L’aspirapolvere

di Sergio Nelli

Un’impronta esplicita di N. I. era fin dall’inizio uno spirito radicale di innovazione e di sfida rispetto alla normalità e la ritualità spesso depotenzianti delle riviste letterarie e di varia umanità. La reazione immediata alla ricerca di un cambio di livello e di slancio ha indotto, piuttosto che a interrogarsi e a immaginare, a curvare le spalle sulla propria identità, ad additare le forze buone che ci sono e a occupare uno spazio. Ne prendo atto anch’io con quel ritardo che mi è fisiologico.

Per me Nazione Indiana è stata un’esperienza davvero eccezionale, venuta dopo un lunghissimo periodo di solitudine e apnee. Milano, il Teatro i, gli incontri, i compagni conosciuti e le stanze che mi hanno ospitato mi mancheranno parecchio. Mi dispiace a questo proposito di aver dato così poco, ma sono stato impegnato in questo anno nel portare a termine un libro che spero veda la luce.

Mi chiedo cosa capiterà dopo l’uscita di Antonio, di Tiziano, di Carla. La cosa l’ha detta con schiettezza Raul Montanari che è sempre stato pulito e onesto anche nel dissenso e nella critica e che se n’è andato, come ha fatto anche Gianni Biondillo.
Forse non sto capendo nulla, ma secondo me chi vuole bene a Nazione Indiana deve prenderne in questo momento le distanze. Non è una questione di gerarchie, come ha detto qualcuno: sono successe delle cose che hanno attivato un vortice e tutto questo non può essere rimosso con una semplice occupazione degli spazi. Non è il pluralismo vero fatto anche di confronti che separano, di prese di distanza, di spostamenti?
Un blog non costa niente. Sono le forze che contano.

Sulla questione Restaurazione io sono senza tentennamenti dalla parte di Antonio, ma penso anche ci siano stati dei malintesi, delle forzature. E tuttavia, questi malintesi e queste forzature non cambiano la sostanza: ci sono individualità che hanno mappe molto diverse dell’ecumene, diciamo così, e insistere a mediare e a introdurre elementi correttivi non serve a nessuno. A seguito quindi di un dissenso maggiore, di dissensi minori, di idiosincrasie e sfilacciamenti vari, mi sono convinto ad anticipare quel che avrei detto anche in una eventuale riunione, cioè che anche per me è meglio impegnarmi altrove.

Sto già operando in questa direzione e dedicherò nell’immediato il tempo sottratto a questa felice (fin qui) partecipazione a uno stage per apprendere a tirare su col naso le briciole del parquet, trattenerle in gola, farle risalire all’occorrenza e poi sputarle a raffica dalle finestre. E’ un corso olistico contro la legge della minor azione che domina il mondo della tecnica; non c’è nessun invasato perché tutti sono invasati, e vi spadroneggia incontrastato il paradigma della complessità.
D’altronde, sono sicuro che non tirerò su molto.

articoli correlati

Ultima multis

di Gabriele Gallina
Per colui per il quale vivere lontano dalla propria casa è ormai un’abitudine, il ritorno al proprio luogo di origine non è certo legato al desiderio di novità, bensì a quello di ritrovare ciò che era stato lasciato esattamente così come era stato lasciato, il più intatto e antico possibile

I poeti appartati: Deborah De Rosa

di Deborah De Rosa
È la pelle umana vestita dei gioielli spenti: ogni volta in cui ci siamo pensati meglio, non potevamo fare peggio.

La cultura offesa

a cura di Francesco Forlani
Ciro Marino, libraio ed editore di Wojtek è uno degli organizzatori del Flip Festival della Letteratura Indipendente di Pomigliano d'Arco. Ci conosciamo da anni e quando ho letto la notizia gli ho proposto di parlarne qui su Nazione Indiana

Nuda

di Laura Mancini
La signora Russo avanza come un battello sbattuto dai mari. A sostegno della sua oscillazione è il solo carrello, sbrindellato ma perfettamente efficace, al pari delle sue anche e della sua intera persona.

Tra inferni e paradisi. Vita e teatro di Dario Bellezza

di Marco Beltrame
A trent’anni dalla scomparsa di Dario Bellezza, Marco Beltrame ne ripercorre vita e teatro in Tra inferni e paradisi. Vita e teatro di Dario Bellezza (prefazione di Elio Pecora, Il Simbolo, 2026), di cui proponiamo l’introduzione.

La mia vita con Nolan. Un’Odissea personale

di Cesare Cherchi
Ma quest’Odissea risolve del tutto il problema semplicemente rifiutandosi di affrontarlo. Ogni cosa è banalizzata e appiattita su dei valori contemporanei; non c’è nessun interesse o tentativo di capire una cultura lontana.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: