Bacheca di febbraio 2006

1 febbraio 2006
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34 Responses to Bacheca di febbraio 2006

  1. Lucio Angelini il 1 febbraio 2006 alle 13:54

    Segnalo l’intervento di Tullio De Mauro alla fondazione Cini di Venezia “Se un giorno di primavera un governante…”. Altroché RESTAURAZIONE!
    Nel mio blog, naturalmente.

  2. Trespolo il 2 febbraio 2006 alle 18:21

    Segnalo due argomenti che mi stanno particolarmente a cuore e dei quali poco, troppo poco si parla.

    Il primo riguarda il controllo sociale e le modalità utilizzate per attuarlo. Potrebbe uscirne un quadretto molto poco edificante.

    Il secondo è relativo alla quasi totale mancanza, nel nostro Paese, della separazione dei ruoli di controllato/controllore. Spesso convivono, sono mescolati, si invitano a cena, si scambiano parentele. E questo non va bene, a nessun livello e fa saltare uno dei cardini della democrazia. Un esempio: il nodo ancora irrisolto di Banca d’Italia che dovrebbe controllare l’operato delle banche ed è di proprietà delle banche che dovrebbe controllare. Esempi simili ce ne sono molti, spesso sconosciuti, ma i loro effetti ricadono sulla testa di tutti noi.

    Buona serata. Trespolo.

  3. mag il 2 febbraio 2006 alle 18:45

    @Tres
    Un giorno ti raccontero’ i casini che ho avuto per avere individuato alcuni meccanismi su cui si fonda il corporativismo italiano, unica vera realtà economico-politica italiana svuotante di ogni significato la Stato.

  4. jan reister il 2 febbraio 2006 alle 21:49

    Trespolo: il controllo sociale è un argomento vasto, puoi essere più preciso portando, se vuoi, degli esempi?
    Il tuo secondo punto invece mi pare di natura politico istituzionale, mi viene in mente l’ottimo http://www.lavoce.info

  5. Cristoforo Prodan il 3 febbraio 2006 alle 02:52

    Uno dei più efficaci strumenti di controllo che le società capitalistiche occidentali utilizzano è quello della legalità.
    La legalità è un potente sistema di repressione. Un comportamento fino ad un certo momento libero, magari come espressione di un diritto naturale, viene all’improvviso messo fuori legge.
    Nel suo discorso “Legalità e solidarietà”, in occasione della recente rivolta delle “banlieu” della sua città, il sindaco di Bologna – il compagno Sergio Cofferati – ha detto testualmente:

    “In tutte le azioni amministrative non distinguere i diversi comportamenti e le differenti condizioni, in ragione di un apparente univoco bisogno, rende inefficace l’azione solidale. Per contrastare lo sfruttamento illegale del lavoro dei cittadini, immigrati e no, per sostenere l’emancipazione delle persone dall’esclusione sociale, occorre ancorare l’azione amministrativa al complesso del dettato costituzionale. Da quel dettato discendono le norme e le leggi che tutelano i cittadini a partire dalle fasce più deboli della società che rappresentano un valore fondante della democrazia. Anche per questo legalità e solidarietà, convivono nella nostra idea di sviluppo economico, di coesione e di giustizia sociale”.

    A me sembra che la legalità come strumento di controllo sociale sia l’esatto opposto della solidarietà. Inoltre il bisogno è sempre univoco.

  6. magda mantecca il 3 febbraio 2006 alle 10:17

    E’ lo statuto logico ed etico della privacy e della sicurezza che sono mutati.
    la privacy e la sicurezza non sono piu’ diritti pubblici ma business privati.
    sulla sicurezza abbiamo visto riemergere dal medioevo termini come ” mercenari”ovvero professionisti della sicurezza.
    la sicurezza nelle città è appaltata da società che sul terrore del marocchino spacciatore e creatore di moschee hanno fondato la loro ricchezza.
    per quanto riguarda l’ordine pubblico, negli stati, nelle strade, ecc ecc è chiaro che avere dei dispositivi di videocontrollo serve ad individuare l’imbecille che sfoga nell’animalità collettiva le frustrazioni personali;
    ma il discorso si amplia perchè è chiaro che i fenomeni criminali non vengono inibiti dai controlli quindi con un intervento sugli effetti, ma semmai andrebbero inibite le cause patogene della delinquenza;ovvero le emarginazioni,ghettizzazioni,criminalizzazioni di persone che vivono ai margini delle nostre società”civili”.
    quindi è ridicolo usare la videosorveglianza se questa non è integrata e supportata da adeguate politiche sulla sicurezza, come la capacità di accoglimento e occupazione ufficializzata degli immigrati evitando cosi caporalati di ogni genere ,capacità di contenimento e prevenzione di comportamenti delinquenziali,capacità di risolvere e incanalare l’innalzamento di rabbia e aggressività che una società competitiva, impietosa,cinica,inevitabilmente produce.
    Quindi è quantomeno ipocrita se non idiota punire cio’ che per propria colpa si genera.

