Il senso e la sperabile utilità di una discussione (il mio schifo, e l’animale da guardare)

24 dicembre 2005
Pubblicato da

di giuliomozzi

[Pubblico questo articolo contemporaneamente qui e in vibrisse. Lascio aperti i commenti qui, e li chiudo in vibrisse. gm]

A che cosa serve, si è domandato più d’uno, una discussione come quella, abbondantissima, che è nata in Nazione indiana attorno all’articolo di Raul Montanari (pubblicato da Piero Sorrentino) Grazie, Di Canio, è proseguita in calce all’articolo di Christian Raimo Okkio al Canio, si è parzialmente spostata in vibrisse dopo il mio articolo Della più bell’acqua, e ora ha ripreso a macinare di nuovo in Nazione indiana con la ripresa, sempre da parte di Sorrentino, di un intervento di Montanari (Addenda a “Grazie, Di Canio”) già apparso nella discussione in vibrisse? A che cosa serve?
[E vedo ora che si aggiunge un altro articolo di Christian Raimo: Natale con i tuoi].
Dico subito: nei vari filoni della discussione ci sono stati interventi futili, provocatori, scemi, osceni, dileggianti, ridicoli: in una parola, interventi inutili. Ce ne sono stati come ce ne sono in ogni discussione – nel web si vedono di più, perché restano lì scritti. Questi interventi programmaticamente, intenzionalmente ed effettivamente inutili non mi interessano (per ora): sono il ronzio, il rumore di fondo.
La parte non intenzionalmente inutile della discussione, allora, è riuscita a essere effettivamente utile? Che anche in questa parte della discussione ci siano state alzate di tono, scambi di cordialità non esattamente carinissime, eccetera, vabbè: anche questo succede in tutte le discussioni. Si discute, si litiga, si equivoca, ci si spiega, eccetera. Non può essere che così; e tutto questo non inficia complessivamente l’utilità della faccenda – se un’utilità c’è.
A me sembra che la discussione sia stata utile. Per due ragioni: per due risultati positivi raggiunti.
1] Il primo risultato positivo raggiunto è una domanda. L’ha formulata, nella discussione in vibrisse, Andrea Barbieri. La domanda è: Il mio schifo mi fa assomigliare a loro? Che io sia un fan delle domande, è cosa nota: ma questa mi sembra proprio ben formulata, e utile. Mi viene voglia di parafrasarla, di ampliarla, di dettagliarla: ma ne diminuirei la forza. E così mi butto nella risposta: Sì, il mio schifo mi fa assomigliare a loro.

[2] Il secondo risultato raggiunto viene fornito da tutta la discussione, compreso quello che ho chiamato prima “ronzio, rumore di fondo”. La persona che si firma Lucis ha scritto, sempre nella discussione in vibrisse: “La politica è subconscio”. Queste discussioni sono una grande esibizione di subconscio. C’è chi gli “dà voce” in maniera del tutto irriflessa, chi lo produce con “strumenti retorici” più o meno “complessi”, chi ci gioca a rimpiattino accumulando domande su domande (indovinate chi); eccetera. Il secondo risultato raggiunto è dunque questo: dobbiamo scordarci la pretesa di essere razionali, quando parliamo di certe cose. C’è sempre, o quasi sempre (un minimo di dubbio devo avercelo, no?) l’animale che parla. Chi prende la parola ha il dovere, sempre (questa volta sì, non ho dubbi: sempre), mentre parla o si prepara a parlare, guardarsi nello specchio e osservare, nell’immagine riflessa, l’animale. Discussioni come queste non servono tanto a decidere se ha ragione Tizio o Canio. Se hanno una utilità, è questa: addestrano a vedere l’animale. (Se poi uno dà a sé stesso, o accetta che altri gli diano, la qualifica di scrittore, tanto più ha il dovere di addestrarsi a vedere l’animale).

72 Responses to Il senso e la sperabile utilità di una discussione (il mio schifo, e l’animale da guardare)

  1. emma il 24 dicembre 2005 alle 13:56

    Intanto sono contenta di rivedere Mozzi su NI (avevo letto che non ci voleva più scrivere, e non avevo capito il perché).
    E poi sì, credo che i discorsi e soprattutto i riflessi pavloviani improntati a schifo e lombrosismo riescano ad essere più forti delle ideologie, delle visioni del mondo, dei generi, delle religioni, degli ateismi, di chi più ne ha più ne metta.
    Penso che questo modo di impostare la questione non escluda affatto la possibilità di una condanna radicale, dunque la condanna di una parte (soprattutto delle azioni di una parte) piuttosto che la condanna dell’altra. Insomma, non penso che si finisca per forza agli opposti estremismi (no al fascismo, no al comunismo, palla al centro).
    Qui si chiede di andare molto più in profondità, dunque sì – addestrarsi a vedere l’animale.

  2. kristian il 24 dicembre 2005 alle 14:39

    giulio, tu definisci ‘rumore di fondo’ un insieme arbitrario (sottoposto al tuo giudizio) di ‘interventi futili, provocatori, scemi, osceni, dileggianti, ridicoli’, i quali, in quanto ‘inutili’ vengono censurati dalla tua analisi, che approda da un lato all’affermazione che l’odio (nelle sue varie accezioni, tra cui lo schifo) accomuna; dall’altro che ragione e sentimento devono sempre fare i conti con la bestia che è in ciascuno.
    ho il sentore che tu nonché altri qui in giro, non siate assidui frequentatori di stadi. il tifo è esattamente quel rumore di fondo da te escluso, fatto di invettive, dileggi, demenzialità, sarcasmo, cinismo etc. che, provocatoriamente e programmaticamente futile, attraverso l’utilizzo del registro osceno, permette a chiunque ne voglia far parte (anche solo fino al 90° minuto) di tirar fuori lo schifo che lo intruppa.
    quando la juve segnò il gol del 2 a 0 a sansiro, l’anno del primo scudetto della gestione lippi, nel baccanale finii abbracciato a un armadio che per tutta la partita aveva continuato a gridare ‘milanisti ebrei’. devo confessare a babbo natale che per un attimo mi venne l’istinto di gridarlo pure io, poi qualcosa o qualcuno intervenne in mio soccorso e deviò in volo le mie parole verso il per me consueto ‘milanisti figli di puttana’.

  3. giuliomozzi il 24 dicembre 2005 alle 16:46

    Caro Kristian, è vero: non sono un assiduo frequentatore di stadi. Però sono un frequentatore della rete. E nel mio articolo attribuisco al “rumore di fondo” un valore e un senso. Che sono poi, mi pare, il valore e il senso che gli attribuisci tu. Magari non mi sono spiegato proprio bene, ma mi sembra che siamo d’accordo.
    Nel momento, però, in cui una persona parla non, diciamo così, nel bel mezzo del tumulto, ma a distanza di tempo e con freddezza, e magari dalla “cattedra” di un ruolo sociale più o meno definito (lo scrittore come il politico, l’imprenditore come il docente universitario ecc.), allora a questa persona io chiedo: [a] di non “dar voce” soltanto, ma fare qualcosa di più, e cioè: “rappresentare”, se possibile “criticamente”; [b] di non presupporre in sé una razionalità e una freddezza assolute.
    L’affermazione che “l’odio accomuna” è tutta tua, secondo me. Io ho scritto: “Il mio schifo mi fa assomigliare a loro”. Mi sembrano due cose diverse.

  4. helena janeczek il 24 dicembre 2005 alle 17:19

    Scusate, però a me sconcerta che un’occasione per interrogarsi sull’affiorare di stereotipi in un pezzo nel cui sentimento di fondo riesco a riconoscermi (ed è per questo che vorrei cogliere l’occasione per farmi delle domande…), finisca per riprodurre e amplificare gli equivalenti verbali del peggior tifo: derby Montanari-Raimo, processo del lunedì ecc.ecc.
    Anche se valesse solo per la metà dei commenti, non mi pare più una massa trascurabile.

