al dio di agar

di Marco Rovelli

Era la schiava di Sara, moglie di Abramo. Fu costretta ad accoppiarsi col vecchio Abramo perché questi avesse una discendenza. Rimase incinta. E Agar l’egiziana seguì l’umano istinto di rivalsa sulla padrona. Cominciò a guardarla con disprezzo. Allora, con il permesso di Abramo, Sara trattò Agar con durezza di padrona. E Agar fuggì nel deserto, e nel deserto si perse.

Un angelo la trovò presso una sorgente d’acqua. Agar udì la sua voce. L’angelo conosceva il suo nome, e le domandò il senso del suo tragitto. Torna dalla tua padrona, le disse. Poi le mostrò la sua discendenza, che sarebbe stata smisurata moltitudine.

Ismaele, ‘Dio ascolta’, sarebbe stato il nome della creatura che aveva in grembo. Egli era il segno che Dio aveva ascoltato la sua afflizione. L’angelo soggiunse: “Egli sarà tra gli uomini come un asino selvatico; la sua mano sarà contro tutti, e la mano di tutti contro di lui; e abiterà di fronte a tutti i suoi fratelli”.

‘Atta-El-Roi’, Tu sei il Dio della Visione. Così disse Agar alla sua visione. La seguì, e fece ritorno. Ma poi, ancora, riprese la via del deserto, e ancora fece ritorno. E così per sempre: in questa erranza Agar sarebbe rimasta, a questa erranza Agar si sarebbe abbandonata.

marco rovelli

Marco Rovelli nasce nel 1969 a Massa. Scrive e canta. Come scrittore, dopo il libro di poesie Corpo esposto, pubblicato nel 2004, ha pubblicato Lager italiani, un "reportage narrativo" interamente dedicato ai centri di permanenza temporanea (CPT), raccontati attraverso le storie di coloro che vi sono stati reclusi e analizzati dal punto di vista politico e filosofico. Nel 2008 ha pubblicato Lavorare uccide, un nuovo reportage narrativo dedicato ad un'analisi critica del fenomeno delle morti sul lavoro in Italia. Nel 2009 ha pubblicato Servi, il racconto di un viaggio nei luoghi e nelle storie dei clandestini al lavoro. Sempre nel 2009 ha pubblicato il secondo libro di poesie, L'inappartenenza. Suoi racconti e reportage sono apparsi su diverse riviste, tra cui Nuovi Argomenti. Collabora con il manifesto e l'Unità, sulla quale tiene una rubrica settimanale. Fa parte della redazione della rivista online Nazione Indiana. Collabora con Transeuropa Edizioni, per cui cura la collana "Margini a fuoco" insieme a Marco Revelli. Come musicista, dopo l'esperienza col gruppo degli Swan Crash, dal 2001 al 2006 fa parte (come cantante e autore di canzoni) dei Les Anarchistes, gruppo vincitore, fra le altre cose, del premio Ciampi 2002 per il miglior album d'esordio, gruppo che spesso ha rivisitato antichi canti della tradizione anarchica e popolare italiana. Nel 2007 ha lasciato il vecchio gruppo e ha iniziato un percorso come solista. Nel 2009 ha pubblicato il primo cd, libertAria, nel quale ci sono canzoni scritte insieme a Erri De Luca, Maurizio Maggiani e Wu Ming 2, e al quale hanno collaborato Yo Yo Mundi e Daniele Sepe. A Rovelli è stato assegnato il Premio Fuori dal controllo 2009 nell'ambito del Meeting Etichette Indipendenti. In campo teatrale, dal libro Servi Marco Rovelli ha tratto, nel 2009, un omonimo "racconto teatrale e musicale" che lo ha visto in scena insieme a Mohamed Ba, per la regia di Renato Sarti del Teatro della Cooperativa. Nel 2011 ha scritto un nuovo racconto teatrale e musicale, Homo Migrans, diretto ancora da Renato Sarti: in scena, insieme a Rovelli, Moni Ovadia, Mohamed Ba, il maestro di fisarmonica cromatica rom serbo Jovica Jovic e Camilla Barone. 

  29 comments for “al dio di agar

  1. 7 febbraio 2008 at 17:04

    Marco, hai scritto una bella e misteriosa cosa.

    Io cerco gli angeli in giro,
    li cerco per scovarli dai buchi in cui si nascondono
    e si travestono da buoni consiglieri.
    Se ne trovo uno lo picchio, glie ne faccio un “giacca” e poi gli taglio le ali.
    Sono schiavi del loro signore, quello avaro e geloso, e gli fanno bordone e brodone.