    grazie

    Magda mantecca

  7. mag il 3 febbraio 2006 alle 12:34

    EVENTI: FIERA BLOGGERS GENOVA

    http://www.inedita.org/blogarea/convegno.htm

  8. maria il 3 febbraio 2006 alle 18:32

    E dalla giusta battaglia per le vignette di Pippo,perchè non passare a quell’altra per le vignette danesi? Credevo che la satira e la libertà di espressione fossero legalizzata da un pezzo in occidente,ma ho sentito troppi intelletuali scandalizzarsi…che sta succedendo?

  9. mag il 3 febbraio 2006 alle 18:43

    Critoforo, la legalità sarà pure uno strumento di controllo, ma ti assicuro che esistono fortissime spinte dalla autorità preposte a detenere la legalità, ad andare verso l’illecito, per il semplice motivo che, una persona che delinque è ricattabile a vita, è un ostaggio per sempre.
    percio’ siamo tutti controllati, e persino a chi non fà nulla di male, vengono applicate regole talmente disumane da indurlo a delinquere.
    E’ l’illegalità delle corporazioni alimentata dai buchi dello Stato.
    L’italia non esiste, esistono le corporazioni di riferimento:
    partiti,massonerie, loggie, mafie, cartelli, etc etc
    se non hai appartenenza come me in nessuna militanza, sei un bersaglio facilmente attaccabile.

  10. jan il 4 febbraio 2006 alle 21:06

    Sulle cosiddette vignette, un post di Haramlik che dice molte cose, tutte insieme:
    http://www.ilcircolo.net/lia/000989.php

  11. fm il 5 febbraio 2006 alle 00:12

    Invito qualcuno dei redattori a pubblicare su NI il testo su Pasolini di Massimo Sannelli: lo trovate sul blog di Gian Ruggero Manzoni. E’ un capolavoro: di scrittura, di poesia, di pensiero, di bellezza.

  12. Lucio Angelini il 5 febbraio 2006 alle 04:23

    http://www.unita.it/index.asp?SEZIONE_COD=IDEE&TOPIC_TIPO=&TOPIC_ID=47213

    02.02.2006
    A tutti i giornali: pubblicatele
    di Adriano Sofri – Sergio Staino

    Che tutti i giornali europei si mettano d’accordo e scelgano uno dei prossimi giorni per uscire TUTTI INSIEME con almeno una delle vignette incriminate in prima pagina. Crediamo che questo sia un modo efficace per dimostrare ai seguaci dell’oscurantismo più reazionario che non siamo disposti a cedere le nostre convinzioni democratiche di fronte a nessuna minaccia. Invitiamo quindi gli organi professionali e le varie associazioni di categoria a promuovere questa giornata in difesa della libertà di stampa oggi così brutalmente attaccata.

    Da più parti si chiede la mia opinione, in quanto noto disegnatore satirico, sul terribile attacco dell’integralismo islamico alle ormai famose vignette pubblicate su un giornale di Copenaghen. In realtà mi sto convincendo che il problema non riguardi assolutamente i limiti o non limiti della satira, ma investe globalmente la libertà di opinione e di espressione dei popoli europei. Se limitiamo la lettura di questo avvenimento ad un problema di suscettibilità verso la satira o, peggio ancora, se troviamo delle ancorché minime giustificazioni ad un simile mostruoso attacco oscurantista, rischiamo di provocare danni irreparabili alla libertà degli individui e alla libera circolazione delle loro idee. Se lasciamo passare questa feroce macchinazione senza una risposta forte rischiamo che, un domani molto prossimo, la stessa cosa possa accadere a qualunque altro giornalista, sia esso disegnatore o inviato o editorialista, eccetera.

    Discutendo di questo con Adriano Sofri, abbiamo formulato l’idea che lanciamo a tutti gli editori e direttori di tutti i giornali europei.

