Juke-box / Godi

26 giugno 2007
Pubblicato da

di Faust’O

 

E’ la perversione, la tua ultima occasione

la corretta soluzione di una vita vissuta a metà.

Succhia con prudenza le mammelle della scienza

questa cosmica demenza, sostituto di mamma e papà!

Striscia ai margini del tempo, davanti ai compromessi

la fiera degli eccessi ormai non rende più.

Piscia sui miti del potere, rinnega la cultura

adesso fai paura spaventati anche tu!!

Ma non farti mai vedere, dietro i banchi di una chiesa

mentre ti masturbi in allegria.

Non usare il coito anale, per il gusto di far male

fai l’amore con malinconia.

Se ci pensi è più che giusto sia così

Il regime del consenso è tutto qui!

Godi, però di nascosto, nel cesso, nel bosco.

nell’ultimo posto in cui Dio ti vedrà!

No, non farti problemi, nascondi le mani

nel mondo dei nani sei grande anche tu!

E vergognati alla sera mentre dici una preghiera

della voglia di bestialità!

Se ci pensi è più che giusto sia così

Il regime del consenso è tutto qui!

Non avere freni, sputa tutti i tuoi problemi

la cloaca degli schemi ha gli antidoti adatti per te!

Ma la perversione getta la disperazione

sugli autori del copione perché lì la tua parte non c’è!

Godi, però di nascosto, nel cesso, nel bosco

nell’ultimo posto in cui Dio ti vedrà!

No, non farti problemi, nascondi le mani

nel mondo dei nani sei grande anche tu!

Ma non farti mai vedere con stivali e calze nere

se una vecchia troia tu non sei.

Non provare inclinazioni, non avere tentazioni

che non si accontentino di lei!

Dalla gabbia puoi uscire se ti va

Ma soltanto senza la verginità!

Godi, davanti ai borghesi, corrotti ed obesi

davanti alla fabbrica della pietà

Godi, sul muso dei vecchi, vestiti da specchi

e ridigli addosso la tua libertà!

Prendi a calci le paure, quelle vecchie macchie scure

che ti han fatto sporco come sei!

Dalla gabbia puoi uscire se ti va

Ma soltanto senza la verginità!

Ora anch’io ho una donna

è l’ultima sponda per controllare le mie verità

Godo, però di nascosto, nel cesso e nel bosco

nell’ultimo posto in cui Dio mi vedrà!

18 Responses to Juke-box / Godi

  1. Alessandro Morgillo il 26 giugno 2007 alle 20:00

    Giuseppe Iannozzi poeta a confronto è un classico.

  2. Cappuccetto rosso il 26 giugno 2007 alle 20:26

    nel bosco è più bello!
    :-)

  3. marco rovelli il 26 giugno 2007 alle 20:51

    Morgillo, Faust’o non è un poeta ma un musicista. E questa non è una poesia, ma una canzone. Io ti consiglierei di ascoltarla, per me è stata una grande sorpresa, del resto non sono certo io a scoprire che Faust’O è una delle pietre miliari del “rock” italiano.
    Cappuccetto, tu sì che la sai lunga!

  4. The O.C. il 26 giugno 2007 alle 21:12

    Se quello è il disco, che bella, bella copertina.

  5. Stefano Calosso il 26 giugno 2007 alle 22:08

    Grande Fausto Rossi, davvero uno dei più importanti e moderni cantautori italiani, mai troppo si parla di lui e della sua importanza anche fuori dai confini nazionali

  6. Barbara il 26 giugno 2007 alle 22:18

    ‘Azz…Faust’o…me lo ricordo !
    Che tuffo nel passato, però…
    Mi piaceva pure, con i suoi 30 kg scarsi di peso…:o)

  7. spietoz il 27 giugno 2007 alle 00:24

    Però ragazzi… non invadete tutto!… Faust’o è estetica disimpegno individualismo… riflusso, ecco. Voi siete indiani: impegno moralismo collettivismo… dei rompicoglioni insomma.

  8. andrea inglese il 27 giugno 2007 alle 00:32

    Grande Faust’O, io avevo un solo album, che mi sono ascoltato un sacco di volte: non ricordo il titolo, forse Marco mi puo’ aiutare, conteneva “Hotel Plaza”… Davvero notevole, e anomalo. Scopiazzava alla grande dai Talkings Heads, ma avercene…

  9. marco rovelli il 27 giugno 2007 alle 01:28

    Estetica disimpegno individualismo? Quella sarà Jennifer Lopez, non certo Faust’O. Uno così non poteva che venire fuori dal desiderio liberato, dai corpi esibiti degli anni settanta. E del resto la sua musica era proprio una musica ibrida, d’esordio, tra echi prog e intro new-wave.
    (Andrea, non ho la sua discografia, tranne il magistrale “Suicidio”, dov’è “Godi” – insieme ad altre gran canzoni – e altri pezzi sparsi scaricati, tra i quali appunto Hotel plaza — Però ho “googlato”: è in J’accuse amore mio)

  10. Alessandro Morgillo il 27 giugno 2007 alle 11:08

    Faust’O. Mai sentito. Mi sono perso qualche cosa? Direi di no. Bell’uomo. A metà fra David Bowie e Renato Zero.

  11. The O.C. il 27 giugno 2007 alle 12:42

    @barbara
    magri ma buoni.

  12. Barbara il 27 giugno 2007 alle 14:06

    @The O.C.
    Concordo con te, il peso non fa la differenza..:o)
    (sempre che non si raggiugano i limiti opposti alla G Ferrara..:o(..)
    Però in Faust’ò (come nel Renatino dei primissimi tempi) la magrezza si notava, eccome !

  13. antonio sparzani il 28 giugno 2007 alle 01:05

    in effetti mi piacerebbe molto sentirla cantata. Non si puù mettere in rete la musica Marco? Ciao, grazie. a.

  14. marco rovelli il 28 giugno 2007 alle 01:27

    non conosco bene queste questioni,antonio, ma non credo, il malefico copyright incombe… vorrà dire che alla prima occasione te la masterizzo – però, per far prima, io ti consiglio di scaricarla con emule, in qualche minuto è tua!

  15. Cecilie il 28 giugno 2007 alle 21:12

    Oui, …

  16. tashtego il 1 luglio 2007 alle 10:50

    le parole di una canzone senza la musica sono sempre un po’ ridicole.
    non so perché, ma è così.
    anche in questo caso.

  17. Francesca E. Magni il 1 luglio 2007 alle 15:23

    non sempre: pensa a “comunista” di Lucio Dalla.
    finisce cosi’:

    Canto Andrea che dice :
    « Quella era la mia terra,
    Adesso la prendo e la mangio»

    il testo e’ di Roberto Roversi

    fem

  18. marco rovelli il 1 luglio 2007 alle 16:39

    Spesso è come dice Tashtego, è vero. E’ il rock, bellezza. E nel rock le parole fanno corpo con un resto insuperabile, c’è la matericità del timbro, la grana della voce, l’emissione da “quel” corpo, le maglie sonore, le pulsazioni… Pubblicare un testo scorporato da tutto questo, credo, ha senso nella misura in cui richiede uno sforzo immaginativo al lettore, che si deve provare a tracciare quel resto che dà senso al testo.
    Poi, certo, ci sono eccezioni, ma spesso sono poesie messe in musica, appunto. Oppure canzoni di musicisti-poeti.



indiani