  5. Giancarlo Tramutoli il 24 dicembre 2005 alle 17:56

    piccola divagazione
    sulla nazione dicania:
    ma allora è la lazio
    la madre dell’ozio?

  6. Giancarlo Tramutoli il 24 dicembre 2005 alle 17:57

    ovvero:
    la madre di tutti i vizi?

  7. Giancarlo Tramutoli il 24 dicembre 2005 alle 17:59

    Un piccolo contributo
    al tipico rumore di fondo
    da ultimo stadio:
    l’olimpico.

  8. fm il 24 dicembre 2005 alle 18:12

    Grande, Tramutoli. Peccato tu non sia intervenuto prima: forse avremmo evitato qualche bordata d’odio, di livore e rancori personali: sparsi, in taluni interventi, a piene mani. Proprio “da ultimo stadio”: dell’intelligenza, della cultura, della critica, dei rapporti umani.
    Grazie e auguri.

  9. Sasso Francesco il 24 dicembre 2005 alle 20:23

    Caro Giulio
    Personalmente la discussione sul testo Montanari non mi prende. Oggi ho riletto tutto di filato i commenti per puro esercizio. Effetto minimo.
    Leggo quest’ultimo post e mi sorgono delle domande. Insomma, mi fai effetto. Mi sembra tutto un po’ confuso. Possibile che una tale discussione ti porti a tali conclusioni? Allora provo ad analizzare le tue conclusioni per capire. Dimmi dove sgarro. Devo capire.

    1-
    Per te l’intera discussione ha portato a galla la domanda:
    “Il mio schifo mi fa assomigliare a loro?”
    La tua risposta è:
    “Sì, il mio schifo mi fa assomigliare a loro.”
    La mia domanda è: la domanda (lo schifo e l’altro) e la relativa risposta (sì, assomiglio) valgono solo per lo schifo provato davanti ad un gesto politico (fascista, in questo caso) o è possibile ampliarla ad una più ampia gamma di “cattivi momenti”? Ossia, se mi fa schifo il maltrattamento degli animali, vuol dire che sono simile a quell’uomo che maltratta gli animali? O divento simile nel momento in cui bastono l’uomo che bastona il cane?
    Giulio, mi puoi spiegare come sei giunto a tale risposta? Quale percorso all’interno della discussione su Vibrisse ti ha portato a concludere così? Oppure la risposta era già in te ed avevi bisogno della domanda giusta per dare la tua risposta giusta?

    2-
    “La politica è subconscio”

    “dobbiamo scordarci la pretesa di essere razionali, quando parliamo di certe cose. C’è sempre, o quasi sempre (un minimo di dubbio devo avercelo, no?) l’animale che parla.”
    Certe cose, tipo,? Tipo politica? Calcio? Se accettiamo questa tua conclusione allora io direi anche scrittura, perché no, a volte si è estremisti anche nel difendere le proprie ideologie estetiche. Quindi, domando: l’animale in noi parla davanti ad un gesto politico o anche in altre situazioni della vita umana? Oppure ogni qualvolta che un’Idea ci prende? Se sì, allora “dobbiamo scordarci la pretesa di essere razionali” ogni qualvolta c’è un credo? Io credo nella Letteratura. Devo scordarmi di essere razionale ogni qual volta che sono davanti ad uno testo?

    Fin qui, sei dentro la tua risposta ma non troppo, ti concedi la possibilità di non essere dentro la tua risposta.

    Ma qui:
    “Chi prende la parola ha il dovere, sempre (questa volta sì, non ho dubbi: sempre), mentre parla o si prepara a parlare, guardarsi nello specchio e osservare, nell’immagine riflessa, l’animale. Discussioni come queste non servono tanto a decidere se ha ragione Tizio o Canio. Se hanno una utilità, è questa: addestrano a vedere l’animale.”

    Le discussioni addestrano a vedere l’animale, quindi a addomesticarlo. Come Terzani diceva: la guerra non è solo lì fuori, ma è dentro di noi. Conoscere questo vuol dire iniziare a tener d’occhio l’animale (guerra) che è in noi. Quindi, noi siamo come l’altro. E ritornando alla prima risposta di Giulio, io nell’istante d’essere schifato di tizio, io sono tizio. Ma siamo sicuri che tizio ed io siamo identici? E che siamo tutti “un fascio”?

    E siamo punto e a capo.
    c’è la cena, mai fatto sgarrare.
    Buon Natale.

  10. sergio garufi il 24 dicembre 2005 alle 21:30

    “Quidquid recipitur ad modum recipientis recipitur” (ogni cosa è ricevuta secondo il modo di ricevere del ricevente). Così scrive Tommaso d’Aquino nella Summa Theologiae. Sembra Jauss che parla dell’estetica della ricezione, o il motto dei relativisti tanto osteggiati dal nostro pastore tedesco. A me pare la sintesi perfetta della discussione che ha preso avvio dal post di Raul, la denuncia di una deriva ermeneutica che fa assomigliare la letteratura alle macchie di Rohrsach, quelle che si usano in psicanalisi e che ognuno interpreta come vuole. La proliferazione dei commenti riproduceva paro paro la strategia della cùscuta, la pianta parassita che assale gli alberi fino a nasconderli e a soffocarli. Il testo era scomparso, sommerso e prosciugato da una quantità sorprendente di contumelie e analisi improprie. Le prime non meritano attenzione, perché le offese degli idioti sono un’onorificenza, un’investitura indiretta. C’è semmai da preoccuparsi quando ti elogiano. Le seconde invece erano spassose. Giudicare un’invettiva col metro del politicamente corretto, o accusarla di privare il suo bersaglio della categoria della complessità, può essere un’arguta e originale provocazione, un po’ come recensire un decreto ingiuntivo, o le controindicazioni di un farmaco; ma se fatto con l’acribia critica dell’insegnante che denuncia l’intollerabile generalizzazione si scade nella comicità involontaria. Cosa resterebbe delle furiose invettive celiniane contro l’io fagico dei francesi, o delle acide insolenze che Bianciardi e Gadda dedicano ai milanesi, se venissero analizzate in quel modo dall’ineffabile Raimo nel suo corso di scrittura creativa? Infine a Giulio vorrei consigliare la lettura dell’ultimo libro di Emanuele Trevi, in cui si afferma che “l’ossimoro è la lingua dei salvati”. Ecco, in quel rifiuto delle dicotomie su basi oppositive (un’affermazione può essere o ironica o seria, tertium non datur), in quell’invito a considerare l’ambiguità semantica come una ricchezza, la realtà come una combinazione di contrari, io credo che si celi il senso più profondo dell’atto estetico; che, come scriveva Borges, consiste appunto nell’imminenza di una rivelazione che non si produce. Buon Natale

  11. rotowash il 25 dicembre 2005 alle 01:23

    secondo me alla fine e’ solo una questione di lemare e non di politica. chi va allo stadio per queste cose non merita risposta.

  12. giuliomozzi il 25 dicembre 2005 alle 09:14

    Caro Francesco Sasso, provo a rispondere. [1] Intanto: la domanda riguarda la relazione tra le persone (non riguarda i gesti; anche Raul non diceva: “Quel gesto mi fa schifo”, che è una cosa, ma diceva: “Queste persone mi fanno schifo”, che è tutt’altra cosa).
    “Schifo” è il contrario di “compassione”. Nel momento in cui cancello la mia compassione verso una persona, perché mi fa schifo, io divento schifoso: perché ciò che mi fa schifo in quella persona, è proprio la cancellazione della compassione.
    La risposta non era “già in me”; la risposta c’è ed è disponibile a tutti da un sacco di tempo (ad esempio in formule del tipo: “non fare a un altro ciò che non vorresti fosse fatto a te stesso”). Andrea Barbieri, formulando la domanda in quel modo, è riuscito a creare un contesto per la risposta.
    [2] Le “certe cose” sono ciò che siamo. Ciò che è “intrattabile” in noi.

