title>Nazione Indiana &#187; ebook</title>
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		<title>Da babbione a guru in 8 ebook</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2012/02/06/da-babbione-a-guru-in-8-ebook/</link>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 20:47:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>jan reister</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dove dietro un titolo provocatorio si segnalano 8 libricini di Apogeo editore sugli ebook, ad uso in egual misura delle famiglie e dei più intraprendenti.<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/02/06/da-babbione-a-guru-in-8-ebook/">Da babbione a guru in 8 ebook</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;editore Apogeo (gruppo Feltrinelli) ha pubblicato una collana pensata per chi lavora nell&#8217;editoria ed è alle prese, volente o nolente, con gli ebook. Scritti intorno ad ottobre 2011, questi libricini cercano di rivolgersi a tutte le figure del mondo editoriale (agenti, proprietà, marketing, produzione&#8230;) presentando con uno stile molto informale i concetti base dell&#8217;editoria digitale nei rispettivi campi e proponendo varie letture in rete.</p>
<p>Si rivolgono a due tipi di lettore: chi si occupa già di ebook e cerca stimoli anche al di fuori della sua area specifica di interesse, ed il neofita che voglia costruirsi un suo bagaglio professionale. Queste che seguono sono le mie annotazioni, a complemento del materiale sul sito di Apogeo.</p>
<p>Sono in vendita a 3,99 euro l&#8217;uno, in formato epub con social DRM. Io li ho comprati con la promozione di quando sono usciti, da <a title="negozio italiano di ebook" href="http://www.ultimabooks.it">Ultimabooks</a> a 1,99 euro l&#8217;uno.</p>
<p><strong>Letizia Sechi</strong>,<em> <a title="Letizia Sechi, Oltre la carta - ebook" href="http://www.apogeonline.com/libri/9788850314102/scheda">Oltre la carta.</a> Idee per l&#8217;editoria che cambia</em>. Apogeo, 2011. 23.355 parole, 150.949 battute compresi paratesti e promo della collana.</p>
<p>Intelligente, ben scritto. Letizia Sechi dopo <a title="scarica direttamente Letizia Sechi Editoria digitale in epub" href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/01/letizia-sechi-editoria-digitale.epub"><em>Editoria digitale</em></a> (Apogeo 2010, gratis CC-BY-NC-SA, consigliato) prosegue ad esaminare come con l&#8217;ebook cambino concetti semplici some libro, impresa editoriale, rete e e comunicazione, e cosa si possa cercare di fare per non restare indietro, senza snaturare il proprio lavoro. Nulla di rivoluzionario, ma molto ben fatto.</p>
<p><strong>Federica Dardi</strong>,<em> <a href="http://www.apogeonline.com/libri/9788850314119/scheda">Editore nei social media</a>. Incontrare i lettori in Rete</em>. Apogeo, 2011. 22.750 parole, 148.327 battute.</p>
<p>Un manuale di marketing editoriale in rete, scritto a partire dalla ridefinizione dell&#8217;idea di libro. Il lettore è al centro delle riflessioni sull&#8217;uso di blog, Twitter, Facebook, Youtube e Flickr per instaurare un rapporto che non sia da piazzista eppure abbia un senso d&#8217;impresa. Consigliabile.</p>
<p><strong>Nicola Cavalli</strong>, <em><a href="http://www.apogeonline.com/libri/9788850314164/scheda">Editoria universitaria digitale</a>. Come la rete trasforma l&#8217;accademia</em>. Apogeo, 2011. 11.816 parole, 79.748 battute .</p>
<p>Brevissimo saggio sulle caratteristiche singolari dell&#8217;editoria accademica e di come l&#8217;editoria digitale offra opportunità in campo bibliotecario, manualistico e nelle pubblicazioni scientifiche. Scritto più dalla parte dell&#8217;università che delle case editrici accademiche, e per questo molto interessante.</p>
<p><strong>Francesco Rigoli</strong>,<em><a href="http://www.apogeonline.com/libri/9788850314133/scheda">Il libraio digitale.</a> L&#8217;arte di vendere libri online.</em> Apogeo, 2011. 15.530 parole, 99.067 battute.</p>
<p>Come funziona la distribuzione libraria digitale, le piattaforme distributive, quali sono gli standard sui metadati, l&#8217;attività di gestione del negozio online, la promozione e la cura del cliente. Un testo denso di informazioni operative, pratico e pure spiritoso. Chiunque venda qualcosa online dovrebbe leggerlo. Ho avuto a che fare con l&#8217;autore durante l&#8217;acquisto del libro ed è davvero così, non fa finta.</p>
<p><strong>Ivan Rachieli</strong>, <em><a href="http://www.apogeonline.com/libri/9788850314126/scheda">La pratica dell&#8217;epub</a>. Quando il libro diventa software</em>. Apogeo, 2011. 26.547 parole, 173.050 battute .</p>
<p>L&#8217;ebook è un software e questo ribalta completamente il modo di fare un libro, la sua vita nel tempo, i suoi incontri coi lettori, la sua vendita. Rachieli è un informatico che cerca appassionatamente di spiegare concetti sofisticati in modo accessibile a tutti, e secondo me ci riesce. E&#8217; un testo che chiunque scriva con un word processor dovrebbe leggere ed assimilare. Dico a te, zuccone!</p>
<p><strong>Ginevra Villa</strong>, <em><a title="Ginevra Villa Ebook nel contratto" href="http://www.apogeonline.com/libri/9788850314096/scheda">Ebook nel contratto</a>. Come cambiano i diritti nell&#8217;editoria digitale</em>, Apogeo, 2011. 14.686 parole, 104.186 battute .</p>
<p>Una prudente panoramica contrattuale che non entra mai nel vivo dei problemi (come i contratti standard che cedono all&#8217;editore i diritti stampa+ebook a scatola chiusa; le condizioni realmente in uso con i distributori attivi in Italia ecc.). Niente di tutto ciò, in compenso la parte sulle licenze open è la più interessate (protocolli <a title="CC Plus" href="http://www.creativecommons.it/CCPlus">CC+</a> e <a title="CC zero" href="https://creativecommons.org/publicdomain/zero/1.0/">CC0</a>).</p>
<p><strong>Fabio Brivio</strong>,<em> <a href="http://www.apogeonline.com/libri/9788850314089/scheda">Il mestiere dell&#8217;editor</a> ai tempi dell&#8217;ebook</em>. Apogeo, 2011. 13.789 parole, 88.806 battute.</p>
<p>È il mestiere di un umanista informatico, che ragiona in termini di processi e sa vivere in una struttura organizzata. Brivio è un buon divulgatore, capace di spiegare un epub senza pedanteria.</p>
<p><strong>Sergio Maistrello</strong>, <em><a href="http://www.apogeonline.com/libri/9788850314157/scheda">Io editore, tu rete</a>. Grammatica essenziale per chi produce contenuti</em>. Apogeo, 2011. 12.214 parole,80.024 battute .</p>
<p>Fallo leggere al tuo capo, alla direttrice della casa editrice, all&#8217;anziano azionista di maggioranza dell&#8217;azienda. È scritto per loro e ti risparmierà tante spiegazioni faticose. Chi segue Maistrello <a title="il blog di Sergio Maistrello" href="http://www.sergiomaistrello.it/">in rete</a> non troverà cose nuove</p>
<p><strong>Nota bene:</strong> il titolo dell&#8217;articolo è volutamente forzato, naturalmente nessuno è un babbione in una materia in così veloce evoluzione, e per lo stesso motivo è bene diffidare di sedicenti guru.</p>
<p><strong>Considerazione finale</strong>: questa è un&#8217;opera di alfabetizzazione, ed il suo naturale limite è la ristrettezza dell&#8217;orizzonte editoriale. Sono guide per fare ebook con la stessa mentalità e lo la medesima idea di prodotto che si ha producendo un libro a stampa, tralasciando per il momento ogni riflessione sul radicale mutamento di forma del prodotto editoriale e di come i libri digitali potrebbero essere. Leggi a questo proposito:</p>
<blockquote><p>Chi pensa che l’ebook ucciderà il libro di carta, si tranquillizzi: il libro di carta è un concetto talmente introitato che il mercato produrrà ancora a lungo libri di carta. Solo, li farà in digitale.</p></blockquote>
<p>Fabrizio Venerandi, <a title="il futuro anteriore dell'ebook" href="http://salvoesaurimentoscorte.wordpress.com/">Il futuro anteriore dell&#8217;ebook</a>.</p>
<p>Update: le <a title="8 ebook sull'editoria da Apogeo - intro" href="http://www.apogeonline.com/tag/ebooksurf" target="_blank">introduzioni</a> ai libri sono leggibili sul sito di Apogeo.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/02/06/da-babbione-a-guru-in-8-ebook/">Da babbione a guru in 8 ebook</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>carta st[r]amp[al]ata n.45. Febbraio, piovono libri. A milioni.</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 09:30:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>chiara valerio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/02/06/carta-strampalata-n-45-febbraio-piovono-libri-a-milioni/452988-35521-1/" rel="attachment wp-att-41583"></a></p>
<p>di <strong>Fabrizio Tonello</strong></p>
<p>E’ domenica, la settimana è stata faticosa, uno ha voglia di poltrire a letto e tutto andrebbe bene se, improvvisamente  la mia compagna, che è uscita sfidando il freddo, non scodellasse sul comodino il supplemento culturale del “Corriere della sera” di domenica 29 gennaio dove compare in grande evidenza un articolo di Richard Nash intitolato <em>Il libro perfetto per il lettore perfetto.</em>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/02/06/carta-strampalata-n-45-febbraio-piovono-libri-a-milioni/">carta st[r]amp[al]ata n.45. Febbraio, piovono libri. A milioni.</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/02/06/carta-strampalata-n-45-febbraio-piovono-libri-a-milioni/452988-35521-1/" rel="attachment wp-att-41583"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/02/452988-35521-1.jpg" alt="" title="452988-35521-1" width="340" height="258" class="alignleft size-full wp-image-41583" /></a></p>
<p>di <strong>Fabrizio Tonello</strong></p>
<p>E’ domenica, la settimana è stata faticosa, uno ha voglia di poltrire a letto e tutto andrebbe bene se, improvvisamente  la mia compagna, che è uscita sfidando il freddo, non scodellasse sul comodino il supplemento culturale del “Corriere della sera” di domenica 29 gennaio dove compare in grande evidenza un articolo di Richard Nash intitolato <em>Il libro perfetto per il lettore perfetto.</em> “Leggilo –mi dice- è pieno di dati interessanti”.</p>
<p>Il testo, alle pagine 12-13, inizia così: “Nel 1990 l’editoria statunitense ha pubblicato 25.000 titoli. Nel 2010 ne ha pubblicati 2.800.000. Mentre la popolazione è cresciuta del 25%, i libri sono aumentati del 2.120%. Questo enorme aumento non comprende gli ebook, riguarda solo i libri stampati”.<br />
<span id="more-41581"></span></p>
<p>Fin da piccolo, mi sono sempre piaciuti i numeri, le percentuali, le frazioni. Mi sembravano utilissimi per trovare la risposta a domande del tipo: “Se ieri in spiaggia avevo dieci biglie e ne ho perse due, più un’altra che si è rotta, e ogni biglia costa 50 lire, quanto dovrò chiedere alla mamma per avere 20 biglie?”. Da tempo non gioco più però mi è rimasto un sesto senso che mi dice quando i numeri stampati su un giornale o un libro sono sospetti. Nel caso dell’articolo di Nash anche le nipotine pesaresi avrebbero fatto una sonora pernacchia prima di finire di leggere il paragrafo.</p>
<p>Per esempio, è possibile che un paese dove si pubblicano 25.000 titoli passi a pubblicarne 2.800.000 nel giro di vent’anni? Cioè che l’industria editoriale americana di oggi sia oltre <em>cento volte</em> (per la precisione 112 volte) quello che era nel 1990? A me pare difficile, a lume di buon senso, ora vedremo perché. Prima di discutere di libri, ristampe, ebook e altre diavolerie vorrei però far umilmente notare al signor Nash (“un analista della transizione al digitale dell’editoria” lo definisce il “Corriere”) che se i suoi numeri di partenza sono giusti, passare da 25.000 titoli a 2.800.000 rappresenta un aumento non del 2120% bensì dell’11200%, come qualsiasi nipotino in possesso di matita e quaderno gli potrà confermare. Quindi, delle due l’una: o i titoli del 2010 <em>non </em>sono 2.800.000 ma, per esempio, il 2120% di 25.000, cioè 530.000 oppure i titoli sono davvero 2.800.000 ma rappresentano un aumento dell’11200% rispetto al dato di partenza del 1990 e allora bisogna spiegare il mistero di questa incredibile crescita.</p>
<p>Una rapida indagine in Rete (45 secondi circa) permette di scoprire che la seconda ipotesi è quella giusta: <em>in un certo senso</em> i libri pubblicati negli Stati Uniti due anni fa sono circa 2.800.000, come si può accertare <a href="http://www.bowker.com/index.php/press-releases/633-print-isnt-dead-says-bowkers-annual-book-production-report">qui</a>. Ma questa cifra cosa include? Nash implica che si tratti di libri nuovi (“10 mila nuovi titoli alla settimana sono una valanga” scrive più avanti nell’articolo) e in particolare romanzi, che “contengono tante informazioni ambigue da confondere qualsiasi metodo predittivo”. Infine, Nash conclude: “Dopo aver trascorso dieci anni a scoprire gli scrittori trascurati del XX secolo, sto ora cercando di aiutare tutti gli scrittori, pubblicati da qualsiasi editore, a farsi scoprire dai lettori” (facendo capire che sono “due milioni”).</p>
<p>Purtroppo le cose non stanno proprio così.</p>
<p>I 2.800.000 titoli citati da Nash esistono realmente ma non sono affatto “nuovi” libri se non nel senso che, appena usciti dalla legatoria, hanno un buon odore di carta, inchiostro e colla. Come scrive l’autorità mondiale nel campo del mercato librario americano, si tratta prevalentemente di libri “print on-demand” prodotti da aziende specializzate in titoli per i quali il copyright è scaduto. Quindi si pubblica un sacco di Shakespeare, Harriet Beecher Stowe, Dante e Platone in piccolissime tirature perché non ci sono avidi eredi da soddisfare e occhiuti avvocati  pronti a chiedere il pagamento dei diritti d’autore. Il fatto che si ripubblichino <em>Amleto</em> e la <em>Divina Commedia</em> o <em>La capanna dello zio Tom </em>fa certamente piacere, ma di lì a sostenere che il mercato editoriale è cresciuto dell’11200% in vent’anni ce ne corre.</p>
<p>Come scrive il sito Bowker.com, “These books, marketed almost exclusively on the web, are largely on-demand titles produced by reprint houses specializing in public domain works and by presses catering to self-publishers”. Traduzione: quando non si tratta di testi del passato molto passato, i titoli sono quelli stampati dalle cosiddette <em>vanity presses</em>, cioè tipografie mascherate da case editrici che stampano 300 copie delle poesie adolescenziali del signor Smith per permettergli di presentarsi come “poeta” ai cocktail della sua città. Magari ci sono anche i trattati di fisica che dimostrano come Einstein avesse torto, i romanzi erotici scritti da presidi in pensione e altri simili capolavori. Se non vado errato, Umberto Eco scrisse circa 40 anni fa (ovvero assai prima di Internet, dello Web 2, delle piattaforme di condivisione on line ecc.) della “editoria della quarta dimensione”, cioè di quei prodotti che non avevano i requisiti minimi di professionalità per stare sul mercato editoriale normale ma trovavano una loro circolazione sotterranea tra i familiari, gli amici e i sodali dei maestri di montagna, dei farmacisti di paese e dei commercialisti con velleità letterarie.</p>
<p>Ecco, adesso abbiamo la nuova editoria della quarta dimensione, che viene pudicamente definita “non-traditional sector” e rappresenta circa il 90% dei libri pubblicati, (per la precisione 2.776.260 contro i 316.480 dell’editoria tradizionale). Come si diceva, il “non-traditional sector” è composto prevalentemente da ristampe di opere fuori diritti e ciò che rimane non sono “nuovi scrittori” in attesa di essere scoperti (visto che le grandi case editrici sarebbero ben felici di accaparrarsi l’autore del prossimo bestseller) bensì i dilettanti allo sbaraglio che nessuno pubblicherebbe se non sborsassero di tasca loro i soldi necessari alle microtirature da inviare a parenti e amici. La differenza rispetto a 40 anni fa è soltanto che il volume di spazzatura è aumentato di oltre cento volte.</p>
<p>E’ comprensibile che Nash, che cerca di vendere i servizi della sua società Small Demons, inventi attraenti favolette per dare l’impressione al lettore che<em> proprio</em> <em>lui</em> potrebbe essere il prossimo scrittore scoperto da milioni di entusiasti della letteratura <em>underground</em> ma non necessariamente il “Corriere” ha interesse a stampare i numeri in libertà dell’intraprendente americano.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/02/06/carta-strampalata-n-45-febbraio-piovono-libri-a-milioni/">carta st[r]amp[al]ata n.45. Febbraio, piovono libri. A milioni.</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Dove leggere un ebook</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2012/01/30/dove-leggere-un-ebook/</link>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 08:43:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>jan reister</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una ricognizione semiseria e personale sui dispositivi di lettura per ebook, che sono più numerosi e meno costosi di quel che si pensa.<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/01/30/dove-leggere-un-ebook/">Dove leggere un ebook</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Due anni fa ho comprato un dispositivo per leggere ebook (reader, d&#8217;ora in poi) e da allora mi sono sentito dire sempre che &#8220;Eh, ma ce ne sono ancora pochi in giro, la gente ancora non li compra perché [frase a caso].&#8221; Sono stati due anni di letture appassionanti, ed ora mi è venuta voglia di controllare quanti sono i dispositivi su cui qualcuno, magari proprio chi diceva &#8220;Eh, ma ancora non siamo pronti&#8230;&#8221; può leggere un ebook, se vuole. Questa è la mia personale ricognizione, a cui se vuoi puoi contribuire.</em></p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/01/IMG_3160.jpg"><img class=" wp-image-41525 alignleft" title="Endless Ideas BeBook Mini 5&quot;" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/01/IMG_3160-225x300.jpg" alt="un reader piccolo: Bokeen bebook Mini 5&quot;" width="225" height="300" /></a>Questo è un Bebook mini, reader piccolo preso due anni fa. Ha lo schermo e-ink, non illuminato e leggibile accanto alla lampada del comodino o sotto l&#8217;ombrellone. Lo schermo è di soli 5 pollici in diagonale, di sfondo grigino tipo carta riciclata, buona leggibilità generale. Attualmente contiene qualche centinaio di libri e riviste, nella memoria interna e nella scheda sdhc.</p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/01/IMG_3186.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-41528" title="Cybook Opus Bookeen" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/01/IMG_3186-225x300.jpg" alt="un ottimo ereader: l'Opus " width="225" height="300" /></a>Questo a destra è un altro reader di piccole dimensioni, il Cybook Opus di Bookeen, a lungo uno dei migliori lettori in circolazione per prezzo, leggibilità e maneggevolezza. Come il precedente legge numerosi formati tra cui l&#8217;epub, che è il principale standard per gli ebook</p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/01/IMG_3180.jpg"><img class="size-medium wp-image-41526 alignleft" title="il Kindle di Amazon" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/01/IMG_3180-225x300.jpg" alt="il Kindle di Amazon" width="225" height="300" /></a>Amazon da novembre 2011 vende in Italia il Kindle più semplice della sua linea: piccolo e maneggevole, schermo da 6 pollici molto confortevole e chiaro, ottima resa tipografica, navigazione e lettura facili, veloci, intuitive.</p>
