<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	>

<channel>
	<title>ariosto &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
	<atom:link href="https://www.nazioneindiana.com/tag/ariosto/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.nazioneindiana.com</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Fri, 27 Feb 2026 11:33:02 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.7.18</generator>
	<item>
		<title>Pagatə per scrivere</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2026/02/27/pagat%c9%99-per-scrivere/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2026/02/27/pagat%c9%99-per-scrivere/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Feb 2026 06:53:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[incisioni]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[ariosto]]></category>
		<category><![CDATA[attività letteraria]]></category>
		<category><![CDATA[editoria]]></category>
		<category><![CDATA[Gaia Benzi]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro culturale]]></category>
		<category><![CDATA[precarietà]]></category>
		<category><![CDATA[sfruttamento]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=118330</guid>

					<description><![CDATA[di <strong>Gaia Benzi</strong> <br /> Se dovessi definire cos’è il lavoro culturale sulla base delle rimostranze di noi lavoratori culturali direi che si tratta di tutto ciò che abbiamo profondamente amato nella nostra vita artistica e intellettuale, tradotto in una visione di mestiere disancorata dalla realtà...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>[Visto che le scrittrici e gli scrittori non parlano volentieri di lavoro, di quello che fanno accanto, sopra o sotto, quello di scrivere, e parlano vagamente di come sia trattato il loro lavoro “letterario”, e visto che scrittori o no, <a href="https://www.nazioneindiana.com/2021/04/30/di-lavoro-non-ne-parliamo-per-favore/">nessuno ha una gran voglia di parlare del lavoro che fa</a>, ci siamo detti a Nazione Indiana che potremmo parlarne un po’ di più, un po’ programmaticamente. Cioè al di fuori dei<a href="https://www.nazioneindiana.com/2025/12/19/leggi-scrivi-crepa-3-articoli-sulla-crisi-editoriale/"> periodici soprassalt</a>i. E ho quindi invitato Gaia Benzi a rompere il ghiaccio, ben sapendo sia io che lei che non si salta fuori angelicamente dalla contraddizione, e che, diabolicamente, come accade su questo sito, si finisce per scrivere di ciò che più ci preme gratuitamente, dal momento che quando siamo pagati, invece,</em> siamo al servizio, <em>meno liberi nei tempi, nei modi, nei temi. a. i.]</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di <strong>Gaia Benzi</strong></p>
<p style="padding-left: 160px;">Apollo, tua mercé, tua mercé, santo<br />
collegio de le Muse, io non possiedo<br />
tanto per voi, ch&#8217;io possa farmi un manto.</p>
<p style="padding-left: 160px;">«Oh! il signor t&#8217;ha dato&#8230;» io ve &#8216;l conciedo,<br />
tanto che fatto m&#8217;ho più d&#8217;un mantello;<br />
ma che m&#8217;abbia per voi dato non credo.</p>
<p style="padding-left: 160px;">[…]</p>
<p style="padding-left: 160px;">Fa a mio senno, Maron: tuoi versi getta<br />
con la lira in un cesso, e una arte impara,<br />
se beneficii vuoi, che sia più accetta.</p>
<p style="padding-left: 160px;">Ludovico Ariosto, <em>Satira I</em>, vv. 88-93; 115-117</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>È il 1517 e Ludovico Ariosto si lamenta con il fratello Alessandro e il collega Andrea Marone delle ristrettezze del lavoro culturale, e in particolare dell’ingratitudine del loro comune datore di lavoro, il Cardinale Ippolito d’Este, che apprezza la sua penna più per la burocrazia che gli risparmia in qualità di Segretario che per i versi che lo renderanno celebre.</p>
<p>Saper scrivere, d’altra parte, non significa per forza fare gli scrittori. Anzi, non lo significa praticamente mai, se per <em>fare gli scrittori</em>, o le scrittrici, intendiamo qui trarre un reddito completo e soddisfacente dalle attività afferenti al “collegio de le Muse”, per dirla con Ariosto, e non a quelle, forse meno auliche ma sicuramente meglio pagate, relative al fare cose con le parole, come dare vita a copy, bandelle, brochure, pitch, abstract, report, unità didattiche, e chi più ne ha più ne metta.</p>
<p>Per essere gente che si guadagna da vivere scrivendo, comunque, non sembriamo aver letto molto, perché quando si tratta di parlare del nostro lavoro diciamo sempre le stesse cose. Sull’industria culturale ha già detto tutto quello che c’era da dire un suo campione indiscusso, Honoré de Balzac, che al tema ha dedicato la gemma della sua <em>Comédie</em>. In <em>Illusioni perdute</em> la parabola devastante di Lucien de Rubempré ci racconta della mercificazione del lavoro culturale, delle illusioni che suscita e delle altrettanto cocenti delusioni a cui conduce i giovani ingenui, con la testa piena di libri e le tasche vuote di soldi.</p>
<p>Nella <a href="https://www.youtube.com/watch?v=9FMcfER_qys">trasposizione cinematografica di qualche anno fa</a> l’editore a cui Lucien si rivolge appena arrivato a Parigi è interpretato da un particolarmente disgustoso Gerard Depardieu che, dopo avergli rifiutato la raccolta di poesie giovanili perché la poesia, a detta sua, non vende (non vendeva già all’epoca, pare, e ci si chiede a questo punto se abbia mai venduto) alla domanda se ritenesse il suo ultimo successo commerciale un libro che valeva veramente la pena leggere risponde: “Ah, ma che ne so io, sono analfabeta!” Una forzatura, certo, rispetto a un Dauriat già abbastanza arrogante e insopportabile sulla carta, ma una forzatura che rende bene il disprezzo balzachiano per gli editori e i direttori di giornali. Balzac, che giornalista lo era stato davvero, dipinge il ritratto di un Lucien prontamente adottato dalla panacea delle riviste dopo il rifiuto delle <em>belles lettres</em>, che utilizza due nomi diversi per firmare un giorno una recensione entusiasta e il giorno dopo una stroncatura dello stesso libro, per aumentare le vendite di un prodotto mediocre. Alla fine deciderà di cambiare totalmente casacca, buttare al vento gli ideali politici di gioventù e saltare sul carro dei conservatori in cambio di un po’ di successo: un errore che gli sarà fatale in un ambito, oggi come ieri, dove la reputazione è valuta corrente.</p>
