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Diario parigino 3. Leggere tutti i libri.

[Diario parigino 1, diario parigino 2]

di Andrea Inglese

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Un sogno di felicità ricorrente, di quelli che si fanno ad occhi aperti. Sogno di giungere in un periodo della vita, in cui mi sia possibile leggere, leggere finalmente, senza troppe limitazioni, interferenze, ingombri quotidiani, senza l’invasione, nel mio tempo libero, del tempo imprigionato del lavoro, il tempo imprigionato che comunque dà senso, poiché una legge umana vuole, una maledetta legge hegeliana forse, vuole che l’uomo nel lavoro finisca per trovare una qualche sensatezza, ma io da anni, pur piegandomi alla legge del lavoro sensato, inutile spesso, odioso spesso, noioso spesso, ma sempre maledettamente sensato, io comunque intravedo, al di là di questa legge, una legge ulteriore, in cui io non faccio che leggere, e leggere a mio piacimento, mi leggo finalmente tutti quei libri che ho comprato nel corso degli anni, tutti quei libri comprati a prezzi interi o scontati, prezzi di libri nuovi o usati, io tutti questi libri che mi circondano, che sono disposti a mo’ di accerchiamento in casa mia, tutti questi libri che io ho continuato a comprare senza mai riuscire a leggerli, io questi libri sogno che, in un dato momento della mia vita, spostato nel prossimo futuro, in un futuro comunque radioso, me li posso finalmente cominciare a leggere tutti, non dico che davvero m’immagino di leggermeli tutti, ma mi è sufficiente, in questo sogno, sapere che ho il tempo, e che quindi mi prendo il tempo – tempo che, per qualche ragione del destino biografico, mi è d’un tratto concesso – di leggermeli per null’altro motivo che il mio piacere, il mio umanistico piacere, per la mia bildung, una bildung tardiva, passati ormai i cinquant’anni, è patetico – certo – questo desiderio, e soprattutto è patetica la realizzazione di un tale desiderio, se mai la ottenessi, anche perché in cosa consisterebbe?,… Leggi il resto »