Una querela non si nega a nessuno

20 gennaio 2006
Pubblicato da

Poco fa, surfando (o surfacendo?) su Vibrisse, la webzine di Giulio Mozzi, mi sono imbattuto in un commento nel quale si diceva che era partita una querela per Anna Setari, che gestisce da tempo il blog “Critica dell’ interfaccia” www.solotesto.splinder.com.

Il motivo della querela sta in un post di ottobre scritto da Anna http://solotesto.splinder.com/post/6076818.

Ora, mi vengono in mente due considerazioni da fare: la prima è che, a quanto pare, se addirittura i personaggi televisivi si scomodano dai loro scranni mediatici per querelare una blogger, vuol dire che lassù qualcuno ci ama ma anche no, e che questi famigerati blog (o blogs, come direbbe sicuramente Renzo Arbore) cominciano ad avere un certo peso. Tutto da calcolare, sia ben chiaro.

La seconda considerazione è semplicissima, proprio una semplice, banale, lapalissiana constatazione: è proprio vero che in questo paese, dei campanelli, di santi, poeti, navigatori (ormai talmente up to date da aver sostituito il cacciatorpediniere d’ordinanza con le motosiluranti internettiche) una bella querela non la si nega proprio a nessuno.
F.K.

56 Responses to Una querela non si nega a nessuno

  1. francesco forlani il 20 gennaio 2006 alle 14:26

    la terza caro Franz è che presto i blog diventeranno veri e propri Samizdat. La notizia non mi fa piacere ma meglio prepararsi.

    effeffe

  2. gianni biondillo il 20 gennaio 2006 alle 14:45

    Solidarietà ad Anna. Mi faccio il segno della croce e prego per lei. ;-)

  3. Mal. il 20 gennaio 2006 alle 14:54

    Massima solidarietà. Quello STRONZO di moncalvo, se vuole, mi può querelare.

  4. Alberto il 20 gennaio 2006 alle 15:01

    io che ci sono abituato ;-) propongo un’iniziativa di solidarietà per Anna da diffondere nella blogosfera. che dite?

  5. daldivano il 20 gennaio 2006 alle 15:10

    sul blog di georgia (http://georgiamada.splinder.com) ci si chiedeva se ci siano legali in giro in grado di dare qualche consiglio sul caso ad Anna Setari. l’iniziativa solidale mi pare una buona idea, però anche una bella consulenza… :-)

    daldivano

  6. georgia il 20 gennaio 2006 alle 15:10

    ma, francesco, tutti diventeranno samizdat? o solo alcuni?
    Io credo che diventeranno (alcuni già lo sono) dei luoghi di propaganda theocon, ma samizdat dai … qui non c’è mai stata editoria di stato e soprattutto non ci sono mai stati gli stalinisti;-).
    sempre che abbia capito il significato che dai alla parola samizdat.
    Che ci sia un desiderio di spiritualizzazzione è vero, ma non è certo il caso di anna, e moncalvo non è un blogger :-)
    C’è invece un forte desiderio di controllare i blog che sono delle vere e proprie mine vaganti, un vero pericolo critico per il mantenimento dell’esistente culturale (che non è granchè), ed è anche chiaro che preferiscono controllare i piccoli blog in proprio a quelli più famosi come il vostro che bene o male segue delle regole di mercato 8anche se libere) ecc. e che si autoregola preventivamente da solo. Quelli che fanno più paura sono proprio quelli come quello di anna (che sono migliaia), pochi lettori palesi, ma fortemente ramificati in altre centinaia di blog e quindi alla fine formanti una piccola rete, un numero non facilmente controllabile: un fare opinione pubblica.
    E soprattutto incutono timore i più ingenui, testardi e fiduciosi nella libertà (soprattutto se gestiti da noi donne) perchè imprevedibili, e sono forse controllati regolarmente perchè sono anche quelli che finiscono per fornire gli agganci per una querela, agganci che altrove è più difficile trovare.
    Moncalvo un po’ è permaloso, un po’ forse apre la campagna elettorale per sè o per altri, vattelapesca, ma è difficile comprendere che uno come lui passi il tempo (o incarichi qualcuno) a controllare un blog come quello di anna setari. Evidentemente controllano a tappeto un certo tipo di blog, magari quelli più critici della religione? ;-) Non è da escludere
    Ad ogni modo sarebbe interessante sapere fino a che punto un blogger può essere libero senza incorrere in scoccianti querele e se esiste (e se non esiste crearlo), in rete, un sito o un blog di primo soccorso a cui chiedere consigli di ordine legale in occasioni come queste che sono empre più numerose.
    Chi sa qualcosa lo segnali
    geo

  7. georgia il 20 gennaio 2006 alle 15:12

    ecco biondillo che sta sempre dalla parte … dell’avversario :-)
    E cristo questo vuol dire essere anticonformisti ;-)
    (occhio che sto scherzando)
    geo

  8. gianni biondillo il 20 gennaio 2006 alle 15:14

    Georgia cara, la mia teoria è: una risata li seppellirà. Tutti!

  9. Alberto il 20 gennaio 2006 alle 15:18

    si gianni, però a son di risate siamo arrivati al berlusca.
    forse questo è un periodo da prendere più seriamente poi, se sarà il caso, si riprenderà a ridere. non credi?

