La politica di Israele e le popolazioni in ostaggio

di Diego Ianiro

[Questo articolo è stato segnalatoscritto da Diego Ianiro a commento di Un dogma culturale (sulla critica alla politica israeliana) qui su NI]

“La politica di Israele consiste proprio nel tenere in ostaggio intere popolazioni”
Gilbert Achcar[1], intervista di Paola Mirenda per Liberazione – 15/7/2006

Il 20 luglio 2006, esattamente un anno dopo il nostro ritorno dai Territori Occupati[2], Tsahal (l’esercito israeliano comunemente noto come IDF – Israeli Defense Force) è al settimo giorno di bombardamenti sul territorio libanese.

Esattamente un anno dopo il nostro ritorno mi trovo su un autobus diretto verso il posto dove lavoro (e neanche per un istante penso ai brividi provati percorrendo Tel Aviv – Old Yafo sullo stesso tipo di mezzo un anno prima): è estate, sono circondato da ragazzi in tenuta da spiaggia, apparentemente lontanissimi da qualsiasi “idea” di guerra. Uno di loro ha un giornale, in prima pagina un’immagine delle macerie di Beirut cattura la sua attenzione: il ragazzo, credo abbia più o meno la mia età, si lascia scappare un commento, un commento che include un “…peccato per Hitler …poteva almeno finire il lavoro”. E’ un commento che, in un contesto simile, può scappare. Ma è un tipo di commento destinato a trovare sempre più spazio tra le parole e nella mente dei ragazzi, degli uomini e delle donne che percepiscono, al di là della fittissima rete di controllo dei media ufficiali, l’arroganza e il disprezzo per la vita umana che caratterizza la “sproporzionata” (questo l’aggettivo più in voga nei discorsi del nostro Ministro degli Esteri) reazione della politica dello stato d’Israele a fronte del “rapimento” di tre suoi militari.

E’ un tipo di commento che, in qualsiasi caso, non può tuttavia essere giustificato. Perché è sulle parole, anche e soprattutto su quelle del “senso comune”, del commento estemporaneo, del giudizio sarcastico frettoloso, della generalizzazione saccente, che si edificano i risentimenti e le ragioni di un conflitto.

La guerra non è fatta solo di operazioni militari e diplomazie fallite, la guerra si costituisce e si porta avanti nelle parole, nell’apparente formalità d’uso delle parole che, nei fatti, plasmano e distorcono i contenuti e la stessa realtà quando diventano pubbliche; il conflitto che infiamma il Medio Oriente, e che trova costante alimentazione nell’insostenibile situazione israelo-palestinese, ne è un caso emblematico. Per capirlo, prendiamo ad esempio quanto detto fin qui, i termini toccati: le forze armate di Israele, che sono forze di occupazione militare su territori che non fanno parte dello Stato d’Israele, sono definite forze “di Difesa”; l’aggettivo “sproporzionata” viene utilizzato al posto di “illegittima” (reazione, tradotta in invasione di uno Stato sovrano, il Libano, con attacchi diretti ai civili, in totale disprezzo del diritto internazionale[3]); “rapiti”, aggettivo di norma utilizzato per i civili vittime di rapimento, sostituisce (nei grandi media occidentali) un più consono “fatti prigionieri” dato che si tratta di militari in servizio caduti in un’imboscata..

Sembrano dettagli, non lo sono[4]. Questa forma spregiudicata di controllo e propaganda non è assente dall’“altra parte” dove, trascurando le finezze e le sfumature più o meno “laiche”, assume connotazioni marcatamente religiose, almeno nei temi.

Non sono dettagli perché nel momento in cui ci si scopre, in qualità di cittadini di uno Stato sovrano e con un governo democraticamente eletto, giocoforza “partigiani” dell’una o dell’altra, opposta, propaganda – e per scoprirlo basta vedere l’uniformità con cui i media ufficiali ci propinano le notizie - qualsiasi ipotesi di equivicinanza viene a cadere: tecnicamente noi italiani, così come in linea di principio l’Unione Europea, “sosteniamo” la politica dello stato d’Israele[5]. E la politica dello stato d’Israele è in conflitto con la popolazione (perché, non dimentichiamoci, Hamas è stato democraticamente eletto, e per ottime ragioni, e Israele non si è limitato a non riconoscerne l’autorità, ma ne ha arrestato 8 ministri alla fine di Giugno) palestinese che risiede nella West Bank e nella striscia di Gaza.

A questo punto che senso ha indignarsi, da parte dei professionisti dell’umanitario, per la sospensione dei finanziamenti dell’Unione Europea all’Autorità Nazionale Palestinese nel momento in cui è una decisione pienamente coerente con le politiche di sostegno ad Israele? Perché meravigliarsi e denunciare il “tentativo da parte della Ue di sostituire le ONG all’Autorità palestinese[6]” quando il disegno che viene tracciato era chiaro già da prima della vittoria (ufficiale) di Hamas?

Vediamo, nel dettaglio, su quali presupposti si basa questo “disegno”:

  • Israele non può assimilare tre milioni e mezzo di palestinesi: non potrebbe garantir loro gli stessi diritti civili degli israeliani perché perderebbe, nel tempo e in considerazione del tasso di crescita dei palestinesi, la peculiarità di Stato ebraico. Questa compattezza “di razza” artificialmente costituita[7] e militarmente mantenuta[8] consente ad Israele di risultare, da “corpo estraneo” inassimilabile a sua volta, costante fattore di instabilità nell’intera regione mediorientale. Una instabilità che non lascia, ai paesi confinanti, nessuna possibilità di pianificazione dello sfruttamento delle risorse dell’area a tutto vantaggio delle compagnie private sostenute dalle potenze straniere (dagli USA[9] all’Arabia Saudita) che direttamente o meno sostengono la stessa Israele;
  • Israele non può cacciare tre milioni e mezzo di palestinesi, tantomeno eliminarli;
  • Israele non può permettere l’esistenza di uno Stato Palestinese unitario e stabile: sarebbe un grosso rischio per la sua stessa sopravvivenza[10], nonché la perdita di un grosso bacino di consumatori.

A fronte di questi presupposti, la soluzione adottata dalla politica Israeliana a partire dal 1967, e in seguito sempre più raffinata, è stata quella di tenere “in ostaggio” questi tre milioni e mezzo di persone attraverso una serie di finti accordi[11] che hanno portato all’esistenza di una serie di piccole riserve chiuse (le città e le aree urbane della West Bank, ovvero il 22% della Cisgiordania, mal collegate tra loro) e una grande fascia di concentramento, la striscia di Gaza, considerata il più grande ghetto del mondo. Si può capire di cosa sto parlando solo tenendo sotto gli occhi una cartina dell’area[12]: la “Palestina” è un arcipelago di terra, una serie di isole recintate ed occupate dall’IDF e dai suoi check-point. Un sistema di prigioni a cielo aperto, collegate da strade dalla percorribilità limitata, sufficientemente facili da gestire e controllare per un esercito efficiente e ben equipaggiato come quello israeliano.

Abbiamo parlato dei presupposti e delle soluzioni, per così dire, “logistiche”, ma non del “disegno”. Qual è questo disegno, e perché sembra così chiaro?

Il disegno (che in realtà è l’unica soluzione politicamente sostenibile per Israele) è il mantenimento dello status quo in attesa di soluzioni migliori (o, se possibile, in eterno): togliere i fondi all’ANP e metterli nelle mani delle ONG umanitarie è un tentativo di decapitare qualsiasi iniziativa politica da parte dei palestinesi senza farli morire di fame, cioè fare in modo che sopravvivano in queste riserve – già realizzate – al di sopra del livello di povertà grazie agli aiuti umanitari. Fare in modo che sopravvivano senza uno stato, senza iniziativa e senza essere israeliani.

E’ in vista di questo “traguardo” e del ruolo “ibernante” che le ONG finirebbero per assumere in Palestina che va riconsiderato tutto l’intervento umanitario e l’efficacia delle reti di solidarietà: quanto può essere utile mettere in piedi un progetto che non può avere continuità[13], che non può avere senso se non nel breve periodo ma concorrendo, allo stesso tempo, a peggiorare la situazione nel lungo periodo, reiterando l’assenza di iniziativa e, addirittura, ostacolandola? Quanto è utile continuare ad essere supportati da uno Stato che si pone come imparziale ma imparziale non è? Quanto è fattibile portare avanti “sul terreno” un discorso umanitario indipendente dalla politiche nazionali e apertamente critico verso quelle israeliane?

Il rischio è quello di operare, in qualsiasi caso, per consentire a tre milioni e mezzo di persone di sopravvivere senza uno stato, senza iniziativa e senza essere israeliani. La preda migliore per gli interessi delle potenze arabe della regione, una preda già da tempo strumentalizzata.

Ma Israele cosa ci guadagna? Israele qualcosa (molto) ci perde: l’enorme apparato di controllo preposto al mantenimento di questa situazione paradossale richiede ingenti risorse (ad un paese non autosufficiente[14]); un tributo, estremamente circoscritto ma costante, di vite umane; il blocco dello sviluppo della stessa Israele che, oltre a costringere lo Stato ebraico a tenere in ostaggio la sua stessa popolazione, rende improponibile la prospettiva del “mantenimento dello status quo” ad libitum. Senza considerare l’aver messo alla luce due generazioni completamente militarizzate e plagiate da un “paradigma della difesa” che sarà impossibile sradicare. Senza considerare la reazione violenta dei palestinesi, inefficace dal punto di vista militare ma in grado di far vivere gli israeliani in un sistema di allerta e sospetto permanente che sarà difficile sostenere per sempre. Senza considerare che le simpatie verso Israele dell’opinione pubblica occidentale vanno scemando con incredibile rapidità[15], proporzionalmente a quelle dirette verso gli Stati Uniti, con l’aggravante “razzista” legato al retaggio ebraico…

Ecco che spunta, effettivamente, lo spettro di un nuovo antisemitismo – un antisemitismo strano, cervellotico, creato su immagine e somiglianza della brutalità militare israeliana e non sui soliti stereotipi dal naso adunco. I più attenti, però, si accorgono che spesso quello che si vorrebbe far passare per antisemitismo, cioè per un’antipatia genuinamente “razzista”, è in realtà antisionismo, ovvero qualcosa che si pone contro un movimento politico (così come potrebbe essere “antinazismo”), uno tra i più longevi di quei movimenti che, nati in Europa alla fine del XIX secolo, ponevano “sangue e suolo” tra i valori principali da perseguire. Per questa sua componente “razzista”, il sionismo – ovvero l’ideologia di base dell’attuale politica d’Israele - fu giudicato “una forma di discriminazione razziale” dalla risoluzione ONU 3379 del 10/11/1975 (poi abrogata dalla 4686[16] del 16/12/1991 – non appena “terminata” la guerra fredda).

Esistono molti gruppi di ebrei, dagli attivisti per i diritti umani agli ultraortodossi, apertamente antisionisti e in contrasto con le politiche di Israele – nessuno si sognerebbe di chiamarli “antisemiti”.

Sembra questo dell’antisionismo un distinguo di comodo, utile a mascherare una nuova forma di razzismo antisemita, eppure questo distinguo potrebbe tornare utile quando, per contrastare una battuta che inizia con “…peccato che Hitler” sarà facile separare un’ideologia di stampo neocon da una razza e/o religione, ed una causa storica da un suo effetto.