    [Un paio di vignette anche nel mio blog]

  13. Enrico De Lea il 7 febbraio 2006 alle 11:03

    Vorrei segnalarvi (se altri non c’ha già pensato) il libro (e la rappresentazione teatrale di Ronconi) “Il silenzio dei comunisti” (Einaudi), dal carteggio Foa- Mafai- Reichlin.

  14. claudio il 7 febbraio 2006 alle 17:16
  15. georgia il 8 febbraio 2006 alle 13:12

    segnalo che ho postato nel mio blog i due articoli di berardinelli sul Foglio, con un mio accenno di scuse per il lanzichenecchi cerebrali
    georgia

  16. Simone il 9 febbraio 2006 alle 23:03

    Ho appena pubblicato un romanzo di fantascienza dal titolo “Mozart di Atlantide”. La particolarità è che il libro non si trova nelle librerie ma si può scaricare liberamente dal mio sito in formato pdf per poi magari stamparlo per leggerselo più comodamente.

    Lo trovate all’indirizzo http://www.simonenavarra.it

    Grazie!

    Simone M. Navarra

  17. LaGiardiniera il 10 febbraio 2006 alle 17:33

    Vi copio l’invito per questa iniziativa su Amelia Rosselli (di cui domani ricorre il decennale dalla morte)

    COMUNE DI FIRENZE ASSESSORATO
          ALLA CULTURA

          QuintoAlto
          laboratorio
          nuova buonarroti

          in collaborazione col
          Giardino
          dei Ciliegi 
        
          SABAT0 11 FEBBRAIO,  ore 10 – 12,30  e  ore 16- 19
          via dell’Agnolo 5, Firenze             

          IN MEMORIA DI AMELIA ROSSELLI 

          letture, testimonianze, interventi

          partecipano, tra gli altri:
          Laura BARILE, Mariella BETTARINI, Vittorio BIAGINI,

          Francesco CARBOGNIN, Chiara CARPITA,
          Stefano GIOVANNUZZI, Monica VENTURINI, Marco SIMONELLI
        

          Il corso del mio cammino era una delicata fiamma

          d’argento, o fanciullezza che si risveglia quando

          tutte le navi hanno levato àncora!  Corso della

          mia fanciullezza fu il fiume che trapanò un monte

          silenzioso contro un cielo scarlatto.  Così si

          svolse la danza della morte: ore di preghiere

          e di fasto, le ore intere che ora si spezzano

          sul cammino irto e la spiaggia umida, il ghiaccio

          che muove

         Amelia Rosselli è morta l’11 Febbraio 1996. Nel decennale della scomparsa,
    il gruppo Quinto Alto propone una giornata di confronto aperto, non accademico,
    con una poesia che conferma sempre più la sua necessità eppure resta
    relativamente poco frequentata, affetta da un’ingiusta fama di difficoltà
    eccessiva. Ma la complessita linguistica e strutturale si accompagna sempre, in
    Amelia Rosselli, oltre che ad un percorso rigoroso (seppure eccentrico) di
    significazione, al grande respiro musicale e all’estrema intensità emotiva.
        
     

  18. georgia il 11 febbraio 2006 alle 15:15

    Mi domandavo ma …. siete andati a firmare per il referendum costituzionale??????
    Qui trovate tutti i posti dove poter firmare
    http://www.referendumcostituzionale.org/articolo.asp?articolo=119
    anzi dovreste linkarlo a margine
    questo il sito generale di Salviamo la Costituzione
    http://www.referendumcostituzionale.org/

  19. enzo randazzo il 12 febbraio 2006 alle 11:49

    [Quando inserite notizie e segnalazioni non fate copiaincolla alla bersagliera, per favore. Se segnalate qualcosa che ha un sito web, bastano poche righe informative e un link all’originale. NI]

    Presentazione del romanzo
    “Don Adalgiso e Fantasima Saracina”
    di Enzo Randazzo

    19 febbraio 2006 Ore 16,30 Milano
    presso la Libreria Rizzoli in Galleria Vittorio Emanuele
    Coordina: Prof. Gianni Curami – Università di Brescia
    Relatori: Prof. Antonino Rosalia e dr.ssa Valeria Grassini
    Seguirà la lettura di brani tratti dal romanzo a cura dell’attrice Rosi Lovisi

    L’autore ringrazierà gli intervenuti firmando una copia del libro.

