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	<title>editoria indipendente &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Benway Series</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Apr 2024 05:21:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[benway series]]></category>
		<category><![CDATA[editoria di poesia]]></category>
		<category><![CDATA[editoria indipendente]]></category>
		<category><![CDATA[Forrest Gander]]></category>
		<category><![CDATA[Giulio Marzaioli]]></category>
		<category><![CDATA[louis zukofsky]]></category>
		<category><![CDATA[Mariangela Guàtteri]]></category>
		<category><![CDATA[Marlene NourbeSe Philip]]></category>
		<category><![CDATA[Ron Silliman]]></category>
		<category><![CDATA[scritture di ricerca]]></category>
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					<description><![CDATA[Risposte di <strong> Mariangela Guatteri e Giulio Marzaioli </strong> <br /> ... ci concedemmo la possibilità di cercare altre scritture c.d. “di ricerca” consimili, soprattutto al di là della lingua italiana, e di pubblicarle in Italia in un contesto che non era così ricettivo rispetto a tali opere.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>[Continua quella che vorrebbe essere non tanto un’indagine, ma una ricognizione ragionata e dialogata dell’editoria indipendente di poesia. Abbiamo già parlato di</em> <a href="https://www.nazioneindiana.com/2024/01/15/le-mancuspie-una-nuova-collana-di-poesia/">Le Mancuspie</a>, <em>una collana di poesia diretta da Antonio Bux per le edizioni Graphe.it e di </em><a href="https://www.nazioneindiana.com/2024/03/25/collana-adamas-la-vita-felice-editore/">Adamàs</a><em>, per La vita felice editore, diretta da Tommaso Di Dio, Vincenzo Frungillo, Ivan Schiavone. a. i.]</em></p>
<p>Risposte di <strong>Mariangela Guatteri</strong> e <strong>Giulio Marzaioli</strong></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Che cosa ti ha spinto a fare l’editore e quale obiettivo ti poni con il tuo lavoro?</em></p>
<p>Come curatori del progetto <a href="https://benwayseries.wordpress.com/">Benway Series</a>, la motivazione iniziale è da ricondurre alla nostra dimensione di “autori”: in quanto tali, all’epoca dell’ideazione del progetto (che inizialmente era curato anche da Marco Giovenale e Michele Zaffarano) ci concedemmo la possibilità di cercare altre scritture c.d. “di ricerca” consimili, soprattutto al di là della lingua italiana, e di pubblicarle in Italia in un contesto che non era così ricettivo rispetto a tali opere. Il vettore esplorativo si configurò come un progetto più che altro intellettuale e artistico aperto anche a opere in lingua italiana (rigorosamente tradotte a loro volta per consentire sempre un dialogo più ampio) e a proposte non strettamente legate alla scrittura, o solo ad essa, intendendo l’opportunità che ci siamo concessi come una sorta di factory in continua via di definizione.</p>
<p><em>Che regime di produzione hai? Ti soddisfa quello che riesci a mettere in opera (numero di titoli all’anno)?</em></p>
<p>Non abbiamo necessità e vincoli di produzione. Realizziamo i progetti che ci piacciono e ci convincono nei tempi e nei modi di cui siamo capaci, con tutti i limiti e le disponibilità che si possono immaginare per quanto riguarda un progetto indipendente e non finanziato.</p>
<p><em>Come è nata l’idea di questa nuova collana di poesia?</em></p>
<p>Vedi sopra.</p>
<p><em>Come scegli i libri che vuoi pubblicare? Quali sono i criteri che ti guidano? Sei interessato a difendere aree poetiche o correnti specifiche all’interno del panorama contemporaneo?</em></p>
<p>Fino ad oggi ogni libro è nato dall’appassionamento ad un’idea e alla condivisione di questa idea tra noi (M. Guatteri e G. Marzaioli), l’autore o gli autori e tutti color che possono e/o vogliono collaborare alla realizzazione dell’opera finale. Chiaramente sappiamo di avere un orientamento e di avere in qualche modo segnato un percorso di cui è giusto tener conto, ma non siamo affezionati a scuole o dottrine specifiche. Per quanto la storicizzazione sia inevitabile e anche imprescindibile, riteniamo che sia prematuro farne parte, sempre che qualcuno consideri in tal senso degno il percorso di Benway Series.</p>
<p><em>Cosa pensi dell’oggetto libro e dell’esperienza di lettura che veicola? È una forma di conoscenza in grado di distinguersi da quelle che circolano attraverso altri media e altri supporti? Come vedi la sua articolazione di vecchio media con i media attuali? Come ti poni nei confronti delle correnti convenzioni editoriali (tipografia, impaginazione, formato)?</em></p>
<p>Sicuramente il libro è una forma di offerta e di condivisione di idee che si distingue da altri, altrettanto degni. Per quanto in via di estinzione non sarà mai estinto, probabilmente riconfigurerà il proprio posizionamento nella vita quotidiana, al pari della lettura. Per quanto ci riguarda consideriamo che ogni limite è un’opportunità, e per quanto riguarda la minor diffusione del libro cartaceo, l’assenza di eccessive sponde di confronto e dimensionamento consente maggior libertà: siamo sempre più propensi a considerare l’oggetto libro come una vera e propria opera d’arte le cui potenzialità possono essere continuamente definite e ridefinite.</p>
<p><em>Quali sono i punti critici che impediscono alla tua azione di essere più efficace?</em></p>
<p>Non pensiamo in questi termini al nostro impegno di editori. Per quanto ci riguarda ciò che facciamo traccia un cammino da fare assieme agli autori con i quali collaboriamo e ai lettori che ci seguono, che siano 1, 10 o 100. La cosa più importante è stare in movimento e farlo assieme ad altri.</p>
<p><em>Che visione hai dell’editoria media e grande in Italia, soprattutto per quello che riguarda la poesia?</em></p>
<p>Ci sono e ci saranno sempre fasi e cicli. Alle volte proliferano collane di poesia, alte volte si celebra il funerale del genere. Potremmo enumerare varie e numerose teorie ed opinioni ben note a che si interessa di scritture diverse dalla narrativa, ma sarebbe di scarso interesse per chi legge ripetere quanto già ampiamente dibattuto. Forse una valutazione che potrebbe risultare utile sia per chi scrive che per chi si impegna a promuovere la scrittura, è che bisognerebbe sempre misurarsi con tre dimensioni temporali: quella attuale, quella di domani e quella di sempre. Scrivere, e promuovere scrittura, considerando che ciò che si fa dovrebbe valere per un tempo presente, un futuro e per l‘eternità.  Anche solo l’illusione di bilanciare in un’opera le tre misure temporali può essere una prospettiva nella quale inquadrare la propria attività, al di là delle circostanze del caso o dei casi che occupano la vita letteraria.</p>
<p>*</p>
<pre style="font-size: 13pt; font-family: Georgia; background-color: white;">da <strong>Louis Zukofsky</strong>, <em>80 Flowers / 80 fiori</em>
Traduzione di Rita R. Florit, Postfazione di Paul Vangelisti
Colorno: Tielleci,  2024. (Benway Series; 16). 
First Edition: Louis Zukofsky, 80 Flowers, Stinehour Press, Lunenburg, Vermont, 1978.


Aster
A star tow ash stow
rote crowd mickle mass<em> daisy
frostflower</em> lazytongs lightning aster risk
your fire anneal generous gentle
baited shadow some moss-burn’d summer
evergreen-winter connect a cut clay
aurous quick gnomon he’ll mellow
lucre head purple black study

* * *

Astro
Un astro traino cenere serba
ripetizione moltitudine mucchio ammasso <em>margherita
fiordibrina</em> pinzestesa luminescente astro rischio
tuo fuoco tempri magnanimo mite
adescata ombra qualche muschio-bruciato estate
sempreverde–inverno unisce un taglio creta
aureo rapido gnomone si calmerà
lucro testa viola nero studio



Daisy
Bellis perennis daisy of history
<em>ing lace</em> water-formed a hid
pin-eyed thrum-eyed brehon-rule eve adam
adam eve meadows birth-hymn drupe-studded
strawberry oversell spring-freeze whipperwill storm
pied-daisy rays vogue green-erin discs
may not excel white double-ray largess
sails-gold-discs heritage<em> fort at Montauk</em>

* * *

Margherita
<em>Bellis perennis margherita</em> della storia
merletto forma d’acqua un nascosto
perno-occhiuto sibilo-occhiuto legge-brehon eva adamo
adamo eva pascoli inno-originario drupa-punteggiata
fragola incensata sorgente-ghiacciata succiacapre bufera
margherita-variopinta raggi in-voga dischi verde-irlanda
forse non eccelle bianco doppio-raggio generoso
vele-oro-dischi <em>eredità forte di Montauk

*
</em>
da <strong>Marlene NourbeSe Philip</strong>, <em>ZONG! Come narrato all’autrice da Setaey Adamu Boateng.</em>
Traduzione: Renata Morresi. Traduzione di «Notanda» e di «Gregson vs Gilbert»: Andrea Raos. 
Traduzione di «Ẹbọra»: Mariangela Guatteri.
Colorno: Tielleci, 2021. (Benway Series; 14).

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*

da <strong>Forrest Gander</strong>, <em>Essere con / Be With.</em> Con 6 fotografie di / With 6 photographs by Michael Flomen
Traduzione di Alessandro De Francesco.
Colorno: Tielleci, 2020. (Benway Series; 14).

A few days later
their bliss grew
an impenetrable
skin. Then dissolved
itself completely, 
the liquid content of
that skin turning
to a sort of jelly
from which erupts
a new creature
whose organs
lack any identity
with what came
before.



Have I lived
something stupid?
Am I the coward
responsible for 
nothing?

* * *

Qualche giorno dopo
la loro felicità sviluppò
una pelle
impenetrabile. Poi si
dissolse completamente,
e il contenuto liquido di
quella pelle si trasformò
in una sorta di gelatina
da cui emerge
una nuova creatura
i cui organi
mancano di identità
con quanto era venuto
prima.



Ho vissuto
qualcosa di stupido?
Sono il codardo
responsabile di
niente?

–––––––
da <strong>Ron Silliman</strong>, <em>Il quaderno cinese / The Chinese Notebook</em>
Traduzione: Massimiliano Manganelli.
Colorno : Tielleci, 2019. (Benway Series; 13).