    Caro Sergio, scrivi che “giudicando un’invettiva col metro del politicamente corretto” si può “scadere nella comicità involontaria”. Non ne dubito. (Tra parentesi: non mi pare di aver giudicato il testo di Montanari col metro del politicamente corretto). Ma si potrà pur interrogare un qualsiasi testo, invettive comprese, per sondarne il fondo ideologico: o no? E si potrà, rispetto a questo fondo ideologico, prendere una posizione: o no?
    Sicuramente l’ossimoro è la lingua dei salvati (il “già e non ancora”, il “difronte e attraverso”). Lo sa anche l’Anticristo. Voglio dire: se l’ossimoro è la lingua dei salvati, il fatto che un discorso sia ossimorico (contraddittorio sul piano logico) non ne fa automaticamente un discorso di salvezza. La “busta sorpresa” che trovo nella cassetta postale, secondo la quale io “ho già vinto” anche se “non ho ancora” partecipato al meravigliso concorso, non è un discorso di salvezza (è un discorso che, questo senz’altro, fa leva sul mio desiderio di salvezza – intendendo per salvezza un evento che, di colpo, cambia la mia vita).
    L’opposizione, peraltro, non è tra “ironico” e “serio”, bensì tra “ironico” (dico bianco per dire nero) e “letterale” (dico bianco per dire bianco).

  13. Piccinini il 25 dicembre 2005 alle 09:23

    Da leggersi come un coro da stadio a Mozzi e Garufi: bevete di meno ta-tan ta-tan! bevete di meno ta-tan-tan!

  14. kristian il 25 dicembre 2005 alle 09:30

    giulio, redimiti: il contrario della compassione è l’indifferenza – la repulsione è comunque una reazione stimolante. buon natale, mozzi.

  15. Lucio Angelini il 25 dicembre 2005 alle 10:09

    Garufi. Bella l’immagine della convolvolacea “cuscuta”. Però la tentazione di usare “ermeneutico” (o “epistemologico”) e di cospargere il tutto con una spruzzata di Borges (ricordi “ioooooo e Borges”?) è sempre in agguato:-/

  16. mag il 25 dicembre 2005 alle 10:48

    Siete pu-pazzi di Natale!
    io vado a trovare i detenuti che è meglio.

  17. Ian il 25 dicembre 2005 alle 11:35

    per un cattolico il contrario dello schifo (o dell’odio, o del rancore) è la compassione.

  18. livio borriello il 25 dicembre 2005 alle 13:26

    io tendo a pensare che il sentimento dello schifo sia legittimo, non possiamo, non dobbiamo e non vogliamo diventare atarassici. va prima cosa percepita la qualità di questo schifo, che può essere quello dello schifiltoso e quello dell’uomo etico, cui si opporrà una reazione emotiva altrettanto gratuita, “amorale” ed “esposta”. va poi distinto il sentimento dal giudizio etico. insomma si può scrivere una bella poesia contro i fascisti (come riconosce garufi), non (normalmente) una legge contro di loro. alla compassione, poi, preferisco la passione.

  19. andrea barbieri il 25 dicembre 2005 alle 13:50

    Alla domanda che Mozzi riprende, avevo risposto su Vibrisse che lo schifo, come espresso da Montanari nel suo pezzo su Di Canio NON mi fa assomigliare a loro.
    Capisco benissimo la volontà che anima la decisa critica di Mozzi, ma trovo che sia generata da un errore: quello di considerare la questione troppo dall’alto, quindi non vedere i particolari.
    E’ evidente che il pezzo di Montanari usa gli strumenti retorici dell’invettiva. Il succo di quell’invettiva non è la negazione della pietà per l’uomo, la confusione tra errore e errante: è invece – uso un termine che nei manuali di retorica non si trova, ma rende l’idea – un cristallino vaffanculo alla persona che fa apologia del fascismo negli stadi, davanti a tv e fotografi. Un umanissimo sdegno, un vaffanculo – almeno da parte mia – condivisibile, a Di Canio, perché auspica il risveglio dei camerati italiani. Siccome questo suo sogno rende impossibili i sogni di chiunque altro, penso che sia giusto mandare affanculo la persona che genera un sogno intollerabile.
    L’ultima parola su questa vicenda spetterà alla giustizia italiana che dovrà giudicare Di Canio per un comportamento che è reato:
    “Chiunque, partecipando a pubbliche riunioni, compie manifestazioni usuali del disciolto partito fascista ovvero di organizzazioni naziste è punito con la pena della reclusione sino a tre anni e con la multa da 400.000 a 1.000.000 di lire.”
    Vedremo come andrà a finire, se questo giudizio ci sarà.
    Ma no, non raccontiamoci fandonie, è inutile anche pensarlo: non succederà nulla, come non è mai successo nulla per gli striscioni e i cori da stadio che ogni settimana praticano apologia del razzismo (oltretutto la Cassazione ha recentemente certificato che siamo un paese razzista, dunque non c’è nulla di male a dire “sporco negro”). Se Di Canio fosse condannato a tre anni di reclusione scatterebbe la violenza dei tifosi-camerati e non ne vale la pena: chiudiamo un occhio sulle leggi e sulla Costituzione, e via.
    A chi è sdegnato rimane solo questo: pubblicare un’invettiva su NI. E a volte con difficoltà.

  20. paul il 25 dicembre 2005 alle 15:47

    Io credo che qualunque articolo pubblicato su Nazione Indiana diventa automaticamente letteratura.
    Per questo non mi sembra improprio l’utilizzo da parte di Raimo del pezzo di Montanari per dimostrare, a suo avviso, cosa non è la letteratura.

  21. tictac il 25 dicembre 2005 alle 16:42

    ma nessuno dice niente su lucarelli che pure fa fare un tifo scorretto alzando il pugno (come i comunisti) e nessuno dice niente……

  22. giuliomozzi il 25 dicembre 2005 alle 18:23

    Certo, caro Tictac, qui non si parla di Lucarelli; ma qui non si parla nemmeno di Di Canio. Qui si parla di un discorso (che ha per oggetto Di Canio, e di sfuggita anche Lucarelli).

  23. Sasso Francesco il 25 dicembre 2005 alle 18:30

    Grazie a Giulio per la risposta.

  24. mag il 25 dicembre 2005 alle 20:17

    vorrei dire una cosa: ma chissenefrega di quelli che il calcio, di quelli che i gesti, di quello che si muove dalla cintola in giu’ (in senso metaforico)

  25. cf05103025 il 25 dicembre 2005 alle 23:07

    Io provo schifo, sdegno per il gesto di Di Canio e non me ne vergogno e non mi sento in colpa e contemporaneamente posso provar compassione per Di Canio come persona, perchè potrei anche pensare che questa persona sia stata allevata in un ambiente non propriamente civile, anzi forse misero, tristo.
    Posso aver pietà per un cosidetto coatto, ma se costui tenta di darmi una bastonanta in testa mi difendo, uso la forza e lo denuncio.
    Esiste una forte ed essenziale differenza tra i pensieri e gli atti, tra un idea, un progetto e la sua attuazione;
    purtroppo quasi tutti siamo stati allevati in una confusa se non pessima ideologia cattolica, quella che assimila, pensieri parole ed opere: quella che criminalizza il “pensiero cattivo”.
    Per cui io se provo schifo per il gesto del signor Di Canio non mi sento nessuna colpa, nè mi sento schifoso, poiché so e distinguo che io stesso non andrò mai a dargli una barrata in testa e non vorrò mai fare atti simili al suo.
    Mario Bianco

  26. mag il 25 dicembre 2005 alle 23:23

    perchè mitizzare un comportamento che verifichiamo quotidianamente nei luoghi di ritrovo, negli sguardi, nei gesti.
    Qual’è il problema? è un idiota e simile a milioni d’altri e allora?
    C’è da discutere su altre cose molto piu’ stupide o importanti, ma sensate.