    Una storia avvincente ed intrigante. Giocata sul filo della memoria e scandita da sentimenti incalzanti e contraddittori. Vocazioni religiose messe in crisi da passioni totalizzanti. Una vicenda che, tra il divertito e l’ironico, invita a riflettere e ad interrogarsi sulla crisi dei preti e sul loro ruolo nella società contemporanea. Al suo undicesimo libro, lo scrittore Enzo Randazzo costruisce una storia sospesa in un passato lontano, che incide drammaticamente anche sul momento presente. Caratteri forti e decisi, personalità complesse e altalenanti danno origine ad un intreccio moderno e coinvolgente. Razionalità e magiche fantasmagorie ne rendono imprevedibili lo sviluppo e la conclusione. Si mormora di una Chiesa, sperduta in mezzo ad un antico quartiere saraceno, invaso da fantasmi ammalianti, i cui quattro parroci, succedutisi nel dopoguerra, hanno rischiato di smarrire la loro Fede e la loro identità per colpa di bellissime donne. Ma chi può credere a queste dicerie e a queste fantasiose ricostruzioni popolari? Per conto nostro, confidiamo solo nella magia della scrittura poetica e nella sua capacità di farci assaporare come veri anche i sogni d’amore più insensati e proibiti.
    ENZO RANDAZZO è una figura polivalente della letteratura contemporanea. Docente di Lettere nei Licei, consapevole del valore del dialogo tra le generazioni, autore e regista teatrale, saggista, commediografo, poeta e romanziere sperimentalista, è un intellettuale attivamente impegnato nella vita sociopolitica. Il senso di libertà e di identità culturale sono i temi dominanti delle sue opere, gratificate da significativi riconoscimenti di lettori e di critici (Premio Tolstoj, Casentino, Bufalino, Trofeo Adriatico,Sicilia Bedda, etc). La sua scrittura accattivante e avvolgente, la sua immaginazione sognante ed estrosa, la sofferta problematicità dei suoi personaggi, il ritmo avvincente della narrazione, la creatività linguistica ne fanno uno degli scrittori più audaci e trasgressivi della letteratura italiana contemporanea, ma anche uno dei più letti ed amati dalle giovani generazioni. Email: randazzovincenzo@yahoo.it, adranon@hotmail.com, Cell. 333/4530529

  20. Writer il 15 febbraio 2006 alle 12:26

    La prossima settimana presento il mio romanzo “Diecimila e cento giorni” a Milano.
    E’ un romanzo che tratta della generazione del ’77, della sua ricerca di senso e di appartenenza, di nuove “patrie” in altri contesti.
    E’ anche un testo sull’America Latina, su alcuni eventi epocali che ne hanno scandito il passato recente.

    Trovate maggiori informazioni su:
    http://blog.libero.it/AltreLatitudini/

    Ciao.

    Writer

  21. georgia il 16 febbraio 2006 alle 13:20

    TI RENDI CONTO DI VIVERE NEL 2006 QUANDO:
    1. Per sbaglio inserisci la password nel microonde.
    2. Sono anni che non giochi a solitario con carte vere.
    3. Hai una lista di 15 numeri di telefono per contattare i tuoi 5 familiari.
    4. Mandi e-mail alla persona che lavora al tavolo accanto al tuo.
    5. Il motivo per cui non ti tieni in contatto con i tuoi amici e familiari è che non hanno indirizzi e-mail.
    6. Rimani in macchina e col cellulare chiami a casa per vedere se c’è qualcuno che ti aiuta a portare dentro la spesa..
    7. Ogni spot in tv ha un sito web scritto in un angolo dello schermo.
    8. Uscire di casa senza cellulare, cosa che hai tranquillamente fatto per i primi 20, 30 (o 60) anni della tua vita, ora ti crea il panico e ti fa tornare indietro per prenderlo.
    10. Ti alzi al mattino a ti metti al computer ancora prima di prendere il caffè.
    11. Cominci ad arrovellarti il cervello alla ricerca di modi per sorridere. :-) ;o) :->
    12. Mentre leggi tutto questo ridi e fai Sì con la testa.
    13. Sei troppo occupato per accorgerti che su questa lista manca il punto 9.
    14. Sei appena tornato indietro per vedere se davvero manca il punto 9… e ora stai ridendo da solo.

  22. Lucio Angelini il 17 febbraio 2006 alle 06:40

    Segnalo l’articolo “DARSI DEL ‘DU’ O DARSI DEL ‘DE’?” su
    http://www.lucioangelini.splinder.com, sul romanzo di Andersen appena uscito: “O.T. Un romanzo danese”.

