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Mi saluto a salve, mi sputo addosso

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di Elio Paoloni

Occorrerebbe un’indagine: com’è che a Potenza, capoluogo in altitudine di una depressa regione meridionale, si affollano scrittori spiritosi, ironici, leggeri? L’altitudine non incoraggia il sorriso, di solito: Franco Arminio, quando non è troppo depresso, ci ricorda i tassi record di suicidio della sua Irpinia. A Potenza, invece: Gaetano Cappelli, Camillo Langone (domiciliato altrove, ma insomma), Giancarlo Tramutoli.

Ecco, Tramutoli. Che intervenga sornione in un blog, che irrida pompati scrittori nella sua rubrica fernandelliana Libri da evitare, che scriva inopinati romanzi come La vasca da bagno, Tramutoli fa sempre la stesso mestiere: lo smontatore. Smonta poeti, drammi e convegni, smonta il mondo, se stesso e tutti noi. Poi mette in fila i pezzi del meccano e dice: guardatevi. E l’anticlimax fatto persona: “Mi saluto a salve, mi sputo addosso”. Questo non vuol dire che sia un nichilista. Si è seri solo quando si smette di prendersi sul serio e la serietà, quella vera, ci permette di apprezzare le minime cose, la più comune delle vite.

I recensori, a cominciare da Sebastiano Vassalli, lo definiscono poeta giocoso. E tutti rischiano di fermarsi alla scherzosità: in questo libro per esempio saltano subito agli occhi gli sberleffi ai colleghi poeti, alle loro “solite pallosissime litanie”. Ma Tramutoli è più spesso malinconico, la maggior parte delle composizioni sono amare, solo il procedimento resta scherzoso, a volte neanche quello. Tramutoli è narratore, in fondo, di “fluviali solitudini”, della sete “separata” di chi sta solo con una birra al malto. “Perché la poesia dev’essere così:/implacabilmente seriosa e patetica”. Ci si impaniava anche il grande Totò, rammenta Tramutoli. E anche lui, in fondo, vorrebbe “Scrivere di nuovo/una lunga poesia/dai lunghi versi/alla maniera di Allen Ginsberg/o ricca di trovate formali/come se fosse una cosa/di E.E. Cummings./Scrivere qualcosa che tocchi le corde/ almeno della racchetta da tennis./ Scrivere qualcosa di definitivo/ magari su un sentimento primitivo/far capire al mondo che tu ci sei/ mentre mica sei così sicuro che lui c’è/ lui, il mondo”. Per ora quest’”apatico patetico” resta sul breve e sull’informale, accontentandosi di disegnare una vita con soli cinque leggerissimi versi (Mio padre si passava pensieroso/ le dita sui caprlli ondulati/ forse chiedendosi/ i suoi giorni belli/ dove mai se n’erano andati?).

C’è un altro ottimo motivo per procurarsi questo libro scanzonato: l’altrettanto scanzonata prefazione di Attilio Lolini, anche lui insofferente verso “gente impettita e spocchiosa che già dalla prima plaquette si mette in attesa del premio Nobel”. “Defunti tre o quattro monumenti semoventi della lirica ufficiale che la mattina s’alzavano presto per conferire con il sole – osserva Lolini – oggi non c’è un poeta che sia noto fuori dal proprio condominio, né una poesia che sia in qualche modo ricordabile dalle genti. Tuttavia i vicepoeti in servizio permanente effettivo, numerosi più dei lettori, trafficano giorno e notte per ottenere recensioni, premi, coppe e croste di pittori in cassa integrazione, diplomi e quant’altro sia esponibile nel salotto delle loro abominevoli abitazioni”.
Giancarlo Tramutoli, Versi pure, grazie, Manni 2006

(dal Corriere del Mezzogiorno 1.11.2006)

13 Commenti

  1. su vibrisse, non ricordo dove esattamente, c’è una mia lettura a questa silloge. grazie Giancarlo, bravi Elio Paoloni e il sempre sempre attento Franz.
    verissimo che le righe di Attilio Lolini sono da mettere nello stesso territorio delle poesie di Giancarlo Tramutoli, intanto quelle di Versi pure grazie, dico.

    b!

    Nunzio Festa

  2. però è bella la definizione di “poeta giocoso”!
    – Versi pure, grazie- è un titolo che in sè già racchiude molto….a partire da una certa generosità.
    io ammiro molto le poesie di Giancarlo Tramutoli perchè nella loro apparente semplicità viene cantato un mondo interiore profondo, a volte giocoso, a volte triste, ma sempre palpitante.

    Bella recensione!

    au revoire.
    carla

  3. Cucù Carla!
    Non conosco Giancarlo Tramutoli.
    Cio che tu dici a proposito di lui è attraente.
    Non è facile scrivere poesia giocosa, perché bellezza e risata non stanno bene insieme.

  4. Ottima recensione, sono d’accordo con Paoloni – e con Attilio Lolini. Anch’io seguo sempre con interesse e divertimento (il che non guasta) i versi e i commenti di Giancarlo Tramutoli.

    Tra i bravi scrittori di Potenza vorrei ricordare anche Giuseppe Lupo, autore degli scatenati “L’americano di Celenne” e “Ballo ad Agropinto”.

  5. Vero Verò
    l’est vrai que le Jean Charles
    nourrit l’esprit des mots et des lecteurs
    l’est grand auteur
    l’est motor
    l’est mò
    effeffe

  6. Il poco che ho letto di Tramutoli sui blog è fresco, acuto, sempre sorprendente. Se lo stile è l’uomo, sarebbe da augurarsi di avere un amico così, nelle serate invernali, piuttosto che un aumento di stipendio.

  7. Per effeffe,

    Ritrovo il tuo umore giovale e la tua creatività.
    Ho finito metro morphoses. Il libro mi ha accompagnata l’altra settimana.
    Contro la noia non si puo fare meglio. Mi è piaciuta la storia con il personnagio perseguito dal banchiere: la sua metamorfosi fisica ed amorosa è ben trovata.
    Le tribolazioni dello scrittore davanti alle contingenze sono spassosi.
    Penso a un libro che presenterebbe il punto di vista della moglie o di una scrittrice. Ciao, Ciao.

  8. propongo una raccolta firme finalizzata a far dichiarare tramutoli ‘patrimonio dell’umanità’.

  9. Eva Risto e Gianni, ma voi mi confondete (con qualcun altro)… io direi (modestamente) che (sia a casa, che quando esco) mi sento più raro che Unesco. Grazie a Franz, a Elio Paoloni e a Henry John Woodcook che (spendendo qualche milione di euro) finalmente ha fatto sapere a tutta Italia dove si trova (esattamente) la città di Potenza. La città dove un tifoso di calcio (per questo si chiamano ultras) quando è allo stadio (l’ultimo) è condannato al pleonasmo gridando: Forza Potenza!
    Un saluto (e un anacoluto) con o senza imbuto a tutti.
    PS
    Lele Moric, chi era costui?

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