  10. georgia il 20 gennaio 2006 alle 15:21

    è una vecchia simpatica teoria che condivido naturalmente ;-)
    e poi moncalvo basta guardarlo per ridere :-)

    guardare qui

    qualcuno in questo blog ha suscitato una caterva di reazioni indignate perchè ha scritto quando l’estetica diventa etica … io non lo penso (l’estetica è cosa molto soggettiva) però … possibile che tutti i grulli abbiano delle facce a saponetta, come avrebbe detto il grande Carmelo Bene?
    geo

  11. georgia il 20 gennaio 2006 alle 15:29

    a suon di risate è arrivato il berlusca????
    Ma veramente fu una cosa molto seria e terrificante.
    Berlusca con i suoi due mortiferi compari (fini e bossi che tutto facevano fuorchè ridere) fece credere al paese che i comunsti avevano governato dal 1945 e che ora ci volevano mangiare tutti ;-).
    Il disastro fu che invece di ridere gli italiani andarono a votarlo perchè si sentivano tutti ricchi e in un paese a solida democrazia:-(.
    Fa ridere oggi (se non facesse piangere) e fa ridere noi, ma chi lo votò lo fece sul serio.

    P.S
    AVVISO
    Incomincio a ricredermi (ma con molta prudenza) sullo sceriffo krauspenhaar

  12. anna setari il 20 gennaio 2006 alle 15:59

    Ringrazio molto per la solidarietà.
    Penso anch’io che i blog possano cominciare anche a preoccupare.
    E però, nel caso specifico, non penso che questa cosa sia nata perché qualcuno teneva d’occhio il mio blog (che fra l’altro è frequentato da pochi).
    Mi pare molto più probabile che il personaggio in questione usi andare su Google a vedere che si dice di lui, e si sia imbattuto così nel mio blog (la cui importanza deve aver sopravvalutata appunto perché non lo frequenta né forse in generale frequenta i blog).

  13. Flavio il 20 gennaio 2006 alle 16:12

    Ci sarà ancora un giudice a Berlino

  14. francesco forlani il 20 gennaio 2006 alle 16:59

    @Georgia

    Samiszdat perchè:

    1) il mondo dell’editoria in Italia è regolato da leggi fasciste. Il fascismo della corporazione (albo dei giornalisti) è un fascismo ancora più subdolo di quello ideologico. ma lo sapete che in Francia chiunque, chiunque può svolgere attività editoriale, aprire un giornale e quant’altro e che solo in Italia c’è quella buffonata del direttore responsabile che poi detto tra noi è un sant’uomo che come giornalista professionista presta il suo nome? E le comosciamo veramente le nuove leggi dell’editoria on line? (siti web, blog? ecc)
    2) Organismi come la Siae e quanti altri che ti controllano pure le feste di compleanno per vedere se passi una canzone o meno o se accenni a una nota di una musica “protetta ” ve la scordate?(avete mai organizzato un happening culturale in un centro culturale? Posso dirvi che quando Louis Sclavis, uno dei più grandi jazzisti francesi che accompagnava una erie di letture Sud (Me, Cepollaro, Mesa) passò mezzora a spiegare al responsanile della sala che non eseguiva brani registrati ma I m p r o v v i s a z i o n e e che quindi non poteva esserci violazione del diritto d’autore)
    3) Quando nei blog qualcuno riporta un articolo, cita un testo riproduce un’immagine può essere massacrato da carte da bollo e richieste di indennizzo da parte degli eredi (e io mi dico, il nipote magari assicuratore, o courtier della multinazionale Z, del grande poeta socialista X Y che cazzo di diritto ha da chiedere su un’opera del nonno?) Gli avvocati di oggi che perorano queste cause sono peggio delle squadracce fasciste.
    4) L’attacco ai blog è nello stile di quello a peer to peer o ad altri sistemi di diffusione ed appropriazione libera della cultura, ed è condotto dalla claudicante macchina della “economia culturale” che complice una politica culturale di C O N F O R M I S M O assoluto massacra oni forma di pensiero e arte che si voglia libera
    5) La rivoluzione della Stampa con Gutenberg, quella Francese con l’istruzione pubblica e aperta a tutti, quella informatica teorizzata da Mac Luhan, è oggi la Toile, la rete, il net, e i blog sono un campo assolutamente libero dal mercato, certi ovviamente e NI sicuramente.

    Non ho voglia di rileggermi, Georgia però ti assicuro che i siti con gli e-libri scaricabili gratuitamente stanno rompendo parecchio quei quattro manager che dirigono l’industria culturale. Ho da poco riletto quel capolavoro di libro e film che è Fahrenheit 451. Qui sento puzza di bruciato.

    effeffe

  15. F.K. il 20 gennaio 2006 alle 17:39

    E con questo abbiamo detto tutto, cara Georgia.
    Lo sceriffo in lento ma inesorabile recupero…

  16. francesco forlani il 20 gennaio 2006 alle 17:41

    punto due punti e punto e virgola
    effeffe

  17. s/z il 20 gennaio 2006 alle 18:19

    sei in forma, effeffe

  18. gabriella fuschini il 21 gennaio 2006 alle 00:16

    Con quella faccia un po’ così
    quell’espressione un po’ così…

    Cara Georgia, è proprio possibile, ma diciamolo sottovoce che poi dicono che siamo razziste e lombrosiane… epperò…
    letto il pezzo di Anna, non mi capacito per quale motivo la si debba querelare, per aver criticato una trasmissione o per aver detto che il signore in questione si fa il segno della croce prima di iniziare? Roba da matti.
    solidarietà piena.