  23. mag il 19 febbraio 2006 alle 11:29

    Vi volgio- dire- due- parole d’amore- che mi vengono dal cuore- una è TI l’altra è ………AAAAAAAAMMOOOOOOOOOOOOOOOO…..
    mi ho innamorato di te chè mi PIACI UN BEL PO’.
    Io e la mia Valeriana ci capiamo e amiamo molto.

    “spessatamente qualunquemente IO, CETTO LAQUALUNQUE vi prometto CCHIU PELO PER TUTTI!!! perchè u pelo è salutare, ecologico, genera sviluppo ed è equocompatibile”

    “Io , esempio degli industriali, modello dell’imprenditoria, io PEREGO, continuo la tradizione di mio nonno che ha condonato il pollaio e ci ha fatto un capannone, mio padre che l’ha fatto piu’ grosso e io che ho fatto un capannone grandissimo,…..mio figlio, il MANUEL, si droga, Ostia! vada via al cool.
    il Manuel l’abbiamo fatto io e mia moglie in quel posto di merda sciamm e scieck…..scimmm e sciac…ostia .Ho mai imparatt l’ingless!!!! ma va a caga!!!”

    Non sono impazzita, è Antonio Albanese in Psycoparty allo smeraldo fino al 24 o 26 o giu’ di li…..

    E’ divertente…..ma quanto è divertente? TANTISSSSSSSIMOOOOOO. :-)

  24. Sandro Biondo il 19 febbraio 2006 alle 20:01

    C. A. Roberto SAVIANO,

    Segnalo un libro di prossima uscita, intitolato “Politica e Camorra. Amministrare in terra di boss”, la cui recensione ho letto sul sito http://www.folcieditore.it.

    A quanto pare è un romanzo tratto da fatti che sembrano realmente accaduti in un piccolo comune del Sud Italia (della provincia di Caserta?).

    Ripeto: “Politica e Camorra. Amministrare in terra di boss”
    http://www.folcieditore.it

  25. fabio il 20 febbraio 2006 alle 02:52

    segnalo l’iniziativa “8 bastano. horror milanese, storie di 8 anni da dimenticare”: concorso per horror stories ambientte nella milano degli ultimi 8 anni. le migliori usciranno in volume e sul settimanale “diario”.

    dettagli su http://www.8bastano.org

  26. Alessandro Canzian il 21 febbraio 2006 alle 12:29

    Riporto qui la mia proposta, fatta nel thread “Il discrimine”.

    Perché Nazione Indiana non promuove una “consultazione” (non so come altrimenti chiamarla) e invita gli autori che, detestandone e avversandone l’azionista di maggioranza, si ritrovano comunque a pubblicare con Einaudi, Mondadori, Piemme, Sperling & Kupfer etc.?
    Finora si sono espressi solo i Wu Ming. In sostanza, loro dicono che vale la pena resistere dentro le strutture (parlano nello specifico di Einaudi, parlando anche della storia e dell’identità di quella casa editrice), cercando di costruire o almeno rendere possibile il post-Berlusconi. Altre prese di posizione non ne ho viste.
    Stavo dicendo: perché Nazione Indiana non invita a scrivere un’analisi della situazione e una spiegazione del loro progetto culturale (li cito alla rinfusa scorrendo il catalogo Einaudi in pdf) Marco Paolini, Moni Ovadia, Valerio Evangelisti, Tiziano Scarpa, Dario Fo, Paul Ginsborg, Vittorio Foa, Marco Revelli, Rossana Rossanda, Paolo Flores D’Arcais, Carlo Lucarelli, Alberto Asor Rosa, Sebastiano Vassalli, Niccolò Ammaniti, Sergio Luzzatto, Giorgio Boatti, Ivano Fossati, Enzo Jannacci, Andrea Bajani, Mario Rigoni Stern, Giuseppe Vacca, Antonio Pascale, Sandrone Dazieri, José Saramago, Marco Lodoli, Mario Perniola, Francesco Guccini, Loredana Lipperini, Vincenzo Cerami, Carlo Formenti…?
    Non ne verrebbe fuori una fantastica inchiesta?