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<strong>*</strong>

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</pre>
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		<title>Collana Adamàs, La vita felice editore</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2024/03/25/collana-adamas-la-vita-felice-editore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Mar 2024 06:42:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[editoria indipendente]]></category>
		<category><![CDATA[Florinda Fusco]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Ferrara]]></category>
		<category><![CDATA[Heiner Muller]]></category>
		<category><![CDATA[ivan schiavone]]></category>
		<category><![CDATA[La vita felice editore]]></category>
		<category><![CDATA[piccola editoria]]></category>
		<category><![CDATA[poesia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Tommaso Di Dio]]></category>
		<category><![CDATA[Vincenzo Frungillo]]></category>
		<category><![CDATA[vito bonito]]></category>
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					<description><![CDATA[Risposte di <strong> Vincenzo Frungillo </strong> <br /> Continua la nostra inchiesta sull'editoria indipendente di poesia. Si parla della collana Adamàs.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>[Continua quella che vorrebbe essere non tanto un&#8217;indagine, ma una ricognizione ragionata e dialogata dell&#8217;editoria indipendente di poesia. Abbiamo iniziato con</em> <a href="https://www.nazioneindiana.com/2024/01/15/le-mancuspie-una-nuova-collana-di-poesia/">Le Mancuspie</a>, <em>una collana di poesia diretta da Antonio Bux per le edizioni Graphe.it. a. i.]</em></p>
<p>La Collana<em> Adamàs</em>, La vita felice editore, è diretta da <strong>Tommaso Di Dio</strong>, <strong>Vincenzo Frungillo</strong>, <strong>Ivan Schiavone</strong>. Nel 2023 sono stati pubblicati i libri di Heiner Muller (settembre), Vito Bonito (maggio), Florinda Fusco (maggio), Franco Ferrara (dicembre), di cui presentiamo degli estratti. Nel 2024, sono usciti in febbraio <em>Cinema di sortilegi</em> di Tommaso Ottonieri e <em>06.010</em> di Sara Davidovics.</p>
<p>Risposte di <strong>Vincenzo Frungillo</strong></p>
<p><em>Come è nata l’idea di questa nuova collana di poesia?</em></p>
<p>La collana Adamàs, diretta da Ivan Schiavone, Tommaso Di Dio, oltre che da me, nasce ufficialmente nel 2023 con i primi tre volumi pubblicati (Vito Bonito, Florinda Fusco e Heiner Müller), ma in realtà l’idea di un nuovo spazio per la poesia contemporanea era nei nostri pensieri già da un po’ di tempo. Dopo la scomparsa dell’editore Francesco Forte e la chiusura della casa editrice Oèdipus, era finita anche la meritoria collana Croma K, diretta da Invan Schiavone, quindi ci siamo ripromessi di continuare il lavoro di Ivan con un’altra casa editrice per non disperdere i progetti già in cantiere ed aggiungervi idee e proposte mie e di Tommaso. <em>La vita felice</em> e l’editore Gerardo Mastrullo ci hanno dato quest’occasione e l’abbiamo accolta con entusiasmo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Che regime di produzione avete? Vi soddisfa quello che riuscite a mettere in opera (numero di titoli all’anno)? </em></p>
<p>Il regime di produzione è piuttosto intenso, in verità. Ci siamo ripromessi di pubblicare nove volumi all’anno con tre titoli in febbraio, tre in maggio e tre in novembre. Direi che siamo soddisfatti anche se la cura dei libri ci impegna abbastanza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Come scegliete i libri che volete pubblicare? Quali sono i criteri che vi guidano? Siete interessato a difendere aree poetiche o correnti specifiche all’interno del panorama contemporaneo?</em></p>
<p>Nella terna di libri pubblicati abbiamo deciso di inserire un/una autore/autrice straniero/a, magari inedito/a in Italia, anche se abbiamo aperto con la ristampa di Heiner Müller, <em>Non scriverai più a mano</em>, tradotto da Anna Maria Carpi, già edito da Scheiwiller, ma non più disponibile; un/a autore/autrice italiano/a del recente passato che reputiamo importante per le nuove generazioni, ma che non ha ancora lo spazio editoriale che meriterebbe, ad esempio, insieme ad Argo edizioni si è avviato un progetto di ripubblicazione delle opere di Franco Ferrara; e infine un/a autore/autrice italiano/a che reputiamo importante per l’attuale panorama poetico nazionale: finora abbiamo pubblicato Vito Bonito, Florinda Fusco, Tommaso Ottonieri, Sara Davidovics. Il fatto che noi tre curatori siamo anche tre autori piuttosto diversi l’uno dall’altro per poetica, oltre che formatici in tre aree geografiche piuttosto diverse (Napoli, Roma, Milano), ci aiuta ad avere una visione piuttosto ampia dell’attuale panorama. Aiuta inoltre la possibilità che ognuno di noi ha di essere a contatto con contesti poetici internazionali: prossime uscite straniere previste provengono da aree linguistiche differenti (portoghese, tedesco, macedone, americano). Non abbiamo una linea o una corrente privilegiata, come dicevo, veniamo da ambiti differenti e cerchiamo di prendere il meglio di ciò ci sta intorno o che ci viene proposto. Abbiamo però stilato un piccolo testo programmatico in cui abbiamo cercato di dire qualcosa sulle nostre intenzioni. Ne riporta una parte qui di seguito:</p>
<p>“La parola [Adamàs] appare in una celebre poesia di Guido Guinizzelli («Com’adamàs del ferro in la minera») e porta con sé l’idea – che facciamo nostra – di una scrittura che non ponga l’alternativa oziosa fra pensiero e poesia, fra conoscenza, filosofia e arti del linguaggio e della scrittura, ma tenti di portare le prime e le seconde ad un punto di fusione che le renda coese e indistinguibili. E insieme duplice e una sola è la stessa parola “adamàs”: possiamo sì tradurla con “diamante”, ma anche con quella di “calamita”, perché si attribuiva a questo minerale il potere sia di risplendere e farsi trasparente e così rilanciare la luce che lo penetrava, sia quello di attrarre a sé per una forza invisibile e stupefacente il metallo ferroso, opaco, denso e pesante. Così pensiamo debba essere la poesia: da un lato deve portare il ricordo degli strati più sepolti di noi e saper trarre alla superficie il rimosso geologico del nostro vivere sul pianeta terra, dall’altro sapere raccogliere intorno alla propria luce una densità metallica e metamorfica di significati e di atmosfere, di visioni e cosmologie che possano sfuggire all’ipocrita semplicità della più trita comunicazione a cui il l’epoca dello spettacolo ci ha condannato e che sempre più sembra pervasiva, anche nelle scritture che si dicono letterarie”.</p>
<p>Non esiste quindi una corrente poetica di appartenenza ma l’attenzione ad autori e autrici autentici e autentiche che sappiano traferire in un libro di poesia quanto auspicato nel nostro manifesto.</p>
<p>*<br />
<img loading="lazy" class="alignnone wp-image-107564 size-medium" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/03/non-scriverai-piu-a-mano-618782-1-237x300.jpg" alt="" width="237" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/03/non-scriverai-piu-a-mano-618782-1-237x300.jpg 237w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/03/non-scriverai-piu-a-mano-618782-1-150x190.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/03/non-scriverai-piu-a-mano-618782-1-300x380.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/03/non-scriverai-piu-a-mano-618782-1-331x420.jpg 331w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/03/non-scriverai-piu-a-mano-618782-1.jpg 631w" sizes="(max-width: 237px) 100vw, 237px" /></p>
<pre style="font-size: 13pt; font-family: Georgia; background-color: white;"><strong>Heiner Müller</strong>
Da<em> Non scriverai più a mano</em>, 2023

Pellicola nera
Il visibile
Si può fotografare
O PARADISO
DELLA CECITA’
Ciò che ancora si ascolta
È conservato 
TAPPATI GLI ORECCHI FIGLIO
I sentimenti
Sono di ieri Pensato
Non viene nulla di nuovo Il mondo
Si sottrae alla descrizione
Tutto l’umano
Diventa estraneo 
                            
                                     1993
*

<img loading="lazy" class="size-medium wp-image-107569 alignnone" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/03/copertina-Bonito-240x300.jpg" alt="" width="240" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/03/copertina-Bonito-240x300.jpg 240w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/03/copertina-Bonito-150x188.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/03/copertina-Bonito-300x375.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/03/copertina-Bonito-336x420.jpg 336w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/03/copertina-Bonito.jpg 697w" sizes="(max-width: 240px) 100vw, 240px" />

<strong>Vito M. Bonito</strong>
Da <em>Acrobeati</em>, 2023



I


è come sui papaveri esausti
le zanzare
un deliquìo di morte
un iperìo senza più porte

una festa di sangui
di cirrose protervie
banalmente impervie

come a volte
quando scendi da le stelle
o mi del cielo
nel sì del mio sfacelo

tra li papavera belle

	oh! perché perché
	allor ti lingui?

oh! perché?
		ti esangui?

[…]

che? non ti piageva
la smisurata tua doglianza?
la buia lontananza?
la bua senza speranza?
il fior che fragile morì
tra gli usignuoli già in ardore?

non è abbastanza
questo papaverico tremore?

cos’è che non sai?
o è perché te ne vai e vai
e vai alfin laggiù
tra i rrasoi
che rrose non furono mai

luce morte dondolio
oh sine fine addio

beate rrime addio beate
mai state mai neppure nate

voi
spente lampadine
io fervente
senza mutandine


II


ergo la vita è un vuoto esergo
non scritto
		io porto il cimiero in segno di castità
		li nervi bianchissimi dei denti

io mi dentificavo ogni mese
poi mi cariavo
il cimiero non me lo sono tolto
nemmeno da morto

abbiamo tutti paura come i fioretti nel notturno
gelo solo che noi in noi chiudiamo lo sfacelo
ci fanno male gli arti le pupille l’infinita
solitudine prostatica

siamo solo un dolore impertinente
un reuma un’unghia che non cade tra le rrose
						o dove o niente


*
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<strong>Florinda Fusco</strong>
Da <em>Materia osservabile</em>, 2023

1.
Leggera fluttuazione sulla gonna. La maglia fuxia. La chewing gum si gonfia tra le labbra. Piccola 
croce tatuata sulla spalla. Guarda in alto adesso. Verso nord-est. Sembrerebbe un nulla. Ma: una
leggera fluttuazione ha generato un’espansione che ha prodotto materia e ordine: galassie, stelle, 
pianeti.

2.

Ecco la lista delle cose presenti: 
diario, borsetta, cappello a falda ampia, smalto, pillole
Errato: sono cose del passato, di un miliardesimo di secondo fa, il tempo che la luce emessa 
dalle cose impiega a raggiungere gli occhi
Ecco la lista delle cose presenti: 
la luce