<p>Il suoi pregi più rilevanti sono la grandezza dello schermo, ampio ma tascabile; l&#8217;ergonomia e la velocità di sfoglio e navigazione;il negozio Amazon integrato e l&#8217;invio di libri via email. Il difetto maggiore è che non legge gli epub ma solo i mobipocket ed il formato proprietario con DRM</p>
<p>Questi qui descritti sono solo alcuni esempi di dispositivi per la lettura di ebook <em>ideali</em>, pensati cioé per <em>leggere</em> nel migliore dei modi, su schermi riposanti e nitidi anche sotto la luce forte del sole, con batterie che durano settimane e una semplice porta USB per caricarci su i libri.</p>
<p>Cosa fare per leggere comunque, approfittando di quel che si ha sottomano? Telefonini e riproduttori di musica hanno spesso un lettore di ebook integrato.</p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/01/IMG_3147.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-41522" title="iPod Apple" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/01/IMG_3147-300x225.jpg" alt="iPod Apple" width="300" height="225" /></a>Quelli di marca Apple, come iPod ed iPhone, hanno un buon lettore nativo di libri detto iBooks che si installa tramite l&#8217;AppStore. Legge gli epub decentemente, seppure con una interfaccia grafica leziosa che mima l&#8217;aspetto di uno scaffale di legno e di un libro di carta, un po&#8217; come le prime automobili mimavano le carrozze, senza cavalli.</p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/01/IMG_3138.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-41521" title="iBooks su iPod" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/01/IMG_3138-225x300.jpg" alt="iBooks su iPod" width="225" height="300" /></a>La lettura è accettabile considerato il piccolo schermo, il potenziale di lettura è immenso per capacità e maneggevolezza. Essendo degli oggetti chiusi e proprietari, i libri si caricano via rete (per esempio Dropbox) o con il loro software dedicato.</p>
<p>Sempre riguardo iBooks, merita un discorso a parte il tablet iPad su cui iBooks visualizza libri in grande formato. La lettura di ebook su iPad soffre dell&#8217;affaticamento visivo dovuto allo schermo luminoso e non ha la maneggevolezza dell&#8217;iPhone; va bene per materiali ricchi di immagini e link in rete, ma sul testo puro è un ripiego.</p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/01/IMG_3152.jpg"><img class="wp-image-41524 alignright" title="iPad" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/01/IMG_3152-300x225.jpg" alt="iPad" width="300" height="225" /></a>La reale utilità dell&#8217;iPad è per la presentazione di ebook a un pubblico: per chi non ha mai visto un ebook in vita sua la <del>carrozza senza cavalli</del> libreria e le pagine sintetiche di iBooks hanno una grande forza comunicativa, permettono di afferrare ed apprezzare le caratteristiche di un ebook: impaginazione dinamica, navigazione ipertestuale, indici, ricerca a testo libero etc.</p>
<p>Infine si può leggere sul proprio computer:</p>
<p><a title="Calibre ebook manager &amp; viewer" href="http://calibre-ebook.com/">Calibre</a> è un programma open source per organizzare la propria libreria di ebook, convertirli tra formati e leggerli a schermo; per Windows, OSX e Linux.</p>
<p><a title="Adobe Digital Editions" href="http://www.adobe.com/products/digitaleditions">Adobe Digital Editions</a> legge e organizza il formato epub, al momento è il visualizzatore standard di questo formato. Per Windows e OSX.</p>
<p>Kindle è anche un <a title="Kindle for pc" href="http://www.amazon.it/gp/feature.html/ref=sa_menu_kcp_ipad_mkt_lnd1?ie=UTF8&amp;docId=1000576423">software di lettura</a> per Windows, OSX, iPad/iPhone/iPod e Android. Permette di leggere i file proprietari Amazon, mobipocket, e si puà collegare al proprio account Amazon.</p>
<p>Non ho informazioni di prima mano e foto sui telefoni Android, sui telefoni con Windows Phone come il Nokia Lumia, sui palmari più o meno vecchi: se vuoi contribuire nei commenti con informazioni e fotografie sulle tue abitudini di lettura la cosa è assai gradita!</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/01/30/dove-leggere-un-ebook/">Dove leggere un ebook</a></p>
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		<title>Dimensioni del mercato ebook italiano</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2012/01/26/dimensioni-del-mercato-ebook-italiano/</link>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 08:25:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>jan reister</dc:creator>
				<category><![CDATA[annotazioni]]></category>
		<category><![CDATA[antonio tombolini]]></category>
		<category><![CDATA[ebook]]></category>
		<category><![CDATA[editoria]]></category>

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		<description><![CDATA[<blockquote><p>Le vendite di ebook in Italia hanno totalizzato in tutto il 2011 circa 3,7 milioni di Euro, centomila euro più centomila euro meno. Ovvero meno dello 0,3% del mercato totale dei libri trade (fiction e non-fiction). Per circa 500mila ebook venduti nel corso dell’anno.</p>&#8230;</blockquote><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/01/26/dimensioni-del-mercato-ebook-italiano/">Dimensioni del mercato ebook italiano</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Le vendite di ebook in Italia hanno totalizzato in tutto il 2011 circa 3,7 milioni di Euro, centomila euro più centomila euro meno. Ovvero meno dello 0,3% del mercato totale dei libri trade (fiction e non-fiction). Per circa 500mila ebook venduti nel corso dell’anno. Circa 1400 di media al giorno.</p>
<p>nel mese di dicembre, al suo primo mese di attività, il Kindle Store di Amazon ha raggiunto e superato le vendite di Ibs.it, praticamente facendo aumentare, in un solo colpo, del 50% il mercato totale degli ebook. Vuol dire che nel 2012 il mercato degli ebook varrà all’incirca il quadruplo del 2011.</p></blockquote>
<p>Antonio Tombolini sul suo blog: <a title="Antonio Tombolini sul mercato ebook italiano 2011" href="http://antoniotombolini.simplicissimus.it/2012/01/ebook-ecco-cosa-sta-succedendo-in-italia.html">Ebook, ecco cosa sta succedendo in Italia</a></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/01/26/dimensioni-del-mercato-ebook-italiano/">Dimensioni del mercato ebook italiano</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Progettare narrativa interattiva</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2012/01/25/progettare-narrativa-interattiva/</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 20:28:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>jan reister</dc:creator>
				<category><![CDATA[annotazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[ebook]]></category>
		<category><![CDATA[editoria]]></category>
		<category><![CDATA[enrico colombini]]></category>
		<category><![CDATA[interactive fiction]]></category>
		<category><![CDATA[quintadicopertina]]></category>

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		<description><![CDATA[Enrico Colombini spiega come si realizzano storie a scelte multiple, dai libri gioco degli anni '80 alla narrativa ipertestuale fino all'ultima generazione di ebook interattivi. Quali tipi di percorso si possono scegliere, i meccanismi combinatori, variabili, stati e compromessi produttivi, spiegati con diagrammi ed esempi. Da leggere.<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/01/25/progettare-narrativa-interattiva/">Progettare narrativa interattiva</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Enrico Colombini <a title="Progettare puzzle in un ebook di Enrico Colombini" href="http://www.erix.it/ebook/ebook-puzzles/ebook-puzzles-it.html">spiega</a> come si realizzano storie a scelte multiple, dai libri gioco degli anni &#8217;80 alla narrativa ipertestuale fino all&#8217;ultima generazione di ebook interattivi. Quali tipi di percorso si possono scegliere, i meccanismi combinatori, variabili, stati e compromessi produttivi, spiegati con diagrammi ed esempi. Un articolo che chiunque si interessi di giochi e di narrativa dovrebbe leggere.<br />
<a title="Progettare puzzle in un ebook di Enrico Colombini" href="http://www.erix.it/ebook/ebook-puzzles/ebook-puzzles-it.html">Progettare puzzle in un ebook</a></p>
<p>Qui una sua <a title="intervista ad Enrico Colombini su Locusta temporis ebook interattivo" href="http://www.tevac.com/locusta-temporis-app-intervista-a-enrico-colombini">intervista</a> in occasione dell&#8217;uscita della sua polistoria su iOS (iPhone).</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/01/25/progettare-narrativa-interattiva/">Progettare narrativa interattiva</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Ebook: investire, innovare, promuovere. Ma chi paga il conto?</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/12/01/ebook-investire-innovare-promuovere-ma-chi-paga-il-conto/</link>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 08:03:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>jan reister</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[app]]></category>
		<category><![CDATA[ebook]]></category>
		<category><![CDATA[Fabrizio Venerandi]]></category>
		<category><![CDATA[maria cecilia averame]]></category>
		<category><![CDATA[quintadicopertina]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=40904</guid>
		<description><![CDATA[<p>Una riflessione di <a title="la casa editrice digitale di Maria Cecilia Averame e Fabrizio Venerandi" href="http://www.quintadicopertina.it">Maria Cecilia Averame</a>:</p>
<blockquote><p>Le scelte editoriali sono prima di tutto scelte culturali [...]. Scegliere di aprire una collana che parla di geopolitica rispetto ad una di chick-lit, o investire su iApp digitali che potrebbero mettere secondo piano il contenuto, sono scelte editoriali, ma sono anche e soprattutto scelte politiche.</p>&#8230;</blockquote><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/12/01/ebook-investire-innovare-promuovere-ma-chi-paga-il-conto/">Ebook: investire, innovare, promuovere. Ma chi paga il conto?</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una riflessione di <a title="la casa editrice digitale di Maria Cecilia Averame e Fabrizio Venerandi" href="http://www.quintadicopertina.it">Maria Cecilia Averame</a>:</p>
<blockquote><p>Le scelte editoriali sono prima di tutto scelte culturali [...]. Scegliere di aprire una collana che parla di geopolitica rispetto ad una di chick-lit, o investire su iApp digitali che potrebbero mettere secondo piano il contenuto, sono scelte editoriali, ma sono anche e soprattutto scelte politiche. Di fronte alle tante wunderkammer multimediali, anche di grande effetto, gli editori, i redattori e gli sviluppatori devono essere in grado di riportare l’attenzione alla cosa narrata e letta, e a riflettere sul cosa rimane al lettore dopo essere entrato ed uscito da questi nuovi prodotti digitali. Perché il rischio è che si continui a parlare di editoria digitale in termini di ebook multimediali, ebook interattivi, social reading, e non si parli mai di sofferenza, di rivolta, di cambiamento e di passione.<br />
Che la cosa narrata resti – insomma – una sorta di appendice e non il cuore di quello che andiamo a fare.<span id="more-40904"></span></p></blockquote>
<p>originale <a href="http://mariaceciliaaverame.wordpress.com/2011/11/30/librinnovando-investire-innovare-promuovere-ma-chi-paga-il-conto/">qui</a>.</p>
<p>Da un evento ben riuscito ed organizzato come <a href="http://www.librinnovando.it/">Librinnovando</a> si torna portando a casa -o meglio in redazione- stimoli, riflessioni, idee e curiosità.</p>
<p>Dopo qualche giorno, fra tutti gli stimoli ricevuti, uno fra tutti emerge chiedendo risposta: si parla di sviluppo, di applicazioni, di innovazione e sperimentazioni. Ma passando alla realizzazione pratica, di chi è il compito di ‘pagare il conto’ di tutta questa sperimentazione?</p>
<p>Due scene mi tornano alla mente: la prima è quella di <a href="http://www.ebookreaderitalia.com/lanciare-un-monitor-alle-redazioni-il-ns-blog-a-librinnovando/">Elena Asteggiano</a>, alias <a href="https://twitter.com/#!/redattore">@ilredattore</a>, che chiede di alzare la mano prima a tutti gli editor, e poi a tutti gli sviluppatori. La proporzione in sala favorisce i secondi, anche se non in grande misura.</p>
<p>La seconda scena riguarda il bailamme suscitato (prevalentemente su twitter, ma anche in sala) dalla risposta di Elena Conversi (<a href="http://www.elasticoapp.com/">Elastico App</a>) alla domanda sul costo e la sostenibilità dello sviluppo della loro applicazione su Pinocchio per iPad&amp;Co.<br />
La Conversi spiega che il suo studio ha sviluppato l’app per promozione, per presentarla e nella speranza che un ‘Grande Editore’ poi li chiamasse per proseguire su qualche altro testo. I ‘Grandi Editori’ però, fatti due conti, ci investono meno di quanto ‘gli sviluppatori’ vorrebbero. Pochi coloro che scommettono su app editoriali ben fatte, si prediligono ‘prodotti’ più economici. Con un costo al pubblico che si aggira fra 0.79 e 1.99 cents viene difficile rientrare nei costi.</p>
<p>Ora: se stiamo parlando di editoria, e di editoria italiana, a chi ci rivolgiamo quando proponiamo lo sviluppo di app con costi superiori ai 15 mila euro, e che dati abbiamo per poter stabilire che la ‘scommessa’ potrebbe volgersi a nostro favore?<br />
Parte dei ricavi si disperde consegnando a Apple o chi per essa la quota-percentuale per poter vendere nel suo store, parte che va a intaccare le entrate di chi, editore o sviluppatore, i contenuti li sta producendo. Inoltre, se ci rivolgiamo al mercato editoriale italiano e alla casa editrice media non possiamo fare a meno di calcolare quali siano le risorse e possibilità.</p>
<p>Forse le considerazioni della Conversi possono portarci ad un monito. Ad ogni evento sul digitale, sviluppatori e agenzie editoriali propongono prodotti innovativi e all’avanguardia su cui hanno investito il tutto per tutto, nella speranza di trovare un Grande Editore/Grande Investitore che gli sovvenzioni il lavoro. E’ tutto molto americano: cerco fondi per sviluppare la mia start-up, cerco clienti in grado di retribuire il mio lavoro, faccio pochi conti sulla sostenibilità di questo genere di editoria perché non è il mio lavoro. Poi ce la si prende con l’editore, che invece questi conti li deve fare, non può permettersi di investire in quel che lo sviluppatore gli propone e fa la parte del retrogrado incapace di pensare nuovo. Forse invece il problema è nel tipo di percorso che gli sviluppatori e gli editori fanno, ognuno per conto proprio e con scarsa capacità di cogliere le risorse e le problematiche dell’altro.</p>
<p>Per questo mi chiedo quanto questo tipo di proposta sia adeguata alle richieste e alle esigenze dell’editoria italiana.</p>
<p>Una delle risorse che ci siamo accorti di avere con <a href="http://www.quintadicopertina.it">quintadicopertina</a> è quella di non esserci mai considerati una start-up in senso stretto. Non avendo alcun fondo da nessuno e non finalizzando i nostri lavori per trovare soldi per sviluppare qualcosa, abbiamo dovuto pensare a come camminare indipendentemente, rivolgendoci ai lettori, proponendo un’editoria innovativa con i piedi per terra, dove il margine di guadagno lo abbiamo con vendite intorno ai 400/500 testi scaricati. Si tratta di un discorso molto concreto, che ai grandi numeri virtuali preferisce darsi obiettivi realizzabili. Oggi molti nostri testi sono ancora lontani dalla boa dei 500 download, ma pensiamo che questo percorso dal basso sia più realista e redditizio che puntare a fare ‘il grande botto’ con un’applicazione da 15,000 euro che necessita di 17 mila download per rientrare nei costi. Anche perché questo è il mondo editoriale con cui ci troviamo a rapportarci, e non uno del mondo dei sogni che campa vendendo centinaia di migliaia di copie per ogni testo pubblicato.</p>
<p>C’è poi un appunto di tipo culturale: di fronte ad una platea di sviluppatori che mette in minoranza i redattori, c’è da chiedersi chi sia colui che si mette a fare editoria digitale e anche il perché.<br />
Le scelte editoriali sono prima di tutto scelte culturali che – poco o tanto – impattano i lettori e, in seconda battuta, il panorama intellettuale italiano. Scegliere di aprire una collana che parla di geopolitica rispetto ad una di chick-lit, o investire su iApp digitali che potrebbero mettere secondo piano il contenuto, sono scelte editoriali, ma sono anche e soprattutto scelte politiche. Di fronte alle tante wunderkammer multimediali, anche di grande effetto, gli editori, i redattori e gli sviluppatori devono essere in grado di riportare l’attenzione alla cosa narrata e letta, e a riflettere sul cosa rimane al lettore dopo essere entrato ed uscito da questi nuovi prodotti digitali. Perché il rischio è che si continui a parlare di editoria digitale in termini di ebook multimediali, ebook interattivi, social reading, e non si parli mai di sofferenza, di rivolta, di cambiamento e di passione.<br />
Che la cosa narrata resti – insomma – una sorta di appendice e non il cuore di quello che andiamo a fare.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/12/01/ebook-investire-innovare-promuovere-ma-chi-paga-il-conto/">Ebook: investire, innovare, promuovere. Ma chi paga il conto?</a></p>
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		<title>E-pub: adelante con juicio</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 06:09:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>jan reister</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Maria Cecilia Averame</p>
<p>Parlare di e-book in Italia risulta quasi pericoloso: fra infervorati sostenitori che preconizzano la scomparsa della carta stampata e detrattori convinti che il digitale causerà l’ennesima vendita al ribasso del <em>sistema cultura</em>. Trovare i <em>numeri</em> per comprendere le reali dimensioni del fenomeno non è immediato.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/11/21/e-pub-adelante-con-juicio/">E-pub: adelante con juicio</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di Maria Cecilia Averame</p>
<p>Parlare di e-book in Italia risulta quasi pericoloso: fra infervorati sostenitori che preconizzano la scomparsa della carta stampata e detrattori convinti che il digitale causerà l’ennesima vendita al ribasso del <em>sistema cultura</em>. Trovare i <em>numeri</em> per comprendere le reali dimensioni del fenomeno non è immediato. E quando anche li si ha in mano, la loro analisi non è scontata.<span id="more-40673"></span></p>