<p>Conformismo, page basse, mercificazione e mobbing: ma il lavoro culturale ha anche dei difetti. Uno di questi è la tendenza a essere investito di un valore emotivo, aspirazionale, fino al punto di diventare l’elemento centrale dell’identità di chi lo pratica con non tutti gli annessi e connessi.</p>
<p>Perché infatti Ariosto si lamenta delle mansioni da Segretario che svolge per il Cardinal Ippolito? Non era forse quello già un lavoro importante, che ne riconosceva l’abilità e le capacità intellettuali? Chiaramente sì, almeno sulla carta, eppure no, non lo era, perché quando parliamo di lavoro culturale, e soprattutto quando <em>ci lamentiamo</em> del lavoro culturale, stiamo parlando di qualcosa che non è lavoro, e non è nemmeno cultura: stiamo parlando, principalmente, di noi stessi.</p>
<p>Se dovessi definire cos’è il lavoro culturale sulla base delle rimostranze di noi lavoratori culturali direi che si tratta di tutto ciò che abbiamo profondamente amato nella nostra vita artistica e intellettuale, tradotto in una visione di mestiere disancorata dalla realtà, dai contorni vaghi e spregiudicati, assurta a principale fonte di reddito delle nostre vite. Ma la dimensione capitalista in cui siamo costretti a vendere la forza lavoro per sopravvivere non sarà mai completamente sovrapponibile alle nostre passioni, e soprattutto <em>non dovrebbe esserlo</em>.</p>
<p><a href="https://transform-italia.it/lamore-non-basta/">L’amore, infatti, non basta</a> per lavorare, e anzi è bene che resti il più lontano possibile dallo stipendio se uno stipendio si vuole continuare ad averlo. Lo sfruttamento intensivo dei lavoratori e delle lavoratrici culturali sulla <a href="https://www.youtube.com/watch?v=FmigZKYHZ_g">leva della passione</a> è infatti l’altro grande tratto caratteristico dell’industria culturale. Nel mondo editoriale si fa spesso riferimento alla “bolla” sociologica, cioè all’<em>eco chamber</em> prodotta dal feed di Facebook; meno spesso, invece, si affronta il tema della “bolla” economica, cioè di un livello di (sovra)produzione reso possibile soltanto dal lavoro sottopagato o totalmente gratuito della stragrande maggioranza della filiera, dalle scrittrici agli uffici stampa, dai grafici ai correttori di bozze.</p>
<p>Se l’editoria iniziasse veramente a pagare salari dignitosi a tutte le persone che lavorano nel settore il Salone di Torino sarebbe ridotto a un padiglione solo. E questo vale per le grandi come per le piccole case editrici, per le medie, blasonate e storiche, e per le micro, battagliere e politicamente schierate: nessunə è immune a uno sfruttamento spietato della forza lavoro, fosse anche semplicemente la propria.</p>
<p>È una costante uguale per tutti, nel bene come nel male: c’è tanta editoria militante, di frontiera, d’avanguardia, che senza quell’ingenuo ottimismo della volontà, senza l’illusione di una convergenza possibile fra professione e passione, semplicemente non esisterebbe; ma non esisterebbe nemmeno tanta carta straccia, tanto rumore di fondo e tanta broda riscaldata spacciata per <em>necessaria</em>.</p>
<p>In fondo, perché stupirsi? L’industria culturale è un’industria come un’altra, anche lei espressione di un mercato capitalistico, per quanto lastricato di buone intenzioni. È un mondo comodo solo per chi non ha bisogno di lavorare e può permettersi <a href="https://eleonoraccaruso.substack.com/p/chi-puo-permettersi-di-perdere">il lusso di perdere</a>.</p>
<p>Ma anche per chi perde abbastanza a lungo da riuscire a vincere, il successo è quasi sempre venato di compromessi, sottoposto a una pressione e a una competizione sfiancanti. Non è un caso che molte delle persone che<em> sembrano</em> averlo ottenuto – perché mai come in questo lavoro vale il detto<em> “</em>fake it until you make it” – a un certo punto crollano, si sfaldano, si sfogano, lasciando trapelare tour deliranti e performance continue e malpagate. Paradossalmente, chi vince è quasi sempre incastrato in un personaggio già scritto, referente perpetuo di un solo argomento, condannato a occupare una nicchia di mercato fino a saturarla, se necessario, costretto a un personal branding incessante e impossibilitato a perdere nuovamente qualcosa – che si tratti di tempo o contatto col mondo. L’errore, l’erranza, quella dimensione così feconda e importante per la creatività e lo studio, diventano in poco tempo chimere passate, e prendono vita lamentele nuove: forse con la cultura si mangerà anche, alla fine, ma non si ha più tempo di leggere, scrivere e andare al cinema. Che senso ha avuto allora affannarsi tanto, se si finisce per smettere di fare le cose che più amiamo in questo lavoro? Che più amiamo, forse, nella vita?</p>
<p>Se c’è una cosa che può in parte disinnescare i meccanismi di sfruttamento è la scelta collettiva, radicale, di smettere di lavorare male. Quindi ben venga la sindacalizzazione, anche nella precarietà, e se non ci sono soldi ci pagassero in garanzie, pezzi di carta, quote di proprietà: qualunque cosa tranne la retorica della passione.</p>
