Un dio che sputa – Canzone in Si bemolle minore

di Marco Rovelli

E quando i cardini

non sorreggono più la storia, e l’io

è un altro, e il Tempo è Ora, spalancato

e osceno, aperto a liquidi e bave, immane –

ecco un incanto si produce:

Un dio che sputa

la sua risata

in faccia a chi s’illude

di avere in pugno il cosmo.

Un dio che sputa

la sua risata

in faccia a chi si chiude

in Sé, in un Dio, in un Mondo.

E’ un dio che sputa

la sua risata

in faccia a chi del tempo

fa ruggine nel tempio infame

dove il Soffio è Capitale,

e inonda il mondo

del suo seme di scambio funereo ed infecondo.

E’ la bellezza, Idiota – puro contorno, immenso gioco

Rivoluzione Permanente – nessuna orbita, ma fuoco.

E’ la bellezza, Idiota – forma, potenza, nobiltà.

Trasformazione Incandescente – d’incomposta eternità.

E’ un dio dal gesto distruttore,

dalla levità insaputa

di chi sputa

il suo sublime riso

nel viso del sepolcro vivo

che attende un giudizio

imbiancato e non vede

ciò che grida libertà

e per questo creperà con la terra nella bocca

– sotto a chi tocca…

Lieve, inafferrabile, giocoso dio che sputa

a chi non prende alla lettera il suo Soffio analfabeta.

Non vuole predicati,

né segni né mercati

né icone escrementizie

né prelati

E’ un dio che sputa… (ad lib.)

(O dio idiota,che non temi di frantumar certezze,

né di renderci saldi nella tua radice ignota,

rendici eterni, e vuoti,

o dio idiota.)

marco rovelli

Marco Rovelli nasce nel 1969 a Massa. Scrive e canta. Come scrittore, dopo il libro di poesie Corpo esposto, pubblicato nel 2004, ha pubblicato Lager italiani, un "reportage narrativo" interamente dedicato ai centri di permanenza temporanea (CPT), raccontati attraverso le storie di coloro che vi sono stati reclusi e analizzati dal punto di vista politico e filosofico. Nel 2008 ha pubblicato Lavorare uccide, un nuovo reportage narrativo dedicato ad un'analisi critica del fenomeno delle morti sul lavoro in Italia. Nel 2009 ha pubblicato Servi, il racconto di un viaggio nei luoghi e nelle storie dei clandestini al lavoro. Sempre nel 2009 ha pubblicato il secondo libro di poesie, L'inappartenenza. Suoi racconti e reportage sono apparsi su diverse riviste, tra cui Nuovi Argomenti. Collabora con il manifesto e l'Unità, sulla quale tiene una rubrica settimanale. Fa parte della redazione della rivista online Nazione Indiana. Collabora con Transeuropa Edizioni, per cui cura la collana "Margini a fuoco" insieme a Marco Revelli. Come musicista, dopo l'esperienza col gruppo degli Swan Crash, dal 2001 al 2006 fa parte (come cantante e autore di canzoni) dei Les Anarchistes, gruppo vincitore, fra le altre cose, del premio Ciampi 2002 per il miglior album d'esordio, gruppo che spesso ha rivisitato antichi canti della tradizione anarchica e popolare italiana. Nel 2007 ha lasciato il vecchio gruppo e ha iniziato un percorso come solista. Nel 2009 ha pubblicato il primo cd, libertAria, nel quale ci sono canzoni scritte insieme a Erri De Luca, Maurizio Maggiani e Wu Ming 2, e al quale hanno collaborato Yo Yo Mundi e Daniele Sepe. A Rovelli è stato assegnato il Premio Fuori dal controllo 2009 nell'ambito del Meeting Etichette Indipendenti. In campo teatrale, dal libro Servi Marco Rovelli ha tratto, nel 2009, un omonimo "racconto teatrale e musicale" che lo ha visto in scena insieme a Mohamed Ba, per la regia di Renato Sarti del Teatro della Cooperativa. Nel 2011 ha scritto un nuovo racconto teatrale e musicale, Homo Migrans, diretto ancora da Renato Sarti: in scena, insieme a Rovelli, Moni Ovadia, Mohamed Ba, il maestro di fisarmonica cromatica rom serbo Jovica Jovic e Camilla Barone. 

  4 comments for “Un dio che sputa – Canzone in Si bemolle minore

  1. giambo
    5 dicembre 2007 at 15:10

    esserci. sempre. fino al limite. e oltre.
    un abbraccio
    giambo

  2. luminamenti
    5 dicembre 2007 at 16:59

    Il mondo è così diviso: in principio è la brezza,
    e poi vi sono le cose che con voce o con gesto alla brezza
    rispondono,
    e poi vi è anche la pietra crudele, che tronca il volo
    alla brezza,
    e sui cui nulla che alla brezza risponda può germinare.

    L’uomo che la brezza si elesse compagno
    invano contro di essa erigerà siepe o muro.
    Per lui il silenzio, come conghiglia, custodirà la sua voce,
    e, respinta, più violenta si leverà nel suo cuore,
    finché egli sorga e la segua.

    Margherita Guidacci

  3. Carla
    5 dicembre 2007 at 17:44

    e avanti con lo spirito ribelle…
    Vamos!
    ;-)

  4. aurelio
    6 dicembre 2007 at 13:09

    Bravo.

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