*

</pre>
<p><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-107578 alignnone" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/03/lettere-a-natasha-618820-236x300.jpg" alt="" width="236" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/03/lettere-a-natasha-618820-236x300.jpg 236w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/03/lettere-a-natasha-618820-150x191.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/03/lettere-a-natasha-618820-300x382.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/03/lettere-a-natasha-618820-330x420.jpg 330w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/03/lettere-a-natasha-618820.jpg 628w" sizes="(max-width: 236px) 100vw, 236px" /></p>
<p><strong>Franco Ferrara</strong></p>
<p>Da <em>Lettere a Natasha</em>, 2024</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>[…]</p>
<p>il silenzio</p>
<p>ma l’audacia che pongo con questa parola</p>
<p>è (anche) annientamento dalla devastazione</p>
<p>del tempo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(Perché non parli?</p>
<p>dovrebbe allora disorientarmi la solare incautela</p>
<p>cui affido la mia tendenza di essere?)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(Ricordi? lo abbiamo detto:</p>
<p><em>«la gioia è infinitamente ricca, dà, getta via; </em></p>
<p><em>la gioia è più assetata, più vigorosa, </em></p>
<p><em>più affamata, più terribile, più estrema </em></p>
<p><em>                                        di ogni dolore&#8230; </em></p>
<p><em>implora perché qualcuno prenda; vorrebbe </em></p>
<p><em>                                                  essere odiata </em></p>
<p><em>tanto è ricca la gioia </em></p>
<p><em>                    che è assetata anche di dolore!»</em>)</p>
<p>Per questo, vedi?</p>
<p>sento di trarre nutrimento</p>
<p>anche da questa eccezione al silenzio</p>
<p>che ti offro come una focaccia</p>
<p>di datteri e d’orzo;</p>
<p>(e anche per questo</p>
<p>sento che non posso esimermi dal porre la mano</p>
<p>nella stimma di questa luce).</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>“Le mancuspie”, una nuova collana di poesia</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2024/01/15/le-mancuspie-una-nuova-collana-di-poesia/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2024/01/15/le-mancuspie-una-nuova-collana-di-poesia/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jan 2024 06:15:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[incisioni]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Bux]]></category>
		<category><![CDATA[cristina annino]]></category>
		<category><![CDATA[editoria di poesia]]></category>
		<category><![CDATA[editoria indipendente]]></category>
		<category><![CDATA[Gino Scartaghiande]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Manganelli]]></category>
		<category><![CDATA[Le mancuspie]]></category>
		<category><![CDATA[Luciana Frezza]]></category>
		<category><![CDATA[poesia italiana contemporanea]]></category>
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					<description><![CDATA[Una presentazione e un'intervista ad <strong>Antonio Bux</strong><br />, direttore di una nuova collana di poesia: "Le mancuspie" per le Edizioni Graphe.it. Volumi di: Luciana Frezza, Giorgio Manganelli, Gino Scartaghiande, Cristina Annino.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>“Le mancuspie”</strong> è una nuova collana di poesia diretta da <strong>Antonio Bux</strong> per le Edizioni Graphe.it di Perugia. Il progetto editoriale si annuncia particolarmente serio e attraente. Tra il 2022 e il 2023, sono usciti i primi quattro titoli: <em>Parabola sub</em> di Luciana Frezza (prefazione di Walter Pedullà), <em>Un uomo pieno di morte</em> di Giorgio Manganelli, <em>Sonetti d’amore per King-Kong</em> di Gino Scartaghiande e <em>L’udito cronico</em> di Cristina Annino. Ne ho parlato con Antonio Bux, che ci ha permesso di pubblicare anche alcuni testi e le notizie relative ai singoli volumi già pubblicati. <strong>Andrea Inglese</strong></p>
<p><em>Come è nata l’idea di questa nuova collana di poesia?</em></p>
<p>Conoscevo l’editore Graphe.it per via di qualche sua pubblicazione di saggistica breve, settore a cui dedica la maggior parte del suo lavoro, ma anche per via di una pubblicazione della sua precedente collana di poesia (Calligraphia), che non mi era dispiaciuta, soprattutto per l’oggetto libro. Lo contattai, dunque, per proporgli una mia antologia e lui (Roberto Russo), devo dire, fu entusiasta della mia mail perché mi conosceva e stimava e dunque era felice di poter fare un lavoro con me. Una volta uscito il mio libro, e constatando la serietà e la professionalità di questo piccolo editore umbro che ragiona però da grande, gli ho proposto l’idea di una nuova collana di poesia da me diretta.</p>
<p><em>Che regime di produzione avete previsto (quanto titoli l’anno)?</em></p>
<p>L’idea alla base era semplice: due titoli l’anno (uno in febbraio e uno in settembre) che avrebbero rappresentato la collana di punta della poesia per questo editore. Russo accettò con entusiasmo la proposta, e, dato che in precedenza nelle altre tre collane di poesia che ho il piacere di dirigere ho sempre più o meno trattato con autori esordienti o nuovissime e poco conosciute voci, ho pensato di puntare a una collana che facesse confluire al suo interno voci già note al pubblico della poesia.</p>
<p><em>Quali sono i criteri che ti hanno guidato nella scelta dei titoli? </em></p>
<p>Il progetto è andato costruendosi dunque da sé, pubblicazione dopo pubblicazione, l’idea di base iniziale era proporre sia antologie che libri fuori catalogo di autori viventi e non. Per quanto riguarda il primo volume, <em>Parabola sub</em> di Luciana Frezza, posso dire che ero già da tempo in contatto con la figlia della poetessa scomparsa nel 1994 (avevo collaborato, infatti, all’uscita dell’opera omnia <em>Comunione col fuoco</em>, edita da Editori Riuniti ma già da tempo fuori commercio), perciò è stato semplice pensare di iniziare la collana con una pubblicazione del genere. Stesso discorso vale per il secondo volume, ovvero l’antologia <em>Un uomo pieno di morte</em> di Giorgio Manganelli, omaggio che abbiamo pensato di fare al grande autore grazie alla figlia Lietta, ben disponibile ed entusiasta della proposta, data l’occasione del centenario dalla nascita del babbo. Anche i successivi due volumi pubblicati, ovvero <em>Sonetti d’amore per King-Kong</em> di Gino Scartaghiande (uscito per la prima volta nel 1977) e <em>L’udito cronico</em> di Cristina Annino (comparso solo in precedenza nell’antologia einaudiana “Nuovi poeti italiani 3” a cura di Walter Siti nel 1984), sono stati scelti per via dell’importanza dei due autori e per l’amicizia e la stima che mi legavano da anni ad essi. Ma la collana non si occuperà solo di ripescaggi di libri fuori catalogo o di omaggi ad autori scomparsi, e lo testimoniano le prossime pubblicazioni (i prossimi tre volumi sono infatti inediti di autori viventi già abbastanza riconosciuti; senza anticipare troppo, posso annunciare che nel febbraio del 2024 uscirà il nuovo libro di Gianfranco Lauretano). Insomma, l’idea è innanzitutto quella di puntare sulla qualità, offrendo uno spaccato sobrio, date le sole due uscite annue, ma preciso su cosa offre la poesia di oggi ma anche quella che è stata la poesia in tutto il secondo novecento italiano. Nel magmatico panorama attuale dell’editoria poetica del nostro paese che, all’asfittica e politicizzata condizione delle medie e grandi case editrici alterna la iper-produttività, spesso deleteria, degli editori piccoli e indipendenti, ho pensato di creare un piccolo “porto sicuro” per il lettore. Pochissimi libri ma buoni, sobri ed eleganti, riconoscibili però ognuno scelto per una propria cifra speciale. Insomma, nessun solito “scambio di figurine” (come spesso avviene tra addetti ai lavori) né mero sciacallaggio culturale; solo l’insindacabile scelta estetica di un curatore che si assume le responsabilità del caso.</p>
<p style="text-align: center;">⇓</p>
<p><img loading="lazy" class="wp-image-106524 size-medium alignnone" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/01/FREZZA_Parabolasub_cover-193x300.jpg" alt="" width="193" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/01/FREZZA_Parabolasub_cover-193x300.jpg 193w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/01/FREZZA_Parabolasub_cover-658x1024.jpg 658w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/01/FREZZA_Parabolasub_cover-768x1195.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/01/FREZZA_Parabolasub_cover-150x233.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/01/FREZZA_Parabolasub_cover-300x467.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/01/FREZZA_Parabolasub_cover-696x1083.jpg 696w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/01/FREZZA_Parabolasub_cover-270x420.jpg 270w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/01/FREZZA_Parabolasub_cover.jpg 797w" sizes="(max-width: 193px) 100vw, 193px" /></p>
<p>Le mancuspie n. 1</p>
<p><em>Parabola sub</em>, di<strong> Luciana Frezza</strong></p>
<p>Prefazione di Walter Pedullà; 2022</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Euridice</strong></p>
<p>Se fossi caduto dal sonno</p>
<p>là fuori sull’erba</p>
<p>nel solco del serpente</p>
<p>mi avresti visto Orfeo</p>
<p>varcato senza peso</p>
<p>il divieto dei Luoghi</p>
<p>sorriso senza voltarti</p>
<p>raggiunto in un lampo</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>nel sogno unico</p>
<p>della vicinanza</p>
<p>vivo due volte</p>
<p>te lo dice una</p>
<p>due volte morta</p>
<p><strong>⊗</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" class="wp-image-106527 size-medium alignnone" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/01/MANGANELLI_Unuomopienodimorte_cover-193x300.jpg" alt="" width="193" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/01/MANGANELLI_Unuomopienodimorte_cover-193x300.jpg 193w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/01/MANGANELLI_Unuomopienodimorte_cover-150x233.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/01/MANGANELLI_Unuomopienodimorte_cover-300x466.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/01/MANGANELLI_Unuomopienodimorte_cover-271x420.jpg 271w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/01/MANGANELLI_Unuomopienodimorte_cover.jpg 451w" sizes="(max-width: 193px) 100vw, 193px" /></p>
<p>Le mancuspie n. 2</p>
<p><em>Un uomo pieno di morte</em>, di <strong>Giorgio Manganelli</strong></p>
<p>2022</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Signore,</p>
<p>un volto definito e chiaro,</p>
<p>altro non vorrei;</p>
<p>non so se mio destino</p>
<p>sia parole o musica o silenzio;</p>
<p>o sempre stare accanto</p>
<p>all’aperta finestra ad aspettare</p>
<p>di saper chi sia;</p>
<p>non so quale la via, quale la casa</p>
<p>che in così vasto intrico di destini</p>
<p>tu hai dato.</p>
<p>Prima che l’ora venga tarda,</p>
<p>– quando ogni ombra lunga</p>
<p>davanti a noi si stende come strada –</p>
<p>fa’ che più non cerchi, o mio Signore;</p>
<p>perché io so</p>
<p>che alcuni si salvano vivendo;</p>
<p>ma destini diversi</p>
<p>si spiegano soltanto col morire.</p>
<p><strong>⊗</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-106529 alignnone" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/01/sonetti-amore-per-king-kong-cover-192x300.jpg" alt="" width="192" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/01/sonetti-amore-per-king-kong-cover-192x300.jpg 192w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/01/sonetti-amore-per-king-kong-cover-150x235.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/01/sonetti-amore-per-king-kong-cover-300x470.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/01/sonetti-amore-per-king-kong-cover-268x420.jpg 268w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/01/sonetti-amore-per-king-kong-cover.jpg 528w" sizes="(max-width: 192px) 100vw, 192px" /></p>
<p>Le mancuspie n. 3</p>
<p><em>Sonetti d’amore per King-Kong</em>, di <strong>Gino Scartaghiande</strong></p>
<p>2023</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Il conto delle sere</strong></p>
<p>Son contento che stai bene.</p>
<p>In quanto a me, mi rapisce</p>
<p>a tratti alterni. Ieri mattina</p>
<p>mi piacquero molto gli occhi</p>
<p>di un ragazzo. Non ti va più</p>
<p>di parlare, lo so. È strano almeno,</p>
<p>non ti sento. Siamo diventati</p>
<p>più reticenti entrambi.</p>
<p>Non mi urli più nell’animo, né io</p>
<p>alzo la voce contro di te.</p>
<p>Che cosa ancora, quale altra</p>
<p>intromissione dovremo accettare?</p>
<p>L’accetteremo?</p>
<p>Erano belli i nostri discorsi</p>
<p>di una volta. Io ti amo.</p>
<p>O mio Kong, mio re dell’isola</p>
<p>sperduta, mio occhio io ti amo.</p>
<p><strong>⊗</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-106530 alignnone" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/01/cristina-annino-l-udito-cronico-cover-183x300.jpg" alt="" width="183" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/01/cristina-annino-l-udito-cronico-cover-183x300.jpg 183w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/01/cristina-annino-l-udito-cronico-cover-626x1024.jpg 626w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/01/cristina-annino-l-udito-cronico-cover-150x245.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/01/cristina-annino-l-udito-cronico-cover-300x491.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/01/cristina-annino-l-udito-cronico-cover-696x1139.jpg 696w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/01/cristina-annino-l-udito-cronico-cover-257x420.jpg 257w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/01/cristina-annino-l-udito-cronico-cover.jpg 758w" sizes="(max-width: 183px) 100vw, 183px" /></p>
<p>Le mancuspie n. 4</p>
<p><em>L’udito cronico</em>, di <strong>Cristina Annino</strong></p>
<p>2023</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Caos</strong></p>
<p>Premettendo</p>
<p>ch’è sempre doloroso impalare</p>
<p>l’anima in un discorso, scrivere</p>
<p>un diario, lettere, versare</p>
<p>iride nella tinozza di un colloquio.</p>
<p>A quest’età e con i tempi che corrono,</p>
<p>io siedo al bordo dell’orecchio</p>
<p>universale; dico</p>
<p>«biondo, marziale cieco cielo</p>
<p>dove il tempo è rotondo: la verità</p>
<p>è orrendo cannocchiale».</p>
<p>Poi mi rivolto, ascolto chi parla,</p>
<p>annuso odore di vero nel parziale</p>
<p>gesto di chi mi appaia. Credo</p>
<p>a tutto; a quest’età si è un cimitero</p>
<p>abbastanza paziente.</p>
<p><strong>⊗</strong></p>
<p>Per ulteriori approfondimenti, si possono consultare i seguenti link:</p>
<ul>
<li>Luciana Frezza:&nbsp;<a href="https://www.graphe.it/news-approfondimenti-perche-leggere-le-poesie-di-luciana-frezza-oggi-6993.html">https://www.graphe.it/news-approfondimenti-perche-leggere-le-poesie-di-luciana-frezza-oggi-6993.html</a></li>
<li>Giorgio Manganelli:&nbsp;<a href="https://www.graphe.it/news-approfondimenti-perche-leggere-le-poesie-di-giorgio-manganelli-oggi-6994.html">https://www.graphe.it/news-approfondimenti-perche-leggere-le-poesie-di-giorgio-manganelli-oggi-6994.html</a></li>
<li>Gino Scartaghiande:&nbsp;<a href="https://www.graphe.it/news-approfondimenti-perche-leggere-le-poesie-di-gino-scartaghiande-oggi-7014.html">https://www.graphe.it/news-approfondimenti-perche-leggere-le-poesie-di-gino-scartaghiande-oggi-7014.html</a></li>
<li>Cristina Annino:&nbsp;<a href="https://www.graphe.it/news-approfondimenti-perche-leggere-oggi-la-poesia-di-cristina-annino-7040.html">https://www.graphe.it/news-approfondimenti-perche-leggere-oggi-la-poesia-di-cristina-annino-7040.html</a></li>
</ul>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Elba Book Festival. Seconda Edizione</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2016/07/22/elba-book-festival-seconda-edizione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Jul 2016 10:40:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mosse]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[editoria indipendente]]></category>
		<category><![CDATA[elba book festival]]></category>
		<category><![CDATA[festival]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=63776</guid>