  27. tzani il 21 febbraio 2006 alle 13:10

    segnalo la morte del grande poeta albanese Frederik Rreshpja (1940?-2006). la sua poesia è stata ancora più struggente della sua vita.
    sull’web si possono trovare sue poesie tradotte in inglese da Robert Elsie, o in tedesco da Hans Joachim Lanksch.

    allego quelle tradotte da me, qui, perché non sto riuscendo ad aprire un tema apparte, su di lui! chi pottesse aiutarmi è pregato di farlo, in modo che queste poesie siano lette da più appassionati possibili.

    Frederik Rreshpja

    Vignetta

    Un ermo salice, coperto d’inverno
    Si rattrista il vento sulla roccia
    Non ci sono più foglie verdi. Stanno cadendo
    I sogni dei boschi uno ad uno

    Fuggono gli uccelli dallo spogliarsi dei tronchi:
    Addio, o boschi dei Balcani!
    Solo un cespuglio azzurreggia ancora
    L’ultima violetta del canto dell’usignolo

    Che venga un autunno senza migrazione d’uccelli!
    Che venga un Dio, a prender in mano le stagioni!

    Per sempre

    O aria della sera avvolgimi, è ora che io muoia di nuovo.
    Quando si chiuderanno i miei occhi, non ci sarà più mare
    E le barche delle lacrime saranno bloccate sul lido.
    Vado e lascio chiusa ogni pioggia.
    Ma tornerò ancora ad ogni stagione che vorrò.
    Sono stato la tristezza del mondo.
    O aria della sera avvolgimi, è ora che io muoia di nuovo.

    Ritorno al luogo natio

    Eccomi di nuovo tornato nella Scutari dei re
    Eretta pietra su pietra
    Sulle nude spalle
    Di una donna
    Dai fratelli traditori.
    Sui rami della pioggia cantano gli uccelli
    Sotto il grande albero del mezzodì
    Foglie gialle cadono sulla mia anima.
    Poi,
    io le lancio verso il cielo per fare un autunno
    ma tu non ci sei più…
    ora
    sei negli albori delle stagioni
    per ciò non ti concerne più il gioco dell’aria e del sole
    che s’innalza sulle nubi come su un tavolo pagano.
    Appaiono
    Nel vespro le rose tessute di sole
    Ahi ora persino le rose mi ricordano i camion con i ragazzi uccisi
    Com’erano belli e giovani mio Dio!
    Arrivederci ragazzi su un pianeta senza dittatura!
    Nell’aria
    Appaiono i patriarchi della poesia albanese
    Bogdani, Fishta, Mjeda e Migjeni
    I miei padri vagano per l’aria perché hanno i sepolcri franti.
    Ora
    Anche il marmo della mia voce è franto
    Ora
    Che è scesa la sera la statua della notte bussa sulla vecchia finestra
    Di vetri franti.

    Ave, madre mia!

    Sto sotto la pioggia. Questa è l’unica cosa che voglio.
    Che è questo? Chiedono le stille della pioggia sulla mia fronte
    Così ho sentito la voce della pioggia
    Un giorno d’estate vicino alla vecchia quercia
    Alla porta lasciata aperta per gli uccelli.

    Ahi, quand’ero giovane e bello credevo
    Che tutte le piogge del mondo cadevano per me
    Ma ora che tanti anni sono passati
    So che non fa nessun senso che piova
    Ecco andata anche mia madre sotto una pioggia di marmo
    Dall’archeologia degli dei che cadevano

    Ave, madre mia!
    Solo in te ho creduto
    Altro Dio non ebbi mai. Amen!

    Torso

    Vieni fuori dal regno della pietra!
    È da così tanto tempo che busso sui marmi.
    Mille anni e duemila.

    Ci siamo baciati tra vecchie iliadi
    Quando gli omeri suonavano la lira
    O luna della pioggia, cieca maestosa!
    Fai un Iliade per me
    Quando sarà caduta anche l’ultima Ilion…

    Sta chiuso nella pietra il mio cuore
    Mille anni e duemila.

    La morte di Lora

    Te ne stai nel vespro come se ti fossero caduti i tempi addosso,
    pronta per l’eternità.
    Non mi parli. Hai dato la parola alla morte, lo capisco.
    Ma tu a questo mondo venuta sei per me, non per i cieli.
    Siamo sempre stati insieme, fin da giovani,
    e ora m’hai lasciato!
    Mi fanno tristezza le stagioni. Tu lo sapevi
    E dal mondo mi separa una via di miglia solitarie
    Abbiamo detto cose che non saranno mai capite.
    Abbiamo camminato per i secoli, davanti alle piramidi,
    i nostri nomi erano scolpiti
    anche quando non avevamo la roccia.
    Ma queste cose non saranno mai capite.
    Come i vangeli.
    Siamo stati belli entrambi, ma tu ora
    Sei ancora più bella, con un po’ di morte sugli occhi.

