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Da: Esercizi del rischio

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di Nicola Ponzio

Esiti, – dove si ostinano parole
e resistenza.
Rotoli in preda al silicio,
tra segni elettronici persi
nel vuoto del web.

Ora insisti
sui versi, – ti avviti
sugli input, desisti…
Se nel monitor vibrano impulsi vitali
o già morti, – dati al ritmo di bit

*

Dalla sezione Ambienti

Improvviso il rasoio
di un lampo separa gli aironi
serali dall’ampia risaia.

Cromosfera di un’ombra
remota che duplica i pioppi
inclinati irradiando la vista.

Le acque lungo l’asse provvisorio.

*

Si reintegra all’elica
opaca la linfa dell’acero.
– Invisibile
in lingua perfetta
al disegno di farne strumento
vitale, – alimento e matrice.

In origine solo
frumento dell’iride, intima
albedine infusa nell’erica
scura. – Nel cavo
indagare plausibile
i fili dell’acqua.
La coscienza – lo specchio.

*

Luce da ombra come in Rothko.
La fredda oscillazione
sotto il portico.

Oro da rovo
intensamente, e da stelle
dolore darà, – la durata
cosciente avvertita dal vivo
congegno di carne e vitalba.

*

Incoerente è la fede, improvvisa
la virata di una tortora, – dice
di un luogo il sigillo diurno.
Poi, se sfiorendo si assolve
da sé il paradigma intravisto, – il legame
di luce che svela gli abbrivi, le foglie, –
pure il testo si evolve,
contrasta.
Segue a domanda
domanda, una cura agli indizi
sabbiosi, alle trame di un mandala.

*

Dalla sezione Esercizi del rischio

Più debole è la forza che si ostenta.
Ma forte della stessa debolezza
è la forza che arretra con arte
ulteriore, – esponendosi al rischio.

*

Ora maschera – innesta – poi sostanzia
e dispera di sé mentre vira
molteplice un verso di vita.

Il lavoro degli anni, – l’umile
vista o la brina al fermento di credere
vero il volersi felice.

Controversia e primizia.
Disciplina che dura un istante
ulteriore, – distante
da sé e da quel che segue.

*

Dona un nido a quel dio
che ti bacia mordendo
la lingua del tuo desiderio

*

Parsimonia futura, –
dipingere il frutto
del rischio
alla luce residua. –
Dove gli occhi germogliano
un bene
intuendo il visibile.

Un bersaglio
preciso. – Dove l’acqua
è la lingua
dell’arte, – si accresce
nell’arte
materna di un seme reciso.

*

Mente che mente
e poi s’inluoga – deriva
dalla stessa ambiguità
delle parole questa crescita
di senso.

Come una prima nascita, la rima
intermittente delle acacie.
Avanguardia
di luce che duplica il dubbio
radente una lingua inventata.

*

Dell’acqua più pura è sodale
la lingua che dubita – annaspa
e s’incava – che duplica
e lava esponendosi al rischio
di perderci in rivoli
d’erica all’ombra degli aceri.

*

dalla sezione Dal libro delle api

La fame è come un’ape.
Ronza sulle bocche minacciando
chi non paga fino all’ultimo
centesimo per ogni usurpazione.

*

Che sia gloria di un rebus, –
l’ape che integra il seme
dei nomi specchiandone il petalo.

L’ultrasuono di un lessico
umano d’incognite in codice.
Paradigmi perfetti.

Labili gesti che inventano
l’alibi a un ordine entropico.
Un progetto labiale.
La sua circonferenza in una rosa.

*

Vero indicibile
iato –
infinito possibile
fiato – rigore
limitrofo ai fiori dell’anice.
Tra le api lucenti.

Ritmo che impone
all’icona
visibile un’altra memoria.
Un emblema più esile
trama intessendone il bene.

(Tratto da: Esercizi del rischio – e-book, Biagio Cepollaro e-dizioni, 2007. Immagine: Robin Rhode, Untitled, Dream Houses -Detail-2005)

3 Commenti

  1. Mente che mente
    e poi s’inluoga – deriva
    ……..
    luce che duplica il dubbio
    radente una lingua inventata.

    versi che comprendono una bellissima figurazione della Poesia.
    grazie

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