<p>Facciamo un passo indietro. Salone del Libro di Torino, 2010. Di e-book tra gli stand ce ne sono pochissimi o niente, ma tra addetti ai lavori se ne parla molto: si snocciolano gli incredibili risultati conseguiti da Amazon in Usa, viene presentata una piattaforma tutta italiana a opera di Simplicissimus Book Farm (dove si potranno acquistare circa 350 e-book) che anticipa di qualche mese una seconda piattaforma, Bookrepublic. Anche i grandi editori entrano in campo: si preannuncia la piattaforma di Edigita – presentata ufficialmente durante la Fiera di Francoforte – che riunisce il gruppo Feltrinelli, Messaggerie-GEMS e gruppo RCS. In questi mesi anche gli store <em>on line</em> come Bol, IBS e Mediaworld aprono settori E-book e, <em>last but not least</em>, Mondadori promette l’arrivo di 1200 titoli in digitale fra cui 400 novità. Si parla dell’anno a venire come «l’anno del digitale» in Italia. Non c’è giornale di informazione senza la sua bella rubrica sul <em>fenomeno e-book</em>. Fuori dal coro paiono restare le sole riviste specializzate di critica letteraria.</p>
<p>Arriva la fatidica data di dicembre: periodo natalizio, in cui si dovrebbero accendere le micce dell’anno dell’e-book 2011. Escono lettori eReader che vogliono ripetere in Italia l’esperienza di Amazon Kindle, come <cite>Leggo</cite> di IBS e <cite>Biblet</cite> di Telecom. Ma anche questa volta le polveri sembrano bagnate. La sensazione è che manchi un elemento fondamentale: i lettori. Certo è difficile invogliare i lettori a leggere digitale quando i titoli a disposizione sono ancora così pochi.</p>
<p>Passa un anno. Al Salone del libro 2011 i trecentocinquanta titoli in digitale dell’anno precedente sono ora tredicimila, e si vocifera di altri ventimila disponibili per Natale 2011. Girando fra gli stand si notano i piccoli e medi editori che, magari con un cartello scritto a penna all’ultimo momento, avvertono i lettori che i loro titoli sono disponibili anche in digitale. I dati di vendita dicono che l’e-book oggi vale l’1% dell’intero mercato editoriale (a Natale si era attorno allo 0,04%). Edigita annuncia di aver venduto, nel primo semestre 2011, 100.000 e-book (a luglio Bookrepublic presenterà uno studio che conteggia in 250.000 il numero complessivo di e-book venduti in Italia nello stesso periodo), anche se i bestseller restano pochi: solo una ventina di titoli sono riusciti a superare le cinquecento copie. L’atmosfera del Salone del Libro è però turbata da un articolo di Mario Baudino su «La Stampa», che annuncia catastrofico <cite>Aiuto, mi si è sgonfiato l’e-book</cite>. Medi e grandi editori, intervistati, ammettono sconcertati di non avere ottenuto i risultati sperati dalle loro prime mosse nel digitale. L’analisi non va troppo in profondità: quello che conta sono i numeri e per adesso i numeri paiono ancora troppo bassi. Si alzano anche voci contro il pessimismo dell’articolo: sono quelle degli operatori che sul digitale hanno scommesso e che paiono muoversi più agilmente e consapevolmente nel nuovo mercato. I numeri, si protesta, sono in crescita. Non solo: i numeri potrebbero essere condizionati da una realtà ben nota agli addetti ai lavori, che potrebbe disincentivare il grande pubblico alla lettura digitale. È una realtà fatta di diversi elementi quali l’uso spropositato, soprattutto da parte dei grandi editori, dei fatidici DRM, i «blocchi» antipirateria che impediscono il passaggio di un file da un <em>device</em> all’altro, spesso rendendo difficile la consultazione del testo. Ma anche la politica dei prezzi, che si assestano – quando va bene – al 20% in meno rispetto al corrispondente cartaceo: percepiti ancora troppo alti. E la questione della qualità delle conversioni, ricche di refusi che fanno mostra di sé nei testi digitalizzati in fretta e furia (<cite>Il Cimitero di Praga</cite> di Umberto Eco esce in contemporanea alla novità cartacea, ma abbondano i copia-e-incolla che tralasciano gli stili; alcuni periodi risultano grossolanamente persi nella transizione). Se i numeri sono importanti, dipendono anche da una serie di sfide qualitative da affrontare nell’immediato futuro. Per l’autunno infatti Mondadori ha annunciato un patto con Amazon, il quale potrebbe rivelarsi un attore determinante per la penetrazione degli e-book in Italia: si prevede l’arrivo del Kindle, assieme al suo tablet, a combattere la supremazia dell’iPad di Apple. Prima o poi anche l’Ibook Store di Apple potrebbe iniziare a vendere i suoi titoli in Italia, e a questo punto sarebbero presenti sul campo tutti gli attori internazionali. I device ci sono, la piattaforme di distribuzione anche, gli attori internazionali capaci di dare una scrollata al mercato stanno arrivando.</p>
<p>Queste le «taglie» del nuovo abbigliamento digitale. Taglie che però non rispondono appieno alla domanda più importante: il digitale sta veramente<em>impattando</em> in qualche maniera l’editoria, incidendo sulla diffusione della cultura in Italia e sulle modalità di lettura quotidiana? Secondo l’analisi di BookRepublic di luglio, un primo effetto delle vendite digitali riguarda proprio gli editori indipendenti: se i titoli pubblicati in digitale da questi – secondo le loro stime – rappresentano il 25% del mercato, il 39% dei venduti presso il loro store è proprio di editori non appartenenti ai grandi marchi editoriali. Proporzioni differenti dal mercato tradizionale, che lasciano sperare in nuovi spazi vitali per le <em>indies</em>.</p>
<p>Differente infatti è anche il modello di distribuzione. È vero che la commercializzazione in rete riproduce modelli simili a quella tradizionale con diversi intermediari: piattaforme che tengono i files e li mettono a disposizione di stores dove gli e-book vengono venduti (a ogni passaggio l’editore lascia una percentuale dei suoi ricavi, in proporzione alla grandezza dell’attore). Contemporaneamente però editore e lettore si possono incontrare per la prima volta direttamente, senza intermediari, in rete. L’editore può diventare distributore ma soprattutto comunicatore di se stesso. Cambia la promozione, non più legata a media massimalisti, ma che lavora ad esempio sui network sociali. Nel momento in cui cambiano i mezzi, cambia anche il linguaggio. Quello letterario si appropria di quello digitale sviluppato in questi ultimi anni in rete e sui computer: già oggi con l’e-book si <em>naviga</em> negli indici e nelle note, si possono socializzare i passaggi letti, condividere le proprie annotazioni e leggere quelle degli altri, accedere a parti di «libro» che sono fuori dal libro e che si aggiornano in tempo reale, vedere video e andare a leggere le fonti di un testo citato.</p>
<p><cite>Social reading</cite>, nuovi modelli di comunicazione editoriale, un nuovo ruolo per l’editore. Ma anche il rapporto con il <em>self publishing</em>, la presunta facilità di digitalizzare e vendere qualsiasi testo puntando sulla quantità e tralasciando la qualità, il digitale come opportunità di conservazione e consultazione: solo alcune fra le questioni che andranno analizzate non solo dagli addetti ai lavori ma anche dal mondo culturale e letterario. Sarebbe utile una critica professionale, accanto a quella spontanea dei lettori, che evidenzi la qualità dei contenuti e della loro digitalizzazione. Che apra gli e-book per osservare cosa sta cambiando lì dentro: cosa si perde e cosa invece si potrebbe guadagnare, utilizzando i nuovi strumenti di lettura e scrittura.</p>
<p><em>L’autrice è responsabile editoriale dello studio <a href="http://www.quintadicopertina.it">Quintadicopertina</a>. </em></p>
<p><em>Pubblicato su Alfabeta2, ottobre 2011</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/11/21/e-pub-adelante-con-juicio/">E-pub: adelante con juicio</a></p>
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		<title>l&#8217;ebook e la serie A</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/11/14/lebook-e-la-serie-a/</link>
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		<pubDate>Mon, 14 Nov 2011 17:07:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>chiara valerio</dc:creator>
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<p>[questo articolo è stato pubblicato oggi su <a href="http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/">Lipperatura</a>]</p>
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<p><span style="color: #008000;">[questo articolo è stato pubblicato oggi su <a href="http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/"><span style="color: #008000;">Lipperatura</span></a>]</span></p>
<p>Qualche giorno fa, dando conto del cambio di gestione e di linea editoriale di Gargoyle, avevo sottolineato un passaggio che mi aveva dato da pensare: l’affermazione che prevedeva per gli autori italiani (alcuni? molti?) l’uscita esclusivamente in eBook.</p>
<p>Passo indietro: Francoforte. In occasione della Buchmesse Riccardo Cavallero, direttore generale Libri Trade di Mondadori, attacca gli agenti in quanto “conservatori” nei confronti dell’eBook medesimo: “non si può avere paura dei prezzi o della cannibalizzazione, altrimenti non ci lanceremo mai nell’editoria digitale”, dichiara al Corriere della Sera. Gli risponde un editore, Stefano Mauri (Gems)”Gli agenti giustamente cercano di tutelare i propri autori se sono dei professionisti (mi preme sottolineare che stiamo parlando della serie A, quella che vive di questo mestiere e non degli ultimi arrivati, con tutto il rispetto)”.<br />
<span id="more-40729"></span><br />
Ora, in tutela della serie B, C, D e Z era sceso qualche giorno fa Scott Turow, che pure appartiene alla fascia AA, sottolineando la slealtà di una situazione dove gli editori considerano gli eBook semplicemente come un luogo dove il rischio è minimo e dunque è possibile fare, o quasi, quel che si desidera. Poche royalties, considerazione dell’autore ai minimi.</p>
<p>In Italia, non stiamo molto meglio. Dopo l’annuncio della piccola Gargoyle, la decisione della ben più grande Mondadori: se volete, una piccolezza nelle problematiche che agitano il mercato editoriale, ma potrebbe assumere rilevanza ben maggiore e costituire un precedente. Di GL D’Andrea, che il commentarium già conosce, Mondadori ragazzi aveva mandato in stampa due volumi di una trilogia, Wunderkind (inizialmente concepita come storia unica ma suddivisa in tre parti, non per volontà dell’autore). Fra pochi giorni esce il capitolo conclusivo della saga, peraltro tradotta in una decina di paesi: esclusivamente in eBook. La protesta dei lettori, in rete, è stata immediata: non è corretto, dicono, cambiare supporto per evitare il rischio, a spese di chi ha seguito su cartaceo gli episodi precedenti.</p>
<p>In effetti, non lo è. E rafforza il sospetto, già enunciato qualche giorno fa, che il digitale venga considerato, in Italia, non come luogo dove investire ma come luogo da cui guadagnare col minimo sforzo, almeno nell’immediato. Ora, questo è un punto su cui gli autori tutti, conservatori o meno, dovrebbero riflettere molto: perchè quella che è indubbiamente una grande opportunità potrebbe essere usata non certo a loro vantaggio.</p>
<p>Ps. Per inciso, di ritorno da una magnifica due-giorni a Umbria Libri: ho avuto il piacere di essere in compagnia di scrittrici a cui voglio bene e a cui mi sento affine, come, per citarne due, Michela Murgia e Chiara Palazzolo. La prima si batte non da oggi perchè gli autori trovino intenti comuni, la seconda ha sottolineato come il punto debole italiano stia proprio nella narrativa popolare, soprattutto quella che si rivolge ai giovani lettori. Settore in cui, tanto per ampliare l’argomento, mi sembra che sia soprattutto l’ufficio marketing a prendere decisioni, secondo il principio che tutti possono scrivere tutto, e che gli stessi autori possano passare dai Tokio Hotel agli angeli innamorati, dal giallo al paranormal romance, a seconda di cosa “tira” di più. Eppure, le pagine lette nella preadolescenza e adolescenza, sono quelle che aprono al mondo della lettura. Magari, occorrebbe tenerlo presente, qualche volta.</p>
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		<title>Nucleare Acqua Giustizia. Possiamo decidere?</title>
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		<pubDate>Thu, 26 May 2011 05:05:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>jan reister</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Quanto vale il voto degli italiani ad un referendum? La nostra voce  che  potere ha nel panorama politico nazionale? Quali sono i 4 quesiti su   cui siamo chiamati ad esprimerci e cosa potrebbe realmente cambiare il   giorno dopo il referendum?</p>
<p>E’ disponibile on line a soli 2,99 euro <a href="http://www.quintadicopertina.com/index.php?keyword=referendum&#38;Search=Cerca&#38;Itemid=1&#38;option=com_virtuemart&#38;page=shop.browse&#38;vmcchk=1&#38;Itemid=56" target="_blank"><em>Nucleare Acqua Giustizia.</em></a>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/05/26/nucleare-acqua-giustizia-possiamo-decidere/">Nucleare Acqua Giustizia. Possiamo decidere?</a></p>
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<p>E’ disponibile on line a soli 2,99 euro <a href="http://www.quintadicopertina.com/index.php?keyword=referendum&amp;Search=Cerca&amp;Itemid=1&amp;option=com_virtuemart&amp;page=shop.browse&amp;vmcchk=1&amp;Itemid=56" target="_blank"><em>Nucleare Acqua Giustizia. Possiamo decidere?</em> </a>Un instant ebook realizzato da <a href="http://www.quintadicopertina.it">Quintadicopertina</a> in collaborazione con l’<a href="http://www.4mediacoop.com/" target="_blank">agenzia giornalistica 4Medi@</a> di Roma che raccoglie tre inchieste sui quattro quesiti su cui siamo chiamati a votare il 12 e 13 giugno 2011.<span id="more-39136"></span></p>
<p>Se i temi del referendum del 12 giugno 2011 -nucleare, acqua,  legittimo impedimento- sono ampiamente citati in questi giorni, una  informazione precisa e dettagliata sugli argomenti su cui  i cittadini  sono chiamati a esprimersi è difficile da trovare, magari dispersa in  centinaia di siti in rete schierati su una posizione partigiana rispetto  ad un altra.</p>
<p>Questo instant-ebook nasce come piccolo utensile per  aiutare a conoscere e quindi decidere.</p>
<p>Quattro giovani giornalisti spiegano i contenuti su cui gli italiani sono chiamati ad esprimersi.</p>
<ul>
<li>Emilio Fabio Torsello racconta del <strong>nucleare</strong> in Italia ma anche della sua storia, delle problematiche  e della situazione all&#8217;estero.</li>
</ul>
<ul>
<li>Alessandro Proietti, con la collaborazione di Emilio Fabio Torsello e di Maria Chiara Cugusi parla dei quesiti sul<strong> legittimo impedimento</strong>,  riportando le opinioni di Maurizio Paniz del Popolo delle Libertà, di  Anna Finocchiaro, capogruppo del PD al Senato, di Barbara Indovina,  avvocato penalista, e del Costituzionalista Gianfranco Pasquino.</li>
</ul>
<ul>
<li>Sirio Valent approfondisce il tema dell&#8217;<strong>acqua</strong>,  della gestione degli acquedotti, di una privatizzazione che è già  iniziata da vent&#8217;anni e le motivazioni di chi si oppone nel continuare  questo processo.</li>
</ul>
<p>Sul q<a href="http://www.terranews.it/news/2011/05/la-reazione-di-internet-ebook-contro-la-censura" target="_blank">uotidiano ecologista Terra</a> potete leggerne la presentazione, oppure potete ascoltare Fabio Emilio Torsello, uno degli autori, che ne parla assieme a <a href="http://emgiordana.blogspot.com/" target="_blank">Emanuele Giordana</a> su <a href="http://www.ecoradio.it/index2.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=11003&amp;pop=1&amp;page=0&amp;Itemid=158" target="_blank">Ecoradio</a>.</p>
<p>È un libro complesso ed urgente:  siamo sicuri che la gente avrà voglia di leggere tre inchieste con  interviste? O sapere cosa è accaduto dal 1994 ad oggi nella gestione degli  acquedotti affidata ai privati? <em>Non è un romanzo avvincente</em>: va letto, ragionato,  approfondito. Nessun effetto speciale, grafica, disegnini, slogan  semplicistici. Puro contenuto: per quegli italiani che non votano ‘di  pancia’, ma vogliono sapere cosa accade e su cosa si devono esprimere.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/05/26/nucleare-acqua-giustizia-possiamo-decidere/">Nucleare Acqua Giustizia. Possiamo decidere?</a></p>
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		<title>Censure: il passato davanti</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/05/02/censure-il-passato-davanti/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2011/05/02/censure-il-passato-davanti/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 02 May 2011 06:32:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gherardo bortolotti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Censure: il passato davanti / Giambattista Tirelli
<p style="text-align: justify; font-size: 80%;">[In via sperimentale, Nazione Indiana mette a disposizione questo articolo anche come <em>ebook</em>, nei formati .epub e .mobi (<a title="articolo in formato .mobi" href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/05/censure_il_passato_davanti_giambattista_tirelli.zip" target="_blank">file zip scaricabile qui</a>)]</p>
<p style="text-align: right;"><em>Al mio coraggioso Marco che onora le virtù civiche.</em>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/05/02/censure-il-passato-davanti/">Censure: il passato davanti</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;">Censure: il passato davanti / Giambattista Tirelli</h2>
<p style="text-align: justify; font-size: 80%;">[In via sperimentale, Nazione Indiana mette a disposizione questo articolo anche come <em>ebook</em>, nei formati .epub e .mobi (<a title="articolo in formato .mobi" href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/05/censure_il_passato_davanti_giambattista_tirelli.zip" target="_blank">file zip scaricabile qui</a>)]</p>
<p style="text-align: right;"><em>Al mio coraggioso Marco che onora le virtù civiche.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Svolgeremo alcune considerazioni motivate innanzitutto dalla volontà di comprendere se per le biblioteche pubbliche si pone, e in quali termini, una questione <em>censura</em>, la cui pericolosità potrebbe derivare dal suo svilupparsi <em>nelle cose</em>: da un’insufficiente comprensione della natura degli interessi che la ripropongono, nonché dalla mancata percezione dei possibili approdi cui potrebbero condurre le tecnologie della comunicazione istantanea globalizzata.</p>
<p style="text-align: justify;">Proveremo ad attualizzare qualche categoria analitica ampiamente utilizzata dagli storici che si sono occupati di censura libraria. Speriamo che lo sforzo di mantenere agganciati, entro un continuo argomentativo, passato e presente e futuro, non offra il fianco a fondate critiche di anacronismo.<span id="more-38915"></span></p>
<h3 style="text-align: justify;">1. “Con le stesse sinistre operazioni”</h3>