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[1] Gilbert Achcar, libanese, scrive per Le Monde Diplomatique ed insegna Scienze Politiche all’Università di Parigi-VIII (Saint-Denis). Il testo completo dell’intervista, in traduzione italiana, è disponibile all’indirizzo: http://www.zmag.org/Italy/achcar-doppioattaccoisraele.htm .

Per la versione originale (in inglese): http://www.zmag.org/content/print_article.cfm?itemID=10581&sectionID=107 .

[2] Dal 19/6 al 20/6/2005 chi vi scrive ha partecipato, nell’ambito del corso regionale per peacekeeper – mediatori di pace, ad uno stage nella West Bank per monitorare i progetti di cooperazione e sviluppo di organizzazioni non governative italiane e straniere.

[3] Giova a questo proposito ricordare che non è una novità per Israele ignorare le elementari regole del diritto internazionale: ci sono 72 risoluzioni (dalla 93 del 18/5/1951 alla 1435 del 24/9/2002) del Consiglio di Sicurezza [CS] delle Nazioni Unite, più della metà delle quali disattese, che esprimono condanna all’operato di Israele. E’ possibile consultarle tutte in questa pagina del sito delle Nazioni Unite: http://www.un.org/documents/scres.htm. Avendo in mente questa cifra record, resa possibile grazie allo strumento “veto USA”, non senza ironia si può accettare per valida la pretesa di Israele di far rispettare la risoluzione 1559 del 9/2004 sul disarmo delle milizie di Hezbollah relativamente al “nuovo” conflitto in atto.

[4] In proposito consiglierei un testo, “LTI – La lingua del Terzo Reich” di Victor Klemperer [ed. Giuntina, 1998]. Klemperer, filologo nonché ebreo tedesco, scrisse una serie di taccuini, in codice, durante la dittatura nazista. Questo libro, pubblicato nel 1947, li raccoglie in maniera organica, restituendoci il frutto delle osservazioni del professore: il modo in cui la lingua della propaganda (nell’esempio nazista) costruisca nuovi lemmi e nuovi ordini di pensiero, sostituisca vecchie parole a nuovi significati, costringa le stesse vittime del regime a farvi ricorso instaurando un processo di cattività e oppressione non solo fisica ma soprattutto mentale. Il testo è altresì molto interessante perché sottolinea le linee di convergenza tra l’ideologia alla base del sionismo di Herzl e i deliri nazionalsocialistici del Mein Kampf di Hitler.

[5] Basti ricordare, in occasione dei festeggiamenti del 58° anniversario dell’indipendenza di Israele all’Hotel Excelsior di Roma, come l’ex premier Berlusconi ed il neoeletto Prodi si siano trovati uniti nel brindare allo stato ebraico. Berlusconi ha poi dichiarato “L’Italia tutta, non quella divisa in due, non quella del centrodestra e del centrosinistra, sarà sempre al fianco di Israele come baluardo della difesa della sua democrazia e della sua libertà […] Israele è parte fondamentale dell’Occidente ed è un paese europeo […] come capo dell’opposizione sono sicuro di essere in piena sintonia su questi temi con la sinistra che avrà la responsabilità di governo […] Tutti noi, tutti gli italiani, siamo israeliani” [da Il Giornale n.104 del 4/5/2006]. Presenti, per l’occasione, sia Fini – all’epoca ancora Ministro degli Esteri – che D’Alema, il quale ha dichiarato “Su questo tema, la difesa di Israele, non c’è una politica di parte in Italia, ma una posizione che appartiene a tutto lo schieramento politico democratico” [ibid.]

[6] Come risulta da un appello congiunto lanciato, nel maggio 2006, dalle stesse ONG italiane attive in Palestina. Fonte: http://unimondo.oneworld.net/article/view/132989/1/?PrintableVersion=enabled

[7] Sull’assenza di una “costituzione” dello Stato d’Israele e sul modo in cui una manciata di Leggi Fondamentali tengano insieme la contraddittoria definizione di Stato “democratico” ed “ebraico” (generando una pericolosa asimmetria nell’estensione dei diritti civili ad ogni cittadino), segnalo l’articolo “Razzismo democratico” di Jonathan Cook [da Al-Ahram Weekly del 8-14 e 15-21 luglio 2004] disponibile in traduzione italiana qui: http://www.tsd.unifi.it/jg/it/index.htm?surveys/palestin/cook.htm

[8] In Israele la leva è obbligatoria per ebrei, drusi e circassi e dura, a partire dai 18 anni, tre anni per gli uomini e due per le donne. Dopo la leva obbligatoria tutti gli uomini vengono richiamati per un mese all’anno fino ai 45 anni.

[9] Sull’influenza dell’AIPAC – American Israel Public Affairs Committee – (la più potente lobby statunitense - dopo quella dei pensionati) sulla politica estera statunitense, è disponibile un saggio online [in inglese] di J. Mearsheimer e S. Walt: http://ksgnotes1.harvard.edu/Research/wpaper.nsf/rwp/RWP06-011/$File/rwp_06_011_walt.pdf

[10] Eventuali alleanze di questo futuro Stato palestinese con paesi arabi dalle velleità egemoniche (Siria, Iran) sarebbe troppo rischioso per Israele.

[11] “Il cosiddetto processo di pace [del periodo 1991-2001] venne interpretato dalla classe politica israeliana come la continuazione della guerra contro i palestinesi con mezzi politici” Michelguglielmo Torri, curatore de “Il grande Medio Oriente nell’era dell’egemonia americana” [ed. Bruno Mondatori, 2006].

[12] E’ proprio vedendo questa cartina che Arafat rifiuterà la “generosa offerta” di Barak durante gli accordi di Camp David del 2000. Un rifiuto che fece fallire gli accordi e risultò, agli occhi dell’opinione pubblica internazionale, “inspegabile”.

- Occorreranno alcuni mesi prima che si riesca a superare la soglia della disinformazione e a recuperare elementi complessivi che permettano di capire finalmente il rifiuto di Arafat a ciò che mai nessun governo israeliano gli avrebbe proposto. La prima difficoltà che ci viene incontro è che per lungo tempo dopo il vertice non si sono mostrate carte geografiche che permettessero di capire quale tipo di stato veniva “generosamente” offerto da Barak ai palestinesi. Si sarebbe così visto che il territorio della Cisgiordania appare spezzettato dalle colonie israeliane in tre aree, per due delle quali non c’è nessun collegamento se non attraverso strade dello stesso Israele, che possono essere chiuse a discrezione del governo israeliano – in Margherita Platania, “Israele e Palestina” [ed. Newton, 2005]

All’indirizzo http://www.khalas.it , nell’area download è possibile trovare una raccolta di cartine della West Bank e di Gaza.

[13] Un’attività di microcredito, quando ben programmata e realizzata (cosa già di per sé non facile), indubbiamente ristabilisce possibilità di produzione precluse dalla situazione palestinese. Ma quante attività possono aspirare alla continuità in una situazione così precaria? Le poche che ho visitato sono terminate nell’arco di due-tre mesi successivi senza lasciare traccia.

[14] Ma che riceve dagli USA 3 miliardi di dollari l’anno in assistenza diretta (senza contare gli aiuti in materiale bellico e in informazioni di intelligence).

[15] Anche perché il sistema di controllo delle informazioni viene duramente provato dall’esistenza di Internet…

[16] Ci sono dei dettagli interessanti riguardanti questa risoluzione:

  • è tra le risoluzioni ONU dal testo più corto in assoluto (“The general assembly decides to revoke the determination contained in its resolution 3379 (XXX) of 10 November 1975”)
  • fu chiesta e introdotta personalmente da Gorge Bush padre con una formula (l’uso strumentale dell’olocausto) che poi diventerà nota: “…to equate Zionism with the intolerable sin of racism is to twist history and forget the terrible plight of Jews in World War II and indeed throughout history.”

Su Wikipedia è disponibile una buona parte del discorso introduttivo del presidente Bush, molto interessante per rintracciare i forti legami tra il sionismo e i neocon statunitensi:

http://en.wikipedia.org/wiki/UN_General_Assembly_Resolution_4686

131 commenti

  1. Pubblicato 29 Luglio 2006 alle 08:56 | Permalink

    A proposito della nota (4), vi leggo:

    “sottolinea le linee di convergenza tra l’ideologia alla base del sionismo di Herzl e i deliri nazionalsocialistici del Mein Kampf di Hitler.”

    Io trovo o vorrei trovare questa una boutade sconveniente ed incoerente., specie in questo momento e qui ove si parla delle differenze tra antisemitismo & antisionismo.
    Il sionismo ha basi fortemente motivate dall’antigiudaismo virulento esistente in Francia Inghilterra Russia Spagna nell’800, dal caso Dreyfus, quando una èlite ebraica si domandò seriamente se non era ora di andarsene da quella Europa che trovava sempre più frequente spunti per diffamare e perseguitare gli ebrei.
    Faccio presente che molti ebrei di allora non pensarono di ritornare a Sion, giudicandola assai inospitale, ma molti proposero come meta generale l’America.
    Se proprio si volesse trovare un analogia con i deliri nazionalsocialisti bisognerebbe trovare un base comune in una “mania di persecuzione”,
    ma di fatto la persecuzione maniacale contro gli ebrei vi fu,
    mentre i tedeschi furono oggetto, sì, di ostracismo ma più che altro di pesantissimi/terribili tributi di guerra imposti dagli alleati anglo/francesi nel 1918.
    Per il resto il testo è attendibile ed interessante
    MarioB.

  2. Pubblicato 29 Luglio 2006 alle 11:34 | Permalink

    “il ragazzo, credo abbia più o meno la mia età, si lascia scappare un commento, un commento che include un “…peccato per Hitler …poteva almeno finire il lavoro”. E’ un commento che, in un contesto simile, può scappare.”
    Un commento che, in un contesto simile, può scappare? PUO’ SCAPPARE? Ovvero: è comprensibile, pensabile, quasi normale? La precisazione successiva non scalfisce la gravità di questo moto (in?)conscio dell’autore.
    Come già citato:
    ““sottolinea le linee di convergenza tra l’ideologia alla base del sionismo di Herzl e i deliri nazionalsocialistici del Mein Kampf di Hitler.””
    Ma siamo sicuri che sto leggendo Nazione Indiana?
    “sarà facile separare un’ideologia di stampo neocon da una razza e/o religione”
    Ritorna la parola “RAZZA”?
    Avevo trovato ragionevole e ponderato l’intervento di Andrea Inglese. Trovo pesante e fazioso questo articolo. Le parole sono pietre.
    Ma l’avete letto bene, prima di pubblicarlo?

    Marco

  3. roberto
    Pubblicato 29 Luglio 2006 alle 12:10 | Permalink

    Bene. La discussione continua. Bene.

    A Marco e a Mario andrebbe data una risposta (avete visto l’ultimo commento al pezzo di Andrea? Ci sono tutte le tifoserie antisioniste riunite in un solo grido, un solo allarme: viva Hezbollah! Israele in fiamme! Dai ferrandiani a Forza Nuova, passando per il sottosegretario agli esteri Bobo Craxi).

    Nabih Berri sarà presto in Italia per discutere con il nostro ministro degli esteri. Il primo punto della sua ‘road-map’ è il cessate-il-fuoco. Secondo Berri, la rezione di Israele alla ‘provocazione’ di Hezbollah (morti, feriti e prigionieri) è stata come il tuzzo de Zidane a Materazzi (testuale).

    Berri ha sottolineato ancora una volta la questione delle Shebaa Farms.
    Vedremo.

    Buona giornata a tutti.

