Aldo Grasso e l’insostenibile innocenza dei media

negli anni Venti del secolo scorso

 
Aldo Grasso sul Corriere della Sera si è scomodato a criticare il nostro appello ⇨ Ai direttori e alle direttrici delle reti televisive e delle testate giornalistiche nell’articolo ⇨ Appello per una tv migliore Gramsci citato a sproposito Un gruppo di intellettuali del blog «Nazione Indiana» ha scritto una lettera aperta «ai direttori e direttrici delle reti tv e delle testate» per lamentarsi dell’odio nei talk show

I titoli, si sa, sono generici, e spesso di un articolo distillano impressionisticamente l’inconciliabile, così la positività di “Appello per una tv migliore” viene subito vanificata da quel “Gramsci citato a sproposito“. Anche gli occhielli ai titoli devono sintetizzare, ma ridurre a un mero “lamentarsi dell’odio nei talk show” l’appello del “gruppo di intellettuali del blog «Nazione Indiana»” è pura malafede, dal momento che in esso ci si rivolge all’attenzione delle “reti televisive e delle testate giornalistiche” e quindi in senso più ampio a tutta l’informazione.

Che gli intellettuali non guardino la tv perché “volgare” è una banale supposizione di Grasso e forse ciò che infastidisce di più è che la guardino in modo critico, proprio per denunciare quella volgarità, solo con laica legittima critica però, nessun “rosario dell’indignazione”, e neppure, come malignamente si suppone nell’articolo, intenti opportunistici “nella speranza che si presenti un loro libro“, pratica cortigiana che è del tutto ignota dalle nostre parti, dove, come principio etico fondante, non pubblichiamo nemmeno le recensioni dei libri dei componenti della redazione.

L’odiosa parola “sodali”, poi, riferita ai firmatari dell’appello, con tutto il suo contorno di presunte conventicole, logge di favori, corporazioni di categoria e oscure manovre, è davvero inopportuna e offensiva: ci sono personalità intellettuali diversissime fra le firme e soprattutto ci sono quelle dei comuni lettori del blog che passano e aderiscono.

A un certo punto Grasso si chiede “Chi è così insensibile, apatico e cieco da non firmare un simile appello al buon senso, alla convivenza, all’uso democratico dei mezzi di comunicazione?”, ma è solo una domanda retorica, posta ironicamente per banalizzarlo e svilirne l’efficacia, e atteggiandosi “a sproposito” a un Franti deamicisiano si risponde molto opportunamente “E l’infame sorrise.”.

E forse non accadrà sempre direttamente che “le parole dei talk possano tradursi in atti di violenza omicida“, certo, ma è innegabile che esse contribuiscano a creare un ambiente sociale confuso e razzista, che è il terreno fertile per la nascita e la giustificazione di quella violenza, che non si estrinseca solo nel gesto estremo e nello slatentizzarsi degli istinti peggiori, ma nel formarsi di una capillare mentalità discriminatoria che permea ogni angolo del paese, che, disinformato sulle cifre concrete del fenomeno, sia portato a vedere invasioni di migranti dove non ci sono. Che per il terribile omicidio di una ragazza possa credere all’invenzione mediatica di riti tribali vodoo, con una totale mancanza di rispetto in primo luogo nei suoi confronti, attraverso la diffusione morbosa e insistita di falsi particolari macabri, solo per scatenare maggiormente odio e legittimazione della vendetta, non solo verso gli accusati, ma soprattutto verso chi quei fatti non li ha commessi, ma ha la sfortuna di appartenere alla loro stessa “tribù”, alla loro stessa “razza”, parola odiosa ma purtroppo sempre in auge.

La propaganda era l’anima dei regimi totalitari e quello che dice Grasso non era vero nemmeno “negli anni Venti del secolo scorso”:

Sostenere l’esistenza di una connessione diretta tra l’esposizione ai messaggi dei media e il comportamento dell’individuo è teoricamente ingenuo (una teoria in voga negli anni Venti del secolo scorso, smentita poi da tutti gli studi sugli effetti dei media).

Non era vero nemmeno quando c’erano solo la radio EIAR che trasmetteva “Giovinezza”, i filmati Luce, i pochi censurati giornali di regime e molto analfabetismo che non poteva nemmeno leggerli, e non c’erano le televisioni, e men che meno il web, i social, l’eccesso di comunicazione attuale, ma esisteva solo una “sana” propaganda fascista che si faceva largo a colpi di manganello e aggressioni di parlamentari e operai in sciopero, e il peso della stampa era di certo minore dei discorsi dal balcone del Duce e dell’indottrinamento fin dall’età scolare.

Anche se, paradossalmente, secondo Grasso un’informazione manipolata e infedele alla verità non ha nessuna influenza sulle opinioni e sui comportamenti individuali, e pensare il contrario sarebbe da parte nostra “teoricamente ingenuo” e “superficiale”, noi, tacciati di moralismo, come sempre accade quando si critica la mancanza di etica e di deontologia, crediamo fermamente che impegnarsi in prima persona e invitare i media a un giornalismo più trasparente, più documentato, più fedele alle fonti, meno violento nelle parole e nella strumentalizzazione delle notizie, non possa che far del bene all’opinione pubblica.

  3 comments for “Aldo Grasso e l’insostenibile innocenza dei media

  1. 9 febbraio 2018 at 14:10

    Ho letto l’articolo di Grasso. A mio parere non ha capito l’appello e ha preso le mosse da un mero pregiudizio nei confronti di NI.

  2. Pier Carlo Batte’
    19 febbraio 2018 at 10:47

    Non si stupiscano Corriere, Repubblica e altri giornali se perdono copie con i vari Grasso Cazzullo Gramellini Serra e compagnia cantante: certi polpettoni non se li mangia più nessuno e poi adesso che c’è una vergognosa campagna elettoarle tutti pronti a salire in cattedra per sperare prebende dal,prossimo governicchio. Avete fatto bene a sbugiardare Grasso

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