<p style="text-align: justify;">Un apprezzabile e essenziale lavoro di Mario Infelise, dedicato a evidenziare ragioni e forme della plurisecolare censura libraria, si conclude avanzando considerazioni che possono ben fungere da sostanziale asse metodologico di altri ragionamenti tesi a mettere in luce tanto le variabili quanto le costanti politiche e culturali che hanno motivato e motivano l’intervento delle forze dominanti &#8211; del <em>potere</em> – nei processi di comunicazione sociale al fine di influire su dinamiche e esiti della formazione intellettuale e morale dei governati, o per dirlo altrimenti, dell’opinione pubblica e quindi sugli orientamenti collettivi cruciali per il consenso ai governanti (considerati non solo sotto il profilo istituzionale).</p>
<p style="text-align: justify;">Va accolto l’invito a evitare valutazioni semplicistiche, e in ultima analisi cieche, ricorrenti a schemi interpretativi manichei, dove si confrontano in secca contrapposizione il bene e il male, l’oppressione e la libertà; dove si sottovalutano le questioni che fondano le legislazioni, o si dimenticano le sinergie del punire giuridicizzato col sorvegliare del conformismo sociale, delle intolleranze ideologiche (secolari e religiose) a danno delle minoranze ritenute devianti.<a name="testo1" href="#nota1"><sup>1</sup></a></p>
<p style="text-align: justify;">Ben sappiamo che non è storicamente data governabilità equiparabile alla pura coercizione. Sempre si esprime, invece, tramite una miscela di costrizioni e persuasioni assai variamente dosate, condizionata dalla natura dei poteri vigenti e dalla loro articolazione più o meno complessa, nonché dall’efficacia delle autonome forze imperative. Non è riscontrabile censura che non sia affiancata da interventi positivi – compresi compromessi e studiate passività – a sostegno dell’ortodossia, o comunque utili a depotenziare gli antagonismi. Proprio così allora: “non è possibile definire una volta per tutte il quadro entro il quale la libertà di espressione può essere esercitata poiché esso tende a configurarsi in maniera sempre nuova, a seconda dell’evolversi delle tecnologie dell’informazione, in funzione dei sistemi istituzionali e di esigenze di carattere sociale”,<a name="testo2" href="#nota2"><sup>2</sup></a> dove le componenti economiche sono sempre presenti e rilevanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Sospettiamo tuttavia che cogliere come “spesso la repressione si sia manifestata in epoche [diverse e anche] lontane con le stesse sinistre operazioni”<a name="testo3" href="#nota3"><sup>3</sup></a> dia giustificato segno a non pochi sforzi storicizzanti, nel senso di necessitarne le conclusioni: a fronte di radicali cambiamenti, nel tempo, degli strumenti (i <em>media</em>) di diffusione delle idee registrate e quindi delle armi della battaglia culturale, gli aspiranti all’<em>egemonia repressiva</em> hanno messo in campo strategie (e tattiche conseguenti) sempre tese a realizzare un più o meno penetrante controllo, a seconda delle necessità richieste dalle circostanze, della disponibilità materiale e concettuale delle risorse informative rivolte a utilizzatori reali e potenziali. Insomma: che la critica ai novelli fautori della “licenza de’ superiori” possa con pertinenza ricorrere ad antiche obiezioni, forse è indizio di involuzioni conservatrici nella dimensione politico-sociale, più che di una pigrizia metodologica da ascrivere a chi le indaga.</p>
<p style="text-align: justify;">Vorrà pur dire qualcosa &#8211; l’esempio s’impone &#8211; che sia del presente ravvicinato (A. D. 2011, era della <em>rete</em>) la minacciata iniziativa di privare le biblioteche pubbliche del glorioso territorio veneto delle pubblicazioni dovute ad autori sgraditi a personaggi dell’amministrazione locale.</p>
<p style="text-align: justify;">La vicenda risulta tanto più preoccupante quanto più i suoi promotori sembra non ne colgano l’enormità, le implicazioni eversive rispetto alle logiche democratiche generali. Dalla stampa locale veneziana si apprende infatti che l’assessore regionale all’istruzione ribatte all’accusa di illiberalità rivendicando la liceità del proprio autonominarsi gestore della “censura morale”, e pure del dare “un indirizzo politico” a insegnanti e bibliotecari affinché non diffondano i libri di autori nemmeno giudicati per le loro opere, ma in ragione delle opinioni manifestate relativamente a un fatto politico-giudiziario specifico.<a name="testo4" href="#nota4"><sup>4</sup></a></p>
<p style="text-align: justify;">L’imperdonabile colpa dei reprobi è la stessa contestata dai coscritti romani &#8211; era il 25 d.C. &#8211; a Cremuzio Cordo, ossia di non aver chiamato anch’essi <em>bandito</em> chi ritenuto per diffusa opinione tale.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo storico accadimento è proprio Mario Infelise a ricordarcelo,<a name="testo5" href="#nota5"><sup>5</sup></a> a proposito di origini della censura, citando il Tacito degli Annali, dove racconta che il nostalgico delle virtù repubblicane Cremuzio, certo della condanna, “uscì dal senato e si lasciò morire di fame. I senatori decretarono il rogo, per mano degli edili, dei suoi libri; ma sopravvissero, prima nascosti e poi divulgati.”<a name="testo6" href="#nota6"><sup>6</sup></a></p>
<p style="text-align: justify;">Bisogna qui sottolineare che l’auspicio dei nostri contemporanei insipienti veneti (tridentini espurgatori <em>ad honorem</em>) sarebbe di rendere indisponibili ai cittadini documenti già accessibili, cioè eliminarli funzionalmente: ancora roghi di fatto.</p>
<p style="text-align: justify;">Distruzione e occultamento dei libri sono azioni analoghe per scopo e risultato; almeno finché la segregazione è efficace e dà, a chi la mette in atto, l’accesso esclusivo ai supporti documentari in termini di consultazione e studio. Si pensi all’organizzazione delle biblioteche impiegate nella battaglia controriformista. Spesso previdero la realizzazione di ricetti <em>segreti</em> destinati a ospitare i libri proibiti ai fedeli, ma non ai custodi dell’ortodossia dottrinaria e perciò documentaria. L’obbiettivo, naturalmente, era il non impedirsi la conoscenza degli avversari necessaria a meglio contrastarli. Inscindibile conoscenza bibliografica e di contenuti.<a name="testo7" href="#nota7"><sup>7</sup></a></p>
<p style="text-align: justify;">È evidente il prioritario scopo della censura applicata alla biblioteca: definire il profilo culturale &#8211; filosofico, scientifico, letterario – della raccolta e determinare così le condizioni della sua reale disponibilità (pubblicità).<a name="testo8" href="#nota8"><sup>8</sup></a></p>
<p style="text-align: justify;">L’episodio che vede affannarsi mediocri protagonisti risulta paradigmatico della variegata fenomenologia censoria prima tratteggiata, nella quale sembra ineluttabile che gli intolleranti riescano “solo a provocare disonore a sé e notorietà alle loro vittime.”<a name="testo9" href="#nota9"><sup>9</sup></a></p>
<p style="text-align: justify;">A noi immersi nei flussi gratuiti della comunicazione di massa è familiare l’effetto pubblicitario indotto dalle pressioni proibizioniste in generale, e in particolare da quelle esercitate in campo culturale. Per l’ostracismo librario la cosa è ampiamente provata e documentata (anche nelle carte dell’Inquisizione) per ogni tempo e luogo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma a fronte delle dure repliche della realtà, le Chiese e gli Stati dovettero compiere una progressiva conversione strategica delle pratiche censorie e puntare più sulla risposta culturale che sulla non risolutiva azione repressiva preventiva. La Chiesa cattolica, in particolare, non lesinò i mezzi tipografici e le risorse intellettuali necessari a dispiegare in tale chiave una controffensiva che divenne permanente: inaugurata per contrastare la Riforma, si prolungò prima contro i Lumi e poi &#8211; ancora si manifesta &#8211; in antagonismo alle varie declinazioni della laicità (spesso tacciate di laicismo).</p>
<p style="text-align: justify;">Le pretese di controllo culturale dichiarate dagli aspiranti censori padani presentano rozze caratteristiche da rimarcare: l’apparente inconsapevolezza intorno alla irrealizzabilità pratica dei limitati obiettivi prospettati &#8211; interdizione in una <em>Provincia sola</em> &#8211; dovuta innanzitutto alla molteplicità dei canali di comunicazione alternativi; la mancata promozione di <em>buoni maestri</em>. Si tratta, ci sembra, di eclatanti prove del fatto che si sentono impegnati non in una contesa per far prevalere autonome letture della realtà, ma solo a impedire l’espressione di quelle giudicate avverse; non nella controversia delle idee, ma nell’eliminazione dei termini di confronto.</p>
<p style="text-align: justify;">Con la miltoniana Areopagitica possiamo ripetere che la loro proposta censoria non può “sottrarsi al novero dei tentativi inutili e vani. E chi avesse voglia di scherzare non potrebbe fare a meno di paragonarla alla trovata di quel bell’ingegno che pensò d’imprigionare le cornacchie chiudendo il cancello del parco”;<a name="testo10" href="#nota10"><sup>10</sup></a> eppoi ribadire che “la migliore e più ferma soppressione del falso ne è la confutazione.”<a name="testo11" href="#nota11"><sup>11</sup></a></p>
<p style="text-align: justify;">Altri costruttori del consenso sociale, assai più avvertiti, sanno invece quali siano le leve su cui agire per stare nella partita per l’egemonia. Sì, non si può evitare di <em>buttarla in politica</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Sia però prima concesso rammentare che la nemesi della censura brandita da chi fu censurato è di antica data e sempre palesa le incoerenze degli immemori delle ingiustizie patite. Ancora John Milton non sbagliava, a metà Seicento, a cogliere la gigantesca contraddizione insita nelle misure di controllo preventivo della stampa disposte dai <em>riformati</em>, nonostante rivendicasse orgogliosamente d’esserne parte. Il poeta denunciava, con precoce sensibilità, un sopruso non nuovo e destinato a perpetuarsi nei secoli, fino a manifestarsi negli autentici tradimenti consumati da sedicenti epigoni del pensiero liberaldemocratico, dunque anche <em>sub specie</em> Popolo della libertà.</p>
<h3 style="text-align: justify;">2. Privatizzatori di risorse strategiche</h3>
<p style="text-align: justify;">Le grandi linee dell’effettuale e formale mutamento costituzionale cui ambisce la destra italiana, e persegue con aperta determinazione e qualche risultato, rivelano il disegno di spostare decisamente gli equilibri dei poteri a favore dell’esecutivo,<a name="testo12" href="#nota12"><sup>12</sup></a> appropriarsi dei principali spazi di iniziativa legislativa e piegare a domestiche priorità l’azione della magistratura.</p>
<p style="text-align: justify;">Fulcro dell’autentico rivoluzionamento istituzionale è la frantumazione degli interessi per agevolare la preminenza delle alleanze che derivano potere dalla forza economica e dalla collocazione strategica nelle sedi dove si prendono le fondamentali decisioni sistemiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Sia a livello sociale che culturale lo scenario prevede il trionfo dei cosiddetti gruppi forti, rinvigoriti dal vantaggio di competere con concorrenti polverizzati (presupposto per evoluzioni oligopolistiche sovranazionali) e dall’estenuazione dall’immateriale condizionamento che promana dal comune sentire.</p>
<p style="text-align: justify;">La governabilità del processo necessita di una riunificazione in larga parte ideologica della rappresentanza sociale, anche cementata da un individualismo alimentato dal rapporto diretto con l’individualità mitica di un capo.</p>
<p style="text-align: justify;">L’accreditamento della specialità individuale del <em>leader</em> è fattore della lotta per il consenso, necessariamente combattuta con le armi di persuasione collettiva e in primo luogo con i media di massa, nei quali la televisione ha ruolo cruciale.</p>
<p style="text-align: justify;">La linea scelta dalla destra governante, un ipotetico leniniano-mcluhaniano potrebbe riassumerla con la formula “Esecutivizzazione + mediasettizzazione”.</p>
<p style="text-align: justify;">Non c’è populismo senza quota di popolo abbagliato. E ben si badi: l’estensione sufficiente di questo segmento sociale sedato è, almeno nelle cosiddette democrazie rappresentative, quella che consente la vittoria elettorale; dunque una frazione non necessariamente grande di cittadini, il cui peso può essere reso più determinante attraverso i meccanismi elettorali che premiano la maggioranza relativa.</p>
<p style="text-align: justify;">Il dividere per imperare è tattica sempre produttiva e mentre cerca di strutturare assetti neocorporativi, parallelamente destruttura gli istituti del pubblico interesse per creare i presupposti oggettivi della loro delegittimazione.<br />
La marginalizzazione del ruolo pubblico, in economia e nei processi educativi, attraverso la parcellizzazione degli interessi e della loro rappresentazione istituzionale, è la sostanza essenziale delle politiche di appropriazione privata della produzione sociale. Il loro inesorabile esito, ripetiamolo, è il trionfo dei soggetti forti, cioè un riassetto strutturale oligopolistico. Esempio clamoroso, leggibile quale esperimento di laboratorio, lo si è avuto con la riconversione postcomunista dell’ex Unione Sovietica. Lì l’inversione dell’economia si è appoggiata all’irresistibile azione dello Stato forgiato dal socialismo reale: interessi privati prima <em>creati</em> a tavolino e poi garantiti dalla cogenza della nuova legalità. In altri termini: utilizzare la forza autoritativa statale in direzione autolimitativa per aprire spazi ai processi di privativizzazione e in siffatto modo costituzionalizzarli a posteriori; fare acquisire a nuovi ceti, in una partita truccata, forza regolatrice (censoria) poco avversabile perché incorporata nei meccanismi di costruzione e espressione della rappresentanza politica. L’ordinario si fa costituzionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche i nostri privatizzatori di risorse strategiche sembra agiscano secondo logiche orientali,<a name="testo13" href="#nota13"><sup>13</sup></a> certo adeguandole a uno scenario dove complessa è l’articolazione dei poteri e degli interessi consolidati, e dove la statualità forte affidata al primato dell’esecutivo (declinazione della statualità di parte, privatizzata) è in costruzione ma fortemente contrastata: proprio strani questi predicatori liberali che razzolano come neogiacobini (autoinvestiti della rappresentanza integrale del popolo sovrano).<a name="testo14" href="#nota14"><sup>14</sup></a></p>
<p style="text-align: justify;">La privatizzazione forzata &#8211; garantita dallo Stato &#8211; non può sopportare riaggregazioni intorno a un ampio “per sé” proteso a raggiungere lo sbocco politico generale. Di qui la perseveranza con cui la destra lavora a minare le basi socioculturali favorevoli alla formazione di siffatta sintesi, a inaridire dunque il terreno da cui potrebbe trarre alimento. Ecco la contrazione degli spazi d’iniziativa economica pubblica di qualche rilevanza; la balcanizzazione della scuola e dei riferimenti pedagogici, con il lento e inesorabile ridimensionamento di quella statale (infatti la si vuole piegare alle convenienze delle imprese &#8211; necessariamente di breve periodo, vista la rapidità del mutamento del globale quadro economico in cui competono &#8211; utilizzando motivazioni derisorie degli studi interdisciplinari d’impianto umanistico). Di qui l’attacco all’unità sindacale dei lavoratori imperniato sulla promozione della contrattazione individuale; la diminuzione fino all’insignificanza del contributo pubblico a sostegno ai progetti culturali senza finalità di lucro, e così marginalizzare le produzioni indipendenti; l’indebolimento fino allo stremo dei canali pubblici di informazione/autoformazione, fra i quali si situano le biblioteche. Non si ipotizzano un altro teatro, un diverso cinema, biblioteche riposizionate, bensì drastici rovesciamenti o liquidazioni di tutto quanto non sia collocabile in sorvegliate dinamiche economiciste.</p>
<p style="text-align: justify;">L’opzione non prevede <em>entrismi</em> ma il più rapido smantellamento possibile degli istituti del pluralismo e di quelli concepiti per realizzare equilibri frutto del libero confronto che concretizza il <em>contratto sociale</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Risultato prevedibile? La moltiplicazione dei conflitti d’interesse conseguente all’esasperata granulare polarizzazione socioculturale.</p>
<p style="text-align: justify;">In tale contesto stanno le biblioteche pubbliche: scandalosamente gratuite, solo indirettamente produttive di ricchezza materiale, e <em>di tutti</em> per vocazione; intrinsecamente avversarie dei particolarismi, sia nella versione dei localismi identitari che degli specialismi strumentali; mezzi della cittadinanza consapevole.</p>
<p style="text-align: justify;">Verso <em>queste</em> biblioteche la censura da attendersi dalle autorità neocorporative è la più radicale: il progressivo indebolimento fino alla consunzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Previsioni diverse potrebbero essere giustificate per il futuro di <em>altre</em> biblioteche: pubbliche solo per afferenza istituzionale e campo per ruoli innocui variamente interpretabili (compreso il ritorno a prioritarie funzioni celebrative del campanile).</p>
<p style="text-align: justify;">Ma, qui giunti, è inevitabile interrogarci sul presente che viviamo, il quale suscita l’allarme di Giovanni Solimine fino a denunciare che “di questo passo si va inesorabilmente verso la chiusura.”<a name="testo15" href="#nota15"><sup>15</sup></a></p>
<p style="text-align: justify;">I giochi non sono fatti, almeno finché la lotta politica generale resta aperta a sbocchi alternativi. Anche per questo non sono accettabili ignavie di chi si dice pensieroso per le sorti delle biblioteche pubbliche, né incoerenze teoriche e operative.</p>
<p style="text-align: justify;">I bibliotecari presi dall’<em>economia della biblioteca</em> (come se fosse ambito di una indifferenziata <em>economia della cultura</em>), dalle mirabolanti virtù del mercato, quando non abbiano personali spinte all’innamoramento (comprese le ambizioni accademiche) temiamo non siano immuni dalla subalternità a un pensiero che ha fatto passi da gigante nel lavoro di disseminazione della sfiducia, del disprezzo anzi, verso ogni richiamo all’utilità non immediatamente monetizzabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure la biblioteca pubblica non può lavorare che rivolgendosi a tutti i cittadini, rifacendosi cioè a un canone culturale nemmeno indirettamente specialistico (proprio non orientato all’economicismo) e dunque confermando anch’essa, alla luce dei cambiamenti e dei bisogni generali della società servita, l’apertura privilegiata a ricontestualizzate istanze umanistiche, ch’è come dire democratiche: “non per profitto”.<a name="testo16" href="#nota16"><sup>16</sup></a></p>