<p>Ma a fianco delle giuste rivendicazioni di categoria sarebbe importante iniziare a sdoganare anche altre vie, strade terze, in cui l’espressione di sé viene praticata liberamente e alle proprie condizioni in virtù di un lavoro <em>altro </em>che non è sconfitta, ma guadagno, senza che la credibilità o la reputazione di chi sceglie questa via (o è costretto a) ne riporti danno.</p>
<p>Nel mondo per cui non smetterò mai di lottare non solo le scrittrici e gli scrittori verrebbero adeguatamente pagati per scrivere, ma anche per <em>non scrivere</em>, che è poi la loro attività principale. Nel mio mondo ideale, verrebbe retribuito l’ozio, ciascuno sarebbe libero di coltivare l’arte che preferisce e vivremmo tutti a spese del Pritaneo.</p>
<p>Ma il mondo in cui viviamo non è affatto così.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ludovico Ariosto pagherà caro il rifiuto a piegarsi ai dettami del suo mecenate. Licenziato dal Cardinale, sarà costretto ad accettare incarichi d’ufficio che lo porteranno per anni lontano dallo studio e dagli affetti. Finalmente, dopo tante peripezie, riuscirà a ottenere la direzione del teatro stabile di Ferrara, il primo d’Europa, che gli permetterà di dedicarsi a tempo pieno alle lettere e dare alle stampe il suo capolavoro.</p>
<p>L’<em>Orlando Furioso</em> esce nel 1532, e ha subito un grande successo.</p>
<p>Ariosto morirà l’anno dopo, all’apice della carriera.</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Immagine: &#8220;Un cliente istruisce il copywriter sugli obiettivi della comunicazione&#8221;.</p>
<h3>⇓</h3>
<p><strong>Gaia Benzi</strong> su Nazione Indiana: <a href="https://www.nazioneindiana.com/2018/02/14/costruire-antifascismo-oltre-lemergenza/">Costruire antifascismo oltre l’emergenza | NAZIONE INDIANA</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>⇓</h3>
<p>Ancora del lavoro letterario, culturale, su Nazione Indiana (ben 18 anni fa):</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/2008/12/26/scrivo-questo-romanzo-perche-ho-bisogno-di-soldi/">Scrivo questo romanzo perché ho bisogno di soldi | NAZIONE INDIANA</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Oppure questo (solo 9 anni fa):</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/2017/12/04/lera-dellautopromozione-permanente/">L’era dell’autopromozione permanente | NAZIONE INDIANA</a></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2026/02/27/pagat%c9%99-per-scrivere/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>4</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il libro e il cammino</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2019/03/25/il-libro-e-il-cammino/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2019/03/25/il-libro-e-il-cammino/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giorgiomaria Cornelio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Mar 2019 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[ariosto]]></category>
		<category><![CDATA[Gianni Celati]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Manganelli]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgiomaria Cornelio]]></category>
		<category><![CDATA[Orlando Furioso]]></category>
		<category><![CDATA[Silva Cascone]]></category>
		<category><![CDATA[Torquato Tasso]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=78404</guid>

					<description><![CDATA[Di Silva Cascone &#160; La poesia ci divertisce da molti delitti. Torquato Tasso &#160; Del vocabolo italiano divertire udiamo pure fioco – per lungo silenzio, solitudine claustrale della parola – il sussurro. «Distogliere, allontanare», assiste il dizionario De Mauro, «volgere altrove». E il Gabrielli, che registra l&#8217;uso raro e i pigmenti letterari nel preciso contenuto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right">Di <strong>Silva Cascone</strong></p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-78405" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/03/silva-1024x826.jpg" alt="" width="860" height="694" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/03/silva-1024x826.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/03/silva-300x242.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/03/silva-768x620.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/03/silva-250x202.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/03/silva-200x161.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/03/silva-160x129.jpg 160w" sizes="(max-width: 860px) 100vw, 860px" /></p>
<div class="page" title="Page 1">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right"><em>La poesia ci divertisce da molti delitti.</em></p>
<p style="text-align: right">Torquato Tasso</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify">Del vocabolo italiano divertire udiamo pure fioco – per lungo silenzio, solitudine claustrale della parola – il sussurro. «Distogliere, allontanare», assiste il dizionario De Mauro, «volgere altrove». E il Gabrielli, che registra l&#8217;uso raro e i pigmenti letterari nel preciso contenuto semantico, aggiunge: «far prendere un&#8217;altra direzione». Divertirsi (e sia: divĕrtĕre) vuol dire cambiare strada, affrontare un altro percorso, sperimentare un nuovo cammino: qui – Stefano Jossa lo indica (è il senso profondo di quei poemi) – versiamo, per agio di «fantasticazione», la luce su l&#8217;Inamoramento de Orlando di Boiardo e l&#8217;Orlando furioso di Ariosto che, nel fatato intreccio delle storie e dei personaggi, sono inviti «a percorrere tutte le strade, possibili e impossibili, per spostarsi, assumere una prospettiva diversa, cambiare sguardo». Ora, vorremmo dire, in leggerezza di cuore: divertirsi. Perciò senza troppa fatica comprendiamo la sorridente pertinacia con cui Celati marca e rimarca l’oralità di questi testi – aligera meraviglia di tessuti, tappeti di intrichi e capricciosi arabeschi –, la malia dell’ascolto, lo splendore vago della lettura ad alta voce.</p>