					<description><![CDATA[Elba Book Festival SECONDA EDIZIONE FESTIVAL DELL’EDITORIA INDIPENDENTE 26-29 luglio 2016 Rio nell’Elba http://www.elbabookfestival.com/ &#160; MARTEDÌ 26 LUGLIO &#124; primo giorno &#160; ORE 18.00 – 24.30 APERTURA BOOKSHOP &#124; PIAZZA DEL POPOLO ORE 18.30 &#124; SALOTTO BUONO &#124; TERRAZZA DEL BARCOCAIO &#124; APERTURA DEI LAVORI Saluto del Sindaco di Rio nell’Elba Arch. Claudio De Santi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Elba Book Festival </strong><strong>SECONDA EDIZIONE</strong></p>
<p><strong>FESTIVAL DELL’EDITORIA INDIPENDENTE</strong></p>
<p><strong>26-29 luglio 2016</strong></p>
<p><strong>Rio nell’Elba</strong></p>
<p><strong><a href="http://www.elbabookfestival.com/">http://www.elbabookfestival.com/</a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>MARTEDÌ 26 LUGLIO | </strong><strong>primo giorno</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>ORE 18.00 – 24.30 APERTURA BOOKSHOP | PIAZZA DEL POPOLO</strong></p>
<p><strong>ORE 18.30 | SALOTTO BUONO | TERRAZZA DEL BARCOCAIO | APERTURA DEI LAVORI</strong></p>
<p>Saluto del Sindaco di Rio nell’Elba Arch. <strong>Claudio De Santi</strong></p>
<p>Saluto del Comune di Ferrara, Assessore Dott.ssa <strong>Caterina</strong> <strong>Ferri</strong></p>
<p>Saluto Università per Stranieri di Siena</p>
<p>Saluto Presidente Acqua dell’Elba, Arch. <strong>Fabio Murzi</strong> – Main Sponsor</p>
<p>Saluto degli <strong>Organizzatori di Elba Book Festival</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>ORE 19.30 | SALOTTO BUONO | TERRAZZA DEL BARCOCAIO | PREMIO APPIANI</strong></p>
<p><strong>PRESENTA:</strong></p>
<p>Paolo Chillè, giornalista di Tenews</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>ORE 20.30 – 24.30 | SALOTTO BUONO | TERRAZZA DEL BARCOCAIO | DEGUSTAZIONI</strong></p>
<p><em>Aperitivo con prodotti tipici elbani:</em></p>
<p><strong>VisitElba</strong></p>
<p><em>Aperitivo con prodotti tipici ferraresi:</em></p>
<p><strong>VisitFerrara</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>ORE 21.30 – 22.00 | PIAZZA MATTEOTTI | MAIN SPONSOR</strong></p>
<p>A <em>sharing</em> experience.</p>
<p>Presentazione del Social Book &#8220;<em>Essenza di un’Isola</em>&#8221;</p>
<p>Intervengono:</p>
<p>Fabio Murzi, Presidente Acqua dell’Elba</p>
<p>Norman La Rocca, Direttore Marketing Acqua dell’Elba</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>ORE 22.00 – 24.00 PIAZZA MATTEOTTI | DIBATTITO</strong></p>
<p><strong><em>BIBLIOTECHE, GRANAI CONTRO L&#8217;INVERNO DELLO SPIRITO</em></strong></p>
<p><strong>PRESENTA:</strong></p>
<p><strong><em>Elena Maestrini</em></strong>, giornalista di ElbaReport</p>
<p><strong>INTERVENTI:</strong></p>
<p><strong><em>Andrea Kerbaker</em></strong>, giornalista e scrittore</p>
<p><strong><em>Giuseppe Marcenaro</em></strong>, giornalista e scrittore</p>
<p><strong><em>Matteo Codignola</em></strong>, editor e traduttore di Adelphi Edizioni</p>
<p><strong>MODERA:</strong></p>
<p><strong><em>Gloria Peria</em></strong>, Responsabile degli archivi storici comunali dell&#8217;Isola d&#8217;Elba</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>MERCOLEDÌ 27 LUGLIO | </strong><strong>secondo giorno</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>ORE 10.00 – 12.00 COLAZIONE CON L’EDITORE | PIAZZA DEL POPOLO</strong></p>
<p>10.00– 10.40 Bar Cipolla, spazio a cura di <em>Red Star Press.</em></p>
<p>10.40 – 11.20 Bar Il Rifugio del Nottolo, presentazione di <em>Srebrenica. La giustizia negata</em> di Luca Leone, Infinito Edizioni (2015).</p>
<p>11.20 – 12.00 Bar La Piazza, spazio a cura di <em>Edicola Ediciones</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>ORE 10.00 – 12.00</strong> <strong>IL LABORATORIO DEI BIMBI | SCUOLA “EMILIO AGOSTINI”</strong></p>
<p><strong><em>ALLA SCOPERTA DEI GEROGLIFICI</em></strong><em>,</em> a cura di <em>Edizioni Saecula.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>ORE 18.00 – 24.30 APERTURA BOOKSHOP | PIAZZA DEL POPOLO</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>ORE 18.30 – 19.30 APERITIVO CON L’EDITORE | PIAZZA DEL POPOLO</strong></p>
<p>18.30 – 19.30 Bar Cipolla, presentazione di <em>Morte di cioccolato</em> di Michela Gecele, Forme Libere (2016).</p>
<p>18.30 – 19.30 Bar La Piazza, presentazione de<em> Isola d&#8217;Elba. I taccuini dell&#8217;arcipelago toscano,</em> EDT (2016)<em>. </em>A cura di Elbadautore e Parco Nazionale dell&#8217;Arcipelago Toscano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>ORE 19.30 – 20.45 SALOTTO BUONO | TERRAZZA DEL BARCOCAIO | TAVOLA ROTONDA</strong></p>
<p><strong><em>LIBRO, SCUOLA, NUOVE CITTADINANZE</em></strong></p>
<p><strong>RELATORI:</strong></p>
<p><strong><em>Tahar Lamri</em></strong>, scrittore</p>
<p><strong><em>Mihai Butcovan</em></strong>, scrittore</p>
<p><strong><em>Carla Bagna</em></strong>, Università per Stranieri di Siena</p>
<p><strong><em>Silvia De Marchi</em></strong>, editor e collaboratore parlamentare</p>
<p><strong>MODERA:</strong></p>
<p><strong><em>Luca Lunedì</em></strong>, giornalista di Qui News Elba</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>ORE 20.30 – 24.30 | SALOTTO BUONO | TERRAZZA DEL BARCOCAIO | DEGUSTAZIONI</strong></p>
<p><em>Aperitivo con prodotti tipici elbani:</em></p>
<p><strong>VisitElba</strong></p>
<p><em>Aperitivo con prodotti tipici ferraresi:</em></p>
<p><strong>VisitFerrara</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>ORE 21.45 PIAZZA MATTEOTTI | SPONSOR</strong></p>
<p><strong>Saluti del Dott. Montalbetti, Direttore Generale del Consorzio COMIECO</strong></p>
<p><strong> </strong><strong>ORE 22.00 – 22.45 PIAZZA MATTEOTTI | LETTURE DAL CARCERE</strong></p>
<p><strong>ORE 22.45 – 24.30 PIAZZA MATTEOTTI | FILM DOCUMETARIO</strong></p>
<p><strong>ASMARINA</strong> di Alan Maglio e Medhin Paolos</p>
<p>(durata 69 min. &#8211; Italia 2015)</p>
<p>I registi saranno presenti alla proiezione</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>GIOVEDÌ 28 LUGLIO | </strong><strong>terzo giorno</strong><strong> </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>ORE 10.00 – 12.00 </strong><strong>COLAZIONE CON L’EDITORE | PIAZZA DEL POPOLO</strong></p>
<p>10.00 – 11.00 Bar il Rifugio del Nottolo, spazio a cura di <em>Edizioni Myra</em>.</p>
<p>11.00 – 12.00 Bar Cipolla, spazio a cura di <em>Exorma Edizioni.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>ORE 10.00 – 12.00</strong> <strong>IL LABORATORIO DEI BIMBI | CASA DEL PARCO “Franco Franchini”</strong></p>
<p><strong><em>ALLA SCOPERTA DEI FONDALI MARINI</em></strong> a cura di Chiara Luciani, biologa marina.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>ORE 18.00 – 24.30 APERTURA BOOKSHOP | PIAZZA DEL POPOLO</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>ORE 18.30 – 21.45 APERITIVO CON L’EDITORE | PIAZZA DEL POPOLO</strong></p>
<p>18.30 – 19.30 Bar Cipolla, <em>Le migliori 99 maison di Champagne</em>, a cura di Luca Burei e Alfonso Isinelli, Edizioni Estemporanee (2016)</p>
<p>19.30 – 20.30 Bar La Piazza, presentazione di <em>Andalù</em> di Vittorio Cotronei, postfazione di Paolo Ferruzzi, MdS Editore (2015)</p>
<p>20.30 – 21.45 Piazza Matteotti, <em>r</em><em>eading musicale poeti Persephone e laboratorio di scrittura creativa</em>, chitarre (Francesco Saverio Porciello e Alessandra Emprin Gilardini), regia di Marinella Da Roit.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>ORE 19.00 – 20.30 SALOTTO BUONO | TERRAZZA DEL BARCOCAIO | TAVOLA ROTONDA</strong></p>
<p><strong><em>DIRITTO D’AUTORE E NUOVE CONFIGURAZIONI DELL&#8217;EDITORIA INDIPENDENTE IN ITALIA.</em></strong></p>
<p><strong>RELATORI:</strong></p>
<p><strong><em>Roberto Caso</em></strong>, Università degli Studi di Trento.</p>
<p><strong><em>Simone Aliprandi</em></strong>, docente, avvocato e fondatore del progetto Copyleft-Italia.</p>
<p><strong><em>Paolo Primavera</em></strong>, editore</p>
<p><strong>MODERA:</strong></p>
<p><strong><em>Mario Sileo</em></strong>, docente e responsabile del progetto ComunEbook</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>ORE 20.30 – 24.30 | SALOTTO BUONO | TERRAZZA DEL BARCOCAIO | DEGUSTAZIONI</strong></p>
<p><em>Aperitivo con prodotti tipici elbani:</em></p>
<p><strong>VisitElba</strong></p>
<p><em>Aperitivo con prodotti tipici ferraresi:</em></p>
<p><strong>VisitFerrara</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>ORE 22.00 – 23.00 PIAZZA MATTEOTTI | TEATRO</strong></p>
<p><strong>THE RAVISHING BALLAD</strong></p>
<p>Compagnia di Teatro KUBLAKAN, regia di Elisabetta Bianca</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>ORE 23.15 – 24.15 PIAZZA MATTEOTTI | GIOCOLERIA</strong></p>
<p><strong>META&#8217; E MAVA&#8217;</strong><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>VENERDÌ 29 LUGLIO | </strong><strong>quarto giorno</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>ORE 10.00 – 12.00 </strong><strong>COLAZIONE CON L’EDITORE | PIAZZA DEL POPOLO</strong></p>
<p>10.00 – 10.40 Bar Cipolla, spazio a cura de <em>Editrice</em> <em>Il Sirente</em></p>
<p>10.40 – 11.20 Bar La Piazza, spazio a cura di <em>NN Editore.</em></p>
<p>11.20 – 12.00 Bar il Rifugio del Nottolo, presentazione di<em> Migrando </em>di Giulio Gasperini<em>, </em>END (2014).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>ORE 10.00 – 12.00</strong> <strong>IL LABORATORIO DEI BIMBI | SCUOLA “EMILIO AGOSTINI”</strong></p>
<p>Presentazione di <em>Scacciapensieri – Poesia che colora i giorni neri</em>, AA.VV., Mille Gru Edizioni (2015).</p>
<p>Laboratorio &#8220;<em>Poesia e pop-up&#8221; </em>(dai 6 anni in su).</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>ORE 18.00 – 24.30 APERTURA BOOKSHOP | PIAZZA DEL POPOLO</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>ORE 18.30 – 19.30 </strong><strong>APERITIVO CON L’EDITORE | PIAZZA DEL POPOLO</strong></p>
<p>18.30 – 19.30 Bar Cipolla, presentazione di <em>Sorgenti che sanno. </em><em>Acque, specchi, incantesimi</em>, AA.VV., a cura di Francesca Matteoni e Cristina Babino, La Biblioteca dei Libri Perduti (2016).</p>
<p>18.30 – 19.30 Bar il Rifuglio del Nottolo, presentazione di <em>Con un piede in acqua e l&#8217;altro sulla terra— Acquarellando lungo la costa da Roma a Luni</em> di Claudio Jaccarino, La Memoria del Mondo (2010).</p>
<p>18.30 – 19.30 Bar La Piazza, spazio a cura del <em>Gruppo scrittori senesi</em>.</p>
<p>19.30 – 20.30 Piazza Matteotti, presentazione di <em>Demone dentro</em> di Mattia Iacono<em>, </em>Tunué Edizioni (2016).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>ORE 15.30 – 22.30 SALOTTO BUONO | TERRAZZA DEL BARCOCAIO | ILLUSTRATION MARATHON</p>
<p>FERRO a cura della casa editrice <em>Kleiner Flug </em>e di<em> D&#8217;Uva Srl.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>ORE 20.30 – 24.30 | SALOTTO BUONO | TERRAZZA DEL BARCOCAIO | DEGUSTAZIONI</strong></p>
<p><em>Aperitivo con prodotti tipici elbani:</em></p>
<p><strong>VisitElba</strong></p>
<p><em>Aperitivo con prodotti tipici ferraresi:</em></p>
<p><strong>VisitFerrara</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>ORE 21.00 – 21.15 PIAZZA MATTEOTTI | PREMIO DEL PUBBLICO</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>ORE 22.30 – 24.00 PIAZZA MATTEOTTI | CONCERTI</strong></p>
<p><strong>FILARMONICA PIETRI </strong>dirige il Maestro Manrico Bacigalupi</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Editoria indipendente a Ostia</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2014/09/12/editoria-indipendente-a-ostia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alessandro broggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Sep 2014 12:00:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mosse]]></category>
		<category><![CDATA[benway series]]></category>
		<category><![CDATA[chapbooks]]></category>
		<category><![CDATA[editoria indipendente]]></category>
		<category><![CDATA[La Camera Verde]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Giovenale]]></category>
		<category><![CDATA[Mariangela Guatteri e Giulio Marzaioli]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[scrittura di ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[simona menicocci]]></category>
		<category><![CDATA[SYN]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=48816</guid>