    Tradotte da Astrit Tzani

  28. mag il 21 febbraio 2006 alle 14:29

    Ho visto alcuni spezzoni del concerto di Vinicio Caposella, sembra qualcosa di veramente speciale e borderline, con rappresentazioni di musica, teatralità, abilità circensi, figure mitologiche e archetipe.
    Qualcuno l’ha visto e puo’ commentare?

    grazie

    magda

  29. Enrico De Lea il 22 febbraio 2006 alle 09:55

    (voyage)

    La sposa, nell’idillio provenzale,
    crebbe il muffito, eccitazione
    del battente azzurro.
    pastelli sbavarono oltre cornici,
    allo sguardo le bestie
    insaccarono il lume delle corti.
    Dall’antifinestra della movenza
    sfocò, corse le spore, il gesto tratteggiato…

  30. Franco il 24 febbraio 2006 alle 13:33

    Mi permetto di segnalare due libri interessanti e “scomodi” usciti per la Gaffi editore:

    parente di nessuno di Massimiliano Parente
    Botte agli amici di Andrea Carraro

    entrambi sulla narrativa italiana degli ultimi anni, con alcune memorabili stroncature.

  31. andrea barbieri il 24 febbraio 2006 alle 15:35

    D’accordo col mio medico di fiducia, smetto di prendere la parola su Nazione Indiana. Non ritengo sacra l’attività del commentatore: per “incontrare” il testo non è fondamentale lo scambio di battute con l’autore, né con altri interpreti (il mio medico dice che commentare è solo la crosta del lavoro intellettuale). Oltretutto non nascondo – è scritto anche nella letterina che copio incollo – di ritenere la rete un luogo formidabile per opportunisti che ricreano qui le stesse logiche che stanno fuori: re, baroni e cortigiani. A chi non vuole adeguarsi, per sopportare il senso di insensatezza dei suoi sforzi da commentatore dalla triste figura, non resta che recitare mentalmente un detto di Tramutoli: “il mondo e fatto a scale: c’è chi scende e c’è chi cade.”
    Dicevo, copio incollo la mail che ho già inviato al bravissimo Adriano per scusarmi e aggiungere qualche parola al pasticcio che avevo combinato nel colonnino dei commenti al suo pezzo.

    Caro Adriano, cercavo la tua mail principalmente per scusarmi, infatti rileggendo il colonnino dei commenti a freddo, a parte i primi post, i miei interventi sono granitici e arrabbiati in maniera assolutamente ingiustificata. Il problema non è tanto che ho occupato un po’ di banda con parole oltre le righe, ma che non si è capito nulla di quello che volevo dire, e addirittura ti ho appiccicato un’etichetta di pressapochismo davvero folle. Insomma, le tue parole sono ottime, partecipate, coraggiose. Nell’articolo dici le cose a chiare lettere. L’unica perplessità viene dall’intervista, dove l’intervistata sostiene: “la rete ha mostrato più volte e con coraggio la nudità del re, dei baroni e di certi cortigiani”. Non prendi posizione su questa opinione, la riporti oggettivamente (è naturale, chiedi a qualcuno che ne sa di più). Bisognerebbe capire la misura di quel “mostrare”: sicuramente dalla rete sono arrivate in questi anni delle piccole rivoluzioni su qualche tema, o almeno dei tentativi. Non ho idea dei numeri dietro alle iniziative in rete. So che il blog di Beppe Grillo fa ascolti stellari. Però, per esempio, un’iniziativa come la campagna di controinformazione sul caso Cesare Battisti, promossa da Evangelisti, ha raggiunto l’opinione pubblica o è rimasta confinata fra i relativamente pochi frequentatori di “Carmillaonline”? Ovviamente non vale mostrare la nudità del re a un piccolo club se poi finisce lì.
    Sarà una mia suggestione ma – parlo generalizzando, conosco bene le eccezioni – mi pare che iniziative che portano la rete alla scoperta di qualche filo di verità non siano tante e non raggiungano tante persone: mi pare che nella grande rappresentazione della realtà che la rete fornisce il re sia vestito firmato, i baroni in poltrona e i cortigiani accanto. Oppure, quando non è così, è soltanto perché la rete produce i suoi re, baroni e cortigiani che aspirano a scalzare quelli ufficiali.
    Ma noi siamo partiti da un caso concreto, la querela a Anna Setari. Io trovo straordinaria una sua idea pura e efficace: la libertà di espressione oggi esiste, ma se noi non la esercitiamo con una responsabilità piena, rischiamo domani di non averla più. E’ un’idea fondamentale, ma in rete non la trovo così seguita. Autoreferenzialità, sberleffi anonimi, comportamenti ossequiosi, critiche tanto larvate da essere impercettibili e inutili, espulsione evidente o “morbida” delle voci critiche chiare, intellettuali con un occhio al reale e uno alla vetrina, non sono esercizio di libertà!
    Anche la risposta della rete, la dimostrazione di solidarietà, è qualcosa di bello ma non sufficiente. La reazione giusta a mio parere è produrre pensieri intorno a quell’idea di Anna, così lontana dalla nostra pratica quotidiana in rete e fuori.
    Queste sono le cose molto semplici che penso.
    Ciao,
    Andrea