    Quello lì, per esempio, quello del deserto non poteva dire alla povera Hagar:
    Ma vàààà, torna a casa tua, in Egitto che così a ‘sto figliolino gli dai dei nonni come si deve, civili, non dei pastoracci ‘gnoranti, ingrati e avidi!!!
    Invece no!
    Se ne trovo uno di angelo, gli do quaranta nerbate sulla groppa, giuro!Altro che a un asino selvatico!!!

    MarioB.

  2. Nina
    7 febbraio 2008 at 17:35

    in questa erranza sta un -vedere- diverso, e un -sentire- diverso,
    che solo il deserto può dare, perchè l’angelo è nella sua visione.

  3. patty
    7 febbraio 2008 at 17:45

    Agar sedette alla distanza di “un tiro d’arco”,la distanza a cui gli arcieri israeliti ponevano il bersaglio, a fissare quel suo ragazzo, Ismaele, trascinato fra i caspugli, al riparo dal sole molesto del deserto di Beer-Seba . Il figlio di una schiava, acquistata nella terra degli dei, aveva sete e l’angelo aprì gli occhi di Agar che scorse un pozzo e ridendo dissetò, il fragile puledro che l’avrebbe rivendicata.

  4. nadia agustoni
    8 febbraio 2008 at 07:47

    caro Marco son troppo in conflitto con Dio in questo momento per dirti qualcosa di bello su questo pezzo, che fa pensare. L’erranza e le erranze, quante sono, quante ne abbiamo, quante siamo costretti ad averne? Dio delle volte mi fa rabbia e questa cosa degli schiavi e dei padroni e dell’essere costretti a fare qualcosa contro il proprio volere e poi un nuovo in castigo… La distanza che cresce tra un Dio che pare astioso e non divino e la piccola divinità terrena e tutta e solo umana che è nostra.

    “Ismaele, ‘Dio ascolta’, sarebbe stato il nome della creatura che aveva in grembo. Egli era il segno che Dio aveva ascoltato la sua afflizione. L’angelo soggiunse: “Egli sarà tra gli uomini come un asino selvatico; la sua mano sarà contro tutti, e la mano di tutti contro di lui; e abiterà di fronte a tutti i suoi fratelli”.

    E qui credo che asino selvatico potrebbe prestarsi a ognuno. La mano di ognuno contro gli altri, incapaci di accettarci e perdonarci nelle mancanze. Pronti anche a marchiare con il segno di colpe e a non vedere come riflesso nostro lo spigolo che indurisce il contatto con l’altro… e l’altro uguale con il suo spigolo verso noi.
    Ma perchè Dio non parli, se non nel Vangelo, di amore e basta non lo capisco. Che non si sia mai accorto che abbiamo bisogno di smettere con le lapidazioni, le condanne, l’odio coperto di parole che feriscono più dell’odio?
    O forse come l’arciere zen si deve divenire arco freccia e il gesto che lancia verso la meta, noi stessi?

  5. 8 febbraio 2008 at 12:05

    Grazie dei vostri commenti, davvero. Preziosi. Mi piacciono questi luoghi frequentati da pochi, dove ci si dice qualcosa che assomiglia al vero. Oasi, e qui vale la pena davvero di spenderla questa parola.
    Voglio dire una cosa a Nadia. Io non so davvero che significhi la parola “Dio”. Dunque non posso essere in conflitto con un’insignificanza. Io parlo di (un) dio-di-(qualcuno). Che è, poi, la relazione di (qualcuno) con la sua forma-di-vita. La relazione al limite – del (proprio) mondo/del (proprio) linguaggio/della (propria) anima. dio, con la minuscola, e seguito da un complemento di specificazione, designa un movimento, un itinerario (nella mente di dio, nel deserto) che qualcuno compie fra sè e sè. Fra un sé e un sé, dove il sé che viene dopo è una x, ancora – è un non ancora – e ancora non lo si sa, ed è ineffabile dunque. dio con la minuscola e la specificazione è la relazione costante, inestinguibile, bruciante, “eroica”, assetata, con quel non essere che promette di essere (eié ascer eiè, sarò quel che sarò), è la promessa dell’essere dunque, la promesse de bonheur – ma una bonheur che si dà (si dà, si fa) solo nel deserto, nell’attraversamento stesso del deserto. dio con la minuscola e la specificazione è il compimento della forma, un compimento che resta sempre e infinitamente incompiuto – è un resto. io, per voi, non sarò che una traccia, diceva Nadja – dio con la minuscola e la specificazione è una coincidenza, un accadimento sovrano, un trovare la propria forma come per un miracolo – e il miracolo di riconoscersi assolutamente (senz’altro, appunto), riconoscendo segni, i segni del cammino che combacia e coincide, assolutamente e radicalmente, con la propria forma. dio con la minuscola e la specificazione, allora, è un Sì – una traccia scritta inscritta e escritta sulla sabbia del deserto – che tutto comprende e tutto vuole, e perciò tutto crea: tutto è scritto – lo si scrive, ed è scritto da sempre. dio con la minuscola e la specificazione ha allora solo questo in comune con il Dio senza maiuscola e specificazione: che è redenzione, riconoscimento e riconoscenza.