					<description><![CDATA[A Ostia, sabato 13 settembre – alle ore 18:00 L’EDITORIA INDIPENDENTE AL FABER BEACH Lungomare Paolo Toscanelli 199 Presentazione di alcune collane editoriali esterne ai grandi circuiti: – Chapbooks (Arcipelago Edizioni) – Benway Series (Tielleci Editrice) – Syn (IkonaLiber) – Le edizioni de La Camera Verde e dell’antologia EX.IT – Materiali fuori contesto Dialogo con alcuni curatori: Marco Giovenale, Mariangela Guatteri e Giulio Marzaioli. Incontro a cura di Simona Menicocci. Su facebook: https://www.facebook.com/events/704204466320358/]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="color: #323232;text-align: center"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/09/esoed1.jpg"><img loading="lazy" class="alignnone size-full wp-image-48819" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/09/esoed1.jpg" alt="esoed" width="218" height="165" /></a></p>
<p id="yui_3_16_0_1_1410264483876_15356" style="color: #323232;text-align: center">A <span id="yui_3_16_0_1_1410264483876_15461" style="font-weight: bold;font-style: inherit">Ostia</span>, sabato <span style="font-weight: bold;font-style: inherit">13 settembre</span> – alle <span style="font-weight: bold;font-style: inherit">ore 18:00</span><br />
<span id="yui_3_16_0_1_1410264483876_15460" style="font-style: inherit;color: #ff0000"><span id="yui_3_16_0_1_1410264483876_15459" style="font-style: inherit">L’EDITORIA INDIPENDENTE AL FABER BEACH</span></span><br />
Lungomare Paolo Toscanelli 199</p>
<p id="yui_3_16_0_1_1410264483876_15443" style="color: #323232;text-align: center">Presentazione di alcune collane editoriali esterne ai grandi circuiti:<br />
– <a style="font-weight: inherit;font-style: inherit;color: #0d3d9b" href="https://www.facebook.com/pages/Chapbooks/376825939053954" target="_blank" rel="nofollow"><span style="font-weight: bold;font-style: inherit">Chapbooks</span></a> (Arcipelago Edizioni)<br />
– <a style="font-weight: inherit;font-style: inherit;color: #0d3d9b" href="http://benwayseries.wordpress.com/" target="_blank" rel="nofollow"><span style="font-weight: bold;font-style: inherit">Benway Series</span></a> (Tielleci Editrice)<br />
– <a style="font-weight: inherit;font-style: inherit;color: #0d3d9b" href="http://www.ikona.net/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=18&amp;Itemid=9" target="_blank" rel="nofollow"><span style="font-weight: bold;font-style: inherit">Syn</span></a> (IkonaLiber)<br />
– Le edizioni de <a style="font-weight: inherit;font-style: inherit;color: #0d3d9b" href="http://www.lacameraverde.com/" target="_blank" rel="nofollow"><span style="font-weight: bold;font-style: inherit">La Camera Verde</span></a></p>
<p id="yui_3_16_0_1_1410264483876_15444" style="color: #323232;text-align: center">e dell’antologia <span style="font-weight: bold;font-style: inherit"><a style="font-weight: inherit;font-style: inherit;color: #0d3d9b" href="http://eexxiitt.blogspot.it/p/exit.html" target="_blank" rel="nofollow">EX.IT – Materiali fuori contesto</a></span></p>
<p id="yui_3_16_0_1_1410264483876_15457" style="color: #323232;text-align: center">Dialogo con alcuni curatori:<br />
Marco <span style="font-weight: bold;font-style: inherit">Giovenale</span>, Mariangela <span style="font-weight: bold;font-style: inherit">Guatteri</span> e Giulio <span style="font-weight: bold;font-style: inherit">Marzaioli</span>.</p>
<p id="yui_3_16_0_1_1410264483876_15456" style="color: #323232;text-align: center">Incontro a cura di Simona <span id="yui_3_16_0_1_1410264483876_15455" style="font-weight: bold;font-style: inherit">Menicocci</span>.</p>
<p id="yui_3_16_0_1_1410264483876_15440" style="color: #323232;text-align: center">Su facebook: <a id="yui_3_16_0_1_1410264483876_15454" style="font-weight: inherit;font-style: inherit;color: #0d3d9b" href="https://www.facebook.com/events/704204466320358/" target="_blank" rel="nofollow">https://www.facebook.com/events/704204466320358/</a></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Solo se giovani e belle</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/03/08/solo-se-giovani-e-belle/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[jan reister]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Mar 2011 06:10:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[editoria indipendente]]></category>
		<category><![CDATA[femminismo]]></category>
		<category><![CDATA[Il corpo delle donne]]></category>
		<category><![CDATA[maschilismo]]></category>
		<category><![CDATA[mauro baldrati]]></category>
		<category><![CDATA[Natalia Aspesi]]></category>
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					<description><![CDATA[di Mauro Baldrati Ho sempre ammirato lo stile di Natalia Aspesi. Durante gli anni dorati milanesi, nella città da bere, era una giornalista di moda temuta, perché scriveva articoli al vetriolo su certe sfilate, sulle trovate grottesche di alcuni stilisti, sull’uso becero dell’immagine femminile. Non era una finta trasgressiva, come ce ne sono tanti – [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Mauro Baldrati</strong></p>
<p>Ho sempre ammirato lo stile di Natalia Aspesi. Durante gli anni dorati milanesi, nella città da bere, era una giornalista di moda temuta, perché scriveva articoli al vetriolo su certe sfilate, sulle trovate grottesche di alcuni stilisti, sull’uso becero dell’immagine femminile. Non era una finta trasgressiva, come ce ne sono tanti – troppi – in Italia, lo era veramente. E lo era dall’interno, non arroccata in uno spazio recintato di rifiuto sdegnoso. Ci andava alle sfilate, e talvolta ne scriveva pure bene, da brava giornalista di moda. Mi piaceva anche per questo, perché era <em>dentro</em>, era nel sistema, e mi piaceva quella contaminazione, forse quella contraddizione.<span id="more-38350"></span></p>
<p>Poi leggevo anche suoi articoli di cinema, e di nuovo studiavo il mix di ironia, di critica ma anche di eleganza; però il tempo scorre, e in seguito ho letto altro e altri. Ma ogni tanto la ritrovo, e allora non mi perdo mai un suo testo. E lei non ha certo perso lo stile.</p>
<p>L’ultimo articolo l’ho trovato su <em>Velvet</em> di febbraio/marzo. E’ una rivista con un poderoso inserto di moda, tipo <em>Vogue</em>. L’articolo di Natalia si intitola “Solo se giovani e belle”. E’ un argomento quanto mai attuale, l’immagine della donna in un paese che non è per vecchie. Un articolo semplice, condivisibile al cento per cento, anzi al 95 per cento, perché anche l’immagine dell’uomo tende al giovane e al bello, al palestrato, al “fico”, anche se in modo meno invasivo. Scrive Natalia che “ormai la sola immagine femminile accettata è quella della giovinezza”. E questo imperativo si ripercuote nel lavoro, nella carriera, nella televisione, dove per esempio alcune giornaliste vengono rimosse dal video perché “poco splendenti”. Scrive Natalia che “siamo circondati, oppressi, imprigionati da volti freschi, nudità perfette, sorrisi radiosi, capigliature fluenti, seni all’insù, natiche marmoree.” Vero. E’ come un ordine che non si discute, un <em>must</em> assoluto. Traccheggiando col telecomando ho notato che persino le concorrenti di alcuni giochi a quiz sono sempre giovani e scollate, tipo velina.</p>
<p>Poi ho fatto una curiosa scoperta. Sfogliando <em>Velvet</em> mi sono accorto che tutti gli elementi messi in luce da Natalia erano rappresentati in forma compiuta. Era composto da centinaia di pagine “bucate” da un tripudio di “sorrisi radiosi, capigliature fluenti, seni all’insù, natiche marmoree.” Il mondo stigmatizzato nell’articolo era celebrato da una folla di vestali giovanissime, modelle magre e splendenti, ma anche i personaggi dell’attualità erano perlopiù giovani, oppure, se appartenevano al passato, venivano comunque descritti e fotografati nei loro anni migliori. C’era anche un redazionale dal titolo <em>Quasi 40</em> con belle foto in bianco e nero dove si spiegava alle donne come combattere l’invecchiamento, perché “c’è un rimedio a tutto, anche alle rughe”.</p>
<p>Singolare, ho pensato, è come se un articolo sui danni dell’alcol venisse pubblicato in un giornale pieno di pubblicità di alcolici. Si dirà: ma la moda non è l’alcol, non fa male a nessuno. Di nuovo vero. Inoltre sfogliando le pagine  ammiravo alcuni servizi fotografici, per esempio il redazionale di Marcus Ohlsson, immagini in stile avantgarde molto interessanti. Oppure un servizio di attualità su Maripol e la New York <em>hot</em> degli anni ’80, i giovani artisti, i musicisti. Però la contraddizione sembrava palese, macroscopica.</p>
<p>Dunque era di nuovo all’interno del sistema Natalia? Stava forse mettendo in pratica quella <em>deterritorializzazione</em> di linguaggi minori all’interno di lingue dominanti che vengono scavate dall’interno? Forse lo era quando viaggiava nel mondo della moda e lo sbertucciava facendone parte. I suoi pezzi erano intrecciati al pezzo dominante, e lo sfibravano nella trama.</p>
<p>Invece mi è sembrato piuttosto un gioco di compartimenti stagni. Vi sono contenitori onnivori che inglobano qualunque cosa. In passato, negli anni delle contestazioni, si usava il termine <em>fagocitare</em>. Oggi nascono nuovi territori, vengono messi a disposizione terreni per qualsiasi coltivazione, senza entrare nel merito. E chi accetta di coltivare quel terreno lo fa pensando al proprio orizzonte, perché è libero, nel suo recinto. Spazi chiusi, appaltati, ignorati, e le lingue sono parallele, né minori né maggiori, ma cacofonie, linguaggi non comunicanti, non interferenti.</p>
<p>Ma questo può continuare a esistere finché esiste un contenitore-madre che ospita i territori minori che possono anche essere in aperta contraddizione, ma non costituiscono una minaccia. E’ la metropoli dove si parlano tutte le lingue e interagiscono tutte le razze e tutti i conflitti, ma esiste sempre uno strato profondo dove viene conservato il vero potere. E il potere non teme l’ironia, non teme il suo contrario, perché non teme le colonie. Non le teme finché sono sparse, recintate, e i loro recinti non entrano in contatto, e le staccionate non vengono abbattute, e il bestiame e le coltivazioni non diventano beni comuni.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Murene, il secondo volume: Ingo Schulze, “L’angelo, le arance e il polipo”</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/11/29/murene-il-secondo-volume-ingo-schulze-langelo-le-arance-e-il-polipo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Raos]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Nov 2010 05:00:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[editoria indipendente]]></category>
		<category><![CDATA[ingo schulze]]></category>
		<category><![CDATA[Mattia Paganelli]]></category>
		<category><![CDATA[murene]]></category>
		<category><![CDATA[narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Zangrando]]></category>
		<category><![CDATA[Valentina Di Rosa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=37309</guid>