  32. Bruno il 26 febbraio 2006 alle 17:53

    Salve!
    Vi segnalo il mio sito, dove ho pubblicato una sorta di “romanzo
    breve” che prende un po’ in giro Berlusconi, la politica e i Media in generale.
    La lettura è ovviamente gratuita…
    Visitatelo!
    E fatemi sapere…
    L’URL è il seguente:

    http://digilander.libero.it/egginardo71

    Per dare un’idea di cosa si tratti, allego sotto un breve riassunto.
    —-

    L’opera e’ impostata su un taglio pseudo-fantascientifico che ricalca
    un po’ le orme dello sceneggiato televisivo Star Trek; tuttavia l’uso
    della fantascienza e’ puramente strumentale poiché in realtà mira a
    fare una critica satirica, un po’ trasgressiva e comunque surreale
    alla politica in generale e al premier attualmente in carica in
    particolare.
    Lo schema adottato è quanto mai semplice e intuitivo: inverte i nomi
    dei protagonisti (“OIVLIS DA EROCRA” equivale a “SILVIO DA ARCORE”
    letto al contrario) e, sulla falsariga delle missioni di Star Trek,
    intervalla le lettere che il nostro protagonista scrive alla moglie
    con le famose annotazioni del capitano Kirk (nel romanzo:”Krik”) sul
    “diario di bordo”.

    Come succede spesso nelle puntate della saga tv del vero Star Trek,
    anche ai nostri eroi capita un guasto meccanico all’astronave, che li
    costringe a una sosta forzata sul pianeta Terra. Giacché la Flotta
    Stellare ha tra i principali compiti quello di combattere l’ideologia
    comunista (atsinumoc, nel romanzo) in tutto l’universo, in attesa dei
    soccorsi il capitano assegna ai “suoi due ragazzi” una missione di
    riempimento finalizzata appunto ad annientare i comunisti terrestri.
    Il nostro buon Oivlis sceglie allora l’Italia come campo di azione e
    s’immedesima in un cantante e barzellettiere “da crociera” – che tra
    l’altro è un suo omonimo, sia pure al contrario – e lo porterà fino ai
    vertici della politica. Contrasterà con impegno i comunisti dello
    Stivale, però a un certo punto si scoprirà che dietro il suo
    accanimento nel combatterli e lo strano, deleterio comportamento
    tenuto nel guidare il Paese c’è un piano segreto stabilito in combutta
    con Xarm il barbuto (riferito a Karl Marx), che mira a portare fino
    agli estremi le contraddizioni intrinseche delle società
    capitalistiche per farle crollare sulle loro stesse fondamenta, ovvero
    per dimostrarne al popolo l’inconsistenza e provocare in loro un moto
    di ribellione che coinvolga anche, e soprattutto, le società fittizie
    rappresentate dai mass media.
    Un Berlusconi che lavora sotto sotto per il comunismo universale,
    insomma…

  33. Alex il 28 febbraio 2006 alle 12:20

    Strano che non abbiate trovato un mio recapito sul blog… è in bella mostra in basso sulla colonna sinistra.

  34. enrico de lea il 2 marzo 2006 alle 17:10

    Sul mio blog ho pubblicato “sequela del padre” – un gruppo di miei versi: se vi andasse, potreste darci una sbirciata.



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