  19. tashtego il 21 gennaio 2006 alle 07:11

    sì.

  20. mag il 21 gennaio 2006 alle 10:33

    effe, ti appoggio su tutto.
    ma ti dico di piu’, qualsiasi attività culturale cmq pubblica implica il controllo delle autorità preposte, controllo totale, cio’ significa che organizzare un gruppo di persone che scambiano idee diventa impossibile, nel senso che ogni singola persona puo’ essere depistata, demotivata, pressata, con diverse modalità che ti lascio immaginare.
    Personalmente per avere individuato alcune delle gravi procedure irregolari, non sono stata querelata, pero’ sono sotto controllo totale.
    E’ un processo che va’ rivisto e ripensato dall’alto, ma sopratutto da cuore, ovvero dal centro.
    L’anima del senso sono solo le persone preparate, dotate di intelligenza, sensibilità, rigore morale, incorruttibilità e spirito pionieristico.
    L’Italia è un paese del cazzo sopratutto per queste dinamiche che obbligano alla carboneria, alla cospirazione, elementi da annullare totalementem dal registro.
    Ridicoli, siamo ridicoli, ostaggi mentali in mano a degli imbecilli.
    Ma è necessario esercitare l’italianità, quella vera, dall’Italia, troppo facile la fuga all’estero.
    Non ho voglia di correggermi, leggetemi rozza che tanto è uguale:-)

  21. andrea barbieri il 21 gennaio 2006 alle 10:54

    “ostaggi mentali in mano a degli imbecilli” è esattamente quello che penso di me e di tante persone.

  22. kristian il 21 gennaio 2006 alle 11:01

    compagni rivoluzionari, essendo che disobbedire è giusto, sono disposto all’estremo sacrificio: leggere il coso di denbràun e l’ultimo harry potter, poi copiarli integralmente su file word, indi trasmetterveli affinché l’intero sottoinsieme dei lit-blog radicali renda accessibili for free due bestseller che l’editore si fa volentieri auscultare la prostata coll’ombrello di Cipputi, piuttosto che cederne i diritti a titolo gratuito.

  23. mag il 21 gennaio 2006 alle 11:38

    Adesso, mi piacerebbe sapere dagli uomini di buona volontà come agire.
    Gli intellettuali veri, mi dicono di “procedere lavato” citanto Cartesio quando dovette salvarsi la pella dalla Santa Inquisizione ed evitare di finire come Giordano Bruno, e inventarsi la doppia regola.
    e noi nel 2005,dovremmo nasconderci come degli scarafaggi, vergognarci di esercitare un attività neuronale dignitosa e perdere quella preziosa capacità critica?
    perchè dopo anni di celature, è chiaro che la forma mentis si uniforma al servilismo.
    Imbracciare le armi?…..no atteggiamento primitivo e inefficace.
    Parlare? sono 500 anni che parliamo a vuoto.
    Spostare Il Vaticano in Papuasia?
    questo solo per cominciare in maniera pulsionale….per elaborare qualcosa di efficace, bisognerebbe poi valutare, al di là di tutte le posizione partitiche, politiche, classiste le declinazioni che preferite, SE, vale la pena sapere, diffondere e incidere sulla Verità, dato il dolore che cio’ provoca nella consapevolezza, indipendentemente dalle ritorsioni.
    quindi 1) come agire 2)se agire

  24. mag il 21 gennaio 2006 alle 12:03

    #Larvato# non lavato…….

  25. anna setari il 21 gennaio 2006 alle 12:41

    Questa cosa del “procedere larvato” in genere piace molto agli intellettuali “veri”.
    Io che invece, pur essendo vera forse non sono intellettuale, dico che se in tempi di regimi totalitari anche FORMALMENTE tali è opportuno fare i carbonari, in questo tempo nostro, in cui formalmente le libertà esistono, la prima cosa da fare è NON procedere larvati.
    Esprimere le proprie opinioni apertamente, con nome e cognome, è un modo di esercitare la libertà (la quale, come la memoria – e il paragone mi sembra suggestivo – se non si esercita svanisce e si perde).
    L’idea di procedere larvati in situazioni come la nostra corrisponde ad un’idea servile di libertà: un’idea speculare a quella autoritaria che finisce col rafforzare.
    Certe cose in Italia (e mi riferisco al modo, per es., con cui viene fatta l’informazione nei TG del servizio pubblico, fra mille altri esempi che si potrebbero fare) sono come sono, a causa dell’idea che è “prudente” occultarsi. Anche la prudente autocensura preventiva che attuano i giornalisti (certi, non tutti) si vorrebbe giustificare su quel “procedere larvati”.