  4. Pubblicato 29 Luglio 2006 alle 13:29 | Permalink

    Francamente Roberto, comincio a tovare fuorvianti le tue analisi, che mi paiono prive di senso etico.
    Non basta analizzare, fare le pulci a ogni frase di giornale o ad ogni dichiarazione per metterla da una parte o dall’altra:
    in questo modo hai messo in un solo calderone una frase, quella di Bobo Craxi, che a me, ad es., pare incontestabile e che nulla c’entra con l’antisionismo, e quelle di forza nuova, che sono al limite del razzismo.
    Io non ci sto a queste operazioni.
    E quelli di rifondazione, o ferrandiani, sono forse antisionisti che vorrebbero unirsi agli Hetzbollah fino alla vittoria finale? Che immagino sia la distruzione di Israele?
    Troppo comoda ergersi al di sopra delle parti sparando ogni volta un colpo al cerchio e un colpo alla botte isolando frasi e comportamenti da mettere poi nei due calderoni: antisionista o antiarabo: bel risultato: Craxi come Fiore…
    Anch’io potrei analizzare freddo e ironizzare sul tuo ultimo commento ma non mi interessa.
    Mi interessa invece sottolineare che anche tu ci sei dentro fino al collo ma eviti spesso di dar risposte a domande semplici, preferendo l’ironia.
    Ad es. Berri ha fatto un paragone calcistico, forse ad uso e consumo di noi occidentali, che a me sembra appropriato.
    Al confronto del rapimento e dell’uccisione dei soldati, la guerra di Israele val bene la testata di Zidane. Certo, gli Hetbollah han risposto alla testata (al contrario di Materazzi) ma il Libano è in ginocchio, è steso: possiamo dire la stessa cosa dello stato d Israele?
    Hetzbollah, non il Libano (poi adesso fai pure un post per spiegarmi i collegamenti tra hetzbollah e stato libanese, ma la differenza resta), ha ucciso un manipolo di soldati rapendone 2. Ha chiesto trattative, scambio di prigionieri:
    E’ guerra questa?
    No. E’ aggressione allo stato di Israele o alle popolazioni civili? No.
    E’ una rappresaglia di un gruppo terroristico contro militari e con un fine ben preciso.
    Israele come risposta ha bombardato il Libano. Questa si chiama guerra, aggressione ad uno stato con modalità fortemente terroristiche, visti gli obiettivi civili colpiti. Hetzbollah non s’è fatto pregare e ha risposto nello stesso modo ma con conseguenze molto meno gravi per la minor potenza dei mezzi a disposizione.
    Poi Israele ha invaso il Libano.
    Quindi non è antisionismo quello di Bobo Craxi, che dice che Israele è passato da aggredito ad aggressore: è pura constatazione dei fatti: è su questo che si dovrebbe discutere: su cosa sia la guerra, su cosa sia una giusta difesa e, visto il post, su come qualificare la politica “difensiva” di Israele.
    La guerra di difesa non può contemplare l’invasione di un altro stato. Nè l’uccisione di civili se prima l’offesa era stata l’uccisione di militari.
    Sia livello qualitativo che quantitativo la risposta di Israele all’offesa subita si qualifica come aggressione. E dire questo non c’entra niente con l’antisionismo.

  5. Pubblicato 29 Luglio 2006 alle 13:48 | Permalink

    Per il resto sono d’accordo con @Mario B.

    @ a Marco vorrei chiedere:
    a parte la parola razza, che andrebbe abolita per il genere umano, cosa ne pensi di Dan Halutz, il comandante israeliano che pensa per il Libano che “per 1 dei nostri 10 dei loro”?
    e che secondo Yonathan Shapira, ha ben in mente la scala gerarchica del valore del sangue: al primo posto gli ebrei, all’ultimo i palestinesi?
    Trovi normale che questo uomo conduca importanti operazioni militari di Israele da anni?
    E poi: dici che l’articolo è fazioso e te ne scandalizzi: vorresti dire dove l’articolo risulta a te così lontano dalla verità?

  6. Marco
    Pubblicato 29 Luglio 2006 alle 14:34 | Permalink

    Perché siete così ipocriti? Non ve ne importa niente di chi ha torto o ragione. Chi ha cominciato e chi ha solo reagito. Volete solo che uno dei due stermini l’altro. E speriamo che siano i “nostri”. Ché NOI abbiamo ragione e loro devono morire.

  7. Pubblicato 29 Luglio 2006 alle 14:37 | Permalink

    Confesso che mi lusinga vedere una cosa mia in home a nazioneindiana, pertanto ringrazio andrea inglese per la piacevole sorpresa. La palla è che questa cosa mi costringerà pure a difenderle queste parole, fornendo risposte sulle quali – avverto da ora – graverà un costante ritardo. Ma mi impegnerò a non dimenticarmi di nessuno. Quindi, @roberto, non trascurerò marco e mario, non preoccuparti.
    Allora, @cf0efdgv_ecc…
    “Il sionismo ha basi fortemente motivate dall’antigiudaismo virulento” “mentre i tedeschi furono oggetto, sì, di ostracismo ma più che altro di pesantissimi/terribili tributi di guerra imposti dagli alleati anglo/francesi nel 1918” [a questo proposito consiglierei la lettura – fondamentale – de I Proscritti di von Salomon, edito baldini&castoldi mi pare, testo eccezionale nonostante gli storgimenti di naso che potrebbe provocare]. Bene, sono motivazioni differenti, ma io non sarei in grado di stabilire una graduatoria sulla quale quantificare una motivazione più legittima dell’altra - o meglio – un effetto più condannabile dell’altro. La matrice ideologica del sionismo, quello di Herzl per intenderci, affonda comunque le radici in un pensiero tutto europeo che precede i fatti del ’14. E’ un pensiero coloniale, è un pensiero razzista, è un pensiero europeo. Dal diario di Herzl:
    - Gerusalemme, 31 ottobre
    Se Gerusalemme sarà mai nostra, e se sarò ancora in grado di fare qualcosa, prima di tutto comincerei a ripulirla. Getterei via tutto ciò che non è sacro, costruirei case per lavoratori fuori città, svuoterei ed abbatterei quelle luride topaie, brucerei tutte le rovine non sacre e trasferirei altrove i bazaar. Poi, cercando di mantenere quanto più possibile il vecchio stile architettonico, costruirei una città completamente nuova, confortevole ed ariosa, con fognature adeguate, intorno ai Luoghi Santi.
    ["The diairies of Theodor Herzl", edited and translated by Marvin Lowenthal, London, Gollancz, 1958, p. 283-290 – qui: http://www.kh-uia.org.il/Crisisnew/artical2002/italian/180504%20italian.htm
    Tenteremo di sospingere la popolazione (palestinese) in miseria oltre le frontiere procurandogli impieghi nelle nazioni di transito, mentre gli negheremo qualsiasi lavoro sulla nostra terra... Sia il processo di espropriazione che l'espulsione dei poveri (palestinesi) devono essere condotti con discrezione e con attenzione..."
    [Herzl, Theodore, "The complete diaries" (N.Y. Herzl Press, 1969) vol. I, p.88 – qui:
    http://www.disinformazione.it/duepesiduemisure.htm ] -
    L’ebraicità? Nel caso specifico del sionismo, ovvero [e non mi stancherò di ripeterlo] di un movimento politico, un pretesto. Un esempio tra tanti:
    - Si può essere antisemiti e sionisti ?
    Sì, certo. Il fondatore del moderno sionismo, Theodor Herzl, aveva già tentato di ottenere il sostegno di noti antisemiti russi, promettendo di levar loro gli ebrei di torno. Prima della Secondo Guerra Mondiale, l’organizzazione sionista clandestina IZL aveva installato in Polonia dei campi di addestramento militare sotto gli auspici di generali antisemiti che volevano liberarsi degli ebrei.
    [da alcune faq sull’antisemitismo dell’ebreo (almeno così afferma lui, poi non spetta a me quantificare l’”ebreitudine” vera da quella presunta) Uri Avnery - http://www.zmag.org/Italy/avnery-antisemiti-q-a.htm ]
    “sottolinea le linee di convergenza tra l’ideologia alla base del sionismo di Herzl e i deliri nazionalsocialistici del Mein Kampf di Hitler.” Non decontestualizzare il periodo dalla nota: si riferisce ai contenuti di un libro, che non ho scritto io ma un ebreo tedesco sotto il nazismo [il totalitarismo che voi non avete conosciuto di persona, come non conoscete la condizione di araboisraeliano sotto il sionismo – voi, nel senso di io pure], e se vuoi saperne di più puoi agevolmente farlo leggendoti questo breve saggio di tale Enrico Paradisi:
    http://alphalinguistica.sns.it/QLL/QLL01/EP.Elogiofilologo.pdf
    Forse la differenza tra un Herzl e un Hitler è una questione di fortuna, o di tempi.
    @marco
    “Ritorna la parola “RAZZA”?”
    Non so come la chiami tu, ma quella ebraica viene considerata – guarda un po’, dagli stessi ebrei d’Israele - qualcosa su cui fondarci addirittura un ordinamento politico. Puoi non chiamarla razza, ma la sostanza non cambia: un “democratic Jewish state” [ http://www.mfa.gov.il/MFA/Facts+About+Israel/State/The%20State ] contiene un dettaglio in più rispetto ad uno stato democratico e basta – e su questo dettaglio sono aggrappate tutte le leggi fondamentali di Israele. Non ritorna la parola “razza”, è il concetto “razza” a non essersene mai andato. E forse non hai capito la frase, quella che citi: è proprio di questa confusione (deliberatamente) generata tra razza/movimento politico che si nutre l’antisemtismo.
    A poi.

  8. Pubblicato 29 Luglio 2006 alle 16:06 | Permalink

    Mi dispiace, diego,
    non sono d’accordo:
    1. Herzl poteva essere pure razzista ed antipalestinese/antiarabo ma non ha detto di ammazzare o sterminare i palestinesi.
    2. Herzl era solo uno dei fondatori e animatori del primo sionismo
    3.”Forse la differenza tra un Herzl e un Hitler è una questione di fortuna, o di tempi…” Mi dispiace io bado ai fatti:
    Hitler ha fatto certe cose mentre Herzl no, e non mi si dica: perché non ha potuto farle, nella storia bado ai fatti compiuti, non ai se o ai ma o ai forse.
    4.Ben Gurion aveva altre idee quando fondò lo stato d’Israele e pure Mertin Buber che prospettavano una civile convivenza con i palestinesi, sentendosi affini e non essendo dei fanatici religiosi.
    MarioB.

  9. Pubblicato 29 Luglio 2006 alle 17:36 | Permalink

    Vorrei sottolineare e richiamare la vostra attenzione sul potere dei governi teocratici quali Israele è da sempre.
    é un discorso molto lungo ma forse affronta la parte piu’ sostanziale e atavica delle attuali idiosincrasie.
    Dovrei riportarvi i passi esatti di Spinoza nel trattato teologico politico dove appunto descrive profeticamente i limiti degli Ebrei nel trattare il potere temporale, riconducendolo tanto fedelmente alle sacre scritture.
    Pero’ per gli ebrei Spinoza è pur sempre un marrano, un eretico, per loro e per tutti…….

  10. Pubblicato 29 Luglio 2006 alle 18:45 | Permalink

    Leggo articolo, commenti, risposte e l’unico scenario che mi ispirano è questo: fossimo in un recinto e invece della tastiera avessimo fra le mani un AK47, non tarderebbero a crearsi le fazioni e a partire le raffiche.