  27. Giorgio Di Costanzo (Ischia) il 26 dicembre 2005 alle 01:31

    Chi è questo scemo di tictac?

  28. sergio garufi il 26 dicembre 2005 alle 03:19

    Caro Giulio, non mi riferivo a te parlando del politicamente corretto. A te mi rivolgevo consigliandoti un libro – quello di Trevi – che ho trovato molto interessante e che penso forse non ti dispiacerebbe. E’ che mi piacciono gli ossimori; anche se non tutti, naturalmente. Non mi piace “guerra umanitaria”, o “fuoco amico”, ma mi piace molto l’Odi et amo di Catullo, la discordia concors di Donne; insomma tutto ciò che riesce a fondere in sintesi fulminanti esperienze o concetti apparentemente antinomici. Anche il pezzo di Raul, con l’irruzione del parlato umorale in una tessitura logica, giocava sulla commistione di registri espressivi molto diversi. Sono scritture che cercano di mostrare l’infinita varietà di sfumature di grigi che esiste tra il bianco e il nero. “Cercano” perché non è sempre facile evitare le secche delle dicotomie. Wilde, in uno dei suoi più brillanti aforismi, diceva che “il mondo si divide in due: chi divide il mondo in due e chi no”. Lo reputo uno dei contributi più alti al disvelamento del mistero della stupidità, perché da un lato irride la betise delle semplificazioni binarie, e dall’altro la fa propria, confessa l’irresistibile attrattiva che queste esercitano su ciascuno di noi.

  29. giuliomozzi il 26 dicembre 2005 alle 08:10

    Caro Sergio, mi par di capire che io, essendo secondo il tuo giudizio uno di quelli che “dividono il mondo in due”, sono misteriosamente stupido. Vabbè. E’ per questo, perché sono misteriosamente stupido, che non hai risposto alla mia domanda diretta (pardon: alla mia bêtise)? (Che era, ti ricordo: “Ma si potrà pur interrogare un qualsiasi testo, invettive comprese, per sondarne il fondo ideologico: o no? E si potrà, rispetto a questo fondo ideologico, prendere una posizione: o no?”). A me, la tua risposta a questa domanda, interessa (e se pensi che sia una bêtise, suvvia: spiégami perché; e non con l’eventuale affermazione che *tutte* le domande che pongono un “sì o no”, dunque delle “opposizioni binarie”, sono “bêtises”; perché se è una bêtise porre un “sì o no”, lo è altrettanto usare parole come “sempre”, “mai”, “tutti” ecc.). (Anche a me piacciono i testi che “fondono in sintesi fulminanti esperienze o concetti antinomici”; ma mi piacciono quando non ci sono antinomie “apparenti” – parola tua – bensì quando ci sono antinomie “reali”: giocare sulle “antinomie apparenti” non conduce a nessun disvelamento, se non – forse – a quello delle insufficienze del linguaggio, mi pare; e comunque, chi ci gioca a questo gioco, se non gli riesce, il risultato è pessimo: e per l’appunto non del tipo di gioco fatto da Montanari, ma della sua riuscita, si è discusso finora; mi pare; o no?). (Il Trevi, non ho voglia di leggerlo. Un viaggio in India? Un *altro*? Un altro *ancora*? Con effetti spirituali? Con apprendimento del pensiero ossimorico?). (Al pensiero ossimorico mi sono abituato quando andavo al catechismo, e mi insegnavano che bisogna “rinascere”, anche se siamo già nati, – e per di più “dall’alto” -; o che il Regno deve venire, ed è già qui; che siamo tutti salvi, in quanto amati, e che dobbiamo salvarci; che sta a noi salvarci, e peraltro non siamo capaci di salvarci da noi; che il dio è uno, ma tre; tre, ma uno; eccetera.) (Ma quando faccio un discorso sul solo mondo, potrò usare un linguaggio analitico anziché sintetico: o no? Perché, vedi, Sergio, a me mi pare, che usare linguaggio sintetico laddove ci vorrebbe quello analitico, sia piuttosto rischioso – il rischio mi pare quello del tuttofabrodismo, come quando, ad esempio, il solo fatto che un testo mescoli due registri di linguaggio – ma quale testo, suvvia, non mescola almeno due o quattro o otto o sedici registri di linguaggio? – e adoperi un paio di strumenti retorici – ma quale testo, suvvia, non adopera tutta una scorta di strumenti retorici – fa dire che quel testo “mostra un’infinità di sfunature”). (Scusa, Sergio, oggi mi va di parentesi; e tieni conto che tra un’ora parto e faccio una settimana di vacanza; quindi, se ti va di rispondere, rispondi come si risponde a uno che si sa già che non risponderà a sua volta, cioè, se ti va, rispondi come uno che sa già di averci, fin dal principio, l’ultima parola).

  30. giuliomozzi il 26 dicembre 2005 alle 08:12

    (Sfumature, sfumature, pardon.)

  31. Yukio il 26 dicembre 2005 alle 11:31

    Mi ricordo una vecchia trasmissione della Bignardi (quella sui libri, si
    chiamava a tutto volume o una cosa del genere) e c’era Montanari che per
    presentare un suo romanzo s’era fatto filmare che faceva le flessioni tipo
    Rocky.
    Ecco, solo questo volevo dire.

  32. Ah, ibeitempiandati il 26 dicembre 2005 alle 12:08

    Io mi ricordo quando non c’erano i trattori e si arava con i buoi, e poi quando si leggeva a lume di candela e non c’era la luce elettrica…

  33. sergio garufi il 26 dicembre 2005 alle 12:38

    Caro Giulio, c’è un brano di Gadda, credo tratto dal “Diario di guerra e prigionia”, in cui s’incazza con gli alti gradi dell’esercito che, alla sua richiesta di essere trasferito in prima linea al fronte, rispondono dicendo che la sua pratica si è persa; e parte con un’invettiva peristaltica sui vizi dei suoi conterranei, a suo dire pressapochisti e “teste di cazzo”. Tutto si può fare, anche interrogare quel testo biliare per sondarne il fondo ideologico, magari accusandolo di essere lombrosiano e razzista. Io una volta mi sono esercitato a fare l’esegesi di un sorriso, figurati se ti contesto la legittimità della tua analisi. E’ solo che mi sembra uno spreco di intelligenza. Le dicotomie non mi piacciono. Vi ricorro spesso e volentieri, come tutti, te e Wilde compresi, ma cerco, per quanto posso, di evitarle, di ricordarmi che sono delle semplificazioni rassicuranti e consolatorie. Destra o sinistra, bionde o more, panettone o pandoro? Forse ha ragione Felix Krull, quando, nel V capitolo del libro di Thomas Mann, racconta la sua prima volta a teatro. Noi esseri umani vogliamo essere ingannati, vogliamo poter credere che il mondo è comprensibile e dominabile. L’unico antidoto alla bêtise – che, come disse Baudelaire, non risparmia nessuno – è la consapevolezza. Quando ti chiedi se sei stupido hai già cessato di esserlo. Mi spiace per Trevi, sbaglio sempre a consigliare i libri. Buone vacanze.