    Insomma, parlare. Non occultarsi. E, magari, (parlo anche per me) essere attenti e informati degli inghippi legali;-))
    Forse la difficoltà di fare attenzione a certi possibili trabocchetti avvocateschi finirà anche col migliorare la nostra prosa (parlo sempre per me);-))

  26. andrea barbieri il 21 gennaio 2006 alle 13:40

    Anna dici cose sacrosante sul “procedere larvato”.

  27. georgia il 21 gennaio 2006 alle 14:31

    insomma anna meglio un procedere lavato che un procedere larvato?
    Sono perfettamente d’accordo con te.
    Io poi sarei dell’idea di iniziare una campagna contro il segno della croce di Moncalvo fatto in una trasmissione politica.
    Pur rispettando la religione e relativo segno della croce non vogliamo una politica cristianista integralista e quindi non vedo perchè segnarsi quando si entra in uno spazio pubblico dedicato alla politica.
    Credo che sia un cosa che (oltre che ridicola) vada contro i patti fra stato e chiesa.
    E vista dal punto di un credente credo che sia pure una cosa eretica, ci si segna quando si entra in chiesa e non a un dibattito politico.
    Date a dio quel che è dio e a cesare quel che è di cesare (a gigi dategli poco che non se lo merita)
    geo

  28. Maura il 21 gennaio 2006 alle 14:38

    D’accordissimo!

  29. mag il 21 gennaio 2006 alle 18:19

    Chiunque di noi ha pulsioni, sentimenti, ambizioni, desideri.
    Bene, ogni dissidente, in possesso dei sovracitati requisiti, è passibile di ricatto.
    Ti comprano.
    Con qualsiasi cosa, con qualsiasi mezzo, ti procurano persino il fidanzato ideale, il lavoro ideale, ambienti high profile, e carriere politiche.
    Oppure, ti rivinano le relazioni inserendosi a cudine tra te e il resto del mondo……forse conviene pagare subito e tutto con del denaro una querela, perchè la tecnica dell’assedio è per tutta la vita.
    ma io sono Sparta non Troia! quindi con i cavalli non entrano nelle mura:-)
    per essere sicuri, bisogna rinunciare alle proprie ambizioni, totalmente.

  30. Mario Pandiani il 21 gennaio 2006 alle 22:53

    In effetti non si è arrivati tanto a risate al nostro attuale duce, e dalla vicenda critico-satirica di “Boicottare il Biscione”, dal ben poco comico epilogo, oggi siamo alle querele a chi esprime un’opinione, apparentermente un progresso civile.
    Quello che è successo da allora ad oggi è materia da Tano Cariddi, i vecchi metodi brutali sono superati a favore di un controllo capillare e di mezzi che sono legali formalmente ma che restano evidenti intimidazioni.
    Se infatti ai tempi dell’alba arcoriana non c’era controllo sui mezzi di informazione oggi le orecchie sono ben diffuse e le azioni mirate.
    Non ho mai sentito parlare di questo personaggio come in questi giorni, che sia questo il suo obbiettivo? misteri della mediocrità.

  31. yara il 22 gennaio 2006 alle 02:09

    C’è una cosa che ho letto non ricordo dove un mese fa e che più ci penso e meno mi pare vera:

    dal 1870 al 1929 non esisteva uno stato pontificio, e dunque gli edifici della chiesa pagavano l’equivalente dell’ICI.

  32. georgia il 22 gennaio 2006 alle 13:07

    già 1929 ;-)

    beh fino al 1926 siamo stati uno stato monarchico liberale, poi uno stato fascista, poi uno statorepubblicano democratico e oggi ci incamminiamo di nuovo verso uno stato fascista.
    Patti succolenti col vaticano sono stati stipulati dalla triade Mussolini-Craxi-Berlusconi, in Italia non si diventa dittatori (e neppure si tenta) senza il permesso della destra vaticana ;-), un’ ICI cosa volete che sia di fronte al dominio per un ventennio?

  33. daniele il 22 gennaio 2006 alle 14:40

    la strada della querela risponde al fascistissimo COLPIRNE UNO PER EDUCARNE CENTO, mi chiedo ma c’è ancora qualcuno che crede che in Italia non ci sia un regime simil-fascista???
    SVEGLIAMOCI!!!

  34. Mal. il 22 gennaio 2006 alle 14:51

    Qualcuno sa dirmi se è vera la notizia, letta in un altro blog, che gli eredi di A. Spatola hanno querelato B.Cepollaro per la pubbblicazionenel suo sito di parte de “la composizione del testo”? ff inglese ne sapete qualcosa?