    Buon fine settimana. Trespolo.

  11. Marco
    Pubblicato 29 Luglio 2006 alle 18:56 | Permalink

    Appunto, Trespolo, appunto.

  12. Pubblicato 29 Luglio 2006 alle 19:17 | Permalink

    @Trespolo e marco
    Parlate per voi, grazie.

  13. Pubblicato 29 Luglio 2006 alle 19:35 | Permalink

    Galbiati, offeso e pacifista? Oppure solo offeso? Oppure solo pacifista? Oppure dà fastidio anche solo l’idea?

    Non è importante; vado a prepararmi la cena.

    Buona serata. Trespolo.

  14. Pubblicato 29 Luglio 2006 alle 20:42 | Permalink

    @cf05103025
    [se il tono dev'essere questo]
    1. Hitler non ha mai scritto né parlato di sterminio. Hitler ha realizzato lo sterminio quando ne ebbe la possibilità.
    2. Già, però il congresso di Basilea - una sorta di costituente del sionismo - fu iniziativa sua.
    3. Anche io bado ai fatti compiuti: quello che Israele sta facendo da trentanove anni.
    4. Martin Buber ha perso nel sionismo, il suo pensiero non ha mai veramente contato nella politica sionista - non ha mai contato proprio perchè legato alla “spiritualità” del principio dialogico: Martin Buber arrivò a sostenere che l’identità ebraica non avesse bisogno di uno Stato [in proposito, Jeff Halper qui: http://www.tsd.unifi.it/jg/it/index.htm?surveys/palestin/halper.htm ]
    Ben Gurion può anche aver avuto altre idee (che non conosco), ma le idee da sole evidentemente non sono bastate.

    Vedi, non è un fatto di personaggi: ci sono dei personaggi e c’è anche una scena non isolata nel tempo e nello spazio. La dicotomia Hitler/Herzl mi è utile ad illustrare una questione, non è il fulcro del mio discorso, di quello iniziato nel post. Saremmo tutti costretti a cedere all’attesa del “condottiero” se qualsiasi evento fosse riconducibile a delle singole personalità.

    @trespolo
    se pensi questo, il mio è un fallimento. Perchè suscitare come reazione una chiosa così, come dire, “facile”, non può che indicarmi una bassissima qualità del dibattito. Allora ti dico un fatto: ho avuto a che fare con israeliani e palestinesi, sionisti e simpatizzanti di Hamas. Non credo di essere risultato così antipatico ad entrambi, di aver “desiderato il conflitto” con uno di loro. Ti dico questo per farti capire che il giochino del “fossimo” o del “se avessimo” resta un giochino retorico e mai niente di più, resta una tastiera e il monitor, il tempo a disposizione e il fatto che io stia parlando con qualcuno che si fa chiamare Trespolo. Non si può utilizzare sempre il valore assoluto sulle cose: ci sono dei personaggi e c’è anche una scena non isolata nel tempo e nello spazio. E in questa specifica scena in cui stiamo giocando, nessuno ha fra le mani un AK 47. E sono anche convinto che - fortunatamente o meno, a seconda dei punti di vista - mai lo avrà.

  15. Pubblicato 29 Luglio 2006 alle 22:56 | Permalink

    @Diego, può essere anche retorica la mia, tutto può essere; così come può essere retorica la tua fotografia con i bimbi palestinesi (spero di aver indovinato la nazionalità). Potrei mostrarti fotografie mie provenienti da altre nazioni, ma simili nella sostanza: retorica. E non è solo nelle parole.

    La questione israeliana e palestinese non la discuto, non ho conoscenze sufficienti per farlo e non ho mai dedicato tempo sufficiente a capirla; ho una mia idea, imprecisa sicuramente, e me la tengo.
    Ciò non toglie che, leggendo i commenti all’articolo (non l’articolo in quanto tale e per questo mi scuso), quella che ho scritto è l’impressione che ne ho ricavato.
    Dici che non ci troveremo mai nella condizione di essere rinchiusi in un recinto con un AK 47? Spero sia sempre vero.

    Buona notte. Trespolo.

    PS: io non mi faccio chiamare Trespolo, mi chiamo Vincenzo Trespolo. Scherzi degli italici cognomi :-)

  16. Pubblicato 29 Luglio 2006 alle 23:00 | Permalink

    @Diego, rileggo il tuo commento ultimo e trovo un passaggio talmente carico di retorica che, al confronto, la mia banale chiosa pare una pillolina per bambini dell’asilo: “Allora ti dico un fatto: ho avuto a che fare con israeliani e palestinesi, sionisti e simpatizzanti di Hamas. Non credo di essere risultato così antipatico ad entrambi, di aver “desiderato il conflitto” con uno di loro.”

    E cosa avrebbero dovuto temere? Che danno avresti potuto arrecare? Quale posizione strategica avevi? Quella dell’uomo ’svizzero’?

    Vabbé, disputa inutile, concordo.

    Buona notte. Trespolo.

  17. Marco
    Pubblicato 29 Luglio 2006 alle 23:03 | Permalink

    Lorenzo Galbiati, ci mancherebbe anche che fossi tu a parlare per me.

  18. Pubblicato 30 Luglio 2006 alle 02:39 | Permalink

    @marco
    Veramente marco io vorrei far parlare te, e infatti ti ho chiesto un tuo giudizio morale sulle affermazioni di un comandante israeliano ma non hai risposto, così come non hai detto dove l’articolo ti pare fazioso, quali ragionamenti trovi lontano dal vero.
    Vorrei anche capire come giudichi, moralmente, la reazione di Israele alla rappresaglia degli Hetzbollah, dall’inizio fino alle posizioni di oggi.
    Hai scritto che “ha SOLO reagito”. SOLO? Puoi specificare cosa intendi per reagire? Puoi dire cosa avrebbe dovuto fare Israele per reagire in modo tale da passare dalla parte del torto? O ogni reazione è lecita quando si è attaccati?
    Per ora non hai risposto e hai dato dell’ipocrita un po’ a tutti, fino ad arrivare alle accuse di voler distruggere Israele.
    Siamo alle solite: chi non difende l’agire politico di Israele, per quanto illegittimo e criminale possa essere, vuole la sua distruzione. Manca l’accusa di antisemitismo, ma credo sia implicita quando si affermano cose del genere.
    Be’, la mia opinione è che proprio questo modo di fare (scrivere)rischia di favorire lo sviluppo dell’antisemitismo - non qui è chiaro, lo dico proiettando questa situazione nel mondo -, sia che venga proposto da un ebreo che da un goyim (termine che ho imparato leggendo Chaim Potok, uno dei miei autori preferiti) - e con questo non ho detto che l’antisemitismo non abbia radici storiche ben più profonde, meglio precisare, non si sa mai.

  19. roberto
    Pubblicato 30 Luglio 2006 alle 11:34 | Permalink

    @diego
    sto leggendo con più attenzione il pezzo di Achcar.

    @galbiati
    Fuorviante è l’aggettivo giusto. E’ proprio questo che mi interessa, lavorare sulle distorsioni linguistiche. E se questo ’smontaggio’ e ‘rimontaggio’ è accompagnato da un po’ di ironia è meglio.

    Comunque, te la prendi (giustamente) quando provoco, ma non ho visto approfondimenti o commenti a quanto ho scritto sulle Shebaa Farms.
    Lì il discorso era diverso. Si trattava di spiegare, oltre alle solite colpe israeliane, le furbizie siro-libanesi. Ma chi si prende la briga di passare due o tre giorni in cerca di notizie? Le Shebaa Farms non fanno audience (né in tv, né alla radio, né sui giornali). Missili e morti sì.

    Quindi, a costo di sembrare ripetitivo, riporto quanto (già) scritto per definire il (mio) metodo: “….dovrebbe essere induttivo e non deduttivo. Qualsiasi piano di pace deve affrontare uno per volta i dati parziali (le Shebaa Farms), invece che ambire a una soluzione generale (il Golan). Un processo di analisi dal basso in alto che parte dalle ‘tracce’ delle esperienze locali e influenza l’azione politica più generale”.

    Ovviamente, resta il lato tragico (e ironico) di queste vicende.
    1) Ieri il direttore di Al Manar, la tv di Hezbollah, ha dichiarato al manifesto: “sappiamo che in Italia stampa e tv sono imbavagliate”. Stupefacente che ce lo venga a dire uno che lavora per creare un teocrazia islamista sulle ceneri di uno stato parlamentare e multiconfessionale. Ad ogni modo vorrei tranquillizzare il direttore di Al Manar. In Italia abbiamo le Sentinelle della Libertà. Gli “squadristi” alla Travaglio, per esempio, oppure le “gobettiane-guzzantiane” e i bellaciao santoriani (non lo dico io, lo dice Adriano Sofri. E spero che adesso non dirai che Sofri scrive certe cose perché vuole uno sconto di pena).

    2) Da ieri, in Iran, la pizza si chiama “pagnotta rigonfia”. In Italia, i pizzaioli sarebbero scesi in piazza con tassisti e farmacisti. In Iran non si può (scendere in piazza).

  20. Pubblicato 30 Luglio 2006 alle 12:27 | Permalink

    @vincenzo
    “E cosa avrebbero dovuto temere? Che danno avresti potuto arrecare? Quale posizione strategica avevi? Quella dell’uomo ’svizzero’?”
    Prenderò ad esempio i bambini della foto che citi. Quella foto è stata scattata a Balata, il campo profughi di Nablus - una delle roccaforti delle Brigate dei Martiri di Al-Aqsa nella città. Le incursioni dell’IDF a Balata hanno cadenza giornaliera (o meglio, notturna). Per gli israeliani un posto come Balata, se fosse possibile, andrebbe raso al suolo così come fu fatto per il campo profughi di Jenin. Per gli abitanti di Balata gli israeliani indossano solo elmetti verdi, non sono mai “civili” poichè entrano solo se armati. Neanche gli abitanti di Nablus amano andare a Balata. Noi (io e altri tre ragazzi dello stage), approfittando di una giornata relativamente tranquilla, andammo alla ricerca della Tomba di Giuseppe (una delle ragazze studiava beni culturali o qlc. del genere e ci aveva chiesto di accompagnarla) che si trova lì.
    Adesso immaginati quattro bianchi occidentali, mai visti prima, privi di alcuna autorità, di qualsivoglia segno di riconoscimento, della minima conoscenza della lingua, senza una telecamera o qualcosa che sapesse di giornalistico, senza una “guida” autoctona, avventurarsi in un posto dove di solito l’unica cosa estranea che entra sono i proiettili degli M16, i lacrimogeni e le ruspe dell’esercito (e alcuni coloni pazzi che ogni tanto provano a “riappropriarsi” della tomba). Come minimo, a chi vive lì, sarebbe potuto venire il sospetto: chi eravamo? che danno potevamo arrecare? quale posizione strategica avevamo? Assolutamente nessuna posizione, nessuna intenzione: non costituivamo pericolo di nessun tipo - e i palestinesi di Balata sono in grado di valutarlo. Però dei bambini abituati dalle routine delle incursioni a difendersi lanciando pietre, come potevano interpretare il nostro rappresentare solo noi stessi e mai niente di più? Come potevano non temere una cosa del genere, abbastanza insolita? Ho chiesto loro (nello specifico a quello della foto) dove fosse la tomba e mi ci ha accompagnato - loro, che avrebbero avuto tutto il diritto di colpirci o comunque cacciarci in quanto corpo estraneo, ci hanno scortato festanti per le strade di Balata. Naturalmente esagero, anche perchè sapevamo che non poteva succederci niente (altrimenti non saremmo mai andati!) non è nel “costume” dei palestinesi. Noi, poi, non possiamo arrecare danno ma solamente vantaggio, e questo i palestinesi lo sanno benissimo: gli internazionali sono l’unico strumento a loro disposizione per fare uscire fuori delle informazioni non filtrate, il canale da cui il resto del mondo può essere informato sulla vita ai tempi dell’occupazione. Gli internazionali sono la busta da lettera delle richieste d’aiuto. Esiste e viene valutata, dunque, una “posizione strategica” - esiste sempre, e viene valutata in base al contesto reale.
    [ATTENZIONE!!! sta per seguire un mezzo chilo di retorica]
    Eppure mentre scrivo e mi ricordo di quei bambini, del loro aiuto e del loro entusiasmo, del fatto che con questi strumenti non posso render loro giustizia, del fatto che potrebbero anche aver fatto la stessa fine dei 27 di stanotte a Cana, veramente trovo che l’unica cosa sensata sia continuare a tenere una posizione ferma e di denuncia in una situazione che non si può permettere il lusso di nessuna “equivicinanza”. Scusatemi, ma io “sto” con i palestinesi.