  34. rotowash il 26 dicembre 2005 alle 13:59

    io apprezzo molto di costanzo ma mi dispiace che offende un personaggio come tic tac che ha solo espresso un’opinione. in italia c’è ancora la libertà di espressione.

  35. Giorgio Di Costanzo (Ischia) il 26 dicembre 2005 alle 14:37

    Alzare il pugno (come fanno i comunisti) non è vietato in Italia. Lo scorso inverno ho dovuto perdere settimane (denunce, etc.) per far rimuovere un busto del truce esposto in pubblico. Il mio antifascismo nasce dalla frequentazione di una persona molto amata: Amelia Rosselli. Se qualche imbecille vuol paragonare il pugno chiuso, la falce e martello e bandiera rossa ad altra simbologia, etc. è libero di farlo, resta uno scemo e carente (come una parte degli italioti) in Storia.

  36. mamutone il 26 dicembre 2005 alle 16:01

    appoggio Di Costanzo.
    La curva laziale a Livorno, a fine partita, urlava Duce! Duce! e Di Canio ha risposto con il saluto romano.
    Ditemi cosa c’è da discutere, teste di canio.

  37. rotowash il 26 dicembre 2005 alle 17:07

    io devo ammettere che non conosco la storia, solo un po’ la contemporanea, però mi risulta che anche i comunisti hanno fatto milioni di morti ed erano antisemiti per via degli ebrei. per non parlare che Mussolini, il Duce, era stato comunista durante durante il biennio rosso.

  38. s. il 26 dicembre 2005 alle 18:33

    rotowash,
    L’ideologia comunista può essere condivisibile o meno, ma non prevede nella sua base teorica nessuna distinzione razziale. Non prevede cioè che vi siano distinzioni di ‘razza’ tra gli uomini, ma parla di ‘lotta tra classi’ e giustizia sociale. L’applicazione pratica di questi principi ha portato molte aberrazioni, ma mai nelle legislazioni comuniste si è parlato di razze superiori e inferiori e di infermi come persone da eliminare per conservare la purezza della razza dominante. Questi orrendi principi non sono stati risparmiati (praticati) nella Germania nazista prima e nel fascismo italiano poi. In questi due stati potevi (dovevi) morire per il semplice fatto di avere avuto un antenato ebreo o una madre rom. Non c’era nessuna possibilità di difesa, se scoperto finivi nei campi di concentramento e nelle camere a gas. In omaggio alla purezza della razza non erano tollerati (in Germania, almeno) neanche i soggetti con menomazioni fisiche o psichiche e non di rado erano eliminati affinchè le loro menomazioni non ‘sporcassero’ il perfetto ‘ariano’.
    Non sono mancate in Europa e nel mondo dittature, reami e regimi più che autoritari e sanguinari, ma questo tipo di abiezione (razziale) è stato raggiunto solo in ambito nazifascista. Essere consapevoli di questo e rispolverare i saluti che evocano questa inumanità e violenza, non è accettabile e mi rifiuto di considerare ingenui o semplici tifosi i personaggi che di questa merda ideologica si nutrono.

  39. gb il 26 dicembre 2005 alle 18:38

    Rot, decenza vorrebbe che prima di sparare cazzate tu consultassi qualche manuale di storia diverso dal Gasparri-Larussa di cui fai uso e abuso. Perdi di vista non solo la realtà storica, ma anche l’intelligenza. Prova con sostanze (pardon, testi) meno pesanti, ad esempio il Fisichella-Dell’Utri-Martino appena pubblicato.

  40. gb il 26 dicembre 2005 alle 18:43

    @ s.

    grazie, non avevo ancora letto il tuo intervento quando ho preparato la lista delle novità librarie per wash.

  41. rotowash il 26 dicembre 2005 alle 21:13

    Devo amettere che purtroppo non ho mai avuto il tempo di consultare la storia perché faccio un lavoro di diverso tipo. Però mi spiegava un mio amico di destra che anche Stalin era contro gli ebrei e li ha perseguitati oltre a fare non so quanti morti soltanto perché non seguivano il suo culto della personalità, che alla fine non è molto diverso da quello che faceva Hitler. Solo che Stalin faceva i gulag e Hitler i lagher. Poi anche i cinesi hanno perseguitato i tibetani e Pol Pot ammazzava le persone che portavano gli occhiali, anche se non erano ebrei o zingari. Io mi ricordo anche di Ceausescu che pure aveva eliminato tutte delle etnie che a lui non piacevano e che stavano nel suo territorio. Insomma alla fine anche i comunisti facevano stragi.

  42. s. il 26 dicembre 2005 alle 21:57

    Certo che quello che dici è vero ed è vero che gli inglesi non risparmiarono gli indiani (nè quelli americani, nè quelli asiatici oltre a un buon numero di africani), che Franco in Spagna e le dittature sudamericane hanno battuto pesantemente con stragi ed efferati delitti sulle teste delle loro nazioni. E’ vero anche che gli Stati Uniti continuano a violentare aree del globo e a spargere terrore. Sono tutte cose vere, ma una legislazione che prevede lo sterminio di una parte di popolazione (per mera appartenenza etnica o per non idoneità fisica al modello di ‘ariano’) hanno osato scriverla e praticarla scientificamente solo il nazismo e il fascismo. Confrontare la loro atrocità con le pur vere atrocità di altri regimi e reami non diminuisce la loro colpa che è soprattutto quella di avere legiferato e agito in favore dell’orrore allo stato puro.
    Sempre a quel tuo amico dovresti chiedere perchè si sente tanto il desiderio di sminuire i crimini del nazifascismo diluendoli nella merda globale e negli scritti di alcuni storici a dir poco criminali. Se lui non risponde, adesso una risposta sei in grado di dartela da solo o con l’aiuto di un normale testo di storia delle scuole medie superiori.

  43. Tom Wolfe il 26 dicembre 2005 alle 23:06

    Rotowash, non provare vergogna per la tua evidentissima ignoranza, che hai d’altronde il coraggio di amettere, perché la riduzione delle questioni ai minimi termini aiuta sempre a fare, su di esse, chiarezza.

    Ti leggo un mio passo.

    “La prima regola è che la nostalgie de la boue – lo stile romantico e rudemente vitale dei primitivi che abitano nelle case popolari, per esempio – è bella, e che la borghesia, nera o bianca che sia, è brutta. Diventa così inevitabile che il Radical Chic prediliga chi ha l’aria primitiva, esotica e romantica, tipo i raccoglitori d’uva, che oltre al fatto che sono radicali e “vengono dalla Terra” sono anche latini, o le Panthers, con le loro giacche di pelle, le acconciature afro, gli occhiali da sole e le sparatorie, o i Pellerossa, che, logicamente, hanno sempre avuto un’aria primitiva, esotica e romantica”.

  44. s. il 26 dicembre 2005 alle 23:25

    Tom Wolfe,
    me la spieghi?
    non l’ho capita.
    grazie

  45. gb il 27 dicembre 2005 alle 00:09

    Che bella prosa, nerowolf, chi sa quali e quanti capolavori hai nel cassetto!
    Io ho una collezione di tute da metalmeccanico, che non uso da un po’ per motivi che, con un piccolo sforzo, potresti anche immaginare. Ne vuoi una? Te la regalo. Così, oltre al brivido, ti porti a casa anche una possibile fonte di ispirazione (gratis, per giunta) per i tuoi prossimi capolavori.