  35. fm il 22 gennaio 2006 alle 15:25

    In Italia non c’è un regime “similfascista”, caro Daniele: c’è un regime fascista: la sua versione riveduta e corretta, secondo le logiche apparentemente pacificatrici e buoniste, falsamente democratiche, del nuovo millennio. il controllo della cultura (a partire dalla scuola, di cui, purtroppo, si parla sempre troppo poco) e dei mezzi di informazione ne è uno dei capisaldi, ieri come, in modi più subdoli ma altrettanto marcati, oggi. Ecco perché, caro Mal, chi mette a disposizione del pubblico, gratis, opere di poesia, come fa Biagio Cepollaro, cioè chi diffonde cultura critica, non prona e pacificata, va messo in condizione di tacere, di non nuocere, perché col suo esempio prefigura l’ipotesi, e la rende operativa, di una fruizione dal basso, di una riappropriazione di saperi che, in quanto progetto politico, tende in primo luogo a liberare questi saperi dal controllo e dall’uso reificato che il potere ne fa in quanto merci. E allora, tanto i familiari del poeta (che se fosse vivo li manderebbe direttamente a cagare: e, avendolo conosciuto di persona, sono certo che le cose sarebbero andate proprio così), quanto il povero pirla con la facciacomeilculo elevato dal rango di zerbino a quello di direttore editoriale dell’aria fritta, sono ingranaggi, non so quanto inconsapevoli, della macchina complessiva del controllo sociale e dell’omologazione. Controllo sociale e omologazione, due degli assi portanti del regime, sono sotto gli occhi di tutti quelli (ma quanti sono?) che si rifiutano di portare all’ammasso cervello coscienza, ideali, sogni, speranze, futuro.

  36. Nunzio Festa il 22 gennaio 2006 alle 16:35

    ovviamente solidale con Anna Setari

    b!

    Nunzio Festa

  37. georgia il 22 gennaio 2006 alle 16:57

    mal, ma non capisco perchè querela.
    Semmai denuncia, ma perchè querela?
    In che blog lo hai letto?
    Il diritto d’autore è una difesa per l’autore (e per gli eredi per un periodo di anni) perchè altri non ci possano speculare sopra. Ora magari fm tu questa speculazione individuale la chiameresti “fruizione dal basso, di una riappropriazione di saperi” ma con questo sistema bill gates ha derubato altri e si è fatto miliardario.
    Ad ogni modo oggi con la rete è stato tutto rivoluzionato, e mettere on line testi (soprattutto di autori un po’ dimenticati) non è secondo me fare “furto” di alcun diritto d’autore, ma anzi dare pubblicità gratis, sempre naturalmente che uno non lo faccia a scopo di lucro o di carriera (facendo violenza su chi magari più rispettoso non oserebbe mai farlo). Il copyleft certo è (proprio a garanzia della stessa libertà di circolazione dopo l’esperienza di bill gates) una concessione da parte del proprietaio dei diritti, ma io direi che ormai la si possa ritenere come un diritto acquisito on line (cosa diversa se lo si stampa in carta) soprattutto poi se il testo non è neppure pubblicato per intero.
    Anche se oggi che hanno messo i diritti anche sulle fotocopie mi sembra che invece di avanzare si retroceda.
    Ad ogni modo tutte queste restrizioni non fanno aumentare i guadagni degli autori (soprattutto dei meno famosi) anzi li privano di una pubblicità gratis che è la diffusione di fotocopie e la circolazione in rete.
    Va beh però se vengono fatte delle cause prima o poi la cosa si regolarizzerà e magari la diffusione diventa più facile e …. allora nessuno farà più circolare nulla ;-).
    Beh la mia solidarietà a cipollaro e dite agli eredi di spatola di non fare gli scemi che quella pubblicazione per loro è stata tutto grasso che cola ;-)
    geo

  38. fm il 22 gennaio 2006 alle 17:55

    Georgia, volevo dire ben altro e credo si sia capito chiaramente: parlavo di una diffusione/riappropriazione di cultura dal basso e la qualificavo come un progetto “politico” consapevole, cioè mirato a sconvolgere logiche di mercato (in definitiva, di regime). Il parallelo Cepollaro/Bill Gates non regge, nemmeno come paradosso, e il diritto d’autore, almeno nel contesto del discorso che si faceva, mi sembra fuori luogo, perché la pubblicazione di un’opera in pdf e la sua gratuita immediata fruizione, anche e soprattutto da parte di chi non ha la possibilità economica di accedere all’oggetto in questione, in “questo” caso (quello citato da Mal) non risponde a nessuna logica di profitto. Se Cepollaro pubblica e rende disponibile in rete un’opera poetica di Andrea Inglese o di Giuliano Mesa, a quale “logica di mercato” sta rispondendo, insieme agli autori citati ad esempio? A nessuna, in questo campo. Risponde, invece, a ben altre esigenze: far circolare opere di assoluto valore, e farle conoscere, in quanto, irriducibili come sono alla logica del libro-merce, sarebbero altrimenti irreperibili; oppure, la loro (scarsa) reperibilità sarebbe possibile a patto che i suddetti autori pubblicassero a pagamento, cioè si prestassero allo strozzinaggio legalizzato di quella medio-piccola industria parallela di stampo mafioso che rappresenta l’humus paludoso su cui il capitale culturale pianta le sue palafitte. Rompere questa logica, con ogni mezzo, e far circolare opere di valore fuori dal chiostro dei pochi eletti, è, per me, una chiara, meritoria operazione politica: almeno un tentativo, e lo qualcuno per fortuna lo fa, di rompere l’assedio.