  6. 8 febbraio 2008 at 20:29

    Era più chiara l’esposizione della storia di Agar, nel tuo commento ci si perde che è una bellezza un vero deserto biblico.
    Gli agareni, gli arabi, hanno realizzato piuttosto bene la profezia, dando origine alla religione islamica che sta di fronte ai fratelli come un asino selvatico piuttosto incazzato.
    Sembra addirittura che questo destino si sovrapponga ad alcune iniziative molto onorevoli, come il voto alle donne che ebbe luogo alla Mecca piu o meno milleduecento anni prima che in occidente, o che regolò con leggi (che oggi consideriamo barbare) l’uso di faide sanguinarie senza fine.
    Sembra proprio che questa profezia prevalga ancora sulle buone intenzioni del profeta discendente di Ismaele e la religione della pace e della tolleranza ne sia costantemente travolta e trasformata nel suo contrario.

  7. 8 febbraio 2008 at 21:13

    Quanto alla chiarezza, è vero. Ecco, per spiegarti: se tutto ti fosse apparso chiaro – come se fossi stato tu a parlare – quello sarebbe stato un miracolo – il riconoscimento della propria forma. E i miracoli accadono, te lo garantisco.
    Quanto al resto, sui rapporti tra agareni e abramiti – non era quello il (mio) senso – prendo atto che sia il tuo.

  8. nadia agustoni
    8 febbraio 2008 at 23:06

    Grazie Marco del tuo chiarire.
    un saluto

  9. 9 febbraio 2008 at 06:42

    dunque anche marco rovelli, di riffe o di raffe, è un credente.
    egli è, a suo dire, un “ateo mistico”, il che significa che scrive frasi “di chiarimento” mistico, come questa:
    “Io parlo di (un) dio-di-(qualcuno). Che è, poi, la relazione di (qualcuno) con la sua forma-di-vita. La relazione al limite – del (proprio) mondo/del (proprio) linguaggio/della (propria) anima. dio, con la minuscola, e seguito da un complemento di specificazione, designa un movimento, un itinerario (nella mente di dio, nel deserto) che qualcuno compie fra sè e sè.”
    a essere atei senza specificazioni si può restare davvero da soli.

  10. 9 febbraio 2008 at 06:46

    Nadia Agustoni invece scrive “Dio delle volte mi fa rabbia”.
    fatti forza nadia.
    ci vuole tanta pazienza, sai?
    anch’io certe volte a Manitù proprio non lo sopporto.
    ma “i miracoli accadono”, dà retta a rovelli.

  11. 9 febbraio 2008 at 07:45

    tashtego, io credo che tu sia molto ma molto più credente di me. Lo credo davvero. (E non mi riferisco al fatto che credi di aver capito che cos’ho detto e invece non lo hai capito – del resto, lo dici tu, credi che i miracoli non possano accadere. Lo credi. Sì, in fondo questa incomprensione dipende dal tuo eccesso di credenza. Io non credo in nulla).

  12. 9 febbraio 2008 at 08:26

    marco, io davvero non ci ho capito una mazza nel tuo “chiarimento”.
    come tutti gli atei mistici sei un po’ ermetico.
    ma i mistici si sa come sono fatti.

  13. 9 febbraio 2008 at 08:39

    ulteriore breve riflessione.

    Se io commento un post, in un qualsivoglia sito di un qualsivoglia blog, anche laico e magari persino un po’ ateo & vagamente de sinistra, e scrivo metti PORCO DIO, è facile che mi cancellino, che mi si rimproveri, che mi si ammonisca, che mi si dica che ho offeso la sensibilità di chi frequenta quel sito e magari è credente.
    Ma se uno nello stesso blog scrive serio serio una cosa come I MIRACOLI ACCADONO, magari in risposta ad una che scrive una cosa come DIO ALLE VOLTE MI FA RABBIA, e ambedue feriscono la mia sensibilità atea, o degli atei che frequentano quel sito, perché sono sicuro che loro non li cancellano?

  14. 9 febbraio 2008 at 10:21

    A me non scandalizza nulla, vedi. Questa è la differenza tra me che sono non credente e tu che invece lo sei.
    (se posso riparare alla tua sensibilità ferita, te la suturo con il mio amato Bataille: Posso parlare di Dio solo a condizione che sia un porco – se non sbaglio, lo scrive in Mia madre).