  46. Giorgio Di Costanzo (Ischia) il 27 dicembre 2005 alle 00:41

    Se il livello è questo…. addirittura citare Tom Woolfe, non resta il passaggio successivo: invocare Antonio D’Orrido o D’Errico e poi prendere una corda…. dopo aver chiesto l’estrema unzione…

  47. rotowash il 27 dicembre 2005 alle 01:31

    ma scusate perché se io uccido per la razza sono più criminale di uno che uccide per la lotta di classe o per far vincere un partito politico o per dare il potere a un gruppo di persone? per chi muore è uguale no!

  48. s. il 27 dicembre 2005 alle 11:14

    No, la morte è una, ma prova a pensarla come bambino ebreo o rom (che per il solo motivo di essere ebreo o rom, cioè per il solo fatto di esistere) in mano a Mengele con la sfiga di finire torturato per gli occhi azzurri che vanno a finire nella folle collezione di un folle (ma perfettamente protetto dalla legge, cioè legale) come lui. Prova a pensare che questo non solo è legale, ma ‘giusto’ quindi necessario. Il risultato è lo stesso, forse, di una morte per fosforo a Falluja, ma gli occupanti americani non sono ancora arrivati a teorizzare e a dare forma di legge alla giustezza e necessità di ciò in base a una supremazia razziale. Cosa implica una supremazia ‘razziale’ e la conseguene igiene della razza di diverso da un’ideologia totalitaria normale? implica che, oltre alla ricerca e mantenimento del Potere, chi la pratica dà vita a istituti di strerminio basati su ragioni per le quali nessuna vittima può accampare ragioni o scuse o cambiamenti di campo. Se a un dittatore interessa il semplice potere e quindi se tu sei sottomesso (o fai finta) il colpo in testa lo risparmi a una dittatura che pratica l’igiene della ‘razza’ tu che sei nato ‘sbagliato’o con caratteristiche sbagliate (dall’alberogenealogico, all’aspetto fisico, alla balbuzie a un tic nervoso o una gamba piu’ corta ecc.) non interessi a prescindere, sei spazzatura da eliminare (insieme, certamente, anche a tutti coloro che non condividono l’idelogia di regime). Il nazifascismo ha commesso tutti i crimini di una ‘normale’ dittatura e ha sperimentato scientificamente (supportato da una miriade di infami scienziati) la piu’ inumana legislatura eugenetica messa in piedi e la piu’ odiosa forma di eliminazione degli esseri che turbavano la purezza della razza. Non a caso per far rientrare il nazifascismo nel novero della ‘normale’ merda dittatoriale si usa fare i ragionamenti che tu suggerisci e che dovrebbero annullare i crimini del dottor Mengele e compagnia cantante in mezzo a quelli meno specifici (anche se a volte non meno gravi) che torturano il pianeta. Nessuno storico revisionista o negazionista potrà (almeno lo spero) sepellire in qualche falso esercizio di statistiche la specificità della teoria della ‘razza ariana’ e dell’igiene della razza resa legge e pratica ignominosa. Questo dibattito sull’uguaglianza di tutto con tutto oggi ci impedisce di vedere il nuovo razzismo avanzante (a quando le apposite leggi?) e di valutare in tutta la loro gravità istituti come i CPT che se ancora non sono i lager hitleriani poco ci manca.
    Caro Roto, prima di batterti così amabilmente per l’identità di crimini in giro per il mondo controlla il tuo pedigree (o, visti i tempi, il tuo DNA) perchè se tornano gli amici di Di Canio e non hai tutte le caratteristiche genetiche a posto e hai magari due bei occhi azzurri potresti suscitare l’interesse amabile di un nipotino di Mengele. A quel punto tutti i tuoi meriti di ‘ridimensionatore’ andrebbero a farsi fottere. Se hai delle perplessità prova a leggere cosa facevano nelle solerti strutture nazifasciste e perchè lo facevano e quale turpe legislazione e ideologia li sosteneva. Auguri e.. tieni sempre controllato il tuo DNA, sei proprio sicuro di essere ‘ariano’ (sia mai che qualche mitocondrio ti tradisca)?

  49. Tom Wolfe il 27 dicembre 2005 alle 11:23

    Con Rotowash.
    E la convinzione che evidenziare questo passaggio logico non significhi affiliarsi al nazifascismo.
    E senza sarcasmo relativizzante (s., questo era il senso), come nel mio precedente intervento.
    Buona giornata a tutti,

    Tom

  50. Tom Wolfe il 27 dicembre 2005 alle 11:31

    Ogni dittatura è fascista.
    Ogni dittatura è fascista.
    Ogni dittatura è fascista.
    Ogni dittatura è fascista.
    Ogni dittatura è fascista.
    Ogni dittatura è fascista.
    Ogni dittatura è fascista.

    Questo è un invito a riflettere, non un diktat.

  51. s. il 27 dicembre 2005 alle 11:49

    certo, ogni dittatura è fascista, ma anche nel fascismo ci sono diverse gradazioni: il nazismo tedesco e il fascismo italiano toccarono punte di eccellenza (nel peggio) dando forma teorica (molti scienziati collaborarono di buona lena) e di legge a quanto di piu’ abietto l’uomo sia riuscito a partorire. Per quanto mi sia parimenti odiosa la dittatura di Franco in quegli anni non seguì la medesima strada.
    Caro Tom controlla, anche tu, il tuo DNA, con l’ideologia ancora ancora puoi sperare di sopravvivere, con la struttura a elica mal posizionata non hai scampo anche se hai la tessera di partito.

  52. Tom Wolfe il 27 dicembre 2005 alle 11:59

    La cornice del manifesto formale non fa sostanzialmente così tanta differenza con momenti e movimenti storici che perpetrarono stessi, sostanziali, crimini. Stalin è stato un dittatore. Bush è un dittatore. Osama Bin Laden è un dittatore. Ceausescu è stato un dittatore.

    E’ questo il vostro limite, non riuscire a capire – o ad ammettere – questo.

    Allora Ghandi? Cos’era, un cretino? Avete mai pensato che alla violenza si può rispondere con la non violenza al solo scopo di non perpetrare altra violenza? Avete mai pensato che la bandiera diversa non differenzia il gesto? E ragionate veramente, gli strumenti ce li avete!

  53. aledeca il 27 dicembre 2005 alle 12:06

    Con Di Canio
    lo spirito Olimpico
    è allo sFascio.
    (Tramutoli docet)

  54. s. il 27 dicembre 2005 alle 12:35

    Tom, un’unica cosa. Non mi va di sminuire i crimini di nessuna ditttura (rosa, verde, giallo, blu che sia), ma dimmi una cosa: per te è chiaro o no che il nazifascismo in aggiunta ai normali processi dittatoriali partori’ anche una aberrante legislazione e pratica razzista e eugenetica? no, così, solo per sapere e per pensare che quei milioni di ‘nati male’ (nati male biologicamente come gli stessi ‘scienziati’ eugenetici sostenevano) che ci hanno lasciato la pelle (oltre a tutti gli opposostitori politici, che rientravano pure loro n una speciale casella di non perfettamente normali) non siano per te accidente di tutte le dittature. Non è così e faresti bene a controllare. Non tutte le dittature sono state cosi’ fesse da uccidere per mera discriminazione razziale o per limiti biologi. Hanno sfruttato, schiavizzato, perseguitato e ucciso in nome del potere e del denaro, ma ‘Quel crimine’ dei campi di sterminio per l’igiene della razza’ resta un ‘merito’ nazifascita e nessun equiparatore del cazzo potrà mai diluire la colpa di questi due regimi. Soprattutto per questo le persone che oggi ne rispolverano i gesti sono colpevoli e infami, mi dispiace per loro, ma ancora di piu’ mi dispiace per le passate e le potenziali vittime che la loro religione di odio richiede.