    Lo stesso discorso, anche se su un piano diverso (ma nemmeno tanto), è quello che riguarda la Setari, alla quale, a mio modo di vedere, non bisogna solo dare una solidarietà di facciata, ma far emergere il problema realissimo, il pericolo, che la sua vicenda contiene: un pericolo che ci riguarda tutti: la libertà di esprimere concretamente il nostro pensiero. Se è bastata una mail a portare in piazza duecentomila persone, perché non invadere di messaggi ogni spazio disponibile, per far sapere a chi ha montato il caso che “noi non ci stiamo”? Io posso benissimo non leggere Mesa e Inglese, ma nessuno, NESSUNO!, può impedirmi di leggerli, qualora io lo voglia. Nessun può limitare la mia sacrosanta libertà di critica dell’esistente, quando l’esistente si materializza nelle sembianze di uno dei tanti servi sciocchi del potere. Far finta che il caso di censura si sgonfierà da solo, è come dire, ed è stato detto, che la lega fa folklore! Il razzismo più becero elevato a sistema è folklore? Attenzione, direi. Attenzione.
    Spero di essere stato chiaro. In ogni caso, ciò che ho scritto sarà servito a radicarmi ancora di più nelle mie convinzioni. Con il massimo rispetto per le opinioni di tutti.

  39. mag il 22 gennaio 2006 alle 18:00

    Esempio di controllo: dispositivi di sorveglianza ambientali, quindi in abitazione, automobile e ufficio, oltre al controllo incrociato delle intercettazioni telefoniche, tutto questo convertito in file multimedia e diffuso in rete su scala mondiale.
    il problema è, oltre ai controlli sovracitati, come è possibile che una persona lontano dal proprio cellulare e dalla propria autovettura, parlando de visu ad una altra persona, venga intercettata?
    Io penso ai sistemi wireless o peggio ancora a dei microchips sottocutanei che permettano siano al localizzazione che l’acquisizione acustica delle conversazioni: http://www.aisjca-mft.org/ da’ dei suggermenti che fanno pensare alle cavie umane per esperimenti di biometrica.
    Il controllo è una delle principali attività contro gli eversivi.

  40. mag il 22 gennaio 2006 alle 18:10

    Voglio solo farvi presente che la situazione è molto molto peggio di quanto l’apparenza e l’immaginazione possa consentire.
    Alro che Biagi e Santoro….qui siamo di fronte a sperimentazioni criminali che vedono il connubbio macabro della detenzioni di potenti mezzi tecnologici con la cattiveria dell’abuso di potere.
    Senza contare il business delle società preposte alla sorveglianza, tutti ex poliziotti o affini strapagati per rompere il cazzo al prossimo.
    E ci ricolleghiamo alle guardie del corpo e ai mercenari della sicurezza.
    La sicurezza non è piu’ assolutamente un diritto, ma un business.
    l’impresa del sociale, la colossale truffa del no-profit e delle onlus.

  41. georgia il 22 gennaio 2006 alle 18:46

    ecco la solita impossibilità di comunicare con questo maledetto mezzo :-))))
    Fm io non ho mai fatto un parallelo cepollaro/gates e bla bla bla (me ne guarderei bene) ho solo detto che il diritto d’autore DEVE esistere e portavo appunto l’esempio di quello che gates aveva potuto fare, con i programmi, in sua assenza. Cioè il diritto d’autore non è sintomo di privilegio o di blocco del sapere, ma di garanzia … poi magari degenera ma è un altro discorso
    Poi ho anche detto che secondo me la circolazione di scritti in rete, quasi esistesse un tacito copyleft, dovrebbe essere un diritto acquisito della rete.
    Certo a patto che lo scritto non venga usato a scopo di lucro personale (esistono infatti anche siti a pagamento). Chiaro che cepollaro fa una operazione molto interessante e intelligente e siccome poi, io penso, che è anche pubblicità per lo scritto che viene fatto circolare, forse … cepollaro andrebbe pagato invece di essere denunciato ;-).
    La battaglia per anna certo va portata avanti, non aspettavamo certo che ce lo dicessi tu (ma se lo fai anche tu ne siamo felici) ;-) perchè ci riguarda tutti ed è chiaro che è una attentato alla libertà di espressione dei blog e siamo stati noi lettori di anna (che non sono poi così pochi come lei dice) a segnalare subito l’accaduto in molti i blog e liste che frequentiamo (e da li a sua volta le parole, con il passa parola, sono volate), ma a quanto pare solo nazioneindiana, fra i blog di una certa dimensione, gli ha dedicato un post, Lipperatura che un giorno si e l’altro pure ci spiega cosa faccia bene ai blog e cosa no, non le ha dedicato neppure un accenno (era tanto che non ci andavo e ci sono andata apposta per vedere, ma ho visto solo che se la prendeva con beppe grillo).
    geo

  42. fm il 22 gennaio 2006 alle 19:13

    Georgia, avevo capito benissimo il senso del tuo discorso, in generale (mi era sfuggito qualche passaggio sul diritto d’autore, non chiaro, ma solo per mia incapacità di leggere tra le righe): volevo soltanto ribadire meglio dei concetti che mi stanno a cuore. Se avessi chiuso con un :-) (devo imparare a farlo, visti i problemi di comunicazione con “questo maledetto mezzo”), forse non avresti preso il tutto come un appunto critico nei tuoi confronti. E comunque, sarà pure un mio limite, io dialogo solo con le persone che sento di stimare: e stimarsi è un po’ come amarsi: non c’è bisogno che ci diciamo ogni secondo quanto ci vogliamo bene, se il sentimento è vero. :-))
    Ad avvalorare quanto dicevo, sembra (me lo hanno riferito, ma non ho ancora avuto modo di verificare di persona) che i pdf scaricabili siano scomparsi dal sito di Biagio Cepollaro. Se ciò corrisponde a verità, tira un po’ le conclusioni…