<p style="text-align: justify">Poemi cavallereschi, dunque, ingenerati per recite pubbliche; così di Boiardo torna all&#8217;orecchio la straordinaria sonorità linguistica, quasi d’orlo dialettale, libera da remore scolastiche, e immaginiamo quale doveva essere il felice e silvestre rigoglio dell’Inamoramento al sottile udito di dame e uomini di corte. Così lo slancio errante della poesia ariostesca scioglie il suo canto nell&#8217;ottava, miracolo vero di ariosa disinvoltura, e tra oceani, palazzi, deserti, sino allo sfavillante arcano della Terra vista dalla Luna. La comune lettura – pieno porgimento di suono – doveva essere lenta, affinché fantasia e memoria si mescolassero, lievi, non più atterrate dai logori calzari dell’opinione greve, e tutto restasse fluttuante nella vaghezza, ben oltre ogni puntuto e spaurito pregiudizio. Oggi è nella distensione assoluta della parola poetante che, d&#8217;improvviso, «volteggiando in su le carte», prestiamo fede alla geografia, al cozzare fanciullo e contingente di luoghi e poeta, alla cifra della nebbia, l&#8217;impronta propria della rorida terra, di quello sconcertante, immenso cammino in pianura.</p>
<p style="text-align: justify">Celati ancora, come in chiosa dell&#8217;anima sua e altrui, c&#8217;illumina quei campi tanto dritti e piatti: «Se penso ai grandi autori delle nostre parti, Ariosto, Boiardo, Folengo, fino a Zavattini, Delfini, Fellini o anche a Giorgio Manganelli (cresciuto nei dintorni di Parma), mi viene in mente una forma immaginativa che li accomuna, una stravaganza fantastica che non trovo in autori di altre regioni. Non so spiegare questa tendenza, ma so che tradizionalmente si parlava di varie forme di pazzia locale, e c&#8217;era la famosa pazzia di Reggio Emilia, la melanconia cupa dei ferraresi, la pazzia ombrosa dei romagnoli». Commovente, in questa sembianza nuova, più ricca, la definizione celatiana di poema cavalleresco: «piccola patria per la mente» che fa compagnia e dà contentezza, a patto che sia mantenuta intatta una primigenia ingenuità danzante – tra le parole – e obliata ogni superbia intellettuale. Sicché, se la lettura è l&#8217;«inseguimento di un&#8217;immagine che si sottrae, lasciando una traccia vuota da riempire con l&#8217;immaginazione, grazie a una proiezione di idee fisse nella mente» e ancor più l&#8217;«impresa del perdersi in un errore, l&#8217;incantato errare dietro a un&#8217;immagine fuggitiva, presi da un ardore insensato», del libro e del cammino è tempo di recuperare il divertimento e la grazia di follia. E del verso ritrovare la voce, la misura, lo Spazio.</p>
</div>
</div>
</div>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2019/03/25/il-libro-e-il-cammino/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>3</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>¡Que viva la traducción! – La letteratura italiana in Spagna</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2013/04/20/que-viva-la-traduccion-la-letteratura-italiana-in-spagna/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2013/04/20/que-viva-la-traduccion-la-letteratura-italiana-in-spagna/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[giuseppe zucco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Apr 2013 06:00:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[annotazioni]]></category>
		<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Acantilado]]></category>
		<category><![CDATA[Alfaguara]]></category>
		<category><![CDATA[Alianza]]></category>
		<category><![CDATA[ariosto]]></category>
		<category><![CDATA[Baccalario]]></category>
		<category><![CDATA[baricco]]></category>
		<category><![CDATA[Bassani]]></category>
		<category><![CDATA[Boccaccio]]></category>
		<category><![CDATA[Bufalino]]></category>
		<category><![CDATA[Buzzati]]></category>
		<category><![CDATA[Calabrò]]></category>
		<category><![CDATA[calasso]]></category>
		<category><![CDATA[Calvino]]></category>
		<category><![CDATA[Camilleri]]></category>
		<category><![CDATA[Caproni]]></category>
		<category><![CDATA[carlos gumpert]]></category>
		<category><![CDATA[carlotto]]></category>
		<category><![CDATA[carofiglio]]></category>
		<category><![CDATA[case editrici]]></category>
		<category><![CDATA[Cavalli-Sforza]]></category>
		<category><![CDATA[Cátedra]]></category>
		<category><![CDATA[celati]]></category>
		<category><![CDATA[Cornia]]></category>
		<category><![CDATA[Costantini]]></category>
		<category><![CDATA[d'annunzio]]></category>
		<category><![CDATA[Dante]]></category>
		<category><![CDATA[De Luca]]></category>
		<category><![CDATA[Di Giovanni]]></category>
		<category><![CDATA[Eco]]></category>
		<category><![CDATA[Elsa Morante]]></category>
		<category><![CDATA[Errata Naturae]]></category>
		<category><![CDATA[Espasa]]></category>
		<category><![CDATA[faletti]]></category>
		<category><![CDATA[Flaiano]]></category>
		<category><![CDATA[gadda]]></category>
		<category><![CDATA[Gadir]]></category>
		<category><![CDATA[Gamberale]]></category>
		<category><![CDATA[giordano]]></category>
		<category><![CDATA[giuseppe zucco]]></category>
		<category><![CDATA[Grasso]]></category>
		<category><![CDATA[Harold Bloom]]></category>
		<category><![CDATA[Ignacio Martínez de Pisón]]></category>
		<category><![CDATA[ilide carmignani]]></category>
		<category><![CDATA[Javier Cercas]]></category>
		<category><![CDATA[Justo Navarro]]></category>
		<category><![CDATA[Leopardi]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Loi]]></category>