<p style="text-align: justify;">Non riteniamo perciò una forzatura polemica interpretare come frutto censorio l’opacità delle biblioteche pubbliche derivata da gestioni non all’altezza della loro missione: pseudoservizi che si autoperpetuano prescindendo dal valore d’uso. Sicché ai bibliotecari incapaci è giustificato imputare la connivenza coi censori in stretta accezione, sotto forma di oggettiva compartecipazione al sistema che questi costruiscono.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi combatte le interdizioni può legittimamente appellarsi alla deontologia professionale dei bibliotecari, ma ancor più deve pretendere da essi che la interpretino come dovere di onorare il <em>mestiere</em>.<a name="testo17" href="#nota17"><sup>17</sup></a></p>
<p style="text-align: justify;">Quando poi volgiamo l’attenzione ai titolari istituzionali delle biblioteche &#8211; non di unica casacca &#8211; non di rado li vediamo disinteressati al loro produttivo funzionamento, o addirittura scientemente impegnati a minarne la vitalità.<br />
Si sa della cura rivolta dalle organizzazioni censorie al controllo della vita quotidiana, del loro insinuarsi nell’intimità dei fedeli/sudditi affinché interiorizzassero il timore di inesorabili punizioni per ogni cedimento a tentazioni trasgressive, fra le quali avevano posto significativo le private letture. E particolarmente perniciosa era ritenuta la lettura di autori contemporanei non allineati, giacché il loro intervenire sul presente li faceva percepire come incombenti pericoli per l’ordine costituito e la sua credibilità. Fu così per i <em>philosophes</em> e, guarda caso, lo è per Roberto Saviano in alcune verdi contrade.</p>
<p style="text-align: justify;">Se non stupisce che i dominanti siano assai sensibili a tutto ciò che contribuisce a plasmare i connotati della contemporaneità di cui partecipano, allora ben si spiegano le coazioni a ripetere verificabili nelle interferenze di non isolati amministratori locali nella scelta dei periodici da mettere a disposizione del pubblico nelle biblioteche comunali, e innanzitutto dei quotidiani e dei settimanali. Operazioni immancabilmente aperte dall’invocazione di maggiore pluralismo politico-culturale e altrettanto immancabilmente sfocianti nel suo impoverimento, nella riduzione dell’ampiezza e della varietà dell’offerta informativa.</p>
<p style="text-align: justify;">Deprimenti criteri selettivi del personale impiegato nelle biblioteche pubbliche e tagli dei finanziamenti destinati al loro funzionamento ordinario, non sono tipici dei soli momenti di crisi economica generale; si registrano anche in fasi di relativa prosperità e perlopiù inaugurati decurtando le somme destinate al rinnovamento delle raccolte (scelta coerente di una volontà tesa a prosciugare le fonti della ricchezza ideale).</p>
<h3 style="text-align: justify;">3. “Se mi portano via i neuroni devo stare zitto?”</h3>
<p style="text-align: justify;">La recrudescenza delle iniziative censorie è sempre contestuale all’importanza e all’intensità dei movimenti di antagonismo politico e culturale, ma acuisce parallelamente alla crescita quantitativa e all’efficacia della diffusione degli strumenti di comunicazione che li fanno conoscere. Lo si è visto nella fase di spettacolare dilatazione della produzione libraria dovuta alla stampa tipografica, quando i ceti egemoni si sono trovati a fare i conti con la necessità di controllare gli ampi effetti liberatori dovuti alla nuova tecnologia (<em>miracolosa</em>) presentatasi come radicale rottura delle pratiche artigianali di copiatura manoscritta. Bisogna tuttavia rilevare un dato importante: mentre la sorveglianza della pur ristretta e disseminata produzione calligrafica era sostanzialmente impensabile, la nuova stampa seriale offriva possibilità di controllo dovute al fatto che richiedeva una struttura tecnica e una organizzazione difficilmente occultabili. Solo la moltiplicazione e la diffusione territoriale delle officine di stampa ricostituirono condizioni di obiettiva incontrollabilità della produzione libraria e della sua circolazione: controprova di quanto più la produzione è concentrata, tanto più il suo controllo è facilitato. E si è già potuto constatare che ciò vale anche per la <em>rete</em>, per “Internet bifronte” che “aiuta i dimostranti e difende i regimi”.<a name="testo18" href="#nota18"><sup>18</sup></a></p>
<p style="text-align: justify;">C’è una dialettica <em>centralizzazione produttiva/controllabilità</em> cui è indispensabile porre attenzione. Ne è lontano esempio il rovesciamento funzionale conosciuto da famosissime opere d’informazione bibliografica.<a name="testo19" href="#nota19"><sup>19</sup></a></p>
<p style="text-align: justify;">La circolazione dei documenti stampati è stata favorita anche dall’efficacia dei mezzi di segnalazione al pubblico, cioè dall’incisività informazionale dei repertori bibliografici: di quegli strumenti a lungo definiti “biblioteche”, a loro volta, proprio perché potenti disseminatori di notizie librarie, controllati dalle autorità custodi dell’ortodossia intellettuale e dei costumi.</p>
<p style="text-align: justify;">La <em>biblioteca repertorio</em> quale ideale progetto della raccolta reale insinua riflessioni angoscianti se volgiamo lo sguardo al futuro del controllo delle memorie registrate, del processo documentario di produzione/circolazione/fruizione, alla luce delle vicende del passato.</p>
<p style="text-align: justify;">Pensiamo al ribaltamento di finalità conosciuto dalla <em>Bibliotheca universalis</em> di Konrad Gesner: concepita dall’autore anche per aiutare “la costituzione di biblioteche pubbliche, ‘le sole &#8211; affermava &#8211; in grado di conservare i libri a lunghissima scadenza e, nello stesso tempo, a tenerli a portata di mano per l’uso immediato del lettore’”,<a name="testo20" href="#nota20"><sup>20</sup></a> venne cinicamente e proficuamente utilizzata dai censori cattolici. Nell’appassionato lavoro bibliografico gesneriano, pur ritenendolo eretico, essi trovarono, bell’e pronte, “già accuratamente raggruppate, grazie alla classificazione, le opere filosofiche e teologiche che si volevano inserire nell’Indice dei libri proibiti.”<a name="testo21" href="#nota21"><sup>21</sup></a> E non ci può confortare che a sua volta l’<em>Index</em> cattolico sia spesso servito a facilitare le ricerche (certo assai rischiose) operate dai <em>riformati</em>, oltre che dagli avidi di pagine rese ancor più desiderabili dai divieti di lettura totale o parziale.</p>
<p style="text-align: justify;">L’inquietudine ci prende immaginando che a un attacco censorio incisivo possa essere esposto l’equivalente fisico della universale biblioteca repertorio, ed è accresciuta dall’ambivalente presa d’atto che le tecnologie digitali possono compattare il ciclo della <em>documentalità</em> al punto di far coincidere il momento della produzione dei contenuti con quello della pubblicazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Tommaso Giordano, in un lucido recente intervento, ha proposto agli interlocutori di riflettere sull’urgenza di dare soluzione ai problemi che la conservazione di lungo periodo delle memorie registrate deve affrontare passando dal trattamento dei documenti analogici a quello delle risorse digitali. Ha formulato un chiaro quesito: <em>se</em> e <em>come</em> non banali virtù, storicamente accertate, della tradizionale organizzazione conservativa sperimentata in contesto analogico dovranno/potranno venire salvaguardate in ambiente digitale (da considerare in tutta la sua enorme novità e non solo sotto il profilo tecnologico). Egli risponde positivamente e sostiene la necessità di continuare a impegnare, in puntuali pratiche cooperative, molteplici soggetti istituzionali e biblioteche di ogni tipologia, con la consapevole ambizione di “tutelare la diversità culturale e la libertà intellettuale”.<a name="testo22" href="#nota22"><sup>22</sup></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il vice direttore della Biblioteca dell’Istituto universitario europeo di Fiesole sembra convinto sia preferibile optare per assetti organizzativi distribuiti, e sia possibile farlo senza perdere i vantaggi che in termini di efficacia ed economie di scala possono venire dall’impiego delle tecnologie elettroniche.</p>
<p style="text-align: justify;">Il quadro così abbozzato è tuttavia osservabile con ulteriori preoccupazioni se pensiamo alle implicazioni antropologico-culturali dei processi di conservazione delle memoria; se li riferiamo alla individuale capacità umana di memorizzare e mantenere l’accesso incondizionato al memorizzato, in altre parole di salvaguardare la sovranità su esso. Si tratta nientemeno dell’orizzonte ove ora si collocano le grandi questioni &#8211; queste sì permanenti &#8211; implicate dalla censura.</p>
<p style="text-align: justify;">Mantengono formidabile forza euristica molti costrutti metaforici mcluhaniani, e rimane intatta l’attualità dell’invito a considerare che “possiamo, se vogliamo, riflettere sulle cose prima di produrle”<a name="testo23" href="#nota23"><sup>23</sup></a>: a farlo in anticipo sui punti di svolta oltre i quali non è più possibile il recupero di margini sufficienti a compiere scelte correttive sostanziali, dove il “<em>medium</em> […] ha il potere di imporre agli incauti i propri presupposti.”<a name="testo24" href="#nota24"><sup>24</sup></a> Infatti la strada su cui già siamo incamminati punta a una meta interpretabile come altro arrivo di tappa sul lungo percorso di esternalizzazione tecnologica della sensorialità umana: amputazione, per sostituirli, di organi non più in grado di svolgere in modo adeguato, per dimensione e velocità, le funzioni richieste dalla dinamica sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ancora una volta si tratta di surrogare facoltà intellettuali della specie. Di nuovo l’operazione prevede amputazioni degli organi di senso per convertirli in aggeggi (ora elettronici) con ingigantite capacità di stoccaggio e elaborazione. Ma la dolorosità dell’intervento reclama l’anestesia preventiva: narcosi che intorpidisca il corpo e con esso la coscienza di una perdita.</p>
<p style="text-align: justify;">L’astuzia insita nel processo sta nell’avallare l’assunto che non si tratterebbe di vere sottrazioni, giacché quei prolungamenti sarebbero sempre a libera disposizione. Però è lecito sospettare non sia così: avremo a che fare con un miraggio procurato, paragonabile alla sindrome nota in neurologia come dell’<em>arto fantasma</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Resteranno attive nelle teste le aree una volta dedite al controllo delle parti corporee protesizzate. Lì, allucinate, continueranno a percepire segnali in realtà dovuti a un’assenza. Proprio la condizione “di chi è ipnotizzato dal suo proprio essere, amputato ed estensivamente assunto in una nuova forma tecnica.”<a name="testo25" href="#nota25"><sup>25</sup></a> L’effetto è dovuto al marchingegno che ricorre a “una massiva riorganizzazione delle aree topografiche cerebrali [dove] le zone che controllano le parti del corpo rimaste intatte”<a name="testo26" href="#nota26"><sup>26</sup></a> integrano , entro un nuovo equilibrio, quelle ormai senza compiti informativi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nulla sembra cambiato, ma tutto lo è: si è ridisegnato “contemporaneamente l’intero campo dei sensi”<a name="testo27" href="#nota27"><sup>27</sup></a>. Come nella testa di Ahab risarcito con un arto d’avorio, ma il cui “corpo dilaniato e l’anima squarciata sanguinarono l’uno nell’altra e, confondendosi, lo fecero impazzire.”<a name="testo28" href="#nota28"><sup>28</sup></a></p>
<p style="text-align: justify;">È ormai qui il tempo del sistema nervoso centrale fuori di noi, dell’intera memoria elaborata posta (migrata/amputata) sul web e da riattivare/rielaborare in <em>streaming</em>. E l’avvento dell’ebook ci sta dentro.</p>
<p style="text-align: justify;">Il dibattito mantenuto nell’orizzonte della <em>rivoluzione materiale del libro</em> è puro diversivo, proprio in senso militare: scaramuccia per distogliere l’attenzione dal fronte dove si combattono le battaglie decisive con in palio la presa sull’encefalo del mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Le armi spianate, per lo più fatte di rassicurante plastica, non sono però caricate a salve. Nei conflitti avviati, o che incombono, non è certo l’acciaio che serve. Si manovrano attrezzi variamente siglati, tipo quanto “concepito per vivere esclusivamente su internet e per dominare [?] la grande nuvola di codici binari che sovrasta le nostre vite moderne”<a name="testo29" href="#nota29"><sup>29</sup></a>: cirri digitali di tessuto cerebrale.</p>
<p style="text-align: justify;">Quel che s’intravede ha poco da spartire coi timori di Ray Bradbury: non le memorie registrate messe al rogo, ma tolte quelle psichiche. E non si tratta di cronaca marziana.</p>
<p style="text-align: justify;">Induce qualche turbamento che proprio nella fase in cui sono venuti meno gli ostacoli materiali per la conservazione ravvicinata di immense risorse documentarie coordinate – impregiudicata la più ampia ed efficiente condivisione &#8211; si ipotizzi di spostare e concentrare le archiviazioni, e i software di elaborazione, in remoto, alla possibile mercé di pochi depositari sovrani (magari uno, onnipotente).</p>
<p style="text-align: justify;">Forse non è peregrina la messa in guardia affinché non ci si debba trovare, stupiti e inermi, a onorare una resa nemmeno trattata; a constatare di avere consegnato sensi e senso “agli interessi commerciali [dominanti], alle manipolazioni di coloro che cercano di trarre profitti prendendo […] i nostri occhi, le orecchie e i nervi [e scoprire che] in realtà non abbiamo più diritti.”<a name="testo30" href="#nota30"><sup>30</sup></a></p>
<p style="text-align: justify;">La chiara visione storica di quali sono stati i fattori organizzativi e istituzionali che hanno messo a rischio mortale la disponibilità delle fonti indispensabili all’esercizio e allo sviluppo della libertà di studio e ricerca e del diritto all’informazione attivo e passivo &#8211; e al contrario di quali ne hanno favorito la difesa e la crescita &#8211; dovrebbe fungere da bussola anche per le scelte strategiche di ristrutturazione del sistema di produzione, conservazione e trasmissione del sapere raccolto con tecnologie digitali.</p>
<p style="text-align: justify;">Crediamo allora sia indispensabile puntare all’assetto multipolare, nel quale sedi operative e fonti trattate abbiano autorità e gradi di ridondanza sufficienti a minimizzare le possibilità di interdizione (proibire) o manipolazione (espurgare) a opera di chiunque. Il suo obiettivo centrale non può che essere l’effettivo libero uso individuale e sociale delle risorse documentarie, a cominciare da quelle cumulate nella lunga era della registrazione analogica.<br />
I problemi pratici da affrontare sono certo complessi, ma la loro soluzione non può ricorrere a scorciatoie tecnicistiche, e ancor meno prescindere da un rigoroso principio direttivo democratico.</p>
<p style="text-align: justify;">Segnaliamo la necessità di uscire dall’equivoco mascherato dal disinvolto uso della formula “possesso/accesso” per sottolineare l’essenzialità del secondo elemento della coppia rispetto alla presunta scarsa rilevanza funzionale del primo; come se la piena disponibilità di una risorsa fosse del tutto indipendente dalla sua effettiva titolarità. No, non è mai stato così. La sottovalutazione è forse stata coperta anche dall’equivoco linguistico, giacché l’accesso non è altro che possesso. La distinzione gravida di conseguenze è tra proprietà e possesso. Alla proprietà si connette il diritto di completa disponibilità delle cose.</p>
<p style="text-align: justify;">L’organizzazione policentrica delle condizioni di conservazione e recupero delle memorie (ovviamente pensiamo alle raccolte pubbliche) dovrebbe basarsi sul mantenimento integrale della sovranità d’uso derivante dalla proprietà. Per le biblioteche le implicazioni di ciò sono manifeste, innanzitutto rispetto agli accordi con partner commerciali per la digitalizzazione e la messa a disposizione delle preesistenze analogiche, e nondimeno per la stesura degli articolati contrattuali d’acquisizione della disponibilità non effimera della produzione documentaria corrente.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella contesa lanciata dai tagliatori di teste necessita tenere “conto della sterminata capacità che l’uomo ha di ipnotizzare se stesso fino a perdere la consapevolezza dell’esistente sfida [e] che, per sopravvivere, la forza di volontà è necessaria quanto l’intelligenza”<a name="testo31" href="#nota31"><sup>31</sup></a>, [p.76] giacché questa non si dispiegherà senza che quella l’incalzi.</p>
<p style="text-align: justify;">È il caso &#8211; ecco l’eco gramsciana &#8211; di appellarci a quell’intelligenza avvertita che “oggi […] abbiamo anche bisogno della volontà di essere straordinariamente informati e consapevoli”<a name="testo32" href="#nota32"><sup>32</sup></a> su come e dove si vuole montare la ghigliottina a cui intendono trascinarci.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma pure possiamo farci dare voce da un infuriato e lungimirante artista e ripetere con lui: “Ce l’ho con l’energia nera che ci sta sommergendo, con la perdita del pensiero, dell’anima, della consapevolezza. Con i direttori di riviste patinate che si credono giornalisti, con l’omicidio plurimo della cultura, con la delinquenza intellettuale. Perché se mi portano via i risparmi da una banca posso incazzarmi, ma se mi portano via i neuroni devo stare zitto?”<a name="testo33" href="#nota33"><sup>33</sup></a></p>