    Quanto ad Anna Setari, la mia parte l’ho fatta subito, appena appresa la notizia: mail a tutte le persone che conosco, a radio popolare, al manifesto (per ciò che serve) e, in nessun caso, pretendevo di insegnare o di dire cosa bisognasse fare. Dicevo solo, e lo credo ancora, che sia poco, perché l’attacco è già in corso da tempo e riderci sopra (adesso qualcuno mi…spara) mi sembra una forma di complicità…involontaria.
    (You’re in/on my mind) :-)

  43. mag il 22 gennaio 2006 alle 22:02

    Ops….ho pubblicato l’enciclica di Razti…e adesso? :-)

  44. mag il 22 gennaio 2006 alle 22:10

    Non è che la prossima volta che bestemmio arriva Ratzi a chiedermi i diritti divini che costano l’ira di dio?

  45. (ri)mario il 22 gennaio 2006 alle 22:14

    Se pubblichi ratzi
    paga i diritti o sono catzi

  46. mag il 22 gennaio 2006 alle 22:19

    Tutto questo mi mantiene sempre piu’ nelle mie posizioni e nella convinzione che chi detiene il capitale intellettuale puo’ esercitare veti sul progresso.
    Non vale la stessa regole per chi detiene i mezzi….e l’atteggiamento cieco con cui applicano regole restrittive dimostra la totale incapacità argomentativa, inadeguatezza propositiva, ingegneria sociale completamente assente.
    Un esempio banalissimo ed eloquente è stata l’anno scorso il fenomeno Serpica Naro…anagramma di San precario di cui voi certamente conoscerete l’aspetto geniale e di grande rottura.
    Mantenere il capitale intellettuale è dunque il must per gli operatori del web e dell’editoria in genere, perchè questo garantisce potere contrattuale e politico.
    Quindi….. non drogatevi ! :-)

  47. gabriella fuschini il 22 gennaio 2006 alle 22:56

    Mi sembra che si stia parlando di due cose diverse. Una cosa è la querela ad Anna che lede il diritto di critica e di libertà di pensiero di ogni cittadino libero in uno stato libero e oltretutto mi sembra che il conduttore querelante abbia sottovalutato il fatto che la rete diffonde notizie velocissimamente, per quanto mi riguarda ne ho parlato con tutti gli amici e conoscenti, come del resto hanno fatto tutti quelli che sono intervenuti qui e altrove. Cosa diversa(non querela) è il diritto d’autore che *purtroppo* impedisce a volte la diffusione di materiali anche se irreperibili, ma vincolati. Cmq il testo in questione era messo in rete in modo parziale e se Cepollaro l’ha tolto ha avuto i suoi buoni motivi.

  48. georgia il 23 gennaio 2006 alle 00:59

    riguardo a spatola cepollaro secondo me potremmo mettere in atto una protesta pacifica per far vedere la forza della rete.
    Se qualcuno ha salvato il pdf (o se lo può procurare) ce lo dividiamo, tipo una pagina a testa, e lo postiamo in tutti i blog che conosciamo, magari anche ripetutamente e lo facciamo circolare a tal punto che la denuncia nei confronti di cepollaro non può che saltare
    geo

  49. Mal. il 23 gennaio 2006 alle 01:49

    La notizia della denuncia l’ avevo letta qui tra i commenti e volevo solo verificare se fosse vera(nessuno si è ancora espresso su questo per confermare o smentire): http://www.universopoesia.splinder.com/post/6898306#comment
    Non collegavo il fatto a quello accaduto alla Setari, so che sono due cose distinte. Infine, non essendo esperto di giurisprudenza, vi chiedo di spiegarmi la differenza tra denuncia e querela. Grazie

  50. Trespolo il 23 gennaio 2006 alle 11:48

    Ho scoperto da poco che Anna si è beccata una querela da Gigi Moncalvo. Ha tutta la mia solidarietà e, al di là degli attestati di solidarietà, l’unico consiglio che mi sento di darle è: alza il tiro e crea un caso mediatico, tanto per pareggiare il rapporto di forza nei confronti di un giornalista che ritengo abbia a disposizione mezzi economici, e non solo, superiori. Forse possiamo darle una mano; non credete?

    L’ho scritto anche da Anna e, parere personalissimo, ci sono due passaggi attaccabili nel suo post.
    Il primo quando scrive: “…trovarsi immeritatamente…”. La frase, riferita direttamente a Moncalvo e letta per intero, potrebbe indurre il lettore del post a ritenere che Moncalvo ricopra quel ruolo – conduttore di una trasmissione che non ho mai visto – per raccomandazione o altro e non per meriti propri.
    Il secondo quando scrive : “…come la testa di certi conduttori, che un napoletano direbbe che ha la sola funzione di spàrtere ‘e rrecchie…”. In questo caso la frase è generica, non riconducibile direttamente a Moncalvo, ma potrebbero tentarci.