		<category><![CDATA[Lumen]]></category>
		<category><![CDATA[Magrelli]]></category>
		<category><![CDATA[Magris]]></category>
		<category><![CDATA[Malvaldi]]></category>
		<category><![CDATA[manganelli]]></category>
		<category><![CDATA[manzoni]]></category>
		<category><![CDATA[Mari]]></category>
		<category><![CDATA[Marisa Madieri]]></category>
		<category><![CDATA[Masoliver Ródenas]]></category>
		<category><![CDATA[Mercedes Monmany]]></category>
		<category><![CDATA[Merini]]></category>
		<category><![CDATA[Minúscula]]></category>
		<category><![CDATA[Monina]]></category>
		<category><![CDATA[Montale]]></category>
		<category><![CDATA[Morante]]></category>
		<category><![CDATA[moravia]]></category>
		<category><![CDATA[Murgia]]></category>
		<category><![CDATA[Nesi]]></category>
		<category><![CDATA[Nievo]]></category>
		<category><![CDATA[pasolini]]></category>
		<category><![CDATA[penna]]></category>
		<category><![CDATA[Periférica]]></category>
		<category><![CDATA[petrarca]]></category>
		<category><![CDATA[Pirandello]]></category>
		<category><![CDATA[Pitzorno]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Bolaño]]></category>
		<category><![CDATA[Rodari]]></category>
		<category><![CDATA[saba]]></category>
		<category><![CDATA[saviano]]></category>
		<category><![CDATA[sciascia]]></category>
		<category><![CDATA[scouting]]></category>
		<category><![CDATA[Scurati]]></category>
		<category><![CDATA[Seix-Barral]]></category>
		<category><![CDATA[Silvia Meucci]]></category>
		<category><![CDATA[spagna]]></category>
		<category><![CDATA[Tabucchi]]></category>
		<category><![CDATA[Tamaro]]></category>
		<category><![CDATA[traduttori]]></category>
		<category><![CDATA[traduzione]]></category>
		<category><![CDATA[Troisi]]></category>
		<category><![CDATA[Tusquets]]></category>
		<category><![CDATA[ungaretti]]></category>
		<category><![CDATA[Vázquez Montalbán]]></category>
		<category><![CDATA[vichi]]></category>
		<category><![CDATA[Zanzotto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=45455</guid>

					<description><![CDATA[(Una cosa di cui si sa poco o nulla è che ruolo giochi la letteratura italiana all&#8217;estero e quanto venga tradotta e quindi conosciuta. Così, con questa intervista, inauguriamo su Nazione Indiana uno spazio in cui cercheremo di fare luce sulla sorte dei nostri autori e delle nostre opere una volta che oltrepassano i confini [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>(<em>Una cosa di cui si sa poco o nulla è che ruolo giochi la letteratura italiana all&#8217;estero e quanto venga tradotta e quindi conosciuta. Così, con questa intervista, inauguriamo su Nazione Indiana uno spazio in cui cercheremo di fare luce sulla sorte dei nostri autori e delle nostre opere una volta che oltrepassano i confini nazionali. Il primo intervistato, Carlos Gumpert, renderà molto più chiara e intellegibile la situazione in Spagna. Se non avessi avuto la fortuna e l&#8217;onore di conoscere Ilide Carmignani &#8211; per intenderci, la traduttrice, tra le tante altre opere, di </em>2666<em> di Roberto Bolaño &#8211; questo progetto non sarebbe mai nato. gz</em>)</p>
<p>Un&#8217;intervista a<strong> Carlos Gumpert </strong>di<strong> Ilide Carmignani </strong>e<strong> Giuseppe Zucco</strong></p>
<figure id="attachment_45456" aria-describedby="caption-attachment-45456" style="width: 700px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/04/escif.jpg"><img loading="lazy" class="size-large wp-image-45456" alt="Guillotina, un'opera di Escif a Valencia, Spagna" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/04/escif-1024x682.jpg" width="700" height="466" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/04/escif-1024x682.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/04/escif-300x200.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/04/escif-120x80.jpg 120w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/04/escif.jpg 1063w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a><figcaption id="caption-attachment-45456" class="wp-caption-text">Guillotina, un&#8217;opera di Escif su una parete di Valencia, Spagna</figcaption></figure>
<p><b>Che spazio occupa la letteratura italiana nell’insieme delle letterature tradotte in Spagna?</b></p>
<p>I dati più recenti risalgono al 2011. I libri tradotti rappresentano nel complesso il 21,1% del totale della produzione editoriale spagnola; quelli tradotti dall’italiano sono 1473,  un 1,3 % del totale (i libri tradotti dall’inglese sono quasi un 10%). L’italiano è la quarta lingua straniera più tradotta dopo l’inglese (11.500 titoli), il francese (2.621 titoli) e il tedesco (1.626 titoli), ma attenzione, storicamente è stata sempre la terza e solo nel 2011 è stata superata per la prima volta dal tedesco, un dato che parla chiaro sull’attenzione che la Spagna ha sempre riservato alla cultura italiana.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Quali sono gli scrittori più conosciuti?</b></p>
<p>Bisogna chiarire subito un malinteso che non riguarda soltanto la letteratura italiana. Il sistema socioletterario spagnolo è molto debole in confronto alla sua tradizione culturale e allo sviluppo &#8211; oggi in fase critica, tra l’altro &#8211; del paese, e questo in confronto non solo con la Francia e la Germania ma anche con la stessa Italia. Come lettori, librerie, biblioteche (anche se quest’ultime non erano così malandate prima della crisi) siamo su livelli ancora lontani delle medie europee. Il problema principale però è che le vendite sono basse (è frequente che autori italiani abituati a toccare certe cifre in Italia o in Francia non riescano a capire che in Spagna è diverso) e questo rappresenta un freno per lo sviluppo del mercato editoriale. Per fortuna c’è il mercato latinoamericano che aiuta e che oggi con la crisi è diventato fondamentale.<br />
È proprio per questi motivi che la memoria del sistema editoriale e del lettore spagnolo è corta e in libreria si trovano soltanto opere recenti e sempre meno quelle di catalogo. In altre parole, gli scrittori più conosciuti sono sempre quelli viventi. Faccio un  esempio: Calvino, sempre presente, è però ogni giorno meno conosciuto e venduto. In Spagna, Pavese è stato un autore imprescindibile in un passato non tanto remoto, mentre oggi praticamente non si trova in nessuna libreria. D’altro canto, come spiegherò meglio più avanti, ci sono delle piccole case editrici che hanno trovato una nicchia nella riscoperta di bravi autori dimenticati o addirittura sconosciuti in Spagna, fra cui alcuni italiani.<br />
Detto questo, gli autori italiani di punta sono quelli che possiamo immaginare: Tabucchi, Magris, Baricco, De Luca, Eco e anche Camilleri, in modo diverso. Sciascia e Pasolini si uniscono a Calvino nel dimenticatoio di cui parlavo prima, pur essendo sempre presenti in libreria. I best-seller arrivano anche da noi (Tamaro, Giordano, Saviano in un altro senso). Ovviamente sto parlando della condizione “viva” degli autori nel mondo editoriale e socio-letterario, nel senso che si possono trovare facilmente nei giornali e nelle librerie. Nella considerazione dei lettori, soprattutto quelli di una certa età, le cose sono molto diverse e non parliamo poi in campo universitario.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b> Viene tradotta anche la poesia? E la letteratura di genere, la saggistica, i libri per ragazzi?  </b><b></b></p>
<p>Si, certo, si traduce di tutto, ma prevalgono i romanzi. I gialli in particolare, tanti, anche perché c’è un filone specifico nell’editoria spagnola, e perché si cerca chi ha avuto un buon  successo di vendita nel suo paese (Camilleri, ovviamente, e Faletti, ma anche Malvaldi, Carofiglio, Carlotto, Di Giovanni, Costantini, Vichi).<br />
La poesia non viene molto tradotta, ma nemmeno poco, direi. Ogni tanto appare anche sui giornali. Gli ultimi poeti tradotti che ricordo sono Calabrò, Caproni, Zanzotto, Merini, Grasso, Penna, Loi, Magrelli&#8230; Nella poesia, invece, si può forse dire che i grandi poeti del Novecento (Montale, Saba, Ungaretti) sono sempre i nomi di riferimento, ovviamente per i lettori e gli editori di poesia, che sono una minoranza.<br />
La saggistica è abbastanza tradotta, direi, nelle sue diverse varietà, e più è divulgativa meglio è (Craveri, Odifreddi, Eco, ovviamente, e poi Cavalli-Sforza) anche se mancano tanti nomi interessanti.<br />
Decisamente migliore è la situazione della letteratura per ragazzi. Non soltanto ci sono autori riconosciuti (Pitzorno, Baccalario, Troisi e sempre Rodari) ma serie come Geronimo Stilton coi suoi derivati e Bat-Pat spopolano in Spagna. L’Italia è una potenza editoriale riconosciuta nella letteratura infantile e giovanile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Quanto sono tradotti i classici? Quali sono accessibili e quali mancano all’appello? </b><b></b></p>
<p>Visto quanto dicevamo prima, la vita dei classici in Spagna non è facile e le collane tascabili che ha ogni casa editrice italiana con i titoli fondamentali di ogni letteratura da noi non esistono. Soltanto alcuni editori, Alianza, Espasa nella classica collana Austral, e altri di piglio più scolastico o universitario (Cátedra)  pubblicano classici, con una certa sistematicità voglio dire. In tal senso, possiamo dire che Dante è ben rappresentato con diverse traduzioni, ma per il resto il panorama lascia a desiderare già a partire da Petrarca e Boccaccio, immaginiamo il resto. Questo non impedisce che un editore di prestigio come Acantilado abbia pubblicato di recente una bella edizione delle <i>Confessioni</i> di Nievo. Ma se facciamo un nome caro alla cultura ufficiale italiana come quello di Manzoni, non trovo titoli disponibili nella libreria online della Casa del Libro, la più importante di Spagna, anche se c’è o c’era una traduzione  in Cátedra. La situazione di Pirandello è migliore, invece, con tanti titoli tradotti e a quanto pare in commercio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Quale tra i nostri scrittori è diventato parte di un canone ideale?</b><b></b></p>
<p>Come dicevo prima, la situazione è molto diversa se prendiamo in esame il canone &#8211; nel senso usato da Harold Bloom, di gruppo di autori imprescindibili – perché allora tutti i grandi sono presenti. Ma potremmo aggiungere che, in un canone colto più esteso, dai tre illustri autori medievali si passa quasi direttamente al Novecento, perché i grandi scrittori rinascimentali non escono delle aule universitarie (un po’ forse Ariosto per via di Calvino) e Manzoni e Verga non sono stati davvero recepiti in Spagna, anche se Leopardi è chiaramente presente. Invece da Pirandello in poi (non tanto D’Annunzio, autore forse poco traducibile) e soprattutto dal dopoguerra i grandi nomi di romanzieri e poeti già citati &#8211; insieme a Gadda, Bassani, Morante, Moravia, Buzzati, Manganelli &#8211; sono senz’altro presenti in questo canone colto allargato, il che però non significa che siano pubblicati o reperibili in libreria…</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Quali case editrici dedicano spazio agli scrittori italiani? Che tipo di linee editoriali hanno? Esistono case editrici specializzate in letteratura italiana? </b><b></b></p>
