Juke-box / L’ultimo testimone

di Paolo Archetti Maestri e Yo Yo Mundi

Ho scritto a mia madre,
mi pregava affinché scendessi a patti con i miei nemici,
tuo fratello vedrai ti aiuterà,
tu vuoi solo salvarmi io questo lo so e mi fa tenerezza,
ma nella nostra famiglia c’è un filo che si spezza,
però io penso che un giorno,
in un tempo non molto lontano,
in qualche parte del tuo sentire di madre,
magari con un fiore rosso in mano,
scoprirai quello che adesso fatico a farti capire:
meglio un figlio morto partigiano gappista
che uno ancora vivo traditore e fascista.

Ecco ti scrivo dal buio profondo con l’inchiostro della notte in cui mi nascondo,
ecco ti scrivo dal buio profondo con l’inchiostro di questa notte che sto vivendo.

Ho scritto al mio amore,
non mi vedrai tornare,
ho scritto al suo seno non avrà miei figli da allattare,
ho scritto alle sue labbra che non avranno i miei baci da colorare,
ho scritto ai suoi occhi che non riesco già più a ricordare
restituiti in tutta la loro luminosa bellezza
quando la benda bianca sui miei m’insegnerà una nuova carezza,
prima che questa notte eterna tanto violenta, quanto materna,
dopo questi spari mi separi da lei.

Ecco ti scrivo dal buio profondo con l’inchiostro della notte in cui mi nascondo,
ecco ti scrivo dal buio profondo con l’inchiostro della notte di questo tempo tremendo.

Quando l’ultimo di noi non ci sarà più,
quando chi ha vissuto quegli anni di lotta e speranza socchiuderà gli occhi sul mondo.
Quando anche l’ultimo sorriso si sarà spento.
In quel momento preciso, ricorderai queste mie parole e ne farai una canzone:
una canzone da cantare,
da cantare per sognare,

per sognare ancora insieme.
Una storia di coraggio e di paura…
di morte, di memoria, di furturo e di cultura.
Una storia di desiderio e di poesia…
una storia tua adesso che non è più mia.

Una meravigliosa storia di uno strano tipo d’amore…
di cui tu sarai per sempre l’ultimo testimone.

Ecco vi scrivo dal buio profondo con l’inchiostro della notte in cui mi nascondo,
ecco vi scrivo dal buio profondo con l’inchiostro della notte in cui mi nascondo.

marco rovelli

Marco Rovelli nasce nel 1969 a Massa. Scrive e canta. Come scrittore, dopo il libro di poesie Corpo esposto, pubblicato nel 2004, ha pubblicato Lager italiani, un "reportage narrativo" interamente dedicato ai centri di permanenza temporanea (CPT), raccontati attraverso le storie di coloro che vi sono stati reclusi e analizzati dal punto di vista politico e filosofico. Nel 2008 ha pubblicato Lavorare uccide, un nuovo reportage narrativo dedicato ad un'analisi critica del fenomeno delle morti sul lavoro in Italia. Nel 2009 ha pubblicato Servi, il racconto di un viaggio nei luoghi e nelle storie dei clandestini al lavoro. Sempre nel 2009 ha pubblicato il secondo libro di poesie, L'inappartenenza. Suoi racconti e reportage sono apparsi su diverse riviste, tra cui Nuovi Argomenti. Collabora con il manifesto e l'Unità, sulla quale tiene una rubrica settimanale. Fa parte della redazione della rivista online Nazione Indiana. Collabora con Transeuropa Edizioni, per cui cura la collana "Margini a fuoco" insieme a Marco Revelli. Come musicista, dopo l'esperienza col gruppo degli Swan Crash, dal 2001 al 2006 fa parte (come cantante e autore di canzoni) dei Les Anarchistes, gruppo vincitore, fra le altre cose, del premio Ciampi 2002 per il miglior album d'esordio, gruppo che spesso ha rivisitato antichi canti della tradizione anarchica e popolare italiana. Nel 2007 ha lasciato il vecchio gruppo e ha iniziato un percorso come solista. Nel 2009 ha pubblicato il primo cd, libertAria, nel quale ci sono canzoni scritte insieme a Erri De Luca, Maurizio Maggiani e Wu Ming 2, e al quale hanno collaborato Yo Yo Mundi e Daniele Sepe. A Rovelli è stato assegnato il Premio Fuori dal controllo 2009 nell'ambito del Meeting Etichette Indipendenti. In campo teatrale, dal libro Servi Marco Rovelli ha tratto, nel 2009, un omonimo "racconto teatrale e musicale" che lo ha visto in scena insieme a Mohamed Ba, per la regia di Renato Sarti del Teatro della Cooperativa. Nel 2011 ha scritto un nuovo racconto teatrale e musicale, Homo Migrans, diretto ancora da Renato Sarti: in scena, insieme a Rovelli, Moni Ovadia, Mohamed Ba, il maestro di fisarmonica cromatica rom serbo Jovica Jovic e Camilla Barone. 

Tags:

  4 comments for “Juke-box / L’ultimo testimone

  1. 21 luglio 2007 at 14:38

    Belle parole, non c’è che dire….

  2. Chapuce
    21 luglio 2007 at 18:04

    ‘Ecco vi scrivo dal buio profondo con l’inchiostro della notte in cui mi nascondo,
    una meravigliosa storia di uno strano tipo d’amore…

    e se non ti vedrò tornare
    la tua luce sempre dentro
    avrò cura di portare.

  3. latrippa
    21 luglio 2007 at 20:22

    Sulla spalletta del ponte
    Le teste degli impiccati
    Nell’acqua della fonte
    La bava degli impiccati.

    Sul lastrico del mercato
    Le unghie dei fucilati
    Sull’erba secca del prato
    I denti dei fucilati.

    Mordere l’aria mordere i sassi
    La nostra carne non è più d’uomini
    Mordere l’aria mordere i sassi
    Il nostro cuore non è più d’uomini.

    Ma noi s’è letta negli occhi dei morti
    E sulla terra faremo libertà
    Ma l’hanno stretta i pugni dei morti
    La giustizia che si farà.

  4. 21 luglio 2007 at 23:42

    Grazie per questa canzone,Paolo… Grazie per queste parole che voglio fermamente CREDERE di speranza e d’amore.
    Grazie Paolo, maestro di vita…

Comments are closed.