    Noto poi che, giustamente, i commenti partono da questa querela per arrivare a disquisire dei livelli di controllo ai quali siamo sottoposti. Abbiamo già raggiunto livelli molto alti di controllo – nelle sue varie forme – e per vie talmente subdole e pochissimo note dall’essere, da addetto ai lavori, molto preoccupato. Però e non è un però piacevole, tutte le volte che ho cercato di affrontare questo tema – e non mi riferisco solo al blog – mi sono sempre trovato di fronte a un fuggi fuggi generale: pare non interessi a nessuno e chi potrebbe, a fronte di informazioni puntuali, alzare almeno un pezzo del velo, preferisce argomenti *alla moda* e, probabilmente, meno rischiosi.

    Il *controllo*, nelle sue varie vesti e sotto voci diverse, sarà, assieme alle fonti primarie (leggi acqua), il business del prossimo decennio: un business sconosciuto che, solo con le risate – scusami Gianni – non sarà possibile seppellire anche perché, almeno per ora, i computer non posseggono il senso dell’umorismo e nemmeno le persone che li utilizzano. Non quelle che ho conosciuto io almeno…

    Buona giornata. Trespolo.

    PS: una denuncia è tale quando si riferisce a un atto illegale e codificato, definito, da una legge; un querela è una denuncia che un cittadino può rivolgere all’autorità giudiziaria a fronte di un atto non normato nei dettagli e non perseguibile d’ufficio. Discrezionale insomma. Non me ne vogliano gli eventuali avvocati presenti; questo è ciò che ho imparato per esperienza diretta…

  51. anna setari il 23 gennaio 2006 alle 12:04

    Non sono convinta che “alzare il tiro” come tu dici, Trespolo, sia l’idea migliore, in questo momento. A me pare che offrirebbe più vantaggi al querelante (che è tutto sommato un isolato nel suo stesso ambiente, da quanto si deduce cercando cose su di lui su Google) procurandogli una pubblicità e una visibilità che da tempo vanamente sogna, che a me e alla questione dei blog.
    Io attenderei di vedere come vanno avanti le cose. Non è detto che il giudice non archivi la querela.
    Nel caso che ciò avvenisse, allora sì che si potrebbe parlarne, e con maggiore forza.
    Così come anche nel caso, contrario, in cui ci fosse invece un processo.

  52. andrea barbieri il 23 gennaio 2006 alle 12:15

    La querela (artt.336-340 C.P.P.) è la dichiarazione con la quale la persona che ha subito un reato, o il suo legale rappresentante, manifesta la volontà che si proceda in ordine ad un fatto previsto dalla legge come reato non perseguibile d’ufficio.

    La denuncia è l’atto con il quale ogni persona che abbia notizia di un reato perseguibile d’ufficio informa il pubblico ministero o un ufficiale di polizia giudiziaria.

    Se per un libro che si ritiene brutto, si può dire che l’autore è stato immeritatamente pubblicato, non si può dire di una trasmissione televisiva che si ritiene brutta, che il conduttore viene immeritatamente messo in onda?
    Non è questo ancora più vero per la Rai, in cui alcuni conduttori che facevano alti ascolti sono stati licenziati (e qui ricordo che ancora adesso noi paghiamo il reintegro di Santoro senza che possa condurre alcun programma e quindi far guadagnare l’azienda)?

  53. Trespolo il 23 gennaio 2006 alle 14:33

    Anna, l’attesa è, forse, la tattica migliore. Dipende sempre dagli obiettivi che una persona si pone e fa il paio con il saggio proverbio cinese che dice: “Se il tuo nemico te l’ha messo nel didietro non agitarti; correresti il rischio di farlo anche godere”.

    Saggi i cinesi vero? Ma come sempre esiste la seconda parte della medaglia, anche per i proverbi. E l’altra faccia dice all’incirca: “Se te l’hanno messo nel didietro, non lamentarti, ma cerca di capire come fare a trarne godimento.”

    Che ci vuoi fare, strana gente i cinesi, quasi come i conduttori televisivi… :-)

    Buona giornata. Trespolo.

  54. georgia il 23 gennaio 2006 alle 15:15

    caso cepollaro
    Ho visto dall’indirizzo lasciato da mal che è stato marco giovenale a dare la notizia della richiesta di diritti d’autore da parte della famglia spatola e ha anche suggerito di fare una lettera di solidarietà a cepollaro.
    Siccome giovenale è di nazione indiana perchè non ce ne parla?
    Anzi perchè nessuno ne ha parlato?
    è una cosa interessante, per la blogsfera, mi sembra.
    geo

  55. Mal. il 23 gennaio 2006 alle 15:48

    Io sul blog di Giovenale però non ho letto niente
    http://www.slow-forward.splinder.com/

    Giovenale non fa parte di NI

    Nessuno ha ancora confermato o smentito questa storia.

  56. marco il 18 aprile 2006 alle 18:08

    aprile 2006:

    – non faccio parte di NI (se non come ospite e lettore, talvolta disattento, si nota).

    – della vicenda di Biagio mi sono occupato entro i limiti che mi venivano indicati per non rischiare di danneggiarlo. (c’è stato un momento in cui non era chiarissimo cosa fare)

    – la cosa sembra risolta



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