  21. Pubblicato 30 Luglio 2006 alle 14:25 | Permalink

    Squadrismo è un termine sportivo?
    con cosa sostituisco Razza?
    cosa significa Semita?

  22. Pubblicato 30 Luglio 2006 alle 16:02 | Permalink

    @Diego, con la frase finale hai tolto tutta la retorica precedente. L’ho già detto, non ho una conoscenza sufficiente per esprimere un’opinione sensata e quindi, purtroppo, mi limito a constatare, come nel caso di Cana, che la guerra è sempre e comunque un’atrocità.

    Ma pesare l’atrocità è sempre difficile.

    Buona giornata. Trespolo.

  23. Marco
    Pubblicato 30 Luglio 2006 alle 16:17 | Permalink

    Il tuo commento spiega il mio. L’hai letto come hai voluto. Hai scritto SOLO reagito come se fosse una mia opinione e non come il mio modo di dire che tutti, e sottolineo tutti, leggono come vogliono tutto quello che accade. Qualunque opinione avessi in merito e in qualunque forma la argomentassi gli ALTRI ci leggerebbero quello che è più comodo per loro al momento. Personalmente ritengo che la scelta sia di metodo. Se scelgo la reazione a qualsiasi attacco, terroristico, mediaco, sociale, culturale, religioso, non ne usciremo mai. A questo mi riferivo. Al fatto che il metodo resta, per tutti, l’annientamento, giustificato da ragioni religiose/storiche/sociali più o meno recenti. Ci sono gli israeliani, i palestinesi, gli americani che aiutano gli israeliani, gli arabi che aiutano i palestinesi. Avete la necessità di stare dalla parte di qualcuno, scusate, di qualcosa, di dare sfoggio di dialettica e conoscenza storica per trovare ragioni. Nessuno sa meglio di voi che: “se riesco a dirla bene riuscirò ad averne ragione” e uso averNE ragione non a caso. Vedi, potrei dire che “sto” con gli innocenti che sono vittime di tutto questo, ma non non rientro nei cliché qui attorno espressi.

  24. roberto
    Pubblicato 30 Luglio 2006 alle 18:35 | Permalink

    @diego
    Condivido quello che dice Achcar sull’ANP; sulla politica israeliana che ritarda la creazione di uno stato palestinese; sugli avvoltoi arabi che pascolano sulle disgrazie palestinesi; e pure sull’ipocrisia dell’industria dell’umanitarismo.

    D’ora in avanti farò più attenzione al “commento estemporaneo”, al “giudizio sarcastico frettoloso”, alla “generalizzazione saccente”. (Ma questa non ve la perdete: arrestato ubriaco al volante, venerdì scorso, l’attore e regista americano Mel Gibson ha dichiarato che “Gli ebrei sono responsabili di tutte le guerre del mondo”).

    Achcar fa parte del blocco di teorici neomarxisti e radicali, da Chomsky al professor Zinn, passando per Terry Eagleton, che credono a uno “scontro di barbarie” (‘clash of barbarism’), a una guerra di fondamentalismi religiosi, per cui neoconservatori ebrei, evangelici americani, bin laden, hezbollah, hamas, pari sono. Questi intellettuali individuano la radice del problema (l’ideologia delle destre, anzi, della destra atlantica), ma non sono in grado di elaborare una teoria critica alternativa.

    Questa ‘mancanza’ di nuove proposte critico-teoriche, almeno in Occidente, impedisce il dialogo tra gruppi culturali (e ogni ‘gioco di posizione’ diplomatico, linguistico, eccetera) a favore dello scontro teorico, nel senso di una maggiore ‘vendibilità’ accademica, editoriale, del mio libro, della mia esperienza, piuttosto che la tua, della mia visione piuttosto che la tua, perché la mia è più ‘giusta’ della tua.

    Chi prova a sottrarsi dialetticamente a questo codice agonistico diventa subito un ‘intellettuale americanizzato’, come dice Achcar, oppure un ‘filo-terrorista’, come dice Frum.

    Achcar inizia il suo pezzo parlando della guerra libanese ma prosegue analizzando la questione palestinese. E’ un passaggio che avviene in modo quasi inavvertito, un modo di portare il lettore verso interpretazioni, dati, notizie, su cui evidentemente l’autore si sente più ‘sicuro’, più preparato, ma che a mio parere cozza con un metodo ‘induttivo’ di decifrazione della realtà.

    Non dico che Achcar generalizza, ma che collega evidenze che non sono tali. Ripeto, a mio parere ogni caso meriterebbe un’analisi e una interpretazione singolare, isolata e concordata. Da tante tracce a un “disegno”, se un disegno c’è.

  25. Pubblicato 30 Luglio 2006 alle 20:23 | Permalink

    “Nell’assurdo teatro della guerra al terrorismo, è come se la mafia si fosse posta alla guida della Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja” (Edward Herman, “The real terror network”, citato da P. Barnard nell’interessantissimo “Perché ci odiano”, BUR 2006, p. 17)

  26. Pubblicato 30 Luglio 2006 alle 20:34 | Permalink

    Howard Zinn e Noam Chomsky, per quanto ne so io propongono l’abolizione della guerra.
    Abolire la guerra.
    Estendere l’art. 11 della Costituzione a tutte l’UE, rompere la NATO, disarmare gli eserciti nazionali, riformare l’ONU, istituire tribunali internazionali per i crimini di guerra, un corpo militare, uno di polizia e uno per la difesa popolare nonviolenta internazionali.
    Lo spirito con cui è nato l’ONU dopo la seconda guerra mondiale è stato sepolto. Bisogna dire no alla guerra, che ora come non mai è la prima scelta, non l’extrema ratio.
    Un no chiaro a ogni guerra, a ogni risposta armata che diventa aggressione, a ogni occupazione militare è l’unico modo per evitare il perpetuarsi dello scontro di barbarie.
    Anch’io sto con i palestinesi, ma solo perchè non hanno la terra e sono oppressi dall’occupazione militare israeliana. Non perchè sono palestinesi.
    E non giustifico in alcun modo nessun atto terroristico da loro compiuto, benché possa cmprenderne il motivo e possa considerare legittimo l’atto terroristico di un palestinese contro un militare israeliano che occupa la sua terra.
    Anch’io credo che il sionismo sia stato un disastro per arabi ebrei e tutti quanti ma non mi frega niente di essere “antisionista”: lo stato di Israele ora c’è, gli ebrei se lo sono conquistati con la forza - come spesso accade -e nessuno può più dire ora che non è loro, dato che ci abitano.
    Ma tutti, ebrei per primi, dovrebbero finirla col puntare il dito sui terroristi arabi, su iran siria libano e ammettere che da 40 anni persiste il crimine gravissimo dell’occupazione della Cisgiordania, contro ogni diritto e senso etico, e finchè Israele non lascerà quella terra ai palestinesi e non permetterà anche a loro di avere uno stato, finchè Israele non porrà fine a questo crimine non sarà nella posizione morale di accusare nessuno di volere la sua distruzione, dato che di fatto Israele impedisce allo stato palestinese di esistere, che è molto più grave di minacciare di distruzione (specie se con eserciti meno potenti).
    Non so voi, ma io non appartengo a nessuna parte, non ho alcun legame con ebrei, palestinesi, libanesi, arabi in genere ecc., e non mi interessano in modo particolare questi popoli. Prendo posizione unicamente perché mi interessano i conflitti e quello che avviene nella Terra santa dei tre monoteismi è da tempo un conflitto tra i più gravi e - pare - irrisolvibile del mondo. Prendo posizione perchè occorre dare giudizi etici su quello che sta succedendo e la verità, benché non stia mai al 100% da una parte, non sta mai neanche esattamente nel mezzo, con buona pace dei classici latini.

  27. Pubblicato 30 Luglio 2006 alle 23:13 | Permalink

    concordo pienamente con Lorenzo,
    m’interessa un basta,
    un codice generale e una forza reale internazionale contro le guerre
    MarioB.

  28. tra_parentesi
    Pubblicato 30 Luglio 2006 alle 23:37 | Permalink

    (che palle mariob che concorda sempre con qualcuno e non dice mai la sua!)

  29. gabriella
    Pubblicato 31 Luglio 2006 alle 01:46 | Permalink

    Ho visto le foto della strage di Cana e probabilmente sarò retorica, ma dopo la terza non ce l’ho più fatta a guardare. E allora mi chiedo perché definire retorica l’empatia con le vittime? E mi chiedo come si può giustificare tutto quel massacro, come si può sostenere che la colpa è degli
    Hetzbollah che usano civili come scudi umani? Non è sostenibile. Nel delirio ossessivo di colpire il terrorismo si massacrano civili. Non è giustificabile. Altro che AK 47 dietro la tastiera.

  30. Pubblicato 31 Luglio 2006 alle 08:43 | Permalink

    l’h dtt spr, l m

    MarioB.

  31. roberto
    Pubblicato 31 Luglio 2006 alle 10:38 | Permalink

    @gabriella

    Il ghigno serafico di un prete di Hezbollah, ieri sera, tra la folla che vegliava a Beirut. “Adesso i libanesi capiranno che stiamo combattendo per loro”, ha detto.

    Le immagini dei bambini, a differenza tua, le ho viste tutte, fino in fondo, una per una. E i miei amici mi dicevano, ma no, dai, cambia canale, che angoscia, vediamoci l’intervista a Sergio Rubini, vediamoci i filmissimi di Rete 4.

    Ho visto luridi fotografi che si avventavano su poveri corpi, braccia che stringevano figli gridando vendetta: “Bush, questa è la tua civiltà occidentale”, i flash, gli scatti, le telecamere che indugiavano sulla bocca piena di terra di ragazzini sepolti vivi.

    Ed è vero. Questo è il nostro occidente, la nostra cultura delle bombe e della morte (Lorenzo, credi forse che non abbia letto e ammirato Zinn? Ma non mi basta più Zinn).

    Mi chiedo però che cultura sia quella in cui le vittime, ‘gli scudi umani’, sono ritenute ’sacrificabili’. Mi chiedo se quei bambini volessero davvero andarci, nel paradiso di Allah, come imposto da Hezbollah.