<p style="text-align: center; margin-top: 10px; margin-bottom: 20px;">* ** *** * *** ** *</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a name="nota1">[1]</a> Si veda, a riguardo di approcci problematizzanti: La censura nel secolo dei Lumi : una visione internazionale / a cura di Edoardo Tortarolo ; saggi di Patrizia Delpiano … [et al.]. – Torino : UTET libreria, 2011. <a href="#testo1">&uArr;</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a name="nota2">[2]</a> I libri proibiti : da Gutenberg all’Encyclopedie / Mario Infelise. &#8211; Roma : Laterza, 1999, p. 123. <a href="#testo2">&uArr;</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a name="nota3">[3]</a> Ibidem. <a href="#testo3">&uArr;</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a name="nota4">[4]</a> Non diamo ulteriore conto della questione (peraltro assai nota grazie all’eco avuta anche sulla stampa nazionale) per l’ovvio motivo che non può avere qui, da nessun punto di vista, oggettiva importanza. Chi volesse documentarsi veda, nel sito dell’Associazione italiana biblioteche, all’URL: &lt;<a title="AIB" href="http://www.aib.it/aib/cen/stampa/c1101.htm" target="_blank">http://www.aib.it/aib/cen/stampa/c1101.htm</a>&gt; (ultima consultazione 01.05.2011). <a href="#testo4">&uArr;</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a name="nota5">[5]</a> I libri proibiti / M. Infelise, cit., p. 3. Anche Luciano Canfora ha in più d’una occasione ricordato l’episodio: Studi di storia della storiografia romana. &#8211; Bari : Edipuglia, 1993, p. 221-239 &#8212; Libro e libertà. &#8211; Roma ; Bari : Laterza, 1994, p. 64-65. <a href="#testo5">&uArr;</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a name="nota6">[6]</a> Riscontrabile in qualunque ed. di: Annali / Cornelio Tacito,  Libro IV, 34-35. <a href="#testo6">&uArr;</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a name="nota7">[7]</a> Sulla “necessità di conoscere gli scritti dei loro avversari per poterne dare confutazioni argomentate” (p. 41), si veda: Vicende censorie in Inghilterra tra ‘500 e ‘600 / Luigi Balsamo, p. 31-52, in: La censura libraria nell’ Europa del secolo XVI : convegno internazionale di studi, Cividale del Friuli, 9-10 novembre 1995 / a cura di Ugo Rozzo. &#8211; Udine : Forum, 1997. <a href="#testo7">&uArr;</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a name="nota8">[8]</a> A proposito di <em>condizioni di disponibilità</em> appaiono esemplari gli ostacoli frapposti dalla Chiesa romana controriformista alla stampa e alla circolazione della Bibbia volgarizzata. Sono illuminanti le ricerche dedicate a questo tema da Gigliola Fragnito: La Bibbia al rogo : la censura ecclesiastica e i volgarizzamenti della Scrittura : 1471-1605. &#8211; Bologna : Il mulino, 1997 &#8212; Proibito capire : la Chiesa e il volgare nella prima età moderna. &#8211; Bologna : Il mulino, 2005. <a href="#testo8">&uArr;</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a name="nota9">[9]</a> Annali / Tacito, cit., ibidem. <a href="#testo9">&uArr;</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a name="nota10">[10]</a> Rimandiamo a una delle recenti riproposizioni del celeberrimo testo miltoniano: Areopagitica : discorso per la libertà di stampa / John Milton ; introduzione, traduzione, note e apparati di Mariano Gatti e Hilary Gatti. &#8211; Milano : Bompiani, 2002, p. 35. <a href="#testo10">&uArr;</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a name="nota11">[11]</a> Ivi, p. 85. <a href="#testo11">&uArr;</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a name="nota12">[12]</a> Bisognerà pur dire che non è mancata la corrività dello schieramento opposto, promotore di una profonda revisione dell’Amministrazione locale nel segno dell’ampliamento non bilanciato dei poteri dei sindaci e dei presidenti delle giunte regionali, e dei loro assessori. L’operazione, nobilitata dal richiamo alla “governabilità”, ha dato i frutti che necessariamente produce ogni deriva dirigista che sente come inutile zavorra le procedure del controllo democratico formale e sostanziale. Gli inconsulti furori censori (o apologetici) di qualunque “governatore”, o sindaco, o assessore, sarebbero impensabili entro un quadro normativo dove i loro poteri personali fossero del tutto compatibili con i princìpi di <em>garanzia</em>. <a href="#testo12">&uArr;</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a name="nota13">[13]</a> È stato indagato con approccio eccessivamente psicologistico l’evidente trasporto berlusconiano verso le figure di conclamati oligarchi e per Vladimir Putin in primo luogo. <a href="#testo13">&uArr;</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a name="nota14">[14]</a> “Come giustamente è stato notato, l’intenzione del contrappeso del giudizio di costituzionalità non è di natura giacobina, ma moderata, in quanto i giacobini non ammettevano contrappesi all’esercizio del potere legislativo e spostavano tutto il discorso sul principio assoluto e non contrastabile del popolo sovrano.” Così a p. 32 di: Costituzionalizzare la censura / Antonio Trampus, p. 3-41, in : La censura nel secolo dei Lumi / a cura di E. Tortarolo, cit. <a href="#testo14">&uArr;</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a name="nota15">[15]</a> L’Italia che legge / Giovanni Solimine. &#8211; Roma ; Bari : Laterza, 2010, p. 51. <a href="#testo15">&uArr;</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a name="nota16">[16]</a> L’allusione, forse troppo scontata, evoca: Non per profitto : perché le democrazie hanno bisogno della cultura umanistica / Martha C. Nussbaum. – Bologna : Il mulino, 2011. <a href="#testo16">&uArr;</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a name="nota17">[17]</a> Cfr.: La censura in biblioteca : ma non c’è l’etica del bibliotecario? / Fausto Rosa. &#8211; <em>AIB Notizie</em>, 2 (2010), p. 4-5. Disponibile anche all’URL: &lt;<a title="AIB" href="http://www.aib.it/aib/editoria/n22/0202.htm3" target="_blank">http://www.aib.it/aib/editoria/n22/0202.htm3</a>&gt; (ultima consultazione 01.05.2011). <a href="#testo17">&uArr;</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a name="nota18">[18]</a> La citazione riproduce il titolo dell’articolo di Andreas Whittam-Smith, giornalista del quotidiano inglese The Indipendent, ripreso su L’unità del 7 febbraio 2011. <a href="#testo18">&uArr;</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a name="nota19">[19]</a> La nostra mente va alla valenza esemplare dei fondamentali studi dedicati da Luigi Balsamo all’opera di Konrad Gesner e alle opposte fatiche normalizzatrici del gesuita Antonio Possevino. Riviamo ad alcuni suoi magistrali lavori: La bibliografia : storia di una tradizione. &#8211; Firenze : Sansoni, 1984 &#8212; Il canone bibliografico di Konrad Gesner e il concetto di biblioteca pubblica nel Cinquecento, p. 77-95, in: Studi di biblioteconomia e storia del libro in onore di Francesco Barberi / a cura di Giorgio De Gregori e Maria Valenti con la collaborazione di Giovanna Merola. &#8211; Roma : Associazione italiana biblioteche, 1976 &#8212; Antonio Possevino S. I. bibliografo della Controriforma e diffusione della sua opera in area anglicana. &#8211; Firenze : Olschki, 2006. <a href="#testo19">&uArr;</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a name="nota20">[20]</a> La bibliografia / L. Balsamo, cit., p. 29. <a href="#testo20">&uArr;</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a name="nota21">[21]</a> Ivi, p. 37. L’autore sottolinea l’imprevisto uso fatto delle <em>Pandectae</em> a fini selettivi. <a href="#testo21">&uArr;</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a name="nota22">[22]</a> L’occasione è stata il convegno “L’Italia delle biblioteche. Scommettendo sul futuro nel 150º anniversario dell’unità nazionale”, Milano, Palazzo delle Stelline, 3-4 marzo 2011. Citiamo dal fascicoletto lì distribuito, riportante la versione provvisoria dell’intervento: Dalla memoria cartacea alla memoria digitale : verso nuovi modelli di riferimento / Tommaso Giordano, p. 7. <a href="#testo22">&uArr;</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a name="nota23">[23]</a> Gli strumenti del comunicare / Marshall McLuhan. &#8211; Milano : Garzanti, 1977, p. 54. <a href="#testo23">&uArr;</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a name="nota24">[24]</a> Ivi, p. 20. <a href="#testo24">&uArr;</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a name="nota25">[25]</a> Ivi, p. 15. <a href="#testo25">&uArr;</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a name="nota26">[26]</a> Lo spavento per l’arto fantasma / Bianca Fossati, p 18-20, in: <em>Occhio clinico : rivista di pratica medica</em>, 2 (feb. 2008), p. 20. Raggiungibile all’URL &lt;<a title="arto fantasma" href="http://www.occhioclinico.it/cms/files/oc080218.pdf" target="_blank">http://www.occhioclinico.it/cms/files/oc080218.pdf</a>&gt; (ultima consultazione 01.05.2011). Nel contributo si ricorda anche la sofferenza del capitano Ahab. <a href="#testo26">&uArr;</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a name="nota27">[27]</a> Gli strumenti del comunicare / M. McLuhan, cit., p. 51. <a href="#testo27">&uArr;</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a name="nota28">[28]</a> Moby Dick / Herman Melville ; introduzione di Vito Amoruso ; traduzione di Lara Fantoni. &#8211; Roma : La repubblica, 2004, p. 242. <a href="#testo28">&uArr;</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a name="nota29">[29]</a> Così all’URL &lt;<a title="Repubblica" href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2010/12/27/news/prova_cr-48-10547730/index.html?ref=search" target="_blank">http://www.repubblica.it/tecnologia/2010/12/27/news/prova_cr-48-10547730/index.html?ref=search</a>&gt; (ultima consultazione 01.05.2011), sotto la firma di Paolo Pontoniere, a proposito del Cr-48 di Google. <a href="#testo29">&uArr;</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a name="nota30">[30]</a> Gli strumenti del comunicare / M. McLuhan, cit., p. 74. Qui sia permesso respingere quella che abbiamo inteso come intimazione alla concretezza. Alludiamo al passaggio conclusivo dell’ interessante articolo: Ebook, DRM e biblioteche : una mappa sintetica sulle prospettive del “digital lending” per libri e altri media in Italia / Giulio Blasi, in: <em>Bibliotime</em>, 3 (nov. 2010). Il contributo è raggiungibile all’URL &lt;<a title="Bibliotime" href="http://didattica.spbo.unibo.it/bibliotime/num-xiii-3/blasi.htm" target="_blank">http://didattica.spbo.unibo.it/bibliotime/num-xiii-3/blasi.htm</a>&gt; (ultima consultazione 01.05.2011). Non sappiamo se anche il sociologo canadese soffrisse di “tic ‘crociano italico’”: propensione all’indugio del filosofare invece che fare, a occuparsi “di storia della tecnologia” piuttosto che innovare. Chissà. Azzardiamo tuttavia che la sua tensione a capire postulasse tutt’altro che l’immobilità. Ci piace pensare che esortasse, semplicemente, a valutare la pericolosità di ogni nuovismo acritico (tautologia, ovviamente). <a href="#testo30">&uArr;</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a name="nota31">[31]</a> Gli strumenti del comunicare / M. McLuhan, cit., p. 76. <a href="#testo31">&uArr;</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a name="nota32">[32]</a> Ibidem. <a href="#testo32">&uArr;</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a name="nota33">[33]</a> Così Alessandro Bergonzoni nella veramente bella intervista rilasciata a Sara Chiappori e apparsa, il 5 marzo 2011, nelle pagine milanesi del quotidiano <em>La Repubblica</em>. Titolo della conversazione: “Non sono soltanto un comico ma uno che ricerca l’invisibile”. Leggibile all’URL: &lt;<a title="Repubblica" href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/03/05/non-sono-soltanto-un-comico-ma-uno.html" target="_blank">http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/03/05/non-sono-soltanto-un-comico-ma-uno.html</a>&gt; (ultima consultazione 01.05.2011). <a href="#testo33">&uArr;</a></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/05/02/censure-il-passato-davanti/">Censure: il passato davanti</a></p>
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		<pubDate>Thu, 30 Dec 2010 06:19:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>jan reister</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><em>[Fabrizio ha pubblicato un bilancio della sua esperienza di lettore di ebook, sul suo <a href="http://salvoesaurimentoscorte.wordpress.com/2010/12/26/due-anni-con-un-ebook-reader/">blog</a> e sul <a href="http://forum.simplicissimus.it/segnalazioni/due-anni-con-un-ebook-reader/">forum</a> di Simplicissimus: lo riporto qui per i lettori che si chiedono se dotarsi di un ereader. Jan]</em></p>
<p>di <strong>Fabrizio Venerandi</strong></p>
<p>Nel dicembre 2008 ho preso il mio primo ebook reader, che è poi quello che utilizzo quotidianamente.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/12/30/due-anni-con-un-ebook-reader/">Due anni con un ebook reader</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>[Fabrizio ha pubblicato un bilancio della sua esperienza di lettore di ebook, sul suo <a href="http://salvoesaurimentoscorte.wordpress.com/2010/12/26/due-anni-con-un-ebook-reader/">blog</a> e sul <a href="http://forum.simplicissimus.it/segnalazioni/due-anni-con-un-ebook-reader/">forum</a> di Simplicissimus: lo riporto qui per i lettori che si chiedono se dotarsi di un ereader. Jan]</em></p>
<p>di <strong>Fabrizio Venerandi</strong></p>
<p>Nel dicembre 2008 ho preso il mio primo ebook reader, che è poi quello che utilizzo quotidianamente. Nel frattempo sono cambiate tante cose, e avere un eReader ha cambiato anche il mio approccio alla lettura e all’informazione. Alcune note sparse di cosa significa usare oggi un eReader.</p>
<p><strong>1) Leggo di più</strong><br />
La prima cosa è che leggo di più. Ma non ebook, leggo di più in generale. L’avere un device nato per leggere off-line, non solo mi ha permesso di infilarci dentro tutta una serie di non-libri presi da internet (documentazioni tecniche, sorgenti in latino, saggistica letteraria fuori catalogo) e di diventare un regolare lettore di quotidiani e periodici in formato ebook; ma anche di ravvivare la mia lettura tradizionale. Un device che nasce per farti leggere tiene vivo il tuo amore e la tua passione per ogni tipo di lettura, che sia un ebook o un testo settecentesco preso ad un mercatino dell’usato.</p>
<p><strong>2) Uso meno il computer (per leggere e scrivere)</strong><span id="more-37633"></span>Un tempo non uscivo di casa senza avere con me il mio fidato powerbook. Perché non si sa mai, magari poteva scapparmi l’occasione per scrivere qualcosa o connettermi, o leggere qualche cosa scaricata da internet. Adesso mi sento nudo se non ho con me il mio eReader: ho sostituto la fame cieca del “fare qualcosa con il computer” con una fame più tranquilla. Se sono in giro ho una piccola biblioteca informativa che mi segue.</p>
<p><strong>3) Non posso fare a meno dell’e-ink</strong><br />
C’è una grande disputa se sia meglio il kindle o l’iPad o se ci sia da attendere una nuova tecnologia che supererà le attuali, con il colore, l’accesso a internet, i video e uno schermo senza luce. Quello che posso dire, parafrasando Churcill, è che l’e-ink -oggi- è la peggiore tecnologia possibile per leggere, se si escludono tutte le altre. Leggere testi digitali su e-ink è una benedizione.</p>
<p><strong>4) Ho una device che fa poco o niente (deo gratias)</strong><br />
Legata al punto precedente è la capacità di avere un device che fa poco o niente: mi fa leggere testi digitali, in maniera digitale. Niente pop up, niente francobolli che saltellano, niente feed che mi avvertono in tempo reale di risposte da fare sul tal forum e nessuna ansia da prestazione per thread persi su friendfeed. Un eReader oggi è uno strumento per leggere e non un fascio di nervi pronto a farmi sentire in colpa perché il mondo sta andando avanti mentre io leggo. Stop. Fatemi leggere, così poi posso anche capire meglio *dove* sta andando il mondo.</p>
<p><strong>5) Ho materiali</strong><br />
Il mercato è incredibilmente cambiato in soli due anni. Due anni fa mi impaginavo da solo i libri fuori dai diritti di autore. Oggi leggo quotidiani, periodici, romanzi e manualistica di grandi e piccole case editrici. Ieri sera mi sono ficcato sotto le coperte con il mio eReader, ho letto due articoli di alfabeta2, poi sono andato a cercarmi alcuni comandi di XQuery in una guida informatica e alla fine ho letto un capitolo dell’ultimo romanzo di Eco. Un eReader diventa un ‘luogo di lettura’ sofisticato ma non totalizzante, che crea nessi con il mondo reale e che non ha il side-effect compulsivo e un po’ rimbecillente del computing portato avanti per forza d’inerzia.</p>
<p><strong>6) Considero il pericolo</strong><br />
Adoro il mio eReader, ma è fallito. In meno di due anni la casa che lo produceva è andata a gambe all’aria. Questo significa che non legge il formato ePub, che difetti hardware non sono riparabili e che nel momento che si guasterà potrò solo buttarlo via. La supposta “durabilità” del libro liquido si scontra con hardware e mercati fallibili, con formati ed ebook concepiti e realizzati in maniera mediocre e strumenti di lettura e manipolazione dei contenuti ancora primitivi e grossolani. Sono dentro alla lettura digitale ma cammino sulle pietre per non finire in acqua. E le pietre sono: formati aperti, nessun drm, possibilità di conversione.</p>
<p><strong>7) Voglio di più</strong><br />
Usando un eReader da due anni mi aspetto di più dal futuro. Non mi interessa avere un iReader, ovvero un multigadget con cui fare tutto. Ci sono già, c’è iPad, Android e sono una cosa diversa, che personalmente non mi interessa. Voglio device in cui si legga *ancora meglio*, con maggiore contrasto; voglio device che abbiano più strumenti per leggere, che permettano di interrogare, aggiornare, condividere e relazionare le cose che sto leggendo. E voglio standard informatici dignitosi per leggere e per fare letteratura nativa digitale. Li voglio perché sono una naturale evoluzione del percorso di scrittura digitale iniziato decenni fa e che non ha niente a che fare con un iReader che mi faccia vedere filmati flash on-line.</p>
<p><strong>Concludendo</strong>. Due anni fa ho preso quello che poteva essere un curioso gadget tecnologico per fichetti. Si è dimostrato essere ben poco fichetto; è invece uno strumento culturale e informativo determinante. Un eReader, oggi ancora di più, è un paradigma di un modo nuovo di intendere la lettura digitale, di sganciarla dalla lettura frammentata e impulsiva del web, per dargli una dignità letteraria ad ampio respiro. E ancora: di accedere a testi che in una editoria tradizionale si perderebbero nella distribuzione e non vedremmo mai.</p>
<p>Quelli che ne hanno uno e lo usano lo sanno. Il mercato forse meno.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/12/30/due-anni-con-un-ebook-reader/">Due anni con un ebook reader</a></p>
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		<title>L&#8217;abbonamento allo scrittore</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2010/12/22/labbonamento-allo-scrittore/</link>
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		<pubDate>Wed, 22 Dec 2010 06:38:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>jan reister</dc:creator>
				<category><![CDATA[mosse]]></category>
		<category><![CDATA[e-book]]></category>
		<category><![CDATA[ebook]]></category>
		<category><![CDATA[editoria]]></category>
		<category><![CDATA[Fabrizio Venerandi]]></category>
		<category><![CDATA[Francesca Genti]]></category>
		<category><![CDATA[Gianluca Morozzi]]></category>
