Le leggende del nonno di tutte le cose

15 novembre 2011
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[Esce oggi Le leggende del nonno di tutte le cose di Mauricio Rosencof (ed. Nova Delphi). Sono quattordici favole concepite dall’autore nei suoi tredici anni di prigionia, isolamento e torture. Rosencof infatti è stato un dirigente del Movimento di Liberazione Nazionale uruguayano, i Tupamaros: arrestato nel 1972 e dichiarato “ostaggio” della dittatura insieme ad altri otto detenuti, fu scarcerato nel 1985. mr]

La Leggenda del Churrinche

“Questa fiamma rossa che brilla da un albero all’al­tro e viene qui per posarsi in questa mano (dove berrà sorsi d’acqua che conservo per lei nella conca del mio palmo), è un uccellino che nacque dal Fuo­co. Si chiama Churrinche.”
Il Nonno della Sera fece una pausa nel suo racconto al vento, mentre la fiamma, senza bruciarlo, piega­va le sue ali e si posava sul pollice. Negli occhi del passerotto brillavano le scintille della sete. Le piume gli davano calore e il suo palato chiedeva acqua che, di tanto in tanto, il Nonno gli offriva. Bevve piccoli sorsi con gusto e senza fretta e, dopo aver sospirato un canto dolce, mantenne un silenzio rispettoso, perché il Nonno parlava: “C’era un tempo in cui l’aria non era turbata da nessun volo. Gli uccellini non erano ancora apparsi sulla Terra. Gli uomini contemplavano con tristezza quello spazio vuoto e con tristezza ascoltavano il silenzio dell’alba.
Durante la notte si rallegravano seduti intorno al fuoco, dove crepitavano i tronchi e le fiamme si perdevano nell’oscurità, come ardenti petali azzur­ri, arancioni e gialli.
Fu così grande il desiderio di quegli Uomini che l’aria del giorno si riempisse di canti e di voli che, una notte di Luna Rossa, il Fuoco, che essi adora­vano, sbadigliò uno stormo miracoloso, che come foglie in un turbinio di venti, volteggiò sul Fuo­co Primigenio, scuotendo le profondità della notte con la sua luce.
All’inizio fu un gomitolo fiammante, poi splendide rose di fuoco: era il cuore del Fuoco che spiegava le sue ali.
Un pugno di piume incandescenti di gorgheggi cre­pitanti e volo di lampi accecanti.
Gli Uomini si rallegrarono con la nascita degli uc­celli. All’alba ascoltarono i loro canti e videro come le stelle scarlatte disegnavano i cieli.
Così nacque il Churrinche, per l’allegria delle matti­ne. Ma i suoi primi giorni non furono facili. Quan­do l’uccello cercò di fare il suo nido, non ci riuscì, perché la paglia si bruciava al minimo contatto con il suo corpicino incandescente.
E gli Uomini lo videro.
Allora, siccome l’Uccellino dava calore e luce, de­cisero di rinchiuderlo per creare lampioni e perfino fornelli su cui cuocere il pane.
E l’Uccellino fu perseguitato.
Per non far notare la sua presenza smise di cantare, e si rifugiò nelle saline. Lì le Maghe del Mare co­prirono le sue fiamme con cristalli tiepidi. Allora poté tornare sulle montagne, da cui esce raramente, e costruire il suo nido senza il rischio di dar fuoco alle pagliuzze.
Ma si racconta che, nelle notti di Luna Rossa, quan­do i fuochi si spengono, nelle profondità della radu­ra i Churrinches si accendono con piccole fiammel­le, conservando il segreto del loro fuoco nascosto.”

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