    Quando i cacciatori di teste quaidisti iniziarono a decapitare di qua e di là, mi ricordo che da tante parti, a sinistra come a destra, si disse: “censuriamo quelle immagini, sono troppo forti, insopportabili”. Forse conveniva mandarle in diretta, per ricordarci cosa significa disprezzare la vita, sacrificarsi in nome dell’aldilà.

    Guardiamo fino in fondo quelle immagini, Gabriella.
    Non dobbiamo avere paura del male.

    Che sia figlio di Davide o figlio di Allah,
    sempre figlio di puttana è.

  32. Pubblicato 31 Luglio 2006 alle 11:01 | Permalink

    @roberto
    sei tanto attento, eppure forse t’è sfuggito qualcosa. Nel senso, non ho capito a quale “pezzo” di Achcar tu ti riferisca. La frase che apre il mio pezzo è tratta da un’intervista* ad Achcar, intervista in cui, per esempio, non si parla affatto di umanitario. Tra l’altro ho preso come spunto quella frase perchè mi serviva per introdurre e in qualche modo “autorizzare” quello che ho scritto - ma condivido pochissimo di quello che Achcar dice nell’intervista a Liberazione. Mi sa che ti sei confuso.
    Se quindi ho capito bene, le critiche che fai al “pezzo” di Achcar sono in realtà rivolte al pezzo mio.
    Fammi sapere se ho capito bene, e magari giramele direttamente quelle critiche.

    @Lorenzo Galbiati
    sono d’accordo con quello che scrivi nell’ultimo tuo commento; nel dire “sto” con i palestinesi volevo semplicemente sottolineare chi, tra le vittime, reputo più vittime. Non sono per una “guerra ad Israele”, se si è capito questo, addirittura non sono d’accordo neanche ad una (ridicola ma - a quanto dicono - più realistica) soluzione due popoli/due stati. Penso all’assimilazione dei palestinesi in Israele come l’unico futuro per la regione. Penso alla lotta dei palestinesi impostata sui temi e i modi della lotta all’apartheid sudafricana. Ma è una cosa che nessuno degli attori esterni vuole.

    *intervista apparsa su Liberazione e consultabile qui: http://www.zmag.org/Italy/achcar-doppioattaccoisraele.htm , come ho scritto in nota.

  33. Pubblicato 31 Luglio 2006 alle 11:30 | Permalink

    PS:
    @andrea inglese
    non m’ero accorto, ma hai lasciato un refuso che avevo corretto qui:
    http://www.nazioneindiana.com/2006/07/22/un-dogma-culturale-sulla-critica-alla-politica-israeliana/#comment-33979
    invece di XIX secolo ho scritto XIV.
    Se puoi corregimelo, grazie.

  34. Btzbea
    Pubblicato 31 Luglio 2006 alle 12:28 | Permalink

    Marco sembri uscito da una favola dei fratelli Grimm..
    I giudizi etici io li lascio fare a chi di competenza, a me interessano i fatti!

    Credo che pochi si rendano conto del valore che hanno questi topic e dell’occasione che offrono a chi voglia veramente farsi una idea di come stanno le cose in medio oriente..

    Mi pare che, al di là delle sterili discussioni su chi sia il buono e chi il cattivo, qui si stia parlando soprattutto di informazione manipolata.. e si sta anche (di)mostrando come “estrema destra” ed “estrema sinistra” in Italia ormai parlano la stessa lingua..

    Il vostro lavoro è così doppiamente utile.. bravi!

  35. Pubblicato 31 Luglio 2006 alle 13:59 | Permalink

    Il pezzo pubblicato è di Diego Ianiro, nato come commento all’articolo di Andrea Inglese. La cosa è stata ora segnalata in modo più chiaro, dato che in prima stesura ciò non era immediatamente evidente.

  36. Pubblicato 31 Luglio 2006 alle 14:43 | Permalink

    @Btzbea
    Sì certo, estrema destra ed estrema sinistra parlano la stessa lingua riguardo a Israele, come no, rossi e neri tutti uguali, ce li meritiamo i film di alberto sordi…

    @Roberto, estrema destra ed esterema sinistra parlano la stessa lingua - ma non è solo questioni di termini: intendo se hanno le stesse opinioni, la stessa modalità di approcio - a proposito di Israele e Palestina, tu che fai le analisi giornalistiche?
    Fiore come Ferrando?
    Chissà se stavolta avrò una risposta chiara.

    @diego
    non avevo dubbi sul fatto che il tuo “stare” con i palestinesi dipendesse dalla loro condizione di vittime. vedo poi che sei più idealista di me dato che speri ancora in uno stato unitario - e sapere che ci son persone come te mi dà piacere.

  37. gabriella
    Pubblicato 31 Luglio 2006 alle 15:20 | Permalink

    @ roberto
    un po’ di tempo fa, qui su NI ci fu una bella discussione sull’assuefazione alle immagini con citazioni della Sontag ecc. il mio commento, se vuoi banalissimo, era dettato dalla stanchezza. Lo guardo il male, lo voglio guardare fini in fondo e non mi sento ancora assufatta, ma il dolore stanca e ci sono momenti in cui ti chiedi da spettatore dell’orrore cosa potresti fare per cambiare qualcosa e ti senti impotente e stanco e una certa amarezza ti pervade. Così. E allora lasci un piccolo commento per liberarti dalla sensazione di impotenza. Poi ti accorgi che non puoi liberarti.
    Adesso ti faccio una domanda un po’ stupida: ma se si sa che Hezbollah (in questo caso) utilizza “scudi umani” da un punto di vista strategicamente militare è inevitabile colpire? O potrebbe essere impedito?

  38. Btzbea
    Pubblicato 31 Luglio 2006 alle 16:02 | Permalink

    @Lorenzo

    Anch’io sto con i palestinesi, ma solo perchè non hanno la terra e sono oppressi dall’occupazione militare israeliana.

    E non giustifico in alcun modo nessun atto terroristico da loro compiuto, benché possa comprenderne il motivo e possa considerare legittimo l’atto terroristico di un palestinese contro un militare israeliano che occupa la sua terra.

    lo stato di Israele ora c’è, gli ebrei se lo sono conquistati con la forza - come spesso accade -e nessuno può più dire ora che non è loro, dato che ci abitano.
    Finchè Israele non lascerà quella terra ai palestinesi e non permetterà anche a loro di avere uno stato .. omissis… dato che di fatto Israele impedisce allo stato palestinese di esistere…

    Non so voi, ma io non appartengo a nessuna parte..

    Prendo posizione perchè occorre dare giudizi etici su quello che sta succedendo e la verità, benché non stia mai al 100% da una parte, non sta mai neanche esattamente nel mezzo, con buona pace dei classici latini

    ———————

    Ma come si fa, dico io, come si fa a risponderti???? ma te le hanno dette al catechismo tutte queste cose? o sono il frutto di tuoi accurati studi sull’argomento??

  39. Pubblicato 31 Luglio 2006 alle 16:32 | Permalink

    -non ci sono parole-

    http://www.aljazira.it/index.php?option=com_frontpage&Itemid=1

  40. Pubblicato 31 Luglio 2006 alle 16:34 | Permalink

    @Btzabea
    hai mai provato ad andare a catechismo da adulto? se trovi uno (non per forza un prete) che lo conduce come si deve, potresti capire la differenza tra estrema destra ed estrema sinistra.
    ma prima comincia a dire chi sei, e poi se vuoi ti racconto la mia vita, le mie idee e i miei maestri spirituali, che per lo più non sono cattolici, e se lo sono, sono del dissenso.

  41. marco v
    Pubblicato 31 Luglio 2006 alle 17:24 | Permalink

    … se un poliziotto, un militare, chiunque (a maggior ragione..) sparasse contro una persona armata che si sta facendo scudo col corpo di un bambino.. e colpisce - uccidendolo - il bambino…(ma anche senza colpirlo) verrebbe immediatamente radiato. E considerato come un pazzo, uno scriteriato irresponsabile. Non ci passerebbe neppure per la testa che un tutore dell’ordine possa sparare, pur avendo come obiettivo un criminale, in mezzo alla folla, sulla metropolitana, nel giardino di un condominio o di un asilo. E’ semplice: anteponiamo la sacralità della vita di innocenti alla missione di repressione di un militare. Quello sarà anche un criminale, ma se è necessario sparare a duecento persone per fermarlo, il male minore è lasciarlo andare e provare a beccarlo in un’altra occasione. Tutto qui. Nessuno acceterebbe di vivere in un Paese (normale) dove la legislazione non prevedesse questo meccanismo di tutela della vita. POi, invece, mi tocca sentire le giustificazioni di questi pazzoidi di militari israeliani che dicono: “Embè… si proteggevano tra i civili: come potevamo colpirli altrimenti?”.
    Ma lassù non c’è proprio nessuno che possa far cadere una PIOGGIA DI SALE GROSSO…??!! ;(

  42. rose
    Pubblicato 31 Luglio 2006 alle 17:34 | Permalink

    Gabriella la tua domanda non è stupida anzi, ma il problema riguarda entrambe le parti, ti chiedi perchè israele colpisca malgrado sappia che Ezbollah agisce in luoghi dove ci sono molti civili, lo stesso però dicasi degli ezbollah che lasciano andare dei disperati in fuga a trovar riparo in un palazzo che fino a un giorno prima era loro base di lancio per i missili, sapendo che Israele colpirà senza troppi complimenti.
    Se queste considerazioni sono vere lo sdegno e il dolore per la strage di Cana deve essere indirizzato anche all’esercito di dio che come saprai in libano ha anche funzioni, come dire, civili nei confronti della popolazione per cui resta difficile pensare che non riesca a indirizzare verso luoghi relativamente sicuri gli abitanti dei villaggi che scappano dalle bombe.
    Naturalmente tutto questo non riduce per nulla le responsabilità di Israele per questo attacco devastante e inutile
    rose

  43. roberto
    Pubblicato 31 Luglio 2006 alle 17:45 | Permalink

    @diego (dopo l’errata corrige)
    Secondo te, l’Arabia Saudita ‘direttamente’ o ‘indirettamente’ sosterrebbe gli Usa e Israele. Le grandi lobby petrolifere certamente. Ma i neoconservatori protagonisti del tuo pezzo sono convinti del contrario (dire neocon, infatti, non significa dire ‘quelli che comandano alla Casa Bianca’).

    Per un tipo come Frum, i sauditi recitano la parte del poliziotto buono al vertice di Roma, ma sottobanco finanziano Al Quaida (ci sono prove di tutti i tipi). I principi di Riad, secondo lui, sono alla radice di tutti i mali del medioriente. Una monarchia che si dà alle allegre scopate in privato mentre impone l’integralismo e la segregazione sessuale in pubblico.

    L’America è stata succube del petrolio saudita per troppo tempo, secondo Frum. Come in Iraq, quelle ricchezze devono essere ‘nazionalizzate’ (vedi: multinazionalizzate) e messe nelle mani di un governo che le usi per costruire uno stato ‘democratico’, al posto di ingrassare qualche tiranno.
    Il piano è di dividere l’Arabia Saudita. Togliere ai re della costa occidentale i pozzi dell’Arabia orientale.

    Nella visione di Frum non esistono principi arabi illuminati come quelli di “Siryana”. I principi non possono essere democratici.

    @sempre diego
    “Due generazioni (di israeliani, nda) completamente militarizzate e plagiate da un ‘paradigma della difesa’ che sarà impossibile sradicare”.

    Qualche anno fa ero in viaggio a Ikaria, un’isola greca a una manciata di miglia dalla Turchia. Ero lì con un manipolo di compagni milanesi, eravamo in vacanza, sole, spiaggia, bagni, ‘sta roba qua.