  15. 9 febbraio 2008 at 10:32

    rovelli tu che sei tollerante, oltre che mistico, mi devi capire: alle 6:42 ero sveglio da ore, digiuno per un prelievo da fare, e allora ho lasciato un primo commento da ateo acido.
    poi sono uscito nel freddo sono andato a fare il prelievo, ho fatto colazione al bar, cappuccino-cornetto, io che non sono un cappucciocornettista, casomai un biscottoteista (non ti alleprare subito: intendo tè e biscotti), sono tornato a casa stranito e ho lascito la seconda serie di commenti da ateo acido, con la sensibilità atea ferita.
    ero arrabbiato con dio, capisci?

  16. 9 febbraio 2008 at 10:55

    Sì, Francesco (dai, per una volta trapasso la cortina, se me lo permetti…), comprendo, la tua spiegazione non ammette repliche, è inattaccabile e incontestabile. Ci credo. Anzi, quasi quasi mi converto e divento anch’io un biscottoteista – fulminato sulla via di tashtego.

  17. 9 febbraio 2008 at 17:00

    qualcuno gradisce un pò di zucchero?:-)
    bella discussione!

  18. 9 febbraio 2008 at 17:20

    No, Chapucer, di zucchero qui non c’è bisogno.
    (Qui siamo nel deserto. C’è silenzio. Perché non provi a fare un po’ di pratica del silenzio, per una volta?)

  19. 9 febbraio 2008 at 17:35

    vuoi dire che faccio sempre baccano, bene a sapersi…
    sarò muta come un pesce, d’ora in poi.

  20. 9 febbraio 2008 at 17:54

    Mi piacerebbe che tu intervenissi più parsimoniosamente, diciamo, e quando hai qualcosa da dire. Non per costellare il cammino di segni fàtici, ciò che sinceramente fai troppo spesso. La ridondanza di leziosità è stucchevole, ecco.

  21. 9 febbraio 2008 at 18:01

    grazie per avermelo detto.

  22. nadia agustoni
    9 febbraio 2008 at 21:45

    @Tash

    Leggo solo ora e ho problemi con il computer oggi.
    Posso solo dire che non sono atea e si che faccio pugilato con dio…
    ma via, importa a qualcuno?
    non offenderti, rimani ateo e ti leggo volentieri.
    ciao

  23. la funambola
    9 febbraio 2008 at 22:42

    mitica sciarlotte lascia che mandi affanculo il caro rovelli per la lezioncina che ti impartisce.
    e affanculo pure gli angeli.
    sempre baci mia bella e gentile omonima
    la funambola

  24. 10 febbraio 2008 at 15:52

    funambola, non mi offende essere mandato affanculo, nè direttamente né tramite gli angeli. Io non impartisco lezioncine, però. Ma dico chiaramente quel che penso. Che non trovo sensato fare di questi luoghi delle chat. E chapucer (non solo lei) a volte fa interventi da chat. Ora, io, e non solo io, ho di questi luoghi una visione ben diversa. Costruttiva, se vuoi, o decostruttiva, o distruzionista anche. Ma comunque come un luogo dove si genera un discorso. Non sopporto quando questi posti diventano delle chat. Le chat sono chat, ci sono, andateci. Queste sono cose diverse. Usarle come chat le snatura, ne fa perdere il senso. Poi tu mandami pure affanculo, io non ricambio, e continuo a pensarla così.

  25. 10 febbraio 2008 at 17:18

    Per ribadire, ulteriormente, ché non restino fraintendimenti: nessun giudizio personale su Chapucer, che quando entra nel merito dice cose belle e sensate. La mia era un’opinione – se vuoi, giudicante, sì – sull’uso dello strumento.

  26. 10 febbraio 2008 at 20:49

    certo che non è mica facile usare certi strumenti!
    scherzo, grazie Marco, il tuo messaggio mi è arrivato chiaro e pulito,
    un caro saluto.

  27. 11 febbraio 2008 at 08:12

    @agustoni
    fà attenzione, ché dio ti spiezza in due.
    ma ieri è arrivata la certificazione papale che satana esiste e il male è colpa sua, quindi è chiarito che dio non c’entra.
    lui è buono, te la prendi con quello sbagliato.

  28. nadia agustoni
    11 febbraio 2008 at 16:04

    ok Tash grazie, ma io non son cattolica del ratz me ne frego…

  29. viviana
    12 febbraio 2008 at 06:44

    Gentile Marco,
    spero che tu possa leggere comunque questo messaggio tardivo. Vorrei, se tu vuoi, poterti scrivere di Agar, di come mi sono sentita di scriverne io. Il tuo post l’ho trovato saturo di richiami, di possibilità non attuate, ma forse il senso era anche questo.
    Se vuoi parlarne puoi scrivere a elsinora@inwind.it .
    Viviana

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