		<category><![CDATA[quintadicopertina]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>D: Perché accontentarsi di un libro quando puoi avere tutto lo scrittore? Questo è l&#8217;incipit della proposta di <a href="http://www.quintadicopertina.it">Quintadicopertina</a>, editore digitale di Genova. A <a href="http://salvoesaurimentoscorte.wordpress.com/">Fabrizio Venerandi</a> chiedo di descrivere questa proposta editoriale</p>
<p>R: L&#8217;abbonamento allo scrittore permette ad un lettore di seguire direttamente il lavoro di uno scrittore per un anno.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/12/22/labbonamento-allo-scrittore/">L&#8217;abbonamento allo scrittore</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>D: Perché accontentarsi di un libro quando puoi avere tutto lo scrittore? Questo è l&#8217;incipit della proposta di <a href="http://www.quintadicopertina.it">Quintadicopertina</a>, editore digitale di Genova. A <a href="http://salvoesaurimentoscorte.wordpress.com/">Fabrizio Venerandi</a> chiedo di descrivere questa proposta editoriale</p>
<p>R: L&#8217;abbonamento allo scrittore permette ad un lettore di seguire direttamente il lavoro di uno scrittore per un anno. Una volta abbonati, si riceveranno almeno quattro ebook:  nessuno sa cosa ci sarà dentro. Non lo sa il lettore, non lo sa l&#8217;editore, e neppure lo scrittore. Materiali inediti, sillogi, versioni alternative, romanzi abbandonati, sperimentazioni, racconti ritrovati&#8230; è un vero e proprio laboratorio aperto dello scrittore nei confronti del lettore che avrà modo di &#8220;frugare nei cassetti&#8221; dello scrittore scelto.</p>
<p>D: Come si ricevono gli ebook?<span id="more-37538"></span></p>
<p>R: Nel momento dell&#8217;abbonamento si ricevono i codici per scaricare il primo ebook, già pronto. Successivamente, nel corso dei mesi, si riceveranno direttamente nella casella email gli altri ebook, man mano che verranno scritti.</p>
<p>D: Torniamo allo scrittore in vendita, o meglio a noleggio per un anno: come faccio a sapere se mi piacerà? Se non conosco Francesca Genti, ad esempio, come posso capire se scriverà delle cose interessanti?</p>
<p>R: Gli scrittori che abbiamo scelto per la collana hanno già un&#8217;esperienza forte di scrittura. Sono scrittori che performano, con una forte identità come autori. Sono scrittori a tutto campo e &#8216;sociali&#8217;, anche in rete. L&#8217;abbonamento è una forma di completamento di un loro fare letteratura che il lettore può incontrare in libreria, su facebook o in un reading poetico.</p>
<p>D: L&#8217;abbonamento &#8220;aperto&#8221; allo scrittore mi ricorda un altro modello editoriale affermato, il romanzo a puntate. Anche in quel caso c&#8217;è una concessione di fiducia all&#8217;autore ed entro certi limiti libertà artistica.</p>
<p>R: Sì, e non è un caso che uno dei nostri autori, Gianluca Morozzi, riprenda il modello per proporre un romanzo a puntate all&#8217;interno del suo abbonamento. Si tratta di un luogo di scrittura che ritengo molto interessante per il rapporto tra scrittore e lettore. Da un lato la mia proposta di scrittore non è vincolata al soddisfare la necessità prettamente commerciale di un libro come &#8220;prodotto di mercato&#8221;, ma può muoversi nei territori &#8216;liquidi&#8217; della pubblicazione digitale. Nello stesso tempo questa scrittura diventa un &#8220;prodotto letterario&#8221;, uscendo dai limiti della scrittura frammentaria e performativa dei blog e dei post da social network. E poi c&#8217;è il lettore che, ricevendo questo materiale vivo nel corso dell&#8217;anno, può scrivere allo scrittore, interagire con lui e provare a indirizzare le scelte di pubblicazione dei volumi successivi.</p>
<p>D: Come editore digitale hai molta libertà, che trasmetti agli autori. Ma quale è il rapporto dei tuoi autori con gli ebook?</p>
<p>R: I primi due autori hanno sicuramente un rapporto molto stretto con la scrittura digitale su internet, non solo come luogo promozionale, ma anche come modalità per condividere esperienze e testi. Francesca Genti è su Facebook, condivide le sue opere, commenta quelle degli altri; Gianluca Morozzi ha da tempo uno spazio su Myspace. Per entrambi questa è la prima esperienza del &#8220;formato&#8221; ebook in quanto tale, ma la loro modalità di scrittura ha già le caratteristiche &#8216;liquide&#8217; di cui parlavo prima. Entrambi poi hanno una lunga esperienza con le riviste di letteratura, sia su carta come fernandel e alfabeta2, sia quelle on-line come nazione indiana. Non so se leggano già ebook in digitale, bisognerebbe chiederlo a loro!</p>
<p>D: Se tu stampassi libri dovrei chiederti ora la tiratura del progetto. Trattandosi di ebook, staremo a vedere quanti lettori si abboneranno a ciascuno autore: 100, 1000, 10.000&#8230; però la cosa interessante qui non è il numero, ma il tipo di lettore che si definisce con il tuo progetto. Si tratta di un fan, di un rapporto più stretto con l&#8217;autore, e che commercialmente non si esaurisce nell&#8217;abbonamento: se mi piace il laboratorio che Gianluca Morozzi mi apre davanti, probabilmente andrò a sentirlo ad una lettura, comprerò il suo prossimo libro.</p>
<p>R: Chi conosce già l&#8217;autore si abbona perché si fida dell&#8217;autore, ma abbiamo visto che l&#8217;idea piace anche come regalo; invece che regalare un libro, regalo l&#8217;intero scrittore. È un modo per leggere e invitare a leggere diversamente. E questo canale non è in opposizione a quello tradizionale: come giustamente dici, se mi piace quello che Morozzi o la Genti mi offrono nell&#8217;abbonamento a loro stessi, sarò stimolato ad andare a vedere i loro altri lavori, o a sentire quello che fanno nei loro reading.<br />
Fosse un testo cartaceo, ti potrei dire che la prima tiratura, quella per i lettori che acquistano &#8216;a scatola chiusa&#8217;, senza sapere che strade prenderà l&#8217;abbonamento, si potrebbe assestare sulle 400 copie.</p>
<p>D: Chi saranno gli altri autori in abbonamento l&#8217;anno prossimo?<br />
R: Abbiamo deciso di non annunciare  cose che ancora non ci sono. Specie nel digitale si rischia di creare del vaporware, e la cosa ci sembra poco seria. Annunceremo i nuovi abbonamenti nel momento in cui saranno pronti per i lettori.</p>
<p>D: La formula dell&#8217;abbonamento periodico potrebbe funzionare anche con artisti/autori in generale, rispondendo al problema del finanziamento della creatività. Un musicista, un architetto, un autore di giochi potrebbero dialogare con i loro fan all&#8217;interno delle convenzioni rese possibili dal formato digitale. I lettori di ebook hanno ancora seri limiti nel rendere immagini a colori, animazioni, calcolo, ma il formato ebook (o meglio, l&#8217;epub) ha già la possibilità di gestire contenuti e logica diversi. Penso alle Polistorie ad esempio, figlie anche della progettazione di giochi, e pubblicate sempre da Quintadicopertina.</p>
<p>R: Si tratta di dinamiche per un certo verso inedite, soprattutto per quel che riguarda l&#8217;editoria, ma che sono già conosciute in ambito informatico: penso agli abbonamenti per lo sviluppo di pacchetti software, o all&#8217;acquisto di shareware. Gli eReader a inchiostro elettronico mostrano già oggi la possibilità di creare delle nuove forme di accesso alla lettura. Sia per quel che riguarda la costruzione strutturale dell&#8217;opera, come appunto è il caso ludico-narrativo delle Polistorie che di fatto è la prima collana di narrativa non lineare, sia nel costruire canali di creazione dei contenuti che vadano al di là dell&#8217;&#8221;oggetto libro&#8221; come unica forma di prodotto narrativo completo. L&#8217;abbonamento allo scrittore lavora in questa direzione.</p>
<p>D: Grazie Fabrizio dell&#8217;intervista, ed in bocca al lupo!</p>
<p>R: Grazie a voi e ai lettori di NI</p>
<p><a href="http://www.quintadicopertina.it">http://www.quintadicopertina.it</a></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/12/22/labbonamento-allo-scrittore/">L&#8217;abbonamento allo scrittore</a></p>
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		<title>E&#8217; uscita alfabeta2 di novembre</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2010/11/17/e-uscita-alfabeta2-di-novembre/</link>
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		<pubDate>Wed, 17 Nov 2010 06:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>jan reister</dc:creator>
				<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[alfabeta2]]></category>
		<category><![CDATA[ebook]]></category>
		<category><![CDATA[novembre]]></category>
		<category><![CDATA[numero 4]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.alfabeta2.it">alfabeta2</a> numero 4 è in edicola e in libreria<a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/Copertina_alfabeta2_04-195-270.jpg"></a></p>
<blockquote><p>«Per esempio – mi chiedo – quanti italiani sanno di vivere da tempo formalmente in uno stato di emergenza, proclamato per poter schierare l’esercito in aree civili?».<strong>Slavoj Žižek</strong>, intervistato da Antonio Gnoli, apre la discussione Anomalia Italia.</p>&#8230;</blockquote><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/11/17/e-uscita-alfabeta2-di-novembre/">E&#8217; uscita alfabeta2 di novembre</a></p>
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<blockquote><p>«Per esempio – mi chiedo – quanti italiani sanno di vivere da tempo formalmente in uno stato di emergenza, proclamato per poter schierare l’esercito in aree civili?».<strong>Slavoj Žižek</strong>, intervistato da Antonio Gnoli, apre la discussione Anomalia Italia.</p>
<p><span id="more-37236"></span></p></blockquote>
<p>Il fenomeno Berlusconi, la lobby vaticana, le scuole rase al suolo e l’università fra i temi trattati, con interventi di Pier Aldo Rovatti, Franco Buffoni, Alexander Stille, Enrico Donaggio e altri.</p>
<p>Il sogno americano esiste ancora? Furio Colombo, Chu Zhaogen, Danilo Zolo, Luigi Ballerini discutono da diverse angolazioni la Scomparsa dell’America. Questione complicata, quantomai spinosa questa, che analizza l’attuale responsabilità internazionale degli Stati Uniti, le sue politiche interne e la ormai vecchia convinzione che la priorità data alle relazioni con gli Stati Uniti sia ancora assoluta.</p>
<p>Ghada Karmi (palestinese) e Ilan Pappé (israeliano) si confrontano per la soluzione dello Stato unico.</p>
<p>L’intero numero è illustrato da Gianfranco Baruchello con un’intervista curata da  Beppe Sebaste.</p>
<p>«<a href="http://www.alfabeta2.it/">alfabeta2</a>» è disponibile anche in <a href="http://www.alfabeta2.it/ebook/">versione digitale</a> nei tre formati ePub, mobipocket/kindle e Pdf. I numeri del mensile <strong>formato e-book</strong> resteranno disponibili per l’acquisto anche dopo l’uscita dei nuovi numeri, per dare l’opportunità di acquistare numeri persi o non più presenti in edicola.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/Copertina_alfabeta2_04-415.jpg"><img class="size-full wp-image-37252 aligncenter" title="Copertina_alfabeta2_04-415" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/Copertina_alfabeta2_04-415.jpg" alt="" width="415" height="575" /></a></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/11/17/e-uscita-alfabeta2-di-novembre/">E&#8217; uscita alfabeta2 di novembre</a></p>
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		<item>
		<title>Il diritto di leggere</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/11/21/il-diritto-di-leggere/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2009/11/21/il-diritto-di-leggere/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 11:44:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>jan reister</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[copyright]]></category>
		<category><![CDATA[drm]]></category>
		<category><![CDATA[ebook]]></category>
		<category><![CDATA[richard stallman]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=26457</guid>
		<description><![CDATA[<p>di <a href="http://www.stallman.org/"><strong>Richard Stallman</strong></a></p>
<blockquote><p>Da La strada per Tycho, una raccolta di articoli sugli antefatti della Rivoluzione Lunare, pubblicata a Città della Luna nel 2096.</p></blockquote>
<p>Per Dan Halbert, la strada per Tycho cominciò al college, quando Lissa Lenz gli chiese in prestito il computer.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/21/il-diritto-di-leggere/">Il diritto di leggere</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <a href="http://www.stallman.org/"><strong>Richard Stallman</strong></a></p>
<blockquote><p>Da <cite>La strada per Tycho</cite>, una raccolta di articoli sugli antefatti della Rivoluzione Lunare, pubblicata a Città della Luna nel 2096.</p></blockquote>
<p>Per Dan Halbert, la strada per Tycho cominciò al college, quando Lissa Lenz gli chiese in prestito il computer. Il suo le si era rotto, e non sarebbe riuscita a completare il progetto di metà anno senza trovarne un altro in prestito. E Dan era l&#8217;unico a cui avrebbe osato chiederlo.</p>
<p>Dan si trovò di fronte a un dilemma. Certo, doveva aiutarla, ma se le avesse prestato il computer, lei avrebbe potuto leggere i suoi libri. A parte il fatto che lasciar leggere i propri libri a qualcuno significava rischiare diversi anni di prigione, l&#8217;idea era scioccante di per sé. Come tutti, fin da piccolo aveva imparato a scuola che condividere libri era cosa cattiva, sbagliata, una cosa da pirati.<span id="more-26457"></span></p>
<p>E non c&#8217;era da illudersi di sfuggire all&#8217;APS, l&#8217;Autorità di Protezione del Software. Nel corso d&#8217;informatica Dan aveva imparato che ogni libro includeva delle sentinelle software per i diritti di copia che riportavano alla Centrale Licenze dove e quando era stato letto, e da chi; le informazioni venivano usate per identificare i pirati della lettura, ma anche a costruire profili di interessi che venivano poi rivenduti. Appena avesse connesso il suo computer in rete, la Centrale Licenze l&#8217;avrebbe scoperto e lui, come proprietario del computer, avrebbe subito la pena più dura, per la sua negligenza nel prevenire il crimine.</p>
<p>Naturalmente, non era detto che Lissa avesse intenzione di leggere i suoi libri. Magari voleva il suo computer solo per scrivere il suo compito. Ma Dan sapeva che Lissa veniva da una famiglia della classe media e poteva a malapena permettersi la retta della scuola, figurarsi i diritti di lettura. Leggere i suoi libri poteva anche essere l&#8217;unico modo per lei per riuscire a laurearsi. Capiva bene la situazione: lui stesso aveva dovuto indebitarsi per pagare tutti gli articoli di ricerca che aveva letto; il 10% delle tariffe andava ai ricercatori che avevano scritto gli articoli, e siccome Dan puntava alla carriera accademica, poteva sperare che i suoi stessi articoli gli avrebbero reso abbastanza da ripagare il prestito, se citati abbastanza spesso.</p>
<p>Più in là Dan avrebbe imparato che c&#8217;era stato un tempo in cui chiunque poteva andare in biblioteca e leggere gli articoli delle riviste, e persino i libri, senza pagare. C&#8217;erano gli studiosi indipendenti che leggevano migliaia di pagine senza i sussidi del governo per i libri.  Ma negli anni &#8217;90, gli editori di riviste sia quelli commerciali che quelli senza fini di lucro avevano cominciato a riscuotere tariffe d&#8217;accesso. Nel 2047 ormai le biblioteche che fornivano accesso pubblico alla letteratura scientifica non erano che un pallido ricordo.</p>
<p>Ovviamente c&#8217;erano dei modi per aggirare la sorveglianza dell&#8217;APS e della Centrale Licenze, tutti illegali. Nel corso d&#8217;informatica Dan aveva un compagno, Frank Martucci, che si era procurato un debugger illegale, e lo usava per far saltare via il codice delle sentinelle per i diritti di copia quando leggeva i libri. Ma l&#8217;aveva raccontato troppo in giro, e uno dei suoi amici lo denunciò alla APS per intascare il compenso (era facile cadere nella tentazione di una spiata per uno studente squattrinato). Nel 2047, Frank si ritrovò in prigione, non per lettura pirata, ma per possesso di debugger.</p>
<p>Più tardi, Dan avrebbe appreso che c&#8217;era stato un tempo in cui chiunque poteva possedere un debugger. C&#8217;erano persino dei debugger liberi disponibili su CD o scaricabili dalla rete. Ma quando anche gli utenti comuni cominciarono ad usarli per aggirare le sentinelle per i diritti di copia, finì che un giudice sentenziò che proprio questo ne era diventato l&#8217;uso prevalente nella pratica. Significava che erano diventati illegali; gli autori di debugger furono imprigionati.</p>
<p>Naturalmente i programmatori continuavano ad aver bisogno dei debugger, ma nel 2047 i venditori di debugger distribuivano solo copie numerate, e solo ai programmatori regolarmente autorizzati.  Il debugger che Dan aveva usato durante le lezioni di informatica era tenuto dietro una protezione speciale che lo confinava unicamente all&#8217;uso per gli esercizi in classe.</p>
<p>Un altro modo per eludere le sentinelle per i diritti di copia era sostituire il kernel di sistema con uno modificato, e Dan quindi arrivò ai kernel liberi, addirittura interi sistemi operativi, che erano esistiti attorno al cambio di secolo. Ma non solo erano illegali, come i debugger, ma per installarli dovevi conoscere la password primaria del tuo computer, quella più segreta di tutte, e né l&#8217;<abbr title="Federal Bureau of Investigation">FBI</abbr> né il supporto clienti della Microsoft te l&#8217;avrebbero mai svelata.</p>
<p>Dan si rese conto che non poteva semplicemente prestare il suo computer a Lissa. Ma come poteva rifiutarsi di aiutarla? lui la amava. Ogni volta che parlava con lei era una delizia. E lei lo aveva scelto nel chiedere aiuto, questo poteva voler dire che anche lei lo amava.</p>
<p>Dan risolse il dilemma facendo qualcosa di persino più impensabile, le prestò il computer e le disse la sua parola segreta. In questo modo quando Lissa avesse letto i suoi libri, la Centrale Licenze avrebbe creduto che fosse lui a leggerli. Era sempre un crimine, ma l&#8217;APS non se ne sarebbe accorta a meno che Lissa non lo denunciasse.</p>
<p>Naturalmente, se la scuola avesse scoperto che aveva dato la sua parola segreta a Lissa, si sarebbero subito chiusi tutti i cancelli per entrambi come studenti, indipendentemente dall&#8217;uso che lei ne avesse fatto.  La politica della scuola era che qualsiasi interferenza con i loro mezzi per sorvegliare i computer degli studenti, faceva scattare un&#8217;azione disciplinare. Non importava nulla se avevi fatto qualche danno o meno, la colpa era l&#8217;aver reso più difficile agli amministratori sorvegliarti. Loro assumevano che questo voleva dire che stavi facendo qualcos&#8217;altro di proibito, senza bisogno di sapere cosa.</p>
<p>Gli studenti non venivano espulsi di solito per questo, non direttamente. Venivano invece banditi dai sistemi informatici della scuola, e inevitabilmente avrebbero fallito in tutti i corsi.</p>