    Un giorno arrivano quattro giovani israeliani, due coppie che avevano deciso di fermarsi sull’isola prima di proseguire per un altro scoglio dove, a quanto pare, si sarebbe svolto un rave.

    I miei compagni di viaggio italiani naturalmente si tengono a rispettosa distanza perché non si parla con gli israeliani. Io da perfetto filisteo ci passo il pomeriggio. Certo, i quattro raccontano di quando, coscritti, sono stati ‘costretti’ a imbracciare il fucile per svolgere il loro compito di presidio e di ‘difesa’ del territorio. Ma nessuno di loro mi sembra particolarmente felice di farlo. Insomma, non mi sembrano vittime di una sorta di lavaggio del cervello. Non vogliono sterminare nessuno.

    Abbiamo parlato della pizzeria di uno, di quanto si sarebbero spaccati al rave del giorno successivo, o delle volte che erano stati in Italia e se vieni a Tel Aviv passa a trovarci.

    Uno di loro, l’unico, parlava di etica della diserzione. Uno su quattro mi sembra un buona proporzione.

    @galbiati
    naturalmente, se sono maestri cattolici, devono essere per forza maestri del dissenso.
    Fiore e Ferrando pari sono? Non sono io che sto dalla parte di Hezbollah. Sono loro. A proposito, li uniscono anche delle fiere battaglie di politica interna. Per esempio la difesa dei compagni della corporazione tassinara.

  44. Btzbea
    Pubblicato 31 Luglio 2006 alle 18:00 | Permalink

    @Diego
    Scusa Diego ma secondo me -più che scomodare spettri di ipotetiche alleanze- sono gli arabi a non potersi permettere l’esistenza di uno stato di Israele stabile: è immaginabile uno stato democratico e liberale su modello occidentale nel cuore del fondamentalismo islamico? A me sembra che dal 47 in poi, sono stati sempre gli “amici” arabi (primi fra tutti Siria ed Egitto) in un modo o nell’altro ad impedire che i Palestinesi costituissero uno stato indipendente. Mantenere l’instabilità, mantenere questo conflitto, conviene solo ai fondamentalisti per i quali la parola d’ordine è, e sempre sarà, fuori l’infedele, distruggiamo Israele, l’avamposto occidentale… non americano, occidentale!
    Per quanto riguarda lo “sfruttamento delle risorse dell’area” (senza sognarmi di negare il punto 9 come fa il Prof. Chomsky) posso sapere quali sarebbero queste risorse tanto preziose che ha Israele? Sempre riguardo 9), non so se gli stati uniti hanno grossi interessi a sfruttare le acque del Giordano.. Israele di sicuro si..

    Invece a proposito di risorse e necessità mi pare che qui nessuno abbia messo abbastanza in evidenza come i conflitti che hanno interessato Israele, fin dagli insediamenti dei primi kibbutz, siano state guerre per l’acqua..

    @Lorenzo, piacere sono Betsabea moglie di Uria l’Ittita.. veramente a me il catechismo me l’ha fatto Sergio Quinzio, comunque delle tue idee e della tua vita non me ne importa proprio niente, casomai parlami dell’acqua
    grazie.

  45. Pubblicato 31 Luglio 2006 alle 18:39 | Permalink

    @roberto
    cioè, se io rispondo a un anonimo dicendo che alcuni tra i miei maestri sono cattolici del dissenso tu commenti dicendo:
    “naturalmente, se sono maestri cattolici, DEVONO ESSERE PER FORZA maestri del dissenso.”
    Ma è questo il tuo modo di fare? Ti piace fare incazzare le persone facendo commenti a sproposito?
    Be’, ti comunico che ne ho le palle piene, prendi di mira altri, grazie, se il tuo spitrito attaccabrighe non ne può fare a meno.
    Anche perchè le tue analisi non mi interessano più, ora che ho visto che si propongono di raggiungere i brillanti obiettivi di mettere sullo stesso piano Ferrando e Fiore, metodo induttivo o no - del resto, usare il metodo induttivo senza fare distinguo, com’è risaputo, porta a dei mostri, e da scienziato un poco so di che sto parlando.

    @Btzabea
    A te, come del resto a tutti gli anonimi, non ho molto da dire. Al massimo potrebbe interessarmi vedere come argomenti la tua equiparazione tra estrema destra e estrema sinistra, ma visti i tuoi commenti credo che non abbiamo un senso etico con un minimo in comune per poter intenderci.

  46. marco v
    Pubblicato 31 Luglio 2006 alle 21:07 | Permalink

    … ma chi l’ha detto che Israele è un avamposto occidentale..?.. basta con questi stereotipi. Perché sarebbe occidentale? Perché ha le elezioni? (le hanno anche Paesi musulmani). Perché hanno uno stile di vita laico? (ce l’hanno, spesso di più, anche altri Paesi musulmani). Perché è ricco eha i grattacieli e grandi università? (non avete gli Emirati, l’Egitto, il Marocco…). Io so soltanto che c’è un avamposto occidentale (mi viene da ridere…) che: non ha una costituzione; conserva nel suo diritto - peraltro emanazione della Torah - cosucce molto occidentali e moderne come la separazione etnica; ha bellamente snobbato una trentina di risoluzioni Onu; possiede armi chimiche, batteriologiche e atomiche che NON dovrebbe possedere (ma nessuno ha il coraggio di minaccare embarghi per questo); definisce il proprio status con un carattere religioso (Stato ‘ebraico’).
    Quando troverete un Paese occidentale (mettiamo… nell’Europa Unita) che corrisponde a questa descrizione… considererò Israele un avamposto occidentale.
    Ma, dato che non esiste e non esisterà mai un Paese del genere in Occidente, forse è il caso di cominciare a capire che Israele è tutto fuorché un Paese occidentale.
    Non ha NIENTE di occidentale. La sua natura, la genesi, i principi, le radici, l’architettura dello Stato, del Diritto, sono lontani anni luce dalle forme contemporanee occidentali.
    O no…?….

  47. Pubblicato 31 Luglio 2006 alle 21:16 | Permalink

    @Marco V: non puoi confondere polizia e militari. Le logiche sono diverse. La polizia deve tutelare il cittadino e opera in periodo di pace, i militari devono eliminare i terroristi costi quel che costi e operano in periodo di guerra. Le eventuali vittime sono ‘effetti collaterali’ da gestire.
    Brutto a dirsi, ma è così. E’ uno dei motivi per cui, a fronte di rapiti ‘importanti’ da liberare, si cerca di evitare quasi sempre l’utilizzo delle squadre speciali: non avranno MAI l’obiettivo di liberare l’ostaggio, ma quello di eliminare i rapitori. Se poi riescono pure a liberare l’ostaggio (vivo) direi che è quasi un caso…
    Questa separazione, polizia per il tempo di pace e militari per il tempo di guerra è fondamentale: tranne che nei governi assolutisti questa separazione è netta e i poliziotti non sono mai militari.
    Noi in Italia abbiamo un’eccezione: i Carabinieri. Siamo, se non ricordo male, l’unico paese occidentale ad avere un corpo militare che controlla il territorio anche in tempo di pace.

    Sia chiaro, non voglio giustificare il bombardamento di Cana, ci mancherebbe, ma, purtroppo, le logiche sono diverse, non confrontabili e sono differenze da considerare quando si parla di guerra.

    Buona serata. Trespolo.

  48. VIVAISRAELE
    Pubblicato 31 Luglio 2006 alle 22:15 | Permalink

    IO TENGO PER ISRAELE!

  49. helena
    Pubblicato 31 Luglio 2006 alle 22:59 | Permalink

    Essendo una che se Hitler avesse finito il suo lavoro non sarebbe nata, volevo solo comunicarvi che molti dei vostri commenti rivegliano orribili fantasmi, fanno male. Male che si aggiunge alla disperazione che mi suscita questa guerra.
    Per il momento non riesco a dire altro.

  50. marco v
    Pubblicato 1 Agosto 2006 alle 08:51 | Permalink

    @ Trespolo

    Se fosse soltanto come dici tu, non esisterebbe la condizione di ‘criminale di guerra’.
    Ci sono ‘crimini’ anche in guerra oltre alle violenze inevitabili. Ripeto: quella della separazione tra polizia e militari è un sofisma: esistono convenzioni che parlano del trattamento dei prigionieri (?!) e invece radere al suolo un palazzo con 37 bambini dentro è soltanto guerra?… ma per piacere..!! Ma a chi la raccontiamo una cosa del genere..?!..è una balla gigantesca che in guerra ci si possa permettere tutto. Sono 60 anni che gli organismi internazionali (governativi e non) lavorano per codificare il contrario (dalla seconda guerra mondiale in poi, ma basti pensare ai Balcani). Se poi fa comodo dimenticarlo, oppure Israele scomoda ‘fantasmi’ orribili - che sanno adoperare molto bene e con cinismo senza pari - è un altro conto. Tuttavia mi pare chiaro, ormai, a tutti: quel famoso sondaggio di tre anni fa al Parlamento Europeo nel quale emerse che più del 60% dei parlamentari considerava Israele un Paese “pericolo per la pace nel mondo” era SACROSANTO. Venne attaccato, ci furono scuse ufficiali… qualcuno ci scrisse anche qualche libro (Paolo Mieli tra questi, con la tesi - originale.. - del ritorno dell’antisemitismo). Ricordo molto bene che leggevo i giornali e pensavo tra me e me: “Questi non hanno il coraggio di dire che i poveri parlamentari hanno assolutamente ragione, e semplicemente non si sono fatti trascinare dai pregiudizi giudicando oggettivamente (come si dovrebbe fare in un sondaggio serio)”. Preferirono correre ai ripari per evitare crisi diplomatiche e isterismi vari. Una delle tante occasioni perdute per affrontare la realtà, e piantarla di frapporre l’Olocausto - che c’entra come i cavoli a merenda - con la crisi mediorientale.
    Non c’è niente da fare: se non tirano fuori Hitler non li difende nessuno.
    Messi bene…e chiedersi come si è arrivati a questo punto..?..

  51. marco v
    Pubblicato 1 Agosto 2006 alle 09:04 | Permalink

    … per chiarire una volta pe tutte (prima che qualcuno mi dia dell’antisemita): qui nessuno sta con nessuno. Israele e palestinesi sono ugualmente vittime e carnefici. Però, Israele è ricco, è potente, è sostenuto da molte democrazie. E’ uno Stato con stabili relazioni diplomatiche. E, visto che ci tengono tanto, il suo carattere ‘ebraico’ pone l’accento sulle sofferenze del suo popolo, incredibilmente simili a quelle subite - e sfido chiunque ad affermare il contrario - dai palestinesi (non mi riferisco all’Olocausto, ovvio, bensì ai rastrellamenti, alla ghettizzazione). Ma come si fa a non avercela PARTICOLARMENTE con Israele? E’ come prendersela maggiormente con il figlio più intelligente (proprio perché più intelligente) quando commette una sciocchezza.
    Avere un certo tipo di storia alla spalle non può essere soltanto una scusante, la panacea ad ogni critica, ma anche una responsabilità. Si deve sentire la responsabilità di essere interpreti di un progetto come Israele.
    Mi diispiace dirlo, ma mi sembra che ormai sia una delle ultime ‘utopie necessarie’ (cito Steiner) ereditate dal ‘900. Inutile aggiungere come sono finite le altre… guai alle utopie quando sono necessarie, guai alla sopravvivenza di idee (Israele è una idea: come è nata può anche sparire: il popolo ebraico è un’altra cosa) contro ogni altra, contro la vita, il diritto degli altri. Sono crollati sistemi giganteschi, più potenti e arroganti. Sono caduti muri più alti.
    Se Israele non cambia prospettiva, è solo questione di tempo.