					<description><![CDATA[[Sta per essere spedita la seconda Murena. Ancora uno splendido testo, in una grande traduzione di Stefano Zangrando e Valentina Di Rosa, e con copertina sempre più trendy disegnata da Mattia, stavolta astutamente comprensiva (abbiamo capito come gira il mondo) di pubblicità occulta alla Fanta. È sempre possibile abbonarsi qui. E ancora una volta, grazie [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/schulze_murene.jpg"><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-37351" title="small_schulze_murene" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/small_schulze_murene.jpg" alt="" width="450" height="356" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/small_schulze_murene.jpg 450w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/small_schulze_murene-300x237.jpg 300w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /></a></p>
<p><small>[Sta per essere spedita la seconda Murena. Ancora uno splendido testo, in una grande traduzione di Stefano Zangrando e Valentina Di Rosa, e con copertina sempre più trendy disegnata da Mattia, stavolta astutamente comprensiva (abbiamo capito come gira il mondo) di pubblicità occulta alla Fanta. È sempre possibile abbonarsi <a href="https://www.nazioneindiana.com/products-page/">qui</a>. E ancora una volta, grazie a tutti. a. r.]</small></p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/products-page/" target="_blank"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/2abb-350.gif" alt="" width="319" height="29" /></a></p>
<p>di <strong>Stefano Zangrando</strong></p>
<p>Ingo Schulze non sarà forse un «autore importante di cui nessuno in Italia si stia curando», com’era negli obiettivi di Nazione indiana nella <a href="https://www.nazioneindiana.com/2010/10/01/perche-abbiamo-scelto-di-fare-i-libri-delle-murene/">fase ancora embrionale</a> del progetto poi concretatosi con le Murene, ma è da molti anni un amico e un compagno di strada. Fin da quando, nel 2005, lo invitammo a proporre al blog un <a href="https://www.nazioneindiana.com/2005/09/19/lo-scrittore-e-la-trascendenza/">racconto inedito</a>, poi confluito nella raccolta <em>Bolero berlinese</em> (Feltrinelli 2008), Schulze ha sempre partecipato con piacere e gratitudine a pubblicazioni più o meno vicine a NI e ai suoi membri – nel 2007 uscì un suo bell’intervento sul numero 9 di «Sud»; più tardi intervenne al Seminario Internazionale sul Romanzo di Trento, per il cui volume collettaneo ci donò un ricco saggio sulla sua poetica (<a href="https://www.nazioneindiana.com/2008/06/28/double-face-note-a-cura-dellautore/">apparso anche qui</a>).<span id="more-37309"></span><br />
Nato a Dresda nel 1962, Schulze è cresciuto nella Germania orientale. Ha studiato lettere classiche a Jena e ha lavorato come drammaturgo al teatro di Altenburg. Qui, dopo il crollo del Muro, ha lavorato come giornalista per una testata locale, finché un viaggio a San Pietroburgo nel 1993, intrapreso allo scopo di fondare un giornale di annunci per conto altrui, gli fornì stimoli e materiali per il primo libro, scritto nei mesi successivi, dopo il trasferimento a Berlino, dove Schulze vive ancora oggi.<br />
<em>33 Augenblicke des Glücks</em> [33 attimi di felicità, trad. di Margherita Carbonaro, Mondadori 2001], un volume di racconti basati sul confronto con la nuova Russia e la sua letteratura, uscì nel 1995 presso il Berlin Verlag e valse a Schulze un grande consenso di critica. Tre anni dopo, <em>Simple Storys</em> [Semplici storie, trad. di Claudio Groff, Mondadori 1999], un romanzo-mosaico composto da brevi racconti in stile minimalista e ambientato per lo più nella Germania orientale nei mesi successivi alla caduta del Muro, procurò a Schulze il successo internazionale – che lui, tuttavia, scelse di non cavalcare nei tempi e nei modi richiesti dall’industria letteraria. Invece si allontanò dai riflettori per diversi anni, dedicandosi alla stesura del suo romanzo finora più ambizioso, <em>Neue Leben</em> [Vite nuove, trad. di Fabrizio Cambi, Feltrinelli 2007], apparso nel 2005. Storia di un aspirante scrittore della Germania orientale convertitosi alla libera impresa durante gli anni chiave ’89 e ’90, l’opera si richiama in molti aspetti ai grandi classici tedeschi ed è composta da una parte epistolare – le lettere scritte dal protagonista a tre diversi destinatari nel corso del suo tentativo imprenditoriale – e una cospicua appendice con le prove narrative dello scrittore mancato.<br />
Il passaggio da un’epoca all’altra costituisce lo sfondo storico anche del suo romanzo successivo, scritto in gran parte durante un soggiorno romano nel 2007, quando Schulze fu borsista presso Villa Massimo. <em>Adam und Evelyn</em>, uscito nel 2008 (trad. it. Feltrinelli 2009), si appoggia al mito biblico per narrare, in una forma narrativa dal ritmo spedito e dominata dal dialogo, il viaggio in Ungheria di una coppia (in crisi) di giovani tedeschi dell’est e la loro fuga tardiva nell’Ovest nell’estate precedente il 9 novembre.<br />
Nel corso dell’anno romano, Schulze raccolse anche gli spunti per quello che sarebbe diventato il suo libro successivo, uscito in Germania pochi mesi fa. <em>Orangen und Engel</em> è una raccolta, arricchita dalle fotografie di <a href="http://www.renabranstengallery.com/hoch.html">Matthias Hoch</a>, di racconti ambientati in Italia e accomunati dalla presenza, accanto a un narratore molto somigliante all’autore, di personaggi “marginali”: immigrati, prostitute, lavavetri, anziani eccentrici e affini, che appaiono non solo come figure distintive del mutamento sociale in atto, ma anche e soprattutto in virtù di uno sguardo esterno, libero e ospitale che, anziché rivolgersi a quanto di più noto e stereotipato l’Italia offre di sé oltreconfine, ne restituisce attori e scorci più defilati, ma tanto più vivi e reali.<br />
Il racconto in uscita come secondo volume della collana Murene, che anticipa l’uscita dell’intero libro per Feltrinelli nel 2011, è quello che dà il titolo al volume, ma rinominato da Schulze per l’occasione. <em>L’angelo, le arance e il polipo</em> è la storia un po’ fittizia e un po’ veritiera di una gita a Napoli, il resoconto partecipe e meravigliato di un soggiorno partenopeo turbato da eventi e personaggi più o meno bizzarri, dal tedesco Ralf divoratore di arance al vivido mollusco che primeggia nelle ultime, indimenticabili pagine del racconto.</p>
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		<title>Murene, il primo volume</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/05/28/murene-il-primo-volume/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Raos]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 May 2010 02:16:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[dispatrio]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
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		<category><![CDATA[Andrea Raos]]></category>
		<category><![CDATA[editoria indipendente]]></category>
		<category><![CDATA[Festa Indiana]]></category>
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		<category><![CDATA[poesia]]></category>
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		<category><![CDATA[stephen rodefer]]></category>
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					<description><![CDATA[Brani tratti da Dormendo con la luce accesa, di Stephen Rodefer traduzione e cura di Andrea Raos Recinzione dell&#8217;alce Scrissi parole sul ciglio della mia casa e attorno agli angoli della sua bocca – aspettavo quei giorni che aspettano che la vita li inglobi. Le figure di Pompei erano fatte e scavate per me. Le [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/05/rodefer-210_170_B-ULTIMISSIMA.jpg"></a><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/05/rodefer-fuck-death.jpg"></a><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/05/rodefer-210_170_B-ULTIMISSIMA1.jpg"><img loading="lazy" class="aligncenter size-thumbnail wp-image-34988" title="rodefer 210_170_B-ULTIMISSIMA" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/05/rodefer-210_170_B-ULTIMISSIMA1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p>Brani tratti da <em><a href="https://www.nazioneindiana.com/2010/05/27/murene-la-collana/">Dormendo con la luce accesa</a></em><a href="https://www.nazioneindiana.com/2010/05/27/murene-la-collana/">, di </a><strong><a href="https://www.nazioneindiana.com/2010/05/27/murene-la-collana/">Stephen Rodefer</a></strong><br />
traduzione e cura di <strong>Andrea Raos</strong></p>
<p style="text-align: center;"><em><strong>Recinzione dell&#8217;alce</strong></em></p>
<p>Scrissi parole sul ciglio della mia casa e attorno agli angoli della sua bocca – aspettavo quei giorni che aspettano che la vita li inglobi. Le figure di Pompei erano fatte e scavate per me. Le prendo sul personale. Se imbarazzato dal mio lavoro, mi volgevo alla satira. Ciò che non sarà mai positivo nondimeno lotterà, di notte come un animale selvaggio e di giorno come un cane. Gli epigoni vengono sferzati, niente da fare per le affinità elettive. Il lavoro adesso non è che un tratto a matita, volgare ma importante. Dedica il suo orifizio all&#8217;avventurarsi nella gestione delle modalità. Sarà un eroe con un&#8217;ala sola. Ma non sarà mai soddisfatto di nessuna veduta del mondo a meno che non possa dirigersi verso i suoi tratti essenziali. Anche quando sono nascosti alla vista, si affretterà a farli materializzare.</p>
<p>La colpa di ogni sforzo sarà ogni giorno tentare troppo, mai troppo spesso. La nostra arte non ha alcuna importanza, ma questo non importa. <span id="more-34949"></span>Siamo nati in questa strettezza e dobbiamo trarre da questa situazione più di quanto sembrerà mai possibile. Decidere a cosa servirà fare cose al di là del proprio potere. Il riconoscimento difende la risata; la ragione, il dimenticarsene su un tappeto di memoria.</p>
<p>Tuttavia non è da disprezzarsi che il matrimonio possa essere un grande sollievo. La sposa e lo sposo trovano quel luogo pieno di nulla in cui pure si fanno sommergere dall&#8217;emozione. La fonte di ogni felicità successiva sarà il vivere senza pretese. Chi non lo farebbe? Mio padre, che vive qui, mi regalò la barchetta, il trenino, il teatro dei burattini. Mi vestivo come un amante alchimista al mare, benché tu mi prendessi per un semplice istruttore. Se non sono uno zingaro, puoi pur sempre pensare che sono un po&#8217; strano. E così la storia dell&#8217;arte è la falsificazione di fatti che nel loro accadere non sono né fattuali né storici. Così il movimento, di cui sono una parte, non è altro che una parte del mio proprio sviluppo.</p>
<p>Uno si libera grazie al lavoro, anche sull&#8217;orlo della catastrofe. Quanto puoi continuare a ritardare la vera natura delle sensazioni? Dobbiamo rifiutare di essere immiseriti dalla sistematicità. La vera natura crea combinazioni per sconfiggere il naturalismo. Ci sarà sempre sulla tavola, se guardi, un vaso di intenzioni.</p>
<p>Dovunque tu vada, non ci sarà altro che righe e ritmi di superficie. E poi non lasciar mai proferire parola al volere. Perché noi tutti viviamo felici tanto con i morti quanto con i non nati. Più vicini della media al cuore della creazione, ma non vicini abbastanza. La realtà sarà invisibile sempre. Il mondo visibile non sarà altro che un caso particolare, quello stesso che siamo giunti qui per rovesciare. Dopo che è tratto il dado del fato – e chi dice che non lo è stato – è inutile tollerare alcunché di inferiore.</p>
<p>La prospettiva allora ti farà sbadigliare, aprendo un buco nella natura. Mentre le ombre scure del paesaggio visibile attraverso la pellicola sono comunque piene di promesse, la proiezione è ancora debole sul bordo. Le pagine contratte devono essere rigorose e ricche di sostanza. Ma le parole trasferiscono all&#8217;essere uniche e durevoli. Nessun elemento dominante vuole permettere la coltivazione del cambiamento. L&#8217;idea tra le altre dell&#8217;amore e del suo tempo concomitante ebbe troppa presa su tutti, il suo programma eternamente attraente, perché la speranza di più grande inclusione dovesse essere dispersa dalla più volontaria deliberazione in favore della fantasia e dell&#8217;apertura. Indipendenza sarebbe stato il falso nome provvisorio per tutti questi stati.</p>
<p>Quante cose, dopotutto, ci sarebbero richieste per fare arte. Quante cose oltre a essere un creatore d&#8217;arte dovrebbe essere un artista, per fare arte. Per rendere ciò che era visibile, credevano, ciò che non lo era. Un qualche tipo di recinzione, un iniziale sbarramento o un laccio in più sembravano essere il necessario primo passo.</p>
<p>Ma ora immagina che sei stato morto per molti anni e finalmente ti viene permesso di gettare ancora una volta uno sguardo sulla terra. E che tutto ciò che riesci a vedere è un vecchio cane che drizza una zampa contro un lampione o un muro. Eppure non puoi fare a meno di singhiozzare dall&#8217;emozione. Perché di questo la mia lampada brucia a volte così calda che ai più sembra addirittura che manchi di calore. Come il male festivo potrebbe essere detto – potrebbe essere disegnato – di uno zeppelin in volo sopra una cattedrale. Ma io sono assente.</p>
