Cinque poesie

di Cristina Babino

 

EPIFANIA

L’avevo creduta
una viadidamasco
questa noia palindroma
d’altalene e di giorni.
E d’infinito solo
il limite d’un nome.

SALMO DI STAGIONE

Salmo di stagione
quotidiana recita
Nostra Signora del crocicchio
tabernacolo voto
fioretto spada
ruota degli orfani
edicola di strada
il vestito di novembre
piange come i vecchi.

 

SACRA FAMIGLIA

Le pareti condivise
come una sventura
abitano stanze
che rinnova il tempo
e la stagione
col lato estivo
del materasso.
Mia madre
medita sulla vita media
d’un ombrello
e d’un marito
e riprende l’ abitudine nubile
a una gioventù tardiva
di seni penduli
e vuoti di memoria.
Offesa dalle mie
trasgressioni di bambina
il tatuaggio in regalo
con la gomma da masticare
il rosso smangiato
sulle unghie sporche e brevi
la donna nuda sulla penna
che scompare ricompare
e strizza l’occhio dall’astuccio.

 

GOTICA

Mi lasci guardarmi
e mi chiedi se vedo
il viso facciata scolpita
la bocca portale socchiuso
– ho sognato per i miei seni
rotondità di absidi
e gambe pinnacoli svettanti –
mi rincorre la fuga
di una sola navata
transetti le braccia
nel ventre un
vuoto di cattedrale.

 

SANTA MARIA A PIE’ DI CHIEN TI

Dita rattrappite a corone
di finta madreperla
sul ballatoio in pura pietra vergine
rotola affaticata l’eco
di madrigali domestici
nella zona industriale vespri
di vecchie levate presto la mattina
perché hanno fretta di morire.
 

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25 Commenti

  1. E queste sarebbero poesie? Robetta che si scrive in mezz’ora giusto per fare esercizio e compulsando le parole fra le pagine di qualunque dizionario.

  2. nell’involucro musicale il dna della vita, con la sua medietà più disarmante, quella che non resta nei libri e neanche nei documenti del comune. uno spiraglio sul versante inedito dell’esistenza, che lascia sorprese di sussulti e sospiri, come in una delle città invisibili visitate da Polo e raccontate a gesti muti a un altrettanto invisibile Kublai.

  3. Per fortuna che sono brevi.
    E poi ce l’hanno su con il gruppo ’63 gli Indiani: e poi propongono simili testi.
    Sentite: Kurt Cobain era fatto e strafatto, ma perlomeno si capiva che era incazzato. Qui non si capisce nemmeno se sono ermetiche o formule per un incantesimo.

  4. Il giorno e la notte

    I poeti dicono sempre
    Tutto è stato scolpito nella notte
    -spesso, credetemi, è un’amante ingrata-

    Il giorno appartiene ad Amleto
    Maldestro tabaccaio oculato
    Alla moglie che fu splendente di sole
    denti bianchi e regali di sordidi amanti
    alla figlia avvizzita da pochi giorni lieti

    E la nipote anche lei tabaccaia
    Certa della sua splendida carne
    Anche lei lo sa
    la verità appartiene più ai muratori che ai poeti
    loro lavorano nel sole
    e hanno la percezione vera delle cose

    loro toccano le cose
    le partecipano di sangue e di sudore
    e nessuno come loro sa bere birra
    e mangiare e dormire di gusto e fottere

    In queste giornate che non sei nessuno
    l’asfalto umido mette tristezza
    e qualcuno ci può far qualcosa?

    Solo: andare fiduciosi verso il giorno
    E fregarsene della notte per sempre
    Loro lo sanno

    Finita il 7 dicembre 2006.

  5. Mi pare che non esista il pensiero unico, tra gli Indiani. Aspettate che controllo… Sì, è così. E poi, Iannozzi, che ci vuoi fare: a me il Gruppo 63 ha sempre fatto tanta simpatia.

  6. cara polvere, se vuoi saperne di più, portati al post leggermente più in basso nella home. lì se ne dibatte, discute e argomenta.

    per quello che ne posso capire io, penso si tratti di un gruppo sicuramente numeroso.

  7. Ho già avuto modo di conoscere le poesie di Cristina ed apprezzo molto il suo particolare modo di trasfigurare il quotidiano. E’ stata davvero una gradita sorpresa leggere di lei anche qui: insomma, trovo sia stata un’ottima scelta fk.

  8. Vero, è sempre il lettore che non capisce e non quelle cinque poesiole che non raccontano nulla al di là di un mero esercizio tecnico.

  9. il lettore non capisce che non c’e’ nulla da capire, ma solo sentire.. eventualmente.. se non senti, tranquillo, non e’ un problema , sai le volte che non ho sentito io…se vuoi capire comunque, leggiti un bel saggio, magari sulla poesia, che di solito sono scritti per quelli come te..

  10. Adoro la certezza. Adoro chi insegue, ostinato, la non poesia. Adoro gli amanti, insoddisfatti, dei testi ‘a capo’ branditi come durlindane. Adoro il loro mulinare. Adoro l’odore acre di lettere e piombo. Adoro la battaglia, incomprensibile ai più, e i morti e le vedove. E i figli stesi, accartocciati e le discariche delle parole. Adoro i puntini di sospensione. Padri anonimi di risposte insulse.

    Ammirazione incondizionata!

  11. Adoro la certezza. Adoro chi immerge le dita e prono, i pensieri anneriti, le guance contratte, stende tappeti. A intercalare domande e puntini. Sciabole arrossate dai poveri di spirito. Grida tribali. Torri a difesa. Cornici di idee appese ai muri, monito e cibo.

    Ammirazione incondizionata!

  12. quanto adori, capo… e di qua, e di là… e a destra e a sinistra… come un democristiano della razza peggiore… però, a leggere i tuoi stracommenti biliosi peggio dei miei se fossi vivo si direbbe proprio il contrario… come poseur sei una frana… ti sgamerebbe anche l’ultimo dei cabarettisti di questo lercio mondo schifoso, capo… fà il vero, fà l’autentico, se ti riesce… ma ti riesce…?

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