  55. Tom Wolfe il 27 dicembre 2005 alle 13:26

    s., ti confermo, dato che ce n’è bisogno, che sì, so bene cosa fece il nazifascismo.
    continuo però a credere che la discriminazione “razziale” (utilizzando il termine “razziale” in modo estensivo) sia la caratteristica fondante ogni guerra: “noi” e “voi” e alla fine chi ha ragione, in senso etico, se si usano gli stessi strumenti? per questi e molti altri motivi un intellettuale comunista dei nostri giorni dovrebbe utilizzare armi che lo differenzino da un rozzo animale(sco) fascista.
    “occorrono interi millenni per liberare l’animale”, scrisse ferdinando camon. e non sbagliava. secondo me.

  56. s. il 27 dicembre 2005 alle 14:15

    Tom, secondo me, anche questo è un bel falò: vano.
    La base di tutte le guerre non è, probabilmente, quella razziale, ma quella economica e di potere. A nessuna potenza imperiale viene voglia di fare guerra agli esquimesi perchè diversi dalla popolazione ariana a meno che nel fondo della banchisa ci siano appetibli risorse da rapinare. In questo caso ci sta bene anche una teoria razziale che dica che gli esquimesi sono ‘inferiori’ e quindi: si occupa di rapina e si usano gli esquimesi come manodopera a basso costo o a livello di schiavitu’. Spero che tutti i loro dei mi perdonino se li uso come esempio di possibili vittime. Inventarsi una teoria della razza e eliminare (con leggi e strutture) dal proprio territorio tutte le impurità etniche e di idoneità fisica e ideologica è un di piu’, che ha anche, forse (in alcuni casi) un’utilità economica, ma che risponde a uno snaturamento profondo della stessa natura umana. Portare al macero i figli disabili o non perfettamente biondi e infornare milioni di persone abili fisicamente (e in molti casi di alta professionalità) può anche rispondere a qualche motivo economico che mi sfugge, di certo appartiene a un orrore che è palese per tutti e che non ha eguali. Non ha eguali anche per il livello di indottrinamento e convincimento che seppero instillare nelle popolazioni che, garantite da apposita legislatura, potevano dare impunemente sfogo ai peggiori istinti, considerandoli perdipiu’ normali, legali e desiderabili.
    Per me, ma anche per i milioni di perseguitati di allora e per i loro eredi oggi l’estremo raggiunto dal nazifascismo è qualcosa di inconcepibile e inumano anche rispetto a tutte le manifestazioni di inumanità che ci sono in giro. Non vedere la differenza tra una dichiarazione di schifo verso un umano che si rifà a queste ideologie e il passo fondamentale del dar luogo a leggi e istituzioni di sterminio è malafede. Per chiarire se c’è identità con ideologie razziste basterebbe chiedere a uno (come ad esempio Montanari) se lui vuole basare su quella affermazione di disgusto una teoria e una pratica di sterminio. Se la sua risposta è sì, allora forse è bene stare in guardia, se la sua risposta è che quello era il suo modo di esprimere il massimo disgusto possibile per uno che si esaltava facendo il saluto di chi i forni li faceva girare quotidianamente, direi che si ristabiliscono presto le differenze. Caro Tom non è un vano falò quello di chi s’incazza, anche duramente, ma poi si limita a difendere i diritti e quello di chi sulla sua rabbia e odio costruice dei sistemi mortali su giudizi di razza o idoneità fisica. Non bisogna mai fermarsi alla prima impressione per decretare un giudizio, come minimo bisogna fare qualche domanda e accertarsi. Se non sono così benevol* con Di Canio e mi rifiuto di considerarlo un cazzone è solo perchè il suo gesto è reiterato e nel frattempo ha avuto tutte le informazioni necessarie a capire cosa signica il suo saluto. Quindi ho tutti i motivi di ritenere che lui di quella merda si nutra e di provare anche reazioni oltremodo disgustate (senza volerlo infornare, beninteso, mi basterebbe mandarlo indietro nel tempo dentro il ghetto di Varsavia :-)
    …… è una battuta, sono molto piu’ mite.

  57. gb il 27 dicembre 2005 alle 16:38

    @ s.

    Devo proprio dirtelo: sto leggendo con estremo interesse quello che dici, sottoscrivo tutto, parola per parola, e ti invidio in particolare una dote: la pazienza.

  58. s. il 27 dicembre 2005 alle 19:05

    gb,
    sottoscrivi pure, ma, a rileggere, ci sono pure molti errori di scrittura/sintassi. Mi spiace.

  59. Tom Wolfe il 27 dicembre 2005 alle 19:45

    Car* s.,
    allora.
    Io non sono in disaccordo con te. Se non sui dettagli. Raul Montanari inveisce contro Di Canio. D’accordissimo. Gli dà dell’energumeno. Già storco il naso, dare a uno dell’energumeno facendo l’energumeno…, ma andava bene andava bene così: Montanari ha scritto di stomaco, ha fatto un’invettiva non tanto letteraria quanto letterale. Ci si sta dentro. Dopo Raimo chiede a Montanari: Raul, secondo te la letteratura si fa così? Il comunismo si fa così? L’intellettuale si fa così? Senza approfondire? Raimo, cioè, tenta di dibattere, in quanto intellettuale o scrittore, sul dovere etico-letterario di chi, oltre che cittadino comunista, è innanzitutto uno scrittore e un intellettuale (almeno su queste colonne). Montanari risponde a Raimo, sintetizzando, “stai zitto tu, poiché per me tu non sei nemmeno uno scrittore: io ho pubblicato 6800 libri, io tengo corsi di scrittura non da 15 appuntamenti ma da 108700, io io io io io io io”. Poi arrivano i camerati o compagni di Montanari e continuano a inveire su UNA PROPOSTA DI DIBATTITO, DI APPROFONDIMENTO. Allora, questo è un atteggiamento illuminato, intellettuale, non dispotico o dittatoriale o almeno classista, basato cioè su una presunta supremazia? A mio avviso, non lo è. Per questo semplificavo citando quell’esemplare e sarcastico passo tratto da Radical Chic, appena ripubblicato da Castelvecchi.
    Poi.
    Certo che le guerre nascono sempre per motivazioni economiche travestite da ideologiche. Ma qui stiamo parlando di un caso specifico. Il calciatore che fa il saluto fascista alla Curva Nord, piena di parecchi tifosi fascisti (che poi non lo saranno mica tutti). Tu allo stadio ci sei mai andato? Una chiacchierata con un leghista l’hai mai fatta? Credi che il loro razzismo dipenda da motivazioni economiche? Non dico il razzismo del negoziante milanese che vede, per dire, Via Paolo Sarpi diventare Chinatown, e si può presumere che veda il cinese come concorrente e di conseguenza ne detesti la presenza su quello che per lui è il suo territorio, lo veda cioè come un invasore economico, e dopo, magari inconsciamente, lo tacci di essere un invasore anche spaziale, perché diverso. Dico il razzismo del ragazzetto allo stadio. Dico il razzismo di Di Canio. Dico quello dei vecchi e giovani leghisti. Che è quello che dà luogo a microguerre, con tanto di morti e feriti e manifesti di lotta che legittimano quella posizione che non sono scritti sui libri di scuola, ma negli sguardi in metropolitana, nei mugugni o nei sospetti quando si affianca loro una pelle diversa. O, purtroppo, nelle aggressioni. Verbali, comportamentali, fisiche.
    Per dirne un’altra. La destra del vecchio M.S.I. è una destra estrema che almeno su alcuni punti si è sempre incontrata con la sinistra estrema, popolare e a tratti populista e i seguaci non erano certo filonazisti, non tutti. Così come un comunista, quale io mi ritengo, può non sentirsi rappresentato da Montanari che aggredisce Raimo, negando molti dei principi che costituiscono l’ideologia comunista che in Italia, dove il comunismo non è stato dittatura, è ancora il luogo in cui le istanze più sociali e democratiche di molti singoli si proiettano.
    Questo io penso.

