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Generazione di fenomeni

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“Generazione di fenomeni”, lo strano caso di un paese che ha dimenticato i suoi giovani e ha generato una generazione di precari e di esuli.
Una tavola rotonda a cui parteciperanno esuli di nome, come Sandra Savaglio, astronoma a Monaco a cui Time ha dedicato la copertina come simbolo dei cervelli perduti, o Ivan Scalfarotto che fa il direttore del personale a Mosca per Citigroup e, in Italia, si ostina a vedere se si può cambiare qualcosa.  Si terrà a Pisa, la città più zeppa di università, di centri di ricerca e di giovani che si possa immaginare. Su novantamila abitanti cinquantamila sono studenti. Un’occasione per molti dimenticati per ritrovarsi, per ascoltare e dire la loro, per esserci. Ma soprattutto per conoscersi e capire che questa generazione per contare ha bisogno di mettersi in rete.
 
“Generazione di fenomeni” è a Pisa, sotto il tendone del Leocaffè alla Stazione Leopolda. Comincia alle 17 di sabato 30 Giugno.

13 Commenti

  1. sarei moooolto curioso di sentire. se posso…
    “questa generazione che per contare ha bisogno di mettersi in rete” è proprio una gran bella frase.

  2. Mah, su esuli e precari andrebbe fatto davvero chiarezza. Voglio dire, se il nostro Scalfarotto ci tiene così tanto all’Italia cosa aspetta a mollare City Group e a tornare alla base? Magari per ragranellare qualche voto in più rispetto alle ultime primarie. Non era così che funzionava? Si parte sempre per tornare a casa…

    @Caino
    Personalmente, “mettersi in rete” significa anche che tutti i lavori che ho preso negli ultimi due anni li ho trovati così, girovagando su internet. Contratti a progetto, lavori a chiamata, qualcosa di annuale, insomma tutta roba che non ti fai il mercedes e neppure il mutuo sulla prima casa, ma campi comunque (abbastanza) dignitosamente. Servirebbe soltanto un po’ più di continuità. E chissene della pensione, della tredicesima e delle ferie pagate.

  3. Curiosa manifestazione. L’attuale maggioranza di governo organizza un convegno per chiacchierare del fatto che in Italia i ggiovani siano trattati meno di uno straccio per lavare il pavimento – dalla stessa maggioranza di governo.
    Bene, ne prendo atto.

  4. Caro Giovanni,

    c’è da tener presente l’incapacità di essere ‘aggressivi’ dei giovani stessi. In politica, per esempio, c’è tutta una fascia di trenta-trentacinquenni che sono stati ‘sistemati’ ai posti giusti e con stipendi più che giusti ma invece di scalzare i loro padri (pardon, nonni), si limitano al ruolo di meri esecutori. Aspettano di. Invece di. Questo discorso di ‘poteri’, in altri comparti, ha determinato la ‘fuga’ oppure una coraggiosa presa d’atto di quanto il mercato, nella sua irregolarità, e irrazionalità, può offrire.

    Saluti

  5. Ma ribellatevi al sistema, anziché fare inutili convegni come tanti dalemini, rutellini e veltronini! Fatevi dire (o leggete) come vivevano i giovani negli anni Settanta, invece di stare con mammà e papà fino a quarant’anni! Inventatevi una “controcultura”, una “contro-esistenza”, un “contro-giornale”, non scimmiottate i vecchi e il modello dominante. Quando non si hanno fantasia, idee e coraggio non è colpa degli altri, è solo colpa nostra!

  6. Bella fine hanno fatto gli anni settanta. Mi chiedo se Dege li abbia vissuti o meno. Per caso era uno di quegli strabilianti inventori? Meno male che c’è rimasto il rock.

  7. Dege,
    e chi ti dice che non ci si provi, a ribellarsi ?
    Ma hai presente quanti muri di gomma ci sono oggi ?
    E’ un continuo rimbalzare…

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