Vengo anch’io? No, tu no

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23 Commenti

  1. Fantastico.
    Ma a dirla tutta si è fatto di peggio, si è invitato gli scrittori palestinesi a una fiera che inneggia a Israele… come a dire, a celebrare la loro nakba (catastrofe)… vedi suad amiry sul mio blog…

  2. senti, Galbiati, quali scrittori israeliani conosci che “inneggiano a Israele” e soprattutto quali CELEBRANO l’oppressione del popolo palestinese?
    E prendila pure per una domanda retorica perché mi sono rotta di cercare di discutere con gente così piena di risentimento indistinto come te, un risentimento che posso capire in uno che sta nei territori, posso persino capire che diventi shahid con Hamas, ma non in chi sta fuori e avrebbe avuto il dovere di capire anche l’altra parte- capire quel che c’è da capire- e che ritengo corresponsabile della situazione in cui si è arrivati addesso. E no, non ti sto dando dell’antisemita.

  3. Tengo a dirlo anche qui. Questo non è un No a Israele. E’ anzi un rafforzativo. Benvenuti. Solo che gli operatori di pace invitano tutti i contendenti, non uno solo. Noi che stiamo fuori dovremmo favorire gli incontri. Mi chiedo se la fiera del libro non avrebbe potuto fare qualcosa di meglio. Non coinvolgere gli Stati, ma parlare direttamente con le comunità coinvolte, invitare gli scrittori direttamente. Insomma, io credo che finché rimangono le contrapposizioni tra gli Stati non se ne esce.
    Devo dire con chi sto io? Io sto con gli Anarchists against the Wall – tutti ebrei, di cittadinanza israeliana, vivono tutti in Israele.

  4. esatto, marco, e dovremmo poter dire di stare contro la scelta della fiera del libro e a favore della nostra libera scelta di boicottarla

    (perchè boicottare è un diritto, riguarda una scelta personale che non impone nulla agli altri, o mi si vuol dire che io sono obbligato a presenziare, sostenere e comprare libri di israeliani alla fiera?)

    senza dover dire che anche molti ebrei lo fanno, dovremmo imparare a rivendicare questa nostra posizione senza l’appoggio degli ebrei, di cui, diciamolo, ci facciamo scudo solo per eviatre le solite deliranti accuse di antisemitismo – da parte di ebrei e ancor più di non ebrei devoti a Israele.

  5. esatto, marco, e dovremmo poter dire di stare contro la scelta della fiera del libro e a favore della nostra libera scelta di boicottarla

    (perchè boicottare è un diritto, riguarda una scelta personale che non impone nulla agli altri, o mi si vuol dire che io sono obbligato a presenziare, sostenere e comprare libri di israeliani alla fiera?)

    senza dover dire che anche molti ebrei lo fanno, dovremmo imparare a rivendicare questa nostra posizione senza l’appoggio degli ebrei, di cui, diciamolo, ci facciamo scudo solo per evitare le solite deliranti accuse di antisemitismo – da parte di ebrei e ancor più di non ebrei devoti a Israele.

  6. Una cosa, Lorenzo. il mio non è un invito al boicottaggio. Non a caso ho titolato “Vengo anch’io? No, tu no”. Legittimo boicottare, legittimo aderire. Legittimo anche dire “non aderire né sabotare”, per rifarsi a una memoria storica. Il punto che ci si dovrebbe porre è, a mio parere: come favorire l’incontro. E allora, il prossimo anno, la fiera del libro, io credo, farebbe bene a sganciarsi dagli Stati, e invitare scrittori. Persone. Singolarità. Che si incontrano e parlano. Al di là degli schieramenti, in culo a Olmert, in culo a Hamas (mi si perdoni il linguaggio poco consono alle sedi istituzionali – so bene che chiedere linguaggi antiistituzionali a istituzioni di potere è eccessivo).

  7. Lorenzo,
    io sto contro il governo israeliano e con la letteratura israeliana. Trovo demenziale non invitare non solo dei geni della letteratura, ma alcune delle vere voci di dissenso all’interno di quel paese.
    E sono perché l’anno prossimo venga invitata la Palestina. Proprio così. Sarebbe, politicamente, enorme come mossa.