  60. andrea barbieri il 27 dicembre 2005 alle 20:44

    Cosa trovi di democratico caro Tom Wolfe nel definirmi un camerata? Sai qualcosa della mia vita? Mi hai riconosciuto con qualche striscione in mano?
    Quando tu dici di essere comunista, non mi fai piacere perché usi la parola “camerata” con leggerezza.
    Spererei anche che un comunista firmasse il suo insulto con nome e cognome.

  61. Tom Wolfe il 27 dicembre 2005 alle 21:19

    Andrea Barbieri,

    secondo il De Mauro on line, “camerata” vuol dire:

    1a s.f. AD l’insieme di persone che dormono nella stessa stanza
    1b s.f. CO associazione di persone che si riunisce spec. a scopi culturali
    2a s.m. AD compagno d’armi, commilitone
    2b s.m. e f. AD come appellativo reciproco degli iscritti al partito fascista | estens., fascista
    3 s.m. e f. BU in un collegio, compagno di studi | estens., amico di fiducia
    4 OB s.m., accompagnatore di principi e ambasciatori

    Poiché la mia tesi era basata sul fatto che l’atteggiamento montanariano fosse fascistoide, da un punto di vista letterario-intellettuale, altro che comunista, ho usato il sostantivo “camerata”, affiancandolo, per di più, a quello “compagno”, per definire i pronti amici che sono scesi in campo a massacrare Raimo. Ma tu leggi “camerata” soltanto in una delle varie accezioni possibili, per di più delirando sul fatto che io stia insultando qualcuno e nello specifico te.

    Aprite le vostre menti, ci guadagnerete, liberatevi dalla paranoia, non fa bene.

    Stupitevi, stupiteci, una volta soltanto, una sola.

    Perché l’etimologia, la storia, le stesse parole, molto di quanto sta al mondo, per molti di voi non sono altro che schermi su cui vedere proiettato SOLTANTO ciò che volete.

    E non mi firmo per il semplice motivo che non mi risulta di trovarmi in un commissariato, e concepisco il commento come esercizio di scrittura, per questo utilizzo il nome del citato come elemento parafrastico, che aggiunga ironia o sarcasmo a quanto ho da esprimere, non diversamente da quanto fanno altri.

    Continuerò ad essere comunista, anche se non ti fa piacere, non voterò di certo Bertinotti né Prodi in quanto comunista, anche se non ti fa piacere, non mi sento rappresentata dall'”invettiva” di Montanari contro Di Canio, anche se non ti fa piacere, ti saluto definitivamente e credo che questo ti farà piacere.

  62. s. il 27 dicembre 2005 alle 22:36

    Tom,
    ho risposto solo per chiarire alcune cose al Rotoecc.. di prima, non ho seguito molto la polemica Montanari vs Raimo e dalla superficiale impressione che ne ho ricevuto posso dire che avrebbero fatto meglio a chiarirsi tra loro. La cosa non mi sembrava tanto ideologica quanto personale. Può comunque darsi che il mio sia eccesso d’ignoranza. Nei commenti che ho fatto non sono volutamente intervenut* sulla questione, non avevo le idee chiare e forse non mi interessava aprofondire. Sono una persona che più che comunista preferisce essere definita libertaria e non mi preoccupo particolarmente di cosa deve o non deve fare un comunista nè da semplice cittadino nè da scrittore.
    Spero che la tua rabbia svanisca in una ironica e liberatoria risata, non vale la pena di incazzarsi tanto per così poco, ci sono delle cose, invece, per cui vale la pena incazzarsi davvero e non faticherai a trovarle, basta guardarsi in giro.
    Buona notte

    Non risponderò a ulteriori commenti, non potrò farlo per qualche tempo.

  63. rotowash il 27 dicembre 2005 alle 22:56

    comunque alla fine non ho capito niente. solo che anche i comunisti erano assassini ma solo qualche volta per motivi di razza (soprattutto i cinesi e stalin contro gli ebrei) ma soprattutto per altri motivi ideologici.

  64. Tom Wolfe il 27 dicembre 2005 alle 22:56

    Sì,
    s.,
    stavo giusto per dare la buonanotte specificando che non mi posso definire “proletari*” però, per quanto mi ritenga comunista, dato che non ho ancora fecondato prole, e qui mi sembra che le parole siano passate ai raggi X dei processi alle intenzioni!
    Saluti, e solo per la cronaca, non c’era alcuna rabbia da parte mia. Ovvio che con alcune differenze, sulle questioni veramente ma veramente importanti, qui si sta tutti dalla stessa parte.
    Torno a scrivere.
    Adieu.

  65. andrea barbieri il 27 dicembre 2005 alle 22:58

    Caro Tom Wolfe, per me vota pure chi vuoi, qui sto solo dicendo che sei un disonesto perché nascondi degli insulti in un discorso che presenti come un elogio della democrazia, e in questo modo assimili chi non trovava nulla di strano nell’intervento di Montanari a un fascista.
    Se questo è il tuo senso democratico per me continua pure a non firmarti: quelli come te li evito volentieri.

  66. andrea barbieri il 27 dicembre 2005 alle 23:00

    Qui qualcuno ha “massacrato” Raimo?!?
    Comincia a usare meglio le parole caro anonimo.

  67. Tom Wolfe il 27 dicembre 2005 alle 23:02

    (Rotowash-che-non-ho-capito-niente,

    se tu non sai niente di storia, se tu non stai usando una finta e sedicente ignoranza per dire la tua, io allora sono davvero Tom Wolfe!

    Bel nick cmq, un giorno se vuoi fingerti donna ti consiglio “Aurora D’Agostino”, una chicca per intenditori di macchinari domestici col gusto del trash.)

  68. Tom Wolfe il 27 dicembre 2005 alle 23:16

    Andrea,

    Raimo è stato oggetto di insulti negli altri tre post che hanno fatto sì che esistesse questo.

    Se te li leggeresti, vedessi.

    Così come se leggeresti i miei commenti, non ci vedessi gli insulti che NON ci sono, ma una vera interrogazione sul pensiero democratico.

    Ma tutto questo non è importante, né necessario, vuoi un “anonimo” contro cui combattere, fallo.

    Buonanotte.

  69. aledeca il 28 dicembre 2005 alle 10:06

    brillanti DIACONI
    della parola
    per un oscuro DI CANIO
    della palla…
    che vale?

  70. ennio il 28 dicembre 2005 alle 23:10

    Caro Montanari, questo è in tuo onore:
    http://ennioveruziis.splinder.com/post/6703737

    Ciao,
    Ennio.

  71. […] Durante la discussione (svoltasi qualche settimana fa in Nazione indiana, e anche un po’ in vibrisse) a proposito del saluto romano rivolto dal calciatore Di Canio ai tifosi della Lazio, a un certo punto è saltata fuori una domanda: “Il mio schifo mi fa assomigliare a loro?“. Alla quale io ho risposto, e rispondo: “Sì, il mio schifo mi fa assomigliare a loro” (vedi il mio articolo, dal quale si risale a tutti – credo – i pezzi della discussione). […]

  72. Hathout il 20 maggio 2006 alle 08:02

    Alcune fonti dicono che “Quidquid recipitur in modus recipientis recipitur ” viene dalla Somma Teologice di San Tommaso d’Aquino, altre che è una sentenza scolastica del secolo XV.

    Mi potrebbero dare le riferenze della Somma Teologica dove San Tommaso usa questa sentenza ?

    Grazie

    Adib Gabriel HATHOUT



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