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	<title>verde urbano &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Urbanità 10</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Apr 2009 07:55:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Gianni Biondillo Farò di tutto per essere in prima fila, nel giugno del 2010, al concerto milanese di Claudio Abbado. Sono di quella generazione che non ha mai avuto la possibilità di sentirlo dal vivo nella propria città e questo mi fa sentire come un orfano. Forse davvero è il simbolo che qualcosa sta [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/09/180px-dandies.jpg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/09/180px-dandies.jpg" alt="" title="180px-dandies" width="152" height="276" class="alignnone size-full wp-image-7895" /></a>   di <strong>Gianni Biondillo</strong></p>
<p>Farò di tutto per essere in prima fila, nel giugno del 2010, al concerto milanese di Claudio Abbado. Sono di quella generazione che non ha mai avuto la possibilità di sentirlo dal vivo nella propria città e questo mi fa sentire come un orfano. Forse davvero è il simbolo che qualcosa sta cambiando a Milano. Forse stiamo prendendo coscienza di essere per davvero un centro culturale di respiro internazionale. Una metropoli. Anche se, lo confesso, la provocazione di Abbado &#8211; suonerà solo se verranno piantumati 90.000 alberi in città &#8211; a me mette un po&#8217; tristezza. Nulla da dire sulla nobiltà del gesto, ma il tema della qualità ambientale non dovrebbe merce di contrattazione di un singolo privato, ma l&#8217;imperativo doveroso di ogni realtà pubblica. Abbado ci dà lezioni di civiltà, non possiamo che ringraziarlo, ma ciò dimostra il nostro generale ritardo civico.<br />
<span id="more-16623"></span><br />
Intendiamoci: non voglio fare la classica cassandra della situazione. Milano, nell&#8217;ultimo decennio, ha aumentato la sua quota procapite di verde pubblico, ma è ancora insufficiente se paragonata ad altre realtà europee. A dir la verità anche in Italia città di media grandezza, come Cagliari o Verona, surclassano i nostri 15 metri quadrati procapite di verde, e persino Napoli, con i suoi 28 metri quadrati ci umilia. Ma non è in senso stretto una questione di cifre. È una questione di mentalità, di attitudine. </p>
<p>A Milano il verde è sempre stato considerato un <em>optional</em>, una seccatura, spazio buttato via alla speculazione, al guadagno. Eppure non si può pensare di giocare la partita con le altre metropoli mondiali solo con la progettazione di grattacieli sempre più alti (e spesso inutili): senza doverci paragonare a Berlino, basta girare per Monaco, città di dimensioni affini a quelle milanesi, per comprendere la differenza. Dell&#8217;Expo sembriamo tutti interessati a cercare di inventare l&#8217;ennesimo simbolo fallico, l&#8217;ennesima torre svettante, quando il vero tema, il vero simbolo, quello che ho paura non verrà mai realizzato, dovrebbe essere il progetto di Andreas Kipar del Raggio Verde per Milano: un modo di mettere “a sistema” il verde già esistente e completarlo con una cinta, un <em>ring</em>, che abbraccia la città e che ha assi di penetrazione verdi fin nel centro urbano. Milano non finisce nei suoi confini comunali, va ben oltre. Occorre dare cittadinanza e fruibilità a realtà extraurbane, come il Parco Nord, il Parco della Groane, il Parco di Monza, o a quelle urbane come il Parco Sud (che ha un potenziale assolutamente inespresso), e poi dare vita ai parchi in progetto, da troppo tempo solo sulla carta, come il Forlanini di Gonçalo Byrne.</p>
<p>Ma questo si può fare solo se, al contempo, ci preoccupiamo di dare un piano della mobilità pubblica (nuove linee metropolitane) e della mobilità leggera (un vero sistema di piste ciclabili) degne di una città moderna. E invece cosa facciamo? Del nostro magnifico patrimonio arboreo -abbiamo viali alberati che a primavera sembrano cattedrali naturali- ci disinteressiamo completamente: basta prevedere un parcheggio sotterraneo qualsiasi che non perdiamo tempo ad abbattere alberi monumentali, vedi il caso clamoroso e triste di piazza Bernini. E la stessa idea di allineare, in onore di Abbado, centinaia di vasi con dentro piantumati dei pioppi cipressini, è poco più di una boutade pubblicitaria: non è questo il modo di fare una politica del verde, sembra più una soluzione da arredatori della domenica. Qualcuno di voi sente la mancanza di alberi in Piazza della Signoria o in Piazza Navona? Una città è organica quando tutto il suo territorio, non solo il privilegiato centro storico, è organizzato in modo organico e sostenibile. La Milano Metropolitana, la Milano del XXI secolo, o sarà organica e sostenibile o non sarà. Questo è il punto.</p>
<p>[<em>pubblicato su </em>La Repubbica &#8211; Milano, <em>il 9 aprile 2009</em>]</p>
<p>Urbanità:<br />
<a href="https://www.nazioneindiana.com/2008/09/09/urbanita-1/"> 1</a>; <a href="https://www.nazioneindiana.com/2008/09/15/urbanita-2/">2</a>; <a href="https://www.nazioneindiana.com/2008/09/22/urbanita-3/">3</a>; <a href="https://www.nazioneindiana.com/2008/10/15/urbanita-4/">4</a>; <a href="https://www.nazioneindiana.com/2008/10/30/urbanita-5/">5</a>; <a href="https://www.nazioneindiana.com/2008/11/11/urbanita-6/">6</a>; <a href="https://www.nazioneindiana.com/2008/12/02/urbanita-7/">7</a>; <a href="https://www.nazioneindiana.com/2009/02/08/urbanita-8/">8</a>; <a href="https://www.nazioneindiana.com/2009/03/20/urbanita-9/">9</a></p>
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