  52. Pubblicato 1 Agosto 2006 alle 10:47 | Permalink

    @ marco
    Israele NON PUO’ cambiare prospettiva, ormai.
    La strada imboccata nel ‘47 l’ha portata a tutto questo.
    Esistono anche responsabilità molto grosse da parte araba, soprattutto di quei regimi che sventolarono la bandiera anti-israeliana a fini di consenso interno, come l’Egitto di Nasser, la Siria di Hassad, eccetera: invece di lavorare per la pace fomentavano - e alcuni tuttora fomentano - l’odio.
    Sembra che ancora oggi, se un regime più o meno musulmano vuole acquisire uno status di stato-guida nell’area, deve innanzi tutto prendere la testa dell’essere-contro-Israele: l’Iran lo sta facendo da qualche tempo.
    La posta in gioco è molto alta.
    Essere egemoni nel Medio Oriente significa controllare le fonti principali di energia del pianeta.
    Nei prossimi decenni vedremo come andrà a finire la partita delle risorse.
    Israele è parte integrante di questa partita.

    Inutile stare a disquisire su cosa sia lecito o no in guerra, inutile affannarsi per un cessate il fuoco che lascerebbe immutati i rapporti di forza e che si trasformerebbe in una vittoria di Hezbollah: si stanno liberando le tensioni accumulate tra Israele e il sud del Libano e, indirettamente, si sta saggiando fin dove può arrivare l’appoggio Siriano e Iraniano ad Hezbollah.
    Questa guerra è conoscitiva per tutti, anche per noi.
    Israele vuole far fuori chi le butta missili sulla testa e sta prendendo le misure a chi può farlo o potrà farlo in futuro.
    Inutile illudersi che possa fare una politica diversa, perché ciò non è più possibile almeno dall’ultimo tentativo di Isaac Rabin.
    Israele non intende mollare e se dovrà soccombere lo farà trascinando con sé non solo gran parte del Medio Oriente, ma anche l’Occidente.

    Anche se rivendico il diritto di ciascuno di noi a criticare la politica di Israele senza per questo essere accusato di anti-semitismo, tuttavia riconosco che il rischio antisemitismo esiste, eccome.
    Che è come dire, per chi se lo fosse dimenticato, che la barbarie è sempre lì in agguato e chi la vuole vedere la vede.
    Domenica ascoltavo un gruppo di sub-trentenni “de sinistra” – tutti più o meno formatisi nei centri sociali metropolitani - discutere della questione: non riuscivano a tenere a freno un impulso anti-semita di fondo che probabilmente ha origine altrove che nel conflitto in atto.
    Non riuscivano a distinguere, a capire, non riconoscevano in se stessi l’esistenza di un rischio di barbarie.

    Chi scrive viene spesso travolto dall’ira contro Israele: occorre tenerla a freno, possibilmente eliminarla in quanto non-ragionevole: inutile mettersi ad odiare per appoggiare chi odia.
    Essere di sinistra è innanzi tutto un’opzione basica contro la barbarie: occorre saper accettare i dati e le risultanze della Storia e ripartire da quelle.
    Per quanto le sue origini siano discutibili e per quanto abbia fatto e stia facendo una politica odiosa nei confronti del popolo palestinese, Israele è ormai una realtà che ha diritto a vivere.
    Per quanto sia comprensibile l’opzione terrorista per chi vive da sessant’anni da profugo sulla propria terra, tuttavia non si può stare dalla parte del terrorismo: l’opzione anti-barbarie lo vieta.
    Ogni giudizio politico sulla questione, che rifiuti di considerarne in primo luogo la complessità, è inutile e pericoloso, perché in definitiva fomenta la barbarie e il primo segno della barbarie, ormai lo sappiamo, è già da tempo alle viste: il razzismo.
    Eccetera.

  53. roberto
    Pubblicato 1 Agosto 2006 alle 10:52 | Permalink

    @zinedinezidani
    Secondo il ministro degli esteri francese Philippe Douste-Blazy, l’Iran è “un grande paese” che nell’area mediorientale svolge un insostituibile “ruolo di stabilizzazione”. Come Saddam Hussein, no? I nostri amici arabi. In Italia, l’ENI ringrazia quel fior di liberator di nome Napoleon.

    @helena
    Nel frattempo, tanto per far sganasciare i nostri cultori dello “stato artificiale”, riporto la copertina di un giornale satirico che piace tanto ai fiorentini declamatori di Dante:
    La prima pagina del “Vernacoliere”:
    “ISRAELE NON RISPARMIA SULLE BOMBE
    E CHE EBREI SONO?”
    http://www.ilvernacoliere.com/

    @ggiornamenti/1
    Adriano Sofri: “Senza il sostegno (fino a quando?) degli Stati Uniti, se Israele subisse un attacco teso a distruggerla e a buttarla a mare, l’Europa metterebbe tutt’al più a disposizione qualche nave per caricare i superstiti, già qualcosa di più rispetto all’altra volta”.

    @ggiornamenti
    Ieri rileggevo la postfazione a Orientalismo di Said. Il professore sottolineava l’importanza della rivoluzione khomeinista del ‘79, uno degli eventi che - secondo lui - meritavano di essere approfonditi anche per rimettere in discussione le tesi che lui stesso aveva esposto in precedenza (e per impedire che i fondamentalisti islamici se ne impossessassero per legittimare le loro tesi).

    Ebbene, ricordiamo che uso fu fatto dei bambini dall’Ayatollah Khomeini nella guerra contro Saddam: mandati in avanscoperta in Iran, per saltare in aria sulle mine. La stessa tecnica kamikaze esaltata dall’ANP (Ayyat al Akhras), da Hamas, da Hezbollah, dai terroristi ceceni (vedi: Beslan). Insomma, da tutti quelli che sono assai contenti di sacrificare inermi e innocenti, perché - nelle parole della Suprema Guida iraniana: “Morire non significa annullarsi, ma vivere”.
    http://www.israel-wat.com/q6_eng.htm
    http://www.pmw.org.il/PMW%20Bulletins%202003%20French%20set2.htm

    Guardando i volti dei poveri superstiti di Cana, non mi sembra che fossero poi così contenti di aver donato i loro figli al Profeta. Certo, ora l’odio è rivolto tutto verso i missili israeliani. Ed è giusto che sia così. Deve essere così. Vedremo presto se l’inchiesta ordinata dal governo Olmert sarà una farsa oppure no. Ma vedremo anche se, tra qualche anno, tornando sulle tombe di chi è morto, i cittadini libanesi che oggi gridano “Grazie Hezbollah” saranno ancora della stessa idea.

    Sulle cose indecenti che scrive il manifesto di oggi (sottoscrizione a quota 1.253.628 euro), a proposito di Hezbollah, ne parliamo oggi pomeriggio.

    Buona giornata
    senza cacciabombardieri
    e katyuscia sulla testa

  54. roberto
    Pubblicato 1 Agosto 2006 alle 10:54 | Permalink

    @tash
    parole sante

  55. roberto
    Pubblicato 1 Agosto 2006 alle 10:57 | Permalink

    @zinedinezidani
    Secondo il ministro degli esteri francese Philippe Douste-Blazy, l’Iran è “un grande paese” che nell’area mediorientale svolge un insostituibile “ruolo di stabilizzazione”. Come Saddam Hussein, no? I nostri amici arabi. In Italia, l’ENI ringrazia quel fior di liberator di nome Napoleon.

    @helena
    Nel frattempo, tanto per far sganasciare i nostri cultori dello “stato artificiale”, riporto la copertina di un giornale satirico che piace tanto ai fiorentini declamatori di Dante:
    La prima pagina del “Vernacoliere”:
    “ISRAELE NON RISPARMIA SULLE BOMBE
    E CHE EBREI SONO?”
    http://www.ilvernacoliere.com/

    @ggiornamenti/1
    Adriano Sofri: “Senza il sostegno (fino a quando?) degli Stati Uniti, se Israele subisse un attacco teso a distruggerla e a buttarla a mare, l’Europa metterebbe tutt’al più a disposizione qualche nave per caricare i superstiti, già qualcosa di più rispetto all’altra volta”.

    @ggiornamenti
    Ieri rileggevo la postfazione a Orientalismo di Said. Il professore sottolineava l’importanza della rivoluzione khomeinista del ‘79, uno degli eventi che - secondo lui - meritavano di essere approfonditi anche per rimettere in discussione le tesi che lui stesso aveva esposto in precedenza (e per impedire che i fondamentalisti islamici se ne impossessassero per legittimare le loro tesi).

    Ebbene, ricordiamo che uso fu fatto dei bambini dall’Ayatollah Khomeini nella guerra contro Saddam: mandati in avanscoperta in Iran, per saltare in aria sulle mine. La stessa tecnica kamikaze esaltata dall’ANP (Ayyat al Akhras), da Hamas, da Hezbollah, dai terroristi ceceni (vedi: Beslan). Insomma, da tutti quelli che sono assai contenti di sacrificare inermi e innocenti, perché - nelle parole della Suprema Guida iraniana: “Morire non significa annullarsi, ma vivere”.
    http://www.israel-wat.com/q6_eng.htm
    http://www.pmw.org.il/PMW%20Bulletins%202003%20French%20set2.htm

    Guardando i volti dei poveri superstiti di Cana, non mi sembra che fossero poi così contenti di aver donato i loro figli al Profeta. Certo, ora l’odio è rivolto tutto verso i missili israeliani. Ed è giusto che sia così. Deve essere così. Vedremo presto se l’inchiesta ordinata dal governo Olmert sarà una farsa oppure no. Ma vedremo anche se, tra qualche anno, tornando sulle tombe di chi è morto, i cittadini libanesi che oggi gridano “Grazie Hezbollah” saranno ancora della stessa idea.

    Buona giornata
    senza cacciabombardieri
    e katyuscia sulla testa

  56. Pinca Pallina (ex Btzba)
    Pubblicato 1 Agosto 2006 alle 11:13 | Permalink

    Marco quello che scrivi e’ veramente pazzesco! Tu stai scrivendo Occidentale = Buono!
    Guarda che una cosa e’ non giustificare le decisioni di un governo (ti assicuro che neanche io le giustifico), un’altra e’ quello che fai tu quando parli di Israele: alla faccia del non sono antisemita, tu attacchi l’ebraismo nella sua essenza!!
    Comunque, giusto perche’ purtroppo ho poco tempo stamattina, in barba alla dichiarazione congiunta del 2003 sulla non proliferazione delle WMD: USA, Francia e Inghilterra posseggono sia armi di distruzione di massa che armi chimiche. Quindi secondo i tuoi parametri queste nazioni non sono da considerare occidentali?
    Senti, ma tu ci sei mai stato nella “idea” di Israele? E dimmi sei mai stato in un paese veramente musulmano (di quelli che tu definisci occidentali)? E che giri hai fatto, dall’aeroporto al Mac Donald?
    Ripeto la banale affermazione (per te cosi scandalosa) che per i fondamentalisti islamici l’esistenza di Israele e’ inammissibile.

    …sempre le stesse sterili discussioni, cose fritte e rifritte, uguali dai tempi dell’intifada (facevi le elementari ma forse ti ricordi..).