<p>Io non appartengo alla specie. Il mio sole e la mia carne sono necessari, ma io resto qui muto e ispido, in un sobborgo di bambini. Poco importa se poi le sentinelle fanno commenti sull&#8217;ospitalità della regione. La specie è in me, ma io sono neutrale.</p>
<p style="text-align: center;"><small><em>Enclosure of Elk</em></small></p>
<p><small> </small></p>
<p><small>I wrote words on the brow of home and around the corners of its mouth – waiting for those days which wait for life to engulf them. The silhouettes of Pompeii were made and excavated for me. I take them personally. If embarassed by my work, I turned to satire. What will never be positive will nevertheless struggle, like a wild animal by night, a dog by day. The epigones are slashed, the elective affinities are not dice. The work is nothing now but a pencil motif, vulgar yet important. It dedicates its orifice to pioneering the handling of modalities. It will be a hero with one wing. But it will never be content with any view of the world except as it may proceed to its essentials. Even when they are hidden from view, it will hasten to make them materialize.<br />
The fault of all endeavor every day will be to attempt too much, never too often. Our art is unimportant, but that does not matter. We were born to this means and we must make more of our situation than at first it will seem ever to allow. Decide what will be the use of forcing oneself to do things beyond one&#8217;s power. Acknowledgment advocates laughter; reason, its forgetting on a carpet of memory.<br />
Though it is not to be despised that marriage should be a great relief. The bride and groom find that place full of nothing in which they still fall down with emotion. The source of all happiness afterward will be to live without pretension. Who will not? My father, who lives here, gave me my sailboat, my train, my puppet theater. I dressed like an alchemist lover at the sea, though you took me merely for an instructor. If I am not a Bohemian, you still can think that I am somewhat odd. And so is art history the falsifìcation of facts which as they occur are neither factual nor historic. As the movement, of which I am a part, is nothing but a part of my own development.<br />
One liberates oneself through work, even on the eve of catastrophe. How long can you continue to delay the true nature of sensations? We must refuse to be beggared by orderliness. True nature creates combinations to defeat naturalism. There will always be on the table, if you look, a vase of intentions.<br />
Wherever you go, there will be nothing but lines and surface rhythms. Then let never will speak word. For we all live as happily with the dead as with the unborn. Nearer to the heart of creation than is usual, but not near enough. Reality will be invisible always. The visible world will be nothing but a special case, the very one we have come here to overthrow. After the die of fate is cast – and who is it says it has not been – it is pointless to tolerate anything inferior.<br />
Perspective then will make you yawn, opening a hole in nature. While the dark shades of the landscape visible through the film are nevertheless full of promise, the cast is still weak at the top. The contracted pages are to be rigorous and substantive. But the words devolve to be persistent and unique. No element is dominant that wants to allow the cultivation of change. The idea among others of love and its concomitant rime took too great a hold on everyone, its program of everlasting appeal, that the chance for greater inclusion would have to be squandered by the more willful deliberation to fantasy and drive. Independence would be the interim fake name for all these new states.<br />
What a lot of things, after all, would be required of us to make art. What a lot of things besides being a maker of art an artist would have to be, in order to make art. To make that which made visible, they believed, that which was not. Some kind of enclosure, some initial fence or extra latch, seemed to be the necessary first step.<br />
But now imagine that you have been dead for many years and that at long last you are permitted once more to glimpse the earth. And all you can see is an old dog, cocking a leg against a lamp post or wall. Still you can&#8217;t help sobbing with emotion. Because of this my light burns sometimes so hot that to most people it seems even to lack warmth. Like the festive evil it could be said – it could be drawn – of a zeppelin flying over a cathedral. But I am absent.<br />
I do not belong to the species. Though my sun and chair are necessary, I remain here dumb and bristling, in a suburb of children. Let the sentries comment later on the hospitality of the region. Though the species is in me, I am neutral.</small></p>
<p style="text-align: center;"><em><strong>Endscape</strong></em></p>
<p>&#8230; l&#8217;ultimo sgorgo di colore va a riposo. Polle squadrate mormorate sotto i loro puntelli a creare un movimento che sfumava in altro quasi. Le rocce lì accanto mantenevano il loro apparente riposo leggermente fuori vista. Qualche cosa piccola faceva in modo da svicolarvi sopra un minuto dopo, poi stavano immobili. Poi sembrava che lì non ci fosse nulla. Dove sorgeva un debole mormorio, memore di una promulgazione anteriore, cessata da tempo, dopo una durata immisurabile, a coprire da dietro ogni cosa, un argine sfaldandosi scivolava senza suono nella fossa – per un attimo, un pezzo di una qualche prova che non sarà mai più registrata né pensata. Poi spariva anche quello.</p>
<p>La notte stanotte era la stessa notte che era. Domani la luce frugherebbe qua e là la stessa scena, come ha sempre fatto. Ieri era un nuovo giorno.</p>
<p style="text-align: center;"><small><em>Endscape</em></small></p>
<p style="text-align: left;"><small><em> </em><br />
&#8230; the last surge of color settled to rest. Squarish pools murmured under their stanchions, making a movement that was almost another color. Rocks nearby kept their seeming repose a trifle out of sight. Some little thing made as though to sidle onto one of them in another minute, then it remained still. Then there seemed that there was nothing there. Where a faint humming rose, reminiscent of some previous enactment, long ceased, after an immeasurable duration, over against the back of everything, a disintegrating bank slid silently into the fosse – for a moment a floating hunk of some evidence no longer to be recorded or guessed at. Then it too was gone.<br />
The night this night was the same night as before. Tomorrow the light would rummage through the same scene, as it has always done. Yesterday was a new day.</small></p>
<p style="text-align: center;"><em><strong>Postfazione</strong></em></p>
<p style="text-align: right;"><small><em>[&#8230;] ritengo l&#8217;impresa della poesia musicale e grafica a un tempo, più che letteraria. Perché è tanto più illuminante e divertente [amusing] (MUSICA/MOSAICO, che appartiene alle Muse) comporre la lingua o dipingere la poesia, che non limitarsi a scriverle.<br />
Così un libro dovrebbe essere profondo come un museo e vasto come il mondo.</em></small></p>
<p>Questo scrive Stephen Rodefer nella sua prefazione a <em>Quattro conferenze</em> [Four Lectures, 1982] – e ci si potrebbe quasi fermare qui. L&#8217;approccio musicale e sinestesico alla parola, la variazione etimologica o presunta tale che apre inaspettate direzioni di senso (viene da pensare all&#8217;uso proliferante delle “notine” nel <em>Klavierstück IX</em> di Stockhausen), il costante, studiatissimo salto di registri, la lucida coscienza – di esplicita matrice modernista – del dato storico e dei mille modi per ignorarlo, aggirarlo, rimetterlo in discussione, “farlo nuovo”; tutti i tratti essenziali della poesia di Rodefer vi sono contenuti, con ammirevole chiarezza di autopercezione.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/WWGb4Pm2iac&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></p>
<p>Le due sequenze che presento declinano in modi diversi queste caratteristiche.</p>
<p>Le <em>Quattro conferenze</em> sono un oggetto abnorme, che anche a livello materiale si maneggia con difficoltà (basti pensare che, benché da molti siano considerate il capolavoro di Rodefer, è risultato impossibile includerle nel recente <em>Selected Poems</em>): quattro lunghissime, torrenziali ricognizioni del mondo, infarcite di citazioni esplicite e criptate, lapsus, spezzoni di frase come se ne orecchiano per strada o al bar, meditazioni in apparenza svagate sull&#8217;arte e sull&#8217;esistere&#8230; Sono strumenti espressivi che derivano in modo molto diretto dalla poesia di Frank O&#8217;Hara, ma anche da certo Bukowski – una radicale trasversalità, indifferente a ogni nozione di scuola, è in effetti una delle grandi qualità di Rodefer; ma a questi si aggiunge un forte senso di instabilità del linguaggio e dei soggetti dell&#8217;enunciazione. Questa è spesso indeterminata, sempre frammentaria, mai univoca; al tempo stesso malgrado e grazie a questi procedimenti, Rodefer ottiene effetti in apparenza non conciliabili di pathos freddo, rilievo catastale su una catastrofe imminente.<br />
Di questo libro va anche sottolineato il forte valore <em>resistenziale</em>. Apparso all&#8217;indomani della prima elezione di Ronald Reagan a Presidente degli Stati Uniti, si colloca in opposizione netta alla – in parte conseguente – ondata di ritorno all&#8217;ordine che in quegli anni investiva ogni campo delle arti. Traversante tutte le presunte coppie contrastive della creazione (figurativo / astratto, tonale / atonale, scritto / orale, linearità / verticalità sintattica), la scrittura di <em>Quattro conferenze</em> indica mille e mille modalità possibili della non acquiescenza ai multiformi Poteri che pretendono di <em>dittare</em> – che si scriva “sotto dittatura” – l’immaginario.</p>
<p>Pubblicate poco meno di dieci anni dopo, le prose di <em>Durata passante</em> [Passing Duration, 1991] modulano in altri modi queste stesse esigenze, arricchite da un ulteriore aspetto fondante dell&#8217;attività di Rodefer: la traduzione. La semplice lista degli autori che nel corso degli anni Rodefer ha tradotto e/o transcreato parla da sé, in termini di <em>profondità del museo</em> (l&#8217;esatto opposto, cioè, di “museale”) di cui il poeta ha scelto di disporre: Lucrezio, Saffo, Dante, Villon, Baudelaire, Hölderlin, Rilke e, in francese, proprio O&#8217;Hara.<br />
In particolare, <em>Durata passante</em> è fondato su riscritture della <em>Commedia</em> e dei diari di Paul Klee. L&#8217;andamento memoriale, spesso elegiaco che lo sostiene, non esclude né l&#8217;invettiva politica (“Ricchezze”) né l&#8217;impavido assalto “delirante” all&#8217;irriducibile complessità del reale (“Cacciando”). Soprattutto, queste prose sviscerano l&#8217;abissale serietà del riso, scagliano sulla pagina il lato burlesco della più sentita passione amorosa, svelano la transitorietà dello spericolato citare gli Antichi. E l&#8217;indicibile, il sintatticamente indecidibile di tutto ciò.<br />
Ne deriva una trasognata estaticità terrena che, come ogni cosa destinata a sparire, <em>non cessa di durare</em>.</p>
<p style="text-align: center;">§</p>
<p>Voglio concludere con un aneddoto per me molto importante. Nel corso dei miei primissimi contatti con la poesia di Rodefer, avevo voluto verificare cosa di lui fosse disponibile in Italia o in italiano. Poche mie ricerche furono più rapide: non c&#8217;è niente. Tranne che saltò fuori, dal catalogo <em>online</em> dell&#8217;Università degli Studi di Milano, proprio una copia della leggendaria e introvabile (anche negli Stati Uniti) prima edizione di <em>Four Lectures</em>: appartiene al Fondo Antonio Porta e sulla scheda è annotato “con dedica autografa dell&#8217;Autore”.<br />
Non ho idea di quali rapporti ci siano stati tra Antonio Porta e Stephen Rodefer. Ma voglio immaginare questa piccola edizione italiana del poeta statunitense anche come la ripresa di un discorso che sarebbe potuto esistere, o brutalmente interrotto.<br />
Il presente davvero è profondo come una biblioteca. Chiede solo di uscire e di spandersi a divorare il mondo.</p>
<p style="text-align: right;">A. R.</p>
<p><small>Stephen Rodefer (1940) è l’autore, tra l’altro, di <em>One or Two Love Poems from the White World</em> [Un paio di poesie d&#8217;amore dal mondo bianco], Pick Pocket, 1976, <em>VILLON</em> di Jean Calais (pseudonimo), Pick Pocket, 1976, <em>The Bell Clerk&#8217;s Tears Keep Flowing</em> [Le lacrime del fattorino continuano a scorrere], The Figures, 1978, <em>Four Lectures</em> [Quattro conferenze], The Figures, 1982 (vincitore dell’American Poetry Center’s Annual Book Award), <em>Oriflamme Day</em> [Giorno dell’orifiamma], con Ben Friedlander, House of K, 1984, <em>Emergency Measures</em> [Misure d’urgenza], The Figures, 1987, <em>Passing Duration</em> [Durata passante], Burning Deck, 1991, <em>Leaving</em> [Partendo], Equipage, 1992, <em>Erasers</em> [Per cancellare], Equipage, 1994, <em>Left Under A Cloud</em> [Lasciato sotto una nuvola], Alfred David Editions, 2000 e <em>Mon Canard: Six Poems</em> [Mon Canard. Sei poesie], The Figures, 2000.<br />