<p>Un po’ tutte le case editrici che seguono l’attualità letteraria hanno autori italiani in catalogo, perché la letteratura italiana è molto apprezzata in Spagna, anche se si ritiene che non venda molto, con le dovute eccezioni, è chiaro. Adesso la crisi ha peggiorato ulteriormente la situazione, ma non percepisco un calo di interesse verso gli autori contemporanei. Come dicevo, l’interesse è cominciato con i grandi autori del dopoguerra e non è più diminuito; negli anni Ottanta c’è anche stato il cosiddetto boom italiano. E poi, come accennavo prima, negli ultimi tempi abbiamo avuto un piccolo boom di case editrici indipendenti e quasi artigianali che cercano autori trascurati da quelle grandi e medie, perché meno conosciuti, giovani o meno recenti, autori di tutte le letterature,  anche quella italiana. Cosi Minúscula ha pubblicato Marisa Madieri, Errata Naturae Flaiano, Periférica Monina, per citare alcuni casi.<br />
C’è una casa editrice specializzata in letteratura italiana, Gadir, che pubblica autori attuali e classici. Esisteva anche Parténope, specializzata in autori napoletani e meridionali in genere, ma credo che non pubblichi più.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>C’è un vero lavoro di scouting sulla letteratura italiana contemporanea?  Che parte hanno in questo i traduttori?</b><b></b></p>
<p>Non saprei. L’industria editoriale spagnola, comunque, non è abbastanza ricca da permettersi degli scout, tanto meno per l’Italia. Il lavoro di scouting lo fanno certo agenti ‑ penso a Silvia Meucci &#8211; e anche i traduttori svolgono un ruolo importante in questo senso, lo dico per esperienza personale e non solo perché ho raccomandato <i>motu proprio</i> degli autori, ma anche perché non è raro che le case editrici mi interpellino e mi chiedano consigli.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Ci sono scrittori spagnoli che, magari anche prima che i libri arrivino nelle redazioni culturali dei giornali, suggeriscono ai propri lettori qualche libro italiano? O anche, scrittori spagnoli che di tanto in tanto riportano alla luce qualche libro e/o autore italiano da riscoprire?</b><b></b></p>
<p>Certo. Ignacio Martínez de Pisón e Justo Navarro, tanto per fare due nomi, oltre che traduttori sono scrittori che conoscono bene il panorama italiano. Lo stesso Javier Cercas, e prima di lui Vázquez Montalbán, raccomanda ogni tanto autori italiani.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Affinché uno scrittore italiano acceda al mercato editoriale spagnolo, quanto conta la sua casa editrice di origine?</b><b></b></p>
<p>Moltissimo, ovviamente, ma in modi diversi. Le case editrici più prestigiose riescono sempre a vendere gli autori interessanti: Anagrama ha avuto un ruolo importantissimo, probabilmente il più importante degli ultimi trent’anni, come Seix-Barral negli anni cinquanta, ma ha abbandonato Manganelli, ad esempio. Tusquets, un’altra delle grandi, ormai si limita a Sciascia e ad Agnello Hornby, dopo alcuni insuccessi come Scurati. Lumen, un altro editore prestigioso, è la casa editrice di Eco, ma anche di Elsa Morante. Alfaguara, ormai lontana dai suoi tempi migliori, pubblica molte autrici (Avallone, Mazzantini) ma senza successo, pare. Seix Barral, dal canto suo, ha ripreso a pubblicare autori italiani a buon ritmo, con De Luca e il pot-pourri  di autori di diverso livello che ormai la caratterizza (Gamberale, Mari). Un’altra casa editrice specializzata in best-seller con un po’ di pretese, e cioè Salamandra, pubblica oltre a Giordano, Nesi e Murgia.<br />
Un caso particolarmente interessante è quello dei piccoli editori a cui accennavo prima, capaci non solo di pubblicare autori interessanti (Cornia, Celati in Periférica; Madieri in Minúscula, Bianciardi in Errata Naturae), ma di far parlare di loro e di venderli non troppo male.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Le case editrici spagnole con partecipazione italiana (p</b><b>ensiamo a Random House – Mondadori prima della cessione a Bertelsmann e a Duomo con Gems o Anagrama con Feltrinelli) hanno dedicato e dedicano attenzione alla letteratura italiana? </b><b></b></p>
<p>Nel primo caso non direi, ma si è notato qualcosa in Anagrama che, dopo una certa diminuzione della letteratura italiana in catalogo, ultimamente ha ripreso a pubblicare anche autori abbastanza lontani dalla sua linea editoriale (Faletti). Comunque, come già ho detto, Anagrama ha sempre prestato grande attenzione  all’Italia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Quale accoglienza riserva il pubblico spagnolo agli autori italiani? Gli scrittori più conosciuti  (Eco, Tabucchi, Camilleri, Calvino, etc.) sono riusciti in qualche modo a fare da traino?</b><b></b></p>
<p>Un’accoglienza simpatica, direi. In generale c’è molto interesse per l’Italia, come paese vicino in tante cose, e anche per la sua letteratura, che come ho detto, dopo quella inglese e francese, è stata storicamente la più tradotta. Certo gli autori che citate sono molto apprezzati e seguiti (aggiungerei anche Baricco) e le loro eventuali raccomandazioni sono importanti, ma in linea di massima direi che la letteratura italiana non ha bisogno di essere trainata come altre letterature minoritarie.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Che immagine ha il lettore spagnolo dell’Italia? </b><b></b></p>
<p>Forse un’ immagine po’ stereotipata, ma proprio in ambito letterario, dopo la grande leva neorealistica degli anni Cinquanta (Sciascia, Pavese, i primi Pasolini e Calvino) focalizzata su un’immagine più caratteristica, alcuni autori di fine secolo come Magris e Tabucchi hanno allargato gli orizzonti del lettore,  non solo spagnolo, allontanandosi dai cliché.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Secondo te, gli stereotipi che ci caratterizzano all&#8217;estero, possono influire in qualche modo sulla scelta dei titoli italiani da tradurre in spagnolo?</b><b></b></p>