  8. In subordine (sapendo appunto che oggi come oggi è troppo pensare di chiedere alle Istituzioni di far proprie logiche a-Istituzionali), faccio mia l’idea di Gianni.

  9. Come io mi confronti col presente (e col passato, e per me, per ragioni familiari, che coinvolge addirittura la mia infanzia), caro Lorenzo, è cosa che so fin troppo bene e non devo venire a spiegarlo a te. Smettila di farti portatore del vero e del giusto, è cosa poco scientifica.
    Vado a dormire, non leggerò, in modo coerente, fino a dopodomani.

  10. Ci sono numerosi ed eccellenti scrittori israeliani, invitarli al salone in occasione della ricorrenza della fondazione dello stato di Israele può essere interessante per sentire cosa ne pensano.
    Gli esimii boicottatori come vattimo & co, avrebbero potuto scendere in campo e confrontarsi vis-a-vis con questi autori di talento, ma forse il confronto diretto è imprudente, specialmente per i tartufi.
    Vale la pena ricordare che anche se lo stato di Israele è composto di ebrei, non tutti gli ebrei sono israeliani, non tutti gli ebrei sono filoisraeliani, non tutti gli israeliani sono filoisraeliani ed evidentemente, non tutti i filoisraeliani sono ebrei.
    Io boicotterei la grossolanità di certe posizioni isteriche, di fatto lo faccio sempre, è un mio diritto; non presenzierò alle manifestazioni dei NoFiera e non comprerò gli eventuali opuscoli di questi scalzacani.

  11. mah, gianni, se io dico la mia posizione esprimo verità assolute?
    io son d’accordo con te sull’invitare la Palestine nel2009 (ma c’è già l’Egitto) e con Marco sul non invitare più gli stati – cosa che peraltro se non erro non avviene tutti gli anni.
    Sta di fatto che la Palestina non sarà invitata e che probabilmente ogni tanto saranno ancora invitati altri stati.
    E quindi non faccio altro che espormi e dire come la penso io sui fatti di oggi e non sui sogni di domani.

  12. …sui (vostri e miei) sogni di domani.

    @solmi,
    se sei chi credo perchè mi paragoni a iannozzi? abbiamo avuto polemiche gravi io e te qui o in 3d? non mi pare. e anche se la pensi diversamente da me sulla fiera a israele non vedo il problema.
    quindi i tuoi commenti mi stupiscono e mi fanno male.

  13. carissmo AS
    in vista della pubblicazione di un post ad hoc domani mattina alle otto ho deciso di far concentrare le energie su quello. sono sicuro che quanti avevano commentato non me ne vorranno, dal momento che troveranno tra qualche ora uno spazio di discussione e di “presa di posizione” altrettanto chiara quanto il “beau geste” di cui mi sono reso consapevole autore. a domani
    effeffe

  14. E’ un argomento delicato, duro. C’è una ferita nel paese, una ferita che tocca bambini di un lato e dell’altro. Penso che se gli adulti ascoltano bambini, saranno più giusti. Penso ai libri scritti per la giovinezza che parla di pace, di dolcezza. Ho un buco di memoria. Conosco un autore che scrive per la giovinezza storie bellissime. Vado a fare una ricerca e do il cognome. Non so se è tradotta in italiano.

  15. E’ Yaël Hassan! E’ una donna di una generosità meravigliosa. La sua storia familiale è stata ferita dalla Shoa. Parla anche dell’amicizia tra Israël e Palestine. Penso che la pace verrà, quando il cuore si aprirà e che le ferite cicatrizzeranno.
    E’ difficile parlare in nome dei protagonisti.

    PS: non parlare di Giuseppe, mi fa tristezza.

  16. “E prendila pure per una domanda retorica perché mi sono rotta di cercare di discutere con gente così piena di risentimento indistinto come te”. Ecco, parole sante.