Una selezione della sua opera è raccolta in <em>Call It Thought: Selected Poems</em> [Chiamalo pensiero. Poesie scelte], a cura di Rod Mengham, Carcanet, 2008.<br />
Gli è stato dedicato un numero del quadrimestrale di letteratura <em>Chicago Review</em> (54:3, 2009).<br />
Oltre a Villon, Rodefer ha tradotto Saffo e i lirici greci, Catullo, Lucrezio, Dante, Baudelaire, Rilke, Frank O’Hara e il poeta cubano Noel Nicola.</small></p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/05/rodefer-fuck-death1.jpg"><img loading="lazy" class="aligncenter size-medium wp-image-34978" title="rodefer fuck death" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/05/rodefer-fuck-death1-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/05/rodefer-fuck-death1-300x225.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/05/rodefer-fuck-death1.jpg 768w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
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		<title>Murene, la collana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Raos]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 May 2010 22:02:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Andrea Raos “Murene” è la collana cartacea di Nazione Indiana. La quarta di copertina dei primi tre numeri recita: “Murene è una collana nata da nazioneindiana.com e distribuita per sottoscrizione a lettori consapevoli e inquieti. Indifferente alle mode, propone testi di autori italiani e stranieri per sondare quelle esperienze letterarie che spesso l’industria culturale [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/05/M-logo-head-black-only-2001.jpg"><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-34904" title="M-logo-head-black-only-200" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/05/M-logo-head-black-only-2001.jpg" alt="" width="200" height="191" /></a> di <strong>Andrea Raos</strong></p>
<p>“<a href="https://www.nazioneindiana.com/2010/05/14/29866/">Murene</a>” è la <a href="https://www.nazioneindiana.com/2010/05/15/murene/">collana cartacea</a> di Nazione Indiana.</p>
<p>La quarta di copertina dei primi tre numeri recita:</p>
<p><strong>“Murene è una collana nata da nazioneindiana.com e distribuita per sottoscrizione a lettori consapevoli e inquieti. Indifferente alle mode, propone testi di autori italiani e stranieri per sondare quelle esperienze letterarie che spesso l’industria culturale non ha il coraggio di sostenere. Scatto artistico e al tempo stesso etico, strumento leggero di esplorazione a tutto campo – narrativa, saggistica, poesia –, Murene respira nelle profondità, attraversandole.”</strong></p>
<p>Progetto collettivo di tutta Nazione Indiana, ha un comitato di redazione costituito da Andrea Inglese, Domenico Pinto, Andrea Raos e Massimo Rizzante. Il progetto grafico è di Mattia Paganelli.</p>
<p>Interamente autofinanziata, viene venduta su abbonamento (3 numeri all’anno) e distribuita per posta.</p>
<p>I titoli del 2010 sono:<br />
<span id="more-34899"></span><br />
<strong>1. <a href="http://rodefer.ms11.net/">Stephen Rodefer</a>, <em>Dormendo con la luce accesa</em>, a cura di Andrea Raos, prima pubblicazione italiana<br />
<small>Dalla <em>Nota</em> del Curatore: &#8220;Un poeta coi controcazzi.&#8221;</small><br />
2. <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Miguel_Torga">Miguel Torga</a>, <em>L’universale è il locale meno i muri</em>, a cura di Massimo Rizzante<br />
<small>Dalla <em>Nota</em> del Curatore: &#8220;Torga, nel testo che qui si presenta, mentre esprime tutto il suo amore per il Portogallo e la regione da cui proviene (il suo sentire tellurico), non rinuncia né al suo Iberismo né alla sua concezione polifonica e universale della cultura. Nessun folklorismo, perciò, ma senso delle tradizioni materiali di ogni singolo popolo e di ogni singola terra, anche la più povera.&#8221;</small><br />
3. <a href="https://www.nazioneindiana.com/2010/11/29/murene-il-secondo-volume-ingo-schulze-langelo-le-arance-e-il-polipo/">Ingo Schulze</a>, <em>L’angelo, le arance e il polipo</em>, a cura di Stefano Zangrando, in contemporanea con l&#8217;uscita in Germania dell&#8217;originale<br />
<small>Dalla <em>Nota</em> del Curatore: &#8220;Il narratore è sempre l’alter ego dell’autore, soggiorna a Villa Massimo con moglie e figlie, e l’argomento del racconto è una gita a Napoli all’inizio di dicembre in compagnia di Ralf, un tipico personaggio schulziano, parente estetico di tutte quelle figure sottilmente perturbanti che danno la stura a molte altre sue storie. Ma è l’ambientazione partenopea, qui, a dettare il passo. Lo stupore del narratore di fronte alla «densità» e alla «vastità», il suo calarsi nell’amalgama inscindibile di vitalità e decadenza che è il cronotopo napoletano, il contrappunto calibrato di sublime artistico e hegeliana prosa del mondo – tutto ciò trova espressione in uno stile più elevato che in precedenza. È come se la lingua, sospinta dalla meraviglia, abbia trovato in una sintassi più elaborata e in un lessico più ricercato la misura della propria funzione, il proprio agio nel trattare la materia. E tutto questo culmina nell’indimenticabile scena finale con il polipo, una delle pagine più belle che Schulze abbia mai scritto.&#8221;</small></strong></p>
<p>Una prima occasione per abbonarsi sarà la festa di NI a Fosdinovo. Dopo ci si potrà abbonare e pagare on-line, tramite PayPal.</p>
<p style="text-align: center;">*</p>
<p><strong>L’idea di fondo di “Murene” è di saltare tutti i passaggi intermedi tra autore e lettore</strong> (in particolare la distribuzione, notoriamente costosissima) così da offrire a un pubblico attento testi di qualità, sempre in prima traduzione, spesso di autori del tutto sconosciuti in Italia, a un prezzo molto ridotto (e, se questo può interessare i collezionisti, in tiratura limitata).</p>
<p>Il costo dell’abbonamento è di 20 euro annui. Abbiamo calcolato che 200 abbonamenti dovrebbero permetterci di andare in pari con le spese vive della produzione (le uniche che abbiamo deciso di tenere in conto): impaginazione, stampa, spedizione e spese di gestione del sistema PayPal. E con questi soldi finanziare i tre volumi del 2011.</p>
<p><strong>È uno dei tentativi possibili per uscire dalla palude dell&#8217;eterno lamento e sostenere in modo attivo la diffusione militante di testi che oggi, in Italia, sarebbe difficile leggere altrove.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>In questo senso, “Murene” è una sfida aperta all&#8217;intera comunità intellettuale italiana; anche a ricordarle che esiste, o potrebbe.</strong></p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/products-page/">Abbonati</a> a Murene direttamente su Nazione Indiana.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>I più recenti chapbook delle edizioni Arcipelago: Broggi, Cavallera, Padua</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/02/19/i-piu-recenti-chapbook-delle-edizioni-arcipelago-broggi-cavallera-padua/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[domenico pinto]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Feb 2010 10:00:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Adriano Padua]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro broggi]]></category>
		<category><![CDATA[chapbooks]]></category>
		<category><![CDATA[editoria indipendente]]></category>
		<category><![CDATA[Gherardo Bortolotti]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Giovenale]]></category>
		<category><![CDATA[michele zaffarano]]></category>
		<category><![CDATA[roberto cavallera]]></category>
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					<description><![CDATA[di Marco Giovenale La collana ChapBook dell’editore milanese Arcipelago, a cura di Michele Zaffarano e Gherardo Bortolotti, nata circa quattro anni fa, ha al suo attivo già undici uscite. Tra gli autori spiccano alcuni dei nomi più interessanti della scrittura di ricerca contemporanea in lingua inglese e francese, secondo direttrici che possono essere – genericamente [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <a href="http://slowforward.wordpress.com/" target="_blank"><strong>Marco Giovenale</strong></a></p>
<p>La collana ChapBook dell’editore milanese Arcipelago, a cura di Michele Zaffarano e Gherardo Bortolotti, nata circa quattro anni fa, ha al suo attivo già undici uscite. Tra gli autori spiccano alcuni dei nomi più interessanti della scrittura di ricerca contemporanea in lingua inglese e francese, secondo direttrici che possono essere – genericamente – inquadrate per l’area inglese nell’eredità o versante della Language poetry, e per l’area francese nel vasto spazio di scritture che hanno fatto séguito alle esperienze successive (a volte distanti da) &#8220;Tel Quel&#8221;. La collana ha uno spazio per italiani che lavorano in non diverse direzioni. Si parla di nuovo cut-up, googlism.<span id="more-30650"></span></p>
<p>Fra questi autori, tre sono usciti recentemente con testi fra loro assai diversi ma indubbiamente vicini e si direbbe affini per ‘trattamento freddo’, antiretorico (anche contro ogni nuova retorica iperformalista) dei materiali scelti e assemblati.</p>
<p>Si tratta di Alessandro Broggi, con <em>Nuovo paesaggio italiano</em>, Riccardo Cavallera, con <em>SLM</em>, e Adriano Padua, con <em>Alfabeto provvisorio delle cose</em>.</p>
<p>Del <em>chapbook</em> di Broggi ha scritto una puntualissima analisi e recensione Cecilia Bello Minciacchi, nel numero 26 di Alias, parlando del lavoro dell’autore lombardo come di “una scrittura sfrondata da ogni lusinga, esatta e inesorabile”, aggiungendo che “anche quando le sue geometrie compositive paione esitare nel <em>poème en prose </em>Broggi non cede a tentazioni seduttive”.</p>
<p>Roberto Cavallera, tramite una prosa non lineare, non stagliata/squadrata, anzi volentieri deviata, deviante, ma non per questo barocca, opera invece con e attraverso strutture spezzate e scalene che si riframmentano in tabulazioni e versi (apparenti), ripercorrendo e rilanciando l’adesione di una sregolata o follemente regolata sintassi al personaggio mitico-storico di Salomè (qui <em>devocalizzata</em> dunque forse <em>denudata</em> in “slm”) – prassi che è stata una delle principali nella storia della ricerca italiana migliore: impossibile non pensare a Carmelo Bene.</p>
<p>Padua incolonna gli spezzoni di un romanzo di cui tace, e ne sminuzza parti in righe idolenti-indisponibili a farsi ingabbiare nell’<em>enclosure</em> che chiamiamo verso. Se di poesie, di versi, si tratta (e lo sono), intendono darsi come tali precisamente operando sul negativo del concetto di verso. Scantonando dai marcatori del <em>poetico</em> già in forza del cut-up che genera e (ri)forma la pagina franta, le spezzature.</p>
<p>Importante ricordare che la collana di cui parliamo ospita tra le sue plaquettes (all’incirca questa è la traduzione dell’inglese “chapbook”) uno dei o forse “il” maggiore dei rappresentanti di quella che negli USA è la controversa e folle e accattivante-necessaria linea nota come “flarf poetry”: Kasey Silem Mohammad. Con <em>Marte ha bisogno di terroristi</em> (sezione del suo goloso e più ampio libro <em>Deer Head Nation</em>) Gherardo Bortolotti traduce così in Italia uno dei primissimi esempi di “googlism”: modalità di scrittura in gran parte già spiegata dal proprio nome, e su cui Mohammad stesso ha scritto alcune pagine critiche definitorie se non definitive, rintracciabili e scaricabili liberamente dal sito <a href="http://www.gammm.org/">www.gammm.org</a>. Pagine che parlano non più di poesia trovata, come oggetto trovato, readymade, bensì di “sought poetry”, poesia “cercata”, attivamente e quasi provocatoriamente perversamente cacciata, inseguita sulla scacchiera virtuale del mondo codificato e tradotto-tràdito-tradìto in bytes.</p>
<p>Sovradeterminare i contenuti incongrui e invadenti della rete, allora, è una differente nuova via della scrittura di ricerca. E un ulteriore tassello di quelle “letterature procedurali” (concettualismo, cut-up, testi elencativi) a cui è impermeabile e sordo il mercato, e ostile l’editoria. Per fortuna non tutta l’editoria, come si vede.</p>
<p>Alessandro <strong>Broggi</strong>, <em>Nuovo paesaggio italiano</em>, Arcipelago, 2009, pp. 36, euro 3</p>
<p>Roberto <strong>Cavallera</strong>, <em>slm</em>, Arcipelago, 2009, pp. 28, euro 3</p>
<p>Adriano <strong>Padua</strong>, <em>Alfabeto provvisorio delle cose</em>, Arcipelago, 2009, pp. 32, euro 3</p>
<p>___________</p>
<p><strong><em>Una versione più breve dell&#8217;articolo è apparsa sul «manifesto» del 5.02.2010</em>.</strong></p>
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