<p>Capita senza dubbio e alcune tematiche  &#8211; il Sud, la mafia ‑ risvegliano sempre interesse, ma ormai alle case editrici interessa soprattutto replicare il successo riscosso dai libri in Italia (o anche in Francia) e tradurre autori interessanti. Come ho detto, credo che la letteratura italiana non sia più legata a stereotipi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>I libri italiani che vengono tradotti in spagnolo che tipo di lingua e lavoro sulla lingua presentano? Si traducono (e si vendono) principalmente libri scritti in maniera più semplice? C&#8217;è un&#8217;affinità linguistica tra le opere italiane tradotte in Spagna? O si tende a dare diffusione anche a libri particolarmente elaborati sul piano linguistico e stilistico?</b></p>
<p>Si traduce di tutto ma si vende di più Moccia che Manganelli, per fare esempi estremi. Anche autori non facili come Tabucchi, Calasso o Bufalino hanno però avuto un discreto successo. Credo che il problema, in effetti, sia la grande difficoltà dello spagnolo a rendere una delle caratteristiche più forti di una letteratura linguisticamente plurale come quella italiana, e cioè il ricorso al dialetto. Autori come Camilleri si traducono appiattendone la lingua, ma più per impossibilità tecnica che per altro. Credo che qualcosa di simile accada quando si traducono in italiano autori latinoamericani.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Che funzione svolge la letteratura italiana nel polisistema letterario spagnolo?</b></p>
<p>È variata nel tempo, ma è stata sempre importante. Direi che oggi non svolge un ruolo di avanguardia come ai tempi del neorealismo o negli anni ottanta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Ci sono, nelle redazioni culturali spagnole, giornalisti che conoscano il panorama italiano contemporaneo?</b></p>
<p>Si, Martínez de Pisón, già citato, lavora anche come critico, e Mercedes Monmany all’<i>ABC</i> di Madrid, o Masoliver Ródenas a <i>La Vanguardia</i> di Barcellona sono critici molto ben informati sull’Italia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Esistono riviste o blog letterari che, nel caso in cui i giornali non siano interessati a questo tipo di lavoro, si prodigano nel promuovere e suggerire ai propri lettori libri italiani o di qualsiasi altra nazionalità?</b></p>
<p>Questo non lo so, non ne conosco nessuno, ma non sono un grande esperto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Che tipo di politica culturale persegue l’Italia in Spagna? Potrebbe avere modalità di diffusione più efficaci? Quanto conta il lavoro dell’Istituto Italiano di Cultura in Spagna?</b></p>
<p>La mia impressione, molto personale, è che l’Italia non abbia una politica di diffusione culturale ben definita. Anche per l’apertura postmoderna dell’ambito culturale a tante cose che non sempre sono cultura, ma questo non è un problema esclusivamente italiano. Non sono nemmeno sicuro che la Spagna sia un mercato culturale di primario interesse per l’Italia, a fronte di altri più importanti, come la Francia o la Germania, per non parlare dell’inespugnabile mercato anglosassone. La prova migliore di quanto dico è che collaboro da anni con l’Istituto Italiano di Cultura a Madrid, ho visto passare svariati direttori e mi è sempre sembrato che la politica culturale svolta dipendesse esclusivamente delle competenze e dagli interessi personali di ciascuno di loro (non sempre eccellenti, anche se in media non male) e non da un progetto superiore articolato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Biografie</strong></p>
<p><strong>Carlos Gumpert</strong> (Madrid, 1962) è stato lettore di spagnolo all’Università di Pisa. Da anni lavora come editor a Madrid. Ha tradotto più di ottanta opere della letteratura italiana contemporanea, di autori come Antonio Tabucchi, Ugo Riccarelli, Giorgio Manganelli, Italo Calvino, Erri de Luca, Goffredo Parise, Alessandro Baricco, Mario Fortunato, Giorgio Todde e Simonetta Agnello Hornby. Pubblica regolarmente recensioni e articoli sulla cultura italiana ed è autore di alcune antologie di letteratura spagnola e delle <i>Conversazioni con Antonio Tabucchi </i>(1995, di prossima pubblicazione in italiano da Feltrinelli), autore a cui ha dedicato anche altri lavori.</p>
<p><b>Ilide Carmignani </b>è nata e vive in Toscana. Da venticinque anni svolge attività di consulenza, <i>editing</i> e traduzione dallo spagnolo per le maggiori case editrici italiane. Fra gli autori tradotti: R. Bolaño J. L. Borges, L. Cernuda, R. Fogwill, C. Fuentes, A. Grandes, G. García Márquez, P. Neruda, J. C. Onetti, O. Paz, A. Pérez-Reverte, L. Sepúlveda. Ha tenuto e tiene corsi e seminari di traduzione letteraria presso università italiane e straniere. Nel 2000, ha vinto il I Premio di Traduzione Letteraria dell&#8217;Instituto Cervantes. Dallo stesso anno cura gli eventi sulla traduzione letteraria per la Fiera del Libro di Torino (l’AutoreInvisibile). Dal 2003 organizza, insieme al prof. S. Arduini, le Giornate della Traduzione Letteraria presso l’Università di Urbino. Nel 2008 è stata eletta socio onorario dall’AITI – Associazione Italiana Traduttori e Interpreti.  Ha pubblicato <i>Gli autori invisibili. Incontri sulla traduzione letteraria</i>, Besa 2008.</p>
<p>[L&#8217;immagine è stata tratta dal sito di <a href="http://www.streetagainst.com/" target="_blank">Escif</a>]</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2013/04/20/que-viva-la-traduccion-la-letteratura-italiana-in-spagna/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>17</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: nazioneindiana.com @ 2026-09-20 22:28:36 by W3 Total Cache
-->