  17. non parlare di Giuseppe, mi fa tristezza.
    (vergè)

    sottoscrivo…

    galbiati, io sono solmi. ruggero solmi.
    a volte esagero. iannozzi è un galbiati che si da delle arie.

    penso che tu abbia letto troppi numeri di micromega. l’appello non lo firmo perchè ruggero solmi firma solo capolavori.

    ti critico perchè ti apprezzo. io, che ricevo solo applausi, sono un uomo distrutto. il consenso è una malattia.

    le autorità sbagliano sapendo di sbagliare, ma portare poeti e scrittori palestinesi in occidente è difficilissimo.

    l’errore è stato compiuto negli anni venti da certi colonialisti, e qui mi fermo. non è colpa di israele.

    vivere ogni giorno con l’incubo di una bomba di hamas che esplode dentro un kamikaze non è facile… chiediamoci questo, prima di sparare a israele.

    uno stato in perenne assedio. o no? o me lo sono inventato io?
    auguri galbiati. ti stimo e ti colpisco. fosse così anche tra israeliani (certi) e palestinesi (certi)…

    amo il mondo arabo. l’ho conosciuto. amo meno cosette tipo le esecuzioni capitali con taglio della testa del condannato. (viste).

    saluti,
    rs

  18. @rs
    sei tu, allora.
    io dico soltanto, da pacifista, che la radice di ogni male, anche del terrorismo palestinese, è nel crimine dell’occupazione. lo dicono anche i pacifisti israeliani, con cui mi trovo in perfetto accordo.
    sul resto: se vivere in Israele è vivere sotto assedio (ma non è vero), vivere a Gaza o nei territori occupati è nonvivere. tu non combatteresti per avere la libertà sulla tua terra?
    e cmq micromega è diretto da paolo flores d’arcais, che si vanta di essere tra i pochi filoisraeliani di sinistra.
    quando vorrai farti conoscere sotto altre spoglie per un aperitivo magari se ne parlerà meglio, o si parlerà d’altro che è meglio.

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Marco Rovelli nasce nel 1969 a Massa. Scrive e canta. Come scrittore, dopo il libro di poesie Corpo esposto, pubblicato nel 2004, ha pubblicato Lager italiani, un "reportage narrativo" interamente dedicato ai centri di permanenza temporanea (CPT), raccontati attraverso le storie di coloro che vi sono stati reclusi e analizzati dal punto di vista politico e filosofico. Nel 2008 ha pubblicato Lavorare uccide, un nuovo reportage narrativo dedicato ad un'analisi critica del fenomeno delle morti sul lavoro in Italia. Nel 2009 ha pubblicato Servi, il racconto di un viaggio nei luoghi e nelle storie dei clandestini al lavoro. Sempre nel 2009 ha pubblicato il secondo libro di poesie, L'inappartenenza. Suoi racconti e reportage sono apparsi su diverse riviste, tra cui Nuovi Argomenti. Collabora con il manifesto e l'Unità, sulla quale tiene una rubrica settimanale. Fa parte della redazione della rivista online Nazione Indiana. Collabora con Transeuropa Edizioni, per cui cura la collana "Margini a fuoco" insieme a Marco Revelli. Come musicista, dopo l'esperienza col gruppo degli Swan Crash, dal 2001 al 2006 fa parte (come cantante e autore di canzoni) dei Les Anarchistes, gruppo vincitore, fra le altre cose, del premio Ciampi 2002 per il miglior album d'esordio, gruppo che spesso ha rivisitato antichi canti della tradizione anarchica e popolare italiana. Nel 2007 ha lasciato il vecchio gruppo e ha iniziato un percorso come solista. Nel 2009 ha pubblicato il primo cd, libertAria, nel quale ci sono canzoni scritte insieme a Erri De Luca, Maurizio Maggiani e Wu Ming 2, e al quale hanno collaborato Yo Yo Mundi e Daniele Sepe. A Rovelli è stato assegnato il Premio Fuori dal controllo 2009 nell'ambito del Meeting Etichette Indipendenti. In campo teatrale, dal libro Servi Marco Rovelli ha tratto, nel 2009, un omonimo "racconto teatrale e musicale" che lo ha visto in scena insieme a Mohamed Ba, per la regia di Renato Sarti del Teatro della Cooperativa. Nel 2011 ha scritto un nuovo racconto teatrale e musicale, Homo Migrans, diretto ancora da Renato Sarti: in scena, insieme a Rovelli, Moni Ovadia, Mohamed Ba, il maestro di fisarmonica cromatica rom serbo Jovica Jovic e Camilla Barone.
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