<p>Più tardi Dan avrebbe imparato che una politica di questo tipo era cominciata solo negli anni &#8217;80, quando gli studenti universitari cominciarono in gran numero ad usare i computer. Prima le università adottavano un approccio differente alla disciplina degli studenti, punivano le attività che causavano dei danni, non quelle che sollevavano solo sospetti.</p>
<p>Lissa non denunciò Dan all&#8217;APS. La sua decisione di aiutarla portò al loro matrimonio, come li portò anche a mettere in dubbio quello che era stato loro insegnato da bambini sulla pirateria. I due cominciarono a leggere sulla storia dei diritti di copia, sull&#8217;Unione Sovietica e le sue restrizioni alla copia, e persino la costituzione degli Stati Uniti com&#8217;era all&#8217;origine. Si trasferirono sulla Luna, dove trovarono altri che come loro s&#8217;erano sottratti al lungo braccio dell&#8217;APS. Quando cominciò la Rivolta di Tycho nel 2062, il diritto universale a leggere ne divenne presto uno degli obiettivi centrali.</p>
<p>&#8211;</p>
<p><em>Questo articolo è apparso nel numero di febbraio 1997 di <strong>Communications of the ACM</strong> (volume 40, numero 2) ed in</em> in <a href="http://shop.fsf.org/product/free-software-free-society/"><cite> Free Software, Free Society: The Selected Essays of Richard M. Stallman</cite></a>.</p>
<p id="line478">Tradotto da Giorgio Padrin e Francesco Potortì, con contributi di Alessandro Rubini e Leonardo Taglialegne. Lievi modifiche mie JR.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/21/il-diritto-di-leggere/">Il diritto di leggere</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>La minaccia per autori ed editori</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 07:00:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>jan reister</dc:creator>
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		<category><![CDATA[copyright]]></category>
		<category><![CDATA[Cory Doctorow]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><em>[L'introduzione a <a href="http://craphound.com/makers/">Makers</a>, l'ultimo romanzo di Cory Doctorow, è un'ottima spiegazione di quel che l'autore pensa dell'editoria presente e delle possibilità che offre alla persona autrice. Makers è stato pubblicato in USA Canada UK,  ed è disponibile contemporaneamente come <a href="http://craphound.com/makers/download/">ebook gratuito</a> senza che questo ostacoli le edizioni a stampa.</em>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/20/la-minaccia-per-autori-ed-editori/">La minaccia per autori ed editori</a></p>
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<p><strong>A proposito di questo ebook</strong> &#8211; di <a href="http://craphound.com">Cory Doctorow</a></p>
<p>C&#8217;è un pericoloso gruppo di attivisti anti-copyright che rappresenta una minaccia grave ed impellente per il futuro di autori ed editori. Non rispettano né la proprietà né le leggi. In più, sono potenti ed organizzati, e riescono a farsi ascoltare dai politici e dalla stampa.</p>
<p>Parlo ovviamente degli uffici legali degli editori di ebook.<span id="more-26440"></span></p>
<p>Queste persone non credono nella legge sul diritto d&#8217;autore. La legge sul copyright dice che quando compri un libro, è di tua proprietà. Puoi regalarlo, prestarlo, darlo in eredità ai tuoi discendenti o donarlo al più vicino dormitorio per senzatetto. Possediamo libri da molto più tempo prima di quando abbiamo iniziato a stamparli. La legge sul diritto d&#8217;autore ha sempre riconosciuto il tuo diritto a possedere i tuoi libri. Quando vengono scritte le leggi sul copyright &#8211; da politici eletti, per il bene pubblico &#8211; esse tutelano sempre questo diritto.</p>
<p>Gli editori di ebook però non rispettano la legge sul diritto d&#8217;autore, e non credono che tu abbia diritto al possesso dei tuoi beni. Al suo posto, dicono che quando &#8220;compri&#8221; un ebook, in realtà stai solo comprando una licenza per quel libro, e che la legge sul copyright è superata dalle migliaia di parole farsesche ed ingiuriose dell&#8217;accordo di licenza su cui fai clic quando completi la transazione d&#8217;acquisto. (Certo, il pulsante sul sito dice &#8220;Compra questo libro&#8221; e parlano di &#8220;vendite di ebook&#8221; alle conferenze &#8211; nessuno dice &#8220;Licenzia questo libro per il tuo Kindle&#8221; o &#8220;Le licenze totali per gli ebook sono cresciute cento volte dallo 0.00001% di tutte le edizioni allo 0.0001%&#8221;)</p>
<p>Che vadano all&#8217;inferno. L&#8217;hai comprato, è tuo. Credo nella garanzia di proprietà dei tuoi libri data dalla legge sul copyright.</p>
<p>Perciò possiedi questo ebook. L&#8217;accordo di licenza [...] è di Creative Commons e ti dà ancora più diritti di un libro normale. Ogni sua parola è un regalo, non un sequestro. Goditela.</p>
<p>Cosa voglio da te in cambio? leggi il libro. Dillo ai tuoi amici. Fai una recensione su Amazon o alla tua libreria vicino casa. Portalo al tuo circolo di lettura. Fallo leggere ai tuoi studenti (quelli più grandi per favore &#8211; quella scena di sesso è tosta) (adesso sei attento, vero?). Come scrisse Woody Guthrie:</p>
<p>&#8220;Questa canzone è sotto il Sigillo di Copyright n.154085 delle leggi degli Stati Uniti, per un periodo di 28 anni, e chiunque venga sorpreso a cantarla senza il nostro permesso sarà un nostro grande amico, perché con ce ne importa nulla. Pubblicala, scrivila, cantala, ballala, cantaci uno yodel. Noi l&#8217;abbiamo scritta, è tutto quel che volevamo fare.&#8221;</p>
<p>Già. Inoltre, se ti piace, <a href="http://craphound.com/makers/buy">compralo</a> o regala una <a href="http://craphound.com/makers/donate">copia</a> ad un&#8217;ente meritevole e privo di fondi.</p>
<p>Perché lo faccio? <strong>Perché il mio problema non è essere piratato, ma essere sconosciuto</strong> (grazie Tim O&#8217;Reilly per questo fantastico aforisma). Perché gli ebook gratuiti vendono libri stampati. Perché mi sono fotocopiato anche il culo quando avevo 17 anni e sono cresciuto spendendo praticamente ogni cent disponibile in libri quando sono diventato grande. Perché non posso impedirti di condividerlo (gli zero e gli uno non diventeranno più difficili da copiare); e perché i lettori hanno sempre condiviso il libri che amano, e quindi posso chiederti di unirti alla causa.</p>
<p>Da quando avevo sei anni ho sempre sognato di scrivere romanzi di fantascienza. Ora lo faccio davvero. E&#8217; un sogno realizzatosi, come fare da grande il cowboy o l&#8217;astronauta, tranne che non vieni vessato dai rancher e non devi restare 28 ore sulla rampa di lancio col pannolone. L&#8217;idea che possa infastidirmi quando le persone &#8211; i lettori celebrano ciò che scrivo è incredibilmente assurda.</p>
<p>Quindi scarica questo libro.</p>
<p>Alcune regole:</p>
<p>E&#8217; tradizione qui che i lettori convertano i miei ebook nel loro formato preferito e me li spediscano, ed è bello! Se hai convertito in un altro formato i file, inviameli [...] e li pubblicherò, ma prima leggi questo:</p>
<ul>
<li>[...] Niente copertine. Il testo del libro è liberamente copiabile, la copertina non proprio. Ne controlla i diritti il mio editore, quindi non inserirla nel file.</li>
<li>Niente DRM. La licenza Creative Commons proibisce la condivisione del file con &#8220;DRM&#8221; (detto anche &#8220;protezione da copia&#8221;), e per me è bene così. Non mandarmi il libro con del DRM. Se converti ad un formato che ha l&#8217;opzione DRM, controlla di averla disabilitata.</li>
</ul>
<p><strong>Una parola a insegnanti, bibliotecari e persone che vogliono regalarmi dei soldi</strong></p>
<p>Ogni volta che metto online gratis un libro, ricevo delle email da lettori che vogliono fare una donazione. Apprezzo la generosità di spirito, ma non mi interessano le donazioni in denaro, perché<strong> i miei editori sono davvero molto importanti per me</strong>. Essi danno un contributo enorme al libro, lo migliorano, lo offrono ad un pubblico che non potrei mai raggiungere, mi aiutano a fare di più col mio lavoro. Non ho intenzione di tagliarli fuori dal giro.</p>
<p>Ma ci deve essere un modo per mettere a frutto questa generosità e forse l&#8217;ho trovato.</p>
<p>Ecco come: ci sono tanti insegnanti e bibliotecari che vorrebbero mettere delle copie di questo libro tra le mani dei loro studenti e frequentatori, ma non hanno i fondi per farlo.</p>
<p>Ci sono persone generose che mi vogliono spedire dei soldi per dirmi grazie dei libri gratis.</p>
<p>Propongo di farli incontrare.</p>
<p>Se sei un insegnante o un bibliotecario e vuoi una copia gratuita di Makers, scrivi a freemakers@gmail.com col tuo nome, il nome e l&#8217;indirizzo della tua scuola. Verrà pubblicato qui sotto dalla mia fantastica assistente, Olga Nunes, perché potenziali donatori lo possano vedere.</p>
<p>Se ti è piaciuta l&#8217;edizione elettronica di Makers e vuoi donare qualcosa per dire grazie, controlla qui sotto per trovare un insegnante o una biblioteca da sostenere. Poi vai su Amazon, BN.com o la tua libreria online preferita ed ordina una copia per loro, invia una copia della ricevuta (se vuoi cancella il tuo indirizzo ed altre informazioni personali) a freemakers@gmail.com così Olga segnerà la copia come spedita. Se non vuoi essere ringraziato pubblicamente per la tua generosità, diccelo e ti terremo anonimo, altrimenti sarai ringraziata sulla pagina delle donazioni.</p>
<p>Vai a <a href="http://craphound.com/makers/donate">http://craphound.com/makers/donate</a> per insegnanti, bibliotecari ed altre persone simili che cercano donazioni.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/20/la-minaccia-per-autori-ed-editori/">La minaccia per autori ed editori</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Editoria digitale, ebook e mercato italiano</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/10/21/editoria-digitale-ebook-e-mercato-italiano/</link>
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		<pubDate>Wed, 21 Oct 2009 12:02:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>jan reister</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Tecnologie]]></category>
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<p><em><a href="http://www.simplicissimus.it">Antonio Tombolini</a> (Simplicissimus.it) <a href="http://blog.simplicissimus.it/2009/10/bn-nook-vs-amazon-kindle-e-scontro-frontale/">commenta</a> l&#8217;uscita dell&#8217;ebook-reader di Barnes&#38;Noble (Nook, concorrente di Amazon Kindle) e dopo aver analizzato le strategie dei due editori USA, offre il suo punto di vista sul </em>mercato dell&#8217;editoria in Italia<em>. Da leggere con attenzione. Jan Reister</em></p>
<p><a href="http://blog.simplicissimus.it/2009/10/bn-nook-vs-amazon-kindle-e-scontro-frontale/">Scrive</a> Tombolini:</p>
<p>[...]</p>

<strong>un’idea per gli autori&#8230;</strong>: cominciate a scrivere il vostro prossimo libro pensandolo come innanzitutto digitale, e quindi in rete, e quindi in grado di sfruttare l’integrazione con tutto quello che la rete offre.<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/10/21/editoria-digitale-ebook-e-mercato-italiano/">Editoria digitale, ebook e mercato italiano</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-24831" title="kindle-vs-nook" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/kindle-vs-nook1.jpg" alt="kindle-vs-nook" width="446" height="321" /></p>
<p><em><a href="http://www.simplicissimus.it">Antonio Tombolini</a> (Simplicissimus.it) <a href="http://blog.simplicissimus.it/2009/10/bn-nook-vs-amazon-kindle-e-scontro-frontale/">commenta</a> l&#8217;uscita dell&#8217;ebook-reader di Barnes&amp;Noble (Nook, concorrente di Amazon Kindle) e dopo aver analizzato le strategie dei due editori USA, offre il suo punto di vista sul </em>mercato dell&#8217;editoria in Italia<em>. Da leggere con attenzione. Jan Reister<span id="more-24825"></span></em></p>
<p><a href="http://blog.simplicissimus.it/2009/10/bn-nook-vs-amazon-kindle-e-scontro-frontale/">Scrive</a> Tombolini:</p>
<p>[...]</p>
<ol>
<li><strong>un’idea per gli autori</strong>: cominciate a scrivere il vostro prossimo libro pensandolo come innanzitutto digitale, e quindi in rete, e quindi in grado di sfruttare l’integrazione con tutto quello che la rete offre. Se il libro è in qualche modo una realtà parallela, e se nella realtà di ogni giorno la rete sta integrando una <span id="apture_prvw6"><span style="background-position: right -1347px;"> </span><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Augmented%20reality"><em>augmented reality</em></a></span>, attraverso cui ogni individuo può abbinare alla realtà dei luoghi e dei momenti che vive le informazioni e i tool che a quei luoghi e a quei momenti la rete abbina. Bene: scrivete tenendo presente la possibilità che il lettore possa integrare una <em>augmented reality</em> anche nel mondo e nelle vicende che state raccontando.</li>
<li>un’idea per editor e agenti letterari: aiutate gli autori a pensare al libro come sopra, diventando voi stessi esperti di ciò che la rete può offrire, e valutate caso per caso se non sia forse possibile autopubblicare il proprio ebook, sperimentando anche modalità di rapporto nuovo con i lettori</li>
<li><strong>un’idea per gli editori, <em>anzi due</em></strong>: <strong>la prima</strong>, rilasciate subito tutto il vostro catalogo in formato ePub, cribbio, cosa state ancora aspettando? E se avete il fegato per farlo, <em>senza <span id="apture_prvw7"><span style="background-position: right -1347px;"> </span><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Digital%20rights%20management">DRM</a></span></em>, ché tanto sappiamo già tutti che tra due anni, forse meno, saremo lì a toglierli (noi di Simplicissimus vi suggeriamo <a href="http://blog.simplicissimus.it/2009/10/ebook-ok-ma-come-venderli-sbf-stealth/">SBF STEALTH</a>, con i <span id="apture_prvw8"><a href="http://blog.feedbooks.com/?p=82" target="_blank">Social DRM</a></span>, col nostro tool di <span id="apture_prvw9"><span style="background-position: right -1347px;"> </span><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Digital%20watermarking"><em>watermarking</em></a></span>, che consente una personalizzazione dell’ebook aggiungendo sul frontespizio del libro un vero e proprio <em>ex-libris</em> digitale, col nome e cognome dell’acquirente); se però non ne avete il fegato, metteteci pure i DRM (tanto tra due anni, forse meno, li toglierete), e <em>rilasciate subito ’sto benedetto catalogo!</em> <strong>Seconda idea</strong>, smettetela di dire agli autori che il vostro ruolo non morirà mai perché siete voi a dare autorevolezza ai loro libri appiccicandoci il vostro <em>brand</em>. Già oggi nessun lettore cerca un libro in base al marchio dell’editore (ma semmai autore, titolo, argomento, prezzo… tutto tranne che l’editore!). Concentratevi invece in quello che era il vero mestiere dell’editore, e di cui ci sarà sempre più bisogno nell’epoca dell’abbondanza digitale: la<em> ricerca e scoperta di talenti nuovi, e la loro cura</em>, offrendo piattaforme di scrittura innovative, in grado di dare all’autore la padronanza di tutte le possibilità che la rete offre fin dalla ideazione del suo libro, offrendo piattaforme ricche di interazione e condivisione diretta coi lettori, … imparando insomma un nuovo-vecchio mestiere: quello di <em>padroneggiare la tecnologia</em> per cavarne tutti i tool, gli attrezzi del mestiere, più adatti a coltivare i talenti di un autore e il suo rapporto coi lettori</li>
<li><strong>un’idea per i tipografi</strong>: dedicatevi alla stampa su carta di qualità elevata, anzi no, di qualità <em>altissima</em>; e per il pane quotidiano attrezzatevi per <em>stampare</em> ebook di qualità professionale nei vari formati. L’ebook non è il vostro nemico, <em>è il vostro futuro!</em></li>
<li><strong>un’idea per i distributori</strong>: cambiate (progressivamente) mestiere, quello che fate attualmente è destinato a rimpicciolirsi drammaticamente. Siete voi quelli che soffriranno di più dal cambiamento: <em>ci sarà sempre meno carta da trasportare avanti e indietro</em>. Del resto è anche logico che sia così: <em>siete stati voi quelli che hanno guadagnato di più negli ultimi 50 anni</em>, proprio portando avanti e indietro montagne di carta. E magari dedicatevi di più a fare gli editori (coi soldi che avete guadagnato avete spesso comprato molti editori vostri clienti) o riconvertitevi alla <em>distribuzione digitale</em> degli ebook: ma fatelo solo se avete spalle larghe, ché di distributori digitali non ne servono molti, sono i bit a dover essere immagazzinati e distribuiti, mica pallet di carta!</li>
<li><strong>un’idea per i librai <em>brick&amp;mortar</em></strong>: siete ancora lì senza neanche un ebook reader da vendere? Siete ancora lì senza neanche una connessione wifi da offrire gratuitamente ai vostri visitatori? Siete ancora lì senza neanche una poltroncina su cui sedersi, un salottino in cui leggere e chiacchierare, un caffè a cui rifocillarsi? Siete ancora lì senza avere qua e là un computer con la connessione pronta e attiva a disposizione dei visitatori? Siete ancora lì ad ammucchiare copie su copie di libri di carta, invece di aver già attrezzato una sezione ebook, una specie di tabellone con su le sole copertine dei libri e il link per il download immediato dell’ebook corrispondente da comprare lì, seduta stante? E siete ancora lì senza aver allestito la vostra e-dicola, da cui consentire l’acquisto a tutti i quotidiani e periodici disponibili in formato ebook?</li>
<li><strong>un’idea per i librai <em>online</em></strong>: aprite <em>subito</em>, ma <em>subito subito</em>, una sezione ebook e cominciate a venderli. Siete privilegiati, grazie alle piattaforme di distribuzione non dovete investire un solo euro per farlo. Se non in termini di dedizione, di arricchimento di contenuti, di tool, di informazioni da offrire al cliente. Ed è un business in cui la logistica la fanno le piattaforme di distribuzione di cui vi servite, non vi servono magazzini, corrieri, spedizioni… ci state ancora pensando?</li>
<li><strong>un’idea per i lettori</strong>: smettetela di fare i bambini capricciosi, <em>ah ma vuoi mettere la carta e l’inchiostro e il profumo…</em> <strong>tutte balle</strong>, il 95% della carta stampata che maneggiate fa schifo, è stampata male, puzza, vi sporca le dita, i caratteri sono troppo piccoli e da una pagina vedete in trasparenza quella successiva. E pesa. E… insomma, piantatela: date soddisfazione al vostro feticismo spendendo dei bei soldoni in qualche <em>realmente bella</em> edizione cartacea, e correte a comprarvi un ebook reader, e cominciate a rompere le scatole a librai ed editori perché si decidano a pubblicare tutti i loro libri anche in formato ebook. Cosa ne otterrete facendo così? Che <strong>leggerete di più</strong>, come, guarda un po’, da quando c’è il lettore mp3, ascoltate più musica.</li>
</ol>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/10/21/editoria-digitale-ebook-e-mercato-italiano/">Editoria digitale, ebook e mercato italiano</a></p>
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